Anche a Salvador De Bahia una settimana della carità

È arrivata sino in Brasile la “Settimana della carità”, l’iniziativa di solidarietà promossa della Chiesa cremonese in occasione della festa patronale di sant’Omobono. Dall’8 al 14 novembre, infatti, anche la comunità di Salvador de Bahia ha vissuto questa occasione che vuole ricordare l’importanza del dono gratuito e della carità nei confronti del prossimo. Nella parrocchia brasiliana di Gesù Cristo Salvatore, infatti, il legame con Cremona è sempre più forte: qui opera il sacerdote “fidei donum” cremonese don Davide Ferretti, che da ottobre è affiancato da Gloria Manfredini e nelle prossime settimane potrà contare anche sul supporto di un altro giovane cremonese, Marco Allegri, che proprio durante la veglia diocesana dei giovani, che si terrà al palasport di Cremona nella serata del 20 novembre, riceverà il mandato missionario dal vescovo Antonio Napolioni.

All’inizio della Settimana, durante la Messa, la comunità è stata chiamata a raccogliere generi alimentari e aiuti di ogni genere, che sono stati poi distribuiti alle famiglie più bisognose, bussando alle loro porte. L’incontro personale ha permesso di conoscere più da vicino i bisognosi, in modo da trovare il modo migliore per aiutarli.

Oltre ai generi alimentari raccolti durante la Messa, i ragazzi della parrocchia hanno distribuito, fuori della chiesa, più di cento sacchetti di fagioli, sui quali erano stampate le parole di Irma Dulce, la suora canonizzata nel 2019 da Papa Francesco e molto amata a Salvador de Bahia: «Tutto si riduce a questo: dai il meglio di te a tuo fratello, e allora ci sarà la pace sulla terra». Un messaggio molto forte e pieno di significato a Bahia, dove l’aiuto reciproco è spesso l’unico modo per poter continuare a vivere.

Lo testimonia ad esempio l’opera della signora Edivania che da più di vent’anni è impegnata nell’aiuto dei senzatetto che vivono per le strade della sua città, piegati da malattie e povertà, dovute alla difficoltà della vita che conducono, e dimenticati dalla società. Proprio per loro ha voluto fondare la «Casa di Marta e Maria», un ente non ufficiale, quanto piuttosto una comunità di persone che offre un aiuto stabile agli ultimi di Salvador, fondandosi sulla bontà dei cittadini e dei missionari, che in base alle proprio possibilità mantengono viva questa realtà.

In fondo proprio questo è il messaggio della Settimana della carità: aiutare il prossimo senza chiedere nulla in cambio, donare per permettere anche agli ultimi di vivere.




«Un’ umanità in movimento»: la Chiesa cremonese inizia il cammino sinodale tra comunione, partecipazione e missione

 

Si è tenuta nella serata di sabato 16 ottobre l’intensa e partecipatissima veglia diocesana per l’avvio del Sinodo. Iniziata alle 21 in tre diverse chiese di Cremona (San Pietro al Po con il vicario della zona 2 don Giambattista Piacentini, a Sant’Abbondio con il vicario don Pietro Samarini e a San Michele con don Antonio Pezzetti e don Davide Barili) con il primo momento dedicato alla comunione, è proseguita con il cammino dei tre gruppi fino alla Cattedrale. Sulla porta, aperta sulla piazza, ad attenderli per l’aspersione il vescovo Napolioni.

 

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Il secondo momento, dedicato alla partecipazione si è svolto all’interno della Cattedrale, dove il vescovo ha presieduto la preghiera alla presenza del vescovo emerito di Cremona don Dante Lafranconi e del vicario generale don Massimo Calvi. Dopo la lettura di alcuni brani tratti dal Documento preparatorio del Sinodo dei vescovi e alcuni canti significativi eseguiti dal coro Saint Michel della comunità afro-francofona e dal coro Psallentes di Soresina – don Maurizio Ghilardi, incaricato diocesano per la Pastorale Missionaria ha chiamato Gloria Manfredini e Marco Allegri (quest’ultimo assente per un’indisposizione) a rispondere prima di ricevere il mandato missionario in vista della prossima partenza per la missione di Salvador de Bahia in Brasile. Poi sono stati proclamati sette passi del Vangelo che monsignor Napolioni ha ripreso nella toccante omelia rivolta al popolo.

«C’erano i dodici con i loro nomi e soprannomi, persino il nome del traditore. E poi alcune donne, che mettevano a disposizione i loro beni. Una grande folla e in mezzo ad esso un ragazzo che avrebbe sfamato con la propria povera merenda le moltitudini; una donna straniera con il figlio posseduto dal demonio; un tale ricco desideroso di sapere se la sua osservanza avrebbe portato il frutto sperato; il centurione davanti alla croce e le donne sul Calvario: sono alcuni dei volti, dei protagonisti che attorno al Protagonista per eccellenza fanno il Vangelo. Il Vangelo è avvenuto prima di essere scritto», ha esordito il vescovo di Cremona. Ricordando che tutta la storia del cristianesimo è un’esortazione al cammino, perché Cristo stesso andava per le strade, saliva sui monti e mandava i suoi …

«Davvero la Chiesa è un popolo in cammino, è un’umanità in movimento», ha ricordato monsignor Napolioni. «Giovanni Paolo II diceva che la Chiesa è movimento, Papa Francesco la descrive invece come una marea caotica nella quale abita il Figlio di Dio risorto. È così, perché è fatta da uomini e donne, da famiglie che si accostano, che Lo cercano, che si imbattono in Lui perché Lui prende iniziativa. Sono storie di umanità rigenerate da Gesù: Gesù, l’Emmanuel, il Dio-con-noi».

«E il Dio sinodale, perché la parola sinodo è già in Lui, Lui che è la via e chi chiede di seguirLo. E così questi volti del Vangelo si rispecchiano nei nostri e ci chiedono di manifestare il volto stesso del Signore. Ma chi può farlo da solo? Possiamo farlo solo insieme. Chi può parlare nel nome di Dio se non nell’umiltà docile di accogliere l’altro come dono del Signore?», domanda il vescovo ai presenti.

«Viviamo un momento storico in cui tutti abbiamo bisogno di vedere per intero il volto di Dio», ha proseguito. «Sono tempi difficili, di crisi, non mancano denunce e proclami (solo oggi il Papa ha gridato l’urgenza di ascoltare davvero l’urlo dell’umanità più povera e sfruttata) ma questo tempo di crisi può essere un tempo di fede: kairos, il momento favorevole in cui il dolore si schiude perché si lascia visitare dall’amore proprio come accade nel tempo pasquale».
La fatica della pandemia, il dolore per una Chiesa chiamata a vergognarsi dei suoi peccati (del clero ma anche di tutti) sono per il vescovo di Cremona un’occasione da non sprecare, una lezione da imparare. «Per questo possiamo dire “Vieni, Gesù”, sapendo però che Lui non si sostituisce a noi trattandoci da bambini, ci coinvolge nella responsabilità di andargli incontro. Le scene evangeliche evocate cantano ed esaltano questa libertà. Lui va avanti, accostandosi: è Gesù che vive tutto questo per primo».

 

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Per monsignor Napolioni è questo il metodo da seguire nel cammino sinodale che verrà: «L’avvicinarsi agli altri senza pretendere di risolvere problemi, ma facendo sì che la carezza di Dio raggiunga tutti. Ecco il cammino sinodale da fare, da scegliere e compiere con decisione, cura, senza fretta ma senza rinvii. Lo facciamo come Chiesa di Cremona trascinata insieme a tante altre Chiese italiane del mondo dal Papa, che in particolare alla Chiesa iItaliana dice “fermati, svegliati, non ti cullare sugli allori del passato, non ti illudere che basti fare ciò che si è sempre fatto, ma ascolta la voce dello Spirito che parla nella preghiera e nella realtà, che parla attraverso la voce di tutti» .

Avverte però il Vescovo che non bisogna correre il rischio di sedersi rimanendo ancorati al già saputo, ma sempre più si renderà necessario «ascoltare la voce dello Spirito che parla nella preghiera e nella realtà, che parla attraverso la voce di tutti se abbiamo cura dell’altro». Del resto anche l’autorità, ha proseguito, «è al servizio dell’ascolto, del discernimento, per infondere coraggio nel cammino. Scegliamo di compiere questo cammino sinodale in dialogo con tutti: non solo per colmare vuoti, ma per essere più contenti di spartire il dono ricevuto anche con chi ancora non lo conosce. Il cammino sinodale è infatti chiamata missionaria – dove la missione è andare a cercare chi è smarrito, chi si è allontanato: non per fare proselitismo, ma per costruire un rapporto e tendere la mano, perché da tutti avremo qualcosa da imparare».

Soprattutto, ha insistito, «il cammino sinodale è parabola di Comunione, perché il mistero dell’Eucaristia chiede una dinamica di partecipazione: dobbiamo farne una scelta e un metodo. «È il momento di fare ma imparando anche a dirci le difficoltà o le nuove idee che arrivano sottoponendole al vaglio della preghiera e del confronto».

Per questo – ha chiosato – non è improprio il mandato missionario conferito stasera a Gloria e Marco che andranno a Salvador de Bahia ad affiancare per un anno don Davide Ferretti in quella che è di fatto l’unica missione diocesana. «Non dobbiamo smettere di andare per il mondo per paura di non avere abbastanza preti o mezzi», ha detto il vescovo, «ma continuare a essere Chiesa in uscita con missionari capaci di servizio al Vangelo e ai fratelli». Concludendo l’omelia, poi, il Vescovo ha richiamato l’atteggiamento con il quale intraprendere il viaggio sinodale che deve coinvolgere tutti. «Facciamo nostro il metodo dell’ascolto, per ascoltarlo ascoltandoci in una crescente docilità allo Spirito. Non sospendiamo certo le attività ma le facciamo insieme; avendo più cura dello sguardo degli uni verso gli altri per riconoscere in ogni istante la nostra comune storia di salvezza. Maria, l’Assunta, ci incoraggia ad osare. È lei che ha detto “sì” all’impossibile: e noi stasera ci fidiamo di Lei».

Conclusa l’omelia, il vescovo ha conferito ai due laici Gloria Manfredini e Marco Allegri il mandato missionario per il la missione di Salvador de Bahia. A loro ha consegnato i segni del crocifisso e del cero. Altri due ceri sono stati consegnati per la chiesa della parrocchia brasiliana dove già opera il sacerdote fidei donum cremonese don Davide Ferretti e per la Cattedrale, come segno di vicinanza e fraternità.

 

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Prima della benedizione finale, ecco poi la consegna ad ogni gruppo parrocchiale, associazione o famiglia religiosa un manifesto con il logo del Sinodo che sarà di accompagnamento all’intera fase diocesana.

«Questo segno, questo manifesto, ci rimanda alla Chiesa che si raccoglie insieme per celebrare, per ascoltare la Parola, ciò che il Signore ha da dirci», ha sottolineato don Gianpaolo Maccagni, vicario episcopale per il clero. I segni rimandano sempre ad altro e il cammino sinodale è un continuo rimandare a Cristo che chiama.

«Siamo aperti ai suggerimenti che Dio manda e per questo chiunque abbia idee sul Sinodo le mandi, le condivida perché è il cammino di tutti», ha concluso monsignor Napolioni, prima di salutare ancora Gloria, che partirà domani, e Marco che partirà poco dopo di lei.

 

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“Chiesa di Casa”. Una missione che ci chiama tutti, la Chiesa cremonese accompagna Gloria e Marco

È la missione il tema della seconda puntata della trasmissione di approfondimento “Chiesa di Casa”. Ospiti nello studio della Casa della Comunicazione sono stati infatti don Maurizio Ghilardi, incaricato diocesano per la pastorale missionaria, Gloria Manfredini e Marco Allegri che il prossimo sabato 16 ottobre riceveranno dal vescovo Napolioni in Cattedrale il mandato missionario e nelle prossime settimane partiranno come missionari laici per Salvador de Bahia, nella parrocchia di Gesù Cristo Risorto, in Brasile.

Il dialogo, condotto da Riccardo Mancabelli, affronta il tema missione a partire dal tema del mese missionario in corso, “testimoni e profeti”: «È l’invito a vivere una missionarietà fatta di gesti, nel quotidiano. Lo possiamo fare sul nostro territorio, o a distanza» dice don Ghilardi, sottolineando la novità rappresentata per la Chiesa cremonese dalla partenza di due laici come missionari diocesani.

I due missionari saranno al fianco di don Davide Ferretti, successore di don Emilio Bellani come parroco della comunità di Gesù Cristo Risorto.

Alla domanda sul perché della loro partenza, Gloria e Marco hanno sottolineato l’importanza della propria storia, cioè della loro personale esperienza di vita: Gloria Manfredini, insegnante di scuola dell’infanzia dell’Unità pastorale cittadina di Sant’Omobono, risponde: «Non mi sono svegliata una mattina e deciso di farlo, ma è la tappa di un percorso». Anche quello che spinge Marco Allegri, ingegnere, dell’Unità pastorale cittadina Cittanova, a dire di sì alla missione è un cammino intrapreso nella quotidianità: «È una scelta che affonda le sue radici nel passato, nella mia vita e nelle relazioni. Negli ultimi anni cresceva in me la curiosità di provare a vivere accanto ad altri, in missione».

Questo dunque il cuore dell’impegno missionario che attende i due missionari in Brasile: «La relazione. Prima di tutto noi e la comunità di Salvador ci accogliamo a vicenda» spiega Gloria, aggiungendo che il desiderio è quello di mettersi in gioco appena possibile nel mondo educativo della parrocchia brasiliana. E Marco continua: «Siamo lì, prima di tutto per condividere una porzione di tempo, di vita: donarci e offrirci, rimanere in ascolto. Dopodiché metterò a disposizione le mie competenze per adulti e ragazzi delle favelas».

L’esperienza di dono è reciproca: anche chi parte può imparare molto. Infatti, come aggiunge don Maurizio, «le condizioni, anche quelle sociali, non sempre sono favorevoli, perciò, in Brasile si può riconoscere l’azione libera dello Spirito». Mentre, in Brasile, la comunità aspetta con gioia l’arrivo di Marco e Gloria, i due missionari cremonesi «saranno i primi a farci comprendere che ricaduta potrà avere la loro esperienza sulla nostra comunità».

I gesti correlati al gemellaggio con la parrocchia brasiliana sono molto concreti, come la già avvenuta adesione da parte di molti nostri diocesani alla “cesta basica”, il progetto di distribuzione di generi alimentari alle famiglie bisognose del quartiere. Ma non solo. Don Maurizio sottolinea che durante la prossima estate riprenderanno anche le esperienze di missione breve, segno, fra gli altri, che la scelta di Marco e Gloria può diventare occasione per molti.

La partenza di Gloria e Marco come segno della vocazione missionaria di tutta la Chiesa cremonese. Questo il significato profondo del mandato, con la consegna del crocifisso, che il vescovo conferirà loro in Cattedrale sabato 16 ottobre, davanti a tutta la diocesi, in occasione della veglia di apertura del cammino sinodale.

 


 

Chiesa di Casa è l’appuntamento settimanale con i protagonisti della vita pastorale della Chiesa Cremonese. Ogni giovedì dalle 20.30 sui canali web e social della Diocesi di Cremona (Facebook, Youtube, IGTV e diocesidicremona.it) e in tv ogni domenica alle 8.00 e alle 12.15 circa (dopo l’Angelus) su Cremona1, alle 11.45 e alle 20.40 su TelePace.

 

 




La scelta di Gloria e Marco, missionari laici in partenza per il Brasile

Il pellegrinaggio di inizio anno pastorale a Caravaggio, è stata l’occasione per presentare ufficialmente alla diocesi i due giovani laici che nei prossimi mesi partiranno come missionari per Salvador de Bahia, in Brasile.

Si tratta di Gloria Manfredini, insegnante di scuola dell’infanzia dell’Unità pastorale cittadina di Sant’Omobono, e Marco Allegri, ingegnere dell’Unità pastorale cittadina Cittanova.

È stato il vescovo Napolioni a presentarli al termine del momento introduttivo nella Basilica di Santa Maria del Fonte, rivolgendo ai due giovani alcune domande sulle motivazioni e sulle attese che preparano il loro servizio missionario nella parrocchia di Gesù Cristo Risorto a Salvador de Bahia in Brasile, dove saranno al fianco di don Davide Ferretti, fidei donum cremonese che ha appena fatto il suo ingresso come parroco, succedendo a don Emilio Bellani, che per 11 anni ha guidato la comunità brasiliana.

In dialogo con il vescovo i due giovani hanno spiegato le ragioni della loro scelta: Gloria Manfredini ha voluto spiegare il motivo alla base di questo percorso: «Per me è stato un percorso, mettersi prima in ascolto e poi in viaggio: lo stile sarà quello dello stare in mezzo: in mezzo alle persone e alle situazioni e nel mondo dell’educazione non mancano certamente le sfide».
Anche Marco Allegri, l’altro giovane missionario in procinto di partire, ha voluto esprimere le motivazioni che lo hanno portato a scegliere questo percorso: «Questa è stata una scelta mia ma che è cresciuta nella fede: dopo l’esperienza di gennaio scorso in Brasile ho sentito il desiderio di condividere parte della mia vita con quella comunità cristiana, senza voler imporre nulla, rimanendo in ascolto e donando quello che potrò».

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Salvador de Bahia, l’ingresso di don Davide Ferretti come parroco. Messa con il cardinale Da Rocha

È stato il cardinale Sergio Da Rocha, arcivescovo di Salvador de Bahia e primate del Brasile a presiedere la Messa con cui venerdì 17 settembre la parrocchia di Gesù Cristo Risorto ha salutato l’ingresso ufficiale di don Davide Ferretti come nuovo parroco, con un primo saluto a don Emilio Bellani che nelle prossime settimane lascerà il Sudamerica per tornare in diocesi a Cremona.

In una parrocchiale occupata da molti fedeli, distanziati ma profondamente partecipi, con la presenza anche del diacono Geraldo, abitante in parrocchia, la celebrazione si è svolta in semplicità. Ad aprirla il saluto al cardinale da parte di don Bellani che ha ripercorso brevemente la storia di questi 13 anni di vita di questa comunità (il 14 settembre è stato l’anniversario dell’inaugurazione della chiesa). Il Cardinale ha più volte ringraziato don Emilio per gli 11 anni trascorsi in terra brasiliana, per il grande lavoro svolto e per la grande dedizione e il servizio alla comunità e ha invitato don Davide a proseguire su questa strada: «Grazie di cuore al nostro carissimo don Emilio – ha detto – che ringrazio per tutti questi anni di presenza fraterna, di dedizione generosa alla parrocchia e all’arcidiocesi. Ma stasera accogliamo in modo ufficiale un sacerdote che fa già parte della vostra comunità e che già collabora alla vita della parrocchia e che da oggi assumerà il servizio tanto prezioso di parroco, una missione esigente, che richiede dedizione, responsabilità ma ho la certezza che potrà contare sulla vostra collaborazione, sulle vostre preghiere e sulla vostra presenza viva alla vita parrocchiale: accogliamo don Davide».

Durante l’omelia ha sottolineato l’importanza del lavoro di tutta la comunità in unione con i suoi pastori per l’annuncio del Vangelo e l’attenzione particolare per le persone più bisognose. Lavorare insieme come segno di comunità, in un vero cammino missionario. Soffermandosi sul brano del Vangelo del giorno ha quindi anche ringraziato tutto il mondo femminile che lavora con dedizione per la comunità e ha invitato tutti i parrocchiani a continuare il loro impegno pastorale accanto al loro parroco.

Non è mancato il ringraziamento alla diocesi di Cremona da cui sia don Emilio che don Davide provengono, con la speranza che questa collaborazione possa continuare sempre più forte: «Ringraziamo di cuore la Diocesi di Cremona in Italia che ci ha fatto dono prezioso con la presenza missionaria di questi sacerdoti che sono entrati e fanno parte della nostra famiglia ma che fanno parte anche della famiglia della diocesi di Cremona.Per questo ringraziamo il vescovo Antonio, il clero e i fedeli della diocesi di Cremona che accompagnano questi sacerdoti missionari fidei donum con la preghiera e la presenza fraterna. La loro presenza è importante ma il sacerdote da solo non può compiere la missione della Chiesa, ha bisogno di voi. Quindi questa sera non solo accogliamo don Davide ma assumiamo l’impegno di pregare per loro, con loro, di lavorare insieme per la cura di questa parrocchia e della Chiesa».

Al termine della Messa nessun momento ufficiale, anche a causa della situazione della pandemia, ma solo spazio per altri saluti e ringraziamenti.


Il video della Messa pubblicato sul profilo instagram della parrocchia di Gesù Cristo Risorto

 

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L’inverno d’agosto di Salvador de Bahia

È finito anche il mese di agosto. Agosto in Brasile vuol dire pieno inverno. Normalmente vuol dire “freddo”, minima 21 gradi e massima 30 (21 gradi per i brasiliani è molto freddo). Normalmente in agosto non piove, ma non sempre le cose sono “normali” e quest’anno, almeno fino al 10 agosto, è piovuto proprio tanto. Non che poi non sia più piovuto, anzi, soprattutto di notte gli acquazzoni non sono mancati, ma hanno cominciato ad alzarsi le temperature.

Pioggia vuol dire un po’ di difficoltà, soprattutto in molte case dove i tetti non sono proprio “a prova di pioggia”. Ma anche nel lavoro, in particolare nella pesca quando il mare è agitato. Ma qui ci si abitua facilmente un po’ a tutto.

Il virus sembra sotto controllo (ma non urliamo). La vaccinazione procede spedita. Sono riprese le scuole, anche se non tutte e, comunque, sempre in modo ridotto e a giorni alterni; è un piccolo segnale. Quasi due anni senza scuola qui si fanno sentire e molto. L’istruzione è uno dei grandi problemi del Brasile.

In tutto questo in parrocchia sono continuate le attività.

La catechesi sta accompagnando alcuni gruppi verso i sacramenti. In settembre alcuni adulti e ragazzi riceveranno il Battesimo e, dopo qualche settimana, ci saranno le Prime Comunioni. In ottobre le Cresime per una trentina tra giovani e adulti.

È ripresa anche la catechesi dei bambini più piccoli e di un gruppetto di ragazzi delle medie. Qui difficilmente ci sono i genitori che ti spingono alla catechesi: sono i ragazzi stessi che, magari per qualche amico che ti invita, cominciano a frequentare, si trovano bene e continuano. Quando ci si fermerà per le vacanze estive bisognerà andare casa per casa a ricontattarli.

L’attività del balletto ha ripreso alla grande dopo una breve sosta in luglio; adesso la ragazze che frequentano sono circa 130. Continuano anche gli allenamenti di calcio con circa 60 ragazzi.

Agosto è servito anche per cominciare a preparare alcuni avvenimenti importanti per la parrocchia di Gesù Cristo Risorto: in settembre don Emilio Bellani rientrerà in Italia, in ottobre le feste di San Francesco e di Nostra Signora Aparecida, patrona del Brasile, (due chiesine sono proprio a loro dedicate) e il presepio, perché qui il presepio nella chiesa parrocchiale è sempre una cosa pensata e in grande stile e ci vuole tempo.

Agosto è anche il mese delle vocazioni e ogni domenica si prega per una vocazione differente. Tra queste c’è la vocazione ad essere papà (seconda domenica del mese). È un po’ la nostra festa del papà, tanto basta per fare festa in tutti gli angoli per due giorni (la Bahia è festa).

Ora è iniziata un mese di settembre che si prospetta intenso.




Progetto Bahia, due giovani missionari laici in partenza per un anno di missione

L’attualità potrebbe indurci a considerare la contemporaneità come tempo in cui annunciare ed evangelizzare sia ormai un fatto sterile, vivendo la grande tentazione di chiudere ulteriormente il nostro sguardo solo su ciò che esiste, ciò che sembra garantire la nostra vita di comunità cristiane di antica tradizione.

In realtà è un tempo nel quale si possono purificare le motivazioni di un’azione pastorale, implementare gli sforzi per un vera missionarietà e soprattutto è un tempo avvincente, di sfida, che chiama tutte le comunità parrocchiali, gli istituti religiosi e le associazioni laicali, così come i movimenti, a ricevere e attuare nuovamente il mandato missionario, non più secondo uno schema passato ma lasciando alla creatività e alla fantasia dello Spirito un ampio raggio di azione.

L’evangelizzazione infatti non è un’azione o un atteggiamento dettati dall’uomo o dal tempo corrente ma dal Vangelo stesso. La gioia del Vangelo passa e si mostra attraverso il compimento dell’esperienza gioiosa del Vangelo stesso che si esprime e si diffonde. La Chiesa esiste per evangelizzare; sì, ma quale Chiesa? L’immagine di Chiesa infatti non è secondaria. Non si può ergere a paradigma una Chiesa preoccupata di autoconservarsi e nemmeno autoreferenziale, ma deve necessariamente trattarsi di una Chiesa che è consapevole di essere in cammino, contrassegnata da tante variazioni “in corso d’opera”.

Il “Progetto Bahia”, innestatosi tra la nostra diocesi e la diocesi di Salvador de Bahia -, che in qualche modo avevano già un legame, grazie alla presenza di don Emilio Bellani (a servizio presso la parrocchia di Jesus Cristo Ressuscitado in Salvador de Bahia), ha visto un ampliamento con l’invio di don Davide Ferretti, due anni fa, al fine di generare uno scambio, favorire  fratellanza e cooperazione, e comprendere ancora di più il significato della missione ecclesiale che non si esaurisce mai.

Ora il percorso compie un nuovo passo; come scrisse il Vescovo Antonio nella stesura del Progetto stesso: «… con l’attenzione a creare un cantiere di solidarietà per facilitare le esperienze laiche (di singoli, gruppi di giovani o famiglie). Si cercherà di creare fra le due diocesi esperienze di scambio, prevedendo la possibilità di permanenze medio-brevi (…) per arricchire la propria esperienza ecclesiale, come pure accogliendo in Italia giovani dal Brasile per stage formativi mirati… ». È previsto, quindi, nel progetto, l’invio di laici.

La Chiesa è costituita prevalentemente di laici: i catechisti nella gran parte dei casi sono laici, gli operatori parrocchiali sono laici… il missionario laico ha capacità di evangelizzare e anche i laici non annunciano se stessi, ma un Vangelo che la Chiesa ha loro affidato in forza del sacerdozio comune dei battezzati.

Alla vigilia di un avvicendamento (quello di don Emilio Bellani che dopo l’estate rientrerà definitivamente in Italia) e dopo un percorso di valutazione (approfondendo le motivazioni di ciascun candidato), la Chiesa cremonese si appresta a condividere la collaborazione di due laici che verranno inviati come fidei donum in quel di Salvador de Bahia. Essi riceveranno il mandato missionario nel prossimo mese di ottobre, per essere inseriti nel Progetto Bahia proprio come parti attive, fattive e anelli di congiunzione con la nostra diocesi.

È un gesto per ricevere, non un andare ad insegnare agli altri come essere Chiesa.

Ma ricevere cosa? Il dono della non autoreferenzialità, il dono della povertà condivisa, il dono della fede disarmante vissuta in situazioni di pesante svantaggio sociale, il dono del senso comunitario che cresce là dove si è davvero minoranza, il dono dei carismi condivisi tra presbiteri e laici.

Deve essere una festa per la nostra diocesi, deve essere motivo di gioia perché la partenza di alcuni suoi figli, con uno scopo ecclesiale ben preciso, mantiene desta l’attenzione su uno dei compiti che all’intera Chiesa è affidato: “… fate mie discepole tutte le genti …”.

Ad essi saranno assegnati impegni secondo le competenze di ciascuno, da realizzare a fianco delle persone che là vivono, e che trovano la loro radice nelle azioni tipiche di una parrocchia: catechesi, liturgia e carità, ma anche compiti di carattere più esplicitamente educativo per i bambini e per gli adulti: scuola per l’infanzia, rinforzo scolastico, accoglienza di uomini senza fissa dimora, accompagnamento delle madri-adolescenti, formazione dei giovani. Questi sono alcuni degli spazi di servizio già sperimentati precedentemente da entrambi i laici in partenza ma che chiedono costanza.

Questa esperienza potrà servire per comprendere più a fondo risorse e potenzialità che potranno essere messe in campo per  garantire una fattiva continuità tra la Diocesi di Cremona e la Parrocchia di Jesus Cristo Ressuscitado, per una collaborazione che sia attenta alle esigenze e ai bisogni di ciascuna realtà.

Nessuno però sarà titolare di se stesso: la vita comunitaria tra loro e con chi in quella comunità parrocchiale già vive esperienze di servizio importanti, dovrà essere un punto fermo, anche per l’esercizio dei carismi che lo Spirito suscita nella Chiesa e che la Chiesa non deve temere di accompagnare e sostenere. Sarà questo il giusto atteggiamento da mantenere affinché il “Progetto Bhaia” non perda la sua fisionomia parrocchiale e diocesana con l’obiettivo di generare sempre più invii, condivisioni e accoglienze.

don Maurizio Ghilardi
incaricato diocesano per la Pastorale Missionaria




Bahia, alla Casa di Marta, Maria e Lazzaro, una famiglia per gli “ultimi” della favela

Lo scorso 29 luglio la parrocchia di Gesù Cristo Risorto di Salvador de Bahia, ha celebrato la festa dei Santi Marta, Maria e Lazzaro, particolarmente sentita dalla comunità, come dimostra la presenza di una casa di accoglienza che ha proprio questo nome: “Casa di Marta, Maria e Lazzaro”.  Un struttura fondata più di dieci anni fa da Dona Edivania, che ha aperto questa casa per accogliere persone di strada.

Dona Edivania è una signora di poco più di 50 anni che ha scelto di dedicare la sua vita alle persone di strada. Ha iniziato molti anni fa aprendo una piccola comunità che ospita oggi uomini senza fissa dimora. Sono 10/12 uomini che vengono dal mondo della strada (a Salvador ce ne sono molti) e che accettano di entrare in questa comunità. Spesso sono persone che provengono da qualche periodo in ospedale o in altre comunità. Spesso non hanno più riferimenti parentali e cercano un modo per ricominciare a vivere.

Dona Edivania, dopo un colloquio, li accoglie. C’è un tetto sulla testa, un letto dove potersi riposare, dei pasti caldi e ben preparati, ma soprattutto c’è l’accoglienza di una amicizia, di una parola, di piccole e grandi attenzioni. C’è, in sostanza, un po’ di amore.

Chi ha vissuto per strada per mesi o anni, spesso ha dimenticato di tutte queste cose. Ha vissuto nella paura del nemico, dell’arrangiarsi come si può, del non guardare in faccia nessuno perché è la propria vita contro quella degli altri, ma soprattutto ha vissuto la tragedia del sentirsi inutile e abbandonato.

 

Così avviene il piccolo grande miracolo della “Casa di Marta, Maria e Lazzaro”: nelle stanze della comunità si vivono momenti di gioia per un nuovo ospite che arriva, per una piccola festa “in famiglia”, per una amicizia che si riscopre… ma anche momenti di tristezza: l’abbandono di chi non se la sente di continuare, qualche momento di tensione, due anni fa anche la morte di una persona.

È la vita della casa, scandita da una campana che richiama per la preghiera, per il momento del pranzo e della cena e per qualche momento da vivere insieme. Ognuno ha il suo compito: chi apre il cancello d’ingresso, chi prepara la tavola, chi lava i piatti, chi pulisce… ci si aiuta e si ricomincia a vivere. Da fratelli.

C’è anche una piccola chiesina dove ogni mattina Dona Edivania insieme a chi lo desidera inizia la giornata con la preghiera.
Non tutti sono cattolici, a volte alcuni non credono, ma – Dona Edivania ne è sicura – il Signore Gesù è presente nella casa di Marta, Maria e Lazzaro.




Missione, Don Davide Ferretti racconta la favela: giovani e carità per non cedere a povertà e violenza

Tra pochi giorni don Davide Ferretti tornerà in Brasile, nella sua Salvador de Bahia. Resta il tempo per la seconda dose di vaccino e per un altro incontro in oratorio. «Diverse parrocchie – racconta – mi hanno invitato durante il Grest per raccontare ai ragazzi la missione di Salvador. È sorprendente il numero di domande che mi hanno rivolto. Ed è bello vedere nei ragazzi questa curiosità, questa sensibilità verso chi vive lontano da noi e vive problemi diversi dai nostri».

Sono già passati due anni dalla partenza di don Ferretti per la missione nella parrocchia della favela.

«All’inizio non è stato facilissimo. Entri in un mondo completamente nuovo: c’è una lingua da imparare bene (vivere là non è come fare l’esperienza di un mese in estate), un clima a cui abituarsi perché là fa sempre caldo, ritmi di vita completamente diversi dai nostri. Poi però conosci le persone… E in questo devo dire che don Emilio mi ha dato un grande aiuto portandomi con lui ad incontrare le famiglie nelle case: è il modo migliore per inserirsi. Le persone ti conoscono e tu impari ad apprezzare le cose nuove».

Per don Emilio Bellani gli anni nella parrocchia di Jesus Cristo Ressuscitado sono stati quasi 12 ed ora è giunto per lui il momento del rientro (sarà collaboratore parrocchiale a Cassano D’Adda).

«La comunità – spiega don Davide – è dispiaciuta per la sua partenza, ma sanno che i cambiamenti accadono. E sanno che nessuno cancellerà ciò che don Emilio ha fatto qui a Salvador: ha fatto tante cose, ha lavorato incessantemente per la parrocchia e per il quartiere».

Nei prossimi mesi ad affiancare don Ferretti in parrocchia arriveranno due missionari laici, due giovani che si porranno a servizio della comunità. Cosa cambierà?

«Certamente qualcosa cambierà nel modo di operare in parrocchia. Sarà un’esperienza nuova per Salvador de Bahia. L’intenzione del Progetto Bahia era proprio quella di generare una collaborazione più ampia, che non coinvolgesse solo sacerdoti. Ora, non so se erano questi i tempi previsti, ma sappiamo che il Buon Dio apre strade anche inaspettate – sorride sereno don Davide – e ci prepariamo a vivere una cosa nuova. I due missionari laici potranno aiutarci per una maggiore collaborazione con alcune realtà sul territorio vicine alla parrocchia come il centro educativo, l’asilo e la casa di accoglienza per abitanti di strada e offriranno il loro supporto nella catechesi e nelle attività dei gruppi parrocchiali».

Ma qual è la realtà della missione dei Salvador de Bahia? Che ambiente troveranno i giovani missionari che partiranno per il Brasile?

«La prima differenza che si nota è la presenza delle chiese protestanti, che sono chiese per lo più locali, non legate alle chiese cristiane europee. È una presenza molto forte: le persone passano spesso da una chiesa all’altra e il rapporto con la parrocchia non è facile perché queste chiese hanno un’impostazione per lo più anti-cattolica. E la sostengono fortemente anche in strada: pensate che ci sono casse alle fermate dei bus che trasmettono le radio protestanti. Per questo anche noi dedichiamo molto tempo alle visite alle case, all’incontro diretto con le persone, per capire, parlare, far sentire la vicinanza della Chiesa cattolica. Un’altra differenza evidente – continua don Davide – è l’età delle persone in parrocchia: sono soprattutto giovani. La pastorale si rivolge soprattutto alle famiglie, famiglie molto giovani. E alla Messa ci sono soprattutto adolescenti e ragazzi; e non certo per la spinta delle famiglie, sono loro a svegliarsi un’ora prima per venire in chiesa».

Quali sono le fragilità a cui la gente della favela deve far fronte?

«Anzitutto la povertà. È evidente ad una prima occhiata. La favela è povera. Poi c’è la violenza: vive a ondate ed è soprattutto legata alla droga, quindi regolamenti di conti o blitz della polizia. E questo incide sulla vita delle persone. E tocca sempre da vicino perché quando muore un ragazzo finito in brutti giri, spesso si tratta di giovani che hanno frequentato la parrocchia da bambini, o di cui consociamo le famiglie. Un altro problema, poi, è quello dell’istruzione. Il Covid ha aggravato la questione scolastica e anche se oggi dovrebbe essere ripartita, di fatto i ragazzi non stanno frequentando. Si è tentato con la dad, ma in favela la rete non è sempre disponibile e le famiglie che hanno più figli non possono garantire un cellulare o un computer per ogni figlio. Purtroppo ancora oggi qui a Salvador tanti ragazzi non sanno leggere e scrivere».

Quali sono le azioni che la parrocchia mette in campo per rispondere ai bisogni del quartiere?

«Per fortuna in questo periodo sembra si stia esaurendo la seconda ondata del Covid, così abbiamo potuto riprendere il calcio per i ragazzi e il balletto per le ragazze. Sono attività fondamentali per allacciare e mantenere i rapporti con i giovani e con le loro famiglie. Ma anche per educare al rispetto di regole ed orari: sembra banale, ma quando vivi per strada non lo è… Ora poi riprenderemo la musica ed è ripartita la catechesi anche per la preparazione di Comunioni e Cresime che si celebreranno ad ottobre».

E sul fronte caritativo?

«Grazie alla generosità di tanti cremonesi stiamo riuscendo a distribuire con continuità la cesta basica, una forma di sostegno molto preziosa per tante famiglie. Ne distribuiamo 70/80 al mese, e oltre 100 nei periodi di Natale e Pasqua. Ultimamente poi don Emilio ha letteralmente inventato una nuova forma di distribuzione di generi alimentari di prima necessità fuori dalla chiesa, in strada. È diverso perché è una forma di carità che non guarda in faccia nessuno: chi passa, riceve… E sono i nostri giovani a distribuire riso, latte e pane. Si fanno incontro, si rendono visibili».

La parrocchia come casa, luogo di incontro e di crescita.

«Tra i progetti sostenuti grazie alla carità dei cremonesi – anticipa don Ferretti – c’è anche la copertura del campo dal calcetto. Sembra una cosa da poco, ma per noi e per i nostri ragazzi è estremamente importante: ci permetterà di far giocare i ragazzi anche se piove e anche di sera. Sarà un servizio prezioso per la nostra attività sportiva, ma anche un’occasione in più per accogliere e incontrare la gente del quartiere».

La partenza di due missionari laici apre ora una pagina nuova del progetto missionario diocesano a Salvador de Bahia. Qual è la responsabilità della comunità cremonese?

«La sfida è quella di tenere vivo questo progetto. Parliamone sui mezzi di comunicazione e nelle parrocchie: è importante far capire che Salvador fa parte della nostra diocesi, che “mi interessa”. Faccio un piccolo esempio: a Robecco i bambini mandano i loro disegni a Bahia e i bimbi del nostro catechismo spediscono i loro alla parrocchia cremonese. È uno scambio semplice che tiene vivo un legame. Altrimenti cadiamo nell’errore di pensare che sia solo una questione di soldi. Certo, la generosità concreta è essenziale per sostenere i progetti della parrocchia missionaria, ma non può essere l’unico modo per essere vicini. Sono i legami che contano».

 




Il messaggio del Vescovo per gli amici di Salvador de Bahia: «L’avventura di comunione continua» (VIDEO)

Il messaggio di saluto del vescovo Antonio Napolioni diretto ai «carissimi amici di Salvador de Bahia» è affidato a un video realizzato da don Emilio Bellani che ha poi provveduto ad inviarlo (con traduzione in portoghese) alla comunità brasiliana che per undici anni lo ha accolto come sacerdote fidei donum.

Lo sfondo è quello delle montagne che disegnano il panorama dalla Casa Alpina Sant’Omobono, la struttura vacanze diocesana a Folgaria gestita da Caritas Cremonese, dove monsignor Napolioni ha trascorso alcuni giorni di riposo durante il periodo estivo.

«A presto! – esordisce nel suo messaggio rivolto alla comunità di Salvador de Bahia -. A presto per continuare l’avventura di comunione ecclesiale che da diversi anni lega la Chiesa di Cremona alla vostra parrocchia».

Nel suo saluto il Vescovo spiega la scelta che riguarda continuità della presenza missionaria della diocesi nella favela brasiliana: «Don Emilio sta organizzando il suo rientro in Italia, perché se un missionario sta troppo a lungo non è più missionario. E invece – continua – ha bisogno di continuare ad essere missionario in mezzo a noi: raccontandoci la sua esperienza, aiutandoci a rimanere aperti al mondo. E poi studieremo altre modalità per essere con voi e ricevere da voi tutto lo stimolo che viene dalla vostra bella esperienza di fede».

Intanto – prosegue mons. Napolioni – don Davide Ferretti, che da due anni affiancava don Emilio e che oggi prosegue il percorso pastorale, «sarà affiancato per un anno da due giovani che abbiamo preparato e che conoscete già, e poi vedremo cosa il Signore prepara alle comunità».

Prima del saluto anche un augurio fraterno: «Vi auguro di star bene, di superare presto tutte le difficoltà legate alla pandemia, di continuare a testimoniare la fede in modo che l’essenziale non manchi nel profondo del cuore di tutti noi»