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L’incontro del Vescovo con gli operatori del Consultorio: «La formazione umana prima di tutto»

Continua la visita del vescovo Antonio ai luoghi significativi della diocesi. Nella mattinata di martedì 21 giugno ha visitato il Consultorio UCIPEM in Via Milano e si è trattenuto a dialogare insieme a educatori, psicologi e le figure educative che collaborano all’interno del servizio. Il Vescovo è stato accolto dal presidente, il Dott. Mario Mantovani e dalla Dott. Maria Grazia Antonioli, direttrice del Consultorio, recentemente incaricata per la pastorale familiare insieme al Dott. Roberto Dainesi.

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Mons. Napolioni, dopo essersi soffermato a visitare gli spazi della struttura, si è innanzitutto presentato agli operatori del Consultorio, ricordando la sua esperienza familiare e i suoi studi prima universitari poi in seminario. La sua esperienza di sacerdote, ha affermato, si è sempre intrecciata con il piano educativo: dallo scoutismo, alla pastorale giovanile, al ruolo di vice-rettore del seminario regionale, è sempre stata necessaria una particolare attenzione alla formazione umana, volta a garantire e salvare prima di tutta l’armonia delle persone. Un prendersi cura che risulta un fondamentale servizio all’uomo, ha continuato, al quale dedicarsi pienamente prima ancora di occuparsi dell’ambito della fede.

Il Vescovo si è poi fermato con gli operatori che si sono confrontate con lui e hanno riportato la situazione attuale del servizio, evidenziando risorse e criticità.

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Il Consultorio UCIPEM

l consultorio è un servizio di consulenza e orientamento per la famiglia caratterizzato da attenzione primaria alla persona ed alle relazioni interpersonali. Offre la possibilità di ascolto, dialogo e riflessione su tematiche familiari.
Propone informazione, consulenza e sostegno al singolo, alla coppia ed ai nuclei familiari attraverso consulenza familiare e psicosociale, consulenza psicologica, pedagogica, ostetrico-ginecologica, consulenza legale ed etica, informazione alla coppia riguardo la procreazione responsabile e la regolazione delle nascite, corsi di peparazione al parto, incontri a sostegno della genitorialità.
Il Consultorio si propone di collaborare con le diverse realtà educative presenti sul territorio: scuole di ogni ordine e grado, oratori e altre realtà diocesane e associazioni del privato sociale.

 




L’Amoris Laetitia commentata dal Vescovo a Rivarolo Mantovano: on-line l’intervento di mons. Napolioni

Lo scorso 18 giugno il Vescovo Antonio è stato ospite all’oratorio di Rivarolo Mantovano per presentare l’esortazione apostolica Amoris Laetitia di Papa Francesco. Ad accoglierlo don Samuele Riva, insieme a numerose famiglie della Zona X, che hanno ascoltato la sua riflessione sulla famiglia.

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L’Amoris Laetitia

Pubblicata lo scorso aprile, è l’esortazione apostolica nella quale Papa Francesco si occupa dell’istituzione della famiglia. Il testo raccoglie le sintesi dei due sinodi sulla famiglia indetti da papa Francesco: quello straordinario del 2014, sulle sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione e quello ordinario del 2015 su vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo.




Andare e rimanere: i verbi dell’insegnante di religione per affrontare la scuola di oggi

Si sono riuniti lunedì 20 giugno al Centro pastorale diocesano gli insegnanti di religione per l’assemblea di fine anno scolastico. Ad accoglierli don Claudio Anselmi, incaricato diocesano per l’Insegnamento della religione cattolica nelle scuole.


L’incontro è iniziato con l’intervento del vescovo Antonio, che ha voluto rivolgere il suo saluto ai docenti. Ricordando i suoi primi anni di sacerdote, durante i quali ha avuto anch’egli a che fare con il mondo della scuola, ha condiviso alcune considerazioni sul mondo scolastico di oggi, che sta diventando sempre più luogo di frontiera, di missione, di dialogo tra la Chiesa e il mondo.

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Per questo motivo gli insegnanti devono diventare abili esploratori, capaci di entrare in comunione proprio con le situazioni più faticose. Andare e rimanere, questi i verbi dell’insegnate, come del buon cristiano. Infatti, «esce senza fuggire solo chi abita veramente la sua casa, la sua vita, la sua storia», ha affermato il vescovo Napolioni. Determinante nel lavoro del docente è dunque lo stile, che non è sinonimo di esteriorità, ma figlio di un essere, di come lo spirito umano riesce a trasferire nella vita quotidiana ciò che lo Spirito Santo ispira. Ed è proprio questo Spirito che rende capaci «di testimoniare senza imporre, di raccontare affascinando, di aprire la mente alla verità senza farne un’ideologia, di suscitare il dialogo in cui la vita emerge», diventando così punti di riferimento per i ragazzi. Il Vescovo ha concluso ricordando quanto sia importante non educare in solitudine, ma insieme alla comunità.

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Dopo la benedizione del Vescovo, ha preso la parola don Claudio Anselmi, che fatto il punto sulla situazione scolastica, trattando le specifiche questioni che riguardano l’insegnamento della religione cattolica. Filo conduttore della nuova progettualità per l’anno prossimo sarà ancora una volta quanto emerso dal Convegno ecclesiale di Firenze, che aveva delineato cinque vie possibili: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Azioni da declinare anche nel mondo della scuola.

Don Anselmi ha ricordato che come ogni anno saranno proposti ai docenti alcuni momenti di formazione e si sta già programmando anche un Giubileo degli insegnanti, in occasione di questo particolare Anno della Misericordia.

DSC_0099Il Responsabile dell’Ufficio, a margine dell’assemblea, precisa inoltre, onde evitare equivoci e fraintendimenti tra Responsabilità dell’Ufficio e legittimità del Sindacato  autonomo degli Insegnanti di Religione, che nessun collegamento esiste tra SNADIR  e altre realtà associative di impronta laicista, tra cui richiama l’Uaar.

Tale collegamento  è dedotto impropriamente da brevi appunti di ricostruzione storica prodotta da alcuni docenti di religione che chiedono un parere agli Uffici diocesani in merito alla costituzione di una nuova associazione di IdR.

In tale sede, il Responsabile ha inteso sensibilizzare i destinatari su alcuni venti di “laicismo” che ripetutamente soffiano sulla legittimità istituzionale e concordataria dell’IRC. Il Responsabile ha poi riconfermato la libertà e legittimità degli IdR ad aderire a forme sindacali riconoscendo che alcune di queste, tra cui lo SNADIR, hanno contribuito alla definizione dello stato giuridico degli Insegnanti di religione.

 




Martedì sera a Cremona il Giubileo degli animatori del Grest con il Vescovo

Anche per i giovani animatori degli oratori della diocesi è stato pensato, in questo particolare Anno Santo, un momento per vivere al meglio il giubileo. Martedì 21 giugno, infatti, la Federazione Oratori di Cremona organizza il Giubileo degli animatori, in cui festa, spettacolo e testimonianza si fonderanno per proporre anche ai ragazzi un’occasione di riflessione sulla misericordia.

Si tratta di una serata pensata appositamente per i giovani animatori che in questo mese sono impegnati nelle attività oratoriane. Si inizierà con l’animazione musicale in Piazza Antonio Maria Zaccaria a partire dalle ore 21. Alle 21.45 l’ingresso in Cattedrale dalla Porta della Misericordia, dalla quale i giovani intraprenderanno un percorso che si snoderà per tutto il transetto: alcuni pannelli con immagini e fotografie stimoleranno alcune riflessioni sul tema del viaggio, filo conduttore del Grest di quest’anno.

I ragazzi potranno dunque assistere alle testimonianze di alcuni ospiti che verranno brevemente intervistati: si potrà ascoltare l’esperienza di Marco Loffi, cardiochirurgo che ha prestato servizio in Sudan e la testimonianza del giovanissimo Francesco Messori, capitano della nazionale italiana di calcio amputati. La serata culminerà con la testimonianza del vescovo Antonio, che si intratterà con i ragazzi.

All’uscita dalla Cattedrale la festa non sarà finita: ad attendere i ragazzi in piazza ci sarà la comunità dei minori di Giona, tanta animazione, nonché le fresche bevande preparate dai ragazzi della comunità di Cortetano.

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Prima Festa in piazza a Castelverde: vincono i padroni di casa

La prima Festa in piazza del Grest 2016 si è svolta giovedì 16 giugno a Castelverde e ha riunito oltre un centinaio di bambini e ragazzi degli oratori della Zona V della diocesi, accompagnati dagli animatori e dai loro sacerdoti.

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Ormai consolidata negli anni, la Festa in piazza è diventato un appuntamento tradizionale per gli oratori cremonesi: una giornata di animazione e divertimento per quanti partecipano alle attività  estive e anche occasione di incontro con i gruppi delle parrocchie più vicine.

Dopo l’accoglienza con canzoni e bans e la preghiera condotta da don Paolo Arienti, responsabile della Federazione Oratori, sono ufficialmente partite le sfide tra parrocchie. Durante la mattinata i bambini hanno anche ricevuto una visita inaspettata: il vescovo Antonio si è infatti presentato all’oratorio e ha salutato animatori ed animati, impegnati nelle attività estive.

A partecipare al primo appuntamento delle Feste in piazza di quest’anno, sfidandosi l’un l’altro in gare e giochi, gli oratori di Marzalengo, Casalbuttano, Costa Sant’Abramo, Corte de’ Cortesi, Paderno Ponchielli, Pozzaglio e, naturalmente, Castelverde.

Quest’anno, ad aggiudicarsi il primo posto nel grande gioco organizzato dagli educatori della FOCr, sono stati proprio i padroni di casa, i bambini dell’oratorio di Castelverde, seguiti da Costa Sant’Abramo e Corte de’ Cortesi che hanno guadagnato rispettivamente il secondo e il terzo posto. Don Paolo ha dunque consegnato a don Enrico Ghisolfi, vicario di Castelverde, il mappamondo della vittoria, che verrà conservato in oratorio, in ricordo di questa particolare giornata.

Come sempre i bambini si sono cimentati in molte attività di vario tipo, dal tiro alla fune a competizioni sportive, da giochi di abilità a prove di astuzia. Quest’anno per vincere gli oratori dovevano conquistare tanti legnetti che davano la possibilità di percorrere diversi chilometri su un grande planisfero: le squadre potevano così conquistare cartoline provenienti da tutto il mondo. Il vincitore? L’oratorio che si aggiudicava più cartoline. Tutto in linea con il viaggio, dunque, tema del Grest di quest’anno.

Prossima Festa in piazza: venerdì 17 giugno a Crotta d’Adda per la sfida tra gli oratori della Zona VI.

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Giubileo dei ragazzi: preadolescenti della città radunati per il passaggio della Porta Santa

Una mattinata di Grest un po’ particolare quella vissuta venerdì 17 giugno dai ragazzi delle medie provenienti dai vari oratori della città. Per loro gli educatori della cooperativa Nazareth hanno organizzato un percorso in vari punti della città, tra i bastioni di Porta Mosa e il Parco Caduti di Nassirya, per radunarsi poi tutti in Cortile Federico secondo. Culmine del cammino, l’ingresso in Cattedrale, passando attraverso la Porta Santa. Un vero e proprio giubileo dei ragazzi, dunque.

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Il tema che ha caratterizzato queste intense ore, naturalmente, non poteva essere altro che il viaggio, filo conduttore del Grest 2016. I ragazzi, infatti, nel loro percorso si sono imbattuti in quattro modi di viaggiare, quattro diversi stili attraverso cui intraprendere un cammino.

Nelle prime due tappe, attraverso giochi e attività, hanno sperimentato la modalità del turista e del viaggiatore sognatore. I ragazzi si sono radunati poi tutti in centro, arrivando in bicicletta dalle varie tappe, nel Cortile Federico II, dove hanno assisitito all’animazione preparata da educatori e ragazzi del centro Giona. Hanno così postuto ascoltare un racconto, nel quale si è cercato di ricostruire e interpretare l’esperienza del migrante, che deve lasciare la sua terra. Desiderio di partire, incertezza, paura, nostalgia di casa. Queste le emozioni che affronta un luogo viaggio verso una terra straniera, sconosciuta e che sono state originalmente interpretate da Marco Rossetti, con la sua marionetta e dal funambolo Luca Tresoldi, che con le sue acrobazie, in equilibrio su una corda, ha lasciato i ragazzi a bocca aperta.

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Nella tappa non è mancata nemmeno la presenza di alcuni ragazzi che realmente hanno vissuto l’esperienza dell’abbandono della loro terra e che sono emigrati in Italia: orchestrati da Marco Patanè, sei ragazzi africani del centro Giona hanno infatti intrattenuto i ragazzi dei Grest con le loro percussioni, dimostrando che le differenze possono essere accordate per produrre insieme una melodia.

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L’ultima tappa si è svolta in Cattedrale. I ragazzi, raccolti in preghiera e guidati da don Davide Schiavon, hanno formato una lunga processione per giungere alla Porta Santa. In Duomo hanno incontrato il parroco della Cattedrale, don Alberto Franzini, che ha proposto ai ragazzi una riflessione sul senso del Giubileo della Misericordia e sul significato dell’indulgenza e del sacramento della Riconciliazione.

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Festa in piazza a Crotta d’Adda per la Zona IV: vincitori i bambini dell’oratorio di Grumello

Altra Festa in piazza per questa edizione del Grest 2016 “Perdiqua”. Ancora una volta gli oratori hanno fatto “il giro del mondo”, sfidandosi in gare e prove per ogni abilità. Dopo la prima Festa a Castelverde, è toccato a Crotta d’Adda, che nel pomeriggio di venerdì 17 giugno ha ospitato i Grest della Zona IV nel suo verdissimo parco. Distribuite nel prato, le postazioni di gioco preparate dai volontari della Federazione Oratori: campetti da calcio e da basket, reti di pallavolo, ma anche tiro alla fune, birilli, freccette, fucili con gli elastici e tanti altri divertimenti.

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Protagonisti di questa seconda festa in piazza sono stati i gruppi di Acquanegra-Fengo, Spinadesco, Sesto ed Uniti, Pizzighettone, Grumello e, naturalmente, Crotta d’Adda. Più di duecento i bambini dunque si sono divertiti tutto il pomeriggio nel grande gioco organizzato dalla FOCr e animato da Alberto Ghisoni. L’obbiettivo era quello di sfidare gli oratori avversari per conquistare chilometri e riuscire a fare con la fantasia il viaggio più lungo sul grande planisfero. In questo modo le squadre riuscivano a guadagnare le cartoline che determinavano la vittoria.

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Ad aggiudicarsi il primo posto quest’anno sono stati i bambini dell’oratorio di Grumello. Secondo il Grest di Acquanegra-Fengo, terzo l’oratorio di Crotta, che invece aveva vinto lo scorso anno. Don Paolo Arienti, responsabile della FOCr, ha consegnato simbolicamente al più piccino del gruppo di Crotta il premio: un mappamondo in ricordo della bella avventura vissuta in questo particolare pomeriggio di Grest.

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Prossimo appuntamento con le Feste in piazza martedì 21 giugno a Vescovato, per gli oratori della Zona VII.

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Festa in piazza a Castelverde per la Zona V

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Domenica 19 giugno Tenda in festa a Rivarolo del Re

Sarà una giornata di riflessione e di festa quella di domenica 19 giugno a Rivarolo del Re Ed Uniti. L’associazione La Tenda di Cristo propone agli ospiti e ai volontari della Comunità di accoglienza Casa Paola una mezza giornata in compagnia che inizierà alle 10.30 con la riflessione di Padre Francesco Zambotti sul tema “Tenda di misericordia”. Alle ore 11.30 verrà celebrata la Santa Messa e al termine il pranzo-buffet di condivisione. Nel pomeriggio, alle 14.30, è programmato l’intrattenimento per grandi e bambini, con musica, animazione e “Giochi di una volta”.

 

L’associazione La Tenda di Cristo nasce come risposta ad alcuni problemi della attuale società, come droga, AIDS ed emarginazione di donne e bambini. Si identifica nella situazione storica del popolo ebreo “schiavo del faraone d’Egitto”: propone un viaggio di liberazione, di formazione umana, di recupero di se stessi; insegna l’essenzialità ed il godere delle piccole cose, approfondisce i valori umani ed esalta la bellezza dello Spirito. Tutto questo accade vivendo nelle Tende, proponendo concretamente nel dialogo e nella programmazione quotidiana lo spirito della famiglia, del rispetto, della condivisione e della comunione.

 

Casa Paola è un Centro di accoglienza nel quale si propone di promuovere la dignità, il rispetto umano e valorizzare attraverso lo sviluppo spirituale, sociale e morale, offrendo alla famiglia ospitante e la convivenza. Lo scopo è quello di dare assistenza a tutte le necessità e a tutte le esigenza, i poveri sono il nostro : spirituale, umana e psicologica, a uomini, donne e bambini, poveri e / o emarginati dalla società. Tra questi anche persone affette da l’HIV / AIDS. Attraverso la promozione di programmi artistici, culturali e spirituali, oltre che religiosi e laici.

 

 




Il Vescovo al Terzo Settore: «Condivisione e dialogo per affrontare le sfide di oggi»

Erano presenti molti dei rappresentanti del mondo delle associazioni che sabato 30 aprile hanno illustrato il volto del volontariato cremonese al vescovo Antonio. Nella Sala riunioni della sede del Forum del Terzo Settore in via Speciano 2 associazioni, cooperative e organi di volontariato hanno portato la loro esperienza di lavoro e servizio sociale.

A prendere la parola per prima è stata Daniela Polenghi, coordinatrice provinciale del Forum del Terzo Settore, che ha espresso al Vescovo il ringraziamento da parte di tutte le associazioni per la sua disponibilità ad incontrare il mondo del volontariato. «Il Terzo Settore è un modo ampio e variegato, ma con valori comuni», ha spiegato la Polenghi, illustrando la composizione della realtà associativa dei 115 comuni in provincia di Cremona: sono 383 gli organi di volontariato, 95 le Associazioni di promozione sociale e 20 le onlus che operano sul territorio, insieme anche alle cooperative sociali. Un mondo impegnato e presente nel cremonese che Daniela Polenghi ha definito «il sale della terra della solidarietà». Ciò che lega queste realtà tutte diverse negli obiettivi che perseguono è sicuramente la loro testimonianza di lavoro volta a cercare e realizzare il bene comune, oggi spesso dimenticato. Non solo: questi organi, tutti insieme, vanno a formare la struttura portante del sistema di Welfare, ha sottolineato la coordinatrice del Terzo Settore, che si fa carico dei bisogni e delle necessità sociali, in nome, prima di tutto, dei valori presenti nella Costituzione della Repubblica italiana, che spingono i singoli cittadini a dialogare e a lavorare insieme per la costruzione della società.

Polenghi, infine, si è soffermata sull’identità del Forum Terzo Settore, sottolineando l’importanza che l’organo ricopre come fondamentale strumento di rete, attraverso il quale le associazioni possono condividere le loro esperienze e organizzarsi in alleanze. Diverse, infatti, sono le reti che hanno riunito molte realtà in questi anni, per realizzare intenti comuni e portare avanti azioni di riscatto sociale. Esempi di questa condivisione sono la Tavola della Pace, il Coordinamento della disabilità, il progetto della Consulta dell’immigrazione o l’Alleanza contro la povertà nel cremonese.

È dunque intervenuto il vescovo Antonio che, ringraziando le associazioni per il loro lavoro, ha rimarcato l’importanza di trovare spazi di condivisione e di dialogo soprattutto nel mondo dell’associazionismo, affinché realtà diverse tra loro possano cooperare ed evitare i pericoli della chiusura in se stesse. Il dialogo, infatti, «fa scoprire una nuova possibilità, una nuova strada, soprattutto quando ci vogliamo occupare di bene comune», ha affermato mons. Napolioni. Storicamente si è infatti arrivati ad un punto in cui “ci si salva” solo attraverso l’unità e la solidarietà, grazie alle quali la ricchezza dei singoli può andare a beneficio di tutti.

Il Vescovo, inoltre, prima di ascoltare i rappresentanti delle associazioni, ha voluto ricordare alcune questioni urgenti sulle quali la comunità civile è chiamata oggi a riflettere. Insieme alla questione della povertà e dei migranti, è necessario dedicare spazio anche alla riflessione sui giovani e i bambini: a loro la società deve riuscire a trasmettere la passione per il bene comune e insegnare a godere dei doni che si ricevono dagli altri.

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Varie associazioni, poi, hanno voluto portare il loro saluto al Vescovo, illustrando ognuna la propria specificità e il campo nel quale opera. Dai racconti dei rappresentanti diversi sono gli aspetti emersi che richiedono ancora molto lavoro. Si è sottolineata, per esempio, la questione del coinvolgimento dei giovani all’interno di realtà di volontariato e di associazionismo. È emersa l’importanza di creare reti di collaborazione, nelle quali anche le realtà più piccole possano esprimere la loro specificità e portare il proprio contributo: insieme, infatti, anche le problematiche dei singoli possono essere affrontate, secondo i valori della solidarietà e della cooperazione. Infine, si è presentata la necessità da parte di diverse associazioni di poter emergere maggiormente nel panorama sociale, auspicando un incisivo dialogo con le istituzioni.

L’incontro si è concluso con le parole del vescovo Antonio che ha espresso la sua gioia nel constatare un modo sociale così operativo a Cremona e la sua volontà di collaborare, soprattutto in questo tempo in cui la crisi pone dinnanzi all’imperativo morale di una rinascita. «Sono felice perché trovo un popolo, una comunità, una società viva che non è solo ripiegata sul passato e che ha tante esperienze», ha affermato mons. Napolioni. Tutta questa ricchezza, ha continuato, deriva dalla propria fragilità, condizione che non dev’essere nascosta, ma ascoltata. Le difficoltà che la contemporaneità ci pone davanti devono essere  affrontate attraverso il ragionamento, la messa in comune delle problematiche, «preoccupandosi un po’ meno dell’efficienza ma puntando all’efficacia». In quest’ottica diviene fondamentale farsi prossimi alle realtà più bisognose, ascoltare e condividere concretamente le situazioni di disagio che oggi affliggono non solo la nostra cittadinanza ma il mondo intero. In questa ottica acquisisce sempre più spazio il contributo che i laici e le associazioni possono portare, come anche Papa Francesco ha più volte ricordato nelle sue esortazioni, ma come già il Concilio Vaticano II affermava con convinzione.

Solo grazie a questo farsi vicino alle fragilità, la comunità può diventare educante, soprattutto per i giovani che si affacciano alla vita. Il Vescovo ha dunque ribadito alle associazioni e alla comunità civile la sua vicinanza e la sua disponibilità al confronto e al lavoro alla ricerca del bene e della felicità comune.




Venerdì Santo la Colletta pro Terra Santa: un «dovere antico che ci procura la gioia di aiutare i nostri fratelli»

Durante quest’anno della misericordia, risuona ancora più forte l’invito a partecipare alla Colletta del Venerdì Santo, l’iniziativa che permetta alla Chiesa universale di raccogliersi intorno alla Terra Santa, sia spiritualmente, sia con un aiuto concreto. Significativo il contesto del Venerdì in cui si ricorda la passione e la morte del Signore, durante la quale il male e la sofferenza sembrano trionfare anche sul Figlio di Dio; lo sguardo cristiano spinge però ad allargare l’orizzonte alla speranza, nell’attesa che da quel sepolcro rinasca la vita.

È in questa prospettiva che i fedeli di tutte le chiese locali sono invitati a rivolgere l’attenzione proprio verso luogo dal quale è scaturita questa salvezza, terra sempre più martoriata da conflitti e divisioni. In tutto il Medio Oriente ogni giorno sfollati, rifugiati, anziani, ammalati vivono in contesti di bisogno costante e molte famiglie sono messe a dura prova a causa delle persecuzioni. Nonostante questo «la Terra Santa è luogo di dialogo – afferma il card. Leonardo Sandri, prefetto delle Congregazione delle Chiese Orientali – abitata da uomini che non smettono di sognare e di costruire ponti, nelle quale vivono comunità cristiane dove si proclama il vangelo della pace».

Attorno a queste comunità e alla loro condizione di emarginazione e di sofferenza si raccolgono, dunque, tutte le comunità cristiane, invitate anche da Papa Francesco a non restare indifferenti e, innanzitutto, a pregare per quanti in quelle zone sono vittime di violenza, solitudine e angoscia. «Questa terra chiama in causa la nostra carità  da sempre, e oggi con accresciuta urgenza – continua il card. Sandri nella lettera ai vescovi all’inizio di questa Quaresima -. Perché ogni persona che là vive e opera, ha bisogno delle nostre preghiere e del nostro aiuto concreto, per essere sostenuta nell’impegno di lenire le ferite continuando con fiducia l’impegno di realizzare la giustizia e operare per la pace».

Le offerte raccolte durante i riti santi saranno dunque destinate ad interventi, sostegni ed emergenze che riguardano non solo Israele, ma anche i Territori Palestinesi, il Libano, la Siria e molti altri paesi limitrofi, dove sono in aumento i cristiani che vivono in condizioni di estrema necessità. Tra gli obiettivi è particolarmente importante quello di intensificare e favorire la presenza cristiana in Medio Oriente, ma importante risulta anche e la conservazione dei luoghi di culto. Il ricavato della Colletta verrà come sempre affidato alla Custodia Francescana, incaricata storicamente non solo al mantenimento dei Luoghi Santi ma anche alla cura delle strutture pastorali, educative, assistenziali e sanitarie.

Tra le opere ultimate con gli aiuti della Colletta dello scorso anno molte sono scuole, laboratori artigianali, centri giovanili, di formazione e luoghi di assistenza medico-sanitaria per la popolazione locale. Tra gli edifici realizzati, anche complessi abitativi per ospitare bisognosi e giovani coppie, che hanno così la possibilità di formare una famiglia nella loro terra d’origine. Alcune opere, poi, sono rivolte agli edifici e ai luoghi di culto frequentati dai pellegrini, come ad esempio la realizzazione di scavi archeologici, di impianti di illuminazione e varie opere di ristrutturazione che si rendono necessarie visto il costante afflusso di visitatori. Non meno importanti i fondi destinati alle situazioni di emergenza e al sostegno delle piccole comunità locali dei territori vicini a Israele, che necessitano la realizzazione e la ricostruzione di opere e strutture.

L’iniziativa della Colletta diviene allora per i cristiani gesto concreto che permette di farsi più prossimi ai fratelli martoriati dalle ancora numerose croci del nostro tempo. Un’occasione che permette di accostarci ancora di più al mistero della Passione e della morte di Cristo, che si riflette ancora oggi in quanti, innocenti e indifesi, soffrono e perdono la vita. Come afferma il card. Sandri, «la Colletta per la Terra Santa richiama un dovere “antico”, che la storia di questi ultimi anni ha reso ancora più urgente, ma ci procura la gioia di aiutare i nostri fratelli».