1

“In the world but not of it”, gli scatti del canadese Tim Smith in mostra al Museo diocesano

Guarda la photogallery completa

 

Un dialogo tra opere d’arte, un dialogo tra culture diverse, un dialogo tra idee del sacro differenti. La mostra fotografica “In the world but not of it” firmata dal canadese Tim Smith e inaugurata sabato 3 febbraio presso gli spazi espositivi del Museo diocesano di Cremona è una proposta culturale che è una sfida. Un invito a vivere «la contaminazione tra le opere esposte nel museo e una cinquantina di foto che documentano lo stile di vita e i costumi delle comunità anabattiste hutterite presenti fra l’America del Nord e il Canada», come ha spiegato don Gianluca Gaiardi, incaricato diocesano per i Beni culturali.

L’esposizione, pensata con il Festival della fotografia etica di Lodi (al taglio del nastro era presente anche l’assessore alla cultura di Lodi, Francesco Milanesi) è una sequenza di luce, colori, volti, catturati «attraverso un progetto durato quindici anni, periodo durante il quale – spiega la curatrice Laura Covelli – il reporter canadese ha incontrato le comunità anabattiste, ha vissuto con loro, ha intrecciato relazioni con i membri di questi gruppi per raccontarli».

Una narrazione sincera che racconta la vita quotidiana di persone che hanno scelto di vivere quel versetto del capitolo 15 di Giovanni in cui si chiede all’uomo di stare nel mondo, ma di non farsi sopraffare dalle cose o dalle logiche terrene, spesso distorte. Ne esce un ritratto onesto, scevro di pregiudizi. Scorrendo le foto si scoprono abitudini e stili di vita di piccole comunità (di circa 200 persone ognuna, appartenenti a una ventina di famiglie numerose) che vivono in equilibrio tra natura incontaminata ed esigenze della modernità. Si muovono con i cavalli e vivono in maniera essenziale, usano il cellulare con parsimonia e coltivano per raggiungere l’autosufficienza. Ma vi si legge anche un mondo dove «dialogo e lentezza – come ha commentato il direttore del Festival della fotografia etica Alberto Prina – costringono anche noi ad andare in profondità, a scoprire l’umano». A scoprire che cosa significhi prendersi cura degli altri (uno scatto racconta l’alternarsi delle donne a casa di una più anziana che non può muoversi), condividere momenti di relax e divertimento insieme (una foto vede gli adulti impegnati in giochi di gruppo), sedersi tutti alla stessa tavola (pranzo e cena vanno condivisi tra tutti gli adulti della comunità, solo la merenda dopo la scuola è vissuta come momento esclusivamente familiare).

I colori delle praterie sono lo sfondo di un mondo apparentemente semplice, dove i ragazzi si muovono a piedi nudi, le donne si cuciono abiti colorati, dove gli interni delle case sembrano tutti uguali. Dove (il gesto non viene eseguito solo in chiesa) la preghiera è parte integrante del quotidiano.

«Abbiamo scelto – spiega Stefano Macconi, curatore del Museo diocesano – di mettere una fotografia nella sala del camino in dialogo con la crocifissione del Boccaccio Boccaccino. Il gesto della Vergine e di Giovanni, in quel quadro così noto ai cremonesi, si interfaccia con le mani giunte di due coniugi anabattisti che pregano nella loro cucina». Mani intrecciate, parole che dalla terra salgono al cielo, un dialogo con Dio ma, vista la disposizione della mostra, anche tra professioni religiose diverse e tra forme d’arte (pittura e fotografie) apparentemente lontane tra loro.

La mostra resta aperta fino al 7 aprile, consentendo al visitatore non solo di avvicinarsi a un mondo per lo più sconosciuto, quello delle comunità anabattiste hutterite presenti fra l’America del Nord e il Canada, ma anche di scoprire fili rossi tra arte sacra antica e arte contemporanea.




Vita consacrata, una «vocazione che illumina il mondo»

Guarda la photogallery completa

 

È iniziata con la benedizione delle candele, in fondo alla navata centrale della Cattedrale, la celebrazione che ha visto radunati a Cremona i religiosi e le religiose che prestano servizio in diocesi. L’occasione è stata la 28ª Giornata mondiale per la Vita consacrata, celebrata venerdì 2 febbraio, come consueto nella festa della Presentazione di Gesù al tempio. L’Eucaristia è stata presieduta dal vescovo emerito di Cremona, mons. Dante Lafranconi, che ha portato il saluto del vescovo Antonio Napolioni, impegnato in Vaticano nell’ultimo giorno della Visita ad limina. Hanno concelebrato i religiosi camilliani, barnabiti e francescani, oltre ai canonici del Capitolo e alcuni altri sacerdoti diocesani, tra i quali il delegato episcopale per la Vita consacrata don Enrico Maggi.

«Il vecchio Simeone, ispirato certamente da Dio, proclama questo Bambino, che viene presentato al tempio, “luce per illuminare le genti e gloria del Tuo popolo Israele”». È presentando l’immagine di questa giornata che il vescovo emerito Dante Lafranconi ha iniziato l’omelia: «Mi sembra bello fermarci un istante – ha affermato– su questo modo con cui Simeone riconosce Gesù, che poi, nei suoi incontri con i discepoli, dirà: “voi siete la luce del mondo”». E allora è così per ogni uomo, per tutti i «credenti, che fanno proprie queste parole di Gesù, questo mandato – ha aggiunto Lafranconi –. Ci ispiriamo a Lui per dire che la nostra vita di battezzati è come il riflesso della luce, che è Gesù, e che, per mandato suo e in comunione con lui, diventiamo a nostra volta luce che illumina il mondo». «Questo è il bello della vocazione religiosa – ha evidenziato –, con la sua risposta a vivere con radicalità il Vangelo, dentro questi valori che formano un tutt’uno: verginità, obbedienza e povertà. Perché sono questi i tre valori che hanno caratterizzato la stessa vita del Figlio di Dio».

Da qui un forte appello alle donne e alle religiose del nostro tempo: «In un mondo in cui spesso la donna è oggettivizzata, in un momento in cui c’è una forte realtà che guarda alla donna così, la vostra vocazione significa che voi rappresentate una Parola vivente, una testimonianza concreta, che va controcorrente alla mentalità di oggi», ha sottolineato il vescovo emerito. Da qui l’interrogativo: «Che cosa c’è di più evangelico e di più importante che avere davanti agli occhi un modello che richiama la donna alla sua dignità?!». Ha quindi concluso: «Questo è ciò che dà senso, bellezza e pienezza alla vostra vocazione: la certezza che ovunque siate voi potete essere un segno, come era questo piccolo bambino che Simeone ha preso in mano».

La celebrazione si è conclusa con il rinnovo delle promesse e con i festeggiamenti per gli anniversari di professione: il 70° delle suore adoratrici Celina Maggi e Rosalia Comi; il 60° delle suore adoratrici Emilia Cattaneo, Carmela Gatti, Egidia Carrara, Giovanna Pomoni e Romilde Ravasio; il 25° delle suore della Beata Vergine Flora Matija e Rosa Gjoni.

 

Guarda la celebrazione integrale

 

 

Giornata mondiale della vita consacrata, il 2 febbraio Messa in Cattedrale per “un abbraccio a Gesù”




A Cividale Mantovano l’ultimo saluto a don Virginio Morselli

 

Tantissimi fedeli hanno riempito nel pomeriggio di giovedì 1° febbraio la piccola chiesa parrocchiale di Santa Giulia a Cividale Mantovano per dare l’ultimo saluto a don Virginio Morselli, nativo del paese, deceduto il 30 gennaio all’età di 84 anni. Le esequie, presiedute dal vescovo emerito di Cremona, mons. Dante Lafranconi (che ha portato la vicinanza anche del vescovo Antonio Napolioni, impegnato a Roma per la Visita ad limina), sono state concelebrate dal vicario generale mons. Massimo Calvi e dal parroco don Ernesto Marciò, insieme a una trentina di altri sacerdoti. Un forte segno di affetto per gli anni del suo ministero come parroco tra Gazzuolo, Salina, Rivarolo del Re e Viadana e come collaboratore in diverse unità pastorali dell’Oglio-Po. La liturgia funebre è stata accompagnata anche dalle musiche all’organo del maestro Donato Morselli, cugino del sacerdote, creando momenti di grande commozione.

«Credo che il messaggio più importante consegnatoci da don Virgilio è di vivere il nostro tempo presente senza mai dimenticare che la nostra vita sulla terra ci prepara per quella eterna», ha detto il vescovo emerito durante l’omelia. Un concetto ripetuto più volte e sottolineato dalla memoria della sua figura sacerdotale: «il ministero di un prete si appella costantemente alla Parola del Signore, cercando di preparare ciascuno verso quell’incontro con Dio». Ed ecco allora l’importanza di riconoscere nella vita cristiana una sorta di cammino «per essere uomini pienamente autentici». Ecco, quindi, l’invito di don Virgilio «a condividere la sua stessa beatitudine». 

Uno sguardo “oltre”, secondo Lafranconi, in grado di far nascere un ulteriore spunto di riflessione dall’esperienza di vita di don Morselli. «Leggendo il suo testamento spirituale mi ha colpito questo “ritornello” della gratitudine: a Dio, ai suoi genitori, all’educazione ricevuta… una serie di ringraziamenti al Signore e agli uomini che lo hanno aiutato a scoprire e realizzare la sua vocazione di Figlio di Dio, di sacerdote, di uomo destinato all’eternità». Di fronte alla nostra morte – ha riflettuto il vescovo emerito – abbiamo la capacità di ritrovare i motivi per dire “grazie” alla nostra esistenza, nonostante le difficoltà e le sofferenze provate. Esse non ci devono infatti impedire di tenere presente alla fine quel senso «di pienezza e le persone che ci hanno sostenuto, aiutato per poterci preparare alla pienezza di questo momento di passaggio».

Al termine dell’omelia ha preso brevemente la parola padre Attilio Martelli, frate cappuccino e sacerdote dell’Emilia-Romagna, per ricordare, anche a nome di don Maurizio Lucini, la figura di don Morselli durante la sue esperienza di parroco di San Pietro, a Viadana. «Grazie alla sua vicinanza lo abbiamo sentito come un padre e, nel 2002, nella sua chiesa, siamo stati ordinati sacerdoti. Mi ricorderò sempre lo sguardo contento e orgoglioso. Lo ringraziamo per tutto il bene che ci ha fatto».

 

Ascolta l’omelia del vescovo emerito

 

 

Profilo biografico di don Virginio Morselli

Ordinato sacerdote il 27 giugno 1964 insieme ad altri 17 confratelli (di cui oggi solo tre ancora in vita: don Giuseppe Bettoni, don Francesco Castellini e don Mario Marinoni), don Virginio Morselli ha iniziato il proprio ministero come vicario a Gazzuolo. Nel 1978 è stato quindi scelto come parroco di Salina, frazione di Viadana. Dal 1988 al 1997 è stato parroco di Rivarolo del Re e, successivamente, dal 1997 al 2014, della parrocchia di S. Pietro Apostolo in Viadana.

Una volta lasciato l’incarico di parroco per raggiunti limiti d’età, ha continuato a svolgere il proprio ministero come collaboratore parrocchiale: prima nell’unità pastorale di Casalbellotto, Fossa Caprara, Quattrocase e Vicomoscano (dal 2014 al 2017) e successivamente in quella di Belforte, Commessaggio e Guazzuolo (dal 2017 al 2022).

Da due anni don Morselli si era ritirato presso la Domus Pasotelli Romani di Bozzolo.

È deceduto nel pomeriggio di martedì 30 gennaio all’ospedale Carlo Poma di Mantova, dove era stato recentemente ricoverato per un peggioramento delle sue condizioni di salute.




Visita ad limina, i vescovi Lombardi accolti da Papa Francesco

Foto con Papa Francesco ©Vatican Media – Tutti i diritti riservati

Guarda la photogallery completa del quarto giorno

 

È durato circa un’ora e tre quarti l’incontro dei Vescovi della Lombardia con Papa Francesco, in programma nella mattinata di giovedì 1° febbraio nell’ambito della Visita ad limina della Conferenza episcopale lombarda, iniziata lunedì 29 gennaio e che si concluderà venerdì 2 febbraio.

Il momento vissuto dai vescovi lombardi con Francesco è stato all’insegna di un dialogo intenso che ha spaziato dai temi più generali a questioni più specifiche.

«Il Papa ci ha messi subito a nostro agio», racconta a caldo il vescovo Antonio Napolioni. «È stato un dialogo nel quale tutti noi abbiamo avuto modo di intervenire e nel quale sono stati toccati tanti argomenti decisivi per la vita e il futuro delle nostre comunità».

Tra le principali questioni affrontate nel dialogo con il Santo Padre, le ragioni e i segni di speranza in una società affaticata e confusa, la sfida dell’evangelizzazione, l’importanza di educare alla pace, la spiritualità dei sacerdoti e la priorità del servizio per i diaconi. E ancora: l’attenzione del vescovo alla Vita consacrata, l’importanza di diffondere la lettura popolare del Vangelo, l’accoglienza di tutti nella Chiesa e l’accompagnamento di ciascuno nel cammino che deve compiere.

Nell’incontro, all’indomani della festa di san Giovanni Bosco, non è mancato il riferimento a una delle caratteristiche più tipicamente lombarde in campo educativo: gli oratori. «Il Papa – racconta ancora il vescovo Napolioni – ha espresso grande apprezzamento per gli oratori e stima per i preti che vi si dedicano, stando vicino ai bambini così come fanno anche agli anziani, rilevando l’importanza che questi luoghi rivestono nella vicinanza alle persone e nell’accompagnare la crescita dei ragazzi. È stata sottolineata la necessità di valorizzare le inquietudini dei giovani e svegliare quelli appiattiti».

«Il Papa si è dimostrato attento su tutto», conclude il vescovo. «Davvero in tutti noi c’è stata grande soddisfazione per questo incontro e per l’attenzione paterna ricevuta dal Papa, che ha apprezzato anche la bella e feconda comunione tra noi vescovi lombardi».

Tanti dunque i temi affrontati e gli stimoli offerti dal Santo Padre, sui quali i vescovi lombardi hanno iniziato a riflettere subito dopo l’incontro con il Santo Padre con un momento di confronto e risonanza a fine mattinata, dopo la preghiera sulle tombe dei Pontefici.

La Visita ad limina è iniziata lunedì 29 gennaio con gli incontri che i vescovi lombardi hanno avuto con i responsabili e gli operatori del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le Società di vita aspotolica. Guarda la photogallery del primo giorno

Martedì gli incontri al Dicastero per i Vescovi e in quello per il Clero; nel pomeriggio i confronti al Dicastero per le Chiese orientali e alla Pontificia commissione per la tutela dei minori. Guarda la photogallery del secondo giorno

Mercoledì i vescovi lombardi erano stati al Dicastero per la Dottrina della fede, in quello per la cultura e l’educazione e in Segreteria di Stato (II Sezione), concludendo poi nel pomeriggio con la tappa al Dicastero per la comunicazione. Guarda la photogallery del terzo giorno

Nel pomeriggio del 1° febbraio l’incontro presso la Segreteria generale per il Sinodo, concludendo poi la giornata al Pontificio Seminario Lombardo.

La mattinata di venerdì sarà ancora particolarmente intensa con gli incontri al Dicastero per l’evangelizzazione (I Sezione), al Dicastero per il culto divino e al Dicastero per l’evangelizzazione (II sezione), concludendo con l’Eucaristia a San Paolo fuori le mura.

 

 

Chiese lombarde, un cammino comune per la famiglia e la vita

Iniziata la a Visita ad limina dei Vescovi lombardi

Verso la Visita ad limina, il punto su Beni culturali e Diaconato Pemanente

Visita ad limina, mons. Napolioni e i vescovi lombardi a fine gennaio dal Papa




Iniziata la a Visita ad limina dei Vescovi lombardi

Gli incontri di lunedì mattina nei Dicasteri

È in programma dal 29 gennaio al 2 febbraio in Vaticano la Visita ad limina, dei Vescovi lombardi. Il programma ufficiale è iniziato lunedì mattina con la Messa presieduta in San Pietro dall’arcivescovo Mario Delpini e concelebrata dagli altri vescovi della Lombardia. Tra loro naturalmente il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, che subito dopo ha proposto la “positio” al Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, dove i vescovi Lombardi hanno incontrato il prefetto, card. Kevin Farrel, il sottosegretario Gleison De Paula Souza e i sottosegretari Gabriella Bambino e Linda Ghisoni. Successiva tappa al Dicastero per il servizio della sviluppo umano, concludendo la mattinata al Dicastero per gli istituti di vita consacrata.

Gli incontri proseguiranno nella giornata di martedì 30 gennaio dopo la Messa in San Giovanni in Laterano presieduta dal card. Oscar Cantoni, vescovo di Como: in mattinata il Dicastero per i Vescovo e quello per il Clero; nel pomeriggio il Dicastero per le chiese orientali e la Pontificia commissione per la tutela dei minori, entrambi scelti dai vescovi lombardi e sarà ancora il vescovo Napolioni a introdurre i lavori sulla tutela minori.

Giovedì è previsto l’incontro con il Santo Padre, alla presenza anche del vescovo emerito di Cremona, mons. Dante Lafranconi.

La Messa di lunedì mattina in San Pietro

 

La visita dal limina

Si tratta di un momento importante per la vita delle dieci Diocesi della Regione ecclesiastica lombarda, rappresentando un adempimento che affonda le sue radici in tempi remoti. Infatti, l’espressione ad limina Apostolorum risale ai primi secoli della storia della Chiesa e, nel linguaggio canonico, con limina Apostolorum sono indicate le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, come spiega monsignor Giuseppe Scotti, segretario della Conferenza episcopale lombarda.

Monsignor Giuseppe Scotti

Cosa si intende, in concreto, quando si parla di Visita ad limina?
«Si tratta fondamentalmente di un pellegrinaggio delle Chiese lombarde che, per motivi ovviamente logistici, è oggi compiuto dai Vescovi. Un pellegrinaggio che si realizza alle tombe degli Apostoli, nell’incontro con il Papa e con i Dicasteri della Curia romana che lavorano con il Santo Padre per il bene della Chiesa. Si svolge quindi in un lasso di tempo abbastanza prolungato di lavoro anche per i Vescovi, che saranno impegnati quotidianamente nel suo adempimento. Magari, come spesso accade, sui media si parlerà semplicemente dell’incontro con papa Francesco, perché questo momento, in programma l’1 febbraio, rappresenterà un po’ il clou del pellegrinaggio. Tuttavia, l’andamento sarà molto più articolato, perché prevede incontri con 15 Dicasteri della Curia romana su 22. Dato che si prevede che il dialogo nei Dicasteri duri mediamente fra l’ora e l’ora e mezzo, si capisce che l’impegno è assai significativo».

Parteciperanno tutti i Vescovi di Lombardia?
«Sì, i dieci Vescovi delle altrettante Diocesi della Regione e, per quanto riguarda la Chiesa ambrosiana, anche i tre ausiliari e io come segretario. Saremo dunque 14, compreso il Metropolita di Lombardia, monsignor Mario Delpini e vivremo i giorni della Visita soggiornando tutti presso l’Istituto di Maria Bambina. Un bel segno di condivisione, così come sarà la concelebrazione della Messa ogni mattina».

Vi è stato un cammino di preparazione della Visita che ha coinvolto, per esempio nella nostra Chiesa, gli uffici di Curia per raccontare le singole realtà?
«Sì, e questo dice bene come è stato pensato e realizzato il percorso di avvicinamento e di preparazione. Bisogna ricordare che l’ultima vera Visita ad limina fu compiuta nel 2007 – durante l’episcopato del cardinale Tettamanzi -, mentre fin dall’inizio del XX secolo il diritto canonico prevede che siano fatte ogni cinque anni. In effetti vi fu nel febbraio del 2013 – guidata dall’allora metropolita, il cardinale Scola -, ma poiché papa Benedetto aveva appena rinunciato si trattò solo di un semplice saluto. Poi è arrivato il Covid e quindi siamo giunti al 2024. È chiaro che fare un check-up della situazione delle Chiese in Lombardia, dopo così tanti anni, sia stato molto laborioso. Infatti ogni Diocesi ha preparato un dossier in media di 600-700 pagine, per le 23 domande alle quali si è dovuto rispondere, illustrando la situazione delle Diocesi stesse, dei sacramenti, della Pastorale, degli Uffici amministrativi… Insomma, uno sguardo a 360 gradi. L’incontro con i Dicasteri vaticani non trova certamente i Vescovi impreparati o alle prese con qualcosa di non conosciuto, perché nella Conferenza episcopale lombarda ogni presule ha una delega per specifici ambiti. Per esempio il nostro Vicario generale, monsignor Franco Agnesi, vescovo delegato per l’Osservatorio giuridico, guiderà l’incontro con la Segreteria di Stato, presentando i temi, tenendo conto, ovviamente, che la Segreteria ha uno sguardo internazionale e monsignor Agnesi presenterà la situazione lombarda. Monsignor Delpini prenderà invece la parola al Dicastero per il Clero. Monsignor Vegezzi e monsignor Raimondi interverranno, rispettivamente, alla II Sezione del Dicastero per l’Evangelizzazione e alla Segreteria generale del Sinodo; io, delegato per la Comunicazione, al Dicastero omonimo. La Visita si concluderà con la celebrazione del 2 febbraio nella Basilica di San Paolo fuori le Mura».

Annamaria Braccini (chiesadimilano.it)

 

Chiese lombarde, un cammino comune per la famiglia e la vita

Verso la Visita ad limina, il punto su Beni culturali e Diaconato Pemanente

Visita ad limina, mons. Napolioni e i vescovi lombardi a fine gennaio dal Papa




A Cremona un pomeriggio tra giochi, preghiera e testimonianze con “La pace in testa”

La speranza di una pace possibil ha animato il pomeriggio di domenica 28 gennaio tra la piazza del Comune di Cremona, la Cattedrale e gli spazi del palazzo comunale. Una giornata – come suggerisce il titolo dell’evento – con “La pace in testa”, proposta in sinergia da numerose associazioni del territorio per i bambini, i ragazzi e gli adulti della diocesi.

«Abbiamo ripreso questa storica iniziativa perché ci sembrava importante approfondire, collaborando, il tema della pace», ha spiegato Emanuele Bellani, responsabile diocesano di Azione cattolica, organizzatrice dell’evento insieme al Csi di Cremona, alle Acli, agli Scout Cngei “Cremona 1”, agli Scout di Cristo Re, agli Scout adulti del Masci, a Pax Christi Cremona, alla Federazione oratori cremonesi e all’ufficio di Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Cremona. «È vero che per la pace, nei contesti di guerra, possiamo fare poco, perché sono lontani da noi, ma la pace deve partire da noi».

Una piazza, tra la Cattedrale e il Comune, popolata da bambini e ragazzi provenienti dalle diverse zone pastorali, che, per un’ora, si sono cimentati in diversi giochi e sport, organizzati supervisionati dal Csi: pallavolo, pallamano, “Sforza 4” (una variante a quattro squadre del tiro alla fune), hockey, giochi della tradizione e molti altri. Tante squadre impegnate, che hanno rappresentato idealmente tutte quelle nazioni che attualmente non vivono una situazione di pace, ma che la stanno cercando. Ad animare il pomeriggio in piazza Stefano Priori, in arte Beru. Presenti anche alcuni stand per i più piccoli, con palloncini e facepainting a tema. Al termine di questa iniziativa, tutti i presenti si sono spostati all’interno della Cattedrale, per un momento di riflessione e preghiera.

Dalle 17.30, invece, nella Sala Quadri del Palazzo Comunale, ha avuto luogo l’iniziativa “Azioni di pace” per gli adolescenti, giovani e adulti: testimonianze, racconti e azioni concrete di pace a livello nazionale e a livello locale. Sono intervenuti Emanuele Bottini e Veronica Porzionato, che hanno illustrato i progetti di Operazione Colomba, il corpo nonviolento di pace dell’associazione Papa Giovanni XXIII, Giovanni Fusar Poli, di Pax Christi, e gli studenti del liceo Vida di Cremona, accompagnati dalla professoressa Caterina Piva, a presentare la sezione Rondine, proposta socio-educativa, approvata dal Ministero dell’Istruzione, che si ispira al metodo di “Rondine Cittadella della pace”, situata in provincia di Arezzo. Questo momento è stato moderato da Marco Dasti, responsabile giovani dell’Azione Cattolica di Cremona, che ha introdotto gli interventi e «le storie di chi per la pace lavora tutti i giorni e in tanti modi».

«Operazione Colomba nasce nei primi anni ’90 da due comunitari della “Papa Giovanni XXIII”, che decidono di fare questa opera innovativa, portando un messaggio di pace nelle zone di conflitto – ha spiegato Emanuele Bottini a margine dell’evento –. Da allora sono passati trent’anni e Operazione Colomba è attiva in diversi paesi al mondo, in Europa, Sud America e Medio Oriente, e porta questo messaggio di pace basandosi su tre pilastri: la condivisione, l’equidistanza tra le parti e, soprattutto, la nonviolenza».

Dopo Bottini e Porzionato, che hanno approfondito le loro personali esperienze di volontariato in Grecia, nel mezzo dei flussi migratori dal Medio Oriente, e in Albania, ha preso la parola Giovanni Fusar Poli, consigliere nazionale di Pax Christi: «Voglio parlare ai giovani della responsabilità che ognuno di noi ha nella vita politica nel nostro paese e a livello mondiale, in una politica intesa come ricerca del bene comune – ha sottolineato –. Chi ci governa non viene dal cielo, ma è eletto da noi; quindi è nostro il diritto, ma anche il dovere, di informarci su quello che succede per poi fare scelte che siano secondo i valori della nostra coscienza». Ha poi aggiunto: «Il disarmo nucleare diventa ancora più urgente nei nostri giorni. Bisogna impegnarci perché si arrivi all’eliminazione di questi strumenti di morte, che non mettono in pericolo solamente la vita umana, ma la vita dell’intero pianeta».

Hanno chiuso il pomeriggio gli interventi degli studenti e delle studentesse del liceo Vida, e della loro insegnante, Caterina Piva. «La Cittadella è un luogo magico dove ci si occupa di pace, o meglio, di conflitto – ci ha spiegato la professoressa Piva –. Lì operano alcuni professionisti, che hanno iniziato la loro carriera come mediatori in zone di guerra e che da queste esperienze hanno dato vita ad altre esperienze simili e a un metodo per la risoluzione del conflitto». Ha dunque concluso: «Un conflitto che, quando degenera, diventa guerra, ma se non degenera è qualcosa di normale e appartiene a tutte le nostre vite e a tutti i nostri ambienti. Il metodo Rondine quindi noi lo applichiamo alla quotidianità della vita scolastica, affinché a scuola si venga volentieri e si stia bene, e, soprattutto, perché diventiamo cittadini consapevoli del proprio tempo».

Sfoglia la Fotogallery completa

 




«San Francesco di Sales ha insegnato a fare dell’amore, della devozione, della tenerezza e della carità il segreto di ogni comunicazione»

Guarda la photogallery completa

 

La ricorrenza di san Francesco di Sales per molti è un appuntamento fisso. Lo è per i soresinesi che ogni anno, il 24 gennaio, si stringono con affetto e riconoscenza attorno alla comunità claustrale della Visitazione che festeggia il proprio fondatore. E ormai da alcuni anni la festa delle monache dell’Ordine della Visitazione di Santa Maria è vissuta insieme ai giornalisti, di cui san Francesco di Sales è patrono.

Così per molti, nel pomeriggio di mercoledì 24 gennaio, l’appuntamento è stato presso la chiesa del monastero della Visitazione di Soresina dove, dopo un intenso momento di adorazione eucaristica, il pomeriggio si è concluso con la solenne celebrazione Eucaristica delle 18 presieduta dal vescovo Antonio Napolioni.

Diversi i sacerdoti concelebranti: parecchi preti del circondario con il vicario zonale della Zona pastorale 2 don Giambattista Piacentini, l’incaricato dell’Area comunicazione e cultura della Curia e direttore responsabile dei media diocesani don Federico Celini, il canonico mons. Attilio Cibolini a lungo direttore di TeleRadio Cremona Cittanova, oltre naturalmente ai sacerdoti di Soresina.

Proprio il parroco, don Angelo Piccinelli, all’inizio della Messa ha ricordato i 208 anni delle monache a Soresina e che «la presenza della famiglia salesiana è tutt’una con le vicende sociali ed ecclesiali della nostra città». Poi il pensiero è stato rivolto al vescovo di Ginevra e ai suoi insegnamenti: «Il nostro Dio è il Dio della gioia; camminate nella pace; mettete la vostra mano in quella di Dio e fate tutto insieme a lui; fate tutto per amore e nella per forza». «Tutto per amore, cioè filtrato e custodito dal cuore», ha detto ancora don Piccinelli con un chiaro riferimento al tema della comunicazione e al messaggio per la prossima Giornata mondiale della comunicazioni sociali che come consueto il Papa ha reso noto il 24 gennaio. In questo senso ha sottolineato la necessità di «legare indissolubilmente l’utilizzo dell’intelligenza artificiale cosiddetta generativa all’intelligenza del cuore». E ha proseguito: «L’intelligenza artificiale non ha coscienza e non distingue il bene dal male», si tratta di un «sistema tecnologico che obbedisce agli obiettivi e agli interessi di chi lo progetta e lo possiede». «L’esempio e l’intercessione di san Francesco di Sales – ha concluso – rendano feconda la sfida in atto, perché la comunicazione sia sempre, come raccomanda Papa Francesco, pienamente umana, filtrata dal cuore, secondo verità, nella carità».

 

 

Un saluto al quale anche il Vescovo si è unito rivolgendo il proprio pensiero alla comunità parrocchiale di Soresina e alle otto monche della Visitazione, ma anche a quanti si impegnano nelle comunicazioni sociali presenti alla celebrazione, e tra loro anche alcuni collaboratori dello staff della comunicazione diocesana.

Il tema della comunicazione è tornato anche nell’omelia, nella quale monsignor Napolioni ha preso spunto in particolare dalla parabola del seminatore per «chiamare tutti noi a comunicare con Dio e con gli altri sempre meglio». Imparare a parlare e prima ancora ad ascoltare. «San Francesco – ha proseguito – probabilmente era più bravo nell’ascoltare che nel parlare: era capace di parlare, di scrivere e di annunciare proprio perché innanzitutto sapeva mettersi in silenzio davanti a Dio e con gli occhi colmi di amore e l’orecchio teso nei confronti della gente. Proprio come fa un profeta», ha detto tornando alla prima lettura e alla figura di Natan.

Poi ancora l’immagine dei terreni buoni e cattivi, a partire dal brano evangelico. Con una premessa: «Il Signore è libero e ci vuole liberi. Ed è un incontro di libertà quello tra il suo dirci quanto ci ama e il nostro potergli dire: sì, no, ma, aspetta, … Lui non smette di animare questa possibilità di incontro». Una libertà che agisce proprio come fanno i diversi terreni.

Monsignor Napolioni ha quindi voluto mettere in guarda da alcune tentazioni, e in particolare quella di «costringere, condizionare, manipolare, trasformare, pretendere». Una tentazione cui nella storia la Chiesa ha dovuto fare i conti e della quale oggi anche la società sembra contagiata, in particolare attraverso la pubblicità.

Ma «Dio semina sempre!», ha ricordato con forza il Vescovo. E ancora: «I santi come Francesco di Sales l’hanno capito e hanno insegnato a fare dell’amore, della devozione, della tenerezza e della carità il segreto di ogni comunicazione. La verità senza la carità diventa violenza. La carità senza verità buonismo».

Più che sulle parole, però, è sui fatti che si sarà giudicati, ha ricordato monsignor Napolioni. «Fatti, atteggiamenti e gesti che permettono anche a noi di dire: non finirò sui giornali, non avrò fatto notizia, ma la mia vita è bella e non la scambio con nessuno; non sarò un pezzo grosso e non deciderò delle sorti del mondo, ma senza la mia goccia d’acqua l’oceano di questo mondo non sarebbe tanto bello». E ancora: «Se riesco a dirlo anche di tutti coloro che incontro cambia la realtà». E ha concluso: «Preghiamo per chi è alle prese con le grandi sfide della società e preghiamo per noi che ne sembriamo un po’ spettatori, consumatori e vittime, ma che in realtà siamo protagonisti delle parole, dei silenzi e dei gesti che adesso qui compiamo, che tornando a casa stasera compiremo; perché lì si gioca la qualità della nostra piccola esistenza che si incastona, come una gemma preziosa, nel cuore stesso di Dio».

 

 

Al termine della celebrazione, servita all’altare dai diaconi permanenti Raffaele Ferri e Angelo Papa e con il servizio liturgico a cura dei ministranti della parrocchia, monsignor Napolioni ha chiesto di accompagnare nella preghiera la Visita ad limina che i vescovi lombardi vivranno la prossima settimana, senza dimenticare un pensiero di vicinanza per il delicato momento che sta vivendo la superiora, chiamata nei prossimi giorni a un ricovero in ospedale.

 

Comunicazioni sociali, il Papa: “Spetta all’uomo decidere se diventare cibo per gli algoritmi”




A Castelleone una giornata di iniziative per dire l’urgenza della pace

Nemmeno il freddo intenso di una gelida domenica mattina di gennaio ha fermato l’iniziativa promossa dall’Azione cattolica di Castelleone, rivolta anche a tutta la Zona pastorale 2, tenutasi domenica 21 gennaio e dedicata al tema della pace. Come da tradizione consolidata, il mese di gennaio è dedicato a questa tematica, quest’anno ancor più di attualità visti i tanti conflitti attivi in varie parti del mondo, al punto che Papa Francesco parla apertamente di terza guerra mondiale.

La proposta dell’Azione cattolica ha raccolto l’adesione di altri gruppi e associazioni di Castelleone e insieme hanno pensato e realizzato una serie di iniziative, patrocinate dal Comune di Castelleone, per provocare nella comunità riflessioni sul senso della pace.

Paolo VI, che nel 1967 ha istituito la Giornata mondiale della pace, nell’occasione, dichiarava: «La proposta di dedicare alla Pace il primo giorno dell’anno nuovo non intende qualificarsi come esclusivamente nostra, religiosa cioè cattolica; essa vorrebbe incontrare l’adesione di tutti i veri amici della pace, come fosse iniziativa loro propria, ed esprimersi in libere forme. La Chiesa cattolica, con intenzione di servizio e di esempio, vuole semplicemente “lanciare l’idea”, nella speranza ch’essa raccolga non solo il più largo consenso del mondo civile, ma che tale idea trovi dappertutto promotori molteplici, abili e validi».

Già lo scorso 12 gennaio, il circolo “Alice nella città”, aveva fatto da introduzione agli eventi ospitando un primo incontro dal significativo titolo “I Dialoghi di Pace”. Se non si parte dal dialogo, dall’ascolto reciproco, infatti, non potrà mai iniziare un percorso di condivisione e di accoglienza delle ragioni degli altri. Una performance caratterizzata dalla lettura di brani di interviste di Gino Strada e del messaggio di Papa Francesco all’umanità per la Giornata mondiale della Pace, a cura del gruppo teatrale “El Turass”. La parte musicale ha coinvolto “Le Stonote” e alcuni membri dell’Azione cattolica.

La giornata di domenica 21 gennaio è stata interamente dedicata all’iniziativa. Fin dal mattino, infatti, la piazza  del Comune di Castelleone si è popolata attorno alla Tenda della pace, centro ideale e visibile dell’iniziativa, con le attività proposte dai diversi gruppi che hanno coinvolto bambini, giovani, adulti e anche i meno giovani.

A suggello della giornata e occasione per nuove riflessioni, alle 17, presso il cineteatro “Giovanni Paolo”, si è svolto, a cura del gruppo Teatro Civile, lo spettacolo teatrale “La scelta”,  dove due narratori – Marco Cortesi e Mara Moschini – sono stati i protagonisti di quattro storie vere di coraggio, avvenute durante la guerra civile che ha insanguinato l’Ex-Jugoslavia tra il 1991 e il 1995,  con uomini e donne che hanno avuto la forza di rompere la catena dell’odio e della vendetta, rischiando la loro vita per salvare quella di altri.

La giornata è nata in continuità con quella dello scorso anno e, come spiega la presidente dell’Azione Cattolica di Castelleone, Daniela Bodini, «è frutto di un lavoro di preparazione corale di varie associazioni che si sono incontrate, confrontate attorno al filo conduttore del valore universale della pace, con lo sforzo di valorizzare  le diverse sensibilità dei partecipanti». «Quindi – continua la presidente – è un lavoro di rete significativo fatto di laboratori, convivialità, accoglienza, parole, immagini e di solidarietà; un lavoro in cui crediamo e che vuole essere un punto di partenza perché la pace si costruisce nella nostra quotidianità, nella nostra comunità, insieme».

Dalla presidente di Ac e dalla comunità castelleonese, dunque, un grande “grazie” alle associazioni che hanno reso possibile la realizzazione dell’evento: il gruppo Scout Agesci “Castelleone 2”, Arci, Anpi, “Alice nella città”, il fotoclub “Elio Fornasa”, “MercaTina”, “Le Stonote”, la scuola “Canossa” e la scuola statale, il gruppo teatrale “El Turass” e il laboratorio di comunità “Fare Legami”.




Evangelii gaudium: nella Domenica della Parola conferito il ministero del Lettorato a quattro seminaristi

Guarda la photogallery completa

 

Evangelii gaudium. La gioia del Vangelo. Il titolo dell’esortazione apostolica di Papa Francesco sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale è stata la parola d’ordine e il filo conduttore per la riflessione del vescovo Antonio Napolioni nell’omelia della Messa presieduta nel pomeriggio di domenica 21 gennaio nella Cattedrale di Cremona. Domenica della Parola di Dio, nella quale la Chiesa cremonese ha vissuto il conferimento del ministero del Lettorato a quattro studenti di quarta Teologia del Seminario diocesano: Alessandro Galluzzi (pizzighettonese classe 2000), Massimo Serina (di Rivolta d’Adda, classe 1994), Fabrice Sowou (34enne originario dalla diocesi di Lomè, in Togo) e Gabriele Donati (Pandinese classe 1992).

Gremita la Cattedrale per l’occasione, con i famigliari dei seminaristi e i tanti amici giunti dalle diverse parrocchie dove i quattro hanno prestato servizio in questi anni. Molti anche i sacerdoti concelebranti e tra loro, oltre all’équipe formativa del Seminario (il rettore don Marco D’Agostino, il direttore spirituale don Maurizio Lucini, don Francesco Fontana e don Matteo Bottesini), i tre parroci (don Andrea Bastoni, mons. Dennis Feudatari e don Eugenio Trezzi) giunti in città con una folta delegazione delle comunità di origine. Una presenza festosa sottolineata anche dal vescovo Napolioni: «Se fosse solo la Domenica della Parola, se fosse solo la domenica dell’unità dei cristiani non saremmo tutti qui. Siamo qui perché la Parola ha cominciato ad attecchire in voi: le state permettendo di farsi carne, scelta di vita, ministero per i fratelli e le sorelle delle comunità. E allora il Verbo è felice! Non è venuto per rimanere negli scaffali delle librerie: abbiamo bisogno di Bibbie consumate dalla vita, dalle domande degli uomini, dalla storia del mondo, dalla passione per il Vangelo». E ha proseguito, introducendo l’Eucaristia: «Possa il Signore stasera dare a voi e a tutti noi questo ministero».

«Evangelii gaudium», ha detto il Vescovo iniziando l’omelia. «La gioia del Vangelo. È tutto qui il tesoro da spartire!». Ma in un tempo di cambiamenti epocali, di rischi per il futuro dell’umanità e di crisi anche valoriali, «tanto che le scelte di vita sembrano sempre più ostacolate, specie nei giovani», monsignor Napolioni ha voluto porre una forte domanda: «Ha senso dire ancora che il Vangelo è la grande gioia possibile e necessaria?». E ha continuato: «Se ne facciamo una frettolosa caricatura sentimentale no. Se ascoltiamo Gesù che qui nella santa liturgia proclama oggi il Vangelo del Regno tutto diventa vero e vivo».

E proprio il brano evangelico ha aiutato la riflessione, azzardando quasi un parallelismo tra i quattro seminaristi e i quattro discepoli chiamati da Gesù sul mare di Galilea.

«Il tempo è compiuto – ha precisato il Vescovo – non significa che è scaduto, ma che è pieno di Dio. Che Dio è a tempo pieno amante dell’uomo. Che Dio è a tempo pieno con noi e per noi». Tanto da dare il suo Figlio come Salvatore: «Parola Incarnata» e «Parola Vivente». Paola che non stanca mai, «perché il suo stesso Spirito la rende puntuale rispetto alle nostre domande, corrispondente alle attese, luce per il cammino. Gesù sempre con noi! Ce lo ha detto e lo fa. Evangelii gaudium!».

Napolioni ha quindi messo in guardia dall’interpretare il Vangelo come un «codice di comportamento da applicare», evidenziando invece che «il Vangelo è il motore». «la notizia della sua presenza operante nella nostra vita».

E qui una domanda il Vescovo l’ha rivolta direttamente ai quattro seminaristi: «È già il Vangelo la vostra gioia? Avete assaporato più e più volte la consolazione, il rifiorire delle motivazioni, la chiarezza di visione, la compagnia e il nutrimento che viene dall’aprire la Scrittura? Non secondo i propri capricci o la propria ideologia, non per usare la Parola per affermare noi stessi o le nostre logiche, ma per farci dire chi siamo e domandargli – come fecero nel giorno di Pentecoste – che cosa dobbiamo fare». E ancora: «Ogni mattino il Signore fa attento il nostro orecchio e ci dona la Sua Parola per rimetterci in cammino. Ogni mattino del credente può essere un mattino di gioia, qualunque sia il peso della notte o delle giornate trascorse, del tempo che viviamo o dei problemi da affrontare».

«La gioia del Vangelo genera una vita missionaria – ha quindi sottolineato il Vescovo –, genera una vocazione, ma genera anche la gioia di chi ascolta». E ha proseguito: «Noi abbiamo un Vangelo per rallegrare i fratelli e le sorelle. La predicazione e la catechesi. Ancor più il dialogo personale: quei momenti in cui nel segreto delle coscienze le nostre parole non bastano e c’è una Parola di Dio non ripetuta stancamente come una formula, ma che rifiorisce dalla memoria del cuore e rimette in cammino».

Il Vescovo ha anche chiesto a quattro lettori di sperimentare e far sperimentare alla Chiesa un’altra gioia: quella dei lettori ministri istituiti. «Vogliamo consegnare la Parola a tutti, perché tutti se ne facciano annunciatori, testimoni e animatori. Perché si sperimenti non solo la bellezza di diffonderla, ma la bellezza di accrescerne la confidenza incontrando altri fratelli e sorelle che hanno scommesso sul Vangelo di Gesù». «Vi chiedo di essere – ha detto il Vescovo – animatori del Lettorato. Dovete leggere talmente la Parola da fare innamorare altri della stessa Parola e gioire per quanto altri vi supereranno nella passione per il Vangelo, nella capacità di leggerlo, di parlarne e di spartirlo con tutti. Questa è la rivoluzione cristiana! Questo è il fondamento non solo della conversione individuale, ma di tutti noi».

Infine l’augurio di poter studiare a fondo le Scritture negli anni di formazione senza aver paura di offrire il frutto dello studio e della preghiera a tutti coloro che incontreranno nel loro percorso di vita. E ha concluso: «Signore, benedici ancora la Chiesa di Cremona e la Chiesa universale, non solo con belle e sante vocazioni al sacerdozio, al diaconato, ai ministeri, alla famiglia, agli impegni più diversi, alla vita consacrata: tutti possano custodire l’Evangelii gaudium, perché senza di esso saremmo vuoti, sterili e incapaci di affrontare la realtà a testa alta. Grazie, Signore, perché tu ci parli e diventi per noi Parola e Pane di vita».

 

Omelia del vescovo Napolioni

 

Dopo l’omelia è stato il momento della chiamata, cui i quattro seminaristi hanno risposto pronunciando il loro «Eccomi». Poi a ciascuno il Vescovo ha consegnato la Bibbia, la loro Bibbia personale che monsignor Napolioni ha voluto riconsegnare loro perché dopo questo momento ufficiale possa realmente accompagnarli ancora nel cammino di fede.

Al termine della Messa, animata con il canto dal Coro della Cattedrale e con il servizio liturgico affidato ai compagni di Seminario, prima della benedizione finale monsignor Napolioni ha annunciato che proprio tra una settimana insieme agli altri vescovi lombardi si recherà in Vaticano per la “Visita ad limina apostolorum”, chiedendo a tutti di accompagnare l’incontro con il Santo Padre nella preghiera.

Finita la celebrazione, dopo le foto di gruppo, la festa è proseguita con l’affetto di parenti e amici che hanno voluto condividere con i quattro giovani questa loro nuova tappa nel percorso di formazione e discernimento verso il presbiterio.

 

Guarda la photogallery completa

 

Profilo biografico dei candidati

Alessandro Galluzzi, classe 2000, originario della parrocchia di San Bassiano in Pizzighettone, è entrato in Seminario subito dopo aver frequentato il liceo scientifico. Ha prestato il suo servizio pastorale nell’unità pastorale di Castelverde e dall’anno scorso nella parrocchia di Calcio.

Massimo Serina, classe 1994, della parrocchia S. Maria Assunta e S. Sigismondo di Rivolta d’Adda, dopo la scuola superiore si è laureato in Scienze e tecnologie alimentari. Ha prestato servizio a Cremona nella parrocchia della Beata Vergine di Caravaggio, collaborando anche con l’Ufficio diocesano vocazioni, dall’anno scorso sta svolgendo il suo servizio nella parrocchia di Soresina.

Fabrice Sowou, classe 1989, proviene dalla diocesi di Lomè (Togo). Negli anni di Seminario a Cremona ha prestato servizio nell’unità pastorale di Vicomoscano e nella parrocchia di Soresina. Questo è il secondo anno che collabora con la parrocchia di Rivolta d’Adda.

Gabriele Donati, classe 1992, originario di Pandino della parrocchia di Santa Margherita, dopo aver frequentato il liceo linguistico ha conseguito la laurea in Giurisprudenza. Durante il percorso in Seminario ha collaborato nell’unità pastorale “Mons. Antonio Barosi” di San Giovanni in Croce e in quella di Cassano d’Adda e attualmente nell’unità pastorale “S. Maria Immacolata” di Rivarolo Mantovano. Inoltre ha prestato il proprio servizio alla comunità “Tenda di Cristo” di Rivarolo del Re.

Da sinstra: Galluzzi, Donati, il Vescovo, Sowou e Serina




Corso per educatori sportivi, rete e collaborazione al centro del primo incontro

Agenzie educative in rete. Questo il tema della prima di tre tappe della prima fase del corso base per educatori sportivi di attività motoria per bambini dai 3 ai 10 anni, organizzato dalla sezione cremonese del Comitato sportivo italiano. Un’iniziativa che, come sottolineato dal presidente del Csi di Cremona, Claudio Ardigò, ha due finalità: «Quella di ipotecare il futuro, investendo su bambini e ragazzi di oggi, e quella di costruire una rete di interlocuzione con altre realtà».

L’evento, introdotto da Davide Iacchetti, responsabile della commissione bambini e ragazzi del Csi di Cremona, ha avuto luogo, nella serata di lunedì15 gennaio, nella gremita sala Spinelli del Centro pastorale diocesano di Cremona, popolata anche da un cospicuo numero di studenti delle scuole superiori, in particolare del liceo scientifico sportivo.

«Sono aumentate le attività e le scelte. È una cosa molto positiva, ma abbiamo evidenziato alcuni nodi problematici per cui abbiamo pensato a questa iniziativa – ha spiegato Iacchetti –. Si è persa un po’ la riflessione sul senso, sui valori, che lo sport deve rappresentare. E allora cominciamo con qualche consiglio generale per riaprire il dibattito sul valore culturale e sociale dello sport». 

Fulcro dell’incontro è stata la relazione di Giovanni Radi, consigliere del Panathlon Cremona, che ha esposto il progetto, già in atto da qualche anno in città, “Giocare gli sport per apprendere”, che mira a promuovere l’attività motoria nelle scuole primarie e dell’infanzia, attraverso l’inserimento e la collaborazione delle società sportive del territorio. «Il progetto è nato nel comitato Coni e poi progressivamente ha coinvolto sempre di più enti e attori del territorio – ha sottolineato Radi –. Attualmente riguarda circa un migliaio di bambini e bambini nella città di Cremona ed è un esempio di un progetto in rete che riguarda diversi riferimenti e diverse “agenzie educative”».

L’obiettivo dell’iniziativa – come specificato dal consigliere del Panathlon – è quello di favorire, attraverso il gioco, l’attività cognitiva degli alunni. Tutto ciò è reso possibile inserendo istruttori qualificati, provenienti da diverse società sportive, nelle ore curricolari di attività motoria e favorendo l’interazione e la collaborazione tra diversi enti e diverse figure educative.

La relazione di Giovanni Radi è stata quindi arricchita dagli interventi di Luca Zanacchi, assessore allo sport del Comune di Cremona, don Francesco Fontana, presidente della Federazione oratori cremonesi, ed Erminio Trevisi, presidente della società P. G. Frassati dell’oratorio di Pieve San Giacomo.

L’assessore Zanacchi ha spiegato come il Comune riesce a creare e sviluppare reti in ambito educativo e sportivo, concretizzati in alcuni esempi che lo hanno visto protagonista. «È il caso, per esempio, della Consulta dello sport – ha raccontato Zanacchi –, una rete di associazioni che sul territorio del comune di Cremona hanno contribuito alla riapertura della Medicina dello sport, che dopo la pandemia era stata chiusa».

«In oratorio si fa ancora tanto sport, anche se ha cambiato forma – ha invece evidenziato don Fontana –. Non è più, come in passato, uno sport organizzato da associazioni sportive dell’oratorio, è più con una forma libera. Ma ciò lo fa diventare una preziosa occasione educativa, perché torna ad essere un gioco e un’occasione per imparare la socialità e l’integrazione». Ha quindi concluso: «Ma lo sport non è tutto, c’è una dimensione ulteriore, come in tutte le cose, che è la dimensione spirituale della vita, dell’apertura a Dio e al prossimo».

L’ultima testimonianza è stata quella di Erminio Trevisi, che ha raccontato, attraverso la storia recente, la sua esperienza come membro di una società sportiva. «La società dell’oratorio di Piave San Giacomo è da sempre ispirata all’esempio di Pier Giorgio Frassati, un ragazzo solare, vivace, pieno di energia e praticante di tanti sport. Un ragazzo che è diventato santo per il suo modo di vivere – ha spiegato Trevisi –. La società sportiva è stata dunque fondata con la finalità di vivere appieno le relazioni, anche nella vita d’oratorio, spingendo sul coinvolgimento di tutti, ragazzi, giovani e adulti. Un altro modo per fare rete». Enti, associazioni o semplici singoli individui.

Il percorso di formazione proposto dal Csi agli educatori sportivi seguirà due ulteriori tappe.

Lunedì 29 gennaio, sempre alle 20.45, Mauro Bonali (docente dell’Università Cattolica), Fabio Tambani (presidente Sansebasket) e il capitano dell’U.S. Cremonese Daniel Ciofani interverranno nella serata dedicata al tema Modelli ed esperienze a confronto.

L’appuntamento conclusivo di questa prima fase del percorso prima fase avrà luogo il 5 febbraio, alle 20.45, e approfondirà La figura dell’educatore sportivo. Al centro dell’incontro gli interventi di don Alessio Albertini, già assistente ecclesiastico nazionale del Csi, e Lina Stefanini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Al termine di questa prima fase sarà rilasciato un attestato di partecipazione e saranno garantiti tre crediti sportivi per allenatori, istruttori e dirigenti Csi.