Salvador de Bahia, primissimi giorni di missione per Alessandra, Anna e Tommaso

Dopo Martha Ferrari, altri tre giovani della Diocesi di Cremona hanno raggiunto la parrocchia di Cristo Risorto, a Salvador de Bahia, in Brasile, dando il via alla loro estate missionaria, iniziata quasi due mesi dopo il mandato ricevuto dal vescovo Napolioni il 5 giugno, domenica di Pentecoste, e che durerà fino alla terza settimana di agosto.

Arrivati in Brasile nella tarda serata del 28 luglio, i tre giovani hanno raggiunto la parrocchia il giorno successivo, dove hanno incontrato i ragazzi del posto: «Ci ha colpito chiaramente la diversità, dal punto di vista della mentalità, ma anche dello stile di vita – commentano – a tratti davvero insostenibile».

«La cosa che ci ha maggiormente colpito è stata il doposcuola – raccontano i tre ragazzi – che si svolge in uno spazio chiamato “kilombo”, in cui ci siamo resi conto che il livello di istruzione, oltre a essere molto basso, porta in sé anche una mentalità caotica, che si riflette anche sull’incapacità dei bambini di mantenere l’attenzione e la concentrazione e di attuare ragionamenti complessi. L’unico modo che si è trovato per ovviare a questo problema è stato quello di sviluppare un metodo di insegnamento basato sulla rigidità e sulla ripetizione mnemonica».

Un’impatto certamente forte per i primi giorni dei tre giovani in “missione”, di certo non privo di qualche difficoltà: «Se dovessimo scegliere tre parole per sintetizzare questi primi giorni – proseguono –, sarebbero “confusione”, “rumore”, “eccesso”. “Confusione” sia dal punto dell’organizzazione delle giornate, ma anche dal punto di vista delle stagioni, del clima, che qui è sempre più o meno uguale, caldo. Per quanto riguarda il “rumore” ci ha colpito sia la musica assordante proveniente dalle case e dalle macchine di passaggio, sia il tono di voce molto alto e la vivacità generale nel parlare. Infine, in contrasto con la povertà dei loro mezzi, si può notare come tendano a enfatizzare ogni momento della loro vita, colgono ogni occasione che hanno per fare festa, che sia il sabato sera o la vittoria di una squadra di calcio».

Infine l’auspicio di Alessandra, Anna e Tommaso per l’esperienza che proseguirà nelle prossime settimane in Brasile: «Speriamo di capire meglio la lingua, nei confronti della quale abbiamo riscontrato qualche difficoltà: questo ci permetterebbe di conoscere ancor meglio i ragazzi e capire qualcosa in più della loro vita».

«Un bellissimo scambio di esperienze tra le culture dei due paesi», si legge sul profilo Instagram della parrocchia brasiliana, testimone dell’entusiasmo con cui i ragazzi hanno atteso e accolto i giovani cremonesi, e con cui hanno apprezzato il lavoro svolto fin qui da Martha Ferrari, in Brasile già da inizio luglio. Nei prossimi giorni in arrivo a Salvador de Bahia anche l’ultimo dei volontari, Davide Chiari, che si andrà ad aggiungere al gruppo italiano già operativo in parrocchia.




«Bem-vinda a Salvador!», l’estate missionaria di Martha Ferrari in Brasile

Arriva da Salvador de Bahia il resoconto dei primi giorni “brasiliani” di Martha Ferrari, di 32 anni, la prima dei giovani cremonesi che sono partiti – o partiranno – dall’Italia per svolgere il proprio servizio presso la parrocchia di Gesù Cristo Risorto, dopo il mandato missionario consegnato loro dal vescovo Napolioni lo scorso 5 giugno, nella domenica di Pentecoste.

Di seguito la testimonianza dell’insegnante originaria di Brignano Gera d’Adda, nella Zona pastorale 1 della Diocesi di Cremona, che per circa un mese affiancherà don Davide Ferretti, Gloria Manfredini e Marco Allegri, già attivi da tempo a Bahia e pronti a guidare la missione di Martha e degli altri ragazzi che presto raggiungeranno la parrocchia brasiliana:

«Bem-vinda, Martha!». Sorrisi spalancati, occhi curiosi, mani destre allungate verso la mia. Molti volti incrociati, nomi ancora da imparare. Niente fretta, ritmo disteso (siamo in Brasile). Sono passati troppo pochi giorni perché io sia in grado di raccontare qualcosa di significativo sulla vita che ho incontrato. La sensazione che sento addosso è quella di sentirmi accolta. Lo capisco dalle sedie che mi sono state offerte quando sono entrata nelle case delle persone, dalla ricca colazione che ogni mattina trovo in terrazza, dalle conversazioni scambiate il pomeriggio nel cortile della parrocchia con le adolescenti che lì si ritrovano. Per le bambine del doposcuola forse sono più un’attrazione: l’italiana che parla inglese, lingua misteriosa, esotica. «My name is…» ripetono loro, imitando con poca convinzione il suono che sentono. Le strade sono piene di elementi che attirano la mia attenzione: altoparlanti a ogni incrocio, venditori di frutta e verdura in mezzo alla suburbana, carne appesa dietro la vetrina di un negozio, persone in attesa dell’autobus in pensilina, macchine e motorini carichi di persone e di cose, chiese evangeliche incastonate tra le case, dossi ogni dieci metri. Anche la notte non riposa: gatti che litigano, cani che abbaiano arrabbiati e galli che cantano ben prima dell’alba. Fortuna che ci sono le onde del mare che cullano il sonno. Il mio desiderio è osservare quello che accade attorno a me, senza la presunzione e l’esigenza di capirlo, lasciando che si imprima nella memoria. Questo per me è ancora tempo per ascoltare e guardare, non per parlare.

«Il pieno di Spirito Santo»: il mandato ai giovani che si preparano ad un’estate di missione




Salvador de Bahia, Marco Allegri racconta l’esperienza a Casa di Edivania

Continua in Brasile, nella parrocchia di Salvador de Bahia, l’anno di servizio dei due fidei donume cremonesi, Gloria Manfredini e Marco Allegri. Per lui, in particolare, tra gli impegni c’è quello presso la Casa Marta e Maria, meglio conosciuta come Casa di Edivania, che l’ha fondata. Di seguito il suo racconto.

Potrebbe sembrare “Il castello dei destini incrociati” di Calvino e, invece, a Salvar de Bahia, in quartiere, è conosciuta semplicemente come “la casa di Edivania”, una struttura di accoglienza per persone di strada fondata tredici anni fa da Edivania, una donna che ha fatto della sua vita un servizio perpetuo alle persone più fragili.

La Casa Marta e Maria, nome ufficiale della struttura, è un luogo tranquillo, che ospita una quindicina di persone provenienti da contesti molto difficili: alcuni sono usciti da una lunga ed estenuante lotta contro l’alcol, altri hanno alle spalle storie di dipendenza dalla droga e altri ancora semplicemente sono malati o anziani e non hanno più nessuno che possa prendersi cura di loro.

Gli ospiti della casa sono tutti uomini, dai 30 ai 60 anni, e vivono in comunità, vengono da storie complesse e intricate. Il loro male più grande ora è la solitudine.

Ogni martedì mattina passo a trovarli e mi fermo a mangiare con loro. Di solito, con gli ospiti che desiderano, giochiamo a domino o a Forza4. Si chiacchiera, si condivide una merenda insieme e poi il pranzo. Alcuni hanno tanta voglia di raccontarsi, si perdono in storie di gioventù e di vite lontane, altri non parlano e preferiscono rimanere in disparte, ma tutti hanno in comune lo stesso punto di arrivo, la stessa persona, Edivania.

Spesso capita che ci sia da portare alcuni di loro in ospedale o a comprare farmaci: in quel caso mi presento in macchina, al mattino presto e poi andiamo insieme. Il traffico e il caldo spesso rendono le nostre uscite impegnative, ma sono anche momenti profondi di condivisione e di speranza. Molti di loro soffrono di patologie croniche e hanno bisogno di cure costanti.

Pedro, per esempio, è stato accolto in casa qualche mese fa. È stato trovato per strada in condizioni disperate, divorato dall’aids e dalla tubercolosi; dopo un lungo periodo in ospedale si è ripreso e ora vive lì nella comunità. Lui è tra quelli con cui condivido di più. Non parla molto, ma giochiamo tanto a Forza 4. È divertente, ha un modo tutto suo di giocare: per lui la partita termina quando le pedine finiscono, in un certo senso, gli piace giocare a punti.

Un altro signore con cui passo molto tempo è Giovanni. Giovanni chiacchiera molto, gli piace ritornare ai giorni della sua giovinezza, nel sertao dove coltivava frutta con il padre. Anche lui ha alle spalle diverse fatiche, ha lottato per anni con la dipendenza dall’alcol, ma ora ne è uscito e si dedica al servizio dei suoi compagni in casa.

Oltre ai giochi e alle conversazioni tentiamo di fare altre piccole attività insieme: una mattina abbiamo fatto una torta tutti insieme. Il desiderio di poter generare qualcosa di buono e di contribuire alla vita del prossimo è molto forte in loro e quando si accorgono di saperlo fare, di essere “utili” per ciò che sono, si riempiono di entusiasmo.

Marco Allegri




Diario di Bahia: pioggia e allagamenti non frenano la devozione mariana. Maggio di preghiera con il Rosario tra le strade del “bairro”

Come ogni mese, arriva da Salvador de Bahia il diario dei missionari cremonesi che prestano il loro servizio presso la parrocchi di Gesù Cristo Risorto, che condividono con la diocesi il resoconto delle attività e delle iniziative del mese di maggio. Un maggio autunnale di un autunno “strano” per chi non è abituato a viverlo in Brasile, tra il caldo, la pioggia e i disagi climatici, un maggio di ripresa sociale e umana, dopo la pandemia, e un maggio, come in Italia, dedicato a Maria.

Ecco il messaggio inviato da don Davide, Gloria e Marco:

Nel mese di maggio è pieno autunno, ma non pensate alla nebbia, al freddo, alle foglie che cadono e ai colori della natura che cambiano: difficile accorgersi di un cambiamento di stagione se non ponendo attenzione sul calo di pochi gradi della temperatura quando cala il sole (da più di 30 fino ai 27/28) e il fatto che il tramonto arriva mezz’ora prima del solito. Per chi come noi è abituato a vedere le differenze tra le stagioni, questa continuità è veramente molto strana e i punti di riferimento che ci aiutavano a capire lo scorrere del tempo non valgono più. Anche la percezione dei giorni che passano, che all’inizio sembrano tutti uguali, è difficile averla. Una delle cose più strane di questo mese però è stata l’abbondanza di forti piogge che normalmente sono molto presenti nei mesi di marzo e aprile e che invece quest’anno continuano a colpire tutta la regione causando non pochi problemi alle abitazioni e alla vita quotidiana delle persone: è normale che molte strade si allaghino, che ci si metta ore imbottigliati nel traffico ad arrivare al lavoro, che arrivare a scuola asciutti sia un’impresa schivando pozzanghere enormi, gli “schizzi” delle macchine e gli autobus in ritardo. Insomma la quotidianità è messa a dura prova soprattutto per chi sa che se la pioggia torrenziale non smette in tempo si può ritrovare la casa allagata per l’ennesima volta.

La parola “pazienza” è una di quelle parole necessarie da mettere nel proprio dizionario per vivere qui e che si ritrova in tante persone che qui ogni giorno affrontano pazientemente le difficoltà quotidiane del vivere, dalle più piccole alle più grandi.  E ci si accorge di questa pazienza non solo perché la si vive ma perché la si vede e la si ascolta girando per le strade, per le case, incontrando le persone e il loro vissuto: e qui per farlo a volte bisognerebbe aggiungere ore in più alla giornata perché il tempo non basta mai!

Maggio è stato scandito dai giorni dedicati alla recita del Rosario nelle stradine del “bairro”, in casa di qualche anziano che a causa di qualche infermità fatica ad uscire, nelle chiese delle varie comunità presenti in parrocchia; una preghiera davvero sentita e che vede la partecipazione anche di chi fatica a venire in chiesa e a volte anche di qualche evangelico! La devozione alla figura di Maria ha radici molto lontane e attraversa molte generazioni che si sono tramandate la preghiera del Rosario come un gesto che caratterizza l’identità famigliare: le mamme, le zie, le nonne hanno insegnato questa preghiera tanto semplice quanto profonda e osiamo dire quasi intoccabile!

Abbiamo avuto anche un fuori programma, una visita a sorpresa dell’ambasciatore italiano a Brasilia, in visita a Salvador. Dopo esser stato ospite dell’associazione Avsi recandosi nelle loro strutture per conoscerne la storia e l’attività, ha voluto visitare anche la nostra chiesa prolungando la sua permanenza qui, interessandosi ai racconti della vita di una parrocchia “di frontiera”.

Dopo due anni di stop a causa della pandemia, è ricominciata quella bella tradizione che è la “Taça Gabriel”, un torneo di calcio in parrocchia in memoria di Gabriel, un “menino” che ormai 10 anni fa rimase vittima di un incidente stradale con il nonno. Gabriel frequentava la parrocchia e tutti i sabati gli allenamenti di calcio qui nel campetto parrocchiale, insieme ai suoi amici. Ogni anno, in suo ricordo, si prepara questa piccola sfida tra squadre con una super merenda finale offerta dalla famiglia. Nonostante la pioggia, quest’anno si è riusciti a giocare e anche a vincere, visto che al primo posto si è qualificata proprio la squadra della parrocchia!




«Bingo!». A Salvador la vita parrocchiale riprende con un gioco semplice che spalanca le porte (e i cuori)

Sarà perché ha qualche giorno in meno, ma il mese di febbraio per i missionari cremonesi nella parrocchia di Gesù Cristo Risorto a Salvador de Bahia è passato più veloce del previsto! È un mese dove ricominciano pian piano le attività, le scuole riaprono, ma non tutte, e comunque poi ci si ferma per la settimana di Carnevale: anche quest’anno a causa della pandemia non c’è stata la grande festa che coinvolge tutta la città, ma la gente ha scelto di trascorrere questo tempo di ferie soprattutto sulle spiagge e viaggiando nelle isole qui intorno, complice anche il gran caldo che caratterizza questo periodo. Nonostante le temperature così elevate l’anomalia di quest’anno è un’estate molto piovosa, con piogge torrenziali molto frequenti con tutti i disagi che questo comporta per la favela: in primis le strade allagate che, per la maggioranza degli abitanti che si sposta a piedi diventano un problema non da poco se si pensa ai bambini e ai ragazzi che devono andare a scuola, gli adulti al lavoro, e anche per chi si sposta in autobus o in macchina l’”ingaraffamento” (ovvero rimanere imbottigliati) è assicurato, perdendo così buona parte della giornata.

Nella parrocchia dove operano don Davide Ferretti e Gloria Manfredini sono stati giorni di preparazione del nuovo anno pastorale: come accade in Italia a settembre, in Brasile con il mese di marzo ricomincia il catechismo per bambini, ragazzi e adulti, inizia un nuovo anno sportivo con la ripresa degli allenamenti di calcio, il laboratorio di danza per le bambine e ragazze e tutte le attività che si svolgono durante l’anno. Anno pastorale che comincia con l’inizio della Quaresima.

Nelle ultime settimane è ripartito anche con il bingo in alcuni quartieri della parrocchia: è come il gioco della tombola, amatissimo dai piccoli ma anche dai grandi e che raduna sempre tante persone. Un modo per stare insieme giocando e divertendosi, condividendo un momento di serenità uscendo dal perimetro della parrocchia ed entrando nelle case, nelle strade e nelle vite di chi magari vedi alla messa o sul campetto di calcio. «È un modo per riconnettersi, rivedersi dopo la pausa estiva – spiegano i missionari cremonesi – incontrare chi già si conosce ma soprattutto chi è arrivato da poco, o che si affaccia per la prima volta alle iniziative della chiesa cattolica. E’ un modo per farsi conoscere, per aprire un dialogo con tutti e per dire anche a chi non lo desidera che la porta è aperta per tutti, che l’invito è davvero per tutti…».  È un messaggio per nulla scontato tra quelle strade dove spesso le divisioni e le chiusure sociali sono diffuse. «È un modo per vedere – aggiungono – e calarsi dentro la realtà, per capire la situazione in cui vivono le famiglie, la loro precarietà, le loro difficoltà, e condividere con loro un po’ del nostro tempo». Certo poi, i bambini aspettano con ansia di vedere e soprattutto vincere i giochi messi in palio: qualche volta si vince, altre volte no ma per risollevare gli animi alla fine c’è sempre una deliziosa merenda preparata con cura dalle signore della parrocchia che abitano nel quartiere e si mettono generosamente a disposizione per organizzare al meglio la giornata. Un pomeriggio insieme che riesce a spargere un po’ di colore e di allegria sui volti di piccoli e grandi.

 




La calda estate di Salvador de Bahia

Gennaio a Salvador de Bahia vuol dire estate, ma un’estate un po’ anomala quest’anno: molta pioggia, molto caldo e, soprattutto, tantissima umidità (niente nebbia per carità, ma quel senso di “appicicaticcio” costante). Essendo mese di vacanza le attività sono per ora ferme, ma non è mancata la distribuzione della “cesta basica” alle famiglie bisognose, la ripresa dei giochi per i ragazzi la domenica dopo la Messa e le classiche partite di calcio nei pomeriggi infrasettimanali. Proprio in questi giorni stanno terminando le iscrizioni per la scuola di danza, che ricomincerà a breve con un aumento considerevole delle presenze.

In questi ultimi giorni si è riscontrato un aumento di casi di Covid  e di una particolare influenza, anche se normalmente il tutto si risolve curandosi in casa per una settimana circa. Sono chiaramente ancora obbligatorie le mascherine, il distanziamento e l’uso del gel igienizzante nei luoghi chiusi.

Estate vuol dire anche Grest, o “Colonia de ferias” come si dice qui, e anche quest’anno, per l’undicesimo anno, la parrocchia di Gesù Cristo Risorto ha organizzato una settimana di giochi e attività intorno alla figura di don Bosco. Chiaramente non è mancata la gita sull’isola, per la gioia di piccoli e grandi. La partecipazione è stata elevata e proprio per questo, e soprattutto a causa della situazione pandemica, si è deciso di dividere bambini e ragazzi: di mattina i più piccoli fino ai 10 anni e i più grandi fino ai 15 anni di pomeriggio, arrivando più o meno ad un centinaio di iscrizioni per turno. La situazione a inizio gennaio permetteva questi numeri e, soprattutto, lo spazio esterno della parrocchia viene in aiuto: avere uno spazio ampio, curato, e a disposizione è quasi un lusso da queste parti dove la “mancanza di spazio” è una delle prime cose che saltano all’occhio guardando tutte queste case una vicino all’altra, a volte una sopra l’altra, attraversate e collegate da vicoli talmente stretti che si fatica a pensare che dietro l’angolo ci siano altre case!

Tante persone e piccole case, famiglie numerose e sicuramente poco spazio per giocare per tutti quei bambini che per la strada corrono, saltano, fanno partite di calcio e tutto quello che si potrebbe fare in un parco giochi, considerando il fatto poi che il caldo elevato è un elemento costante della quotidianità che non aiuta certamente a rimanere in spazi stretti e quindi in casa. Ecco perché lo spazio della parrocchia diventa allora un luogo importante per i più piccoli, dove possono esprimere il loro bisogno naturale di giocare, correre, saltare (e anche urlare) come tutti i bambini del mondo, in un luogo che certamente non è neutro ma in cui il pensiero educativo è radicato nel Vangelo. Avere un luogo dove poter esprimersi e sperimentarsi, in cui non mancano regole e limiti, ma in cui ci si sente accolti e rispettati, è sicuramente importante, proprio perché il luogo fisico aiuta a fare spazio a quello mentale che permette di aprire il pensiero, lo sguardo e il cuore.

Per i bambini giocare significa crescere: dar loro uno spazio per farlo significa non solo aiutarli nella loro crescita ma mostrare loro che può esistere anche un altro modo di vivere oltre a quello che vedono e vivono in strada, che un’alternativa è possibile. Può forse sembrare una banalità ma avere spazio aiuta anche a pensare al proprio posto nel mondo, soprattutto per adolescenti e giovani: sono loro che in questa fase della vita hanno bisogno di pensare al proprio futuro.

Agli adulti il compito di accompagnare bambini e ragazzi a vivere questi spazi, accompagnando e regolando con la pazienza di chi sa che l’errore può essere anch’esso occasione di crescita, ma soprattutto accogliendo e indicando a ognuno che c’è una strada possibile di bene per loro. Come diceva don Bosco: “In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare”.




A Salvador de Bahia un presepe vivente per ridare fiducia e normalità ai ragazzi

Di ragazzi per le strade di Salvador de Bahia ce ne sono tanti, piccoli e grandi che passano la maggior parte della giornata fuori da casa in cerca di qualcosa da fare insieme agli amici. Per strada, dove come è immaginabile, c’è di tutto, dove possono incontrare persone che li possono aiutare, che li possono anche sgridare se qualcosa non va. E dove ci sono anche persone che li trattano come già fossero adulti offrendo loro uno stile di vita non adeguato alla loro età. È chiaro: i pericoli che corrono sono evidenti, assistono e conoscono situazioni che un ragazzino non dovrebbe né vedere né sapere e per questo la loro crescita è un continuo bruciare le tappe, oscillando tra il voler essere riconosciuti come “grandi” e il desiderio costante di poter giocare come tutti i ragazzi della loro età.

La notte di Natale alcuni di loro hanno messo in scena un piccolo presepe vivente, con l’aiuto di alcuni ragazzi più grandi che frequentano la parrocchia di Gesù Cristo Risorto. La proposta è stata accolta molto bene e tutto si è messo in moto. Le difficoltà durante le prove non sono mancate, ma una buona parte di loro ha continuato fino ad arrivare alla vigilia di Natale e al momento della rappresentazione. Erano talmente emozionati che si sono presentati in chiesa con mezz’ora di anticipo: evento eccezionale visto che qui il tempo è abbastanza relativo!

Come spesso succede le prove sono andate meglio della rappresentazione: l’emozione, il pubblico, il mettersi in gioco per questi ragazzi non sono la quotidianità, tantomeno il fatto che una comunità adulta scommetta su di loro e sulle loro capacità di provare a realizzare qualcosa di costruttivo per la loro crescita.

Il fatto essenziale non era la recitazione, ma il fatto che fossero lì, che potessero vivere insieme un’esperienza diversa, in un modo diverso da quello che spesso la quotidianità gli offre. Il vivere lo stare insieme, l’amicizia, il divertimento in un modo più sereno, costruttivo e con una visione differente del vivere. Questi ragazzi, che normalmente vivono nella conflittualità, nella paura e nella ruvidità della vita, sempre all’erta e pronti a difendersi, la notte di Natale hanno messo in scena la nascita di Gesù. Hanno invitato le loro famiglie e molte di loro, non cattoliche, hanno partecipato alla Messa di Natale per la prima volta. La vita di questi ragazzi andrà avanti come sempre, il luogo non muta e nemmeno le persone che lo abitano, ma la cosa importante è stata che loro fossero lì, davanti a quel presepe che avevano appena raccontato, davanti a quel Gesù che nasce per tutti, ma ancora di più per loro.

Si tenta, si prova, si lanciano semi perché possano spuntare gemme laddove nessuno penserebbe, per dare un po’ di luce dentro a piccole vite già complicate, nei modi e nei tempi di Dio.




Brasile, emergenza inondazioni nello stato di Bahia. Il messaggio dai missionari Cremonesi: stiamo bene, alluvioni distanti da Salvador

Giungono in queste ore dal Brasile e in particolare dalla stato di Bahia, notizie delle gravi inondazioni causate dalle piogge torrenziali che stanno cadendo sulla zona già dal mese di novembre e che in queste settimane hanno già causato decine di vittime e decine di migliaia di sfollati.

Da Cremona l’evolversi della situazione è seguito con particolare attenzione, perché proprio nella capitale dello stato di Bahia, a Salvador, operano don Davide Ferretti e Gloria Manfredini, missionari cremonesi nella parrocchia di Gesù Cristo Risorto, nella favela della grande città brasiliana. È proprio Gloria Manfredini però, con un messaggio giunto nella mattinata di martedì 28 dicembre, a rassicurare circa la situazione del quartiere. Salvador, infatti, pur interessata dall’ondata di maltempo, non è tra le città colpite dall’emergenza alluvioni, che hanno interessato un’area situata nell’interno della parte più meridionale dello Stato, ad alcune ore di automobile dalla capitale: «Vi scrivo – sono le parole della missionaria laica – per rassicurare sul fatto che qui dove siamo noi le forti piogge non hanno provocato alluvioni. Noi stiamo bene e anche il nostro bairro (il quartiere in cui si trova la parrocchi, ndr) non è stato coinvolto. Certo, la pioggia torrenziale tra la sera del 25 e il 26 dicembre è stata veramente forte e non usuale, le “solite” strade si sono allagate come ogni volta che piove forte, ma poi tutto è rientrato nella normalità. I disastri si sono verificati a sud dello stato di Bahia a causa della rottura di 2 dighe che hanno provocato l’allagamento di molte città e l’evacuazione degli abitanti».




Progetto Bahia, dopo l’Avvento di fraternità la vicinanza si consolida nell’estate brasiliana

La Diocesi di Cremona ha scelto di continuare a sostenere il Progetto Bahia, in Brasile, durante il tempo dell’Avvento che si è appena concluso, con la raccolta di offerte nelle parrocchie. L’obiettivo di questo progetto, però, non consiste solo nella raccolta di fondi. Infatti desidera incontrare anche la sensibilità della nostra Chiesa locale al fine di incrementare le relazioni tra persone, la conoscenza delle esperienze e delle fatiche che spesso accomunano tutte le comunità credenti. Per questo il Centro missionario diocesano, in accordo con la parrocchia di Jesus Cristo Ressuscitado in Salvador de Bahia, vuole dedicare uno spazio specifico ai sacerdoti e ai diaconi della nostra diocesi.

Avendo avuto la disponibilità di don Davide Ferretti e dei missionari laici, è possibile avvicinare, per la prima volta in presenza, o consolidare la conoscenza del progetto e della realtà missionaria brasiliana.

I giorni successivi alle festività natalizie per il mondo brasiliano è già tempo di vacanze estive ed è il tempo propizio per quanti desiderassero partire per un’esperienza di missione breve, soprattutto presbiteri. Una piccola delegazione si sta già formando e il Centro missionario ha affidato quest’anno a don Andrea Lamperti Tornaghi, che già conosce il progetto, il ruolo di accompagnatore (partenza prevista per il 4 gennaio e rientro in Italia il 16 gennaio).

Nel rispetto delle linee guida dei Ministeri italiani degli Esteri e della Salute, dopo aver consultato il Consolato brasiliano in Italia, si può partire. Quanti, tra il clero diocesano, desiderassero maggiori informazioni o addirittura fossero interessati ad affiancare don Lamperti Tornaghi, contattino l’incaricato diocesano per la Pastorale missionaria don Maurizio Ghilardi.

L’occasione consentirà alla parrocchia brasiliana di iniziare a ricevere, brevi mano, i primi fondi raccolti insieme al materiale sportivo e didattico per le attività dei ragazzi donati da un’associazione sportiva.

Il Centro missionario diocesano ricorda che anche per i giovani maggiorenni è possibile fare l’esperienza di missione breve in Brasile, per un periodo minimo di tre settimane e dopo un percorso di formazione. Per ogni delucidazione scrivere a missioni@diocesidicremona.it oppure donmauri68@gmail.com.




Anche a Salvador De Bahia una settimana della carità

È arrivata sino in Brasile la “Settimana della carità”, l’iniziativa di solidarietà promossa della Chiesa cremonese in occasione della festa patronale di sant’Omobono. Dall’8 al 14 novembre, infatti, anche la comunità di Salvador de Bahia ha vissuto questa occasione che vuole ricordare l’importanza del dono gratuito e della carità nei confronti del prossimo. Nella parrocchia brasiliana di Gesù Cristo Salvatore, infatti, il legame con Cremona è sempre più forte: qui opera il sacerdote “fidei donum” cremonese don Davide Ferretti, che da ottobre è affiancato da Gloria Manfredini e nelle prossime settimane potrà contare anche sul supporto di un altro giovane cremonese, Marco Allegri, che proprio durante la veglia diocesana dei giovani, che si terrà al palasport di Cremona nella serata del 20 novembre, riceverà il mandato missionario dal vescovo Antonio Napolioni.

All’inizio della Settimana, durante la Messa, la comunità è stata chiamata a raccogliere generi alimentari e aiuti di ogni genere, che sono stati poi distribuiti alle famiglie più bisognose, bussando alle loro porte. L’incontro personale ha permesso di conoscere più da vicino i bisognosi, in modo da trovare il modo migliore per aiutarli.

Oltre ai generi alimentari raccolti durante la Messa, i ragazzi della parrocchia hanno distribuito, fuori della chiesa, più di cento sacchetti di fagioli, sui quali erano stampate le parole di Irma Dulce, la suora canonizzata nel 2019 da Papa Francesco e molto amata a Salvador de Bahia: «Tutto si riduce a questo: dai il meglio di te a tuo fratello, e allora ci sarà la pace sulla terra». Un messaggio molto forte e pieno di significato a Bahia, dove l’aiuto reciproco è spesso l’unico modo per poter continuare a vivere.

Lo testimonia ad esempio l’opera della signora Edivania che da più di vent’anni è impegnata nell’aiuto dei senzatetto che vivono per le strade della sua città, piegati da malattie e povertà, dovute alla difficoltà della vita che conducono, e dimenticati dalla società. Proprio per loro ha voluto fondare la «Casa di Marta e Maria», un ente non ufficiale, quanto piuttosto una comunità di persone che offre un aiuto stabile agli ultimi di Salvador, fondandosi sulla bontà dei cittadini e dei missionari, che in base alle proprio possibilità mantengono viva questa realtà.

In fondo proprio questo è il messaggio della Settimana della carità: aiutare il prossimo senza chiedere nulla in cambio, donare per permettere anche agli ultimi di vivere.