Musulmani in Cattedrale, le puntualizzazioni di mons. Franzini
“Nessuno può ammazzare nel nome di Dio”. Sono le parole risuonate domenica 7 luglio nella Cattedrale di Cremona al termine della Messa delle ore 11 presieduta dal parroco, mons. Alberto Franzini. A pronunciarle i rappresentati della comunità islamica di Cremona. Di questa presenza, che ha destato parecchio interesse, abbiamo sentito il parroco del massimo tempio cittadino.
Mons. Franzini, perché la presenza di una delegazione musulmana in Cattedrale?
«All’indomani dell’assassinio di padre Jacques Hamel, il sacerdote di Saint-Étienne-du-Rouvray, il Consiglio francese per il culto musulmano ha invitato gli islamici a recarsi la domenica successiva nelle chiese per esprimere cordoglio e solidarietà per quanto accaduto. La proposta è stata rilanciata anche in Italia da CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) e U.CO.I.I. (Unione comunità islamiche italiane), accolta con favore dalla Conferenza Episcopale Italiana. Non avendo avuto il tempo necessario per organizzare questo momento la scorsa settimana, lo abbiamo fatto il 7 agosto».
Da chi è giunta la richiesta per questo momento in Cattedrale?
«Tramite Lucio D’Avossa ho saputo del desiderio del Centro culturale islamico “La Speranza”, in città, di portare alla comunità cattolica di Cremona solidarietà dopo quanto accaduto i Francia. Trattandosi della Cattedrale, ho naturalmente chiesto al Vescovo, che ha dato parere positivo, in linea con quanto espresso anche dall’Episcopato italiano».
C’erano linee prestabilite per lo svolgimento?
«Il Vescovo mi ha dato carta bianca e io ho ritenuto opportuno che questo momento non fosse all’interno, ma al termine della Messa. Così, dopo la benedizione e la preghiera della Salve Regina, ho invitato i fedeli presenti a fermarsi in chiesa ancora un po’».
Perché ha voluto dar loro la parola al di fuori dalla Messa?
«Per rispetto. Rispetto nei loro confronti e anche nei nostri. Ed è proprio per questo motivo che sono sceso dal presbiterio. È stata una scelta precisa quella di accoglierli e dar loro la parola lì. Il presbiterio è la parte più sacra della chiesa, riservata al celebrante e alla proclamazione della Parola di Dio. Non sarebbe stato corretto, anche nei loro confronti, usare quello spazio liturgico per questo gesto».
Sicuramente inedito è stato sentir intonare i versetti del Corano…
«Il canto di versetti del Corano in una Cattedrale può essere considerato suggestivo o sconcertante. Però bisogna considerare una cosa: il Corano deve essere pronunciato pubblicamente solo in arabo, non si può leggerlo in altre lingue. Così è stato fatto dall’imam, seguito dalla traduzione del rappresentante del centro islamico. Letto o cantato credo che cambi poco».
Qual è stata la reazione dei fedeli presenti in Cattedrale per la Messa?
«Da quanto ho potuto capire, parlando con alcuni dei presenti, sono rimasti tutti molto soddisfatti, soprattutto per il tono misurato che si è avuto, da parte tutti quanti».
Si è parlato di inizio di un cammino …
«Sicuramente è stata aperta una pagina nuova. E credo possiamo essere tutti d’accordo che non possiamo certo continuare a ignorarci. Il tempo richiede di aprirsi a gesti e novità anche profondi e un senso coraggioso e che guarda al futuro».
Vi saranno, dunque, altre iniziative di questo genere?
«Questa iniziativa si è svolta in queste modalità perché nata con una precisa motivazione dopo un determinato fatto. L’unico motivo era quello di esprimere solidarietà. Per questo non credo che si ripeterà in futuro con queste modalità».
È stato comunque un segno importante?
«Sì, certamente. Perché è stata espressa solidarietà in modo ufficiale e pubblico. Mi piace però sottolineare un altro aspetto: è stato un forte segno di unità, anche da parte nostra, nelle modalità adottate, appunto».