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Al Cambonino festa «dell’amicizia» con le Suore Catechiste di S. Anna

È stato davvero un pomeriggio di festa, quello di venerdì 24 maggio presso la cascina “Il Cambonino vecchio” di Cremona. Una festa caratterizzata dalla presenza delle Suore Catechiste di S. Anna. Diversi i motivi di questo ritrovarsi insieme. Anzitutto ricordare il fondatore dell’Istituto religioso indiano, il missionario cremonese Silvio Pasquali, che nacque proprio nel podere Cambonino Bellani il 5 aprile 1864. Poi la presenza a Cremona della superiora generale delle Catechiste di S. Anna, madre Rose Linda Vallapally, in occasione del 50° della sua professione religiosa. Ma insieme anche un modo per dire grazia a queste suore della loro importante presenza in diocesi, in particolare nel servizio all’interno delle strutture della Caritas.

Tanti motivi di gioia che si sono fatti “sì” espresso al Signore nella Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni. Presente anche l’emerito Dante Lafranconi e il parroco del Cambonino, don Alberto Martinelli, insieme a diversi sacerdoti della città legati alle suore di padre Pasquali.

Una celebrazione che, vissuta nell’aia della cascina, è stata caratterizzata da note e danze indiane, a cura delle religiose cremonesi, ad aprire la processione d’ingresso e al termine della liturgia eucaristica, tra fiori e incensi.

All’inizio della Messa nel saluto di una delle Suore Catechiste di S. Anna i motivi di ringraziamento per questa Eucaristia. Con parole di affetto per la Superiora: «Cara mamma, oggi celebri il giubileo d’oro della grazia e della fedeltà ha Dio». E ancora: «Oggi celebriamo te, la tua vocazione, la tua chiamata, la tua vita di servizio, ma soprattutto celebriamo Dio, la sua chiamata, la sua fedeltà, la sua misericordia, che è stata la luce della tua vita religiosa». Senza tralasciare neppure un pensiero per l’amato fondatore, con il processo di beatificazione che prima di essere chiuso ha previsto la ricognizione della sua salma, ritrovata intatta.

Nell’omelia il Vescovo, riprendendo dal Vangelo lo spunto del comandamento dell’amore e mettendolo in relazione allo stile missionario, fatto di partenze, affetti che si lasciano e nuovi incontri, si è voluto soffermare sull’amicizia, che nell’esperienza di un cristiano diventa «gioia del Vangelo, scritto e riconosciuto in chi si incontra». Poi il passo “non vi chiamo più servi, ma amici” è stato lo spunto per volgere lo sguardo a padre Pasquali, che si impegnò perché la schiavitù venisse combattuta, a favore di una dignità umana in cui si serve liberamente, come oggi testimoniano proprio le sue Figlie.

Prima della conclusione la parola è stata lasciata ancora a una suora per i ringraziamenti.

Poi l’invito al microfono è stato per la superiora generale che mai si sarebbe immaginata di festeggiare il proprio 50° di professione sul luogo natale del Fondatore. Quindi, in inglese, tradotta da don Maurizio Ghilardi, ha ricordato le origini di padre Pasquali che, battezzato a Picenengo, ha poi trascorso l’infanzia a S. Abbondio prima di entrare in Seminario. Dopo gli anni di ministero a Genivolta e a S. Agata la decisione di partire per la missione con il Pime, destinazione Hyderabad. Le sette ragazze riunite nel 1914 per l’attività di apostolato sono il seme della Congregazione delle Suore Catechiste di S. Anna.

Il pomeriggio si è concluso quindi con un rinfresco insieme a tutti coloro che hanno voluto condividere con le Suore Catechiste di S. Anna questa giornata di festa. Insieme alla superiora generale erano presenti anche la vicaria generale suor Japamala Vatti, la consigliera generale suor Jane Mary Basani e la coordinatrice nazionale suor Vijaya Rani Yeruva.

 

Photogallery della celebrazione




Papa a sacerdoti: non distributori di olio in bottiglia, siamo unti per ungere

I sacerdoti non sono “distributori di olio in bottiglia”, sono unti per ungere a loro volta la carne ferita di Cristo. È la strada che il Papa indica nell’omelia della Messa crismale. Con il Papa concelebrano, oltre a cardinali e vescovi, anche tutti i sacerdoti della diocesi proprio a significare l’unità della Chiesa raccolta attorno al proprio vescovo. Papa Francesco mette, dunque, ancora in guardia dalla tentazione del clericalismo, esortando a donare sé stessi, non a cercare la propria comodità, e a stare in mezzo “alla nostra gente, il posto più bello”. Una Celebrazione, quella della Messa del Crisma, in cui i sacerdoti rinnovano le promesse fatte nel giorno della loro Ordinazione e vengono consacrati gli Oli santi: il Crisma, l’Olio dei Catecumeni e l’Olio degli Infermi, che vengono portati, davanti al Papa, dentro alcune anfore poste su tre carrelli. Nel Crisma vengono anche versate sostanze profumate. 

Chi impara ad “ungere” si sana da meschinità, abuso e crudeltà

Ai sacerdoti della diocesi di Roma, il Papa confida, quindi, che quando amministra il Sacramento della Confermazione e dell’Ordine, gli piace spandere bene il Crisma sulla fronte e sulle mani, perché “ungendo bene, si sperimenta che lì si rinnova la propria unzione”:

Questo voglio dire: noi non siamo distributori di olio in bottiglia. Siamo unti per ungere. Ungiamo distribuendo noi stessi, distribuendo la nostra vocazione e il nostro cuore. Mentre ungiamo siamo nuovamente unti dalla fede e dall’affetto del nostro popolo. Ungiamo sporcandoci le mani toccando le ferite, i peccati, le angustie della gente; ungiamo profumandoci le mani toccando la loro fede, le loro speranze, la loro fedeltà e la generosità senza riserve del loro donarsi che tanti descrivono come superstizione. Colui che impara a ungere e a benedire si sana dalla meschinità, dall’abuso e dalla crudeltà.

I sacerdoti tocchino le mani del mendicante

Il Papa inizia la sua riflessione dal brano del Vangelo di luca della Liturgia odierna: Gesù a Nazareth nella sinagoga, affollata di amici e parenti, fa sua la profezia di Isaia, è l’Unto che lo Spirito invia per ungere il popolo. Il Signore non ha mai perso il contatto diretto con la gente, con il popolo nel suo insieme e con ciascuno, nota Francesco soffermandosi, nella sua omelia, proprio sulla visione evangelica della folla. Poveri, prigionieri di guerra, ciechi e oppressi sono i quattro gruppi “destinatari preferenziali dell’unzione del Signore”, secondo l’evangelista Luca. Tra loro la vedova che dona le due monetine, Bartimeo, la figura del Buon Samaritano della Parabola. Volti concreti che sono “i nostri modelli evangelici”, vivificati dall’unzione del Signore. Il papa esorta ad identificarsi con questa gente semplice ed esorta i sacerdoti a ricordare che sono stati “unti per ungere”:

Essi sono immagine della nostra anima e immagine della Chiesa. Ciascuno incarna il cuore unico del nostro popolo. Noi sacerdoti siamo il povero, e vorremmo avere il cuore della vedova povera quando facciamo l’elemosina e tocchiamo la mano al mendicante e lo guardiamo negli occhi. Noi sacerdoti siamo Bartimeo, e ogni mattina ci alziamo a pregare chiedendo: “Signore, che io possa vedere!”. Noi sacerdoti siamo, in qualche punto del nostro peccato, il ferito picchiato a morte dai ladri. E vogliamo stare, noi per primi, tra le mani compassionevoli del Buon Samaritano, per potere poi con le nostre mani avere compassione degli altri.

Clericalismo: disinteressarsi della gente e cercare propria comodità

Folla non è un termine “dispregiativo”, chiarisce il Papa. “Forse all’orecchio di qualcuno potrebbero suonare come una massa anonima, indifferenziata”, ma come si vede nel vangelo quando interagiscono con il Signore, “le folle si trasformano”. Papa Francesco mette quindi tre grazie che caratterizzano la relazione fra Gesù e le folle. La prima è quella della sequela: il seguire della folla è “senza condizioni, pieno di affetto” e contrasta con “la meschinità” dei discepoli il cui atteggiamento “rasenta la crudeltà” quando suggeriscono al Signore di congedarli perché si cerchino da mangiare.

Qui – io credo – iniziò il clericalismo: in questo volersi assicurare il cibo e la propria comodità disinteressandosi della gente. Il Signore stroncò questa tentazione. «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37), fu la risposta di Gesù: “fatevi carico della gente!”.

La grazia dell’ammirazione e del discernimento

La seconda grazia che la folla riceve quando segue Gesù è quella di “un’ammirazione colma di gioia” per Gesù che, a sua volta, è ammirato dalla fede della gente. La terza grazia è quella del discernimento: quando dottori della legge e farisei discutevano con Lui, la gente riconosceva “l’Autorità di Gesù”, cioè “la forza della sua dottrina capace di entrare nei cuori e il fatto che gli spiriti maligni gli obbedivano”. E che “per un momento lasciasse senza parole quelli che mettevano in atto dialoghi insidiosi”. E come l’unzione con l’olio si applica su una parte e la sua azione benefica si espande in tutto il corpo, così il Signore segue la dinamica della “preferenzialità inclusiva”: la grazia che si dona a una persona o a un gruppo, “ridonda” a beneficio di tutti.

Gesù restituisce brillantezza allo sguardo

Nel corso dell’omelia il Papa, come detto, tra i poveri ricorda la figura della vedova che dona le due monetine che erano tutto quello che aveva. Un gesto che passa inosservato agli occhi di tutti, tranne che di Gesù che con lei “può compiere in pienezza la sua missione di annunciare il Vangelo ai poveri”.  Lei non si rese conto che il suo gesto sarebbe stato menzionato nel Vangelo: “il lieto annuncio che le sue azioni ‘pesano’ nel Regno e contano più di tutte le ricchezze del mondo, lei lo vive dentro di sé, come tanti santi e sante ‘della porta accanto’”. Poi il Papa a proposito dei ciechi come Bartimeo, menziona l’unzione dello sguardo. Proprio al nostro sguardo, Gesù può restituire quella “brillantezza che quotidianamente ci viene rubata dalle immagini interessate o banali con cui ci sommerge il mondo”.

Nell’unzione della carne ferita di Cristo il rimedio per chi è ai bordi della storia

E ancora gli oppressi. La radice di questo termine in greco rimanda alla parola “trauma” e, quindi, alla Parabola del Buon Samaritano che fascia, appunto, le ferite dell’uomo picchiato a morte. Nell’unzione della carne ferita di Cristo – sottolinea Francesco – “sta il rimedio per tutti i traumi che lasciano persone, famiglie e popoli interi fuori gioco, come esclusi e superflui, ai bordi della storia”.

Le città imprigionate dalla colonizzazione ideologica

E, infine, i prigionieri di guerra, condotti a “punta di lancia”, un’espressione che Gesù usa riferendosi alla deportazione di Gerusalemme. “Oggi le città si imprigionano non tanto a punta di lancia, ma con i mezzi più sottili di colonizzazione ideologica”, sottolinea il Papa evidenziando che “solo l’unzione della nostra cultura propria, forgiata dal lavoro e dall’arte dei nostri antenati, può liberare le nostre città da queste nuove schiavitù”. In conclusione, il Papa esorta dunque, ancora una volta, i sacerdoti a stare in mezzo alla gente, con Gesù, per implorare la sua misericordia per il popolo “a noi affidato” e per il mondo intero. Papa Francesco ha anche voluto regalare ai sacerdoti presenti il libro edito dalla Lev “La nostra fatica è preziosa per Gesù. Omelie nelle Messe crismali”, con tutte le sue omelie pronunciate nelle Messe del Crisma del Giovedì Santo, compresa quella di quest’anno.




Presto Beato un sacerdote brasiliano che aiutava gli immigrati italiani

Papa Francesco, dopo aver ricevuto sabato scorso il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha autorizzato il Dicastero a promulgare i Decreti riguardanti un prossimo nuovo Beato e sette nuovi Venerabili Servi di Dio.

Padre Donizetti, un sacerdote in mezzo alla gente

Con il riconoscimento del miracolo attribuito alla sua intercessione, sarà beatificato il sacerdote brasiliano Donizetti Tavares de Lima. Nato il 3 gennaio 1882 a Santa Rita de Cássia, nello Stato di Bahia in Brasile, deve il suo nome alla passione del padre per la musica. Come parroco, a partire dal 1909, svolge un’intensa attività di evangelizzazione unendola strettamente ad una forte dimensione sociale, perché amore di Dio e amore del prossimo – afferma – non vanno mai separati. Così condivide in prima persona i problemi della gente, difende con coraggio i poveri e gli operai dallo sfruttamento dei potenti che lo accusano di essere comunista. Realizza opere assistenziali per malati, anziani, bambini, madri in necessità. Tutto – afferma – grazie all’intervento di Nostra Signora Aparecida.

Vicino agli immigrati italiani sfruttati

Sostiene gli immigrati italiani giunti in Brasile in cerca di migliori condizioni di vita e che invece trovano le prepotenze e il razzismo dei ricchi proprietari terrieri. La sua fama di santità si diffonde presto e folle di pellegrini accorrono in parrocchia per ricevere la sua benedizione: in molti dicono di essere stati miracolosamente guariti dalla sua preghiera. Ma padre Donizetti ferma ben presto questi pellegrinaggi ricordando a tutti con forza di non confondere fede e fanatismo. Muore a 79 anni, il 16 giugno 1961 a Tambaú.

La grande fede del piccolo Nelson

Con il riconoscimento delle virtù eroiche, la Chiesa ha sette nuovi Venerabili Servi di Dio, tra cui due laici: un bambino brasiliano, Nelson Santana (1955-1964), e la catanzarese Gaetana Tolomeo, chiamata “Nuccia” (1936-1997). Il piccolo Nelson viene ricoverato in ospedale per lancinanti dolori al braccio: gli viene diagnosticato un osteosarcoma. Vive la sua sofferenza con fede semplice: il dolore – dice – è importante per aumentare il vero amore. Muore alla Vigilia di Natale del 1964 all’età di 9 anni.

Nuccia, il dolore trasformato in lode

Anche Nuccia ha vissuto con fede il mistero del dolore. Colpita da una paralisi progressiva, trova in Gesù la forza per infondere coraggio e speranza a tutti e a chi la va a trovare regala il suo sorriso. Costretta all’immobilità per 60 anni, trasforma la sofferenza in preghiera. Diceva a Gesù: “La tua potenza d’amore, Signore, faccia di me un cantore della tua grazia, trasformi il mio lamento in gioia perenne: un inno alla vita, che vinca la morte e sia messaggio di speranza per molte anime tristi (…) Grazie, Signore, per il dono della vita … Grazie, Gesù, per aver trasformato il mio pianto in letizia … Grazie di tutto, Padre buono e misericordioso! Ti lodo, ti benedico e ti ringrazio per ogni gesto d’amore ricevuto, ma soprattutto per ogni privazione sofferta. Voglio ringraziarti in modo particolare per il dono dell’immobilità, che è stato per me una vera scuola di abbandono, di umiltà, di pazienza e di gratitudine, ed è stato per gli amici del mio Getsemani, esercizio di carità e di ogni altra virtù”.

Venerabili Servi di Dio

Gli altri cinque nuovi Venerabili sono:

– Carlo Cavina, sacerdote diocesano, fondatore della Congregazione delle Figlie di San Francesco di Sales; nato a Castel Bolognese (Italia) il 29 agosto 1820 e morto il 15 settembre 1880 a Lugo (Italia).

– Raffaele da Sant’Elia a Pianisi (al secolo: Domenico Petruccelli), sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; nato a Sant’Elia a Pianisi (Italia) il 14 dicembre 1816 e ivi morto il 6 gennaio 1901.

– Damiano da Bozzano (al secolo: Pio Giannotti), sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; nato a Bozzano (Italia) il 5 novembre 1898 e morto a Recife (Brasile) il 31 maggio 1997.

– Vittorino Nymphas Arnaud Pagés (al secolo: Agostino), fratello professo dell’Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane; nato a Onzillon (Francia) il 7 settembre 1885 e morto a San Juan de Puerto Rico (Porto Rico) il 16 aprile 1966.

– Consolata Betrone (al secolo: Pierina Lorenzina Giovanna), monaca professa delle Clarisse Cappuccine; nata a Saluzzo (Italia) il 6 aprile 1903 e morta a Moriondo (Italia) il 18 luglio 1946.




S. Sigismondo, deceduta madre Maria Rosa Ghisu

Nel dolore della separazione, rasserenato dalla certezza che la vita non è tolta ma trasformata, la comunità delle monache domenicane di Cremona annuncia che ha concluso il suo cammino terreno madre Maria Rosa di Gesù Buon Pastore, 91 anni, di cui 71 di vita religiosa come claustrale domenicana. Il decesso è avvenuto sabato 9 marzo. 

Il rito esequiale sarà celebrato la mattina di martedì 12 marzo, alle 10.30, nella chiesa monastica di S. Sigismondo, a Cremona. I sacerdoti che desiderano concelebrare sono pregati di portare camice e stola.

La religiosa è stata assistita sino all’ultimo dalle sorelle domenicane che l’hanno accompagnata con la propria preghiera e che ora chiedono preghiere di suffragio per l’amata consorella.

 

Profilo di madre Maria Rosa

Madre Rosa Ghisu nata a Orune (Nuoro) il 13 dicembre 1927, ha ricevuto il battesimo il 16 dicembre 1927 con il nome di Lucia Margherita. È entrata nel Monastero San Giuseppe in Fontanellato (Parma) il 17 maggio 1947.

Ha vestito l’abito domenicano l’8 marzo 1948. Ha emesso la prima Professione Religiosa il 30 aprile 1949,
quella solenne il 30 aprile 1952.

Ha servito la Comunità come Priora e come Maestra delle novizie.

Per vari trienni ha svolto l’ufficio di sagrestana, mostrando fervente devozione per la Madonna del S. Rosario di Fontanellato e fattiva sollecitudine per i confratelli addetti al servizio del Santuario.

Gli ultimi anni di lunga e dolorosa infermità hanno purificato la sua anima preparandola all’incontro atteso e sperato con lo Sposo divino.




Sabato l’incontro del Vescovo con i religiosi

Sabato 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore, alle ore 16, il vescovo Antonio Napolioni presiederà l’Eucaristia per la XXIII Giornata mondiale della Vita consacrata. L’appuntamento è a Rivolta d’Adda, presso la chiesa di Casa Madre delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento, dove sono conservate le spoglie di san Francesco Spinelli, che Papa Francesco ha canonizzato lo scorso 14 ottobre, e la cui memoria liturgica ricorrerà il prossimo 6 febbraio. 

Celebrare la Giornata mondiale della Vita consacrata è occasione di festa, di impegno e di supplica al Signore per il dono di nuove vocazioni che rinnovino il volto della Chiesa e del mondo, che annuncino la gioia del Vangelo e l’amore di Dio che dà senso all’esistenza.

Accanto al Vescovo ci saranno il delegato episcopale per la Vita consacrata, don Giulio Brambilla, il superiore camilliano padre Virginio Bebber, in veste anche di responsabile CISM (Conferenza Italiana Superiori Maggiori). Presente anche Carlo Lampugnani, referente per la CIIS (Conferenza Italiana Istituti Secolari), insieme a madre Giuliana Arsuffi, delegata USMI (Unione Superiore Maggiori d’Italia). A fare gli onori di casa madre Isabella Vecchio, superiora generale delle Adoratrici.

Durante la celebrazione saranno ricordati gli anniversari (dal 25° al 70°) di vita religiosa. Il pomeriggio, che è aperto a tutti, si concluderà con un momento di festa.

 

Di seguito l’elenco dei festeggiati:

25° di consacrazione: suor Angele Maleka Wete

50° di consacrazione: suor Angela Manzoni, suor Antonia Gandolfi, suor Luisa De Felice, suor Maria Teresa Leoni, suor Raffaella Raimondi, suor Saula Franzosi, suor Ignazia Birk, madre Piera Monzani, fra Albano Balzarin.

60° di consacrazione: suor Celina Ongaro, suor Cristina Albertani, suor Emanuela Bezza, suor Luigia Croci, suor Rosangela Stenico, suor Ambrogina Molteni, suor Teresa Tarsini, suor Agostina Buonsanto

70° di consacrazione: suor Innocente Arrigoni, suor Loretana Grelli, suor Valentina Pelucchi




S. Francesco di Sales, alla Visitazione Messa con il vescovo Stucchi

Sarà mons. Luigi Stucchi, vescovo ausiliare di Milano, a presiedere, nel pomeriggio di giovedì 24 gennaio, nella chiesa del Monastero della Visitazione, a Soresina, la Messa nella festa di san Francesco di Sales, il vescovo di Ginevra che il 6 giugno 1610 ad Annecy, in Francia, fondò l’ordine monastico visitandino scegliendo come prima guida Giovanna Francesca Frémyot di Chantal.

La solenne celebrazione sarà preceduta, alle 17, da un’ora di adorazione eucaristica.

Quindi alle 18 la solenne Eucaristia. Accanto a mons. Stucchi ci saranno il parroco di Soresina don Angelo Piccinelli e gli altri sacerdoti della parrocchia. Concelebreranno anche alcuni preti del circondario (e nello specifico della zona pastorale 2) o particolarmente legati alla piccola comunità claustrale soresinese guidata dalla soresinese madre Maria Teresa Maruti.

Durante la celebrazione si pregherà in modo particolare per i giornalisti e gli operatori della comunicazione di cui San Francesco di Sales è patrono.

Durante la Messa suor Maria Margherita Feudatari rinnoverà i voti nel 50esimo della sua professione religiosa.

Locandina della giornata alla Visitazione

 

Il Giorno del Signore a Soresina entra nella clausura 

 

Biografia di San Francesco di Sales

Nato a Thorens il 21 agosto 1567, concluse a Lione i suoi giorni, consunto dalle fatiche apostoliche, il 28 dicembre del 1622, l’anno della canonizzazione di San Filippo Neri, che Francesco conosceva attraverso la Vita scritta dal Gallonio, a lui inviata dall’amico Giovanni Giovenale Ancina. Iscritto nell’albo dei Beati nel 1661, fu canonizzato nel 1665 e proclamato Dottore della Chiesa nel 1887 da Leone XIII.

Francesco di Sales si formò alla cultura classica e filosofica alla scuola dei Gesuiti, ricevendo al tempo stesso una solida base di vita spirituale. Il padre, che sognava per lui una brillante carriera giuridica, lo mandò all’università di Padova, dove Francesco si laureò, ma dove pure portò a maturazione la vocazione sacerdotale. Ordinato il 18 dicembre 1593, fu inviato nella regione del Chablais, dominata dal Calvinismo, e si dedicò soprattutto alla predicazione, scegliendo non la contrapposizione polemica, ma il metodo del dialogo.

Per incontrare i molti che non avrebbe potuto raggiungere con la sua predicazione, escogitò il sistema di pubblicare e di far affiggere nei luoghi pubblici dei “manifesti”, composti in agile stile di grande efficacia. Questa intuizione, che dette frutti notevoli tanto da determinare il crollo della “roccaforte” calvinista, meritò a S. Francesco di essere dato, nel 1923, come patrono ai giornalisti cattolici.

A Thonon fondò la locale Congregazione dell’Oratorio, eretta da Papa Clemente VIII con la Bolla “Redemptoris et Salvatoris nostri” nel 1598 “iuxta ritum et instituta Congregationis Oratorii de Urbe”. Il suo contatto con il mondo oratoriano non riguardò tanto la persona di P. Filippo, quanto quella di alcuni tra i primi discepoli del Santo, incontrati a Roma quando Francesco vi si recò nel 1598-99: P. Baronio, i PP. Giovanni Giovenale e Matteo Ancina, P. Antonio Gallonio.

L’impegno che Francesco svolse al servizio di una vastissima direzione spirituale, nella profonda convinzione che la via della santità è dono dello Spirito per tutti i fedeli, religiosi e laici, fece di lui uno dei più grandi direttori spirituali. La sua azione pastorale – in cui impegnò tutte le forze della mente e del cuore – e il dono incessante del proprio tempo e delle forze fisiche, ebbe nel dialogo e nella dolcezza, nel sereno ottimismo e nel desiderio di incontro, il proprio fondamento, con uno spirito ed una impostazione che trovano eco profondo nella proposta spirituale di San Filippo Neri, la quale risuona mirabilmente esposta, per innata sintonia di spirito, nelle principali opere del Sales – “Introduzione alla vita devota, o Filotea”, “Trattato dell’amor di Dio, o Teotimo” – come pure nelle Lettere e nei Discorsi.

Fatto vescovo di Ginevra nel 1602, contemporaneamente alla nomina dell’Ancina, continuò con la medesima dedizione la sua opera pastorale. Frutto della direzione spirituale e delle iniziative di carità del Vescovo è la fondazione, in collaborazione con S. Francesca Fremiot de Chantal, dell’Ordine della Visitazione, che diffuse in tutta la Chiesa la spiritualità del S. Cuore di Gesù, soprattutto attraverso le Rivelazioni di Cristo alla visitandina S. Margherita Maria Alacocque, con il conseguente movimento spirituale che ebbe anche in molti Oratori, soprattutto dell’Italia Settentrionale, centri di convinta adesione.




«Due secoli di meraviglie spirituali», Soresina festeggia San Francesco di Sales con le monache visitandine

La solennità di San Francesco di Sales è particolarmente sentita a Soresina, poiché grazie al suo carisma, da oltre 200 anni, in città è presente il Monastero della Visitazione di Santa Mari che ospita l’Ordine claustrale fondato proprio dal Santo di cui si celebra la ricorrenza il 24 gennaio.

Per la comunità è quindi ormai una tradizione festeggiare insieme alle sorelle Visitandine il loro fondatore con l’adorazione eucaristica e la Messa e fermarsi un istante alla grata per breve ma intenso colloquio alla fine di tutte le celebrazioni. La ricorrenza di quest’anno però si è dimostrata ancora più significativa per il 50° di ordinazione religiosa di Suor Maria Margherita Feudatari che, durante la Messa, ha rinnovato le sue promesse.

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Per la solennità di San Francesco di Sales è intervenuto il Vescovo Luigi Stucchi (Vescovo Ausiliare di Milano) che ha concelebrato insieme al parroco di Soresina don Angelo Piccinelli, al sacerdote soresinese don Giuseppe Quirighetti e al custode del Santuario della Misericordia di Castelleone don Renato Onida. Presenti anche il diacono Raffaele Ferri e Angelo Papa, oltre al vicario dell’Oratorio Sirino don Andrea Piana.

Ascolta l’omelia di monsignor Stucchi

Il parroco don angelo Piccinelli ha introdotto la celebrazione ringraziando il Vescovo Stucchi per la sua presenza non causale, visto che è stato guida e di interlocutore privilegiato delle sorelle arrivate da Milano proprio nel momento critico del passaggio dalla città metropolitana a Soresina. Quindi ha tracciato un ampio profilo di San Francesco di Sales, ma soprattutto ha sottolineato che per i soresinesi è “l’ispiratore del carisma dell’ordine della Visitazione, ovvero colui che ha regalato a Soresina 200 anni di intercessione senza tregua, due secoli di meraviglie spirituali, un porto sicuro nelle tempeste della vita personale e collettiva uno spazio permanente di ascolto e discernimento evangelico nella società complessa”.

Ha anche ricordato che la celebrazione era per San Francesco di Sales, ma anche per suor Maria Margherita Feudatari nel cinquantesimo di professione religiosa: “San Francesco di Sales ha incantato suor Maria Margherita e l’ha convinta a cercare il volto di Dio percorrendo la via del nascondimento”. Una via iniziata il 17 ottobre 1966 quando è arrivata al Monastero della Visitazione di Soresina e dove, nel gennaio del 1969, ha professato la sua scelta perpetua. Suor Maria Margherita, martignanese di origine, ma casalasca di carattere, come ha ricordato sempre don Piccinelli, “ha speso i migliori anni della sua vita non solo in mezzo a noi ma per noi (di Soresina)”.

Ascolta il saluto di don Piccinelli

La Messa è proseguita secondo la liturgia del giorno, accompagnata musicalmente dall’organo e dalle voci delle sorelle claustrali unite a quelle dell’assemblea.

Il Vescovo Stucchi durante l’omelia ha più volte rimarcato la gioia di essere a Soresina e di ritrovare così le Sorelle claustrali che proprio al Monastero della Visitazione hanno potuto proseguire il cammino interrotto a Milano. E parlando della dolcezza e della bellezza dell’esperienza monastica, ha ricordato il carisma di San Francesco di Sales e la sua felice intuizione che portato alla fondazione dell’Ordine della Visitazione. Di San Francesco di Sales ha sottolineato la capacità comunicativa nel diffondere il messaggio di amore e pace interiore nonostante le difficoltà della vita. Concludendo l’omelia ha chiesto questa intercessione: “Il dono della dolcezza dentro e fuori la vita monastica per vivere come fratelli e sorelle nonostante le difficoltà che la vita propone, così da donare speranza al prossimo. E lasciamo contagiare dalla gioia e dal fervore di San Francesco di Sales e della vita monastica”.

Prima della benedizione finale, suor Maria Margherita ha ricevuto la benedizione papale per il cinquantesimo di professione religiosa e, a sorpresa, un dono dai bambini della scuola Immacolata che hanno realizzato un cartellone e tanti piccoli disegni per la monaca. I disegni sono stati accompagnati dalla richiesta di preghiera delle maestre, perché seminino bene tra i giovani che educano, ma anche dalla promessa di preghiere per le sorelle Visitandine.

Gli applausi per suor Maria Margherita hanno preceduto la benedizione solenne a cui sono seguiti gli affettuosi saluti, attraverso la grata della chiesa del Monastero, da parte dell’assemblea alle monache.




A Soresina la clausura apre le porte al presepio vivente

La magia che ogni anno evoca il presepio vivente quest’anno a Soresina ha assunto un sapore ancora più speciale, grazie alla location offerta – nel pomeriggio di domenica 6 gennaio – dai cortili interni del Monastero della Visitazione di Soresina e dalla presenza, anche se breve, delle monache claustrali della Visitazione.

Dopo aver itinerato per tutti i quartieri di Soresina, il presepio vivente è arrivato, infatti, all’interno del Monastero di clausura della Visitazione, grazie a una speciale dispensa del vescovo Antonio Napolioni.

«La scelta di iniziare quest’anno il presepio vivente all’interno del Monastero – ha spiega il vicario don Andrea Piana, organizzatore dell’evento insieme ai tanti volontari della Parrocchia che hanno partecipato come figuranti – vuole essere il nostro grazie alle monache visitandine per la loro presenza in mezzo a noi».

Alle 15 il portone della clausura si è aperto sulle tante locande allestite all’interno dei cortili della clausura e così sono apparsi pescatori, mugnai, vinai, fabbri, maniscalchi, fornai, tessitori, carbonai, fiorai. Dall’altra parte della strada l’harem di re Erode.

A impreziosire la festa anche gli zampognari della “Baghet band” che hanno voluto coinvolgere anche le monache con un breve concerto di arie natalizie a loro riservato in chiesa.

A “vigilare” sulla clausura anche i centurioni romani, un cui picchetto ha presidiato il chiostro interno del monastero, eccezionalmente aperto al pubblico. Naturalmente senza la religiose, che hanno continuato nel nascondimento le loro attività del pomeriggio, pur concedendosi per un saluto dal balcone che si affaccia sul cortile prima della partenza del corteo. Una breve partecipazione che ha aperto i cuori dei presenti in una dimostrazione di affetto ampiamente ricambiato: visibili l’emozione e la gioia delle monache per questo regalo.

“E’ una gioia immensa ospitare il presepio vivente – ha commentato la superiora, madre Maria Teresa Maruti -. Siamo molto grate e siamo felici che il Signore abbia regalato a questo evento una giornata di sole che ha permesso una così ampia partecipazione”.

Solo alle 17 i figuranti hanno lasciato il Monastero della Visitazione per raggiungere prima la chiesa di San Siro, per il censimento, e poi l’Oratorio Sirino per la sacra rappresentazione della Natività: la chiesa del Buon Pastore si è trasformata nella grotta in cui è nato Gesù Bambino e i Magi hanno presentato i loro doni.

La premiazione del concorso presepi ha simpaticamente concluso la giornata. Il primo premio è stato assegnato a Maurizio Ferrari Agradi; il secondo posto se lo è aggiudicato Gabriele Previtali; al terzo posto Matteo e Alessandro Ghirardi.

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Nella luce dell’Epifania l’anniversario delle claustrali domenicane

A conclusione della solennità che ricorda la visita dei Magi alla natività del Cristo la preghiera del Vespro ha raccolto un gruppo di fedeli accanto alle monache domenicane, da 11 anni presenti nella città di Cremona. Occasione per affidare a Dio, insieme alla riconoscenza per la loro scelta di totale dedizione al bene spirituale della Chiesa e delle persone, le speranze e le attese dell’anno appena iniziato.

Il Vescovo Napolioni, affiancato dal Vicario per la pastorale don Maccagni e dal Delegato per i religiosi e la vita consacrata don Brambilla, ha guidato la preghiera dei Secondi Vespri dell’Epifania ed un breve momento di adorazione eucaristica, durante la quale ha simbolicamente consegnato “non oro, incenso e mirra…” ma tre segni su cui ha intessuto una sua riflessione: uno specchio, delle spighe di grano, un po’ di vino, recati dinanzi all’altare da tre laici presenti alla preghiera.

Il canto delle monache e la fervente preghiera di intercessione per i bisogni della Chiesa universale, della nostra Chiesa cremonese e dell’umanità hanno concluso la celebrazione – sobria e solenne – non senza l’invocazione al fondatore dell’Ordine dei Predicatori San Domenico.

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