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Università Cattolica del Sacro Cuore, sottoscritta la convenzione in ambito agri-food per il triennio 2024/2026

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Innovazione, trasferimento tecnologico, strategie di sviluppo di nuovi prodotti, psicologia dei consumi alimentari, sviluppo manageriale nell’ambito della digitalizzazione, politiche di sostenibilità aziendale delle imprese. Sono queste alcune delle azioni di supporto a favore delle aziende cremonesi che saranno messe in campo dalle facoltà presenti nel campus Santa Monica di Cremona grazie alla Convenzione per il consolidamento di un sistema integrato di ricerca e innovazione aziende in ambito agri-food, sottoscritta nella mattinata di martedì 16 gennaio nella Sala della Consulta del palazzo comune di Cremona e valida per il periodo 2024/2026. Un progetto di collaborazione tra gli enti firmatari, che già era nato con la sottoscrizione della Convenzione triennale del 2020 e che prosegue, per altri tre anni, concretizzandosi in un finanziamento di 210mila euro complessivi ogni anno, da parte di Comune, Diocesi, Camera di Commercio e Provincia, a fronte di azioni di ricerca e attività di integrazione tra giovani universitari e imprese.

Presenti all’evento come firmatari della Convenzione il vescovo Antonio Napolioni, in rappresentanza dell’Istituto Gregorio XIV per l’educazione e la cultura, il sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, il Commissario straordinario della Camera di Commercio di Cremona, Gian Domenico Auricchio, il vicepresidente della Provincia di Cremona, Giovanni Gagliardi, e Mario Gatti, direttore della sede di Milano dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. A completare la tavola rotonda l’assessora all’Istruzione Maura Ruggeri, il segretario generale della Camera di Commercio, Maria Grazia Cappelli, Fabrizio Lonardi, dell’istituto Gregorio XIV, Matteo Burgazzoli, vicedirettore della sede cremonese della Cattolica, Annamaria Fellegara, preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza, Lorenzo Morelli, direttore del Dipartimento Scienze e tecnologie alimentari per una filiera agro-alimentare sostenibile (DiSTAS), Daniele Rama, direttore Alta Scuola di Economia Agroalimentare (SMEA), e Guendalina Graffigna, direttrice del Centro di ricerca “EngageMinds HUB”.

«L’istituto Gregorio XIV è espressione concreta della passione educativa della Chiesa di Cremona», ha sottolineato il vescovo Napolioni, che ha poi aggiunto: «L’università richiama la bellezza della formazione dei giovani. Soprattutto se ha una dimensione ecclesiale, che le garantisce un’antropologia piu ricca e impegnata». Ha quindi concluso: «Sono davvero curioso di vedere i frutti di questa collaborazione».

Una visione, quella del vescovo, condivisa anche dal direttore della sede di Milano, che ha voluto ringraziare gli enti «che hanno sempre dimostrato fiducia nel progetto», e i docenti della Cattolica, «che hanno deciso di rafforzare e ampliare le proprie competenze su questo argomento». «Si conclude il primo ciclo – ha aggiunto Gatti –, ma sia il punto di partenza per il prossimo».

La firma della Convenzione rappresenta dunque il raggiungimento dell’Obiettivo primario, ovvero quello di creare una rete per il settore agroalimentare cremonese. Tante firme a sostegno di un necessario collegamento tra ricerca, sostenibilità e aziende produttive del territorio. «La cosa che chiedo all’Università Cattolica è che ci sia lo stesso sistema di rete anche dentro all’Ateneo, perché ogni sistema vive la necessità di creare sinergie – ha evidenziato il sindaco Galimberti –. Gli unici ostacoli che possono frapporsi all’interno di un progetto sono le divisioni». Due grandi alleati: le aziende del territorio e i giovani. «Una sfida vinta e per vincere ancora – ha concluso il sindaco –. Lo facciamo per Cremona e per tutto il mondo. Siamo tutti protagonisti, i giovani in primis».

Importante il finanziamento: 210mila euro ogni anno per tre anni, da parte di Comune di Cremona (140mila euro l’anno), Camera di Commercio (25mila euro l’anno), Provincia di Cremona (25mila euro l’anno), Diocesi (20mila euro l’anno), a fronte di azioni di ricerca, attività di integrazione tra giovani universitari e imprese. L’intesa è l’espressione di una crescente collaborazione coordinata in questi anni dal Comune che, insieme alle altre istituzioni del territorio, continua ad investire per sostenere i giovani, la ricerca e le imprese. La convenzione si aggiunge ai 100mila euro all’anno che, per dieci anni, il Comune di Cremona si è impegnato a garantire all’Università Cattolica all’interno di un più vasto accordo di programma. Inoltre, la convenzione si lega anche ad altri investimenti in atto, come ad esempio quelli che il Comune sta garantendo per sostenere il CRIT (Cremona Information Technology) e le altre Università.




La Tavola della pace al Boschetto nel nome di don Mazzolari

Le bandiere della pace hanno accompagnato i partecipanti all’incontro “Gaza: Tu non uccidere” tenutosi nel freddo pomeriggio di domenica 14 gennaio organizzato dalla Tavola della Pace di Cremona in occasione del 134° anniversario della nascita di don Primo Mazzolari. Come ogni anno, infatti, è stata organizzata la visita alla cascina san Colombano, situata al Boschetto (frazione di Cremona), dove il 13 gennaio 1890 il sacerdote cremonese nacque. All’iniziativa hanno preso parte associazioni cremonesi e casalasche, ecclesiali e laiche, insieme a don Umberto Zanaboni, vicepostulatore della causa di beatificazione del parroco di Bozzolo, don Paolo Arienti, parroco moderatore dell’unità pastorale “Don Primo Mazzolari” di Cremona, e don Antonio Agnelli, assistente ecclesiale delle Acli cremonesei, e un gruppo di scout del Cremona2.

Come spiegato dagli organizzatori, quest’anno l’incontro è stato occasione per riflettere sulle parole di Mazzolari raccolte nel libro “Tu non uccidere”, vero e proprio manifesto del pacifismo nel quale viene delegittimato ogni tipo di guerra alla luce dell’insegnamento evangelico. Nel titolo dell’iniziativa, il titolo del libro è stato affiancato al nome di Gaza, da 100 giorni teatro di un terribile conflitto.

Questo messaggio di pacifismo integrale dal parroco di Bozzolo è stato ripreso più volte dal magistero della Chiesa Cattolica e da Papa Francesco. Ma anche il Diritto internazionale ha recepito, nella seconda metà del Novecento, i principi di uguaglianza e autodeterminazione tra i popoli, il principio della soluzione politica e diplomatica ai conflitti, come risposta necessaria al prevalere della violenza e dei conflitti.

Tra gli interventi anche la testimonianza commossa di Giancarlo Ghidorsi, ex segretario della Fondazione don Primo Mazzolari di Bozzolo, il quale da ragazzo fu chierichetto di don Mazzolari a Bozzolo: «Era un sacerdote che aveva caratteristiche che altri non avevano: quando uscivamo dalla chiesa dopo la Messa riflettevamo e discutevamo sulle sue parole, spero che abbia fatto riflettere anche gli adulti. Era una persona che conosceva la profondità di ognuno di noi».

Ha preso la parola anche Bruno Tagliati, presidente delle Acli cremonesi: «Mazzolari è una figura attuale per quanto ci ha lasciato: viviamo un’epoca in cui la parola pace è molto usata, ma poco praticata. Non ci dobbiamo abituare alle guerre e ognuno si deve impegnare per insegnare cos’è la pace: sarebbe bello avere le scuole che insegnano la pace, per non cadere in queste tragedie».

La Tavola della Pace con questa visita alla casa natale di don Primo ha voluto mandare un messaggio di pace nel ricordo di Mazzolari e per ribadire l’urgenza di fermare la guerra che insanguina il Medio Oriente, senza dimenticare gli altri numerosi conflitti nel mondo.

L’invito rivolto a tutti rimane quello mazzolariano di riconoscere la responsabilità di ciascuno nella ricerca di una pace da costruire insieme.




Visita pastorale, un dialogo «amichevole e concreto» con l’unità pastorale di Isola Dovarese, Pessina Cremonese, Stilo de’ Mariani e Villarocca

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Comunione, dialogo e fraternità al centro della prima tappa del 2024 della visita pastorale “Gesù per le strade”. Il vescovo Antonio Napolioni ha incontrato nel weekend dal 12 al 14 gennaio, nella zona 4, le comunità dell’unità pastorale di Isola Dovarese, Pessina Cremonese, Stilo de’ Mariani e Villarocca, guidata da don Antonio Loda Ghida.

La visita è stata inaugurata la mattina di venerdì 12 gennaio, con l’incontro a Villarocca fra il Vescovo e gli anziani, proseguendo poi a Isola Dovarese dove monsignor Napolioni ha trascorso un momento di confronto con bambini e insegnanti nella scuola primaria del paese. Nel pomeriggio, il vescovo ha distribuito, accompagnato dal parroco, l’Eucaristia a due anziani – 102 e 95 anni – di Isola Dovarese e, subito dopo, ha presieduto la Messa presso la Fondazione “Casa di risposo San Giuseppe”, prima di incontrare, presso la sala consiliare del Comune di Isola Dovarese, le autorità dei Comuni che formano l’unità pastorale. Prima di cena, nel teatro parrocchiale, il Vescovo si è confrontato con i giovani e gli adolescenti della comunità. Un’incontro seguito dal “Giorno dell’ascolto” nella cappellina a Stilo de’ Mariani, che ha visto la partecipazione di oltre 50 fedeli.

«I giovani nei nostri paesi sono pochi e, frequentando le scuole ad Asola e Cremona (a Isola Dovarese c’è solo la Primaria, ndr), tanti di loro hanno formato gruppi e instaurato relazioni lontane dal loro paese», ha specificato il parroco. Un’esigua presenza di giovani che va di pari passo con uno dei principali ostacoli di questa comunità: «Il calo demografico – ha spiegato don Loda Ghida – ci porta a dire che stiamo vivendo delle difficoltà, ma ci porta anche a un impegno di progettualità del futuro che va fatta sull’oggi».

Impegno e progettualità che hanno trovato concretezza sia con gli incontri del venerdì, ma anche con quelli di sabato 13 gennaio. Dopo la Messa nella chiesa sussidiaria dell’Annunciazione di Maria Vergine a Monticelli Ripa d’Oglio, frazione di Isola Dovarese, il vescovo ha incontrato nel teatro parrocchiale di Isola Dovarese le associazioni del territorio (circa una ventina) e, a seguire, a Pessina i catechisti, le famiglie e i bambini del percorso di iniziazione cristiana. Al centro di questa tappa il tema delle aspettative nel rapporto tra genitori e figli. Nel tardo pomeriggio, poi, la Messa dalle 18, seguita dalla cena comunitaria.

A chiudere la visita pastorale, il 14 gennaio, è stata la Messa domenicale nella chiesa parrocchiale di Isola Dovarese, presieduta dal vescovo e trasmessa in diretta tv su Cremona1 e in streaming sui canali web e social della Diocesi. Un’occasione di saluto e apertura verso il futuro della comunità, anticipato dal confronto con il Consiglio pastorale unitario e il Consiglio degli affari economici, in cui, di fronte alle sfide pastorali della vita comunitaria, è spiccato l’appello di mons. Napolioni per una maggiore collaborazione con le parrocchie limitrofe e con le proposte diocesane.

«La Visita pastorale del vescovo – ha riflettuto il vescovo nella sua omelia – non è stata un’ispezione ma una condivisione di fede, una presa di coscienza» della missione della comunità cristiana, attraverso cui il Signore porta nel mondo la sua salvezza.

Una parrocchia protagonista, ha proseguito, «e per parrocchia non intendo solo il parroco, ciò che accade in chiesa o in oratorio, ma ciò che accade nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nella collettività, negli incontri più fortuiti» Una comunità «che non può fare le cose che ha sempre fatto solo per tradizione quasi come se fossimo un meccanismo che inesorabilmente porta i suoi effetti. La parrocchia non è una macchina, è una famiglia di famiglie. E abbiamo cominciato a intuire che il futuro della comunità cristiana e della fede coincide con il futuro delle famiglie e delle persone, nelle loro diversità. La parrocchia – ha aggiunto ancora mons. Napolioni – è allora questo popolo semplice ma laborioso anche nelle cose dello Spirito, perché ognuno sappia quanto è amato da Dio e possa gioire della casa che lo accoglie, qualunque cosa possa aver combinato. Questa è la casa della riconciliazione, della misericordia, della tenerezza, del ricominciare sempre un cammino d’amore».

«Che cosa – ha domandato il vescovo a conclusione della sua riflessione – ci farà capaci di essere così il corpo di Cristo?  L’ascolto fedele e innamorato della sua Parola», come quello condiviso con la comunità dell’Unità pastorale durante i giorni della visita.

«Tutti gli eventi di questi giorni sono stati caratterizzati da un dialogo molto amichevole, ma molto concreto – ha sottolineato don Antonio Loda Ghida –. C’è stato ovviamente spazio per un discorso sulla fede, che parte però sempre dalla concretezza della realtà». Ha quindi concluso: «Questa serie di incontri fraterni, tra tutte le difficoltà, ci ha lasciato molto entusiasmo e il desiderio di vedere non solo i limiti, ma anche il bello e il buono che c’è nella nostra comunità».

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Il vescovo Guido Marini a San Luca per il centenario della morte del barnabita Serafino Ghidini

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Quella del venerabile Serafino Ghidini, giovane chierico barnabita originario di Cavallara (in diocesi di Cremona e provincia di Mantova) morto in concetto di santità a soli 22 anni dopo essere riuscito a pronunciare in ospedale la professione religiosa solenne, è una figura ancora carica di significato per i padri Barnabiti. Ed è per questo che nel centenario della morte la sua figura è stata ricordata nella solenne Eucaristia che nel pomeriggio di sabato 13 gennaio a Cremona è stata presieduta dal vescovo Guido Marini, pastore della Chiesa di Tortona e già Maestro delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, nella chiesa di San Luca, dove ne sono conservate le spoglie. E proprio lì si è recato, prima dell’inizio della celebrazione, il Vescovo di Tortona per un momento di preghiera personale sulla tomba, cui è seguita la benedizione.

Alle 18 è quindi iniziata la Messa solenne, animata con il canto dal coro gregoriano “S. Antonio Maria Zaccaria” insieme al coro polifonico “Il Discanto”, accompagnati all’organo dal maestro Marco Brunelli.

Accanto al vescovo Marini c’erano il vicario generale della Diocesi di Cremona, mons. Massimo Calvi, e il procuratore generale dell’Ordine dei Chierici regolari di san Paolo, padre José Carvajal. Insieme alla comunità barnabita di Cremona, con il padre Emilio Redaelli che all’inizio della liturgia ha preso la parola per un momento di saluto, c’erano anche i confratelli di diverse parti d’Italia. Non mancavano i superiori degli altri istituti religiosi maschili presenti a Cremona (padre Virginio Bebber per i Camilliani e padre Andrea Cassinelli per i Cappuccini), il delegato episcopale per la Vita consacrata don Enrico Maggi, il parroco dell’unità pastorale Cittanova don Irvano Maglia e don Massimo Macalli, parroco in solido dell’unità pastorale “Servo di Dio Serafino Ghidini” di Cavallara, Correggioverde, Dosolo, Sabbioni di San Matteo, San Matteo delle Chiaviche e Villastrada.

All’inizio dell’omelia, monsignor Marini si è soffermato sul significato che hanno i tre segni di croce che ogni fedele fa prima della proclamazione del Vangelo, spiegando che «è un gesto semplice ma molto ricco. Abbiamo tracciato un triplice segno di croce, prima sulla nostra fronte, poi sulle nostre labbra e poi sul nostro cuore. Un gesto semplice che forse compiamo con un po’ di superficialità e magari avendo dimenticato il profondo significato che ha. Quando compiamo questo triplice segno di croce sopra di noi, affermiamo: Signore io desidero e voglio che la tua Parola entri nella mia intelligenza e divenga la radice di un nuovo modo di pensare. Desidero e voglio che la tua parola risuoni sempre sulle mie labbra e nella mia voce, così che il mio parlare sia un parlare secondo la Tua volontà. Desidero e voglio che la Tua parola entri nel mio cuore, così che il mio cuore e tutta la mia vita sia un riflesso della tua vita, del tuo cuore, del tuo amore». Un desiderio e una volontà che devono essere nel cuore e nello spirito dei fedeli che si apprestano ad ascoltare la Parola del Signore.

Il vescovo Guido Marini ha poi proseguito la sua riflessione sottolineando tre passaggi delle letture. «Neppure una parola di Dio cadde nel vuoto – ha ripreso riferendosi alla prima lettira, tratta dal primo libro di Samuele –. Samuele da quel momento in poi avrebbe accolto ogni parola di Dio, ascoltata come parola da vivere, come parola da annunciare, come parola viva della sua vita, Neppure una parola sarebbe caduta nel vuoto». Da qui una domanda: «Come accogliamo la parola che il Signore ci rivolge? Quante parole sono cadute nel vuoto perché le abbiamo ascoltate con superficialità, perché forse abbiamo avuto timore a viverle, siamo stati deboli e incapaci di renderle vita della nostra vita nella quotidianità. Quanto sarebbe bello se potesse essere vero per noi quello che è stato per Samuele. Neppure una parola, neppure una, di quelle ascoltate da parte di Dio caduta nel vuoto, ma ogni parola ascoltata da parte di Dio raccolta, amata, vissuta, praticata».

La seconda riflessione è stata a partire dal passaggio della prima lettera di san Paolo ai Corinzi, “Fratelli, il corpo non è per l’impurità, è per il Signore”. «Il nostro corpo e la nostra umanità – ha detto il presule – trovano ciò che cercano e la bellezza della vita quando sono per il Signore, non quando si perdono nell’impurità, nel peccato e nel male». Il Vescovo ha poi riflettuto sul problema del peccato e del male, dicendo che «quando il nostro corpo e la nostra umanità vivono per l’impurità, per il peccato e per il male, la nostra vita appassisce, si appesantisce, diventa opaca, oscura, triste, perché il peccato determina un cuore piegato, malato e smarrito».

Il terzo e ultimo passaggio sul quale il Vescovo di Tortona si è soffermato è stato a partire dal canto al Vangelo: “Abbiamo trovato il Messia”. «Siamo davanti a due testimoni, Giovanni e Andrea, testimoni e annunciatori del Signore Gesù attraverso il fascino della loro parola infuocata, il fascino della loro vita piena di un amore per il Signore – ha affermato analizzando il brano evangelico di Giovanni –. Parola e vita in loro sono stati la testimonianza bella del Signore Gesù per i fratelli che avevano accanto». E riferendosi poi ai presenti ha concluso: «Il nostro incontro con il Signore Gesù suscita nel cuore il bisogno e il desiderio di dire a tutti chi è Gesù, il bisogno e il desiderio di proclamare ad alta voce che Lui è il salvatore vero della vita, la necessità di andare e bussare alla porta del cuore per dire aprigli il cuore, perché soltanto in lui la salvezza, la gioia e la vera vita? Non dimentichiamolo: la fede, ovvero l’incontro col Signore, suscita questa passione e questo desiderio. Oppure dobbiamo dircelo: la nostra fede non è una fede viva, e l’incontro con il Signore non è davvero un incontro che ci prende la vita e la cambia».

Prima della benedizione finale monsignor Marini ha voluto rivolgere un pensiero e un ringraziamento al vescovo Antonio Napolioni per l’accoglienza in diocesi, così come alla comunità Barnabita che da anni opera sul territorio cremonese. Ha quindi preso la parola per un saluto anche il procuratore generale dei Barnabiti, padre José Carvajal.

L’omelia del vescovo Guido Marini

 

 

Il venerabile Serafino Ghidini

Serafino Maria Ghidini nacque il 10 gennaio 1902 a Cavallara (Mn). Inviato a Cremona come garzone in una cartoleria ebbe modo di conoscere e frequentare il Circolo giovanile Zaccaria voluto dei Barnabiti a San Luca. Il suo desiderio di diventare religioso, osteggiato dal padre, socialista convinto, si fortificò man mano nella preghiera e nello studio personale dopo le ore di lavoro. Nel 1919 riuscì finalmente a ottenere il consenso dei suoi genitori. La sua testimonianza di fede divenne realtà ancor più evidente quando iniziò a manifestarsi la malattia che l’avrebbe portato giovanissimo alla tomba.

Dopo un anno di studio a Milano, fu ammesso al noviziato dei Barnabiti di Monza, dove il 1° novembre 1923 pronunciò i voti religiosi. Avrebbe quindi dovuto recarsi a Lodi per completare gli studi liceali, ma per l’aggravarsi della malattia fu costretto al ricovero all’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Rimase in ospedale ottanta giorni. Prima di morire in concetto di santità, il 13 gennaio 1924, riuscì a pronunciare la sua professione religiosa solenne.

Il processo di beatificazione fu stato promosso dai Padri Barnabiti. L’inchiesta diocesana, aperta il 9 marzo 1967, fu chiusa il 21 marzo 1975 e il decreto sugli scritti fu emesso il 28 maggio 1977. Dopo il Congresso dei teologi dell’11 gennaio 1994 e la sessione ordinaria dei Cardinali e Vescovi del 19 aprile 1994, con l’approvazione delle virtù eroiche del 2 luglio 1994, Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato venerabile il chierico Serafino Ghidini.

 

Il vescovo Guido Marini

Mons. Guido Marini è nato a Genova il 31 gennaio 1965. Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica al Liceo “C. Colombo” è entrato in Seminario. Ordinato sacerdote il 4 febbraio 1989 dal cardinale Giovanni Canestri, ha proseguito gli studi a Roma presso la Pontifica Università Lateranense, dove ha conseguito il dottorato In utroque Iure con una tesi inerente il problema dei rapporti Chiesa e Stato agli inizi del 1900. Nel 2007 ha conseguito la laurea breve in Psicologia della comunicazione presso la Pontificia Università Salesiana.

Dal 1988 al 1995 è stato segretario particolare del cardinale Giovanni Canestri, dal 1995 al 2002 del cardinale Dionigi Tettamanzi e dal 2002 al mese di agosto del 2003 del cardinale Tarcisio Bertone. Dei cardinali Tettamanzi e Bertone, come anche del cardinale Angelo Bagnasco, è stato maestro delle celebrazioni liturgiche, costituendo il Collegium Laurentianum, un’associazione di volontari per il servizio d’ordine e d’accoglienza della Cattedrale di Genova, soprattutto in occasione delle celebrazioni liturgiche diocesane.

Dal 2003 al 2005 è stato direttore dell’Ufficio diocesano per l’Educazione e la Scuola, con specifica competenza per l’insegnamento della religione cattolica.

Il 29 settembre 2007 Papa Benedetto XVI lo ha insignito del titolo di prelato d’onore di Sua Santità, mentre il 1º ottobre lo ha nominato maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, succedendo all’arcivescovo Piero Marini.

Il 17 gennaio 2019 Papa Francesco lo ha nominato responsabile della Cappella musicale pontificia sistina, contestualmente inserita nell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, affidandogli anche il compito di redigerne il nuovo statuto.

Il 29 agosto 2021 è stato nominato vescovo di Tortona, diocesi di cui ha preso possesso il 7 novembre, dopo l’ordinazione episcopale avvenuta il 17 ottobre nella basilica di San Pietro in Vaticano.

 




Spazi e servizi per gli universitari. Presentata la Consulta degli studenti al taglio del nastro della nuova aula studio all’Informagiovani

 

Cremona percorre, con sempre maggior determinazione, la strada per diventare una città universitaria. Il Tavolo Allargato, che da tempo unisce Comune di Cremona, Fondazione Arvedi Buschini, le università e la Diocesi, ne è una lampante dimostrazione.

Un passo significativo, anche alla luce delle numerose personalità presenti, è stata l’inaugurazione della nuova aula studio. Nel pomeriggio di venerdì 12 dicembre, il sindaco Galimberti ha ringraziato “per la passione e la competenza” tutti coloro che hanno collaborato e voluto lo spazio ricavato negli ambienti dell’Informagiovani di Via Palestro 17. Con immutato entusiasmo ha concluso l’intervento lodando la presa di responsabilità degli studenti e lanciando un appello: “Cremona è una città universitaria, tanto è stato fatto ma tanto è ancora da fare”.

Come sottolineato dall’assessore Maura Ruggeri e poi dalla responsabile del Servizio Carmen Russo, l’aula è la risposta ad una richiesta nata dai giovani universitari all’interno del progetto, finanziato da Regione Lombardia e presentato dal Comune di Cremona insieme ad un’ampia rete di partner, Ci sto. Molteplici sono le azioni poste in essere e presentate al folto pubblico presente: da un raccordo tra la generazione Z e le imprese, ai podcast e videopodcast, dall’orientamento alle attività laboratoriali realizzate in collaborazione con il terzo settore.

Francesca, rappresentante della neonata Consulta Interuniversitaria, ha spiegato il processo di formazione del gruppo degli studenti per poi sottolineare: “Cremona è una bella città ma, per gli universitari, potrebbe fare ancora di più”. Ha chiuso l’intervento ringraziando per le molteplici possibilità fornite, in particolare per lo sportello di supporto psicologico, particolarmente prezioso in questo momento storico.

L’aula studio sarà aperta il sabato e la domenica, dalle 10 alle 17, a tutti gli studenti maggiorenni che si saranno prenotati attraverso il portale www.cremonauniversity.it. Negli ampi spazi, luogo di studio ma anche di socializzazione, saranno a disposizione 25 postazioni, la connessione wi-fi e un operatore di supporto.




Iniziato il grest a Salvador de Bahia: giochi, preghiera e gite sulle orme di Carlo Acutis

 

È tempo di Grest a Salvador de Bahia. È iniziata infatti l’annuale esperienza della colonia de ferie della parrocchia di Jesus Cristo Ressuscitado, che giunge alla sua tredicesima edizione, sempre con grande partecipazione di ragazzi e giovani del quartiere, coinvolti dalle iniziative proposte da don Andrea Perego, suor Renata e Nilzete (la coordinatrice dei giovani animatori della parrocchia). Un’esperienza di incontro e relazione che animerà gli ambienti della parrocchia guidata dal parroco cremonese don Davide Ferretti e terminerà il 20 gennaio.

La mattina i più piccoli e il pomeriggio i più grandi, con l’aiuto di 30 animatori, divisi in 4 squadre circa 200 ragazzi si sfidano tra giochi, canti e danze… e come nel loro stile tanta gioia. Non mancheranno le gite, tanto attese e ancor più partecipate. Così come la proposta di momenti di preghiera e comunità.

Come ogni anno, si è scelto un personaggio da conoscere e approfondire durante le settimane della colonia. Quest’anno è il beato Carlo Acutis, il giovane studente milanese morto a soli 15 anni a causa di una forma di leucemia e riconosciuto beato da papa Francesco nell’ottobre del 2020.




Alla Provvidenza un ambulatorio per tutti grazie ai volontari

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Dopo alcuni anni di inattività, legati anche alla diffusione della pandemia, a Cremona riprende la sua attività l’ambulatorio Opera Pia “Casa della Divina Provvidenza” che, dopo l’inaugurazione ufficiale nella mattinata di sabato 13 gennaio, offrirà i propri servizi a partire da lunedì 22 gennaio presso la sede di via Gerolamo da Cremona 39A.

Dalla collaborazione di numerosi volontari che hanno operato nel settore della sanità nasce questa realtà, Fondazione di cui è presidente don Maurizio Lucini, già responsabile diocesano della Pastorale della salute, con la direzione sanitario affidata al dottor Gianluigi Perati e Daniele Omodei quale responsabile infermieristico.

L’importanza nel settore sociale e sanitario della città è stata sottolineata all’inaugurazione dalla presenza del sindaco Gianluca Galimberti e dell’assessore alle Politiche sociali e della fragilità Rosita Viola, che hanno espresso il loro apprezzamento per l’iniziativa, ribadendone le potenzialità non solo mediche, ma anche sociali e popolari.

«È da diversi anni che abbiamo deciso di riaprire l’ambulatorio – spiega il presidente della Fondazione, don Maurizio Lucini – e l’obiettivo principale è accogliere quelle persone fragili che nel complesso mondo sanitario si trovano in difficoltà. I volontari sono il motore dell’ambulatorio: insieme alle crocerossine si prefiggono l’obiettivo di accogliere, ascoltare e consigliare chiunque ne abbia bisogno».

Caratteristica distintiva dell’ambulatorio Opera Pia “Casa della Divina Provvidenza” è proprio la gratuità del servizio fornito. Si tratta, infatti, di «prestazioni gratuite» con «il personale medico e infermieristico composto solamente da volontari», ha spiegato don Lucini.

Per l’ambulatorio della Fondazione Opera Pia “Casa della Provvidenza” si tratta di una nuova partenza. Una realtà che fonda le sue origini nel 1998 quando, grazie allo spirito dei volontari, si era potuto offrire alla cittadinanza un’offerta sanitaria mirata a pazienti della terza età, indigenti e in generale persone in difficoltà. Sono passati 26 anni da quei giorni, ma lo spirito di allora non si è affievolito, proponendo un tipo di medicina più vicina alle necessità del paziente, partendo dall’affiancamento nella prenotazione dei servizi fino a fornire prestazioni ambulatoriali legate ad accertamenti diagnostici di base (controllo della PA, frequenza cardiaca, SPO2 e glicemia), all’esecuzione tamponi per ricerca di virus respiratori, all’attività di ginnastica dolce, informazione e formazione di base in ambito sanitario e di corretta gestione della cura della propria persona.

Come sottolineato dal dottor Perati, direttore sanitario della struttura, «abbiamo il desiderio che questo sia un luogo di accoglienza basato sulla “lentezza”, che oggi è sempre messa da parte. Si è sempre di fretta, si hanno tanti pazienti e si rincorre lo scorrere del tempo. La lentezza permette di assistere a dovere ogni paziente, ma soprattutto ci permette di poterli ascoltare. Talvolta un semplice momento di confronto e di ascolto è tutto quello di cui un paziente ha bisogno».

«Questo luogo – ha sottolineato Daniele Omodei, responsabile infermieristico – si pone come una realtà di accoglienza e aiuto che seguirà con particolare attenzione gli anziani e le persone sole. L’ambulatorio offre un tipo di servizio che va dall’ascolto all’accoglienza, passando per l’intercettazione dei bisogni che talvolta si fa fatica ad esprimere. Ci occuperemo di prestazioni infermieristiche come iniezioni, medicazioni, ginnastica dolce e consigli dietetici così come sullo stile di vita».

A sancire l’inaugurazione ufficiale dell’ambulatorio Opera Pia “Casa della Divina Provvidenza” è stata la benedizione da parte del parroco di San Michele, don Aldo Manfredini.

Il Consiglio di amministrazione della Fondazione è composto dai consiglieri Marco Olzi (nominato dall’Amministrazione provinciale di Cremona), Margherita Oneta (nominata dal Comune di Cremona), Raimonda Filippone (nominata dalla Prefettura di Cremona) e don Maurizio Lucini con il commercialista Filippo Fedi (nominati dalla Diocesi di Cremona).

L’ambulatorio, situato presso il civico 39A in via Gerolamo da Cremona, aprirà al pubblico lunedì 22 gennaio, e sarà attivo tutti i giorni dal lunedì al venerdì al mattino dalle 9 alle 11.




Soresina, Santo Stefano con il Vescovo Napolioni al monastero della Visitazione

 

Come da tradizione nella giornata di Santo Stefano il vescovo Napolioni ha fatto visita al Monastero della Visitazione di Soresina, dove ha presieduto la Messa con la comunità claustrale e numerosi fedeli che non hanno fatto mancare la loro presenza e la loro preghiera per questo momento di incontro con le monache, così vicine e presenti nella vita della comunità cristiana.

Presiedendo la celebrazione eucaristica, insieme al parroco don Angelo Piccinelli e a mons. Giuseppe Quirighetti, sacerdote soresinese in servizio alla Missione Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, il vescovo Antonio ha voluto essere vicino alle sorelle del Monastero ringraziandole della loro vita, della loro preghiera e per la loro fraternità.

«La fantasia dell’amore di Dio è sorprendente perché egli ha in serbo per noi un amore operoso, che agisce, inventa, accompagna. C’è come un fiume di Grazia che ci raggiunge. Tutto in questi giorni parte da Maria, piena di Grazia. Pieno di grazia anche questo giovane, questo primo martire: significa che la pienezza di Grazia è per tutti. . ciò che Dio ha in mente per noi: riempirci di Grazia».

«È la Grazia di Dio che inzuppa il terreno, lava ogni realtà e ridà vita. E allora impariamo a pregare non dicendo “fammi questa grazia”, ma “venga la tua grazia in me, fa che io viva della tua grazia, cioè grazia a Te”».

Dopo la Santa Messa il vescovo Antonio ha incontrato in modo semplice e privato le sorelle visitandine in parlatorio, scambiandosi gli auguri natalizi, prima di una visita al presepe che le stesse monache hanno allestito all’interno della clausura, nella sala di comunità.

 

 




Gli auguri del Vescovo agli Uffici di Curia: «Un grazie quotidiano per la collaborazione, la corresponsabilità e lo spirito di servizio»

 

Ha avuto luogo nella mattina di venerdì 22 dicembre, presso la Curia vescovile di Cremona, l’incontro tra il vescovo Antonio Napolioni e i rappresentanti degli Uffici di Curia della Diocesi di Cremona. Un evento «consueto ma non formale», come sottolineato dal vicario generale, don Massimo Calvi, occasione per scambiarsi gli auguri di Natale e per concludere insieme l’anno appena trascorso.

«Abbiamo lavorato insieme un anno ma questi ultimi mesi sono stati caratterizzati dalla collaborazione per la stesura della relazione per la Visita ad limina apostolorum – ha detto il vicario generale ai presenti –. Ciascuno di voi ha collaborato alla stesura con la propria lettura della situazione diocesana di questi 10 anni. Un lavoro che ci ha aiutato a prendere consapevolezza di ciò che siamo, nei nostri ruoli e con le nostre responsabilità». Resposabilità che diventa corresponsabilità, attraverso ruoli che sostengono costantemente la figura del vescovo alla guida della Diocesi. Don Massimo Calvi ha quindi evidenziato l’ordinarieta del lavoro, «che ci fa sentire parte di un tutto, che è la Chiesa diocesana, anche nella sua relazione con la Chiesa universale». «Da qui – ha concluso – il motivo per esprimere il nostro augurio e il nostro desiderio di poter continuare a collaborare anche al ministero del vescovo».

Dopo il saluto del vicario generale, ha preso la parola il vescovo Napolioni, che ha augurato ai presenti di rivedersi, per scambiarsi gli auguri di Natale, «anche tra 20 o 30 anni». Un «grazie quotidiano – quello del vescovo –, perché c’è collaborazione, corresponsabilità e spirito di servizio. Il vescovo non deve fare niente di speciale se non mettersi in scia».

L’intervento del vescovo si è quindi sviluppato riprendendo due messaggi degli ultimi giorni: quello del Papa e quello di un anziano sacerdote diocesano recentemente incontrato. «Le considerazioni del Papa nascevano tutte dal presepio – ha sottolineato mons. Napolioni –. Non è lo sfondo, la cornice: il Vangelo è l’evento, il messaggio di Dio sempre in corso». Ha quindi concluso: «Bisogna cogliere la necessità, di questo tempo, di essere fedeli al Vangelo e fedeli a Cristo. Un ritorno alla sorgente, alla nascita di Gesù, che davvero ci insegna come essere fedeli».




Casalmaggiore, nuova vita per la chiesa di San Rocco

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Torna a vivere a Casalmaggiore la chiesa di San Rocco. Dopo quindici anni di interventi di messa in sicurezza e quasi 300mila euro già investiti, la chiesa affacciata sul Grande Fiume torna a essere visitabile al pubblico. Un successo di comunità riuscito grazie alla dedizione e alla volontà di numerosi protagonisti che hanno creduto nel patrimonio storico e culturale di quell’edificio impresso nella memoria e nella devozione popolare.

«È stato un percorso lungo, ma i risultati ora saranno visibili nella loro interezza e bellezza», commenta l’architetto Gabriele Pezzini, che ha curato il progetto di recupero sviluppato in due “lotti” negli ultimi anni.

«Mai avrei pensato un livello di intervento così felice, ti si apre un mondo – afferma il parroco don Claudio Rubagotti. Insieme all’architetto Pezzini e al professor Marco Orlandi, vorrei ringraziare tutti gli addetti ai lavori, la Soprintendenza e la Curia per l’accesso ai fondi Pnrr e la società Abstract per aver gestito tutte le procedure amministrative e contabili derivanti dal finanziamento».

Il lavoro di riqualificazione della chiesa, in rovina dall’esondazione del Po del 1951, risale al lontano 2008 con i primi puntellamenti, poi fermati per mancanza di fondi. Quindi dieci anni di silenzio, rotto soltanto grazie all’opera di divulgazione del professor Orlandi e agli appelli da parte degli studenti dell’Istituto Romani con numerose iniziative. Solo nel 2019, grazie all’azione diretta di Gabriele Barucca, Soprintendente all’Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova, furono stanziati 100mila euro alla parrocchia di Casalmaggiore per la messa in sicurezza dell’edificio, compromesso dopo il terremoto del 2012.

Nel dicembre 2021, al termine del primo intervento urgente da 56.620 euro, gestito direttamente dalla Soprintendenza, con un nuovo contributo condizionato al 50% di 76.412 euro dal bando di Fondazione Cariplo, è continuata l’imponente opera di restauro. Nel 2022 l’ulteriore finanziamento di 200mila,  grazie al bando del Pnrr gestito dall’Ufficio Beni culturali della Diocesi di Cremona, che ha sempre operato in accordo con la Sovrintendenza. Con questi fondi è stato possibile «recuperare le volte interne e i collegamenti verticali del vecchio campanile, realizzare una copertura leggera per la protezione dalle infiltrazioni meteoriche e una legatura orizzontale di rinforzo sismico, consolidare gli spalloni di sostegno dell’arcata a protezione degli angeli in stucco e di accesso all’edificio», ha spiegato Pezzini. Ora la facciata è libera dalle impalcature protettive, lo spazio interno del presbiterio è sicuro, la cripta sotterranea è visitabile.

Nel futuro imminente restano da salvare gli affreschi interni e ripulire definitivamente le sculture esterne e, grazie a questa oculata riqualificazione ambientale, far rivivere questo luogo caro ai maggiorini con nuove possibilità di utilizzo.