«Testimoni fino in fondo», la Messa in Cattedrale nella Giornata per la Vita consacrata

Come ogni anno, il 2 febbraio ricorre la Giornata mondiale della vita consacrata, quest’anno nella sua 25ª edizione. Un giorno di festa per riflettere su questa speciale vocazione nella Chiesa e nel mondo e, per i consacrati, un modo per fare memoria e rinnovare la fedeltà alla chiamata. In questo contesto alle ore 18 in Cattedrale il vescovo Antonio Napolioni ha celebrato l’Eucaristia alla presenza di molti religiosi e religiose che operano sul territorio diocesano.

«Oggi per noi è un giorno di ringraziamento per la vita consacrata, un momento di gratitudine al Signore per uomini e donne che ne sono testimoni fino in fondo. Sia dato anche a noi di riconoscere Dio in ogni esperienza umana, a partire da questa Eucarestia», ha esordito il vescovo all’inizio della celebrazione, che si è aperta con la tradizionale benedizione delle candele.

Durante l’omelia, mons. Napolioni, ha esordito: «Il Vangelo che abbiamo accolto per grazia di Dio, anche quest’anno ci fa fissare lo sguardo non sulla cornice (Simeone, Anna, Maria, Giuseppe) ma su Gesù. Contempliamo il Bambino che incarna il Figlio di Dio e offre a tutti noi il modello dell’uomo perfetto e dunque l’identità vocazionale vera, profonda, radicale a cui attingere. Gesù è certamente un laico, è cresciuto a Nazareth, tra la gente, ha lavorato con il padre e poi ha lasciato la famiglia per una missione che non si è caratterizzata secondo i canoni sacerdotali dell’epoca… tanto da essere rifiutato. È nato fuori dall’albergo, è morto povero tra i poveri proprio per dire a ogni membro del popolo di Dio quanto la Sua vita e quanto la vita di ognuno di noi sia innestata in Lui».

Ancora: «Ogni discepolo del Signore è innanzitutto colui che cerca di vivere in Cristo e lo segue. La prima tessera del mosaico della Chiesa è questa: siamo il popolo di Dio. Siamo tutti nati laici, e tutti dobbiamo avere una grande stima non per la sezione laicale della comunità ma per la natura battesimale della nostra esperienza di fede. Su questa radice fiorisce la nostra vita consacrata». Il vescovo ha ricordato poi che se nel laicato brilla la vocazione al matrimonio e alla famiglia, dove Cristo fa da faro della santità coniugale, è innegabile che ci sia stata una fioritura di santi anche nei carismi e nella vita consacrata. Ma, ha ricordato, «sono tutti frutti dell’unico chicco di grano marcito in terra per salvare tutti noi».

«Noi siamo piccoli frammenti di questa grande realtà, che quel Bambino rende presente nel Tempio a dire “ora c’è un nuovo tempio, la mia Presenza in ogni uomo, in ogni tempo, fino all’eternità”. Dobbiamo ricordarci questo per non affogare nei nostri calcoli che non tornano mai». Monsignor Napolioni ha poi ricordato come in entrambe le letture si presenti più volte il verbo “offrire”.

«Tutti gli amici di Gesù sono chiamati ad offrire, parlo dell’offerta di sé. Come quella di Gesù sul Calvario. Finché ciascuno di noi non scopre che la propria realizzazione si compie nel dono di sé siamo infelici. La vita cristiana, anche dei consacrati, è una lotta, impegnata ed esigente. Ma cosa vince? La resa. Un’offerta non nel segno dell’eroe, ma dello sconfitto. È una resa d’amore, una piccolezza benedetta perché scelta da Dio come luogo in cui manifestarsi». Conclude il vescovo: «Siamo in un tempo in cui di fronte a tutte le nostre opere c’è il segno “meno”. Facciamo una promessa stasera? Proviamo a rinunciare all’aritmetica vocazionale? Non ci serve contare sempre i numeri (le case, le scuole, le parrocchie…) ma chi ci segue tra i giovani se dovessero percepire che ci guida quest’ansia dei numeri o delle posizioni da tenere? La carne di Gesù è ogni uomo che vive. Ogni parola che ci scambiamo, ogni gesto che ci è dato di compiere nel Suo nome. Questa libertà ci impegnerà nella maniera giusta. Perché l’aritmetica del Signore prevede solo due numeri: uno e tutti. Uno e infinito. Dobbiamo essere fecondi e in un tempo di grande sterilità la preghiera, il servizio agli ultimi e la comunione tra noi non ci faranno mancare la fecondità che il Signore ha promesso».

La celebrazione si è conclusa con una speciale invocazione per i consacrati e il ricordo dei più significativi anniversari di professione:

  • 25° di professione religiosa: suor Daniela Lazzaroni, suor Louise Sarr, suor Sumithra  Costa;
  • 50° di professione religiosa: padre Virginio Bebber;
  • 60° di professione religiosa: madre Amalia Sartori, suor Maria Teresa Nava, suor Silvana Ventura, suor Raffaella Pastoressa, suor Gabriella Guggeri;
  • 70° di professione religiosa: suor Saveria Pozzecco, suor Adeodata Raimondi, suor Angelina Zof, suor Annunciata Adani, suor Giustina Pozzi, suor Paolina Brambilla.

La fotogallery della celebrazione