LE MONACHE RICORDANO – Rubrica storica sulla presenza dell’Ordine della Visitazione a Soresina

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IL MONASTERO E IL 1848

Sul numero di lunedì 5 luglio 1848 del giornale “IL  22 MARZO” pubblicato a Milano durante il periodo del governo provvisorio della Lombardia, costituitosi in seguito all’insurrezione delle Cinque Giornate di Milano, è raccontato un fatto in sé semplice, ma che solleva domande e curiosità storiche sulla vita del monastero soresinese.

Tutti quelli che hanno studiato un po’ la storia del Risorgimento Italiano sanno che il 1848 fu un anno di grandi sconvolgimenti in tutta l’Europa, ma noi ci limitiamo ai fatti di casa nostra.

Il 18 marzo 1848 a Milano iniziarono le famosissime 5 GIORNATE, che costrinsero gli Austriaci a lasciare la Lombardia. Iniziò così un periodo “transitorio” e confuso nel quale restarono “in funzione”per qualche tempo le strutture amministrative del regno austriaco, ma la “direzione politica” era gestita dai gruppi rivoluzionari,dei quali facevano parte i patrioti che auspicavano la liberazione e l’Unità d’Italia.

Questi gruppi erano divisi a loro volta tra monarchici e repubblicani. I primi volevano l’immediata annessione della Lombardia al Regno Sabaudo del Piemonte, mentre i secondi desideravano che nascesse una confederazione di Stati Italiani.

A Soresina in particolare c’ era grande attesa, perché le truppe austriache, che avevano lasciato Milano ed erano dirette verso il Veneto, per passare il ponte sull’ Oglio di Soncino, dovevano transitare per il nostro territorio e quindi si temevano rappresaglie.

Qualcuno tra i più scalmanati avrebbe voluto affrontare con le armi l’esercito in ritirata, ma l’autorevole e moderato signor Giuseppe Rizzini, che faceva parte dell’amministrazione comunale di Soresina, riuscì a mediare tra i rivoltosi e gli Austriaci e così le truppe passarono indenni,ma senza far danni al territorio cittadino.

Questo ribollente clima ideologico, politico e militare entrò anche nelle ampie sale della clausura che allora era ubicata nel convento di S. Francesco. Infatti, qualche sconsiderato volle attribuire alle monache una collocazione politica, additando loro e il clero soresinese come “austriacanti”, ligi al governo imperiale e pronti a pregare per l’odiato imperatore viennese.

Che le istituzioni cattoliche potessero nutrire qualche paura nei confronti del nuovo ordine politico risorgimentale poteva apparire anche ovvio, perché molti patrioti erano sicuramente anticlericali e già il 9 aprile, appena insediato, il nuovo governo provvisorio della Lombardia aveva soppresso con decreto la Compagnia di Gesù, incamerando a beneficio delle casse pubbliche i beni mobili ed immobili dei Gesuiti lombardi.

In questo clima infuocato e dopo il plebiscito del 29 maggio, che decretò l’immediata annessione della Lombardia al regno sabaudo, venne organizzata una raccolta volontaria di beni preziosi e di offerte in denaro per finanziare il governo provvisorio della Lombardia.

Il giornale citato all’inizio si riferisce proprio a questa raccolta e riporta nell’elenco degli offerenti del comune di Soresina la seguente dicitura: SUOR LUIGIA TERESA PALAZZINI SUP. DEL MONASTERO LIR. 1080.

Qui le notizie sono due: la prima è che le salesiane hanno offerto per la “causa italiana” e la seconda è l’entità dell’offerta. Volevano forse le suore smentire l’accusa di essere “austriacanti”?  Per capire l’entità della somma offerta dal monastero ecco i nomi di altri offerenti tra i più ricchi cittadini di Soresina: Rizzini Giuseppe lir. 600, Vertua Angelo lir. 480, Landriani Gio. Battista avv. e fratelli lir. 300.

L’offerta delle Salesiane al Comitato Insurrezionale è stata spontanea o imposta ? Il dubbio non è facilmente risolvibile e andrebbe comunque analizzato in quel contesto storico, dal quale sembra emergere che le suore potevano essere di fronte a un ricatto politico mascherato da un atto liberale.

Fatto sta che anche i sacerdoti soresinesi hanno tutti partecipato alla raccolta patriottica a cominciare dal parroco Legnani Marcellino con lir. 120 e tra gli altri il famosissimo (per altri motivi) Vertua sac. Gio. Battista con lir. 36.

Il sogno di libertà dei patrioti lombardi non durò a lungo. Il 26 luglio 1848 il re Carlo Alberto fu sconfitto dagli austriaci a Custoza e, dopo l’armistizio del 5 agosto, la Lombardia tornò sotto il dominio austriaco e,ristabilita la  “pax austriaca”, la vita del monastero riprese serena fino a novembre, quando nuove nubi turbarono la vita di tutta la Chiesa Cattolica.

In seguito a disordini avvenuti in quel mese nella città di Roma, il papa Pio IX lasciò la sede apostolica fuggendo a Gaeta, sotto la protezione del re di Napoli.

La madre superiora del monastero di Annecy, coordinatrice di tutti i monasteri dell’Ordine, propose allora a tutte le comunità visitandine una adorazione continua del SS. Sacramento per 24 ore, da effettuarsi a turno nei vari monasteri una volta al mese in modo che la  “catena” di suppliche per la liberazione del Pontefice fosse ininterrotta fino al suo ritorno nella sede apostolica.

La comunità visitandina soresinese aderì con gioia alla proposta e Pio IX ritornò a Roma nell’aprile del 1850, dopo che i soldati francesi avevano sconfitto la Repubblica Romana del 1849.

 

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