3° – IL NUOVO MONASTERO
Prima delle leggi napoleoniche di soppressione dei monasteri alla fine del 1700, c’erano a Soresina tre conventi: quello dei Terziari Regolari vicino alla chiesa di S. Francesco, quello dei Minori Osservanti in via Cairoli e quello delle Terziarie Francescane in via Verdi.
Dopo la caduta di Napoleone e il ritorno degli Austriaci, in città erano rimaste solo la Terziarie Francescane, che avevano vissuto la loro professione religiosa per 15 anni in case private e che ora volevano ricostruire la loro comunità.
Non potendo tornare nel convento di S. Chiara, prima requisito e poi venduto, avrebbero voluto acquisire la “Casa Tirelli” in via Cairoli, ma i nuovi proprietari non cedettero la proprietà.
Quindi, come sappiamo, adattarono il convento di S. Francesco alle esigenze della clausura visitandina e nel 1816 iniziarono la nuova esperienza di monache della Visitazione di S. Maria.
Ma già dopo pochi decenni con l’aumentare del numero delle suore e delle educande, si rese necessario trovare una nuova sistemazione.
Ritornò quindi attuale l’opzione della casa Tirelli di via Cairoli e, dopo laboriose trattative, il 4 febbraio 1859 venne firmato l’atto di acquisto.
Furono velocemente avviati i lavori di adattamento alle esigenze delle monache, ma nel frattempo scoppiò la 2° guerra d’ Indipendenza e in una parte dei fabbricati furono ospitati circa 700 soldati, mentre nel resto dell’edificio continuavano i lavori edili.
Dopo la battaglia di Solferino del 24 giugno e l’armistizio di Villafranca tra i francesi e gli austrici dell’11 luglio 1859, i locali adibiti a caserma furono riconsegnati alle monache e nel mese di agosto i lavori ripresero a pieno regime, mentre la Lombardia veniva “assegnata” al regno sabaudo e anche Soresina cessava di appartenere al “Lombardo- Veneto Austriaco”.
Anche se mancava ancora di completare la costruzione della chiesa, il trasferimento da S. Francesco a via Cairoli fu programmato per il mese di novembre.
Il trasloco presentava ovviamente dei problemi e le suore si consultarono con il vescovo di Cremona, che per norma delle Regole è il diretto Superiore da cui il monastero dipende.
Mons. Antonio Novasconi si consultò con la comunità e suggerì le modalità per trasferire sia il monastero che l’educandato nella nuova casa.
Nel frattempo la madre Gaetana Gabriella Anderloni acquistò un’asina e un carretto e si cominciò a portare i mobili, poi il guardaroba, la dispensa e tutta “la sagrestia”.
Ma se le suore continuavano ad abitare in via Leonardo da Vinci, chi custodiva il materiale che giorno dopo giorno giungeva in via Cairoli?
Ad impedire che mal intenzionati entrassero di notte nel monastero disabitato ci pensarono gli operai stessi, che di giorno lavoravano nel cantiere e di notte sorvegliavano i beni delle suore.
Quando la nuova casa fu pronta, venne l’ora di trasferire le suore e, secondo le indicazioni del vescovo, esse partirono a piccoli gruppi in giorni diversi e in ore diverse, per non suscitare curiosità tra i soresinesi.
Così il trasloco della comunità durò ben otto giorni, durante i quali convissero due comunità: una a S. Francesco che andava svuotandosi e una in via Cairoli che cresceva ogni giorno di più, finchè le 63 suore e le 19 signorine dell’educandato furono tutte sistemate nella nuova casa.
L’ultima a lasciare il monastero ormai disabitato, come un buon comandante di ogni nave, fu madre Gaetana Gabriella che prima di uscire ispezionò ogni locale per accertarsi che nulla fosse stato dimenticato.
Arrivate finalmente tutte nel nuovo monastero, il 21 novembre, festa della Presentazione della Beata Vergine, alla presenza del vescovo la comunità “inaugurò “ la casa semifinita con l’annuale rinnovo dei voti, come prescrivono le Costituzioni dell’ Ordine.
Rimanevano infatti da risolvere almeno due problemi: terminare la costruzione della chiesa, che sarà consacrata sempre da mons. Novasconi il 19 agosto 1862 e liberare la piazza antistante l’ingresso del monastero dal mercato del bestiame che vi si teneva ogni lunedì.
La richiesta della madre fu benevolmente accolta dalla Giunta municipale, ma l’effettivo spostamento avvenne parecchio tempo dopo, quando fu finalmente apprestata una nuova area in via D’ Annunzio.


