IL CONCILIO E LA VISITAZIONE
Con il Decreto PERFECTAE CARITATIS il concilio Vaticano II ha stabilito i principi generali per “Il Rinnovamento della Vita Religiosa”, ma poi questo solenne pronunciamento andava attuato in ogni singola Famiglia Religiosa.
Cercheremo quindi di esemplificare come la riforma post-conciliare abbia rinnovato l’Ordine della Visitazione, toccando tre ambiti principali: Aggiornamento delle Costituzioni, Riforma Liturgica, Evoluzione della Clausura.
Secondo le direttive emerse dai vari documenti conciliari e pontifici, l’Aggiornamento delle Costituzioni e della Regola di S. Agostino è stato impostato su due binari: il ritorno alle fonti originarie del carisma visitandino e l’adattamento alle mutate condizioni dei tempi.
Il primo obiettivo è stato centrato ridando centralità al Direttorio Spirituale, che era stato scritto direttamente da S. Francesco di Sales. Questo testo è un percorso interiore focalizzato sulle virtù tipicamente salesiane: l’umiltà, la dolcezza, la cordialità e l’unione interiore con Dio.
Inoltre accogliendo il mandato conciliare: i religiosi“imparino la sovreminente scienza di Gesù Cristo” (P.C. n. 6) la struttura dei voti e della vita fraterna è stata rifondata a partire dalla sequela di Cristo, così come proposto dalVangelo e superando un approccio puramente formale e legalistico della Regola, si potrebbe riassumere: più Spirito e meno Legge.
Con la riforma si è anche provveduto a separare le Costituzioni, che fissano i principi teologici, spirituali e giuridici fondamentali e che devono essere ritenuti “immutabili”, da altre norme, racchiuse negli Statuti o Direttorio, che disciplinano le attività della vita quotidiana e che dalla riforma in poi possono essere cambiate con una procedura semplificata e non hanno più bisogno del placet pontificio.
Per quanto riguarda la Riforma Liturgica sono state definite nel nuovo calendario romano le date di alcune festività tipiche dell’Ordine della Visitazione, ma soprattutto sono state estese anche alle chiese dei monasteri le norme della Costituzione su “LA SACRA LITURGIA” e delle successive integrazioni, che hanno portato alla ristrutturazione del presbiterio della chiesa del monastero soresinese, affinché le celebrazioni fossero rivolte ad popolum.
Significativo è stato anche il cambio della liturgia per la cerimonia dei voti. Prima assomigliava a un funerale: la futura monaca moriva al mondo coperta da un drappo nero, per poi risorgere alla nuova vita monacale. Ora invece la cerimonia, che purtroppo a Soresina non si celebra più da molti anni, assomiglia alla gioia di un matrimonio che la “sposa” contrae col suo Sposo Divino.
Ed infine il terzo ambito: l’evoluzione della Clausura.
Lo spirito del Concilio su questo tema ha trovato espressione in documenti pontifici post conciliari: VERBI SPONSA (1999) e COR ORANS (2018), che hanno accompagnato e approfondito il processo di rinnovamento della clausura, il cui senso profondo non è “la grata” cioè la separazione fisica dal mondo, ma lo spazio teologale necessario per custodire il silenzio, l’unione personale e comunitaria con Dio al fine di una intercessione più feconda a favore dell’intera umanità, in altre parole essere Chiesa fedele, orante e sacerdotale/ offerente.
Tra le varie riforme introdotte dopo il Concilio ne evidenziamo una che riassume in sé molti dei valori moderni, che si sono affermati anche nella società civile e che sono molto cambiati rispetto al modo di vivere e di pensare del1600.
Nei monasteri della Visitazione le monache erano divise in tre ordini: le monache coriste, scelte tra quelle provenienti dalle famiglie nobili, che sapevano leggere e scrivere e che erano soprattutto addette alla preghiera corale e quindi cantavano nel coro “tutte le ore “dell’Ufficio Divino e facevano soprattutto lavori intellettuali (la Superiora, l’Economa, la Bibliotecaria, ecc.).
Poi c’erano le monache converse, che certo pregavano anche loro, ma erano esentate da alcune parti dell’Ufficio, perché erano soprattutto impegnate nei lavori manuali (cucina, lavanderia, stireria, pulizie, orto, pollaio).
Infine ci fu fin dall’inizio, una delle prime 4, la sorella dedicata ai rapporti con l’esterno, detta anche Toriera che riceveva gli ospiti in visita, accompagnava preti e laici in parlatorio, raccoglieva le notizie della vita esterna e le trasmetteva alla Madre.
La progressiva alfabetizzazione delle monache, lo spirito di uguaglianza diffusosi nella società, la certificazione conciliare della pari dignità di ogni battezzato, pur in presenza di una varietà di carismi e di uffici, hanno indotto a dare attuazione all’invito dei Padri Conciliari: “bisogna far sì che negli istituti femminili si arrivi ad un’unica categoria di suore” (P.C. n. 15).


