Dopo essere diventato vescovo titolare di Ginevra l’8 dicembre 1602, Francesco di Sales viene invitato a predicare a Digione la Quaresima del 1604 e tra gli ascoltatori più assidui ed attenti dei suoi quaresimali c’è Giovanna Francesca di Chantal. Nei quaranta giorni di copresenza a Digione i due si conoscono e, una volta tornati alle rispettive residenze, continuano a scriversi.
Quando si reincontrano dopo alcuni mesi, il 24 agosto 1604, il vescovo decide di sciogliere la baronessa dagli impegni con il precedente direttore e di assumersi in prima persona la direzione spirituale di quella donna di cui aveva già colto la profondità e sincerità del desiderio di perfezione e di dedicazione totale al Signore.
Giovanna Francesca era nata nel 1572 e ventenne aveva sposato (1592) il barone di Chantal, ma solo dopo 8 anni di matrimonio era rimasta vedova (1600).
Dei sei figli che aveva partorito due erano morti prestissimo e a lei, ventottenne, oltre il dolore per la perdita dell’amato marito, erano rimasti quattro pargoli da crescere ed educare e la gestione degli affari correnti nel castello e nei feudi del marito.
Non sono mancate le richieste per un secondo matrimonio, ma la Chantal, che aveva già fatto segretamente il voto di castità, le ha tutte schivate.
Nei sei anni che vanno dalla conoscenza del 1604 al 1610 quando i due santi fondano la Visitazione, sono due le strade che insieme decidono di percorrere.
Il primo tragitto è tutto spirituale.
Francesco deve chiarire a se stesso i caratteri fondativi dell’istituto che a grandi linee ha già nel suo cuore.
Giovanna Francesca deve trasformarsi da donna di mondo ad anima capace di lasciare tutto, anche i figli, per dedicarsi ad un ideale altissimo, ma completamente opposto al sistema di valori in cui era cresciuta.
Francesco è un vescovo che sa stare nel mondo, ma che ha anche un grande carisma spirituale ed ha il dono di essere una sicura guida e fin da allora attua la sua massima” NIENTE PER FORZA MA TUTTO PER AMORE “.
Come direttore spirituale pone mete significative e non facili da raggiungere, ma lo spirito con cui le propone non è lo stile moralistico di chi minaccia continuamente le fiamme dell’inferno.
La sua metodologia, che egli propone ed attua nella direzione spirituale, sarà anche una delle caratteristiche della spiritualità visitandina e risponde alla domanda: perché fondare un nuovo ordine religioso quando ce ne sono già tanti?
Riassumendo si potrebbe così sintetizzare il suo pensiero: voglio un ordine severo ma non rigido, dove possano starci le donne giovani e le vecchie, le sane e le ammalate, quelle in piena forma e quelle con qualche limitazione.
Perciò niente sveglie notturne, niente digiuni debilitanti, niente regole ossessive, ma anche niente anarchia o lassismo come spesso succedeva allora nei monasteri maschili e femminili.
La meta, però, non è una passeggiata, perché al fondo quello che viene chiesto ad ogni visitandina è l’annullamento di sé, per essere libera di donarsi completamente al suo Signore.
Il secondo tragitto è invece fatto di scelte concrete.
Francesco deve trovare il nido per le sue “figlie”, garantirne la sopravvivenza, definire le regole, chiedere i permessi a Roma e al Principe.
Giovanna deve trovare il coraggio di lasciare i suoi figli per ritirarsi in convento, deve provvedere al governo dei suoi feudi, deve lasciare il padre e il suocero ormai anziani.
Per l’uno e per l’altra sia il primo che il secondo percorso implicano decisioni non semplici ed infatti ci vorranno sei anni da quel primo incontro nella cattedrale di Digione alla inaugurazione della Casa della Galleria dove il 6 giugno 1610 si ritirano per la prima volta le prime quattro visitandine.


