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Anche quest’anno online il sussidio CEI Quaresima-Pasqua

Online anche quest’anno il sussidio predisposto dall’Ufficio liturgico nazionale CEI e dedicato al Tempo Quaresima–Pasqua, nel quale si offrono commenti alla Parola di Dio, indicazioni liturgiche e musicali, dal Mercoledì delle Ceneri alla Domenica di Pentecoste.Con l’obiettivo di agevolarne ulteriormente l’uso è stato predisposto anche un documento “pdf riepilogativo” con tutto il sussidio. L’auspicio è che questo contributo possa contribuire ad affinare la qualità delle celebrazioni liturgiche delle comunità cristiane.

Inoltre disponibile sul sito liturgico.chiesacattolica.it il libro degli accompagnamenti organistici per la Liturgia delle Ore del Tempo di Quaresima, del Triduo pasquale e del Tempo di Pasqua.

Vai al sito dell’Ufficio liturgico nazionale

 

 

Presentazione

Nel canto dell’Exsultet risuona la gioia per la risurrezione gloriosa del Signore, che «fa risplendere sugli uomini la sua luce serena». È la luce di Cristo, che disperde «le tenebre del cuore e dello spirito» (all’accensione del cero pasquale), che «salva su tutta la terra i credenti dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all’amore del Padre e li unisce nella comunione dei santi» (Exsultet).

I discepoli, che la sera di Pasqua «gioirono al vedere il Signore» (Gv 20,20), ci ricordano il paradosso della vita cristiana: la prova e il dolore non sono eliminate in questo mondo; le nostre notti infatti, anche se oscurate dalla sofferenza quotidiana, sono illuminate dalla risurrezione del Signore, che nel mistero della notte pasquale «sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti». Come scriveva san Paolo VI nell’esortazione apostolica Gaudete in Domino, «il cristiano, sottoposto alle difficoltà dell’esistenza comune, non è tuttavia ridotto a cercare la sua strada come a tastoni, né a vedere nella morte la fine delle proprie speranze […]. L’Exsultet pasquale canta un mistero realizzato al di là delle speranze profetiche: nell’annuncio gioioso della risurrezione, la pena stessa dell’uomo si trova trasfigurata, mentre la pienezza della gioia sgorga dalla vittoria del Crocifisso, dal suo Cuore trafitto, dal suo Corpo glorificato, e rischiara le tenebre delle anime: Et nox illuminatio mea in deliciis meis» (n. III).

Il Tempo di Quaresima e la cinquantina pasquale, da vivere e comprendere nella loro unità e reciproco rimando, ci conducono per mano attraverso il mistero della libertà dell’uomo, del peccato, dell’amore di Dio, della sua misericordia, della redenzione di Cristo, per farci sperimentare la bellezza del rimanere con il Signore e la luce trasfigurante della risurrezione. La celebrazione dei sacramenti pasquali ci immerge in questa realtà e ci dona la grazia della conversione, richiamata in modo particolare dall’itinerario tracciato dai Vangeli di questo anno C. La stessa celebrazione liturgica è infatti un’esperienza protesa alla conversione della vita tramite l’assimilazione del modo di pensare, di comportarsi e di essere del Signore Gesù.

Il sussidio proposto anche quest’anno dall’Ufficio Liturgico Nazionale intende offrirsi come un contributo per preparare le celebrazioni affinandone la qualità misterica e la bellezza, in profonda sintonia con le indicazioni dei libri liturgici e delle possibilità da essi offerte, per lasciarci condurre nel cuore del mistero. Il Santo Padre Francesco ci ricorda infatti che la via mistagogica è quella più «idonea per entrare nel mistero della liturgia, nell’incontro vivente col Signore crocifisso e risorto. Mistagogia significa scoprire la vita nuova che nel Popolo di Dio abbiamo ricevuto mediante i Sacramenti, e riscoprire continuamente la bellezza di rinnovarla» (Alla Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 14 febbraio 2019).

In linea  con le domande poste ai Padri sinodali dai giovani – che in realtà sono quelle di tutto il popolo di Dio – auspico che il sussidio possa aiutare a riscoprire una liturgia autentica, fresca, gioiosa, valorizzandone la bellezza e la nobiltà dei segni e dei gesti, per vivere, nella celebrazione e nella vita, la speranza, la gioia della vita nuova in Cristo e la capacità di testimoniarla agli altri, così come invita il diacono congedando l’assemblea nel Tempo Pasquale: Andate e portate a tutti la gioia del Signore risorto!

Stefano Russo
Segretario Generale della CEI




Mercoledì delle Ceneri, il Vescovo: «Una buona Quaresima ci farà bene»

«Una buona Quaresima ci farà bene in termini di santità, di pace e di bellezza della vita». Lo ha affermato il vescovo Antonio Napolioni nell’omelia della Messa del Mercoledì delle Ceneri che, nel pomeriggio del 6 marzo, ha presieduto in Cattedrale all’inizio della Quaresima. «Che ci sia dato in questo tempo di accorgerci della santità degli altri, e questo risveglierà la fiducia anche nella nostra alla stessa santità».

La liturgia, animata con il canto dal Coro della Cattedrale diretto da don Graziano Ghisolfi e accompagnata all’organo dal maestro Fausto Caporali, è stata concelebrata vescovo emerito Dante Lafranconi. Presenti i canonici del Capitolo della Cattedrale con il nuovo presidente mons. Ruggero Zucchelli, i superiori del Seminario e alcuni altri sacerdoti.

Dopo che il diacono don Arrigo Duranti ha proclamato il testo evangelico di Matteo (6,1-6.16-18), ha preso la parola il vescovo Napolioni per l’omelia. «Finalmente è Quaresima!», ha esclamato sottolineando come la presenza a questa celebrazione non possa essere semplicemente l’adempimento di un precetto, ma la risposta a un «bisogno dell’anima di iniziare insieme ai fratelli e alle sorelle questo tempo di grazia».

Quindi con un riferimento al calendario che, portando avanti la data della Pasqua, in un certo modo l’ha fatta sospirare maggiormente, ha affermato: «Anche umanamente abbiamo bisogno di fermarci: di un più di silenzio, di un po’ più di preghiera, di un po’ più di sobrietà nei consumi, di un po’ più di attenzione degli uni agli altri. La pedagogia della Chiesa è umanissima, saggia, corrisponde al nostro bene. E, dunque, una buona Quaresima ci farà bene in termini di santità, di pace e di bellezza della vita».

Mons. Napolioni si è quindi soffermato su quattro azioni dello Spirito, richiamati anche nel prefazio: “Con il digiuno quaresimale 
tu vinci le nostre passioni, elevi lo spirito, 
infondi la forza e doni il premio”.

Il richiamo alla seconda lettura (2Cor 5,20-6,2) è stato lo spunto per ricordare come Cristo, «senza macchia, continua a sporcarsi liberamente di tutti i nostri peccati, che non ha guardato da lontano, ma ha conosciuto da dentro di noi». E ancora: «Lui si è fatto peccato, perché noi peccatori diventassimo immersi nella giustizia, fatti nuovi, fatti santi».

«I santi ci sono!», ha quindi affermato, auspicando «che ci sia dato, in questo tempo, di accorgerci della santità degli altri, e questo risveglierà la fiducia anche nella nostra alla stessa santità».

Da ultimo il richiamo all’immagine evangelica della pagliuzza e della trave, che la liturgia ha richiamato domenica scorsa e che in qualche modo ha già preparato «a entrare in questo tempo di cui abbiamo bisogno: tempo per lavarci gli occhi, per curarci, per ritrovare verità, limpidezza e gioia. Travi che il Signore richiama a sé per farne la sua croce.

Dopo l’omelia la benedizione delle ceneri che per primo il vescovo Antonio ha ricevuto sul capo. Ceneri che poi sono state imposto sul capo anche degli altri sacerdoti e dei fedeli presenti.

La Messa – servita all’altare dagli studenti di Teologia del Seminario diocesano – è quindi proseguita come consuetudine con la liturgia eucaristica.

 

Photogallery della celebrazione

 




“Note di Pastorale giovanile” dedica un dossier al sinodo dei giovani

E’ in uscita in questi giorni la nuova edizione della rivista Note di pastorale giovanile, rivista salesiana di pastorale giovanile edita da Elledici (Torino-Leumann) a cura del Centro Salesiano Pastorale Giovanile di Roma. Al centro dell’edizione il tema dei sinodi dei giovani celebrati in diverse diocesi italiane, trattato anche attraverso un approfondimento curato da don paolo Arienti e dall’Ufficio di Pastorale giovanile di Cremona, dal titolo «Ascoltare e camminare insieme. Quando i giovani diventano sinodo».

Il Dossier – come spiega l’introduzione – parte dall’esperienza di alcune diocesi, Cremona, Padova e Lecce, che hanno concluso una significativa stagione sinodale proprio alla vigilia dell’assise romana, mentre a vario titolo e con le forme più differenti le chiese italiane hanno dato corpo all’ascolto del mondo giovanile che papa Francesco ha chiesto e che idealmente è culminato nell’incontro al Circo Massimo lo scorso agosto. E mentre le esperienze citate restano sullo sfondo, viene indagata la matrice teologico-pastorale di una sinodalità a misura anche di pastorale giovanile e si tenta di illuminare le implicazioni di un nuovo modello che poco a poco si sta dipanando».

L’approfondimento è diviso in tre parti:

  1. Orizzonti ecclesiologico-pastorali (articoli di Paolo Arienti, Stefania Peri, Elena Poli, Mattia Cabrini, Ettore Galimberti, Filippo Gilardi e Voci giovani)
  2. La concretezza metodologica (articoli della Segreteria del Sinodo di Cremona e Paolo Arienti)
  3. Alcune prassi (articoli di Giorgio Pusceddu, Segreteria del Sinodo di Cremona e Chiesa di Lecce)

 

 




Il Vescovo: «È possibile diventare santi e seguire Gesù, purché noi non mettiamo in archivio la Pasqua»

«Chiamati a diventare santi, a diventare veri cristiani, a diventare uomini e donne delle beatitudini, a diventare risorti». Questo l’augurio e insieme l’invito rivolto dal vescovo Antonio Napolioni nella solenne Messa pontificale di Pasqua, presieduta nella mattinata di domenica 21 aprile in Cattedrale. Una celebrazione iniziata con l’aspersione con l’acqua benedetta nella veglia pasquale, nella memoria del Battesimo, e conclusa con la benedizione apostolica con annessa indulgenza plenaria, rinnovando la grazia divina.

«Siamo quelli del giorno di Pasqua», ha esordito il Vescovo nell’omelia, usando un particolare termine, «pasqualini»: «Io voglio che questo nome – ha detto – sia il mio e di tutti i miei fratelli, sia la nostra vera identità, 365 giorni all’anno: vivere la Pasqua, custodire la Pasqua, la coscienza di ciò che il Signore ha fatto per noi e di noi. Ci ha chiamato a essere suoi amici – siamo quelli di Gesù, con Gesù – ma nello stesso tempo ha corso il rischio della nostra libertà, del nostro capriccio, della nostra incostanza, della nostra miseria, del nostro peccato, tanto da farci riconoscere anche in quelli senza e contro Gesù».

Al centro di questa giornata l’annuncio della Risurrezione, che «rimette in moto la vita!», ha ricordato il Vescovo, usando l’immagine del Risorto che spezza il pane tra i discepoli di Emmaus, per poi scomparire, cioè «per affidarsi totalmente alla Chiesa nascente nei segni umili e potentissimi dei Sacramenti».

Ma che cosa porta in ciascuno la Pasqua? Anche quella di quest’anno? Se lo è chiesto mons. Napolioni, che ha proseguito: «Oggi noi che cosa facciamo di questa identità ritrovata? La Pasqua ci ha detto chi siamo, quanto siamo amati da Dio, quanto Egli è fedele al suo progetto di salvezza. Che cosa dobbiamo fare?». La risposta l’ha data citando i Padri della Chiesa: «Diventa quello che sei!». In altre parole il compito è quello di «Portare la nostra vita, la nostra identità e la nostra persona a contatto con il mondo, per il quale siamo stati messi al mondo. Per trasformare il mondo in Regno di Dio con Gesù. Per essere operatori di giustizia, di pace e di bene. Nella famiglia e in tutti i contesti in cui ciascuno spende se stesso, minuto per minuto. Siamo chiamati a diventare santi, a diventare veri cristiani, a diventare uomini e donne delle beatitudini, a diventare risorti».

Mons. Napolioni ha ricordato quindi come «La buona notizia di oggi non è soltanto l’annuncio di un premio eterno rispetto alla sofferenza terrena, ma l’inizio di un lavorìo dello Spirito che permette a ciascuno di non sentirsi più solo, abbandonato, alle prese con un’impresa impossibile». E ha subito precisato: «È possibile diventare santi e seguire Gesù, purché noi non mettiamo in archivio la Pasqua, purché questo ritmo di vita-morte-risurrezione segni tutte le nostre esperienze umane».

Perché la morte, anche se vinta, non è stata tolta: è stata trasformata. «Affinché la morte – non solo del corpo ma prima ancora del nostro io, della nostra voglia di affermarci, delle nostre idee strampalate, della nostra fatica di assomigliare davvero a Gesù per il quale e nel quale siamo stati pensati da Dio – diventi il solco nel quale fiorisce la vita. È la legge della natura! Perché allora non dovrebbe essere la legge degli uomini e delle donne, dei figli di Dio?». Non per lasciare che le stagioni facciano il proprio corso, ma interpretando il proprio posto «nel giardino di Dio».

Infine il riferimento al salmo Salmo (117), nel passaggio: “Non morirò, ma resterò in vita e annuncerò le opere del Signore”. «Che ne dite di tornare a casa con questo programma?», ha detto mons. Napolioni. «Non morirò solo se morirò, solo se mi donerò, solo se non mi tirerò indietro nel momento della croce». Dunque «Si tratta di spenderci secondo i suggerimenti dello Spirito, secondo segni dei tempi, secondo la volontà di Dio. Che Cristo Gesù ha fatto con tutto se stesso, da vivo, da morto e da risorto. E rende capaci anche noi di percorrere la stessa via, non ce n’è un’altra».

«Come dice il Papa – ha quindi auspicato, concludendo l’omelia – siate tutti predicatori del Vangelo, con la vita e, se necessario, con la parola. Tornando a casa, si veda che questa Messa non era una Messa qualsiasi, che il nostro essere qui il giorno di Pasqua non è un rito che si ripete, ma è un dono che ci è stato fatto, che abbiamo accolto e che spartiremo con le persone che amiamo».

La Messa di Pasqua, concelebrata dai canonici del Capitolo e servita dal diacono Arrigo Duranti, è stata animata con il canto dal Coro della Cattedrale, supportato all’organo dal maestro Fausto Caporali e da un quartetto di ottoni guidato dal maestro Giovanni Grandi, il tutto sotto la direzione di don Graziano Ghisolfi. Come per le altre celebrazioni della Settimana Santa I seminaristi diocesani hanno effettuato il servizio liturgico coordinati dal cerimoniere don Flavio Meani.

 

 

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Pellegrinaggio diocesano in Grecia, sulle orme di San Paolo

Prosegue fino a metà aprile la possibilità, per gruppi e singoli, di iscriversi al pellegrinaggio diocesano in Grecia. Sarà un itinerario sulle orme missionarie dell’apostolo Paolo quello che il vescovo Antonio Napolioni guiderà, dal 2 all’8 settembre, nella culla della civiltà classica.

Secondo il racconto degli Atti degli Apostoli, l’Apostolo “delle genti”, dopo aver annunciato il Vangelo in Asia Minore, compie il “salto” nel mondo classico, nel corso del suo secondo viaggio. Dopo aver incontrato la piccola comunità ebraica di Filippi, città di cui oggi restano le rovine archeologiche, Paolo si spostò nella vicina Tessalonica, oggi Salonicco: qui i pellegrini potranno visitare monumenti bizantini come la Basilica di Santa Sofia e quella di San Demetrio. Particolarmente importante risulterà la tappa alle «Meteore», singolari monasteri ortodossi maschili e femminili costruiti su picchi di roccia. Da qui si proseguirà per Atene con sosta all’Areopago, luogo di un importante discorso di Paolo, continuando poi con la visita all’Acropoli e agli altri luoghi della classicità. Seguirà la tappa alla zona archeologica di Corinto, dove l’Apostolo fondò un’importante e complessa comunità. Non mancherà pure la visita alla località di Micene, legata alle memorie del poeta Omero, e di Epidauro, dove sorge il più maestoso tra i teatri di epoca antica. Il pellegrinaggio diocesano in Grecia rappresenta sicuramente la principale proposta per il 2019.

Ecco il programma del pellegrinaggio:

1° giorno: Italia – Salonicco. Ritrovo in aeroporto e partenza per Salonicco via Vienna. Arrivo e inizio della visita della città, la Tessalonica d’epoca paolina, con la chiesa bizantina di San Demetrio. Trasferimento in albergo: sistemazione, cena e pernottamento.

2° giorno: esc. Filippi e Kavala. Mezza pensione in albergo. Giornata dedicata all’escursione a Filippi, dove l’apostolo Paolo nel 49 d.C. fondò la prima comunità cristiana d’ Europa. Visita e pranzo. Sosta a Kavala di cui si visita la città vecchia.

3° giorno: Salonicco – Kalambaka. Colazione. Conclusione della visita di Salonicco con la chiesa bizantina di Santa Sofia ricca di preziosi mosaici. Partenza per Veria dove tre giardini di marmo bianco indicano il punto della predicazione San Paolo nel 54 d.C. Proseguimento per Vergina. Pranzo. Visita del museo con i tesori di Filippo II il Macedone. Arrivo in serata a Kalambaka, nel centro della Tessaglia. Sistemazione in albergo: cena e pernottamento.

4° giorno: Kalambaka – Atene. Colazione e pranzo. Visita di due monasteri delle Meteore, ricchi di icone e di affreschi, centri spirituali e di vita eremitica. Partenza per Atene, inizio delle visite, sistemazione in albergo: cena e pernottamento.

5° giorno: Atene. Pensione completa. Visita dell’ Acropoli e dell’Agorà, testimone della predicazione di San Paolo. Visita al Museo Archeologico Nazionale e giro panoramico della città moderna.

6° giorno: esc. Argolide. Mezza pensione in albergo. Escursione in Argolide. Prima sosta all’imboccatura del Canale di Corinto, quindi visita del sito della città antica dove ancora risuonano le accorate parole delle lettere di Paolo ai Corinzi. Continuazione per Micene: visita e pranzo. Proseguimento per Epidauro: visita del teatro. Rientro ad Atene.

7° giorno: Atene – Italia. Colazione. Breve tempo a disposizione per il completamento della visita libera della città. In tarda mattinata trasferimento in aeroporto e partenza per il rientro in Italia via Vienna.

 

QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE:

  • Minimo 40 paganti 1.339,00€ (*)
  • Tasse aeroportuali    161,00€ (**)

SUPPLEMENTI:

  • camera singola              400,00€
  • Trasferimento per e dall’aeroporto 50,00€

LA QUOTA COMPRENDE:

Passaggio aereo in classe turistica Italia/Salonicco e Atene/Italia con voli di linea – Alloggio in hotel 4 stelle in camere a due letti con bagno o doccia – Pensione completa dalla cena del 1° giorno alla colazione del 7° giorno – Trasferimenti in pullman da/per gli aeroporti in Grecia – Visite ed escursioni con guida parlante italiano per tutto il tour in pullman come da programma – Ingressi: Filippi, Verghina, Meteore (2 monasteri), Acropolis di Atene, Agorà Antica, Museo Archeologico Nazionale, Micene, Epidauro (per un costo complessivo di 86 euro circa) – Audioriceventi  Vox – Accompagnatore dall’Italia – Assistenza sanitaria, assicurazione bagaglio e annullamento viaggio Europ Assistance – assistenza in aeroporto alla partenza – documentazione personalizzata.

LA QUOTA NON COMPRENDE:

Tasse aeroportuali soggette a riconferma fino all’emissione della biglietteria aerea – Mance – bevande ai pasti – pasti non menzionati – ingressi extra – extra di carattere personale – tutto quanto non espressamente indicato ne la voce “La quota comprende”.

DOCUMENTI:

Carta d’identità o passaporto validi per l’espatrio.

 

(*) Quota valida per il minimo partecipanti indicato per ciascun pullman

Nel caso in cui non venisse raggiunto il minimo partecipanti paganti, la quota potrebbe subire un adeguamento

(**) le tasse aeroportuali sono soggette a variazione fino alla reale emissione della biglietteria aerea. Fino a tale termine ci riserviamo il diritto di potervi richiedere l’adeguamento delle stesse.

 

Tutti i pellegrinaggi del 2019




Il vescovo Antonio alla Madonna delle lacrime: «Il pianto di Maria rimette in moto la vita» (AUDIO)

Come ogni anno, il 28 febbraio si è celebrata a Treviglio la festività della Madonna delle lacrime, che il 28 febbraio 1522 salvò, con il suo piano miracoloso, la città da sicura distruzione da parte delle truppe francesi. A celebrare la Messa presso il santuario della Madonna delle lacrime è stato il vescovo di Cremona Antonio Napolioni, che – in una chiesa gremita – ha proposto durante l’omelia una riflessione che, dalla liturgia della Parola e dalla tradizione del miracolo, ha riguardato la vita della chiesa e la convivenza delle comunità.

«Per quanto ci dividiamo – ha detto mons. Napolioni – agli occhi di Dio siamo un popolo solo, una sola famiglia». Ma, come Treviglio in quella situazione di inizio Cinquecento, anche noi – ha detto – «talvolta ci sentiamo sotto assedio e nascono le tentazioni: nostalgia, ribellione, scoraggiamento. E arriviamo fino a distruggerci gli uni con gli altri».

Ascolta l’audio dell’omelia

«Ma il Signore non si rassegna», continua il Vescovo, riprendendo l’immagine di Maria e Giovanni sotto la croce: «Ognuno di noi è il discepolo che egli ama». Accanto a cui, come racconta il Vangelo, c’è Maria, con le sue lacrime di madre e di donna. La stesse lacrime del miracolo di Treviglio: «Lacrime che hanno consentito il perdono, la rinascita della città, la ripresa della vita».

Il richiamo attuale del vescovo torna di nuovo alla comunità: «Il pianto, di cui oggi spesso ci vergogniamo,  è commozione che rimette in moto la vita, sono segno di un cuore che non indurisce. Noi – continua – stiamo diventando gente con un cuore di pietra, ma Maria ci restituisce la potenza di un cuore di carne». E allora il pianto è quello di chi riconosce il proprio peccato e chiede misericordia. «Poi, perdonato, piange di gioia».

L’invito a lasciarsi toccare dalla tenerezza di Gesù e di Maria si traduce, nella conclusione del vescovo Antonio, in tre passi per risolvere i conflitti e non rassegnarsi a «culture e ideologie che arrivano a giustificare l’annientamento del nemico o l’odio razziale»: «Cercare chi non c’è, accompagnare e condividere. Anche le lacrime – conclude l’omelia – quelle del dolore e quelle della gioia».

 

 




Confermata l’altezza del Torrazzo, non saranno necessarie nuove misurazioni

Alcune settimane fa la stampa locale aveva dato notizia di alcuni dubbi avanzati sulla reale altezza del Torrazzo che avevano fatto pensare addirittura ad una nuova misurazione. Ora però, in seguito ad opportune verifiche, l’Ufficio per i Beni culturali precisa che non vi sono errori nella tradizionale e nota misurazione dell’altezza di 112,217 metri che fanno della torre campanaria della Cattedrale la seconda più alta d’Italia.

È il professor Luigi Fregonese del Politecnico di Milano a fugare i dubbi sorti dalla lettura di una presentazione curata dallo stesso docente e dal professore oggi emerito Carlo Monti, su cui – in una scheda tecnica di misurazione – appariva la misura di 122,217 metri al vertice del Torrazzo:

«La quota 122.217 – spiega Fregonese – è una quota topografica relativa alla rete di inquadramento realizzata intorno al Torrazzo, in cui l’origine arbitraria era stata fissata a +10 m. L’altezza effettiva va dunque determinata per differenza con un punto caratteristico alla base: se si prende il punto 1001 (il punto più alto della piazza del Comune) in piazza l’altezza del Torrazzo risulta essere di 122.217 – 10.000 = 112.217».

La presunta differenza di 10 metri, dunque, non è l’esito di un errore di misurazione, ma la distanza della punta del Torrazzo da un punto “zero” tecnico posto dieci metri sotto il punto più alto della piazza su cui sorge il monumento e stabilito arbitrariamente in modo da tenere in considerazione i dislivelli morfologici del territorio cittadino.

Piccole variazioni nell’ordine di qualche centimetro possono infatti essere registrate cambiando il punto di riferimento sulla superficie.

Non saranno dunque necessarie nuove misurazioni: confermata l’altezza di 112 metri che fa del Torrazzo la seconda torre campanaria d’Italia per altezza (il primato spetta al campanile di Mortegliano in provincia di Udine con i suoi 113,20 metri). La torre della Cattedrale si deve accontentare – si fa per dire – del primato di più alta torre campanaria in laterizio d’Europa. Resta ciò che di bello e affascinante rappresenta il Torrazzo con la sua valenza storica, stilistica e costruttiva che lo rende unico: un monumento artistico di cui i cremonesi hanno il diritto di andare orgogliosi. E la responsabilità di esserne custodi.




A Cremona Quaresima di adorazione in S. Girolamo

Per tutta la Quaresima a Cremona, nella chiesa di S. Girolamo (via Sicardo), dal lunedì al venerdì ci sarà l’esposizione solenne dell’Eucaristia, ininterrotta per tutta la giornata, dalle ore 8  alle 18. In apertura di giornata, come sempre, la Messa (ore 8) e in chiusura il Vespro (ore 17.30). Il giovedì, inoltre, la chiesa dell’adorazione di S. Girolamo continuerà a rimanere fino alle ore 22.

Ogni giorno, poi, in Cattedrale, alle ore 18 seguirà la Messa e nei venerdì di Quaresima la solenne Via Crucis itinerante.

Si vuole in questo modo agevolare la preghiera personale in questo tempo forte della fede cristiana, offrendo un luogo di adorazione anche in orari in cui le altre chiese sono normalmente chiuse.

Questa iniziativa è possibile grazie alla disponibilità della Comunità delle suore Adoratrici di S. Girolamo e di tanti volontari laici che si alternano nelle ore di adorazione quotidiana.




Il 24 febbraio a Cremona l’incontro diocesano delle famiglie

Domenica 24 febbraio, dalle ore 9 alle 16, le famiglie della diocesi si incontreranno in Seminario per un momento di formazione e gioiosa condivisione. Il tema della giornata sarà in linea con quello proposto dal Vescovo per quest’anno pastorale: il titolo dell’incontro, infatti, sarà “Famiglie parabole viventi”, a sottolineare che ogni famiglia, con la sua originalità e nella sua esperienza di vita, è chiamata ad essere testimone del Vangelo, a raccontarlo attraverso i suoi gesti e le sue parole.

Aiuteranno nella riflessione e nel lavoro di gruppo i coniugi Davide e Nicoletta Oreglia, della diocesi di Mondovì, coppia che alcune famiglie cremonesi hanno già avuto modo di conoscere ed apprezzare nel corso estivo organizzato dalla Consulta Familiare Lombarda.

La giornata sarà caratterizzata da uno stile familiare. Infatti si cercherà di favorire le relazioni tra i partecipanti anche attraverso il pranzo insieme: il primo, caldo, sarà preparato dal Seminario, mentre per il secondo ogni famiglia si organizzerà come crede. Con la possibilità di portare un dolce da condividere.

Un’attenzione particolare come sempre sarà riservata ai bambini, parte integrante della famiglia: per loro vi sarà lo spettacolo teatrale Bandiera, una narrazione danzata a cura della Compagnia dei Piccoli e de Il Laboratorio di una favola di Mario Lodi; nel pomeriggio attività laboratoriali. «Un grazie fin da ora – mettono in evidenza dall’Ufficio diocesano per la Pastorale familiare – a chi metterà le proprie competenze a servizio dei ragazzi e permetterà così a tutta la famiglia di vivere una esperienza ricca».

Alle 11.30 la Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni che, con la sua presenza, ricorda il valore ecclesiale della famiglia.

«Attendiamo tutte le famiglie – l’invito di Maria Grazia e Roberto Daninesi, responsabili dell’Ufficio famiglia – affinché insieme possiamo muovere nuovi passi per avere un ”volto di comunità cristiana di cui si possa percepire la bellezza e la gioia, l’accoglienza e la prossimità, centrato più sulla rete delle famiglie e delle amicizie…” (linee pastorali2018-19)».

 

Locandina della Giornata

 

Per predisporre un servizio adeguato, è opportuno segnalare la presenza di bambini piccoli (sotto i 4 anni) scrivendo, entro il 21 febbraio, a famiglia@diocesidicremona.it.




Una torre in Cremona… visite guidate al Torrazzo con CrArT

Unus Petrus in Roma, una Turris in Cremona, unus Portus in Ancona.. così recitava un antico proverbio. In collaborazione e con il patrocinio della Diocesi di Cremona, CrArT dedica un intero pomeriggio al simbolo della città di Cremona: il Torrazzo. L’appuntamento è per domenica 24 dalle ore 15 alle 17

Una visita guidata alla scoperta della storia, dell’architettura e della simbologia, tra sacro e profano, della torre. Un particolare approfondimento sarà inoltre dedicato al tema della misurazione del tempo, protagonista del Museo Verticale recentemente inaugurato nelle sale interne del monumento. Una vera e propria salita verso la vetta più celebre della città, un percorso di approfondimento tra storia, fede, arte, astronomia, fisica, musica e tanto altro.

La quota di partecipazione 12€ (10€ associati CrArT) compreso il costo del biglietto di ingresso. Per informazioni chiamare Tommaso al 338.8071208.