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Lourdes, secondo giorno toccando la vita di santa Bernardette

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Il secondo giorno di pellegrinaggio a Lourdes per il centinaio di fedeli cremonesi è iniziato con la partecipazione, presso la grotta delle apparizioni, alla Messa dell’Oftal (Opera federativa trasporto ammalati Lourdes) di Vigevano, presieduta dal vescovo Vigevano Maurizio Gervasoni e concelebrata dal vescovo Antonio Napolioni, insieme ai sacerdoti cremonesi e di lingua italiana presenti in pellegrinaggio durante questi giorni.

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La mattina di martedì 26 aprile è proseguita con la visita della città di Lourdes, nel tentativo di immaginare il paese di circa 4mila abitanti intorno alla fortezza medioevale e tra i ruscelli che confluiscono nel fiume Gave di Pau. Proprio su uno di questi ruscelli sorgeva il piccolo mulino dove anche Bernardette visse insieme alla sua famiglia e che ancora oggi è possibile visitare. Al di fuori dell’area del santuario dove ora sorgono gli alberghi, i negozi e le altre attività commerciali, infatti, al tempo di Bernardette il paesaggio era dominato da verdi prati e flora selvatica.

La visita dell’abitato è quindi proseguita, su per i vicoli, arrivando fino all’edificio dove viveva la famiglia della piccola Bernardette, sei persone in una sola stanza. Da lì Bernardette uscì l’11 febbraio 1858 per andare a cercare legna sulle sponde del fiume, avendo nella grotta la prima apparizione dell’Immacolata.

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Nel caldo e nuvoloso pomeriggio i partecipanti al pellegrinaggio, promosso dal Segretariato diocesano pellegrinaggi con il supporto tecnico dell’agenzia ProfiloTours, hanno partecipato alla quotidiana processione eucaristica che percorre il vialone davanti il Santuario sino a giungere alla basilica San Pio X, dove è stata impartita una particolare benedizione a tutti i presenti, ai malati e agli oggetti di devozione.

La processione, presieduta dal vescovo di Versailles mons. Luc Crepy, è stato un momento molto forte spiritualmente al quale i pellegrini cremonesi si sono uniti alle centinaia di pellegrini francesi e di altre parti del mondo. Molto significativa la conclusione nella processione nel silenzio della grande basilica sottostante al prato del santuario insieme a molti malati e ai giovani che li hanno accompagnati.

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Al termine della processione alcuni cremonesi si sono spostati sotto la grotta delle apparizioni per partecipare al Rosario di lingua italiana.

Dopo la cena un altro suggestivo momento di spiritualità: i fedeli cremonesi si sono riuniti sotto lo stendardo della diocesi per seguire la processione serale “aux fambeaux”, illuminata dalle suggestive luci delle candele che hanno illuminato il percorso snodatosi lungo il viale antistante le basiliche mariane.

Mercoledì 27 aprile, nel terzo e ultimo giorno di pellegrinaggio, il vescovo Napolioni presiederà il Rosario in lingua italiana trasmesso alle 18 su Tv2000 (canale 28). Quindi la chiusura del pellegrinaggio e il ritorno in Italia.

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Novanta pellegrini con il Vescovo a Lourdes: «Seguiamo Maria per ripartire da suo Figlio»




Novanta pellegrini con il Vescovo a Lourdes: «Seguiamo Maria per ripartire da suo Figlio»

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È stata giornata intensa e piena di gesti forti quella che ha caratterizzato l’inizio del pellegrinaggio diocesano a Lourdes insieme al vescovo Antonio Napolioni.
Al pellegrinaggio diocesano, il primo organizzato dall’arrivo della pandemia dall’Ufficio Pellegrinaggi e Turismo con il coordinamento tecnico della agenzia ProfiloTours, partecipano una novantina di cremonesi provenienti da tutte le zone della diocesi, tra cui il Consiglio generale delle Suore Adoratrici guidate dalla madre superiore madre Isabella Vecchio, e diversi sacerdoti diocesani tra cui don Roberto Rota, incaricato diocesano per i pellegrinaggi e il turismo e don Gianpaolo Maccagni, vicario episcopale per la pastorale e il clero.

Dopo l’arrivo in albergo, nella mattinata di lunedì 25 aprile, i partecipanti al pellegrinaggio si sono recati alla grotta per l’apertura del pellegrinaggio con la recita della preghiera dell’Angelus.

Nel primo pomeriggio si è poi svolta la suggestiva e sentita Via Crucis, con le statue a grandezza umana collocate lungo il promontorio adiacente il santuario.

A seguire la celebrazione della Messa nella basilica dell’Immacolata Concezione presieduta dal vescovo di Cremona che ha ripreso alcune invocazioni della via Crucis: «Non siamo mai abbastanza e pienamente discepoli di Gesù: tanti sono i momenti di conversione che non hanno ancora l’ultima parola, perché finché siamo su questa terra siamo da convertire ancora davvero». Quindi nelle parole del vescovo Napolioni il riferimento alla guida della Madonna: «Credo che Maria abbia questo in serbo per noi: consegnarci Gesù per ripartire da Lui. Seguiamo le orme del Vangelo con Maria che è davanti a noi, come tutta la Chiesa dei santi e dei santuari, quel luogo e quella meta di cui ci faremo pellegrini anche tornati a casa».

Nella seconda giornata di pellegrinaggio è prevista la visita al paese di Lourdes e ai luoghi in cui santa Bernadette ha vissuto, la processione eucaristica e la partecipazione serale alla preghiera “aux flambeaux”.

Il vescovo Napolioni presiederà il santo Rosario in lingua italiana trasmesso in televisione nel pomeriggio di mercoledì 27 aprile, prima della chiusura del pellegrinaggio e del ritorno a Cremona.




A Bozzolo Domenica in albis nel ricordo di Mazzolari nel 63esimo della morte

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Il 12 aprile 1959 moriva don Primo Mazzolari. Una settimana prima – il 5 aprile, Domenica in albis – era stato colpito da un malore mentre si accingeva a pronunciare l’omelia nella chiesa parrocchiale di Bozzolo. Per questo quest’anno la data del 24 aprile è stata scelta per ricordarne la figura nel 63esimo anniversario della morte. La commemorazione è avvenuta nel pomeriggio presso la chiesa parrocchiale di Bozzolo, dove sono conservate le sue spoglie. Qui, infatti, il servo di Dio del quale è in corso il processo di beatificazione, fu parroco per quasi trent’anni, dal 1932 sino alla morte.

La celebrazione, tenutasi nella Domenica in albis, è stata presieduta dal cremonese mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, affiancato dal vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, dal parroco di Bozzolo, don Luigi Pisani, e numerosi altri sacerdoti del territorio.

A introdurre la celebrazione, sulla piazza, il saluto del sindaco di Bozzolo, Giuseppe Torchio, che insieme all’orgoglioso riferimento per un don Mazzolari «patrimonio dell’umanità», con riferimento al convegno che ha visto don Primo protagonista all’Unesco, ha voluto anche ringraziare le suore di Maria Bambina che presto lasceranno Bozzolo, dopo una significativa presenza nel mondo della scuola che ha origine sin dal 1916; proprio il loro Istituto che si trova al di là della piazza sarà rivalorizzato – ha detto il primo cittadino – nel segno della pastorale e della memoria mazzolariana.

Subito dopo anche il saluto del vescovo Napolioni, che hanno voluto dare il benvenuto e ringraziare l’arcivescovo Perego per la sua presenza in diocesi in questa importante occasione.

Le parole dell’arcivescovo Perego nell’omelia sono state il racconto della sua vita da sacerdote, accompagnato spiritualmente dalla figura di Mazzolari in tutte le sue tappe.

«Non ho potuto conoscere don Primo – racconta Perego, dopo aver ricambiato i saluti del vescovo e dopo aver ringraziato Paola Bignardi, presidente della Fondazione Mazzolari, per l’invito –. Eppure lo sento come un confratello, come un amico, un compagno di viaggio nella strada presbiterale. Ho conosciuto don Primo in quarta ginnasio. E grazie al mio preside, don Carlo Bellò, storico e biografo di Mazzolari, partecipai a una serie di presentazione di libri di Mazzolari».

E don Primo lo ha accompagnato anche negli anni successivi: «Da giovane ebbi la fortuna di assistere il vescovo Assi per otto anni. Con lui respirai moltissimo la figura di Mazzolari, le sue opere, i suoi insegnamenti, e rimasi stupito dal suo profondo amore verso il Papa, ma soprattutto dalla corsia preferenziale che riservava ai più poveri. E anche negli anni in Caritas ebbi l’opportunità di notare la propensione di Mazzolari verso i più deboli, la sua attitudine caritativa, ma anche la sua obiezione di coscienza alle armi». E da qui l’arcivescovo cremonese, che in CEI ricopre anche il ruolo di presidente della Fondazione Migrantes, si è riallacciato allo scenario ucraino, citando i pensieri di don Primo: parole ancora attuali che richiamano la situazione di oggi, in cui persone, soprattutto donne e bambini, fuggono dalla guerra.

Poi uno sguardo e un pensiero alle Scritture: «In questa Domenica in albis, mi soffermo con voi a meditare sulla Parola; il Vangelo ci fa vivere la Pasqua con uno sguardo sullo scenario di oggi. “Pace a voi”, dice il Signore tre volte, anche a Tommaso, incredulo, e lo dice anche a noi oggi». «La pace non la si può conciliare con gli egoismi – conclude Perego –. Uccidere è la conseguenza della guerra e dove c’è la guerra, si viola il Vangelo».

La celebrazione, animata dalla corale parrocchiale, si è conclusa sulla toma di don Mazzolari con la preghiera per la sua beatificazione.

 

La voce del Vangelo nella vita di don Primo. Parole ed episodi inediti del «parroco d’Italia» a “Chiesa di Casa”




«Abbiamo bisogno di coscienze inquiete!». Don Ciotti commenta la “Laudato si'” tra pace, ecologia e accoglienza dei poveri

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Un intervento appassionato, coinvolgente e a tutto tondo quello tenuto da don Luigi Ciotti nella chiesa parrocchiale del Maristella a Cremona nel pomeriggio di giovedì 21 aprile. L’evento dal titolo “Laudato si’, laudato qui: pace, giustizia, cura del creato” è stato organizzato nell’ambito della rassegna “La Trama dei Diritti” da Pax Christi, Comunità “Laudato si’” di Cremona, Tavola della Pace di Cremona, Libera contro le mafie e in collaborazione con CSV Lombardia Sud.

Al suo arrivo don Ciotti è stato accolto con tanto affetto, al quale non si è sottratto a scambiando qualche parola con tutti e scattando foto con le tante persone presenti. Dopo l’introduzione di Fabrizio Aroldi e don Antonio Agnelli, sacerdote collaboratore nelle parrocchie dell’unità pastorale Madre Nostra, hanno preso la parola per una presentazione e per un saluto i rappresentanti delle diverse associazioni organizzatrici.

L’audio integrale dell’intervento di don Ciotti

 

L’ampio intervento del sacerdote fondatore del Gruppo Abele e di Libera contro le mafie è iniziato con una condanna alla guerra e alla corsa al riarmo: «Negli anni scorsi, anche durante la terribile pandemia, sempre più risorse economiche sono state investite per il riarmo e questo è uno scandalo». Non è quindi mancato un affondo sulla situazione Ucraina e in particolare sull’accoglienza dei profughi: «Giusto accogliere fratelli e sorelle in fuga dalla guerra, ma come mai non abbiamo messo la testa sulle altre trentatre guerre in atto nel mondo. Perché non toccano i nostri interessi. Questa è una riflessione che si impone».

Dal tema della guerra è stato, quindi, collegato anche il tema dei profughi e dei poveri: «Nell’enciclica “Laudato si’” il papa si dimostra preoccupato ancora una volta per quello che sta avvenendo e per la qualità della vita di tutti. Siamo chiamati anche noi a diventare attivi per occuparci insieme del futuro, che è un tempo che va vissuto, non sprecato perché la vita è un tempo imprevedibile e inafferrabile».

«La crisi è unica, una crisi socio-ambientale, la strada tracciata dal Papa è quella della conversione ecologica: tutela della natura e dei diritti umani. È in gioco la vita! – ha così proseguito don Luigi nel commentare l’ecologia integrale, tema centrale dell’enciclica – con l’aggettivo integrale il Papa sottolinea come il nostro rapporto con la natura deve essere esteso a tutti gli ambiti della vita a cominciare da quello sociale e relazionale: c’è allora un grande richiamo all’accoglienza, perché non basta accorgersi che gli altri esistono intorno a noi. Non basta però accogliere gli altri perché dobbiamo anche sentirli dentro di noi e anche politici in Europa dovranno un giorno rendere conto di come mai l’Europa paga miliardi perché la Turchia si tenga i profughi, come qualcuno dovrà dirci di tutti questi investimenti che abbiamo fatto per la guardia costiera libica che continua a tenere nei lager tantissime persone, come qualcuno dovrà spiegare perché abbiamo venduto armi all’Egitto con cinquemila persone nelle carceri e che non ci consegna la verità su Giulio Regeni».

Il lungo intervento è terminato con un invito forte e sincero: «Vi auguro il conflitto delle coscienze: con la coscienza è sempre bene dialogare, a volte anche litigare in modo acceso, perché non sia una coscienza inerme che porta a mafia e guerra. Abbiamo bisogno di coscienze inquiete!».




A Genivolta in scena la rappresentazione della Passione del Signore

Tra le celebrazioni della Passione del Signore del 15 aprile, il Venerdì Santo, si è distinta l’unità pastorale “Santi martiri e dottori della Chiesa”, formata dalle parrocchie di Cumignano sul Naviglio, Genivolta, Ticengo e Villacampagna, che, dopo l’azione liturgica delle 20.30, ha messo in scena, presso l’oratorio di Genivolta, una rappresentazione realistica della Passione di Gesù, dal percorso verso il Golgota sino alla deposizione.

«L’idea è venuta a un ragazzo di Genivolta, Stefano Pattonieri, che ha preso spunto da una rappresentazione che fino a qualche anno fa inscenavano nel Bresciano», spiega don Davide Osio, parroco dell’unità pastorale.

L’evento è stato caratterizzato da una forte partecipazione – quasi quattrocento i partecipanti – e da un lungo ed emozionante silenzio.

L’assemblea, alla fine dell’azione liturgica, ha seguito in corteo gli “attori” fino all’oratorio, presso il quale si sono disposti lungo i bordi del campo sportivo. Al centro di esso, poi, le scene della morte e della deposizione del Signore.

«È stato un bellissimo lavoro da parte di tutti – conclude il parroco –: da chi si è occupato dei costumi a coloro che si sono dedicati ai fuochi, senza dimenticare chi ha allestito lo scenario. Ho anche visto gente in lacrime, è stato davvero emozionante».




Adolescenti, il coro di rinascita di piazza San Pietro torna con gioia nelle parrocchie: «Riconoscere il Risorto insieme: questo è l’oratorio»

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All’indomani della grande Veglia con Papa Francesco e i sessantamila adolescenti italiani in Piazza San Pietro, è ancora forte l’emozione dei 320 pellegrini cremonesi. «Andate avanti!», l’invito, l’augurio, il mandato del Santo Padre resterà nei cuori dei ragazzi, con quel suo carico di luce e coraggio che non si perde di fronte alle paure e alle ombre della vita. Anche della loro. Ombre che sembrano oggi più lontane, spinte più in là dal pieno di amicizia, allegria e voglia di vita che dalla Città eterna ha alzato un coro d’entusiasmo e rinascita giunto in tutti gli angoli del Paese.

«Non importa il come noi riconosciamo che Gesù è risorto, l’importante è che lo facciamo», ha riflettuto con il gruppo degli adolescenti cremonesi don Francesco Fontana, nell’omelia della Messa di fine pellegrinaggio celebrata nel pomeriggio di oggi, martedì, nella basilica Ara Coeli. Prima di entrare a pregare, la foto ricordo con tutti i gruppi rimasti a Roma, che si sono dati appuntamento per la celebrazione dopo una notte di riposo e una mattinata da turisti nella Capitale: «C’è una caratteristica comune a tutte le vicende di chi riconosce il risorto – ha proseguito l’incaricato diocesano di Pastorale Giovanile, non lo riconoscono mai da soli, né Giovanni, né Pietro, né la Maddalena. C’è sempre qualcun altro insieme a loro. L’esperienza di riconoscere il risorto è sempre un’esperienza unitaria, è sempre riconoscere il risorto grazie a qualcuno che cammina con noi». «Riconoscere il Risorto insieme: è questo quello che si fa in oratorio, in parrocchia in qualunque esperienza – ha aggiunto –. Riconoscere il Risorto insieme: questo è l’oratorio».

Con questo spirito, prima di salire sui pullman per il rientro nelle proprie parrocchie, i gruppi hanno concluso pregando insieme e condividendo (dopo averlo fatto sui social, con il proprio stile allegro e aperto, anche con il contributo del profilo Instagram della Diocesi di Cremona, che si è colorato per 48 ore delle loro t-shirt e dei loro sorrisi) il ricordo e l’emozione dell’incontro con il Papa e con i coetanei. La celebrazione Eucaristica, concelebrata da tutti i sacerdoti che hanno accompagnato i gruppi nell’esperienza, si è aperta con la lettura del saluto del Vescovo Napolioni, che non ha mancato di far sentire la sua vicinanza ai giovanissimi pellegrini.

Don Francesco ha poi sottolineato la forza delle testimonianze che i ragazzi hanno ascoltato in piazza San Pietro e da cui sono rimasti profondamente colpiti (sentiremo le loro voci e i loro commenti nella puntata del Giorno del Signore in onda sabato 23 aprile dalle 20.30 sui canali social e sul sito ufficiale della Diocesi di Cremona, e in tv su Cremona 1 sabato alle 20.25 e domenica alle 12.30): «Ieri abbiamo ascoltato oltre al Papa la testimonianza di alcuni ragazzi. Ragazzi della vostra età erano hanno raccontato delle storie che potrebbero essere anche le storie di qualcuno di voi. Abbiamo sentito di Emanuele che ha avuto una malattia grave fio ad aver avuto bisogno anche i un trapianto di cuore; la storia di Sofia che è stata colta da dubbi sulla sua vita e sulla sua fede; la storia di Alice colpita dal lutto: la morte della nonna; la storia di Samuele che ha faticato ad uscire dall’isolamento del lockdown ritrovandosi anche dopo da solo in casa. E la storia di Mattia che, pur così piccolo, si è preso cura di suo papa malato. Storie che potrebbero essere le nostre – ha osservato il sacerdote – storie vere. Storie in cui ciascuno di loro ha dovuto riconoscere la presenza di Gesù vivo e vero nella loro vita per non disperarsi».

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«Non scoraggiatevi»: risuonano forti le parole del Papa. «Portate le paure alla luce», «non abbiate paura della vita»… Così anche «una crisi» può diventare occasione di vita bella perché condivisa con gli altri: «Il risorto – ha ribadito don Fontana – lo possiamo riconoscere concretamente come Giovanni, che lo intuisce che ad un certo punto capisce che Gesù risorto. Lo possiamo riconoscere come Pietro, perché qualcuno ce lo racconta e – come a Pietro – ci dice “ma guarda che quello lì è il Signore”. Oppure lo possiamo riconoscere come Maria Maddalena: sentendoci chiamare per nome. L’esperienza anche della vocazione».

Al termine della Messa pullman sono poi ripartiti per il ritorno nelle proprie parrocchie, nelle proprie case (qualcuno in realtà si concede ancora un giorno da turista a Roma). Ma il pellegrinaggio degli adolescenti a Roma è tutt’altro che finito. La strada continua. E richiede coraggio. E richiede «fiuto», quel «fiuto per la verità» che il Papa ha riconosciuto come caratteristica tipica della giovinezza: «Non perdete il fiuto» ha esortato.

«Noi siamo arrivati qui grazie ad un invito – ha concluso il suo pensiero don Francesco durante la Messa all’Ara Coeli – Ci ha invitato il Papa, ci hanno invitato i nostri preti e gli educatori. Ora andiamo a casa con una sfida, si chiama “la nostra storia”. L’invito a Roma si chiamava #seguimi: “Dai seguimi, andiamo ad incontrare il Papa” ed il Papa ci ha detto quello che Gesù dice a Pietro: “Dai seguimi”. Con questa parola adesso torniamo. Solo che questa è una sfida rivolta a ciascuno di noi. Il Signore ci invita e ci sfida a seguirlo, lì dove abitiamo, nella scuola che frequentiamo, negli amici che incontriamo seguire Gesù perché lo abbiamo riconosciuto vivo e presente in mezzo a noi».

Reportage a cura di Margherita Santini e Marco Pennachi Griso

 

Oltre 300 adolescenti cremonesi dal Papa che li esorta: coraggio e avanti, senza perdere il “fiuto” della verità!




A Sant’Ambrogio la Messa di Pasqua in lingua ucraina per i profughi accolti a Cremona

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«Христос воскрес! Воістину воскрес! [Cristo è risorto! È veramente risorto]» con questo annuncio è stata annunciata la Pasqua a Cremona anche in lingua ucraina, presso la chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio nel pomeriggio pasquale di domenica 17 aprile 2022.

Alla Santa Messa di Pasqua celebrata secondo il rito bizantino da don Vasyl Marchuk, sacerdote cattolico ucraino residente a Bergamo, hanno partecipato diversi ucraini, molte famiglie con bambini e bambine. L’iniziativa è stata promossa dalla Parrocchia con la collaborazione di Ufficio diocesano Migrantes e Caritas Cremonese per poter permettere ai numerosi profughi ucraini di celebrare liturgicamente l’importate solennità pasquale.

Una celebrazione eucaristica diversa rispetto alle messe celebrate secondo il rito romano, con dei lunghi e melodiosi canti a cappella intonati senza strumenti musicali, nei quali si alterna la voce del celebrante a quella delle donne del coro vestite con abiti tradizionali sedute nelle prime file.

Nella sua omelia don Marchuk ha ricordato gli orrori della guerra, evocando i nomi delle località che tristemente sono ora conosciute anche in Italia: Bucha, Mariupol, Charkiv, Chernihiv… Così come non è mancata nemmeno l’invocazione per la pace nelle preghiere che hanno seguito l’omelia.

Dopo la consacrazione eucaristica e la somministrazione della comunione, è stata impartita una benedizione ai fedeli presenti e ai cesti ricolmi di cibo – le tradizionali uova sode, insieme a formaggi, colombe e paska, dolce tipico simile al panettone – portati dalle famiglie.

Al termine della celebrazione non sono mancati i ringraziamenti di don Marchuk al parroco don Paolo Arienti per l’ospitalità e a don Pier Codazzi, direttore della Caritas diocesana, per l’accoglienza che i numerosi profughi ucraini stanno ricevendo sul territorio diocesano.

La presenza di don Vasyl è stata anche l’occasione per i fedeli presenti per poter celebrare il sacramento della riconciliazione nella loro lingua madre.

A seguire un momento di convivialità in oratorio, un rinfresco per i fedeli ucraini presenti alla celebrazione, un’occasione per loro per stare insieme e conoscersi. La condivisione e la conoscenza reciproca avranno modo di proseguire anche nelle settimane future: gli scout cremonesi, infatti, stanno organizzando per metà maggio un’altra festa totalmente dedicata a loro.




Zona 1, giovani in preghiera e ascolto al Santuario di Caravaggio per aprire la Settimana Santa

Ascolto. È questa la parola che ha guidato i giovani della zona pastorale 1 della diocesi di Cremona, ragazzi fra i 18 e i 20 anni, durante la veglia di preghiera in preparazione della Settimana Santa che il tavolo zonale dei giovani ha organizzato nella serata di sabato 9 aprile al Santuario di Santa Maria del Fonte.

È stato don Isacco Pagani, pro-rettore del Seminario di Milano, a presiedere la celebrazione. Sue le riflessioni che hanno caratterizzato la prima parte della serata, dedicata all’ascolto della Parola di Dio. Come spunto, il brano del vangelo di Giovanni che narra dell’incontro fra una samaritana e Gesù grazie al quale don Pagani ha posto l’accento sui concetti di ascolto di se stessi, di ascolto del Signore, di ascolto della realtà e di ascolto degli altri. «Ascoltando gli altri – ha sottolineato – puoi arrivare a chiamare Dio per nome».

La seconda parte della veglia è stata incentrata sull’adorazione eucaristica con i sacerdoti presenti che si sono resi disponibili per le confessioni. Il silenzio della meditazione, davanti al Santissimo e ai tanti ceri accesi poco prima sull’altare dai rappresentanti delle parrocchie presenti, è stato intervallato dai canti del coro “Effatà” di Calcio, che ha allietato l’intera veglia, e dalla lettura di tre brani tratti dall’udienza generale di Papa Francesco di mercoledì 27 marzo 2013. “Vivere la Settimana Santa – recitava un passaggio del testo – è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte ma quella dell’amore e del dono di sé che porta la vita”.

Terzo e ultimo momento, l’affidamento alla Beata Vergine Maria con i canti e la preghiera al termine della quale don Isacco Pagani ha consegnato una palma ad un rappresentante di ciascuna delle parrocchie presenti.




L’augurio speciale del Vescovo a Cremona Solidale: «Qui ogni giorno, il vostro “sì” alla vita»

Un cenno con la testa, un sorriso e un saluto carico di trasporto, come il racconto dei tempi passati che ancora vive indelebile nei ricordi nonostante i tanti anni passati. Questa l’accoglienza che gli anziani ospiti di Cremona Solidale hanno riservato al vescovo Antonio Napolioni, che nel pomeriggio di venerdì 8 aprile ha celebrato la Santa Messa presso le strutture dell’RSA cremonese, per poi dedicarsi con parole e gesti alla visita dell’intera struttura, per incontrare anche quelli che per una grave situazione di indigenza non sono stati in grado di lasciare i propri letti o il proprio reparto, portando la sua benedizione. Ad ascoltare le parole del Vescovo, oltre ai residenti della rsa, il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti insieme all’assessore Assessore alle Politiche Sociali e della Fragilità Rosita Viola, la direttrice di Cremona Solidale Alessandra Bruschi e la collega Simona Gentile, direttrice sanitaria.

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«Il Signore è onesto, sa che l’angoscia esiste, l’ha provata anche lui, non solo sulla croce ma abbiamo sentito che più volte hanno cercato di fargli la pelle, – ha sottolineato il Vescovo durante l’omelia – e non semplicemente voleva fuggire, ma voleva andare a compiere la sua missione secondo il disegno del Padre pur di salvarci tutti. In mezzo al male si nasconde il bene, in mezzo alla violenza passa il Figlio di Dio, passano i figli di Dio» e continua affermando che «pensare che la guerra se la stanno facendo fratelli cristiani rende ancor più doloroso tutto questo, ma ci chiede ancor più di pregare perché un sussulto di coscienza, nei grandi e nei piccoli, in chi decide e in chi ubbidisce, in chi guarda da lontano e in chi soffre sotto le bombe renda possibile un no alla guerra ed un sì alla vita, quel sì alla vita che qui, giorno dopo giorno, anche noi troviamo nelle piccole cose».

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Il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, che insieme al Vescovo ha salutato i residenti prestando grande attenzione alle loro parole, ha sottolineato che «gli anziani sono persone straordinarie, un grande dono per tutta la città, e noi da loro possiamo imparare tanto, ringraziandoli per tutto quello che han fatto, insieme a chi gli sta vicino come i familiari, gli operatori sanitari, i medici e gli infermieri».

Affacciati ai balconi dei reparti gli anziani accompagnati fuori dalle loro stanze dagli operatori sanitari della rsa, hanno salutato al termine della giornata il vescovo Antonio, che con qualche parola, un complimento e una battuta ha saputo arrivare al cuore di tutti, come hanno tenuto a evidenziare la direttrice Alessandra Bruschi insieme alla direttrice sanitaria Simona Gentile: «Il vescovo è arrivato per i nostri ospiti, ed è stato molto bello vedere come l’hanno accolto, il suo speciale augurio di buona Pasqua, insieme a quello del sindaco ha fatto un gran piacere a tutti loro, ma anche a noi operatori e alle loro famiglie».

 




La Quaresima a Bahia, tra preghiera, giochi, studio e… musica di violino

Il mese di marzo ha portato diverse iniziative nella parrocchia di Gesù Cristo Risorto a Salvador de Bahia. È il mese in cui l’attività ordinaria della pastorale ha ripreso: dalla catechesi allo sport, dalla danza alla musica.

La catechesi è ricominciata a tutti gli effetti. Gli incontri sono ripresi anche nelle piccole comunità il sabato pomeriggio. I catechisti aiutano grandi e piccoli a conoscere e vivere l’esperienza cristiana. Qui in molti casi si parte da zero e molte cose che in Italia diamo per scontate non lo sono affatto. Molti ragazzi e giovani non sono battezzati e l’appoggio delle famiglie non è sempre costante. Don Davide Ferretti e i suoi collaboratori hanno così pensato quest’anno di aiutare i catechisti con un piccolo corso di formazione che permetta loro di rafforzare le motivazioni e le conoscenze. oltre che di mettere in campo alcune strategie specifiche per parlare di Gesù a ragazzi che spesso hanno una vita un po’ difficile.

Dopo la ripresa del balletto e del calcio (sempre con il problema di uno spazio non coperto, inutilizzabile quando piove) è ripreso anche il corso di musica: chitarra, flauto, percussioni canto e… violino. La novità di quest’anno è proprio il corso di violino. «Con il prezioso l’aiuto di alcuni liutai cremonesi che ringraziamo tanto – spiega proprio don Davide –  sono stati comprati quattro violini e il lunedì sera una quindicina di giovani si ritrovano per imparare a suonare sotto la guida di un maestro».

Nel frattempo, risolte tutte le pratiche burocratiche, è arrivato in parrocchia Marco Allegri, giovane missionario laico cremonese, che si aggiunge dunque alla presenza di Gloria Manfredini. Marco e Gloria si stanno prodigando in alcune attività e in particolare Marco ha avviato un corso di inglese in parrocchia e uno in una scuola del quartiere, mentre Gloria, oltre alle attività negli asili e al centro educativo, si rende disponibile per il supporto quotidiano allo studio per i bambini e i ragazzi della parrocchia.

Tutta la comunità intanto ha vissuto con intensità il cammino quaresimale, segnato in particolare dagli incontri del giovedì sera per la condivisione e il commento del Vangelo domenicale e la Via Crucis ogni venerdì sera, guidata da don Davide in vie diverse del quartiere.

Nel frattempo non si è fermata la distribuzione della cesta basica, l’aiuto alimentare che la parrocchia mette a disposizione per le famiglie più in difficoltà. «Molte famiglie – commenta il parroco – sono in difficoltà, la pandemia e l’aumento dei prezzi, che anche qui si fa sentire, stanno creando non pochi problemi».

Una parrocchia che continua il suo cammino, tra alti e bassi, con le normali difficoltà di incarnare il Vangelo nella vita di un popolo che ha la sua storia e la sua cultura, ma anche di uomini e donne che hanno una grande fede e una grande sete di Dio.