«Il mondo cerca speranza nel suo Creatore», l’eco della Settimana Sociale nell’incontro con i politici e gli amministratori

Un pomeriggio con i vescovi di Cremona e Crema, insieme a politici, amministratori e dirigenti per riflettere di ambiente, lavoro e futuro, nella giornata di sabato 4 novembre presso l’oratorio di Soresina. Il vescovo di Cremona Antonio Napolioni e il vescovo di Crema Daniele Gianotti come da tradizione hanno infatti incontrato i rappresentanti del mondo politico, economico e sociale del territorio in vista del Natale: quest’anno hanno scelto di mettere al centro della riflessione i temi della 49ª Settimana sociale dei cattolici italiani tenutasi a Taranto a fine ottobre. Accanto ai due vescovi che hanno guidato l’incontro dagli uffici pastorali competenti delle due diocesi vicine, anche due giovani che hanno partecipato all’evento di Taranto, Ester Tolomini e Andrea Aiolfi, insieme a Eugenio Bignardi, incaricato diocesano di pastorale sociale e lavoro che ha moderato l’incontro.

Il vescovo di Crema Daniele Gianotti ha aperto l’incontro con una presentazione della Settimana sociale tenutasi a Taranto, una realtà colpita da gravi problematiche sanitarie e ambientali dovute alla convivenza con l’acciaieria: «Ho potuto partecipare a questo evento dove non sono stati soltanto esposti i nodi problematici – ha detto – ma è stata anche un’occasione per conoscere le “buone pratiche”, realtà che già operano secondo i criteri della sostenibilità e che possono diventare esempio per tutti: è stato molto coinvolgente vedere realtà che si possono replicare in altri contesti». Ha pertanto proseguito monsignor Gianotti: «Un tema importante ad esempio è quello di trasformare le parrocchie in comunità energetiche, passare da essere consumatori a “prosumer” (produttori e consumatori) utilizzando energia sostenibile ecologicamente mettendola anche in circolazione, ma anche sulla finanza responsabile e sul consumo responsabile».

Uno stimolo forte alla riflessione è giunto anche dai due giovani Ester Tolomini e Andrea Aiolfi, della diocesi di Cremona e Crema, entrambi presenti a Taranto. Ester Tolomini ha riportato alcuni dati sul surriscaldamento globale e la carenza di acqua, anche in Paesi europei come l’Italia. Aiolfi ha poi ricordato l’incoraggiamento «a fare rete per portare avanti progetti nel lungo periodo perché spesso la politica non riesce ad avere una visione che vada oltre gli orizzonti elettorali». Infine, è stato illustrato il «Manifesto per il pianeta che speriamo», redatto dai molti giovani che hanno partecipato alla Settimana sociale su tutela dell’ambiente, coinvolgimento di imprenditori e comunità locali, corresponsabilità impegno nel diffondere i contenuti trattati.

Dopo gli interventi dei presenti, la riflessione del vescovo di Cremona Antonio Napolioni che si è focalizzata sulle radici della speranza cristiana: «Dobbiamo riscoprire cosa significhi vivere e operare in un pianeta orientato alla vita: in questo percorso come punto di partenza possiamo prendere l’enciclica Spe Salvi di Benedetto XVI, un testo orientato alla speranza, per arrivare all’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, contenente le linee guida di una spiritualità per l’ecologia integrale». Monsignor Napolioni ha pertanto proseguito in un’articolata e profonda riflessione sul particolare significato della speranza sotto la luce del messaggio evangelico, per poi concludere: «Se il mondo ha un principio ed è stato creato, allora esso cerca il suo Creatore: l’augurio natalizio è che viviamo davvero questa speranza».




Il 4 dicembre a Soresina l’incontro dei vescovi di Cremona e Crema con i rappresentanti del mondo politico, amministrativo, sociale ed economico del territorio

Nel pomeriggio di sabato 4 dicembre, si terrà il tradizionale incontro di inizio Avvento promosso dalla Pastorale sociale e del lavoro coinvolgendo gli esponenti del mondo politico, amministrativo, economico e sociali del territorio. Un incontro che, come già avvenuto negli ultimi anni, le Diocesi di Cremona e Crema organizzano in modo sinergico.

L’appuntamento di quest’anno è nel pomeriggio del 4 dicembre, dalle 15.30, presso il centro parrocchiale di Soresina. Spunto per la riflessione saranno i temi trattati nella recente Settimana sociale dei cattolici italiani, svolta a Taranto.

Dopo l’introduzione del vescovo di Crema, mons. Daniele Gianotti, prenderanno la parola due giovani che hanno partecipato ai lavori di Taranto: la cremonese Ester Tolomini e il cremasco Andrea Aiolfi. Dopo il dibattito sarà il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, a chiudere l’incontro con una riflessione biblica sulle radici della speranza cristiana.

«Ambiente, lavoro e futuro devono essere temi cari alle nostre realtà», afferma Eugenio Bignardi, incaricato diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, riprendendo le tematiche emerse nella 49ª Settimana Sociale dei cattolici italiani. «Sono temi che riguardano tutti i cittadini e non possono essere ignorati», precisa ancora Bignardi sottolineando che la novità della Settimana sociale è quella di «lasciarsi alle spalle le parole fini a loro stesse, concentrandosi sul formare una rete di rapporti al cui centro ci sia l’uomo, basandosi su una sola ma importantissima parola: concretezza».

La partecipazione all’incontro è riservata, su invito, alle autorità istituzionali e del tessuto economico-sociale del territorio provinciale.




49ª Settimana sociale dei cattolici italiani: da Taranto, un impegno che continua

Con la Messa celebrata dal Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della CEI, domenica 24 ottobre si è conclusa a Taranto la 49ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, che ha riunito oltre 700 delegate e delegati provenienti da tutta Italia insieme ad un centinaio di vescovi, sacerdoti e religiosi, laici, rappresentanti delle Istituzioni, del mondo della politica e della cultura per riflettere sul tema “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”. Presente anche la Diocesi di Cremona con una delegazione formata da Eugenio Bignardi, incaricato diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, insieme a Diana Afman ed Ester Tolomini.

La Settimana Sociale di Taranto non è stata “un convegno, ma una piattaforma di partenza per dare speranza e avviare dei processi”, ha ricordato il Cardinale Bassetti evidenziando quanto sia decisivo “l’apporto dei cattolici per affrontare le crisi” e in particolare il contributo dei giovani che “possono aiutare il mondo a rimettere la fraternità al centro dell’economia”. Proprio a loro, che a Taranto hanno lanciato e firmato il Manifesto dell’Alleanza, il Presidente della CEI ha chiesto di “sognare e costruire, con l’aiuto di Dio, una Chiesa gioiosa, perché umile e disinteressata; una Chiesa a contatto con gli uomini e le loro storie; una Chiesa che si rigenera nell’ottica della carità”.

Da Taranto, infatti, riparte un impegno fattivo per coniugare ambiente, lavoro, sviluppo, a cominciare dalle “buone pratiche” già esistenti sui territori e con la volontà di camminare insieme, nella consapevolezza che – come ha sottolineato mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore – “il cambiamento non avviene solo dall’alto, ma è fondamentale il concorso della nostra conversione negli stili di vita come singoli cittadini e come comunità”.

Ecco allora che è necessario:

1) costruire comunità energetiche
2) diventare una società carbon free e votare col portafoglio per premiare le aziende capaci di intrecciare valore economico, dignità del lavoro e sostenibilità ambientale
3) promuovere e utilizzare prodotti caporalato free

4) creare alleanze intergenerazionali e con la società civile.

“Sarà nostro dovere – ha affermato mons. Santoro – impegnarci perché le giuste istanze, le proposte, il manifesto dei giovani, trovino piena accoglienza e realizzazione: non abbiamo più tempo! Abbiamo visto che possiamo realizzare il mondo diverso che abbiamo troppo a lungo solo immaginato mentre si perpetravano scelte di politica economica e sociale che hanno creato divari profondissimi tra gli uomini e oltraggiato la Terra”.

Sono tanti i semi gettati durante le giornate di Taranto, raccontate da testate nazionali, locali e diocesane: 160 i giornalisti di carta stampata, web, radio e tv accreditati all’evento. “Un ringraziamento va a tutti gli operatori della comunicazione, in particolare ai media della CEI – Avvenire, Agenzia Sir, Tv2000 e InBlu2000 – che hanno accompagnato con competenza e passione sia il percorso di avvicinamento sia i lavori a Taranto. La cura per il creato e per un futuro più degno passa anche dall’impegno per una comunicazione integrale e dalla capacità di abitare in modo consapevole gli ambienti digitali”, ha detto Sergio Gatti, Direttore Generale di Federcasse e Vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore.

La 49ª Settimana Sociale, del resto, è stata anche un evento social. Tutte le sessioni sono state trasmesse in streaming sui canali ufficiali della Conferenza Episcopale Italiana con circa 50 mila visualizzazioni sulla pagina Facebook e 10 mila su YouTube; 125 mila i contatti sulla pagina Facebook delle Settimane Sociali e oltre 90 mila le visualizzazioni su Twitter.




Settimana sociale: “Visioni di futuro e buone pratiche”

Sostenibilità, resilienza, sviluppo, riscaldamento globale, disparità di genere. Sono alcuni temi emersi durante la seconda giornata della Settimana sociale, dedicata alle “visioni di futuro” del nostro pianeta e alle 274 “buone pratiche” censite nel percorso verso Taranto, alcune delle quali già visionate e raccontate dal Sir nei giorni precedenti all’appuntamento presso il PalaMazzola, dove sono riunite circa un migliaio di persone – tra vescovi, delegati e ospiti – in rappresentanza di 220 diocesi di 224.

Ai lavori ha partecipato anche la delegazione cremonese guidata da Eugenio Bignardi, incaricato diocesano per la pastorale Sociale e del Lavoro, con Diana Afman ed Ester Tolomini, che durante il pomeriggio di oggi hanno preso parte anche alla visita delle delegazioni alla riserva di Torre Guaceto, una delle buone prassi indicate dalla Cei per questa Settimana, come modello virtuoso per le pratiche di conservazione della biodiversità.

Serve una “ecologia ecclesiale”, la proposta della biblista Rosanna Virgili nella sua meditazione. “Passare dall’io al noi”, il suggerimento di mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, durante la messa celebrata nella concattedrale di Taranto a inizio mattinata, insieme a quella di mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, a Castellaneta.

Sostenibilità. “La sostenibilità non è soltanto una questione ambientale, ma anche economica, sociale e istituzionale”. Ne è convinto il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, che ha esordito affermando che “la conversione ecologica, non solo la transizione ecologica, a cui ci richiama Papa Francesco è possibile. Siamo in un kairòs, siamo chiamati a dare il nostro contributo in maniera straordinaria. Dobbiamo balzare in avanti”. In questo senso, per il Ministro, il titolo della Settimana sociale “è un invito a sperare nel futuro, ma non in un futuro lontano, in un futuro che noi oggi abbiamo la possibilità di realizzare”. “Tra qualche mese – ha annunciato Giovannini – il Paese deciderà di cambiare la propria Costituzione per inserirvi il principio della giustizia tra le generazioni, che non c’è ancora. Il Senato e la Camera hanno già dato l’ok in prima lettura”. “L’attività economica non può andare a discapito della salute e dell’ambiente”, il principio innovativo che verrà inserito nella nostra Carta costituzionale, e che ha a che fare sia con l’art. 41 che con l’art. 9. “Se l’avessero inserito un pò di tempo fa, tutta una serie di scelte sarebbero state dichiarate incostituzionali”, il commento di Giovannini. “Lavorare insieme per cambiare, perché tutto è connesso”, l’invito alla platea di Taranto: “Al centro del Pnrr e del Next Generation Eu c’è il tema di non danneggiare l’ambiente. Nei prossimi giorni, con la legge di bilancio, approveremo gli investimenti in un’ottica decennale”. “Il concetto di resilienza ha a che fare con l’accettare che il futuro sarà fatto di choc, sanitari, economici, sociali, ma gli choc hanno anche una valenza positiva”, ha concluso il Ministro esortando a “trasformare i problemi in una soluzione”. “Proteggere, preparare, prevenire, promuovere, trasformare”, i verbi con cui deve avere a che fare la politica: “Viviamo un tempo difficile ma interessantissimo. È’ il momento giusto per la trasformazione verso il pianeta, la società e le persone che speriamo”.

Sviluppo. “Il lavoro che si fa sul sociale non è cosa diversa dal lavoro per lo sviluppo”. A testimoniarlo è stato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud. “Chi fa assistenza domiciliare agli anziani, che gestisce i beni confiscati alla mafia, deve essere consapevole che in quel momento sta facendo due operazioni: non sta compiendo solo un atto di solidarietà e di lotta alle disuguaglianze, ma sta costruendo lo sviluppo”. E proprio di “organizzare percorsi di inclusione sociale” si occupa la Fondazione con il Sud, soprattutto per l’inclusione dei soggetti più fragili. Il tema ambientale è il versante cui si stanno concentrando le iniziative più recenti.

Riscaldamento globale. “Se le emissioni di Co2 continueranno con i livelli attuali, ci stiamo dirigendo verso un riscaldamento globale del pianeta di quattro gradi”. A lanciare il grido d’allarme è stato Gaël Giraud, gesuita, economista, direttore della Center for Environmental Justice della Georgetown University. “A causa del riscaldamento globale – la previsione dello studioso – il 50% della massa terrestre vivrà ondate di calore estremo e tre quarti della popolazione umana mondiale avrà più di 20 giorni di calore estremo entro la fine del secolo, e non potrà difendersi con l’aria condizionata perché inquina troppo. Questo significa che le popolazioni migreranno”. “Se continueremo con i livelli di emissioni di carbonio che abbiamo oggi – ha fatto notare inoltre Giraud – entro la fine del secolo il bacino dell’Amazzonia sarà completamente disabitato, così come l’America Latina, il bacino del Congo in Africa e l’intera costa orientale, l’India e tutto il Sud est asiatico”.

Disparità di genere. “Non è una colpa essere madri e lavorare”. Lo ha detto Giovanna Iannantuoni, economista e rettrice dell’Università Bicocca di Milano. “In Italia non solo la percentuale di donne lavoratrici è la più bassa d’Europa – ha denunciato la relatrice – ma le mamme che hanno figli in età scolare passano al lavoro part-time. Questo vuol dire che qualcuno ha commesso un errore”. “Non è una colpa essere madri e lavorare, anzi, è una ricchezza”, ha assicurato: il problema è che “viviamo in un mondo disegnato dai maschi per i maschi”.

Buone pratiche. Diocesi e comune insieme per aiutare a trovare lavoro per tutti coloro che sono rimasti esclusi a seguito della crisi del 2008. È il progetto “Insieme per il lavoro”, nato nel 2017 per iniziativa del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, e del sindaco della città. “Si tratta di un processo innovativo per lavoratori fragili – ha spiegato don Paolo Dall’Olio – quelli che non riescono a trovare lavoro e non rientrano nell’assistenza”. Dopo quattro anni, “Insieme per il lavoro” sta per firmare un nuovo protocollo che permette l’ingresso anche della Regione Emilia Romagna nel progetto. Per accedere al progetto, basta un’iscrizione on line, a cui segue un colloquio: in 4 anni, hanno fatto richiesta più di 5mila persone. Solo nell’ultimo anno, sono state collocate 542 persone, di cui la metà delle quali donne e giovani under 30.




Settimana sociale, Papa Francesco: “Ai cattolici italiani è richiesto un po’ più di coraggio”

“Non possiamo rassegnarci e stare alla finestra a guardare, non possiamo restare indifferenti o apatici senza assumerci la responsabilità verso gli altri e verso la società”. È il monito di Papa Francesco, nel messaggio inviato alla 49ma Settimana sociale, che si è aperta oggi a Taranto sul tema: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. Tutto è connesso”. Per uscire dalla crisi generata dal Covid, “crisi insieme sanitaria e sociale” – l’appello di Francesco ai circa mille tra vescovi, delegati e ospiti radunati al Palamazzola –

“è richiesto un di più di coraggio anche ai cattolici italiani”.

A fargli eco è stato il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, introducendo i lavori.

“Occorre un balzo in avanti”,

la proposta: “Serve uno sguardo lungo sulle sorti dell’Europa e soprattutto dell’Italia. Mai come oggi è necessario un nuovo patto sociale tra tutti gli uomini e le donne italiane di buona volontà per mettere a tema l’Italia e il suo futuro facendo proposte concrete e non solo belle parole sul nostro Paese”. “Accanto a un piano di sviluppo per l’Italia c’è bisogno anche di altro”, ha sottolineato il presidente della Cei: “Qualcosa di più profondo. Serve una profezia sull’Italia. È necessaria una voce alta e autorevole che sappia leggere i segni dei tempi: ovvero sappia comprendere e interpretare questo scorcio di XXI secolo”. Al termine della prima parte dei lavori è arrivato a sorpresa anche un videomessaggio del Santo Padre, in cui rivolge “un pensiero particolare e un incoraggiamento ai giovani” e offre “una carezza a tutte le mamme e a tutti i papà di Taranto che hanno pianto o piangono per la morte e le sofferenze dei propri figli”.

Per fare della Settimana un’esperienza sinodale, raccomanda il Papa nel messaggio,

“occorre ascoltare le sofferenze dei poveri, degli ultimi, dei disperati, delle famiglie stanche di vivere in luoghi inquinati, sfruttati, bruciati, devastati dalla corruzione e dal degrado”.

“Abbiamo bisogno di speranza”, la tesi di Francesco, che ha indicato tre “cartelli” per camminare con audacia su questa strada. Il primo è “l’attenzione agli attraversamenti”: “Troppe persone – la denuncia – incrociano le nostre esistenze mentre si trovano nella disperazione: giovani costretti a lasciare i loro Paesi di origine per emigrare altrove, disoccupati o sfruttati in un infinito precariato; donne che hanno perso il lavoro in periodo di pandemia o sono costrette a scegliere tra maternità e professione; lavoratori lasciati a casa senza opportunità; poveri e migranti non accolti e non integrati; anziani abbandonati alla loro solitudine; famiglie vittime dell’usura, del gioco d’azzardo e della corruzione; imprenditori in difficoltà e soggetti ai soprusi delle mafie; comunità distrutte dai roghi… Ma vi sono anche tante persone ammalate, adulti e bambini, operai costretti a lavori usuranti o immorali, spesso in condizioni di sicurezza precarie”.

Il secondo cartello da rispettare sulla strada della speranza è il divieto di sosta.

“Non sostiamo nelle sacrestie, non formiamo gruppi elitari che si isolano e si chiudono”,

l’indicazione di rotta del Papa.

“Quanto sarebbe bello che nei territori maggiormente segnati dall’inquinamento e dal degrado i cristiani non si limitino a denunciare, ma assumano la responsabilità di creare reti di riscatto”,

il sogno di Francesco. Non ci sono via di mezzo, “si tratta di ridefinire il progresso”, propone il Papa rilanciando uno dei temi di fondo della Laudato sì: “Uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore non può considerarsi progresso. Talvolta prevalgono la paura e il silenzio, che finiscono per favorire l’agire dei lupi del malaffare e dell’interesse individuale. Non abbiamo paura di denunciare e contrastare l’illegalità, ma non abbiamo timore soprattutto di seminare il bene!”. Il terzo cartello stradale è l’obbligo di svolta. “Lo invocano il grido dei poveri e quello della Terra”, scrive il Papa, che cita

don Tonino Bello, “profeta in terra di Puglia”, il quale amava ripetere: “Non possiamo limitarci a sperare. Dobbiamo organizzare la speranza!”.

Per Francesco, “la svolta verrà solo se sapremo formare le coscienze a non cercare soluzioni facili a tutela di chi è già garantito, ma a proporre processi di cambiamento duraturi, a beneficio delle giovani generazioni”.

Nella parte finale della sua introduzione, il card. Bassetti si è rivolto direttamente ai giovani, chiamati ad essere i nuovi protagonisti del cambiamento d’epoca che stiamo vivendo.

“L’epoca dei pifferai magici è passata e non deve tornare più”.

“La vostra numerosa presenza qui a Taranto, oggi, mi rincuora e mi consola”, le parole di Bassetti: “Non rassegniamoci!”. “Come vorrei che da qui noi dessimo un segnale di apertura che racconti un futuro possibile”, il sogno del “padrone” di casa, mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto: “qui la speranza è precaria come il lavoro, qui l’inquinamento ha intossicato le coscienze prima ancora che l’aria, la terra e il mare”.

“La Chiesa italiana ha la responsabilità di tracciare una parabola che non fronteggi l’emergenza della salute, dell’ambiente, del lavoro, con rattoppi dell’ultima ora come siamo abituati a subire da decenni, ma che sia lungimirante, che ponga le basi di una crescita per le nuove generazioni, che esprima la cura dell’educare e della gratuità”,

l’appello del vescovo, che ha auspicato “un percorso virtuoso di ‘bonifica’ lungo la strada del concetto che il Papa ci ha offerto: quello dell’ecologia integrale”, ripartendo “dai volti delle persone morte e ferite per causa dell’inquinamento ambientale, dal volto ferito di tutta la Casa comune, e dalle vittime del lavoro”.




Società, lavoro e futuro, a “Chiesa di Casa” la delegazione cremonese in partenza per la Settimana Sociale di Taranto

Società, lavoro e futuro. Questi i temi affrontati nella terza puntata della trasmissione “Chiesa di Casa”. Gli ospiti, intervistati da Riccardo Mancabelli, sono stati Eugenio Bignardi, incaricato diocesano per la pastorale sociale e del lavoro, Diana Afman della associazione No Spreco e la studentessa Ester Tolomini, entrambe nuovi membri del consiglio pastorale diocesano. Insieme, parteciperanno alla settimana sociale che si terrà a Taranto, a partire dal 21 ottobre, per affrontare questioni legate alla dottrina sociale della Chiesa.

E proprio il tema della della settimana sociale di quest’anno, “Il pianeta che speriamo: ambiente, lavoro e futuro”, è stato al centro del dialogo in trasmissione: «Alla base della riflessione della Settimana Sociale – spiega Eugenio Bignardi – ci sarà la dottrina di Papa Francesco e in particolare il riferimento sarà la Laudato sii».

Diana Afman ha sottolineato l’importanza della parola «ascolto», infatti, a Taranto saranno proposte testimonianze concrete, ma «anche la parola “futuro” è importante, perché bisogna essere realisti – ha aggiunto -: i frutti si vedranno più avanti». Ester Tolomini, invece, richiama l’attenzione in particolare all’urgenza dei problemi legati all’ambiente e al lavoro, considerando necessario intervenire «in modo concreto», riflettendo sul punto di vista dei giovani.

Inoltre, si è da poco concluso il tempo del Creato, il periodo di riflessione sul rispetto dell’ambiente, voluto dal Papa e che, anche in diocesi, ha proposto diverse occasioni di riflessione sui temi ambientali: «Sono state portate esperienze che hanno dimostrato come l’attenzione al creato riguardi tutto l’uomo, non solo gli “ambientalisti”» ha spiegato Bignardi.

E questo è anche il cuore tematico della Settimana Sociale di Taranto: accanto alla presentazione di buone prassi, modelli di sostenibilità, rispetto e giustizia nella società e nel mondo del lavoro, lo stimolo ad un dibattito profondo e diffuso per arrivare a soluzioni attuabili per il bene della “casa comune” e delle persone che la abitano.

Rispetto alla questione “no-spreco”, infatti, Diana racconta la propria esperienza: «C’erano, nella stessa via, famiglie che non riuscivano a mettere un pasto in tavola e negozi che non riuscivano a smaltire alimentari invenduti. Insieme alla Caritas, alle San Vincenzo parrocchiali, siamo intervenuti. Ci sono, poi, giovani che hanno voluto partecipare, cercando di allargare a tutti la partecipazione al consumo delle eccedenze alimentari, non solo come risposta alla povertà, ma anche come segno di rispetto verso il Creato».

L’attenzione dei giovani rispetto alle problematiche sollevate è in crescita, come spiega Ester, aggiungendo: «Il nostro mondo è veloce e ci chiede di stare al passo. Mi piace pensare che questo sia un suggerimento per noi: che possiamo condividere quello che impareremo e individuare degli interventi da mettere in atto direttamente sul territorio, una volta tornati a casa».

Conclusa la settimana di Taranto, però, la sfida sarà quella di impiegare quanto emerso nel dibattito per un intervento nella nostra diocesi: «Ci sarà un incontro con la diocesi di Crema, il 4 dicembre, per riportare a politici le istanze che i giovani hanno recepito a Taranto» anticipa Bignardi, che richiama l’appuntamento con il Primo Maggio come momento centrale del calendario della pastorale sociale diocesana. Percorso che, nella prima parte dell’anno, sarà rivolto a «renderci conto, nella nostra diocesi, così diversa per i vari territori, qual è la situazione del lavoro».

 

 

 




Anche una delegazione cremonese a Taranto per la 49a Settimana sociale dei cattolici italiani

Avviare una transizione ispirata dalla prospettiva dell’ecologia integrale, con un progetto concreto di ampio respiro, che parta dalle Chiese che sono in Italia e coinvolga l’intera società. È questo l’obiettivo della 49a Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si terrà a Taranto dal 21 al 24 ottobre, sul tema: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”. Anche la diocesi di Cremona sarà presente con una propria delegazione guidata dall’incaricato diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, Eugenio Bignardi, insieme a Diana Afman ed Ester Tolomini.

L’appuntamento nazionale punterà i riflettori sul rapporto tra ecologia ed economia, tra ambiente e lavoro, tra crisi ambientale e crisi sociale, nella consapevolezza che «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (LS 139). Anche la scelta di Taranto va in questa direzione: oltre a porre l’attenzione sulla questione dell’ex Ilva, rappresenta il luogo ideale per riflettere in modo più articolato sulle problematiche ambientali e sociali, amplificate dalla pandemia. Il faro resta l’enciclica sociale di Papa Francesco Laudato Si’, che mette al centro la categoria di ecologia integrale, da intendersi nella prospettiva indicata dalla Fratelli tutti.

Nella città dei due mari si ritroveranno oltre 80 vescovi, 670 delegati – tra cui numerosi giovani – provenienti da 208 diocesi, in rappresentanza delle comunità ecclesiali che nei mesi scorsi si sono confrontate a livello locale, a partire da un Documento comune. Con loro dialogheranno esperti, esponenti del mondo politico, ecclesiale, civile e culturale. Non mancheranno testimonianze e momenti di progettazione in tavoli di studio.

Le quattro giornate – che si apriranno con il messaggio di Papa Francesco e con i saluti istituzionali – si articoleranno in sei sessioni: la prima, in calendario giovedì pomeriggio, prevede gli interventi di Luigi Sbarra, segretario generale della CISL, Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica e Annamaria Moschetti, presidente della Commissione Ambiente dell’Ordine dei Medici di Taranto. Alla tavola rotonda su “Ecologia integrale e PNRR” parteciperanno Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire, Anna Maria Panarotto, gruppo Mamme No PFAS Veneto, Maurizio Patriciello, parroco di Caivano (Na) e giornalista, Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola.

Venerdì mattina è in programma una seconda tavola rotonda con Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Gaël Giraud, gesuita, economista, direttore della Center for Environmental Justice della Georgetown University di Washington, Giovanna Iannantuoni, economista e rettrice dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, offrirà il suo contributo con un videomessaggio.

Sempre in mattinata spazio all’approfondimento delle “buone pratiche”: a partire dalla presentazione di alcuni modelli virtuosi sul fronte imprenditoriale, amministrativo e familiare già esistenti nel nostro Paese, se ne parlerà con Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud, Daniela Ducato, fondatrice di Edizero, Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti. Nel pomeriggio, poi, i partecipanti avranno la possibilità di visitare alcune “buone pratiche” presenti sul territorio.

La giornata di sabato avrà due momenti importanti: in mattinata, il dialogo con i giovani che presenteranno il paradigma dell’Alleanza insieme ad alcune proposte concrete da sviluppare nei gruppi di studio; nel pomeriggio, il confronto con Paolo Gentiloni, commissario Europeo per gli Affari Economici, Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo Economico, Andrea Orlando, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo. Seguiranno gli interventi di Walter Ganapini, ambientalista e coordinatore del progetto Fra’ Sole Assisi, Luigina Mortari, pedagogista, Stefano Zamagni, presidente Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

Domenica mattina sarà l’occasione per tracciare le prospettive, individuare responsabilità e impegni: dopo la restituzione dei lavori, prenderanno la parola suor Alessandra Smerilli, segretario ad interim del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, e Mons. Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali. La Settimana Sociale si concluderà con la Santa Messa in Concattedrale presieduta dal Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, e trasmessa su RaiUno.

 

Le opere segno

Sono due le opere-segno che saranno realizzate nell’ambito della 49a Settimana Sociale dei cattolici italiani: la prima consiste nella piantumazione di cinquanta platani, alcuni dei quali porteranno i nomi dei bambini morti a causa dell’inquinamento, mentre la seconda riguarda l’avvio del progetto “Prendi il largo” per la trasformazione degli scarti dell’allevamento di molluschi in materiali per la bioedilizia.

Si tratta di due iniziative particolarmente significative per la città di Taranto che testimoniano l’attenzione della Chiesa per le persone e per il creato, all’insegna di una sostenibilità che deve essere ambientale e sociale. L’obiettivo è dare continuità al percorso di riflessione e azione della Settimana Sociale che mette al centro ambiente, lavoro e futuro, nella consapevolezza che «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio- ambientale» (LS n. 139) e che tutto è connesso.

I platani, memoria e speranza In due aree periferiche della città saranno piantumati 50 platani, alberi imponenti, resistenti allo smog, che riescono ad offrire un effetto decorativo garantendo al tempo stesso un larghissimo assorbimento di anidride carbonica. La metà delle piante andrà a costituire un’area verde nel rione Salinella, nelle vicinanze di un parco in fase di realizzazione, diventando punto di aggregazione per le famiglie del territorio, di coloro che praticano attività sportiva all’aperto e di quanti, soprattutto nel weekend, frequentano gli eventi organizzati presso il Palafiom. Oltre a riqualificare l’intero spazio, gli alberi avranno un importante significato simbolico: alcuni di essi ricorderanno le piccole vittime innocenti della contaminazione dell’aria e dell’acqua, il cui sacrificio diventa monito perché si assumano impegni politici e nuovi stili di vita. Gli altri 25 platani saranno piantati in zona Lama-Tramontone, nella periferia orientale della città, per ribadire l’interesse della Chiesa per tutti gli uomini, specialmente quelli più dimenticati, affinché nessuno viva l’esperienza dell’esclusione. Con questo gesto, la comunità ecclesiale si fa prossima agli abitanti della zona, nella certezza che – come sottolinea Papa Francesco – “il punto di vista degli ultimi è la migliore scuola, ci fa capire quali sono i bisogni più veri e mette a nudo le soluzioni solo apparenti”.

Il riuso, chiave per lo sviluppo Promosso dalla cooperativa sociale “il Guscio” nata in seno alla parrocchia della Cattedrale, il progetto “Prendi il largo” permetterà di realizzare un impianto di trasformazione degli scarti dell’allevamento di molluschi in materiali per la bioedilizia. Circa 40 operai saranno coinvolti e impegnati su più fronti, dalle fasi di recupero degli scarti a quelle della trasformazione, della destinazione commerciale e della ricerca. Per la comunità della città vecchia – alle prese con le sfide della povertà e della legalità – si aprono così nuove prospettive di sviluppo economico e occupazionale. A partire dal mare, che di Taranto ne è simbolo e fonte di sostentamento.




Dall’agricoltura bio al riciclo dei rifiuti, dalla Settimana sociale nuove “buone pratiche”

Sono cooperative, associazioni, aziende vere e proprie. Le “buone pratiche” individuate per la prossima Settimana sociale, che si svolgerà a Taranto dal 21 al 24 ottobre, hanno tanti volti ma la stessa sostanza: promuovono il bene comune. E lo fanno seguendo i criteri dell’economia circolare. Da Nord a Sud. “Il lavoro di censimento – spiega don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro – è utile non tanto per dare un bollino, quanto più per renderci conto che, oltre al  movimento di pensiero, ci sono tante azioni concrete sui territori che rendono visibile come la Laudato si’ sia già applicata e vissuta all’interno di mondi economici ed esperienze amministrative”. Accanto a questi, ci sono poi “diocesi, parrocchie, associazioni e gruppi, che in questi anni hanno dato vita a realtà significative che guardano al mondo in termini di educazione e formazione e non solo di utilizzo immediato delle risorse”, ricorda don Bignami. Si tratta, aggiunge, di “un grande movimento che deve avere voce e considerazione”.

Una filiera “bio”. Tante “buone pratiche” sono “impregnate” di terra. E l’amore per la terra caratterizza l’esperienza della “Cooperativa Girolomoni”, oltre 400 agricoltori per una filiera interamente biologica. Giovanni Battista Girolomoni, presidente della coop, è uno dei figli del fondatore, che aveva intuito l’abuso di chimica di sintesi in agricoltura. La mission è diventata quella di fare a meno di queste sostanze per salute e sostenibilità. Ci troviamo nella collina di Montebello, a pochi chilometri da Urbino, nelle Marche. Nel 2019 è stato realizzato il molino con una filiera completamente dedicata la biologico in cui ogni fase è bio.

“Non ci accontentiamo della certificazione – dice -. Nella trasformazione del prodotto cerchiamo di utilizzare tecnologie moderne che rispettino il contenuto della materia prima per preservarne sapori e profumi. Utilizziamo energie rinnovabili”.

Sono in atto collaborazioni con enti culturali sul territorio. “Vengono a visitarci le scuole come fattoria didattica ma anche studiosi dell’università di Tokio. Il nostro modello è quello di un’agricoltura sostenibile”.

Un modello di economia circolare. La “Masseria Fruttirossi – Lome Super Fruit” è un’azienda leader in Italia per la coltivazione e la trasformazione della melagrana. Immersa in un frutteto nelle campagne di Castellaneta Marina, in Puglia, su una superfice di 350 ettari, valorizza ambiente e lavoro, facendo della sostenibilità una realtà a 360°. “L’azienda e lo stabilimento sviluppa il concetto di filiera corta –  dice Dario De Lisi, responsabile commerciale dell’azienda -. Il frutto appena raccolto viene portato nello stabilimento dove viene lavorato e trasformato. Lo stabilimento è dotato di un impianto fotovoltaico di 750 kw che lo rende autonomo da un punto di vista energetico per limitare l’emissione di anidride carbonica. In dotazione vi è anche un impianto per la raccolta di acque piovane usate per l’irrigazione”. Una parte del terreno era incolta, in stato di abbandono. “Le buone pratiche che realizziamo in questo processo di filiera consistono anche nell’aver restituito alla propria vocazione il terreno agricolo”. Nelle fasi più operative dei processi vengono impiegate oltre trecento persone nelle varie attività.

“Siamo riusciti a realizzare una vera e propria economia circolare – sottolinea De Lisi -. E possiamo definirci a rifiuti zero”.

“Tutti i residui della lavorazione vengono utilizzati attraverso un impianto di lombricompostaggio per la produzione di humus che andiamo a reintrodurre nel ciclo agronomico attraverso la concimazione. Non abbiamo rifiuti umidi da trattare, anzi diventano una risorsa. E non usiamo sostanze chimiche”.

La solidarietà dal riciclo. La tutela dell’ambiente attraverso la creazione di nuova occupazione per fasce deboli di popolazione italiana e straniera è la sfida che muove “Vesti Solidale”, cooperativa sociale di Cinisello Balsamo (Milano). Tanto da essere composta da da 51 soci di cui 40 lavoratori e 11 volontari (dato aggiornato a fine 2019). Sono 109 i lavoratori assunti secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro delle cooperative sociali. La sede operativa è un capannone di circa 2.000 mq compresi gli uffici autorizzato dalla Città Metropolitana di Milano alle operazioni di recupero e smaltimento di diverse tipologie di rifiuti. La coop dispone di una flotta aziendale costituita da 31 automezzi autorizzati dall’Albo gestori ambientali per il trasporto di rifiuti pericolosi e non pericolosi. Infatti, “Vesti Solidale” è specializzata nei servizi di raccolta differenziata di rifiuti urbani e speciali. I rifiuti raccolti sono avviati al recupero e riciclaggio nei propri impianti autorizzati o, nel caso in cui una particolare tipologia di rifiuti lo richieda, sono conferiti ad impianti terzi.

Inclusione e creatività. A Morrovalle, nell’arcidiocesi di Fermo, la cooperativa sociale “Il talento” permette a persone con disabilità di mettere a frutto le loro ricchezze nel mondo dell’agricoltura, “seguendo i principi della responsabilità etica e della sostenibilità ambientale”. “Ferilli Eyewear” realizza, invece, occhiali made in Italy con materiali innovativi ed ecosostenibili, ottenuti dalla disidratazione delle pale del fico d’india, pianta molto diffusa in Puglia. Grazie all’abilità di alcuni artigiani, questo materiale si trasforma in un accessorio esclusivo dal design ricercato. Infine, l’associazione “Fides et Ratio” creata da un gruppo di giovani della diocesi di Nola. Si tratta di un polo che offre formazione, diffusione della cultura e dei valori cristiani. L’obiettivo del progetto, che ha ricadute educative e aggregative sul territorio, è infatti quello di “rendere accessibili, fruibili e inclusivi i linguaggi della cultura per generare benessere per le persone e per l’intera comunità”. L’associazione realizza laboratori ludico-didattici, giornate di educazione ambientale, eventi dedicati alla promozione del patrimonio storico artistico diocesano, laboratori informatici e linguistici ed eventi. “La nostra buona pratica insegna a prendersi cura dell’altro, a guardare i suoi bisogni, alle sue esigenze e farsi carico dell’altra persona”.