«Un prete, un cristiano, un cittadino di queste terre…», il vescovo a Rivolta per la festa di san Francesco Spinelli

Interrotta l’anno scorso dalla pandemia, la tradizione che vuole il vescovo di Cremona presente a Rivolta in occasione della festa di San Francesco Spinelli è ripresa quest’anno.

Così il 6 febbraio, nel 109° anniversario della morte di colui che è stato il fondatore dell’ordine delle suore Adoratrici del Santissimo Sacramento, monsignor Antonio Napolioni ha prima presieduto i vespri nella chiesa della Casa madre delle religiose stesse, durante i quali due di loro, suor Silvia Calcina e suor Valentina Campana, hanno rinnovato le promesse, e successivamente la Messa solenne delle 18, spostata in basilica per ragioni di spazio.

«Un prete, un cristiano, un cittadino di queste terre che ha generato e rigenerato la storia tanto da vederne nuovi frutti anche in questo tempo»: così il Vescovo ha definito san Francesco Spinelli, ricordando come oggi il suo esempio sia più vivo che mai. Un uomo semplice, Francesco, accolto nella diocesi di Cremona dopo il periodo di grande difficoltà attraversato durante il servizio nella diocesi di Bergamo, capace di caratterizzare il suo ministero con la vicinanza ai poveri e agli ultimi. Beatificato nel 1992 da papa Giovanni Paolo II, è stato canonizzato nell’ottobre del 2018 da papa Bergoglio.

«Dopo una pesca difficile e poco fruttuosa in quel di Bergamo – ha detto don Dennis Feudatari, parroco di Rivolta, nel suo saluto iniziale a monsignor Napolioni, alle Adoratrici e a tutti i presenti – Cristo Signore ha condotto san Francesco Spinelli qui a Rivolta, dove sulla sua Parola si è lanciato di nuovo a pescare nel profondo e a riempire così la sua rete. Continui, il santo, a pescare anime per la famiglia da lui voluta e anche cristiani convinti per questa comunità».

«C’è un bisogno di salvezza, di speranza, c’è una ressa interiore – ha spiegato il Vescovo nella sua omelia –, c’è un traffico di pensieri che finisce con l’intasare l’anima. In questo tempo in cui la pandemia ci ha tolto il respiro, ci ha affannato il cammino, ci ha diviso e reso sospettosi, oggi siamo in festa grazie a Francesco Spinelli, più vivo che mai perché continua ad avere figlie ed amici che vogliono essere come lui, discepoli di Gesù. In questo tempo strano, in cui la Chiesa è sempre meno la capoclasse del mondo, un tempo in cui le parrocchie non sono più punto di riferimento dell’educazione e della vita sociale, in cui anche noi preti ci sentiamo smarriti, in cui le famiglie si sgretolano… in tutta questa realtà che cosa farebbe lui e cosa ci insegnerebbe? Ci insegnerebbe ad osare, perché san Francesco è stato uno che ha saputo osare. Ci ha creduto, ma tanto. È stato intraprendente sotto tre aspetti: quello spirituale, quello della carità e quello vocazionale. Lui ha chiamato, nel senso non solo di invitare qualcuno a farsi suora o a farsi prete ma di un richiamo alla conoscenza del Signore. San Francesco ha anche insegnato alle sue figlie che non esistono scarti. Questa è la Chiesa del futuro, una Chiesa che osa partire da un cambiamento interiore di tutti noi. Possiamo guardare avanti con il coraggio di chi deve mettere mano al cambiamento di sé e delle rispettive comunità verso un ritrovamento della vita consacrata e della vita sacerdotale. Aiutiamoci quindi tutti a vivere questo momento che proprio perché difficile diventa un tempo pasquale, di morte e resurrezione e san Francesco potrà essere per noi compagno di viaggio e maestro sicuro dal quale ricevere l’esempio».