Solo donando si riceve, sul territorio gli incontri formativi del Sovvenire

Sono ripresi, dopo la pausa estiva e la tempesta delle restrizioni pandemiche, gli incontri di sensibilizzazione al Sovvenire organizzati in diocesi.

Lunedì 18 ottobre è stata la volta della Comunità parrocchiale di Castelleone. Con l’arrivo di un buon numero di partecipanti (più di 50) alle 21.05 la preghiera dell’Adsumus ha dato il via a una serata interessante su un tema riguardo al quale troppo poco si sente il dovere di confrontarsi dentro la Chiesa: quella della gestione dei beni economici. E per gestione si intende sia tutto ciò che si fa per la loro raccolta, sia in che modo e con quanta limpidezza sono destinati, mettendoli all’opera. Tanti dati, tanta ricchezza dal punto di vista delle informazioni, ma anche da quello dei valori tipicamente evangelici che fanno da base al ragionare.

Dopo un breve approfondimento sulla “Remunerazione dei presbiteri e vescovi” da parte dell’incaricato diocesano don Andrea Spreafico, la serata è proseguita fornendo delle possibilità operative da attuare all’interno di ogni singola comunità cristiana.

Dopo alcune domande dei presenti e una preghiera finale, il parroco don Giambattista Pacentini ha aperto la chiesa parrocchiale per l’installazione del dispositivo che consente di raccogliere le offerte in modalità elettronica, tramite bancomat e carte di credito: è entrato subito in funzione ed è uno dei quattro installati sperimentalmente in diocesi.

L’incontro si è svolto in modo da generare un contributo premio per la comunità di Castelleone che negli anni recenti aveva già beneficiato di un grande aiuto da parte dei fondi dell’8xmille per la costruzione del nuovo oratorio (più di 1 milione di euro di contributo).

Erano presenti, insieme al parroco e all’incaricato diocesano del Sovvenire, anche gli incaricati della zona 1 (Angelo Gatti), della zona 2 (Lino Cigoli) e della zona 5 (Ivan Fava) che assieme ad altri collaboratori formano il neonato gruppo di lavoro diocesano.

Gli incontri proseguono:
– Lunedì 25 ottobre alle 21 presso la chiesa di Cristo Re in Cremona
– Martedì 26 ottobre alle 21 presso l’oratorio “Maffei” di Casalmaggiore

Le parrocchie interessate a organizzare un incontro possono scrivere all’indirizzo e-mail sovvenire@diocesidicremona.it.




Barnabiti, un secolo di missione in Afghanistan

Il 26 agosto scorso, dopo giorni concitati e drammatici, padre Gianni Scalese è rientrato dall’Afghanistan insieme alle suore della Congregazione di Madre Teresa e ad alcuni bambini orfani. Barnabita, cappellanno della missione “sui iuris” voluta da Giovanni Paolo II nel Paese asiatico presso l’ambasciata italiana, padre Scalese è l’ultimo di una lunga serie di sacerdoti barnabiti che per cento anni hanno accompagnato la minuscola ma preziosissima presenza cristiana in terra afghana.

Insieme a padre Giovanni Villa, già superiore generale dei Barnabiti oggi di stanza a Cremona presso comunità di San Luca, padre Scalese ha raccontato la sua esperienza nella serata di giovedì 21 ottobre presso il Centro pastorale diocesano di Cremona nell’incontro promosso dal gruppo missionario della parrocchia cittadina di Sant’Abbondio e moderato da Daniela Negri.

«L’Afghanistan diventa indipendente nel 1919 e nel 1921, con un Trattato stipulato con lo Stato italiano, viene resa possibile la costruzione di un luogo di culto per cattolici stranieri. Certo, non era possibile evangelizzare, ma solo servire chi per ragioni commerciali, politiche e diplomatiche visitava il Paese. La presenza barnabita inizia così, con una cappella cattolica all’interno dell’ambasciata italiana. Dal 1933 a oggi, otto sacerdoti barnabiti si sono succeduti e padre Scalese è stato l’ultimo», ha spiegato padre Villa introducendo l’incontro. «Cremona è stata una delle città più interessate alla nostra presenza in Afghanistan – ha quindi sottolineato – perché negli anni Novanta qui a Cremona c’era uno dei sacerdoti che è stato cappellano laggiù per 25 anni, padre Angelo Panigati».

La parola è poi passata a padre Scalese che, in collegamento da Roma, ha ricordato come segni di una presenza cristiana nel Paese sono state anche le Suore di Madre Teresa di Calcutta, quelle del centro per i bambini di Kabul, i Gesuiti indiani e le Piccole Sorelle di Charles de Foucauld, arrivate negli anni Cinquanta. Tutti loro si sono dovuti confrontare con le difficoltà di vivere in una nazione dove l’islam è religione di Stato e la conversione ad altre fedi è rato: «Non è stato possibile negli ultimi tempi svolgere un servizio pastorale esteso al contatto con la gente, e così azioni di promozione sociale hanno rappresentato l’unica forma possibile di missione».

Padre Scalese ha ripreso poi il titolo del messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale delle missioni: «Non è semplice annunciare in Afghanistan quello che “abbiamo visto e ascoltato”, perché lì siamo costretti a tacere. Ma dopo la presa del potere dei talebani, abbiamo sperimentato la protezione divina e della Madonna. Il 13 ottobre del 2017, al termine del centenario di Fatima, ci siamo consacrati come missione «sui iuris» al Cuore immacolato di Maria. E non abbiamo voluto consacrare solo noi stessi e la missione, ma anche l’Afghanistan. Perché consacrare un Paese al 99 per cento islamico? Perché, la storia lo insegna, questo ha risvolti anche geopolitici: pensate a quella che fece Giovanni Paolo II, cui seguì il crollo dell’Urss. Noi abbiamo sperimentato la protezione della Madonna negli ultimi giorni trascorsi a Kabul: nessuno di noi si è fatto un graffio nonostante gli attentati e le tensioni. Io penso che questa storia, iniziata cento anni fa, potrà continuare, perché ho conosciuto tanti afghani affascinati dal cristianesimo. Prego e spero che la vita della missione presto o tardi possa riprendere al servizio di un popolo che non merita di vivere nella guerra».




Giornata Diocesana di Avvenire, Pandino si prepara con la lettura in parrocchia

Si è svolto mercoledì 20 ottobre il secondo incontro organizzato da Azione Cattolica e Parrocchia in occasione della Giornata Diocesana del quotidiano Avvenire, in programma domenica 31 ottobre.

Un gruppo di adulti, guidato dal parroco Don Eugenio, si è confrontato su due importanti temi: il referendum sulla cannabis e sull’eutanasia. Il confronto ha previsto la lettura di articoli sullo stesso tema provenienti da due diversi giornali: Avvenire e Corriere della Sera; dopo una sintesi dei contenuti degli articoli, si sono toccati importanti temi quali l’idea di libertà e di diritto, quello della sofferenza e delle cure palliative. Diversi sono stati gli interventi dei presenti che, in un clima informale attorno ad una tavola allestita con dolcetti, tè e tisane, hanno avuto la possibilità di trovare un momento nella giornata per riflettere e confrontarsi.

L’intervento dei presenti, che hanno espresso il loro attuale parere in un clima informale attorno ad una tavola allestita con dolcetti, tè e tisane, ha rivelato la necessità di approfondire le proprie opinioni, aiutati in particolare da un quotidiano come Avvenire che propone spesso interventi e approfondimenti di matrice cristiana. Dove cristiana non significa un partito preso, ma un modo di concepire la vita, la libertà, la dignità chiaramente ispirato dal Vangelo.

Indubbiamente si respira un’aria di minoranza, ma si è consapevoli di avere un patrimonio di valori proponibili a tutti. Un discorso che potrà e dovrà essere continuato prossimamente.

Intanto i presenti hanno di buon grado accettato l’offerta di un abbonamento trimestrale gratuito ad Avvenire, fornendo nome e indirizzo personali: un concreto impegno per proseguire nel confronto, sfruttando le possibilità che il quotidiano offre su tutti i campi.

Il terzo appuntamento di questo percorso sarà quindi domenica 31 ottobre, con la distribuzione alle Messe del quotidiano Avvenire da parte dei ragazzi di medie e superiori. L’occasione di avere in omaggio un abbonamento per qualche mese al quotidiano offrirà la possibilità al gruppo di continuare ad approfondire tematiche di attualità da un punto di vista cristiano.




“Tutto sta nell’amore”: la testimonianza di Giulia Gabrieli nel racconto dei genitori all’oratorio di Romanengo

Venerdi 22 ottobre si è svolto a Romanengo il primo appuntamento di “Con il Suo sguardo”, un ciclo di incontri volto a presentare degli scorci della realtà osservati con gli occhi della fede.

Ospiti della serata sono stati i coniugi Gabrieli, che hanno raccontato la storia della loro figlia Giulia, morta all’età di 14 anni a causa di un sarcoma, proclamata Serva di Dio e di cui è in corso la causa di beatificazione.

Dopo un momento di preghiera curato dai ragazzi, è stata proiettata una intervista di Giulia, girata due mesi prima della sua scomparsa, in cui emergeva l’accettazione della malattia avvenuta grazie ad un abbandono completo al Padre e la sua volontà di vivere il presente, godendo di ogni attimo del tempo che le era concesso.

Famosa la frase pronunciata in riferimento alla sua morte “La mia vita può finire solo in due modi: o, grazie a un miracolo con la completa guarigione, che chiedo al Signore perché ho tanti progetti da realizzare, oppure incontrare il Signore, che è una bellissima cosa. Sono entrambi due bei finali”. La sua grande fede e la volontà di creare gruppi di preghiera per i ragazzi ammalati hanno costituito un lascito che l’associazione conGiulia onlus ha accolto e che integra con proposte educative e di conoscenza della storia della ragazza.

Terminato il filmato i genitori hanno raccontato ai presenti alcuni aneddoti della vita della loro figlia. Significativo il passaggio “Giulia diceva che tutto sta nell’amore. Tutto. Lei era come una pianta, che noi osservavamo mentre cresceva perché non prendesse storture, ma le cose che diceva e faceva le ha imparate lei. Noi le abbiamo insegnato poco da questo punto di vista. Giulia era molto autodidatta.”

Dopo la risposta alle domande, la serata è terminata con i ringraziamenti del parroco.

 

 




Nuovi parroci, domenica l’ultimo ingresso con don Daniele Rossi accolto a San Bassano

Parola d’ordine “accoglienza” per le parrocchie di San Bassano, Cornaleto, Formigara, Gombito, San Latino e Santa Maria dei Sabbioni (unite nel nome e nel ricordo di mons. Frosi) che, domenica 17 ottobre, danno il benvenuto al nuovo parroco don Daniele Rossi.

L’ingresso ufficiale si svolgerà domenica 17 ottobre alle 15.30 nella parrocchiale di San Bassano con la Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni. Prima della celebrazione il saluto da parte dell’Amministrazione comunale, che il primo cittadino di San Bassano rivolgerà al nuovo parroco anche a nome degli sindaci del territorio. Quindi l’ingresso in chiesa per la Messa durante la quale si insedierà ufficialmente don Rossi, animata dalla Corale e dal Coro Gabriele. La celebrazione sarà trasmessa in diretta sulla pagina facebook del Comune di San Bassano. Al termine un momento di festa e convivialità in oratorio (ingresso con obbligo green pass).

Diversi gli appuntamenti in programma nei giorni precedenti nelle diverse comunità: momenti di preghiera e riflessione con la possibilità, per i fedeli, di accostarsi anche al sacramento della Riconciliazione. Primo appuntamento lunedì 11 ottobre a Formigara (anche per la comunità di Cornaleto), mercoledì 13 a San Latino (invitati anche i fedeli di Gombito) e venerdì 15 a San Bassano (anche per la parrocchia di Santa Maria dei Sabbioni): per tutti gli appuntamenti inizio alle 20.30 in chiesa.

Inoltre sabato 16 ottobre in tutte le chiese dell’unità pastorale esposto il Santissimo Sacramento dalle 9.30 alle 11.30 per l’adorazione personale.

Quello di don Daniele Rossi è l’ultimo degli ingressi dei nuovi parroci programmati all’inizio dell’anno pastorale dopo i trasferimenti sanciti la scorsa estate.

 

Profilo biografico del nuovo parroco

Don Daniele Rossi, classe 1976, originario di Castelleone, è stato ordinato l’11 giugno 2005. Laureato in Scienze dell’educazione e della formazione, ha iniziato il proprio ministero come vicario presso la parrocchia S. Ambrogio vescovo in Cremona. Dal 2013 era vicario parrocchiale ad Agnadello.

Ora il Vescovo gli ha affidato, in qualità di parroco, le comunità di “San Martino vescovo” in San Bassano, “Santa Maria Annunciata” in Santa Maria dei Sabbioni (Cappella Cantone), “Sacro Cuore e San Latino” in San Latino, “Santi Sisto e Liberata” in Gombito, “Santi Nazario e Celso” in Formigara, “Sant’Andrea apostolo” in Cornaleto.

Dal 2018 don Rossi è assistente diocesano Azione Cattolica Ragazzi.

 

Il saluto di don Daniele Rossi alla comunità 

Non mi è facile presentarmi attraverso uno strumento di informazione come il giornalino perché prediligo la forma relazionale e preferisco quindi incontrarvi di persona. Con questa riga vi ho già detto che tipo sono e avete già capito che un mio punto forte è l’incontro con le persone, dai più piccoli ai più anziani.

Questo è lo stile che caratterizza la mia persona e che ritengo ancora più importante nel ministero. Vengo da voi con un sentimento di gioia ma anche di curiosità. La gioia nasce dalla fiducia che il vescovo mi ha manifestato affidandomi sei comunità e chiedendomi di continuare la collaborazione iniziata da don Angelo per camminare insieme e lavorare per il bene delle persone.

La curiosità perché mi si presenta un’opportunità nuova da esplorare visto che il mio ministero l’ho sempre svolto in una sola parrocchia e quindi devo mettermi in gioco per capire insieme con voi come procedere per essere un “buon parroco” a servizio delle comunità.

Non è difficile perciò comprendere che la parola chiave di questa esperienza che vivrò con voi sarà “comunione”. Dobbiamo essere capaci di sentirci Chiesa, di essere comunità che operano insieme, di essere laici che progettano e costruiscono uscendo dai propri confini territoriali avendo presente un territorio più vasto che abbraccia più comunità. Ho volutamente usato il noi perché questa è la caratteristica dell’essere chiesa, dove insieme si gioisce, si piange, si ringrazia e si soffre. Ho bisogno dell’aiuto di ciascuno di voi, perché da solo non vado da nessuna parte. Abbiamo bisogno dell’aiuto dello Spirito Santo che ci sostiene e ci dona la capacità di essere uniti e di lavorare a servizio del Vangelo.

L’unico progetto ora è quello di ripensare insieme a come essere una comunità cristiana in un tempo difficile come quello della pandemia che ci ha rinchiusi nelle nostre case e ci ha resi ancora più pigri e demotivati.

Uso un verbo che sarà lo slogan della pastorale giovanile “Ripartire”; proprio così dovremo ripartire carichi di entusiasmo e voglia di fare, mantenendo alcune cose del passato e non avendo paura di fare proposte nuove che diano slancio alla vita di fede dei ragazzi, giovani e famiglie.

Una particolare attenzione sarà riservata all’oratorio che ritengo da sempre il luogo di formazione umana e spirituale dei ragazzi e giovani.

Questi anni di ministero ho sempre lavorato con passione e impegno nell’ambito dell’oratorio avendo uno sguardo anche diocesano sulle diverse iniziative e proposte. Facciamo nostre le parole del vescovo che nel suo messaggio agli oratori scrive: “Ogni Oratorio è sempre il Cortile dei Sogni, se la comunità o unità pastorale

lo ama e cerca le vie per rinnovarlo con entusiasmo! È importante che se ne prenda cura con cuore profetico e libero, coagulando competenze, leggendo bisogni e servendo occasioni di vita. Il Cortile dei Sogni per la nostra Chiesa è anche un’occasione di ripensamento costruttivo, per leggere le trasformazioni che la pastorale educativa e l’Oratorio hanno attraversato in questi decenni”.

Oltre alla pastorale giovanile ci saranno anche altri settori a cui prestare attenzione tra cui la cura degli ammalati e delle persone in difficoltà. In tutto questo non sarò solo vista la presenza di don Mario, don Luigi e don Davide che mi affiancheranno e sosterranno nel mio ministero e che fin da ora ringrazio per il servizio che stanno svolgendo nelle comunità.

Ringrazio don Angelo che in questi anni ha camminato con voi con gioia e tanto impegno, dando sempre una bella testimonianza di come la vita va vissuta e donata per gli altri. Auguro a lui di continuare con questo entusiasmo la nuova missione a cui è chiamato e affido al Signore la nostra unità pastorale perché ci aiuti con pazienza e costanza a formare una grande famiglia e a ricordarci che senza di Lui non possiamo fare nulla.

Una preghiera e una benedizione a tutti in attesa di vederci e iniziare il nostro cammino.

Il vostro parroco
Don Daniele




L’esperienza missionaria dei Padri Barnabiti in Afghanistan, il 21 ottobre incontro al Centro pastorale di Cremona

L’esperienza missionaria dei Padri Barnabiti in Afghanistan. Questo il tema dell’incontro che il Gruppo missionario della parrocchia di Sant’Abbondio promuove nella serata di giovedì 21 ottobre, alle 21, presso il Centro pastorale diocesano di Cremona, in via Sant’Antonio del Fuoco 9A (ingresso con green pass).

L’evento, promosso come occasione di riflessione e approfondimento dell’ottobre missionario, intende raccontare l’esperienza barnabita in Afghanistan alla luce del messaggio del Papa per la Giornata missionaria mondiale 2021 ”Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (Atti 4,20). L’occasione sono i 100 anni dalla prima richiesta italiana di un luogo di culto cattolico in Afghanistan (1921-2021); dal 1931-’33 l’azione pastorale con i Padri Barnabiti. La loro presenza fu ammessa agli inizi del Novecento come semplice assistenza spirituale diplomatica e, dopo alterne vicende, fu poi elevata a “Missio sui iuris” nel 2002 da Giovanni Paolo II.

Interverranno padre Giovanni Villa, della Comunità di San Luca e già superiore generale, e in collegamento da Roma padre Giovanni Scalese, responsabile della missione cattolica afghana recentemente rientrato da Kabul.




Unità pastorale S. Omobono, il 21 ottobre al via le Giornata mensili di spiritualità

Prendono il via giovedì 21 ottobre le Giornate mensili di spiritualità promosse a Cremona dall’unità pastorale Sant’Omobono, che comprende le parrocchie della Cattedrale, di Sant’Imerio e di San Pietro al Po.

Le Giornate, che si ripeteranno mensilmente sino ad aprile, inizieranno alle 6.30 con le Messa nella chiesa di Sant’Imerio. Nel pomeriggio, dalle 15.30 alle 17.30, nella chiesa di S. Girolamo, vi sarà l’adorazione eucaristica e il Vespro. In serata alle 20.30 nella chiesa di Sant’Imerio esposizione della Eucaristia con adorazione alle 21 adorazione eucaristica guidata.

Il tema annuale scelto è “Esperienze di orazione alla scuola di santa Teresa di Gesù maestra di orazione”.

Guida la riflessione il carmelitano padre Giorgio Rossi, priore del Convento del Corpus Domini di Milano.

 

Calendario dei prossimi appuntamenti:

  • 21 ottobre 2021
  • 18 novembre 2021
  • 16 dicembre 2021
  • 20 gennaio 2022
  • 17 febbraio 2022
  • 17 marzo 2022
  • 21 aprile 2022



“Con il Suo sguardo”, il 22 ottobre i genitori di Giulia Gabrieli aprono il ciclo di incontri di Romanengo

La parrocchia di Romanengo inaugura venerdì 22 ottobre un ciclo di incontri, dal titolo “Con il Suo sguardo. Amore, società e fede”, in cui attraverso racconti e testimonianze si cercheranno di offrire spunti di riflessione e dialogo per tutta la comunità nel solco di quanto affermato da Papa Francesco: «Chiediamo al Signore occhi che sanno vedere oltre l’apparenza; orecchie che sanno ascoltare grida, sussurri e anche silenzi; mani che sanno sostenere, abbracciare e curare».

Si inizia il 22 ottobre (ore 21.15) con la testimonianza dei genitori di Giulia Gabrieli, giovane bergamasca morta a 14 anni per un sarcoma per la quale è stato aperto il processo di beatificazione.

Il 19 novembre sarà invece ospite l’arcivescovo cremonese Gian Carlo Perego, presidente della Commissione per le Migrazioni della Cei; mentre il 2 dicembre interverrà don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova.

Tutti gli incontri si terranno nella chiesa parrocchiale (per l’accesso necessario il green pass).

 

Locandina del 22 ottobre




La Madonna sfregiata dall’Isis arriva a Cremona: dal 15 al 22 ottobre a S. Agostino

Era l’estate del 2014 quando l’Isis irruppe nella Piana di Ninive, zona a maggioranza cristiana del nord dell’Iraq, facendo strage di civili e costringendo alla fuga migliaia di persone. L’autoproclamato Stato islamico irruppe a Mosul e in altre città come Qaraqosh, Bartallah e Batnaya. Proprio a Batnaya la furia degli islamisti contro i luoghi di culto cristiani sfociò anche nella distruzione fisica di chiese e statue sacre.

Come quella, dedicata alla Vergine, decapitata dagli jihadisti e portata in salvo dal parroco e successivamente restaurata in Italia, a Giussano. Proprio da qui è quindi partita la peregrinatio dell’immagine sacra, inaugurata dall’arcivescovo di Milano il 17 giugno scorso e proseguita in diverse parti di Italia. Facendo tappa anche a Cremona, dal 15 al 22 ottobre, nella chiesa di Sant’Agostino, dove sarà esposta alla devozione dei fedeli. Durante i giorni di presenza della statua della Madonna di Batnaya la consueta Messa feriale celebrata per l’unità pastorale Cittanova nella chiesa di Sant’Omobono sarà invece proprio a Sant’Agostino alle 18 (dopo la recita del Rosario alle 17.30). Domenica 17 ottobre è in programma alle 16 il Rosario, alle 16.30 il canto del Vespro e alle 17.30 la Messa. Nella serata di mercoledì 20 ottobre, inoltre, alle 21 vi sarà la preghiera del Rosario, animata dal Gruppo Nazarat.

Questa piccola Madonnina, spiegano i sacerdoti dell’unità pastorale Cittanova, vuole essere un segno di vicinanza ai tanti cristiani del Medio Oriente che ancora oggi subiscono violenze e persecuzioni. Anche per questo il suo viaggio è accompagnato da una mostra fotografica, realizzata da Aiuto alla Chiesa che soffre, che sarà allestita sempre nella chiesa di Sant’Agostino e che racconta in maniera chiara ed emotivamente toccante che cosa significhi essere cristiani oggi in Iraq. La presenza cristiana nel Paese è infatti crollata negli ultimi vent’anni: se prima erano circa un milione e mezzo di persone, oggi si attestano sulle 250mila unità. Moltissimi sono fuggiti in Europa, Canada, Stati Uniti durante le persecuzioni dell’Isis e pochi hanno deciso di tornare (nonostante gli sforzi per la ricostruzione dopo la dissoluzione dello Stato islamico). Questo ovviamente non aiuta la Chiesa locale, che si trova a essere sempre più minoritaria e quasi alle soglie dell’estinzione. In questo contesto di difficile testimonianza si è inserito non a caso il coraggioso viaggio di Papa Francesco in Iraq pochi mesi fa. Un viaggio fortemente voluto dal Pontefice che, in quell’occasione, aveva voluto incontrare i grandi leader religiosi del Paese ricordando dalla terra di Abramo che «chi ha il coraggio di guardare le stelle, chi crede in Dio, non ha nemici da combattere». E questo vale per tutti, cristiani e non, in Iraq ma anche in ogni angolo del mondo.

Scarica la locandina




A San Bassano l’ingresso di don Daniele Rossi: «Aiutatemi a essere il vostro pastore e non un funzionario»

Guarda la photogallery completa della celebrazione

 

Nel pomeriggio di domenica 17 ottobre le comunità di San Bassano, Cornaleto, Formigara, Gombito, San Latino e Santa Maria dei Sabbioni hanno dato il benvenuto al nuovo parroco: ad accogliere don Daniele Rossi i parrocchiani, le autorità civili e militari, le associazioni; ad accompagnarlo tanti confratelli (in particolare gli altri preti in servizio nelle sei parrocchie) che hanno concelebrato la Messa di insediamento presieduta dal vescovo Antonio Napolioni. Presenti anche sindaci e parrocchiani di Agnadello (dove è stato vicario per otto anni prima della nomina a parroco) e Castelleone (suo paese natio).

Prima della celebrazione, sul sagrato, per le autorità civili è intervenuto il primo cittadino di San Bassano, Giuseppe Papa, che, a nome dei sindaci di tutte le parrocchie unite nel nome e nel ricordo di mons. Frosi, ha accolto ufficialmente don Rossi: «Posso usare solo parole di gioia per salutare don Daniele – ha detto -. Questa è una giornata destinata a rimanere nella storia civile e religiosa. Dal suo lavoro, dalla sua capacità e dal suo spirito missionario dipenderà la crescita spirituale della comunità e della chiesa locale vita. Ciascuna comunità, sotto la sua guida, con le sue peculiarità e tradizioni, evitando campanilismi, dovrà essere pronta, sotto la sua guida, a camminare insieme».

Una parrocchiale piena, in ogni posto disponibile nel rispetto del distanziamento previsto dalle normative ant-Covid, ha accolto con il canto dalla Corale e dal Coro Gabriele il nuovo parroco. In prima file le divise delle autorità militari e il tricolore di sindaci e assessori (tra i presenti anche il concittadino senatore Simone Bossi), poi i volti dei parrocchiani, vecchi e nuovi. Tutti uniti per sostenere nella preghiera don Daniele Rossi in questa nuova missione.

Dopo la lettura ufficiale del decreto di nomina da parte del vicario zonale don Gianbattista Piacentini, il saluto del Consiglio pastorale carico di sentimenti di «gioia, attesa e speranza» che animano i cuori delle parrocchie pronte a iniziare questo cammino con un nuovo pastore, ispirati da quella fonte inesauribile di amore che è Dio. Poi il dono di un quadro con all’interno una croce bizantina ortodossa realizzata in pietra dalle Suore del Monastero di Betlemme.

Nell’omelia il Vescovo, commentando la Parola di Dio, ha offerto diversi spunti al nuovo parroco: «Sono contento di presiedere questa concelebrazione non solo di sacerdoti, ma di comunità, famiglie, amici… di tante espressioni di vita animata dalla fede e che crede ancora nell’amore e invoca ragioni di speranza. Sono commosso anche dalla fede delle nostre comunità che accettano il continuo cambiamento. Essere preti significa essere destinatari inermi di un disegno più grande». E ancora: «Il prete di successo è quello che lascia fare a Gesù e impara da Gesù tutti i giorni a rimettersi al servizio nonostante le nostre stanchezze, arrabbiature, delusioni. Saper affidare a Dio i propri desideri. Questo è il Suo messaggio: accorgersi che il disegno di Dio è più bello e affidabile di ogni desiderio umano. Dio deve essere compreso. Fermiamoci davanti a Dio, non scappiamo, osiamo seguire il Signore laddove ci vorrà portare. Il compito del parroco è anche trasmettere questo messaggio: camminare insieme con fiducia sulla strada indicata dal Signore».

Al termine della Messa il nuovo parroco ha portato il suo saluto dal vivo, dopo quello affidato alle pagine del bollettino parrocchiale “Insieme”. Un saluto incentrato sul ringraziamento e la collaborazione reciproca. Il primo grazie è stato rivolto al Signore «per avermi chiamato a far parte di questa grande famiglia che è la sua chiesa, di cui lui è sempre il protagonista». Il secondo grazie è andato al Vescovo «per l’opportunità e la responsabilità». Don Rossi ha poi ricordato la sua famiglia, in particolare i genitori, i compagni di Messa presenti alla celebrazione, i sacerdoti con cui collaborerà all’interno delle varie parrocchie. Riferendosi a questi ultimi ha detto: «In questi anni ho capito l’importanza della comunione tra i sacerdoti per il bene della comunità che serviamo». Immancabili i ringraziamenti alla comunità di Agnadello dopo otto anni di servizio, ma anche a chi lo ha voluto accompagnare da Castelleone, suo paese natio. Quindi, pensando al futuro, ha rivolto il suo saluto ai sindaci delle sei comunità di cui sarà pastore «con l’augurio di collaborare insieme a favore delle persone». Ultimo, ma centrale ringraziamento alle tante persone intervenute «oggi qui con me a fare festa; alle mie nuove comunità chiedo due cose: aiutatemi ad essere il vostro pastore e non un funzionario qualunque; aiutatemi a costruire questa unità pastorale. Sentiamoci tutti coinvolti in questo impegnativo, ma meraviglioso compito, avendo come unico obiettivo il bene dell’altro. E affidiamoci sempre al Signore, unica persona che mai ci tradisce».

A celebrazione conclusa, il nuovo parroco ha raggiunto l’oratorio per un momento conviviale e di festa.

Annalisa Tondini

 

Profilo biografico del nuovo parroco

Don Daniele Rossi, classe 1976, originario di Castelleone, è stato ordinato l’11 giugno 2005. Laureato in Scienze dell’educazione e della formazione, ha iniziato il proprio ministero come vicario presso la parrocchia S. Ambrogio vescovo in Cremona. Dal 2013 era vicario parrocchiale ad Agnadello.

Ora il Vescovo gli ha affidato, in qualità di parroco, le comunità di “San Martino vescovo” in San Bassano, “Santa Maria Annunciata” in Santa Maria dei Sabbioni (Cappella Cantone), “Sacro Cuore e San Latino” in San Latino, “Santi Sisto e Liberata” in Gombito, “Santi Nazario e Celso” in Formigara, “Sant’Andrea apostolo” in Cornaleto.

Dal 2018 don Rossi è assistente diocesano Azione Cattolica Ragazzi.

 

Il saluto di don Daniele Rossi alla comunità 

Non mi è facile presentarmi attraverso uno strumento di informazione come il giornalino perché prediligo la forma relazionale e preferisco quindi incontrarvi di persona. Con questa riga vi ho già detto che tipo sono e avete già capito che un mio punto forte è l’incontro con le persone, dai più piccoli ai più anziani.

Questo è lo stile che caratterizza la mia persona e che ritengo ancora più importante nel ministero. Vengo da voi con un sentimento di gioia ma anche di curiosità. La gioia nasce dalla fiducia che il vescovo mi ha manifestato affidandomi sei comunità e chiedendomi di continuare la collaborazione iniziata da don Angelo per camminare insieme e lavorare per il bene delle persone.

La curiosità perché mi si presenta un’opportunità nuova da esplorare visto che il mio ministero l’ho sempre svolto in una sola parrocchia e quindi devo mettermi in gioco per capire insieme con voi come procedere per essere un “buon parroco” a servizio delle comunità.

Non è difficile perciò comprendere che la parola chiave di questa esperienza che vivrò con voi sarà “comunione”. Dobbiamo essere capaci di sentirci Chiesa, di essere comunità che operano insieme, di essere laici che progettano e costruiscono uscendo dai propri confini territoriali avendo presente un territorio più vasto che abbraccia più comunità. Ho volutamente usato il noi perché questa è la caratteristica dell’essere chiesa, dove insieme si gioisce, si piange, si ringrazia e si soffre. Ho bisogno dell’aiuto di ciascuno di voi, perché da solo non vado da nessuna parte. Abbiamo bisogno dell’aiuto dello Spirito Santo che ci sostiene e ci dona la capacità di essere uniti e di lavorare a servizio del Vangelo.

L’unico progetto ora è quello di ripensare insieme a come essere una comunità cristiana in un tempo difficile come quello della pandemia che ci ha rinchiusi nelle nostre case e ci ha resi ancora più pigri e demotivati.

Uso un verbo che sarà lo slogan della pastorale giovanile “Ripartire”; proprio così dovremo ripartire carichi di entusiasmo e voglia di fare, mantenendo alcune cose del passato e non avendo paura di fare proposte nuove che diano slancio alla vita di fede dei ragazzi, giovani e famiglie.

Una particolare attenzione sarà riservata all’oratorio che ritengo da sempre il luogo di formazione umana e spirituale dei ragazzi e giovani.

Questi anni di ministero ho sempre lavorato con passione e impegno nell’ambito dell’oratorio avendo uno sguardo anche diocesano sulle diverse iniziative e proposte. Facciamo nostre le parole del vescovo che nel suo messaggio agli oratori scrive: “Ogni Oratorio è sempre il Cortile dei Sogni, se la comunità o unità pastorale

lo ama e cerca le vie per rinnovarlo con entusiasmo! È importante che se ne prenda cura con cuore profetico e libero, coagulando competenze, leggendo bisogni e servendo occasioni di vita. Il Cortile dei Sogni per la nostra Chiesa è anche un’occasione di ripensamento costruttivo, per leggere le trasformazioni che la pastorale educativa e l’Oratorio hanno attraversato in questi decenni”.

Oltre alla pastorale giovanile ci saranno anche altri settori a cui prestare attenzione tra cui la cura degli ammalati e delle persone in difficoltà. In tutto questo non sarò solo vista la presenza di don Mario, don Luigi e don Davide che mi affiancheranno e sosterranno nel mio ministero e che fin da ora ringrazio per il servizio che stanno svolgendo nelle comunità.

Ringrazio don Angelo che in questi anni ha camminato con voi con gioia e tanto impegno, dando sempre una bella testimonianza di come la vita va vissuta e donata per gli altri. Auguro a lui di continuare con questo entusiasmo la nuova missione a cui è chiamato e affido al Signore la nostra unità pastorale perché ci aiuti con pazienza e costanza a formare una grande famiglia e a ricordarci che senza di Lui non possiamo fare nulla.

Una preghiera e una benedizione a tutti in attesa di vederci e iniziare il nostro cammino.

Il vostro parroco
Don Daniele