Festeggiata al Monastero della Visitazione la ricorrenza di San Francesco di Sales

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Il 24 gennaio è stata festeggiata la ricorrenza di San Francesco Sales: una ricorrenza molto speciale per la comunità soresinese, perché il carisma del Vescovo di Ginevra (che il 6 giugno 1610 ad Annecy, in Francia, fondò l’ordine monastico visitandino) ha portato a Soresina una comunità claustrale presente dal 1816.

La celebrazione è avvenuta presso la chiesa del Monastero di Santa Maria, alle 17, alla presenza mons. Domenico Sigalini, vescovo emerito di Palestrina, che ha celebrato la Messa solenne accanto al parroco di Soresina don Andrea Bastoni e a don Enrico Maggi, responsabile diocesano per la Pastorale delle comunicazioni sociali. Presenti anche numerosi altri sacerdoti della zona e i diaconi permanenti.

 

Il vescovo Sigalini è tornato al Monastero di Soresina a distanza di quattro anni. Un ritorno piacevole, manifestato da gratitudine e ammirazione per la presenza costante delle Visitandine attraverso la preghiera. Nella sua omelia il Vescovo ha sottolineato come nella vita serva decisione – “un colpo di reni” – per darle una svolta, per mettere nella giusta direzione, come ha fatto Gesù, quando ha lasciato tutti per dedicarsi a Dio, mettendosi dalla parte del Regno di Dio e del Vangelo. Quindi ha spostato il suo messaggio sulla figura di San Francesco di Sales, affinchè tutti si sentissero ispirati dal suo esempio, così da “avere la sua bella dignità di cristiano, la sua serena adesione alla vita di Cristo ed essere persone realizzate seguendo il Vangelo”.

Il parroco don Andrea Bastoni non ha mancato di ringraziare, in particolare le sorelle Visitandine per la loro presenza vigilante e il loro accompagnamento della comunità, della Diocesi e della chiesa tutta con la preghiera.

La celebrazione è stata l’occasione, per tutte le sorelle Visitandine, per rinnovare i propri voti.

 

L’omelia del vescovo Sigalini

Numerosi gli spunti per ispirare la propria vita agli insegnamenti di San Francesco di Sales

 

Decisi, corresponsabili e subito (Mt 4, 12-23)

 

Quando si imbocca una strada difficile non sempre si ha il coraggio di continuare. Le tentazioni di fermarsi, di lasciare tutto a metà, di non finire niente sono più di un raro episodio. Lo vedi in certe regioni in cui si cominciano le case e le lasciano per decenni con le impalcature per l’ultimo piano; lo vedi nella politica che è l’arte di non decidere mai, di rimandare all’infinito; lo sperimenti nella tua vita privata quando sei convinto di dover prendere alcune decisioni per mettere ordine nella tua vita, nei tuoi affetti, nelle tue passioni che spesso debordano e rimandi continuamente. La dieta comincia sempre il giorno dopo. Allora ti capita come devi alzarti al mattino: non vorresti mai uscire dal letto, inventi tutti i ragionamenti possibili per convincerti che non è necessario alzarsi, chele cose si possono fare anche più tardi … nella vita invece ci sono momenti in cui occorre un colpo di reni che ti mette nella direzione giusta.

Gesù ha dato una decisione definitiva alla sua vita da sempre, ma nella sua esistenza umana ha preso una decisione per il Regno di Dio e si è tagliato dietro tutti i ponti. Lasciò Nazaret, il luogo della sua infanzia, la sua gente, il suo lavoro, i suoi amici, sua madre e venne ad abitare a Cafarnao. Una cittadina sul lago, crocevia di genti e di affari. Qui circolava tanta gente e quello che aveva in cuore da realizzare qui lo poteva comunicare a tutti. Era preso fa urgenza, non da fretta, non c’erano da fare tante cose, c’era da aiutare a prendere una decisione, occorreva sbilanciare la propria vita, i propri affetti, i propri progetti, soprattutto per la stessa vita sociale e religiosa dalla parte del Regno di Dio, dalla parte del vangelo.

Subito si sceglie una squadra di persone, quasi impossibili per vivere assieme tanto son diversi, ma tanto necessari per darci esempio di come essere battezzati: coraggiosi e decisi a diventare collaboratori, anzi corresponsabili. Tutti da amare, da lasciare liberi di decidersi senza voltarsi indietro. Un avverbio la sua chiamata ha scatenato in tutti: “subito”, senza tentennamenti, decisi, disponibili, vite da reimpostare, ma dentro il suo grande amore e la sua accorata preghiera al Padre prima di sceglierli.

La notizia sconvolgente che non doveva lasciare tranquillo nessuno era la grandezza e la paternità di Dio che si stava manifestando in Lui. Segno di questo nuovo che stava irrompendo nella storia erano le molteplici guarigioni che Gesù operava: faceva toccare con mano che la vita poteva prendere un’altra piega; se le malattie erano vinte, perché non lo doveva e poteva essere la malattia ancora più profonda che è il peccato, il cuore marcio. Era finito l’incubo della storia, l’uomo poteva ancora abitare una speranza.

Francesco di Sales è un uomo affascinante, ma di una purezza celestiale. Colpisce in lui soprattutto la sua mitezza, la sua carità (una volta, per via, si toglie le scarpe e le dona a un povero che non le ha!). Non urta mai con frasi severe, ma non fa sconti né è ambiguo sulla Verità perché lui è convintissimo che la Verità è sempre la prima misericordia e la prima grande carità. Ha buon senso, prudenza, una fortezza come di diamante, nell’affrontare dispute con i calvinisti, che però sentono il suo amore di Padre, stile Gesù. Vuole formare anime forti in tutti i ceti sociali, tra i preti, i religiosi, gli sposi, a cominciare dalla donna, che ritiene per natura un’innamorata di Dio.

Scrive per i mistici e ne è guida, ma intanto afferma e spiega che la santità è per tutti, che va tradotta e declinata nella vita quotidiana della suora come della madre di famiglia, del prete come del soldato e del commerciante, del contadino come del giurista. Bellissime a riguardo sono le sue Conversazioni spirituali e le migliaia di Lettere di direzione che scrive ai figli e alle figlie spirituali sparsi per la Francia, l’Italia, e l’Europa. Insomma, si tratta di un umanesimo cristiano: Francesco di Sales ama l’uomo e lo vede redento da Cristo sulla Croce, pertanto degno di amore e di cura per la sua salvezza eterna: Francesco di Sales ama l’uomo perché ama follemente Dio. Non l’umanesimo centrato sull’uomo da solo, sui suoi presunti “diritti civili”, come è in voga oggi, ma un umanesimo cristo-teocentrico. Fiducia nell’uomo? Sì, ma nell’uomo redento da Cristo, confidenza in Gesù l’unico Redentore dell’uomo. E’ la vocazione universale alla santità. Delicatissimo nel tratto con tutti, amabilissimo, ma con se stesso tenace, duro, capace di dure resistenze e di tenacia irriducibile nell’amore per Gesù, che viveva pienamente nell’amore umano.

Da questo profondo e concreto amore umano, scritto sempre nella sua sorgente inesauribile, che è Dio, siete nate anche voi, sorelle che l’avete seguito e ora vi incombe la responsabilità di far bruciare ancora questo amore di Dio nel mondo. L’anno giubilare lo deve far conoscere di più a tutti. Abbiamo vissuto troppo di rendita per questo dono immeritato che la Santissima Trinità ha fatto all’umanità. Dobbiamo mantenerne vivo l’esempio, il messaggio, lo stile di vita e di sequela di Gesù.

 

FRASI AMOROSE DI SAN FRANCESCO DI SALES

 

  • Non bisogna rispondere minimamente né dimostrare d’aver udito quello che il nemico dice
  • Il contadino non sarà mai messo sotto accusa se non ottiene un buon raccolto, ma lo sarà certamente se non ha ben coltivato e ben seminato i campi
  • Diciamo così: Dio è il pittore, la nostra fede è la pittura, i colori sono la parola di Dio, il pennello è la Chiesa
  • Nella santa Chiesa tutto appartiene all’amore, vive nell’amore, si fa per amore e viene dall’amore
  • E’ necessario sopportare gli altri, ma, in primo luogo, è necessario sopportare se stessi e rassegnarsi a essere imperfetti
  • E’ sempre molto dannosa quella distrazione del cuore che porta ad avere il cuore in un posto e il dovere in un altro
  • Il Cuore parla al cuore
  • Non è per la grandezza delle nostre azioni che noi piaceremo a Dio, ma per l’amore con cui le compiamo
  • L’amor proprio muore solo quando moriamo noi e conosce tanti modi di rintanarsi nella nostra anima che non riesce a farlo sloggiare
  • Accusiamo il prossimo per cose lievi e scusiamo noi stessi in cose grandi
  • Chi conquista il cuore dell’uomo conquista tutto l’uomo
  • Filotea, sii costante e giusta nelle tue azioni: mettiti sempre al posto del prossimo e metti lui al tuo e così giudicherai rettamente; quando compri fa la venditrice e quando vendi fa la compratrice e vedrai che riuscirai a vendere e comprare secondo giustizia
  • L’effetto della pazienza è quello di possedere bene la propria anima; e quanto più la pazienza è perfetta, tanto più il possesso dell’anima diviene completo ed eccellente
  • I piccoli errori commessi all’inizio di qualsiasi impresa ingigantiscono con il tempo e risultano, alla fine, irreparabili o quasi. Il male è già mezzo guarito quando se n’è scoperta la causa
  • In ogni momento, in ogni circostanza facciamo appello a questa dolce Madre, invochiamo il suo amore materno e, facendo ogni sforzo per imitare le sue virtù, abbiamo per Lei un sincero cuore di figli
  • Bisogna avere un cuore capace di pazientare, i grandi disegni si realizzano solo con molta pazienza e con molto tempo
  • E’ un ottimo segno che il nemico si ostini a bussare alla porta: questo vuol dire che non ha ottenuto quello che voleva
  • Quando si è nell’agitazione è necessario non fare né dire alcuna, se non rimanere fermi e risoluti nella decisione di non seguire le nostre passioni, qualsiasi motivo avessimo per farlo
  • Quel che facciamo per gli altri ci sembra sempre molto, quel che per noi fanno gli altri ci pare nulla

Fotogallery e audio a breve

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