La preghiera e il ricordo per don Albino Aglio nella memoria liturgica di Sant’Imerio

Nella memoria liturgica di sant’Imerio (patrono secondario della città e della diocesi di Cremona) il 18 giugno, è stata celebrata la messa in suffragio di don Albino Aglio, parroco emerito di Sant’Imerio in Cremona (1981-2002). La celebrazione, per permettere un maggior afflusso di fedeli in piena sicurezza, si è svolta alle ore 18 nella Cattedrale di Cremona.

È stata questa l’ultima delle celebrazioni di suffragio dei sacerdoti morti durante le settimane drammatiche dell’emergenza sanitaria per Coronavirus e per i quali non è stato possibile celebrare le esequie. Da qui il desiderio di ricordarli in una Messa presieduta dal vescovo.

Nell’omelia il vescovo prendendo spunto dalle letture ha voluto evidenziare come «cantare l’amore di Dio mentre lo scopriamo è il percorso della vita di ognuno di noi, ma non sempre è automatico e c’è bisogno dell’amore tra di noi per raggiungere l’amore di Dio: per il prete questo amore diventa carità pastorale».

Monsignor Napolioni ha poi voluto ricordare don Albino con le sue parole nel giorno dell’ultima Messa celebrata presso la parrocchia di Sant’Imerio quando il sacerdote evidenziò i timori del distacco dall’ultima comunità nella sua lunga vita di servizio pastorale nelle varie parrocchie che ha servito: «Già altre volte ho vissuto il distacco – diceva – ma oggi è diverso, le altre volte la lacerazione veniva lenita da un’altra comunità che mi aspettava, oggi non è così: so che il Signore non mi lascia mai solo ma mi sento disarmato».

Nel terminare la sua omelia, il vescovo ha poi aggiunto come qualche anno dopo don Albino, scrivendo al vescovo Dante, aggiunse una riflessione su come la sua vita era cambiata dopo il termine del suo servizio pastorale: «Da quando ho dovuto limitare il mio impegno ministeriale ho sentito dare un senso nuovo e pieno della mia vita: devo ringraziare il Signore perché mi ha fatto conoscere la gioia della preghiera in una relazione più intima durante questa stagione della vita».

Alla liturgia in Cattedrale hanno partecipato, insieme ai suoi familiari, molte persone che portano il ricordo degli anni trascorsi insieme a don Albino nel loro cuore.

L’omelia del vescovo

Photogallery

 

Don Albino Aglio

Classe 1926, originario di Casalbuttano, don Albino Enrico Costante Aglio è stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1949 dall’arcivescovo Giovanni Cazzani. I primi 14 anni di ministero lo hanno visto impegnato come “prete d’oratorio” prima a Cremona, nella parrocchia di S. Abbondio (1949-1956), e poi nell’allora unica parrocchia di Cassano d’Adda (1956-1962), assumendo poi l’incarico di economo spirituale nella parrocchia di S. Maria Immacolata e S. Zeno.

Nel 1963 fu nominato parroco di Calvatone; nel 1969 il trasferimento a Romanengo; per poi tornare a Cremona come parrocco di S. Imerio nel 1981.

Nel 2002 rinunciò alla guida della parrocchia per limiti di età, continuando a risiedere in città. Dal 2016 era ospite della casa di riposo “Giovanni e Luciana Arvedi” di via Massarotti dove è deceduto nella serata di mercoledì 18 marzo all’età di 93 anni.

 

Nelle parrocchie con il Vescovo le Messe in suffragio dei sacerdoti morti durante l’emergenza Covid




Il ricordo di don Peternazzi rinnovando il suo invito ad aprirsi al mondo che delude aiutando a convertirsi alla solidarietà

In memoria di don Arnaldo Peternazzi, parroco emerito delle comunità di San Martino del Lago e Ca’ de’ Soresini (1987-2017), deceduto durante l’emergenza Covid-19, sabato 6 giugno è stata celebrata la Messa, presieduta dal vescovo Antonio Napolioni insieme a diversi sacerdoti della diocesi.

Attorno all’altare, allestito sul sagrato della chiesa di San Martino del Lago in modo da permettere in piazza una maggiore affluenza di fedeli nel rispetto delle norme anti-Covid, hanno concelebrato don Ettore Conti, moderatore dell’unità pastorale, con i collaboratori don Marco Genzini e don Paolo Tonghini, don Antonio Censori, don Angelo Piccinelli, don Gian Paolo Mauri, don Gabriele Vago, don Luigi Mantia e don Cappellazzi.

Erano inoltre presenti il sindaco di San Martino, Dino Maglia, e di Scandolara Ravara, Roberto Oliva, oltre a Riccardo Piccioni, presidente della Fondazione “Elisabetta Germani” di Cingia de’ Botti (dove don Peternazzi è deceduto il 26 marzo scorso).

Il piazzale antistante era gremito di fedeli, che lo hanno conosciuto e apprezzato durante gli anni di ministero. E non mancavano naturalmente i rappresentanti dell’associazione “Amici del Brasile onlus”, nata su ispirazione proprio di don Peternazzi dopo l’esperienza in Brasile come missionario “fidei donum” dal 1975 al 1987. Brasile che, se pur a distanza, ha partecipato in diretta alla celebrazione.

All’inizio della celebrazione le parole di saluto e ringraziamento del sindaco Maglia, che ha narrato il dolore e lo smarrimento della comunità sopraggiunti alla notizia della perdita di «un uomo e un sacerdote presente nelle nostre vite così a lungo». Nelle parile di monsignor Napolioni quindi il richiamo al senso di vuoto provato alla notizia della morte di un uomo di fede, che deve però lasciare il posto alla certezza del compimento di una vita spesa per glorificare il nome di Dio.

Il saluto all’inizio della Messa

 

Missione e montagna, le due passioni di don Arnaldo, insieme allo studio e alla Scrittura – rilette dal Vescovo alla luce della Parola – devono essere in grado di narrare la continuità tra «la sua storia e il mistero di Dio che ora contempla in pienezza».

La riflessione del Vescovo Napolioni è stata incentrata sulle parole lasciate da don Peternazzi negli anni di permanenza presso la casa di riposo. Due gli scritti presi in considerazione da cui trarre ancora una volta una lezione di vita. «Dobbiamo aprirci al mondo che delude e aiutarlo a convertirsi alla solidarietà», scriveva citando il discorso della montagna dell’evangelista Matteo. E ancora, in un pensiero del suo libro fotografico dedicato alla sua ultima ascensione, lui che della montagna faceva il luogo per educare i giovani e incontrare Dio, scriveva che, con la morte terrena «finalmente il Signore ci darà ali di aquila».

L’omelia del vescovo Napolioni

 

 

Il ricordo dell’Associazione Amici del Brasile letto da Luca Bertini

 

Don Arnaldo Peternazzi

Don Arnaldo Peternazzi è nato a Scandolara Ravara il 2 gennaio 1934 ed è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1960. È stato vicario a Castelverde (dal 1960 al 1963) e a Mozzanica (dal 1963 al 1975).

Nel 1975 la partenza come “fidei donum” per il Brasile dove è rimasto fino al 1987. Un legame mantenuto sempre forte, tanto da portarlo a essere ispirazione per la nasciata, nel 1994, dell’Associazione Amici del Brasile onlus, che finanzia progetti di solidarietà non solo nel paese latinoamericano, ma anche nella Repubblica Democratica del Congo.

Al rientro ha assunto l’incarico di parroco di Ca’ de’ Soresini e San Martino del Lago, dove nel 2017 ha continuato a risiedere ancora un anno, prima del trasferimento presso la Fondazione “Elisabetta Germani” di Cingia de’ Botti, dove è deceduto il 26 marzo scorso.

 

Nelle parrocchie con il Vescovo le Messe in suffragio dei sacerdoti morti durante l’emergenza Covid




Messa in suffragio dei canonici defunti: «Vere pietre vive della Chiesa cremonese» (FOTO)

«Essere pietre vive significa farsi collaboratori, servitori e amanti del Regno». Con queste parole il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, ha fatto perfetta sintesi del cuore della celebrazione eucaristica del 2 giugno nel Duomo di Cremona: la festa della dedicazione della Cattedrale e il ricordo dei membri del Capitolo deceduti durante la pandemia: mons. Alberto Franzini, mons. Mario Cavalleri, mons. Vincenzo Rini e mons. Giuseppe Aresi (ricordato anche la sera precedente a Brignano Gera d’Adda, nel suffragio dei tre preti originari del paese).

Molti fedeli e sacerdoti hanno voluto essere presenti per l’occasione, a testimonianza di quanto bene sia stato seminato da parte dei ministri per cui si è pregato, in modo particolare, durante la celebrazione.

Mons. Ruggero Zucchelli, presidente del Capitolo, ha rivolto, all’inizio della Messa, il proprio saluto al Vescovo, ai confratelli e ai fedeli presenti, ricordando a tutti «la gioia di ritrovarsi per la festa della Dedicazione della Cattedrale, pur in un momento di sofferenza e di dolore» e ribadendo l’importanza della «preghiera comune, condivisa e affidata al Padre per la nostra Chiesa e per tutti coloro che contribuiscono ed hanno contribuito a costruirla».

Anche la riflessione di mons. Napolioni si è sviluppata intorno ad un concetto fondamentale: vivere in Cristo significa abitare la Chiesa. «Ciascuno di noi, ministri o laici, è chiamato a diventare il tassello di un mosaico – ha spiegato il Vescovo – mettendo a disposizione della comunità i propri carismi, proprio come hanno fatto i nostri fratelli che oggi ricordiamo».

Non è quindi mancato un ricordo personale e particolare per ciascuno di loro: «Mons. Mario Cavalleri è stato uomo di carità, capace di spendere tutto se stesso per il bene dell’altro; mons. Giuseppe Aresi ha fatto del servizio sacramentale il cuore, il fulcro del proprio ministero; mons. Vincenzo Rini ha dedicato gran parte della propria vita alla comunicazione e alla cultura, diventando una vera e propria memoria storica della diocesi; mons. Alberto Franzini ha saputo coniugare studio e pastorale vivendo con grande umanità e capacità di farsi prossimo. Ecco dove sta la coralità del ministero; ecco dove sta la Chiesa».

Mons. Napolioni – che ha celebrato l’Eucaristia affiancato dal vescovo emerito Dante Lafranconi e dai canonici del Capitolo – ha dunque invitato tutti a «guardare all’esempio dei nostri fratelli, vere pietre vive della Chiesa cremonese, con fede e gratitudine, perché anche attraverso di esso possiamo capire il significato profondo della festa che stiamo celebrando. Ritrovarsi oggi, in Cattedrale, significa testimoniare la diversità dei carismi all’interno di un’unica Chiesa, consapevoli che, in Cristo, le nostre diversità diventano strumento di crescita e di edificazione».

La festa della Dedicazione della Cattedrale, quest’anno, è stata celebrata in modo particolare: alla gioia ha fatto da contraltare il ricordo accorato di alcuni fratelli defunti, ma con la gratitudine per il servizio che hanno saputo rendere alla Chiesa e per la testimonianza di amore e dedizione che hanno trasmesso al Popolo di Dio.

Photogallery della celebrazione

 

 

Monsignor Mario Cavalleri

Classe 1915, era il decano dei sacerdoti diocesano. Era nato il 9 novembre nel 1915 a San Marino, dove il padre Alessandro. Originario della parrocchia di Castelnuovo del Zappa fu ordinato sacerdote il 18 maggio 1940, al mattino presto, alla presenza di pochissime persone. Dopo aver prestato servizio a Sesto Cremonese e Rivolta d’Adda e una grave malattia, riprese il ministero nel 1959 come vicario della Cattedrale e mansionario del Capitolo, diventando poi canonico nel 2006. A Cremona divenne noto soprattutto per la sua Casetta, un’esperienza di carità e di accoglienza durata circa trent’anni, con la sua sconfinata carità che giunse anche in Africa. Si è spento lunedì 9 marzo, all’età di 104 anni, presso la casa di riposo “Giovanni e Luciana Arvedi” – Fondazione “La Pace” dove si trovava da tempo, dopo che negli ultimi giorni le sue condizioni erano peggiorate. [Leggi la biografia completa]

 

Monsignor Giuseppe Aresi

Ordinato sacerdote il 28 giugno 1953, iniziò il proprio ministero come vicario a Trigolo; dopo un anno il trasferimento a Cremona, come vicario della parrocchia di S. Sebastiano. Nel 1956 fu nominato parroco di Monticelli Ripa d’Oglio (frazione del comune di Pessina Cremonese), comunità che nel 1960 ha lasciato per Ca’ d’Andrea. Nel 1974 il ritorno nella sua Bergamasca, prima come parroco Casirate d’Adda e, dopo 19 anni, continuando il proprio ministero come sacerdote cooperatore presso il Santuario di Caravaggio. Nel 1997 fu scelto dal vescovo Giulio Nicolini come canonico del Capitolo della Cattedrale e vicepenitenziere, ricoprendo poi l’incarico di penitenziere dal 2001 al 2003, quando si ritirò presso la casa di riposo di Vailate, dove è deceduto nel pomeriggio di mercoledì 18 marzo, a 91 anni.

 

Monsignor Vincenzo Rini

Nato a Spinadesco il 5 gennaio 1945 e ordinato il 22 giugno 1968, è stato vicario a Romanengo (1968-1976) e a Soresina (1976-1977), diventando poi nel 1977 parroco di Polengo: incarico che ha mantenuto sino al 1985 quando ha assunto la direzione del settimanale diocesano La Vita Cattolica che ha condotto fino al traguardo dei 100 anni di storia, celebrati nel dicembre 2016. Laureato in Teologia dogmatica a Milano, nel 2004 è stato insignito dell’onorificenza di Cappellano di Sua Santità. Nel suo ministero mons. Rini ha dedicato grande passione alla comunicazione, che lo aveva portato a distinguersi e a farsi apprezzare non soltanto in diocesi, ma anche nelle istituzioni della Chiesa nazionale, ricoprendo incarichi importanti come quello di presidente della Agenzia di Stampa Sir e della Fisc, la Federazione italiana dei settimanali cattolici. Nel marzo del 2015 era entrato come canonico nel Capitolo della Cattedrale di Cremona. Si è spento nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 marzo all’Ospedale di Cremona a causa del Covid-19. Aveva da poco compiuto 75 anni. [Leggi la biografia completa e gli approfondimenti]

 

Monsignor Alberto Franzini

Classe 1947, originario della parrocchia di Bozzolo negli anni di don Primo Mazzolari (cui da chierichetto ha assistito ai funerali), ordinato sacerdote il 27 giugno 1971 fu inviato subito a Roma a perfezionare gli studi in Teologia presso la Pontifica Università Lateranense dove conseguì la laurea. Rientrato in diocesi, dopo essere stato vicario nella parrocchia cittadina di Sant’Imerio (1975-1984), per un anno ha diretto il settimanale diocesano “La Vita Cattolica”. Insegnante in Seminario (fino al 1999) con anche l’incarico, dal 1985, di preside dell’istituto teologico, nel 1990 è stato nominato direttore del Centro pastorale diocesano di Cremona, ricoprendo anche, tra il 1994 e il 1996, l’incarico di responsabile della pastorale del mondo politico e amministrativo. Nel 1997 la nomina a parroco della parrocchia Santo Stefano Protomartire in Casalmaggiore e dal 2012 anche di quella di San Leonardo. Nell’estate 2014 il trasferimento a Cremona come parroco della Cattedrale di Cremona e membro del Capitolo della Cattedrale. Tra il 2016 e il 2017 aveva anche ricoperto il ruolo di coordinatore dell’area pastorale “Capaci di comunicazione e cultura” e, sin dall’inizio, era parte del gruppo di ideazione di Riflessi, il magazine online prodotto da TeleRadio Cremona Cittanova, della quale in passato era stato anche membro del Consiglio di amministrazione. È deceduto all’Ospedale di Cremona nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 aprile a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni per altre patologie riscontrate nelle ultime settimane e che non gli hanno lasciato scampo. Il 7 aprile avrebbe compiuto 73 anni. [Leggi la biografia completa e gli approfondimenti]

Nelle parrocchie con il Vescovo le Messe in suffragio dei sacerdoti morti durante l’emergenza Covid




Il Vescovo: a Brignano tante vocazioni grazie al contagio del dovere, della fiducia, della fede

«Grazie per la sua carezza, grazie per esserci vicino nel momento del dolore»: così il parroco di Brignano Gera d’Adda, don Giuseppe Ferri, ha salutato il vescovo Napolioni all’inizio della Messa di suffragio celebrata, la sera di lunedì 1° giugno, a ricordo dei tre sacerdoti brignanesi deceduti durante la pandemia sanitaria e dei quali non è stato possibile celebrare le esequie.

Una celebrazione vissuta con intensità dalla comunità brignanese, duramente colpita dal Covid, e che non ha esitato a stringersi con affetto e riconoscenza attorno al ricordo di mons. Giuseppe Aresi, don Vito Magri e don Francesco Nisoli.

«Non rievocherò gli incarichi e le opere personali di questi sacerdoti – ha esordito il Vescovo – ogni volta che celebriamo da credenti il riassunto di una vita umana, la vera parola conclusiva non la possiamo dire noi ma Dio”.  «Chi veramente sia stato ognuno di noi lo sa solo il Signore, – ha proseguito – certamente sorge il desiderio di rileggere i numerosi libri di don Aresi; rievocare i tanti aneddoti della vita di don Magri, simpatico e pungente ma fraterno; viene il bisogno di fare un salto in Brasile per parlare con chi ha condiviso i tanti anni di missione missionaria di don Nisoli». Tre sacerdoti, tre battezzati, tre amici, tre fratelli, «tre figli di Brignano» che vanno ricordati sotto una luce «che aiuta a non divagare: quella della memoria di Maria madre della Chiesa che si celebra proprio oggi».

Brignano ha generato tante vocazioni alla vita consacrata, «significa che questa parrocchia è materna: maternità che dà fiducia e slancio nel produrre nuove vite che portano avanti il disegno di Dio nella storia; – ha ricordato il Vescovo – si è insomma innestato un contagio (parola oggi molto antipatica) da un prete all’altro, da un giovane all’altro: il contagio del dovere, della fiducia, della fede». «Scegliete di quale virus ammalarvi insieme»: ha provocatoriamente esortato mons. Napolioni.

«Il modo più bello di ricordare i preti che hanno servito le nostre comunità è custodire le loro lezioni di fede, di guardare dove essi guardavano – è proseguita la riflessione -. Non perdiamoci nei dettagli della vita umana, ma guardiamo avanti, fissando lo sguardo su Gesù».

Suggestive le parole, tratte da alcuni appunti di “don Cecchino”, ai quali il Vescovo ha voluto affidare la conclusione dell’omelia: «Dammi, Spirito santo, la forza e il coraggio di essere profeta nella Chiesa e nella società civile, dammi la forza di non fare tanti calcoli umani, ma di guardare solo al tuo Regno e ai tuoi figli e figlie che sono miei fratelli e sorelle. Tante volte mi hai fatto provare le bellezze della vita: fa che condivida queste gioie e che sia capace di comunicare la bellezza di quanto è bello vivere in comunione con te, al servizio dei fratelli. Grazie, Padre mio, e dammi sempre il tuo Santo Spirito perché sappia essere l’Agnello immolato con Cristo».

Al termine della Messa il parroco don Giuseppe Ferri ha voluto consegnare ai parenti di ciascun sacerdote deceduto il significativo dono di alcune piantine di ulivo: «sentinelle di vita e simbolo di serenità e rinascita».

 

 

Monsignor Giuseppe Aresi

Ordinato sacerdote il 28 giugno 1953, iniziò il proprio ministero come vicario a Trigolo; dopo un anno il trasferimento a Cremona, come vicario della parrocchia di S. Sebastiano. Nel 1956 fu nominato parroco di Monticelli Ripa d’Oglio (frazione del comune di Pessina Cremonese), comunità che nel 1960 ha lasciato per Ca’ d’Andrea. Nel 1974 il ritorno nella sua Bergamasca, prima come parroco Casirate d’Adde e, dopo 19 anni, continuando il proprio ministero come sacerdote cooperatore presso il Santuario di Caravaggio. Nel 1997 fu scelto dal vescovo Giulio Nicolini come canonico del Capitolo della Cattedrale e vicepenitenziere, ricoprendo poi l’incarico di penitenziere dal 2001 al 2003, quando si ritirò presso la casa di riposo di Vailate, dove è deceduto nel pomeriggio di mercoledì 18 marzo, a 91 anni.

 

Don Vito Magri

Classe 1931, diplomato in Scienze sociali, don Vito è stato ordinato sacerdote il 27 giugno del 1954. I suoi primi anni di sacerdozio sono stati come vicario negli oratori: a Sesto Cremonese (1955-1956), Romanengo (1956-1957), Cremona nella parrocchia di Sant’Abbondio (1957-1965), Calcio (1965-1969) e Fornovo San Giovanni (1969-1974). Nel 1974 la nomina a parroco di Isengo, fino al trasferimento nel 1998 a Fiesco, sempre come parroco. Dal 1999 al 2010 ha assunto l’incarico di sacerdote cooperatore al Santuario di S. Maria del Fonte presso Caravaggio, dove ha poi continuato a risiedere svolgendo ancora il proprio ministero. Dalla fine del 2017 risiedeva presso la Fondazione Ospedale Caimi di Vailate dove è deceduto nella notte tra lunedì 23 e martedì 24 marzo, in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni. Avrebbe compiuto 89 anni a metà maggio. 

 

Don Francesco Nisoli

Don Francesco Nisoli, originario della parrocchia di Brignano Gera d’Adda, è nato l’11 febbraio 1949. Ordinato sacerdote il 22 giugno 1974, ha iniziato il proprio ministero come vicario parrocchiale proprio nella Bergamasca, prima a Covo (1974-1982) e poi a Pumenengo (1982-1987). Nel 1987 è diventato parroco di Cella Dati. Dopo un anno la decisione di partire per la missione. Per quasi trent’anni, dal 1989 al 2017, è stato missionario in America Latina come “fidei donum”: negli ultimi anni di servizio in terra carioca, in particolare, ha svolto il proprio ministero come parroco della parrocchia di Nostra Signora di Fatima Taraqual, nella periferia di Goiania. Rientrato in diocesi si era messo a servizio della parrocchia di Caravaggio come collaboratore parrocchiale. Il 23 marzo era stato ricoverato all’ospedale di Treviglio a causa dell’aggravarsi di sintomi riconducibili al coronavirus; diovedì 26 marzo, in serata, il decesso, all’età di 71 anni.

 

 

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A Ca’ de’ Stefani celebrazione in suffragio di don Achille Baronio (FOTO e VIDEO)

Nella solennità di Pentecoste il vescovo Antonio Napolioni ha presieduto la prima delle Messe di suffragio per i nove sacerdoti morti duranti l’emergenza sanitaria e per i quali non è stato possibile celebrare le esequie. La memoria e la preghiera, in questa prima occasione, è stata per don Luigi Achille Baronio, vescovatino doc classe 1936, che proprio in terra natia aveva concluso il suo la sua esperienza da parroco alla guida, per ben ventidue anni, della comunità di Ca’ de’ Stefani. Il congedo, al raggiungimento dell’età canonica, con non pochi rimpianti, ma insieme alla convinzione di dover fare un passo indietro per non essere proprio lui di ostacolo alla formazione dell’unità pastorale che stava nascendo.

Nel pomeriggio di domenica 31 maggio riunita per lui c’era la sua Vescovato. Insieme ai familiari e agli amici, coltivati con genuina simpatia negli anni e punto di riferimento rincuorante nei periodi meno esaltanti.

La Messa, per garantire il distanziamento secondo le norme vigenti, si è svolta nel cortile dell’oratorio, dove per anni aveva gioito nel veder giocare bambini e ragazzi. Ma questa volta il cortile e il campo da calcio si sono riempiti per una occasione assai diversa dal clima di festa.

Eppure, pur nel dolore del distacco, in tutti c’era la certezza di saperlo in una avventura nuova, con amici ritrovati, a guardare da lassù, con un po’ in imbarazzo, questo strano ritrovo di conoscenti. Lo ha ricordato in qualche modo anche il vescovo Napolioni che all’inizio dell’omelia, prendendo spunto dal desiderio dei parenti di porre sull’altare la fotografia di don Achille, ha voluto sottolineare la sua nuova realtà nella vita del Cielo.

Poi il Vescovo ha iniziare la sua riflessione mettendo al centro dell’attenzione la Parola di Dio, sulla quale è necessario impostare la propria vita, anzitutto quella di un prete. Una Parola che va ascoltata e vissuta, prima che insegnata.

Ricordando la figura di don Baronio, con anche qualche aneddoto sulla scuola di “cremonese” che non gli faceva mancare, rileggendo la prima lettura (At 2,1-11), il Vescovo ha espresso la necessità di un «Vangelo che arrivi a parlare la lingua degli altri». Ma anche la necessità che ognuno, pur rimanendo se stesso, debba riconoscersi parte di un’unica famiglia, ha precisato focalizzandosi sulla seconda lettura (1Cor 12,3-7.12-13). E qui un preciso riferimento al ministero di parroco, che deve dedicarsi alla propria gente non come fosse sua proprietà, ma nemmeno come un asettico funzionario.

Non solo, proprio il prete deve sperimentare per primo la misericordia di Dio, ha detto in riferimento alla pagina evangelica (Gv 20,19-23) e guardando a un don Achille confessore «di manica larga» in quanto immerso a fondo nell’umanità e nelle sue difficoltà.

Accanto al Vescovo ha concelebrato l’emerito mons. Dante Lafranconi, ordinato sacerdote nel 1964 proprio come don Baronio. Ci teneva don Achille a ricordare questo elemento che rinsaldava l’affetto e la comunione. Tra i concelebranti anche due dei compagni di Messa: don Mario Marinoni e don Bernardino Orlandelli. E ancora l’amico don Mario Dellacorna e don Pieraltero Ziglioli, che vide crescere da ragazzo. C’era anche don Antonio Pezzetti, visto che don Baronio dopo aver lasciato Ca’ de’ Stefani andò a risiedere alla Casa dell’Accoglienza, spostandosi successivamente a Villa Flaminia, comunità che era rappresentata dal direttore don Luigi Mantia. Non mancavano naturalmente, insieme al cerimoniere don Flavio Meani, i sacerdoti dell’unità pastorale Cafarnao formata dalle cinque parrocchie di Vescovato, Pescarolo e Gabbioneta-Binanuova: il moderatore mons. Attilio Arcagni e il parroco in solido don Paolo Tomasi.

Photogallery della celebrazione

 

 

Biografia di don Luigi Achille Baronio

Nato a Pescarolo il 15 ottobre 1936, don Luigi Achille Baronio era originario di Vescovato, realtà cui è sempre stato fortemente legato. Ordinato sacerdote il 27 giugno 1964, ha iniziato il proprio ministero come vicario a Martignana Po (1964-1966), quindi a Soncino (1966-1971) e a Cristo Re in Cremona (1971-1976).

Alle fine di settembre del 1976 è stato nominato parroco di Fengo (frazione di Acquanegra Cremonese), quindi nel 1985 il trasferimento a Scandolara Ravara.

Il 1° giugno 1990 è stato scelto come parroco di San Bartolomeo apostolo in Ca’ de’ Stefani, frazione di Vescovato, cui ha rinunciato, per raggiunti limiti d’età, nel luglio 2012.

Per due anni è stato quindi collaboratore parrocchiale a Scandolara Ripa d’Oglio, Grontardo e Levata. Successivamente ha offerto il proprio aiuto a Cremona, nella parrocchia di Borgo Loreto, sino alla recente costituzione dell’unità pastorale.

Schietto e affabile, fortemente legato alle realtà di cui era stato pastore e con le quali aveva stretto forti legami di amicizia, sino all’ultimo ha svolto il proprio ministero anche come confessore in Cattedrale.

Il 15 marzo don Achille Baronio era stato colto da malore nella sua camera, presso la Casa del clero “Villa Flaminia” di Cremona dove risiedeva. Giunto già in stato di incoscienza all’ospedale “Carlo Poma” di Mantova dove, oltre alla emorragia cerebrale, era stata riscontrata la positività al coronavirus, è deceduto nel pomeriggio di lunedì 23 marzo.

 

Nelle parrocchie con il Vescovo le Messe in suffragio dei sacerdoti morti durante l’emergenza Covid




Nelle parrocchie con il Vescovo le Messe in suffragio dei sacerdoti morti durante l’emergenza Covid

Giovedì 28 maggio in Cattedrale, durante la Messa del Crisma, come di consueto saranno ricordati i sacerdoti deceduti nell’ultimo anno. Di questi 15 ben nove sono morti a causa del Coronavirus durante le settimane drammatiche dell’emergenza sanitaria. Per loro dunque non è stato possibile celebrare le esequie, ma da subito si era deciso che finita l’emergenza sarebbe stata programmata una degna celebrazione di suffragio da vivere con e nelle ri­spettive comunità parrocchiali. A tal proposito la Segreteria vescovile ha diffuso il calendario delle celebrazioni che saranno presiedute dal vescovo Antonio Napolioni sul territorio.

 

Il primo appuntamento sarà nel pomeriggio di domenica 31 maggio, alle 18, a Ca’ de’ Stefani (Vescovato) in suffragio di don Achille Baronio. Il sacerdote vescovatino, classe 1936, il 15 marzo era stato colto da malore nella sua camera, presso la Casa del clero “Villa Flaminia” di Cremona dove risiedeva. Ricoverato in stato di incoscienza all’ospedale “Carlo Poma” di Mantova dove, oltre alla emorragia cerebrale, era stata riscontrata la positività al coronavirus, è deceduto il 23 marzo. Il ricordo di don Baronio a Ca’ de’ Stefani, ultima parrocchia di cui fu parroco, dal 1990 al 2012. [leggi per saperne di più]

 

La sera di lunedì 1° giugno, alle 20.45, a Brignano Gera d’Adda saranno ricordati i tre sacerdoti originari della parrocchia: mons. Giuseppe Aresi, don Vito Magri e don Francesco Nisoli.

Mons. Giuseppe Aresi è deceduto nel pomeriggio di mercoledì 18 marzo, presso la Fondazione Ospedale Caimi di Vailate, all’età di 91 anni. Nel 1997 fu scelto dal vescovo Giulio Nicolini come canonico del Capitolo della Cattedrale e vicepenitenziere, ricoprendo poi l’incarico di penitenziere dal 2001 al 2003, anno in cui si ritirò presso la casa di riposo di Vailate mantenendo il titolo di canonico onorario della Cattedrale. [leggi per saperne di più]

Sempre al Caimi di Vailate è morto, nella notte tra lunedì 23 e martedì 24 marzo, don Vito Magri, che a metà maggio avrebbe compiuto 89 anni. Risiedeva nella casa di riposo di Vailate dal 2017 dopo essere stato per quasi vent’anni al Santuario di Caravaggio, di cui è stato sacerdote cooperatore dal 1999 al 2010, continuandovi poi a risiedere svolgendo ancora il proprio ministero. [leggi per saperne di più]

Nella serata di giovedì 26 marzo all’ospedale di Treviglio il decesso, dopo alcuni giorni di ricovero a causa dell’aggravarsi di sintomi riconducibili al Coronavirus, di don Francesco Nisoli, 71 anni. Per quasi trent’anni, dal 1989 al 2017, era stato missionario in America Latina come “fidei donum”: negli ultimi anni di servizio in terra carioca, in particolare, aveva svolto il proprio ministero come parroco della parrocchia di Nostra Signora di Fatima Taraqual, nella periferia di Goiania. Rientrato in diocesi si era messo a servizio della parrocchia di Caravaggio come collaboratore parrocchiale. [leggi per saperne di più]

 

Martedì 2 giugno, nel giorno della Dedicazione della Cattedrale di Cremona, si terrà il ricordo dei quattro canonici morti nei mesi di marzo e aprile: mons. Alberto Franzini, mons. Mario Cavalleri, mons. Vincenzo Rini e mons. Giuseppe Aresi (ricordato anche a Brignano la sera precedente). Il Vescovo presiederà l’Eucaristia in Cattedrale alle 18.

Nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 aprile all’Ospedale di Cremona è deceduto il bozzolese mons. Alberto Franzini, parroco della Cattedrale e canonico del Capitolo. pochi giorni dopo, il 7 aprile, aprile avrebbe compiuto 73 anni. Il ricovero in ospedale era avvenuto a seguito ai classici sintomi del Coronavirus con un improvviso aggravarsi delle sue condizioni per altre patologie riscontrate nelle ultime settimane e che non gli hanno lasciato scampo. [leggi per saperne di più]

Nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 marzo si è spento mons. Vincenzo Rini. Il canonico della Cattedrale originario di Spinadesco, per oltre 30 anni era stato alla direzione del settimanale diocesano “La Vita Cattolica”. Mons. Rini, che da poco aveva compiuto 75 anni, è spirato all’Ospedale di Cremona, dove era ricoverato a causa del Covid-19. [leggi per saperne di più]

Primo ad aprire la serie dei decessi nelle settimane di emergenza sanitaria era stato mons. Mario Cavalleri: il canonico onorario della Cattedrale, originario di San Marino, si è spento lunedì 9 marzo presso la casa di riposo “Giovanni e Luciana Arvedi” – Fondazione “La Pace” di Cremona dove si trovava da tempo. Classe 1915, era il decano dei sacerdoti diocesani. Don Mario – con una particolare attenzione per la terra africana – era molto conosciuto a Cremona anche per la sua Casetta, un’esperienza di carità e di accoglienza durata circa trent’anni. [leggi per saperne di più]

 

Sabato 6 giugno, alle 18.30 a San Martino del Lago, la Messa in suffragio del parroco emerito don Arnaldo Peternazzi, deceduto giovedì 26 marzo presso la Fondazione “Elisabetta Germani” di Cingia de’ Botti, dove risiedeva da un paio d’anni. Originario di Scandolara Ravara, 86 anni, per una dozzina d’anni, tra il 1975 e il 1987, era stato sacerdote “fidei donum” in Brasile. Un legame mantenuto sempre forte, tanto da portarlo a essere ispirazione per la nascita, nel 1994, dell’Associazione Amici del Brasile onlus, che finanzia progetti di solidarietà non solo nel paese latinoamericano, ma anche nella Repubblica Democratica del Congo. [leggi per saperne di più]

 

Infine nel pomeriggio di giovedì 18 Giugno, alle 18 in Cattedrale, a Cremona, la celebrazione in ricordo del parroco emerito don Albino Aglio deceduto, nella serata di mercoledì 18 marzo, a 93 anni, presso la casa di riposo “Giovanni e Luciana Arvedi di Cremona” dove era ricoverato da diversi anni. [leggi per saperne di più]

 

 

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Deceduto don Franzini, parroco e canonico della Cattedrale

Nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 aprile dall’Ospedale di Cremona è deceduto monsignor Alberto Franzini, parroco e canonico del Capitolo della Cattedrale di Cremona. Il decesso è avvenuto nel reparto di Terapie intensive dell’ospedale di Cremona dove si trovava ricoverato. Il 7 aprile avrebbe compiuto 73 anni.

La notizia dell’aggravarsi delle condizioni di salute di monsignor Franzini aveva fatto il passaparola nelle diverse parrocchie delle diocesi. Nelle scorse settimane il ricovero in seguito ai classici sintomi del Coronavirus. L’inizio delle terapie e poi l’improvviso aggravarsi delle sue condizioni per altre patologie riscontrate nelle ultime settimane e che non gli hanno lasciato scampo.

Vasto il cordoglio in diocesi, a partire dalla città di Cremona e Casalmaggiore, dove aveva svolto il proprio ministero, oltre che nella sua Bozzolo, dove sarà sepolto lunedì 6 aprile alle 15.

 

Profilo di monsignor Franzini

Monsignor Alberto Franzini è nato il 7 aprile 1947, originario della parrocchia di Bozzolo negli anni di don Primo Mazzolari, cui da chierichetto ha assistito ai funerali nella chiesa intitolata a San Pietro Apostolo.

Ordinato sacerdote il 27 giugno 1971 dal vescovo Bolognini, fu inviato subito a Roma a perfezionare gli studi in Teologia presso la Pontifica Università Lateranense dove conseguì la laurea.

Rientrato in diocesi nel 1975 è stato nominato vicario nella parrocchia cittadina di Sant’Imerio (fino al 1984), oltre che insiegnante in Seminario (fino al 1999) con anche l’incarico, dal 1985, di preside dell’istituto teologico.

Per un anno, dal 1984 al 1985, ha diretto il settimanale diocesano “La Vita Cattolica”.

Nel 1990 è stato nominato dal vescovo Enrico Assi direttore del Centro pastorale diocesano “Maria Sedes Sapientiae” di Cremona, ricoprendo anche, tra il 1994 e il 1996, l’incarico di responsabile della pastorale del mondo politico e amministrativo. Mentre dal 1995 al 1996 è stato presidente diocesano del Gris  (Gruppo di ricerca e di informazione sulle sette).

Nel 1997 il vescovo Giulio Nicolini lo ha nominato parrocco della parrocchia Santo Stefano Protomartire in Casalmaggiore. Nel 2012 il vescovo Dante Lafranconi gli ha affidato anche la guida pastorale della comunità di San Leonardo, l’altra parrocchia di Casalmaggiore.

Nell’estate 2014 il trasferimento a Cremona come parroco della Cattedrale di Cremona e membro del Capitolo della Cattedrale.

Monisgnor Franzini, molto attento alla realtà culturale, sociale e politica, è stato sempre un apprezzato conferenziere, oltre che un fine scrittore. L’editrice Lateran University Press, ad esempio, aveva riproposto, nella collana “Vivae Voces”, la sua tesi di dottorato in Teologia, già editata nel 1978 dalla casa editrice Morcelliana di Brescia. Titolo dell’opera: «Tradizione e Scrittura. Il contributo del Concilio Vaticano II».

In occasione della visita di Papa Francesco a Bozzolo (20 giugno 2017) ha pubblicato con l’allora editrice diocesana Nuova Editrici Cremonese il volumetto “Il mio parroco don Primo. Una introduzione alla figura e al pensiero di don Primo Mazzolari”.

Tra il 2016 e il 2017 aveva anche ricoperto il ruolo di coordinatore dell’area pastorale “Capaci di comunicazione e cultura” e, sin dall’inizio, era parte del gruppo di ideazione di Riflessi, il megazine online prodotto da TeleRadio Cremona Cittanova, della quale in passato era stato anche membro del Consiglio di amministrazione.

Monsignor Franzini nel video pubblicato su Riflessi Magazine

https://www.facebook.com/riflessimagazine/videos/416771625597839/

 

 

Lettera del vescovo Antonio a don Alberto

Storie di questi giorni: la quasi cronaca di un quasi funerale

Monsignor Franzini e don Primo Mazzolari: racconto d’infanzia e scoperta di fede (AUDIO)




La Parrocchia di Caravaggio piange don Francesco Nisoli, per quasi 30 anni fu missionario in Brasile

A poche ore dalla morte di don Arnaldo Peternazzi, da Caravaggio giunge la notizia della scomparsa di un altro sacerdote che a lungo si è speso in missione. Si tratta di don Francesco Nisoli, 71 anni, dal 2017 collaboratore parrocchiale presso la parrocchia dei Santi Fermo e Rustico in Caravaggio (Bg). Domenica 23 marzo era stato ricoverato all’ospedale di Treviglio a causa dell’aggravarsi di sintomi riconducibili al coronavirus. Giovedì 26 marzo, in serata, il decesso.

Don Francesco Nisoli, originario della parrocchia di Brignano Gera d’Adda, è nato l’11 febbraio 1949. Ordinato sacerdote il 22 giugno 1974, ha iniziato il proprio ministero come vicario parrocchiale proprio nella Bergamasca, prima a Covo (1974-1982) e poi a Pumenengo (1982-1987). Nel 1987 è diventato parroco di Cella Dati.

Dopo un anno la decisione di partire per la misione. Per quasi trent’anni, dal 1989 al 2017, è stato missionario in America Latina come “fidei donum”: negli ultimi anni di servizio in terra carioca, in particolare, ha svolto il proprio ministero come parroco della parrocchia di Nostra Signora di Fatima Taraqual, nella periferia di Goiania.

Rientrato in diocesi si era messo a servizio della parrocchia di Caravaggio come collaboratore parrocchiale.

«Dopo una vita spesa in missione – ricorda il vescovo Antonio Napolioni – si era inserito in diocesi con serenità e disponibilità, mettendosi a disposizione della comunità di Caravaggio con grande spirito di servizio e comunione». «Una grande perdita», conclude il Vescovo rivolgendo un pensiero di cordoglio non solo per i sacerdoti scomparsi in questi giorni, ma anche facendosi vicino a tutte le famiglie che in queste ore stanno piangendo qualche familiare.




Deceduto don Peternazzi, per 12 anni fidei donum in Brasile

Ancora un lutto nel clero cremonese: giovedì 26 marzo è salito alla Casa del Padre don Arnaldo Peternazzi. Il decesso è avvenuto presso la Fondazione “Elisabetta Germani” di Cingia de’ Botti, dove risiedeva da un paio d’anni. Originario di Scandolara Ravara, 86 anni, per una dozzina d’anni, tra il 1975 e il 1987, era stato sacerdote “fidei donum” in Brasile. Un legame mantenuto sempre forte, tanto da portarlo a essere ispirazione per la nasciata, nel 1994, dell’Associazione Amici del Brasile onlus, che finanzia progetti di solidarietà non solo nel paese latinoamericano, ma anche nella Repubblica Democratica del Congo.

Anche il vescovo Antonio Napolioni ha voluto esprimere un suo pensiero di cordoglio: «Don Arnaldo – ha detto – ha conservato fino in fondo il suo entusiasmo missionario radicato nell’essenzialità del Vangelo ed espresso in uno stile di rapporti franco e fraterno». Di don Peternazzi il Vescovo ha voluto anche ricordare la grande passione per la montagna, «attraverso cui ha introdotto diverse generazioni di giovani alla contemplazione del Creato».

Don Arnaldo Peternazzi è nato a Scandolara Ravara il 2 gennaio 1934 ed è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1960. È stato vicario a Castelverde (dal 1960 al 1963) e a Mozzanica (dal 1963 al 1975).

Nel 1975 la partenza come “fidei donum” per il Brasile dove è rimasto fino al 1987, quando è rientrato in diocesi di Cremona diventando parroco delle comunità di San Martino del Lago e Ca’ de’ Soresini.

Lasciato l’incarico per raggiunti limiti d’età nel 2017, don Peternazzi ha continuato a risiedere a San Martino del Lago ancora un anno, poi il trasferimento nella casa di riposo di Cingia de’ Botti.

 

L’intervista a don Peternazzi al Giorno del Signore del 2 novembre 2014




Deceduto don Vito Magri, per molti anni al Santuario di Caravaggio

È morto nella notte tra lunedì 23 e martedì 24 marzo, presso la Fondazione Ospedale Caimi di Vailate, don Vito Magri. Originario di Brignano Gera d’Adda, avrebbe compiuto 89 anni a metà maggio. Il decesso è avvenuto dopo che negli ultimi giorni le sue condizioni si erano aggravate.

Il vescovo Antonio Napolioni lo ricorda per« gli incontri caratterizzati dalla tipica ironia» di don Vito, ma anche «dall’obbedienza fiduciosa alla confidenza della sua sofferenza e dall’impegno quotidiano nella preghiera per la nostra Chiesa». «Il Signore ci sostenga in questo calvario!», ha concluso monsignor Napolioni.

Classe 1931, diplomato in Scienze sociali, don Vito è stato ordinato sacerdote il 27 giugno del 1954.

I suoi primi anni di sacerdozio sono stati come vicario negli oratori: a Sesto Cremonese (1955-1956), Romanengo (1956-1957), Cremona nella parrocchia di Sant’Abbondio (1957-1965), Calcio (1965-1969) e Fornovo San Giovanni (1969-1974).

Nel 1974 la nomina a parroco di Isengo, fino al trasferimento nel 1998 a Fiesco, sempre come parroco.

Dal 1999 al 2010 ha assunto l’incarico di sacerdote cooperatore al Santuario di S. Maria del Fonte presso Caravaggio, dove ha poi continuato a risiedere svolgendo ancora il proprio ministero.

Dalla fine del 2017 risiedeva presso la casa di riposo di Vailate.