LE MONACHE RICORDANO – Rubrica storica sulla presenza dell’Ordine della Visitazione a Soresina

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MILANO

 

Nei 210 anni di vita del monastero di Soresina sono stati molti i casi di collaborazione tra il nostro e gli altri monasteri. Monache che da Soresina partivano per andare in “aiuto” ad altre comunità e sorelle che dai loro monasteri venivano a supplire alle carenze di Soresina.

Ma tra i monasteri vi furono anche aiuti di altra natura, innanzitutto lo scambio reciproco di preghiere nelle più svariate circostanze, ma anche il dono di materiali, di beni gastronomici e perfino prestiti o donazioni di denaro, quando una comunità attraversava momenti di crisi per epidemie, per guerre, per la costruzione di un nuovo monastero o per disguidi finanziari.

All’interno di questa rete di ininterrotta solidarietà, particolare interesse meritano i rapporti tra il monastero di Soresina e quello di Milano.

Durante la 2° guerra mondiale i bombardamenti aerei degli angloamericani su Milano si fecero particolarmente intensi fin dal febbraio 1943 e tre suore ammalate, che non potevano essere agevolmente trasportate nei rifugi sotterranei del monastero, furono “sfollate” a Soresina.

Particolarmente intenso fu però il bombardamento effettuato nella notte tra il 7 e l’8 agosto 1943, durante il quale il monastero di via S. Sofia fu più volte colpito.

Con le suore incolumi, ma la casa inagibile e con il parere favorevole dell’arcivescovo card. Schuster, il 14 agosto le prime 20 suore milanesi arrivarono a Soresina. Il resto della comunità giunse qualche giorno dopo la festa dell’Assunta.

La convivenza tra le due comunità fu organizzata in modo che ci fossero momenti comuni: la partecipazione alla messa quotidiana nell’ unico coro, la consumazione del pasto nello stesso refettorio, ma anche momenti di separazione in modo che ogni comunità mantenesse le proprie caratteristiche. Nonostante la nota carenza di generi alimentari del tempo di guerra, l’orto e il campo del convento e la generosità dei soresinesi garantirono alla numerosa comunità di avere sempre il necessario.

La convivenza durò 16 mesi fino a quando, nel dicembre 1944, nonostante la guerra fosse ancora particolarmente intensa, il card. Schuster ordinò il ritorno a Milano. La paura dei bombardamenti non era certo passata, ma le vicende belliche fecero temere al cardinale che il monastero vuoto potesse far gola a qualche esercito e venir requisito dalle autorità militari.

Del resto il monastero nel frattempo era stato restaurato e la madre milanese suor Margherita Maria Annoni, piena di coraggio, affrontava senza paura i viaggi da Soresina a Milano per controllare l’avanzamento dei lavori.

Dopo 72 anni i rapporti tra Milano e Soresina tornarono ad essere forieri di grandi novità.

Nel 2017 la comunità visitandina di via S. Sofia era costituita da 9 monache, ma 5 di esse, molto anziane, erano ricoverate in case di riposo di altri ordini religiosi e così nelle ampie sale del grandissimo monastero milanese vivevano solo 4 sorelle.

La Madre Federale decise quindi di fondere i monasteri di Milano e Soresina, con sede in Soresina e attribuendo il compito di unica madre superiora a suor Mariateresa Maruti, già madre in via Cairoli.

Tra le 4 monache che il 3 novembre 2017 chiusero le porte di via S. Sofia e si unirono alla comunità soresinese, che le accolse con gioia alla presenza di numerosi amici del monastero e del parroco don Angelo Piccinelli, c’era anche la castelleonese suor Maria Maddalena Ferrari che a Soresina aveva emesso i suoi primi voti nel 1976 e che nel 2002, su proposta della madre Federale  suor Anna Giuseppina Sangalli, era stata mandata “ in aiuto “ proprio a Milano.

Purtroppo il tema unificante delle due comunità è stato e continua ad essere la mancanza di nuove vocazioni, però l’unione dei due monasteri ha permesso di costituire una comunità significativa nei numeri, ricca di rapporti umani e vivace nello svolgimento dei vari compiti previsti e disciplinati dalla Regola.

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