Unità dei cristiani: la Settimana di preghiera aperta in Seminario con una veglia ecumenica

 

Ascolto e unità: sono stati questi gli aspetti su cui si è focalizzata la veglia di preghiera ecumenica vissuta a Cremona, nella chiesa del Seminario, la sera di domenica 18 gennaio, giorno in cui ogni anno si apre la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Un momento tradizionale, vissuto insieme dalle diverse confessioni cristiane presenti sul territorio, che quest’anno ha assunto un significato particolare per la Chiesa cattolica cremonese: questo appuntamento, infatti, era collocato a conclusione dell’Assemblea sinodale diocesana (svoltasi lo stesso pomeriggio in Seminario: leggi qui), un cammino caratterizzato proprio dall’ascolto e dalla comunione.

La celebrazione – sul tema “Luce da Luce per la Luce” ispirato al carattere riferito a Cristo, così come affermato dal Credo nicenocostantinopolitano, di cui lo scorso anno si è celebrato il 1700° anniversario – è stata un adattamento della “Celebrazione all’alba”, una delle ore di preghiera quotidiane della Chiesa armena, paese che per primo nel 301 d.C. dichiarò il Cristianesimo come sua religione ufficiale.

A presiedere la veglia sono stati i rappresentanti delle quattro confessioni cristiane presenti sul territorio: per la Chiesa Cattolica il vescovo Antonio Napolioni, per la Chiesa Ortodossa Romena padre Constantin Munteanu, per la Chiesa Valdese-Metodista il pastore Nicola Tedoldi e per la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno il pastore Giovanni Caccamo. Sono stati proprio loro a offrire ai presenti una meditazione sulla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani a partire dai brani biblici proposti nella veglia.

Padre Constantin Munteanu ha voluto anzitutto richiamare che le Scritture non sono solo il testo di un libro, ma che «la Parola di Dio è presenza viva», in dialogo con ciascuno. Una Parola – ha detto ancora il padre ortodosso – che «non è data per essere custodita individualmente, ma condivisa». In riferimento poi all’occasione dello stare insieme in questa serata, ha sottolineato come dall’ascolto della Parola di Dio «nasce unità, non uniformità» e che «prima di appartenere a una confessione religiosa si appartiene a Cristo». E allora l’obiettivo per ogni cristiano deve essere, secondo padre Munteanu, rendere visibile nel mondo l’amore di Dio, «con fiducia in Dio, nello Spirito Santo e gli uni verso gli altri». E, camminando insieme, diventare «segno di speranza e di unità».

La riflessione di padre Constantin Munteanu

 

Ha quindi preso la parola il pastore Nicola Tedoldi, della Chiesa Valdese-Metodista di Parma–Mezzani, precisando anzitutto che il cristiano non può essere semplice uditore della Parola di Dio, ma deve diventare «pietra viva» e che «il perimetro dell’unica vera unità è offrirsi l’uno all’altro come Dio si dona a noi». «L’unità – ha detto ancora il pastore metodista – è un cammino che si compone mentre la luce del Risorto risplende tra noi». Una unità che non può tradursi in «piatta uniformità che spegne i carismi»: «la diversità – ha proseguito – è lo strumento scelto da Dio per far crescere l’unico corpo». In un mondo che non sa più sperare, la testimonianza di unità dei cristiani – che non può essere solo un «atto di cortesia ecumenica» – risulta ancora più necessaria, perché in grado di mostrare il Cristo Crocifisso come unico segno di riconciliazione per il mondo.

La riflessione del pastore Nicola Tedoldi

 

Il pastore della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, Giovanni Caccamo, ha guardato prima di tutto al rapporto vicendevole tra gli uomini, prendendo spunto dalla lettera di Paolo agli Efesini, esprimendo la necessità di sostenersi gli uni con gli altri. «Un esempio straordinario che per noi vuol dire speranza», ha detto ricordando che non è possibile vincere il male da soli, senza Gesù Cristo, «Luce che illumina il nostro modo di essere e che deve essere visibile nel nostro modo di rapportarci agli altri». Da ultimo, con un riferimento al profeta Isaia e al «digiuno che è smettere di pensare male del tuo prossimo», il richiamo a compiere questo digiuno oltre che a livello individuale anche come «realtà ecclesiali diverse nelle loro sensibilità» andando oltre all’ordinario. «Dobbiamo riconoscere che abbiamo tutti bisogno di quella grazia, di quella pace e di quell’umiltà per andare oltre l’ordinario e rivolgerci a Cristo come esempio per farci vivere lo straordinario». «Che la nostra vita e la nostra fede – è stato il suo augurio – sia davvero qualcosa di straordinario».

La riflessione del pastore Giovanni Caccamo

 

Aprendo la propria riflessione il vescovo Antonio Napolioni che voluto evidenziare come questa veglia fosse «il momento più alto del nostro cammino pastorale di quest’anno, iniziato proprio con la chiamata ad essere artefici di unità nella Chiesa e artigiani di pace nel mondo, iniziato e sviluppato nell’ascolto della lettera agli Efesini e proteso a una valorizzazione delle diversità interne alla nostre comunità e delle realtà presenti nei territori secondo una capacità di dialogo di cui stasera cogliamo la portata spirituale, teologica, sacramentale». E ha proseguito: «Siamo il corpo di Cristo. Diviso, anchilosato, disperso. Ma siamo il Corpo di Cristo. E lui continua a pregare perché noi siamo uno. Lui che è la Luce del mondo e ha fatto di noi la luce del mondo». Poi una domanda forte: «Siamo Chiese capaci di generare? Solo l’unità genera, solo l’amore genera. E allora questa serata faccia di noi dei “generatori” di quella trasparenza di Cristo di cui il mondo ha assoluto bisogno. Un mondo che non tifa per l’unità e che spesso a strumentalizzato le Chiese e le Religioni». E poi, ancora facendo riferimento alla Luce che è Cristo, il richiamo alle tante luci invisibili, ma che risplendono nelle case, nei cuori, nelle relazioni e nei gesti carità. «Tutti noi – ha quindi concluso – vogliamo essere piccole luci delle beatitudini».

La riflessione del vescovo Antonio Napolioni

 

Durante la veglia, come da tradizione, è stata effettuata una colletta di solidarietà, quest’anno destinata alle popolazioni di Gaza. La somma raccolta – oltre 1.600 euro – è già stata fatta avere al cardinale Pierbattista Pizzaballa, perché attraverso il Patriarcato Latino di Gerusalemme per aiutare la ricostruzione di Gaza.

 

 

Il direttore dell’Ufficio nazionale CEI per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso ospite in Seminario