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Autorizzata da Papa Francesco la promulgazione del decreto di un miracolo del beato Grossi avvenuto 25 anni fa a Pizzighettone

Lo scorso 5 maggio il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante un miracolo attribuito all’intercessione del Beato. Si tratta di una guarigione avvenuta 25 anni fa a Pizzighettone, paese natale del beato fondatore delle Figlie dell’Oratorio.
La notizia è stata ufficializzata mercoledì 6 maggio dalla Santa Sede, che ha dato notizia dell’udienza privata concessa nel pomeriggio di martedì 5 maggio da Papa Francesco al card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Proprio in quella occasione il Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare il decreto riguardante un miracolo attribuito all’intercessione del Beato Vincenzo Grossi, sacerdote della diocesi di Cremona nato a Pizzighettone il 9 marzo 1845 e morto a Vicobellignano il 7 novembre 1917 dopo aver fondato l’Istituto delle Figlie dell’Oratorio.

La promulgazione di questo decreto rappresenta una delle ultime tappe del processo di canonizzazione di don Grossi, beatificato da papa Paolo VI il primo novembre dell’Anno Santo 1975. Proprio in merito a questa guarigione tre anni fa il Tribunale ecclesiastico di Cremona era stato incaricato della raccolta delle prove.

«Il fatto – ricorda madre Marilena Borsotti, superiora generale delle Figlie dell’Oratorio fino all’estate del 2015 – riguarda una bambina di due mesi di Pizzighettone affetta da una grave malattia ematica: una anemia eritropoietina di tipo 2. Elemento risolutivo avrebbe potuto essere solo il trapianto di midollo, ma nessun familiare è risultato compatibile. Mentre la bambina era sostenuta con trasfusioni e trattamenti palliativi, una nostra suora invitò a pregare il beato Vincenzo. I familiari iniziarono a pregare insistentemente e dopo un certo periodo la bambina risultò guarita. Oggi ha 25 anni e sta bene: quella patologia non si è più manifestata».




«Abbiamo bisogno di persone capaci di azioni straordinarie nella normalità della vita sociale»

In occasione della canonizzazione del sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi (Pizzighettone 1845 – Vicobellignano 1917), fondatore dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio, in agenda la mattina di domenica 18 ottobre in piazza San Pietro, in Vaticano, con la solenne Messa presieduta da Papa Francesco, il sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, ha reso noto il seguente messaggio.
Don Grossi fu un normale e straordinario parroco pastore. Abbiamo bisogno di persone che nella quotidianità e nella normalità della nostra comunità siano capaci di azioni straordinarie nel prendersi cura di chi è più fragile.

Don Vincenzo Grossi fece proprio questo: prendendosi cura delle giovani generazioni, dando loro la possibilità di luoghi, ci ha insegnato e ci insegna che oggi abbiamo bisogno di adulti che nella normalità della vita sociale si prendano cura dell’educazione dei giovani. Così, ritornare ad educare significa per ogni adulto ritornare ad essere educatore nella vita di ogni giorno, farsi testimone.

Non è un caso che proprio Paolo VI, che disse “l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri testimoni che maestri”, abbia beatificato questo nostro grande testimone. Don Grossi ci insegna che abbiamo bisogno di testimoni di valori grandi e condivisi, del prendersi cura degli altri. Questo è anche un appello alla coscienza di chi amministra e di chi si impegna per la cosa pubblica.

Inoltre, il mondo femminile al quale don Vincenzo Grossi dedicò la sua opera educativa e pastorale è ancora oggi un mondo che merita un impegno da parte di tutta la società perché ancora oggi la donna, spesso anche con i suoi figli, è tra le persone più esposte alle difficoltà, alle precarietà, alle povertà.

Infine, così come l’impegno di don Vincenzo Grossi fu anche quello di trovare luoghi di relazione, oggi anche noi siamo chiamati a sostenere spazi di relazione, di relazione educative.

Don Vincenzo Grossi ci chiede l’impegno di costruire le nostre, la nostra comunità.

Gianluca Galimberti
sindaco di Cremona




Don Vincenzo Grossi è santo

Alle 10.32 di domenica 18 ottobre la Chiesa ha festeggiato quattro nuovi santi. Tra loro il parroco cremonese don Vincenzo Grossi (Pizzighettone 1845 – Vicobellignano 1917), fondatore dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio, che il 1° novembre 1975 Papa Paolo VI aveva proclamato beato. La solenne Messa di canonizzazione è stata presieduta in pizza S. Pietro da Papa Francesco. Presente una folta delegazione cremonese, guidata dal vescovo Dante Lafranconi. Non mancava naturalmente la famiglia Berettini di Pizzighettone, protagonista del miracolo che ha portato alla canonizzazione. Lunedì mattina nella basilica di S. Giovanni Battista dei Fiorentini la Messa di ringraziamento; la celebrazione di carattere diocesano sarà presieduta dal vescovo Lafranconi in Cattedrale domenica 25 ottobre alle ore 11.

Poco dopo le 10 di domenica 18 ottobre il Santo Padre Francesco ha presieduto, sul sagrato della Basilica Vaticana, la solenne Messa con il rito di Canonizzazione di don Vincenzo Grossi e altri tre beati: Maria dell’Immacolata Concezione (1926-1998), superiora generale della Congregazione delle Sorelle della Compagnia della Croce e i coniugi Ludovico Martin (1823-1894) e Maria Azelia Guérin (1831-1877), genitori di santa Teresa di Lisieux.

Folta la schiera di concelebranti, a cominciare dai partecipanti alla XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi; ma non mancava naturalmente neppure il vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi. Una quindicina i sacerdoti diocesani presenti: il parroco e il vicario di Pizzighettone, don Enrico Maggi e don Andrea Lamperti Tornaghi; don Bruno Bignami, don Matteo Pini e don Franco Regonaschi (rispettivamente originari ed ex parroco di Regona di Pizzighettone); il parroco di Vicobellignano don Gabriele Bonoldi con don Franco Vecchini; il parroco di Viadana don Antonio Censori e il predecessore don Virginio Morselli; il parroco di Sesto cremonese Angelo Staffieri; il parroco di Gombito don Marino Dalè; il collaboratore parrocchiale di S. Giovanni in Croce don Andrea Paroli; l’ex parroco di Annicco don Franco Zangrandi; il segretario episcopale don Flavio Meani. Tra le comunità più rappresentate Pizzighettone, Vicobellignano, Sesto Cremonese e Viadana.

In piazza San Pietro anche la comunità del Seminario diocesano, con il rettore don Enrico Trevisi, il vice don Marco d’Agostino e il direttore spirituale don Primo Margini. Presente anche il diacono, prossimo al presbiterato, don Francesco Gandioli, che ha servito Messa proprio alla destra del Papa. Incarico di prestigio anche per il seminarista Alberto Bigatti, che ha retto il microfono al Pontefice.

All’inizio della celebrazione il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, accompagnato dai postulatori dei quattro beati, di fronte al Santo Padre ha formulato in latino la domanda a procedere alla canonizzazione. Quindi, dopo il canto delle Litanie, Papa Francesco ha pronunciato la formula di canonizzazione. Alle 10.32 la Chiesa universale poteva finalmente gioire per i suoi nuovi quattro santi.

Il rito di canonizzazione è proseguito con il posizionamento delle reliquie dei nuovi santi: prima fra tutte è stata portata, da una suora delle Figlie dell’Oratorio, la teca con la reliquia di san Vincenzo Grossi.

Poste tutte le reliquie e adornate di fiori, il card. Amato, sempre in latino, ha ringraziato il Santo Padre chiedendo che fosse redatta la lettera apostolica circa la canonizzazione avvenuta. Richiesta al quale il Papa ha replicato: «Lo ordiniamo».

Quindi il canto del Gloria e la Messa che è continuata con la liturgia della Parola, sino al Vangelo, proclamato prima in latino e poi in greco. Ha quindi preso la parola il Pontefice per l’omelia. Rifacendosi alle letture, il Papa ha focalizzando l’attenzione sul tema del servire. Quindi il riferimento ai quattro canonizzati: «Coloro che oggi sono stati proclamati Santi – ha detto – hanno costantemente servito con umiltà e carità straordinarie i fratelli, imitando così il divino Maestro».

Poi alcuni riferimenti specifici guardando a ciascuno di loro, iniziando proprio dal sacerdote cremonese. «San Vincenzo Grossi – ha sottolineato il Pontefice – fu parroco zelante, sempre attento ai bisogni della sua gente, specialmente alle fragilità dei giovani. Per tutti spezzò con ardore il pane della Parola e divenne buon samaritano per i più bisognosi».

«La testimonianza luminosa di questi nuovi Santi – ha quindi affermato concludendo l’omelia – ci sprona a perseverare sulla strada del servizio gioioso ai fratelli, confidando nell’aiuto di Dio e nella materna protezione di Maria. Dal cielo ora veglino su di noi e ci sostengano con la loro potente intercessione».

Quindi la preghiera dei fedeli, con una delle intenzioni letta da una suora delle Figlie dell’Oratorio. E la processione offertoriale: con il pane per il sacrificio eucaristico portato dalla famiglia Berettini.

Al termine della Messa la recita dell’Angelus, preceduta da un breve intervento del Papa ,che ha anzitutto espresso grande preoccupazione per «la situazione di forte tensione e di violenza che affligge la Terra Santa», invocando Dio perché «rafforzi in tutti, governanti e cittadini, il coraggio di opporsi alla violenza e di fare passi concreti di distensione. Nell’attuale contesto medio-orientale è più che mai decisivo che si faccia la pace nella Terra Santa: questo ci chiedono Dio e il bene dell’umanità».

Poi il riferimento ai nuovi canonizzati. «Al termine di questa celebrazione – ha proseguito il Papa – desidero salutare tutti voi che siete venuti a rendere omaggio ai nuovi Santi, in modo particolare le delegazioni ufficiali di Italia, Spagna e Francia. Saluto i fedeli delle diocesi di Lodi e di Cremona, come pure le Figlie dell’Oratorio. L’esempio di san Vincenzo Grossi sostenga l’impegno per l’educazione cristiana delle nuove generazioni». Un pensiero è poi andato anche a tutti i sacerdoti, le persone consacrate, le famiglie e i gruppi parrocchiali che hanno preso parte a questa importante giornata.

Per alcuni dei pellegrini cremonesi il pomeriggio è stato il momento del rientro a casa (come nel caso dei giovani e delle famiglie di Pizzighettone, in foto sotto) o per proseguire il pellegrinaggio romano con ulteriori tappe (come il gruppo di Vicobellignano).

Per chi rimane nella Capitale, invece, l’appuntamento è per le 9.30 di lunedì 19 ottobre nella basilica di S. Giovanni dei Fiorentini dove sarà celebrata la Messa di ringraziamento per la canonizzazione di don Grossi. Un luogo scelto non a caso: qui, infatti, per dieci anni fu parroco san Filippo Neri, fondatore della Congregazione dell’Oratorio, cui don Grossi si ispirò dando vita all’Istituto delle Figlie dell’Oratorio. Al termine della Messa il gruppo cremonese si sposterà nella vicina parrocchia di S. Maria in Vallicella per la visita alle Camere di san Filippo Neri.

Altra Messa di ringraziamento per la canonizzazione di don Vincenzo Grossi sarà celebrata dal vescovo Lafranconi a Cremona, in Cattedrale, domenica 25 ottobre (ore 11).

Nei giorni della memoria liturgia del nuovo santo (7 novembre) giungeranno in diocesi di Cremona le reliquie del corpo: l’urna farà tappa a Regona di Pizzighettone, Vicobellignano e Gombito.




Le tappe della peregrinatio dell’urna di S. Vincenzo Grossi

Continuano i festeggiamenti per il nuovo santo cremonese Vincenzo Grossi, canonizzato il 18 ottobre scorso da Papa Francesco a Roma. Se in passato il 7 novembre ricorreva la memoria liturgica del beato cremonese, quest’anno per la prima volta la Chiesa lo onora come santo. Per quest’occasione l’urna contenente le reliquie del corpo di don Grossi transiterà nei luoghi d’origine del santo, dove la comunità cremonese lo accoglierà in un clima di gioiosa festa.
Il corpo del Santo, solitamente conservato nella cappella della Casa madre delle Figlie dell’Oratorio – istituto religioso da lui fondato – nei giorni successivi alla canonizzazione è rimasto nella Cattedrale di Lodi. Sabato pomeriggio avrà inizio la peregrinazione della salma che verrà portata in primo luogo a Regona di Pizzighettone, dove Vincenzo Grossi è stato parroco dal 1873 al 1883. Ad aprire questo avvenimento straordinario, il ritrovo presso il piazzale del cimitero dove interverranno il sindaco e le autorità e la banda cittadina. Inizierà così la processione verso la chiesa di San Patrizio.

Alle 17, alle 17.30 e alle 18 ragazzi e famiglie presenti potranno partecipare a momenti di preghiera e di riflessione sulla peregrinazione. Alle 21 il Vescovo celebrerà la Messa solenne, insieme ai sacerdoti che sono nati a Pizzighettone o hanno operato nel paese. È prevista poi, dalle 23, la veglia di preghiera notturna animata in collaborazione con la Federazione Oratori Cremonesi e le Sentinelle del Mattino. Si alterneranno durante la notte per il turno di veglia i catechisti e i collaboratori laici della parrocchia. Anche un gruppo di suore Figlie dell’Oratorio sarà presente per l’adorazione. La prima tappa si concluderà con la recita delle Lodi il mattino seguente.

Domenica mattina sarà la volta di Vicobellignano, altra tappa particolarmente significativa per questa peregrinazione: don Vincenzo, infatti, fu parroco in questo paese dal 1883 fino alla sua morte (1917). La comunità riunita accoglierà il santo in mattinata e alle 11 si riunirà nella chiesa di Santa Maria Assunta per la solenne Eucarestia presieduta da mons. Lafranconi. Prima che l’urna lasci il paese per continuare il transito verso Gombito, alle 16.30 è prevista la celebrazione del Vespro.

Alle 18.15 l’urna sarà accolta nella piazza di Gombito alla presenza del sindaco con la giunta riunita e delle forze dell’ordine. Nella chiesa parrocchiale, poi, sarà celebrato il Vespro con il canto gregoriano e verrà esposta l’Eucarestia per l’adorazione che continuerà tutta la notte. Proprio in questo paese dal 1918 al 1923 il nipote di don Vincenzo, Ubaldo Grossi, ricoprì il ruolo di parroco – dopo essere stato vicario a Vicobellignano insieme allo zio sacerdote. A Gombito, inoltre, fu parroco anche don Angelo Bernabè fino al 1918, quando venne inviato a Vicobellignano per succedere al defunto don Vincenzo Grossi.

Lunedì, dopo la messa delle 8.30, le reliquie di san Vincenzo partiranno alla volta di Maleo.




Tutta Regona ha accolto il parroco San Vincenzo Grossi Messa del Vescovo Lafranconi

È tornato trionfalmente nella sua Regona, quella piccola parrocchia di campagna che in poco meno di dieci anni egli seppe trasformare, secondo una felice definizione di mons. Bonomelli, nel “conventino della diocesi”. A pochi giorni dalla canonizzazione la comunità di San Patrizio, insieme alle altre quattro dell’unità pastorale di Pizzighettone, ha accolto, nel pomeriggio di sabato 7 novembre, l’urna con le reliquie di San Vincenzo Grossi, sacerdote cremonese fondatore dell’istituto “Figlie dell’Oratorio”, ma soprattutto parroco santo della quotidianità. Alle 16 la reliquia è giunta in paese accolta dal parroco don Enrico Maggi, dal vicario don Andrea Lamperti Tornaghi, dal collaboratore don Andrea Bastoni, dalle autorità cittadine, dalla banda locale e da moltissime persone, così tante da non riuscire ad entrare in chiesa per la preghiera. In serata, alle 21, mons. Lafranconi, attorniato da una trentina di sacerdoti, ha celebrato la solenne Eucaristica nella memoria liturgica di San Vincenzo Grossi. Presenti molti fedeli dell’unità pastorale e delle “Figlie dell’Oratorio” con la madre generale Rita Rasero. Al centro della chiesa tra un tripudio di fiori la grande urna con il corpo del santo rivestito di finissimi paramenti bianchi.

Ascolta l’omelia di mons. Lafranconi
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La lunga teoria di ministranti e sacerdoti è stata aperta dal vicario don Lamperti Tornaghi che portava in mano il cero pasquale accesso, segno di Cristo Risorto che continua a mostrare la sua potenza e la sua luce nella vita dei santi.

Dopo il saluto liturgico ha preso la parola Giancarlo Bissolotti che a nome del consiglio pastorale ha dato il benvenuto al Vescovo sottolineando la grande responsabilità di avere un santo in casa che sprona a continuare l’opera di evangelizzazione e di educazione delle nuove generazioni.

La celebrazione è proseguita poi con l’aspersione del popolo con l’acqua benedetta, chiaro richiamo al battesimo, il sacramento che chiama tutti alla santità, alla piena figliolanza di Dio.

Nell’omelia mons. Lafranconi si è soffermato in modo particolare sullo zelo pastorale di don Vincenzo nella piccola comunità di Regona. Pur essendo giovanissimo – aveva solo quattro anni di Messa – egli si impegnò subito per l’educazione della gioventù, anche andando incontro a critiche aspre dei suoi confratelli. Tale opera formativa egli non la volle compiere da solo, per questo si attorniò di alcune donne che formarono la prima comunità delle Figlie dell’Oratorio. «Egli aveva capito – ha commentato il presule – che sopratutto le ragazze aveva bisogno di guide sagge e sicure».

Ricordando poi un fatto accaduto in paese – l’aggressione di don Vincenzo da parte di tre uomini e il suo desiderio di mettere tutto a tacere – il Vescovo ha rimarcato come il male si posso vincere anche con il silenzio, il perdono, il bene. Per mons. Lafranconi la spettacolarizzazione della violenza e dei fatti efferati, compiuta molto spesso in maniera dolosa dai mezzi di comunicazione, non fa altro che amplificare il malessere che serpeggia nella società. Non si tratta di abdicare a un giusto sentimento di giustizia, ma di evitare di fare da gran cassa a tutto ciò che è negativo e che abbruttisce l’uomo.

La celebrazione è continuata con la preparazione della mensa da parte di alcune suore di don Grossi: prima la tovaglia, poi i fiori con i ceri e infine i doni consegnati al vVescovo: il pane e il vino necessari per il sacrificio eucaristico.

Al termine dell’Eucaristia mons. Lafranconi si è recato dinanzi all’urna per recitare la preghiera al santo e per ascoltare l’inno composto da Domenico Spelta, direttore della schola cantorum di Regona che ha impreziosita la Messa con alcuni brani polifonici di grande impatto.

Prima della benedizione conclusiva il parroco don Maggi ha ringraziato mons. Lafranconi per la sua presenza e ha chiesto a don Grossi due grazie: la santità dei sacerdoti e una maggiore coesione dell’unità pastorale.

Per tutta la notte la chiesa di Regona è rimasta aperta per l’adorazione dei fedeli. Il mattino seguente, dopo la recita delle lodi, l’urna è partita alla volta di Vicobellignano. Don Vincenzo, infatti, fu parroco in questa frazione di Casalmaggiore dal 1883 fino alla sua morte (1917). La comunità riunita accoglierà il santo in mattinata e alle 11 si riunirà nella chiesa di Santa Maria Assunta per la solenne Eucarestia presieduta da mons. Lafranconi. Prima che l’urna lasci il paese per continuare il transito verso Gombito, alle 16.30 è prevista la celebrazione del Vespro.

Alle 18.15 l’urna sarà accolta nella piazza di Gombito alla presenza del sindaco con la giunta riunita e delle forze dell’ordine. Nella chiesa parrocchiale, poi, sarà celebrato il Vespro con il canto gregoriano e verrà esposta l’Eucarestia per l’adorazione che continuerà tutta la notte. Proprio in questo paese dal 1918 al 1923 il nipote di don Vincenzo, Ubaldo Grossi, ricoprì il ruolo di parroco – dopo essere stato vicario a Vicobellignano insieme allo zio sacerdote. A Gombito, inoltre, fu parroco anche don Angelo Bernabè fino al 1918, quando venne inviato a Vicobellignano per succedere al defunto don Vincenzo Grossi.

Lunedì, dopo la messa delle 8.30, le reliquie di san Vincenzo partiranno alla volta di Maleo.




A Roma per la canonizzazione di Grossi

Anche la Diocesi di Cremona con il suo Vescovo domenica 18 ottobre sarà in piazza S. Pietro per la canonizzazione del sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi. Diversi i gruppi presenti, con differenti programmi di viaggio.

 

La proposta diocesana

Il Segretariato diocesano pellegrinaggi, attraverso l’agenzia ProfiloTours, ha predisposto per l’occasione un programma di viaggio, in sinergia con le Figlie dell’Oratorio (la congregazione fondata da don Grossi) e la Diocesi di Lodi (dove l’istituto religioso ha la propria casa madre).

Il pellegrinaggio diocesano vede coinvolte le realtà legate alla figura del nuovo santo o alla presenza delle sue suore: Cremona, Pizzighettone, Sesto Cremonese e Viadana.

La partenza dei pellegrini è fissata la mattina di sabato 17 ottobre. Nel pomeriggio a Roma, nella basilica di Santa Prassede, il momento di spiritualità che darà ufficialmente inizio al pellegrinaggio.

A caratterizzare la mattinata di domenica sarà la solenne cerimonia di canonizzazione del Santo pizzighettonese in piazza San Pietro. Nel pomeriggio tempo per relax e turismo, con una visita panoramica guidata alla città.

L’ultimo momento previsto per il gruppo cremonese nella Capitale sarà lunedì 19 ottobre. I pellegrini cremonesi, insieme a mons. Lafranconi, si ritroveranno con i fedeli lodigiani guidati da mons. Maurizio Malvestiti e la delegazione delle Figlie dell’Oratorio con la nuova generale, madre Rita Rasero, per la Messa di ringraziamento, prevista nella basilica di S. Giovanni dei Fiorentini. Al termine, la visita alle “Camere di san Filippo Neri”. Dopo il pranzo, la partenza alla volta di Cremona, dove il rientro è previsto in serata.

 

Giovani e famiglie pizzighettonesi

Dalle parrocchie in riva all’Adda anche una proposta di pellegrinaggio – dal titolo “La via è aperta: bisogna andare” – per adolescenti, giovani e famiglie. Una prima modalità di partecipazione, rivolta ad adolescenti e giovani, prevede la sistemazione in palestra; la seconda è pensata, invece, per adulti e famiglie. Per entrambi i gruppi il pernottamento è previsto presso il Collegio Internazionale Seraphicum di Roma (zona Eur).

La partenza da Pizzighettone venerdì 16 ottobre alle 13.30: in serata l’arrivo a Roma.

La giornata di sabato 17 sarà dedicata alla visita della città: le famiglie potranno muoversi in autonomia, mentre per i ragazzi è previsto un itinerario unitario.
Domenica 18 il gruppo parteciperà in piazza S. Pietro alla Messa di canonizzazione. Dopo il pranzo, la partenza per il rientro.

 

Il pellegrinaggio di Vicobellignano

Anche la parrocchia di Vicobellignano ha predisposto un pellegrinaggio che, facendo tappa in alcune località italiane di interesse religioso e culturale, avrà il proprio culmine nella celebrazione di canonizzazione.

Nella prima mattina di sabato 17 ottobre è prevista la partenza del gruppo da Vicobellignano. In mattinata tappa ad Arezzo, antica città etrusca e romana, terra di vescovi-conti e di famiglie guerriere le cui torri punteggiano ancora il centro medievale.

In serata l’arrivo a Roma, dove domenica mattina è prevista la partecipazione alla Messa di canonizzazione in piazza S. Pietro.

Nel pomeriggio di domenica 18 ottobre il trasferimento a Bolsena, dove nel 1263 avvenne il più famoso miracolo eucaristico della storia, che ha dato origine alla festa del Corpus Domini.

Nella mattinata di lunedì 19 ottobre è in programma la visita alla grandiosa abbazia di Monte Oliveto Maggiore, uno dei principali complessi monastici d’Italia. Tappa a Siena per il pranzo e tempo libero per la visita della città; quindi il rientro a Vicobellignano.




Al Teatro San Carlo di Caravaggio «La Scelta». In scena testimonianze dalla guerra nell’Ex Jugoslavia

Coraggio, fratellanza e umanità sui campi di battaglia durante la guerra nell’Ex Jugoslavia. Queste le tematiche al centro dello spettacolo «La Scelta. E tu cosa avresti fatto?», che sabato 28 novembre, alle ore 21, sarà proposto al teatro «San Carlo» presso l’Oratorio «San Luigi Gonzaga» di Caravaggio. L’evento è  organizzato dalla Caritas della zona pastorale prima e della parrocchia dei Santi Fermo e Rustico.

Marco Cortesi e Mara Moschini porteranno sulla scena il racconto di quattro storie vere raccolte dalla dottoressa Svetlana Broz – nipote del capo di governo jugoslavo Josip Broz, meglio conosciuto come Tito – che ha lavorato come medico durante il sanguinoso conflitto.

Si tratta un esempio di teatro civile, in cui vengono raccontate testimonianze di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di ribellarsi alla complicità dell’odio, aiutando amici e bisognosi nel tragico e disumano contesto della guerra. Un’occasione per rinnovare il valore della fratellanza e della dignità dell’uomo, difese, anche con piccoli gesti, a costo della vita stessa.

La Scelta è uno spettacolo ideato e interpretato da Marco Cortesi e Mara Moschini che, dopo 350 repliche sui palcoscenici italiani e esteri, è arrivato anche in libreria nella versione libro+DVD.

 

Marco Cortesi
Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. Il suo ultimo lavoro “Rwanda” sulle vicende del genocidio rwandese del 1994 ora in tournèe.

 

Mara Moschini
Fin da giovanissima Mara Moschini si dedica al mondo del teatro e del musical. Ha partecipato in qualità di attrice a 10 episodi della seconda serie del programma TV “Testimoni” in onda su Rai Storia (ideata e interpretata da Marco Cortesi). E’ coautrice e interprete degli spettacoli e dei film-documentari prodotti da MC – Teatro Civile; tra questi: “La Scelta”, basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson), ora disponibile in formato Libro+DVD (Edizioni Erickson), il film-documentario liberamente ispirato ad una storia vera “L’Esecutore” (scritto da Paolo Cortesi per la regia di Marco Cortesi) sulle memorie dell’ultimo boia di Francia, edito da Infinito Edizioni in formato Libro+DVD. Firma inoltre la regia dello spettacolo di teatro civile e narrazione “Rwanda” in collaborazione con Marco Cortesi sulle vicende del genocidio rwandese del 1994.




Mons. Lafranconi incontra i politici la prima domenica di Avvento

Anche quest’anno l’Ufficio di Pastorale sociale rinnova al mondo politico, amministrativo e sociale il consueto invito ad incontrare il Vescovo. Domenica 29 novembre, prima di Avvento, dalle 9.30 presso il Centro Pastorale, mons. Dante Lafranconi condurrà alcune riflessioni, intorno al tema «Gesù Cristo è il Vangelo: un’antica novità per il benessere dell’uomo». Si rifletterà sulla possibilità di far risuonare l’invito del Papa che spinge la Chiesa e i cristiani a «non guardare la vita dal balcone», scegliendo invece di operare nel mondo e affrontare le nuove sfide sociali portando con gioia l’annuncio del Vangelo. Sarà l’occasione per riprendere quanto emerso dal Convegno ecclesiale di Firenze da poco concluso e ribadire l’invito del Pontefice di una Chiesa in uscita che incontra e dialoga con le realtà del mondo.

Coloro che desiderano, dopo l’intervento del Vescovo e l’eventuale dibattito, potranno fermarsi per la Santa Messa celebrava dal Vescovo nella Cappella del Centro Pastorale.

Altro annuale appuntamento con i rappresentanti del mondo del lavoro sarà sabato 19 dicembre presso gli stabilmenti della Latteria Soresina a Soresina, dove alle ore 10 si celebrerà la Messa di Natale. Sarà l’occasione per i rappresentati della politica, dell’amministrazione e dell’ambito socio-economico di salutare il Vescovo Dante, alla fine del suo mondato episcopale e accogliere la sua eredità in materia di dottrina sociale.

Per far risuonare quanto emerso nel Convegno di Firenze, l’Ufficio di Pastorale sociale in questi mesi si sta inoltre impegnando nella preparazione di un percorso di formazione che proporrà alle parrocchie e alle zone della diocesi. L’obiettivo si colloca, come sempre, nell’intento di tradurre concretamente nella vita e nel territorio il messaggio della Dottrina Sociale della Chiesa.

Proprio all’interno del mondo politico, amministrativo e sociale è infatti necessario spendere le proprie energie e risorse operando per il bene comune. Il mondo cristiano, così come tutta la comunità civile, ha tra le mani la grande eredità della Dottrina Sociale, che offre spunti per il cammino verso la felicità dell’uomo. In particolare, pensando ai cammini di formazione nelle comunità, non si vogliono perdere di vista le encicliche Caritas in Veritate di Benedetto XVI e Laudato Si’ di Papa Francesco, che ribadiscono con insistenza le tematiche del bene comune e della promozione dello sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera.

Per questo motivo è già attivo un gruppo di lavoro che non solo si occuperà di definire metodi e strumenti per la riflessione in materia, ma si impegnerà anche a dialogare con il territorio e con i sacerdoti della diocesi per meglio declinare i percorsi nelle zone in cui si intenderà intraprendere la formazione. L’intenzione è quella di creare in diocesi gruppi di laici che, oltre a rimanere attenti alle problematiche socio-politiche, possano maturare una formazione ad alto livello ed diventare così risorse utili per la promozione del bene comune nel proprio territorio.




Alla Vergine Maria affidato il cammino delle parrocchie di Boschetto e Migliaro nell’insediamento del parroco don Ghilardi e di don Braggiè

È alla Vergine, alla quale con il titolo di S. Maria Nascente è intitolata la chiesa del Migliaro e con quello di S. Maria Annunciata la chiesa del Boschetto, che il Vescovo ha affidato il cammino delle due parrocchie della periferia di Cremona e dei loro nuovi sacerdoti. Nella mattinata di domenica 27 settembre, al Boschetto, nel giorno della sagra, si è insediato ufficialmente il nuovo parroco, don Maurizio Ghilardi. Alla Messa di insediamento, presieduta da mons. Lafranconi, era presente anche don Sante Braggiè, il nuovo collaboratore parrocchiale.

La celebrazione di insediamento del nuovo parroco ha avuto inizio sul sagrato della parrocchiale del Boschetto, dove alle 10.30 il consigliere comunale Enrico Manfredini ha rivolto il saluto della comunità civile al Vescovo e ai nuovi sacerdoti. Un messaggio rivolto anche a nome del sindaco Gianluca Galimberti, impossibilitato a essere presente per impegni istituzionali, e dell’intero Consiglio comunale. Nel breve intervento di benvenuto il riferimento a don Primo Mazzolari (nato e battezzato al Boschetto) e al ministero di servizio del sacerdote. Guardando poi alle situazioni di fragilità del territorio, l’auspicio per uno sforzo concorde tra istituzioni e l’impegno dell’Amministrazione a collaborare alle iniziative che saranno intraprese per conseguire il bene comune.
Accanto al Vescovo, oltre a don Ghilardi e don Braggiè, era presente il vicario zonale, don Gianpaolo Maccagni, e alcuni altri sacerdoti, tra loro don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas diocesana, cui don Ghilardi ha collaborato dal 2007, ricoprendo negli ultimi anni il ruolo di vicedirettore.

In chiesa il vicario zonale ha dato lettura del decreto di nomina del nuovo parroco, che il Vescovo ha voluto anche nuovo responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale missionaria e per la Cooperazione con le Chiese sorelle. Don Ghilardi ha quindi asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica, due gesti propri del rito di immissione dei nuovi parroci.
Ha poi preso la parola Santo Maugeri, membro del Consiglio pastorale parrocchiale, che porgendo il saluto al Vescovo e ai nuovi sacerdoti ha ricordato don Primo Mazzolari e le parole del suo testamento, trasformandole in augurio: “Dopo la Messa il dono più grande è la parrocchia”. Quindi ha assicurato l’intenzione di tutti a “camminare insieme”, procedendo sulla strada dell’itinerario di iniziazione cristiana secondo il modello catecumenale, insieme alla richiesta di prendere a cuore le giovani generazioni. L’occasione anche per fare il punto su quanto portato avanti in parrocchia: dalla preparazione delle liturgie alla cura dell’oratorio, dai servizi caritativi alla società sportiva.

Iniziando l’omelia il Vescovo ha ricordato il cammino che le due comunità del Boschetto e del Migliaro, diventate unità pastorale nel 2012, devono continuare a percorrere insieme, oggi sotto la guida di un nuovo parroco, don Maurizio Ghilardi, e con l’ausilio di don Sante Braggiè in qualità di collaboratore parrocchiale.
Quindi una riflessione sulla figura del sacerdote, e del parroco in particolare, in una parrocchia. Per farlo il Vescovo ha ripreso dalle letture l’espressione “nel nome del Signore”. Mons. Lafranconi, ricordando come spesso l’ingresso dei parroci sia salutato con la frase “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”, ha affermato: «Vuol dire che viene perché è mandato, non perché l’ha scelto lui o perché a lui piace questa parrocchia. Se il mandato trova la sua concretizzazione in un momento particolare, per disposizione del vescovo, è pur vero che ha le sue radici in Colui che lo ha chiamato al sacerdozio». E ha proseguito: «Che cosa fa un prete in una parrocchia? Annuncia la Parola di Dio, celebra i Sacramenti, cerca di vivere le preoccupazioni, i disagi, le sofferenze, le gioie, i passaggi che famiglie, persone singole, gruppi e associazioni si trovano ad affrontare. E tutto questo che cosa è se non operare nel nome del Signore?».

«Il riferimento a Dio e alla Chiesa – ha continuato – è indispensabile e continuo nella vita di un prete: è un riferimento che segna ogni passo del suo ministero, segna ogni passo della sua vita. Senza questo riferimento a Dio noi perderemmo la ragione e anche il senso non solo di quello che facciamo, ma anche di quello che siamo». Un riferimento – ha precisato il Vescovo – che, però, è anche per tutti i fedeli. «Perché tutti, come credenti e discepoli di Gesù, – ha spiegato – siamo investiti dalla sua grazia e resi capaci di essere profeti, cioè essere un segno che lascia trasparire il Vangelo, l’amicizia con Gesù, il riferimento all’eterno».
Poi un secondo monito: «Non devono esserci tra di noi gelosie! Purtroppo, uno dei peccati delle parrocchie è che spesso i gruppi sono gelosi l’uno dell’altro. Finché c’è emulazione per fare il bene è una bella cosa, ma se l’emulazione scade nella gelosia e nella voglia di dire che io sono migliore di te, che io faccio di più o che io arrivo prima, allora questo è contrario al Vangelo e smentisce la fisionomia di una comunità cristiana».

«Questo nostro tenere fisso lo sguardo sul Signore Gesù – ha detto ancora il Vescovo – ci porta poi alla esigenza di un cammino de fede deciso e costante: non tentennante, non a giorni alterni, non secondo gli umori. Questo ovviamente è legato alla nostra decisione di essere discepoli». E proprio nei momenti difficili il sacerdote diventa una presenza importante, perché è richiamo concreto dalla presenza di Dio nella vita di ciascuno.
«Il cammino che riprende, non dico incomincia, con due figure nuove – ha concluso il Vescovo – lo affidiamo volentieri alla Madonna, la quale quando è nata non sapeva cosa l’aspettava, come nessuno di noi; ma non lo sapeva bene neppure nell’Annunciazione, quando Dio si è messo di traverso nei suoi progetti proponendole qualcosa di diverso: essere la madre di Dio. La Madonna Nascente del Migliaro, la Madonna Annunciata del Boschetto accompagnino la vita dei nostri due sacerdoti e accompagnino anche la vita di questa comunità».

Terminata l’omelia il nuovo parroco ha recitato da solo il Credo, segno che sarà lui il primo responsabile della diffusione e della difesa dei contenuti della fede nella comunità. Una professione di fede alternata al canto della corale che ha animato la liturgia, composta dal coro giovanile insieme alla schola cantorum del Boschetto e supportata da archi e flauti insieme all’organo. Gremita la chiesa che nelle prime fine, insieme ai parenti di don Ghilardi, vedeva schierati anche i lLpetti Scout del Cremona 2: bambini e bambine del Boschetto.
Al termine della celebrazione don Ghilardi ha preso la parola per il saluto ai nuovi parrocchiani., ma non ha voluto dimenticare neppure le comunità incontrare nelle sue precedenti esperienze pastorali, in particolare alla Caritas. Poi, ricordando anche il nuovo incarico di responsabile dell’Ufficio missionario, ha espresso un desiderio: «Chissà che questa comunità abbia il coraggio e l’umiltà di guardare oltre!». Da ultimo una rassicurazione: «Guardate che sono contento di essere qui, e sono molto sereno».

Dopo la Messa nel saloncino sotto la casa parrocchiale, da dove era partita la processione iniziale, è avvenuta la firma degli atti ufficiali da parte del Vescovo, del nuovo parroco e di due testimoni: Enrico Garavelli in rappresentanza della parrocchia del Boschetto e Maria Stella Galli per quella del Migliaro.
La mattinata è proseguita nel vicino oratorio con un rinfresco che ha ulteriormente ampliato il ricco programma della Sagra. Tra i tanti che hanno voluto salutare don Ghilardi anche gli ospiti della Casa dell’Accoglienza che, presenti insieme a don Pezzetti e alle suore Catechiste di S. Anna, hanno portato un regalo a don Maurizio.

Tra i primi impegni del nuovo parroco non è mancata neppure la visita a don Angelo Garibaldi, già parroco del Boschetto dal 1994 al 2005, e che da un paio d’anni, dopo aver lasciato la parrocchia di Pumenengo, risiede nuovamente al Boschetto, proprio di fronte alla casa parrocchiale.
Nel pomeriggio, alle 18, don Ghilardi e don Braggiè hanno celebrato la loro prima Messa nella parrocchiale del Migliaro.

 

Omelia del Vescovo:   mp3   pdf

Saluto del Parroco (mp3)

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Biografia dei sacerdoti

Don Maurizio Ghilardi è nato a Bergamo il 26 marzo 1968. Originario della parrocchia di Mozzanica, è stato ordinato sacerdote il 16 giugno 1994 dal vescovo Giulio Nicolini insieme ad altri tre confratelli. Il suo primo incarico pastorale è stato a Cremona, come vicario nella parrocchia di S. Bernardo (1994-1999). Quindi il trasferimento, sempre come vicario, prima a Calcio (1999-2003) e poi ad Agnadello (2003-2005). Dopo un anno come assistente religioso della Comunità “Mondo nuovo”, nel 2007 ha iniziato il proprio impegno presso le strutture della Caritas diocesana, della quale mons. Lafranconi l’ha nominato vicedirettore nel giugno del 2012.

Laureato in Scienze della Formazione presso la sede di Piacenza dell’Università Cattolica del S. Cuore, lo scorso febbraio don Ghilardi ha conseguito, con valutazione di 110 e lode, la laurea magistrale in Progettazione pedagogica nei Servizi per minori con la testi intitolata “L’uso delle tecnologie digitalizzate in contesto migratorio: dal linguaggio del capo tribù a Facebook, passando dalla globalizzazione”.

Ora mons. Lafranconi l’ha scelto come nuovo parroco delle comunità cittadine di “S. Maria Annunciata” al Boschetto e “S. Maria Nascente” al Migliaro, dove succede a don Antonio Mascaretti, che il Vescovo ha voluto nuovo rettore del Santuario di S. Maria del Fonte presso Caravaggio.

Don Ghilardi, inoltre, è stato nominato responsabile dell’Ufficio missionario diocesano subentrando a don Gianmarco Fodri.

Don Sante Braggiè è nato a Conselve, in provincia di Padova, il 13 giugno 1959 ed è stato ordinato sacerdote il 18 giugno 1983 mentre risiedeva a Cassano d’Adda. È stato vicario a Fontanella (1983-1993), poi vicario a Sant’Ambrogio in città e contemporaneamente incaricato per il Cimitero Civico (1993-2000). Per un anno (2000-2001) è stato cappellano dell’Ospedale di Treviglio-Caravaggio, quindi vicario a Soncino (2001-2006). Nel 2006 la nomina a parroco di Casaletto di Sopra e Melotta. Ora il Vescovo l’ha scelto come collaboratore parrocchiale a Cremona nelle comunità di “S. Maria Nascente” al Migliaro e di “S. Maria Annunciata” al Boschetto.

Intervista a don Ghilardi sul giornalino parrocchiale

Carissimo don Maurizio, quali sono le emozioni che la stanno accompagnando in questo nuovo capitolo della sua vita sacerdotale?

Credo che la curiosità e il desiderio di sperimentarmi come parroco siano due forze che mi stanno animando in questo momento. Una cosa è vivere la vita da vicario parrocchiale (che è l’unica vissuta fino ad ora da me nelle parrocchie dove ho prestato servizio) e come vice direttore della Caritas e un’altra è essere incaricato di animare e accompagnare due comunità parrocchiali. Un po’ di trepidazione devo ammettere che mi sta abitando, ma sono contento e sereno di diventare parte del Boschetto e del Migliaro.

Quali sono le persone che l’accompagneranno nella sua Messa di ingresso?

Mia mamma, i miei tre fratelli, le mie cognate e mia sorella, i miei cinque nipoti e una zia che vive con noi da moltissimi anni. Mio padre non c’è più dal 2003. Sono certo che mi accompagnerà da lassù con la sua personalità forte e allegra. Credo poi che ci saranno diversi amici e parenti. Non ho fatto inviti, la partecipazione dovrà rimanere libera e spontanea.

Conosce già la nostra realtà parrocchiale?

Sì. Diverse volte ho incontrato alcuni gruppi di giovani e adulti in occasione di incontri formativi e di testimonianze riguardanti il servizio caritativo. Mi sono sempre trovato molto bene. Ma come sapete, un conto è l’incontro occasionale e un altro è la vita quotidiana. Spero che i semi gettati durante quegli incontri possano produrre da adesso rapporti degni di una comunità ecclesiale.

Lei ha dedicato buona parte del suo cammino sacerdotale alla Caritas diocesana: quali attenzioni spera di poter seminare nelle nostre parrocchie?

Bella domanda! Spero di poter lavorare, tramite il Vangelo, sul pregiudizio, sull’apertura mentale, sulla capacità di consegnare il messaggio evangelico ai ragazzi e agli adulti del Boschetto e del Migliaro perché diventino sempre più comunità accoglienti, senza la pretesa di cambiare gli altri o di obbligarli al rispetto di quelle regole non scritte che esistono nelle parrocchie e che se uno non osserva allora è fuori dai giochi. Sovente accade! Apertura e accoglienza nel rispetto reciproco secondo l’insegnamento di Gesù, sapendo che sbaglieremo spesso ma che potremo riprendere il cammino. Abbiamo il compito e il diritto di farlo.

Quale bagaglio di esperienze e di incontri porta con sé?

Gli incontri sono tantissimi così come le esperienze. San Bernardo in città mi ha permesso di fare gli sbagli della gioventù sacerdotale e mi ha sempre accompagnato un affetto che continua. Calcio (non è solo uno sport ma è anche una parrocchia del bergamasco) mi ha fatto provare la convivenza sacerdotale e l’amicizia con chi dall’oratorio non pretendeva sempre ma all’oratorio dava molto di sé e una grande amicizia con chi in chiesa non veniva mai. Agnadello è stata un’esperienza breve dove gli adolescenti mi hanno insegnato che cosa significhi il non lasciarli soli, cercando di interpretare le loro richieste di aiuto. La Caritas è un capitolo aperto dove profughi, malati di AIDS, donne con molti problemi nelle loro giovani vite, minori, volontari… – chi più ne ha più ne metta – costituiscono un terreno di crescita di cui ancora non so calcolarne il peso e il valore, immenso sicuramente, ma ho bisogno di tempo per lasciar sedimentare tutto quello che ho vissuto di bello e di meno bello.

Quali sono le sue aspettative? Che cosa spera di poter realizzare?

Grazie a Dio non sono solo io a dover realizzare qualcosa; credo che ci si dovrà aiutare a maturare una libertà d’animo tale da farci accogliere il Vangelo nella sua essenza. È così bello, perché sprecare tempo e occasioni? Certo ho delle aspettative, alcune non sono oggettivabili: crescere nella libertà evangelica, diventare sempre un’unica comunità, maturare l’idea che pur essendo minoranza siamo Chiesa e siamo nella Chiesa e abbiamo molto da dire all’uomo sull’uomo lasciandoci guidare da Dio senza scontri culturali ma, nel paziente lavoro che ognuno deve compiere su di sé. Poi, se potessimo essere anche un po’ missionari non mi dispiacerebbe. Da un punto di vista puramente materiale preferisco ragionare in loco, con quanti vorranno, per comprendere meglio l’utilizzo delle strutture che abbiamo e se si può pensare a qualcosa di nuovo! Essendo parroco per la prima volta, non ho mai chiesto soldi ai parrocchiani, spero di non doverlo fare troppo frequentemente. Si riuscirà a fare qualche esperienza di campo estivo o invernale con i ragazzi e con gli adulti? E se diventassimo una unità pastorale dove anche il Centro Missionario Diocesano potrà trovare spazio? Non so in che modo, ma sarebbe davvero interessante. C’è spazio per tutti quelli che desiderano impegnarsi nella Chiesa.

Lei è laureato in Scienze della Formazione con una tesi sull’uso delle nuove tecnologie negli stranieri non scolarizzati: quali sono le potenzialità di questi strumenti per la nuova evangelizzazione, soprattutto nei confronti dei più giovani?

Le nuove tecnologie di comunicazione digitalizzate hanno il pregio della velocità, dell’immediatezza e della continua produzione di messaggi. Ma solo Uno è il messaggio, che necessita di relazione. Nel mio caso, ad esempio, usare WhatsApp e Facebook con gli ospiti della Casa dell’Accoglienza che non hanno un’elevata scolarizzazione mi ha permesso di lasciare in loro l’idea che qualcuno per loro c’è sempre, seppur fisicamente distante. Così credo funzioni anche per i nostri ragazzi. Sempre meglio preferire comunque la relazione personale, certe cose del Vangelo non arrivano al cuore solo stando sul web e gli adulti questo lo sanno. L’evangelizzazione passa attraverso esperienze di servizio da vivere con l’anima e con il corpo, questo il web non lo consente, però il web ci permette di essere connessi gli uni agli altri, una nuova forma per dire che siamo in comunione gli uni con gli altri se però prima lo siamo stati con il cuore e di persona.




Il 19 settembre l’ingresso di don Massimo Sanni parroco di Calvatone, Tornata e Romprezzagno

Si è insediato ufficialmente nel pomeriggio di sabato 19 settembre nella parrocchiale di S. Maria Immacolata don Massimo Sanni, nuovo parroco di Calvatone, Tornata e Romprezzagno. A presiedere la solenne Eucaristia il vescovo Dante Lafranconi che ha invitato a guardare la storia «alla luce dello sguardo di Dio». Riflettendo poi sulla figura del parroco ne ha sottolineato il ruolo di pastore e servo, indicando anche una priorità: «essere servo nella comunione delle tre parrocchie».

Circa cinque chilometri separano Calvatone dal paese natale del suo nuovo parroco, Bozzolo. In direzione opposta la stessa distanza porta alla terra del suo precedente ministero pastorale: Piadena, dove era vicario, così come a Vho e Drizzona. Da queste due principali direttrici sono giunti amici e conoscenti, accolti, così come i nuovi parrocchiani, sul sagrato della chiesa.
È qui che alle 16.30 don Sanni e il Vescovo hanno ricevuto il saluto ufficiale della comunità civile da parte di Pierugo Piccinelli, sindaco di Calvatone e presidente dell’Unione dei Comuni di Calvatone e Tornata, rappresentata dal primo cittadino Mario Penci. Un benvenuto ricco di speranza, con l’assicurazione di una collaborazione che potrà contare anche sulle tante realtà di volontariato presenti sul territorio, molte delle quali erano rappresentante dai propri gonfaloni, compreso quello dell’Associazione Alpini, presenti in uniforme.

In chiesa, dopo il saluto liturgico, il vicario zonale, don Luigi Pisani, ha dato lettura del decreto di nomina del nuovo parroco che, al termine, ha asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica.
Poi ha preso la parola Giuseppe Mazzi che, porgendo il saluto al Vescovo e a don Sanni, ha subito espresso anche un pensiero di vicinanza per l’ex parroco, don Vincenzo Cavalleri. Quella proposta dal rappresentante delle tre parrocchie ha voluto essere propriamente una «accoglienza unitaria». Lo dimostrava anche la corale che ha animato la celebrazione, per l’occasione formata dai coristi delle tre comunità. «Anche prima eravamo pastoralmente uniti – ha ricordato Mazzi – ma ora lo dovremo essere ancora di più e, sicuramente, in modo diverso. Sapendo superare le difficoltà e abbandonando quelle forme di divisione che non hanno ragione di essere portate avanti. Questo è il compito che ci attende, il cammino che con don Massimo dovremo percorrere».

Nell’omelia il Vescovo, prendendo spunto in particolare dal brano evangelico, ha rinnovato l’invito fatto ai discepoli da Gesù: «non guardare la storia – ha detto il Vescovo – solo fin dove arriva il nostro sguardo, ma alla luce dello sguardo di Dio». «La fede – ha precisato – è assumere questa disposizione: guardare al di là della nostra storia, avere uno sguardo che non è limitato dentro ciò che vediamo, ciò che tocchiamo, ciò che ci serve e ciò che ci piace; ma uno sguardo che va oltre! Se non ci fosse questo sguardo non avremmo martiri! Né dei secoli passati, né dei giorni presenti. Martire è colui che vive in prima persona quello che Gesù ha detto: “Se uno vuol seguirmi prenda la sua croce”».
Una riflessione che ha portato a guardare anche alla figura del parroco «che in una comunità cristiana – ha spiegato mons. Lafranconi – è un compagno di viaggio nella fede, ma che vive il suo viaggio nella propria identità di prete, di sacerdote, di pastore». E ha proseguito: «Noi accogliamo il nuovo parroco desiderosi di compiere con lui un cammino di fede, sulla base di questa comune vocazione di essere cristiani, ma lo accogliamo anche riconoscendo che egli ha il compito di essere pastore e guida, e pregando perché non perda mai la consapevolezza di essere servo! Perché è ciò che il Signore domanda».

«Questa missione di servizio – ha detto ancora – ha tante modalità, tante occasioni e tanti modi concreti per manifestarsi. Non ultima, e forse non la più facile, sarà l’occasione di essere servo nella comunione delle tre parrocchie. In genere è la cosa un po’ più precaria e difficile. È da costruire costantemente e con pazienza, nella consapevolezza che essa richiede impegno, fede, sacrificio, pazienza, apertura di dialogo e capacità di soffrire come il Signore Gesù, che sulla croce morì per riunire i figli di Dio che erano dispersi».
Circa una quindicina i sacerdoti concelebranti. In particolare erano presente don Giuseppe Manzoni, parroco di Piadena e don Giovanni Maccalli arciprete di Bozzolo.

Al termine dell’Eucaristia ha preso la parola don Sanni, che ha ripreso alcuni passaggi della pagina evangelica come consegne per il proprio ministero. “Nessuno lo sapesse” è stato tradotto in «meno protagonismo intorno alla figura del prete»; “Il figlio dell’uomo deve essere consegnato”, come il sacerdote è consegnato alla propria comunità”; e “Accogliere nel mio nome”, che è diventato l’augurio per la reciproca conoscenza tra il parroco e i nuovi parrocchiani. Non sono mancati i saluti e i ringraziamenti, con un ricordo particolare per don Pietro Osini e mons. Maurizio Galli.
Dopo la Messa la firma degli atti ufficiali da parte del Vescovo, del nuovo parroco e di sei testimoni, due per ognuna delle tre parrocchie: per Calvatone Roberta e Gianni Pini; per Romprezzagno Carolina Cappelli e Francesco Barbiani; per Tornata Simona Durantini e Ottorino Rossi.

Il pomeriggio è quindi proseguito nel vicino oratorio con un momento di festa.

Omelia del Vescovo:    mp3   pdf

Saluto del nuovo parroco (mp3)

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Biografia del nuovo parroco

Don Massimo Sanni è nato a Bozzolo (Mn) il 20 maggio 1974. Ordinato sacerdote il 17 giugno del 2000, ha iniziato il proprio ministero pastorale a Viadana come vicario della parrocchia S. Pietro apostolo. Nel 2008 il trasferimento, sempre come vicario, nelle parrocchie di Piadena, Drizzona e Vho. Ora mons. Lafranconi l’ha promosso parroco, affidandogli la cura d’anima delle comunità di Calvatone, Tornata e Romprezzagno, succedendo a don Vincenzo Cavalleri.

 

Il saluto di don Sanni sul giornalino

Una semplice parola di saluto alle Comunità di Calvatone, Tornata e Romprezzagno.

Presto inizieremo a lavorare insieme, condividendo le bellezze e le difficoltà della vita pastorale e quotidiana. Potete immaginare la mia emozione, nel contempo vi rendo partecipi del fatto che so di non essere esperto in nulla, ho molto da imparare e da ascoltare. Ma il desiderio di camminare e di collaborare con voi è più forte di ogni comprensibile paura o incertezza.

È un po’ come camminare sulle acque … e, come l’apostolo Pietro, anch’io corro il rischio di affondare se non saranno la speranza e la fede a dettare il passo del nostro relazionarci.

Il prete, che è uomo di carità, ha pur sempre bisogno egli pure, forse più degli altri, di altrettanta carità, perché “dispensa con povere mani e labbra di uomo la divina e ineffabile Parola e presenza di Dio”.

E non sempre ne è all’altezza. C’è una bella espressione che voglio fare mia nel presentarmi a tutti voi. Chi vorrò essere, quale stile incarnare, quale figura di pastore proporre e hiamare in causa? “Servitore della vostra gioia”. Sì, questo desidero essere con voi e in mezzo a voi. Una gioia che non si compra e neppure si baratta, ma solo si riceve dopo aver preparato e aperto il cuore. Questa gioia da scoprire insieme è il Signore.

Con la protezione materna della Vergine Immacolata, l’essenzialità di Antonio, l’autorevolezza di Ambrogio e la letizia di Francesco, nostri patroni, vi saluto e vi abbraccio fraternamente.

Don Massimo