Missione. Un mese speciale per Salvador de Bahia, dedicato alle mamme e alla Madre del Rosario (foto e video)

Ha vissuto un mese di maggio particolarmente intenso e ricco di iniziative la parrocchia Gesù Cristo Risuscitato a Salvador de Bahia, dove prestano il loro servizio pastorale don Emilio Bellani e don Davide Ferretti, sacerdoti cremonesi fidei donum.

Si è partiti con la celebrazione della S. Messa il 1 maggio presso l’associazione “1 Maggio”, una associazione cattolica che molto ha lavorato per aiutare le famiglie di questo territorio fin dal tempo delle palafitte. Durante il mese, poi la comunità ha espresso al sua profonda venerazione per la figura di Maria. Praticamente tutte le sere in qualche comunità si è tenuta la recita del Rosario; alcune volte nelle chiesine, ma il più delle volte in strada o in qualche piazza o davanti a qualche casa: «Un piccolo segno in una realtà che vede forte la presenza del mondo protestante, particolarmente critico nei confronti della venerazione alla figura della Madonna.

Il mese si è concluso con le celebrazioni dell’incoronazione di Maria, una tradizione semplice, ma molto sentita. Ogni comunità ha avuto la sua piccola celebrazione. Più solenne nella chiesa parrocchiale, dove un gruppo delle ragazze del balletto ha reso omaggio a Maria con una suggestiva incoronazione.

Come da radicata tradizione nella comunità della parrocchia, una attenzione particolare è stata data alla festa della mamma. In chiesa parrocchiale, dopo la S. Messa, la comunità ha voluto rendere omaggio ad alcune mamme della comunità che con la loro vita e le loro scelte hanno dimostrato grande fede e grande forza.

Se in Brasile le feste sono tante, la festa della mamma ha per tutti qui un valore straordinario. In un territorio e in una realtà dove la figura paterna è un po’ in difficoltà, la mamma, in ogni casa, è il punto di riferimento. «Attenzione – spiegano i sacerdoti cremonesi – quando si parla di mamma qui in quartiere non sempre si intende la mamma biologica, ma piuttosto quella che ti ha fatto crescere, perché qui una mamma ce l’hanno tutti. Per molti, per fortuna, è quella biologica; per alcuni è quella che, quando eri piccolo, ti ha preso in casa e ti ha fatto crescere con amore e cercando di non farti mancare niente.La mamma è la roccia della famiglia, tutti si attaccano lì, hanno questo punto di riferimento».

A Salvador ci sarebbero tante storie da raccontare, tutte uguali e tutte diverse. Dalla mamma di 3/4 (o più) figli che si prende in casa anche i figli del fratello o della sorella che non ci sono più, alla mamma che oltre ai propri figli aggiunge alla famiglia bambini che non sono parenti, ma semplicemente vicini di casa che non hanno più nessuno, alle “mamme-nonne” che si prendono cura dei nipoti proprio come fossero dei figli. Ci sono le mamme che si portano dietro esperienze di vita non facili, ma che accettano e vivono la maternità come il grande dono di Dio. Il figlio è sempre un dono, a 15 anni come a 30.

Donne forti, con una grande fede e un grande coraggio. Donne che credono nella vita, anche se spesso le vedi faticare sotto il peso della loro vita e della vita dei loro figli. Ma anche donne “fragili”, che vedi piangere perché lasciate sole o perché accompagnano i loro figli al cimitero perché la violenza e la droga se li è portati via.

La mamma poi, per i cattolici, è il ricordo di Maria. E allora, in tutto questo contesto, si capisce la grandissima venerazione per la Madonna. Maria è costantemente presente, nel ricordo come nella preghiera quotidiana e non è difficile trovare qualcuno che in strada o sui mezzi di trasporto sta recitando il rosario. Un modo semplice per annunciare la propria fede.

 

In parrocchia intanto sono ripresi, anche se non ancora a pieno regime a causa delle restrizioni per la pandemia, anche il corso di balletto per le bambine e le ragazze (per ora partecipano in 70 circa) e gli allenamenti di calcio al sabato mattina (50 ragazzi dai 6 ai 17 anni divisi in 4 gruppi), grazie al generoso impegno delle insegnanti del corso di balletto e degli allenatori. «Anche in un momento come questo – scrivono don Davide e don Emilio – stanno riuscendo a fare grandi cose. Balletto e calcio sono importantissimi per i ragazzi del nostro quartiere; un modo per imperare non solo a vivere insieme, ma anche per avere delle regole, degli orari, degli atteggiamenti da tenere, il rispetto per gli altri, il rispetto per gli adulti, ma soprattutto per se stessi e gli impegni che si prendono».

Un’altra iniziativa che ha coinvolto giovani e adulti è stata la realizzazione di un suggestivo tappeto colorato per la celebrazione del Corpus Domini che si terrà nella chiesa parrocchiale di Gesù Cristo Risorto.

 

Non sono mancate anche in questo periodo, come sempre, le iniziative caritative: dalla distribuzione della cesta basica alle famiglie bisognose, all’iniziativa, molto apprezzata, di distribuire in due occasioni, cibo per strada dopo la S. Messa. Una domenica sono stati protagonisti gli adolescenti che hanno distribuito pacchetti di riso, in un’altra domenica gli adulti che si stanno preparando alla cresima che hanno distribuito sacchetti di fagioli. A tutto questo si aggiunge l’attenzione quotidiana da parte dei sacerdoti e della comunità ad alcune situazioni particolari.

 

 

Infine un aggiornamento anche sull’andamento della situazione sanitaria: «Ci sono state molte aperture – raccontano i fidei donum cremonesi -e la vita sembra essere tornata alla “normalità”, anche se con tutte le attenzioni possibili e le restrizioni. Purtroppo questo fine mese ha visto una crescita dei contagi e anche il nostro quartiere ne sta sentendo le conseguenze. Speriamo in bene».

 

 




Diario da Salvador de Bahia: tra segni di ripresa e speranza

All’inizio del mese di maggio arriva dal Brasile il consueto resoconto mensile in cui don Davide Ferretti racconta la vita della comunità di Gesù Cristo Risorto, che guida insieme a don Emilio Bellani a Salvador de Bahia.

I giorni di Pasqua sono certamente stati i più importanti e i più carichi di significato. Una Pasqua anche qui particolare, come un po’ in tutto il mondo. Ma almeno celebrata con i parrocchiani, visto che l’anno scorso non si era potuto.

Nei giorni prima di Pasqua con don Emilio siamo passati casa per casa nel quartiere, dai bambini più piccoli, a distribuire un dolce (una piccola colomba) apprezzata da tutti, cattolici e non. Un segno per augurare alle famiglie buona Pasqua, ricordandone il significato (vi assicuro che non tutti sanno cos’è la Pasqua!).

Non potendo fare molto, abbiamo cercato di vivere al meglio i giorni del Triduo: la Messa in “Cena Domini” (più “merenda” forse, visto che a causa del coprifuoco alle 18 abbiamo dovuto celebrarla alle 16) con una grande partecipazione, anche se a numero chiuso, e con un po’ di preghiera personale al termine. Il Venerdì Santo con la Via Crucis dei giovani alle 9 del mattino, con una quarantina di giovani che l’hanno animata; altra celebrazione del pomeriggio, anche quella abbastanza partecipata. Qui il Venerdì Santo, tradizionalmente, è giorno di grande baldoria, non come nella tradizione italiana. La Messa di Pasqua è stata celebrata alle 4 del pomeriggio e senza alcuni segni propri, ma quest’anno è così.

Per dare un po’ di solennità abbiamo pensato, distanziamento permettendo, di invitare a pranzo in parrocchia il sabato i ragazzi della prima comunione e la domenica i responsabili delle varie comunità. Purtroppo il pranzo del sabato è saltato causa pioggia abbondante ed è stato spostato al sabato successivo.

La domenica di Pasqua, dopo la Messa, gli auguri in strada con la distribuzione di un litro di latte alle persone di passaggio.

Con la Pasqua è arrivato l’autunno e anche un po’ di pioggia; l’aria si è per qualche giorno rinfrescata (26/27 gradi). Con il conseguente piccolo allagamento di qualche strada e qualche casa (niente a che vedere con quello che era successo l’anno scorso).

Durante tutto il mese di aprile sono state distribuite molte ceste basiche. La situazione non è facile per molte famiglie. Don Emilio conosce personalmente tante situazioni al limite. La pandemia in diversi casi sta creando molte difficoltà.

Mi è stato chiesto di dare qualche notizia riguardo la pandemia, viste le notizie che arrivano in Italia. Qui a Salvador sono iniziate alcune riaperture. Il virus c’è ancora e purtroppo anche i morti, ma la pressione sugli ospedali è decisamente calata rispetto al mese di marzo o inizio di aprile. Noi in parrocchia, con molta attenzione, stiamo riaprendo alcune attività: è ripresa la catechesi per i ragazzi della prima comunione (per la preparazione alla cresima in realtà non si è mai fermata). I ragazzi vanno ricontattati tutti personalmente, perché non è scontata la loro partecipazione e nemmeno la loro ripresa. Le famiglie a volte sono assenti e sono i ragazzi stessi che chiedono di fare questo passo. Altre volte bisogna verificare se le famiglie sono ancora d’accordo, perché magari nel frattempo sono passate a qualche altra chiesa protestante: qui è una cosa abbastanza comune.

È cominciato la danza per le bambine più piccole (quelle grandi avevano ripreso qualche tempo fa) e a inizio maggio riprenderanno gli allenamenti del calcio. Le previsioni parlano di una ripresa a maggio anche della scuola e delle spiagge. Proprio in questi giorni viene somministrata la seconda dose del vaccino alle presone sopra i 60 anni e, almeno la prima dose, ai professori.

Con la ripresa di alcune attività sono ricominciati anche gli incontri diocesani per il clero (era più di un anno che non si tenevano) e anche quelli zonali, che in realtà nella nostra zona già alcune volte avevamo fatto. Anche questi evidentemente con tutte le attenzioni possibili.

Piccoli segni di ripresa e di speranza.

don Davide Ferretti
fidei donum a Salvador de Bahia




Dal Brasile il racconto di una Quaresima che ha dovuto fare i conti con il Covid

Dal Brasile sono giunti alcuni aggiornamenti rispetto alla vita della parrocchia di Gesù Cristo Risorto, nel caldo mese di marzo. Periodo nel quale è risultato fondamentalmente il cammino quaresimale, insieme alle restrizioni dovute all’aumentare dei casi di coronavirus.

Come da tradizione degli anni passati la comunità guidata da don Emilio Bellani e don Davide Ferretti ha pensato di animare il cammino quaresimale con qualche incontro per i giovani il sabato sera e alcuni momenti forti la domenica, oltre a un cammino sulla figura di san Giuseppe. Purtroppo è saltato tutto o quasi. Gli incontri dei giovani non sono stati possibili, la catechesi sulla figura di san Giuseppe si è limitata a tre riflessioni inviate via WhatsApp e per le domeniche si è riusciti a vivere solo la “domenica della carità”, nella quale le famiglie e le singole persone sono state invitate a portare in parrocchia o nelle chiese sussidiarie prodotti alimentari che sono poi serviti per comporre le cosiddette “ceste basiche”.

«La sorpresa, vista la situazione aggravata dalla pandemia, – affermano i due sacerdoti “fide donum” cremonesi – è stata vedere la generosità di tutti; anche chi è in grossa difficoltà non si è tirato indietro, portando anche solo un pacchetto di caffè. È stato un modo per vivere in concreto la carità e per farsi carico dei bisogni degli altri. Le ceste sono poi state distribuite alle famiglie bisognose nei giorni precedenti a Pasqua».

Il cammino della Quaresima è stato comunque portato avanti soprattutto con la numerosa partecipazione (posti permettendo) alla Messa della domenica, ma anche con l’adorazione eucaristica del giovedì e alla Via Crucis del venerdì.

Il “coprifuoco” – prima alle 20 e poi alle 18 – imposto in Salvador per tentare di bloccare la diffusione del virus ha costretto a modificare a volte gli orari delle celebrazioni, ma la gente sa adattarsi e non ci sono stati molti problemi.

Purtroppo, anche in questo contesto, non sono mancati in quartiere momenti di violenza. C’è sempre bisogno di una grande attenzione.

 

Pablo, salito alla Casa del Padre a 16 anni

Per concludere vi racconto brevemente di Pablo, un ragazzino di 16 anni che proprio una settimana fa è tornato alla Casa del Padre. Mi direte, perché raccontare di un ragazzo morto a 16 anni, qui purtroppo ne muoiono diversi a quell’età a causa della “guerra della droga”.

Pablo non è morto per questo motivo. Pablo ha combattuto più di 3 anni con un tumore (nell’ultimo periodo pesava forse 30 kg). Famiglia semplice, modesta, senza molte risorse economiche (come sono molte qui). La mamma l’ha sostenuto costantemente con pazienza e amore, come solo una madre sa fare in momenti come questi;  la sorella è stata di esempio arrivando a dormire in terra a fianco al fratello per non lasciarlo solo di notte (e come in tutte le famiglie non è che fratello e sorella andassero sempre d’accordo). E qualche amico che ogni tanto andava a trovarlo, ma nell’ultimo periodo sempre meno per non farsi vedere piangere per la malattia che avanzava (tutti siamo spiazzati di fronte alla sofferenza e alla morte).

E poi lui, Pablo, quando si andava a trovarlo era sempre così: “Come va Pablo?” “Bene”. “Come stai oggi?” “Bene”. Mai una volta che l’abbia sentito lamentarsi, anche se si rendeva perfettamente conto che si stava spegnendo. “Hai fame?” “Si” . “Chi prepara oggi?” “La mamma, mia sorella non sa preparare niente” (con il disappunto della sorella). “Diciamo una preghiera?” “Certamente” e si cominciava a recitare il Padre Nostro, anche se nell’ultimo periodo non aveva più la forza di arrivare alla fine della preghiera e nemmeno di fare il segno della croce. Gli portavamo qualche dolce, un po’ di gelato, una sera anche la pizza insieme… quello che riusciva a mangiare. Si stava lì un po’, poi quando ci si rendeva conto che era stanco si salutava: “Alla prossima Pablo”.

Un ragazzo semplice, che ha affrontato il dolore e la morte con grande serenità, forza e fede, un esempio. Qui non c’è il funerale, c’è solo la sepoltura con un momento di preghiera: un momento forte per le persone presenti. A me, ma penso a molti, rimarrà il grande esempio di Pablo.

don Davide




Bahia, il virus frena la ripresa delle attività parrocchiali

Si è appena chiuso il mese di febbraio, che in Brasile significa carnevale, che non è solo una festa: è un modo di vivere, quasi un modo di essere, soprattutto a Salvador. Quest’anno il virus ha fermato anche il carnevale: niente feste e niente carri con musica a tutto volume seguiti da migliaia di persone per le principali vie del centro-città.

Normalmente in questo periodo ci sono 15 giorni di festa, non si lavora, non si va a scuola … solo festa, ma non quest’anno. In realtà non si può dire che non ci siano state feste, ma in piccolo stile; le spiagge erano piene (il sole e il caldo hanno aiutato), ma niente a che vedere con il vero carnevale di Salvador.

Nel proprio piccolo la parrocchia di Cristo Risorto ha cercato di fare qualche piccola cosa nel quartiere, anche perché il virus non è scomparso, anzi. Quindi qualche “Bingo” in alcune zone del quartiere, qualche partitella a calcio nello spazio della parrocchia e i giochi dopo la Messa della domenica.

In tutto questo ha aiutato non poco la presenza “forzata” degli amici cremonesi. Sono stati di sostegno e di appoggio nelle varie attività: dalla preparazione dei giochi ai lavori a casa di dona Edivania e nel cortiletto della chiesa della Trasfigurazione, come anche nella distribuzione di alcune “ceste basiche”. Con loro non sono mancate alcune gite alla scoperta delle bellezze naturali della Bahia.

Ora è iniziata la Quaresima. Il desiderio era quello di riprendere, anche se con tutte le precauzioni necessarie, il cammino dei vari gruppi di catechesi, nonché le varie attività. Purtroppo si sta verificando un aumento esponenziale di casi di virus e i desideri per ora devono essere lasciati ancora per un po’ nel cassetto. Sono aumentate le chiusure, sospese le varie attività e anche le Messe possono essere seguite solo via internet.

Tutto questo aumenta la fatica di una ripresa che non è né facile né scontata. In un ambiente in cui il desiderio di incontrarsi è il modo stesso di vivere, questa pandemia sta creando non pochi problemi e sta mettendo in luce non poche contraddizioni.

Per terminare una piccola nota calcistica in uno Stato dove il calcio è importantissimo. Le due squadre di Salvador (il Vitoria, che gioca in serie B con una improbabile casacca rossonera, e il Bahia, che gioca in  serie A con una più classica casacca con i colori della regione: l’azzurro, il rosso e il bianco) anche se con qualche difficoltà hanno comunque raggiunto l’obbiettivo che era la salvezza. Aspettando tempi migliori, va bene così.

 

Piccola storia di vita vera

Può succedere, e succede, che nel bel mezzo di una pandemia mondiale e con nuove restrizioni che costringono a stare in casa dalle 8 di sera alle 5 di mattina, rimani anche senz’acqua.

È sera, sono circa le 20.30, è appena terminata la cena, dal cancello si sentono delle voci di ragazzi e giovani. Don Emilio va alla porta, vede dei ragazzi che vicino al cancello stanno prendendo dell’acqua. Qui è normale, quando ti manca l’acqua (e spesso succede in qualche parte del quartiere) vai a cercarla dove la puoi trovare e vicino al nostro cancello c’è una piccola fonte. Si avvicina, alcuni ragazzi si stanno facendo la “doccia” con qualche bottiglia e alcune taniche, altri stanno pulendo il pesce, pescato durante il giorno, alla luce dei cellulari. Don Emilio porta uno shampoo, don Davide prende alcune borsine che i ragazzi che stanno pulendo il pesce chiedono.

Raccontano che è dalla mattina che non hanno l’acqua (per altro sono due settimane che non piove e le temperature sono costantemente intorno ai 34 gradi di giorno), ma non è una tragedia: si arrangiano come possono. Don  Emilio riempie qualche bottiglia da un rubinetto che sta all’interno della parrocchia, in questo modo la “doccia” è più pulita. Si parla un po’ di calcio (sta finendo il campionato e alcuni giochi non sono ancora fatti).

Finita la “doccia” riempiono le taniche e le bottiglie per portare l’acqua nelle case: non si sa cosa succederà domani. Si caricano le taniche in testa e salutano. Si fermano solo i più giovani, la pulizia del pesce non è finita. Si scambiano due parole anche con loro prima di rientrare in casa.

Cose che capitano a Salvador de Bahia … vita di quartiere, nel mezzo di una pandemia, con delle restrizioni e … senz’acqua in casa.




L’incontro con il cardinale di Salvador de Bahia Sergio Da Rocha

Il cardinale di Salvador de Bahia, nonché primate delle Chiesa brasiliana, Sergio Da Rocha (in foto con don Davide Ferretti), parla orgogliosamente delle sue origini italiane: i nonni materni erano vicentini. Sì, perché mons. Da Rocha non solo è ben contento di condividere una parte della storia dell’emigrazione italiana, ma descrive le fatiche vissute da tante famiglie italiane che subirono l’inganno dell’imperatore del Brasile.

A fine ‘800, con l’abolizione della schiavitù, il Brasile si ritrovava a non aver più manodopera gratuita per le piantagioni di caffè e canna da zucchero, così chiamò a lavorare, con false promesse, manodopera dall’Europa. Due erano gli obiettivi: rendere “più bianco” il Brasile che aveva milioni di schiavi neri e sfruttare la nuova manodopera gratuita rendendola anch’essa schiava. Nella maggior parte dei casi si trattava di italiani tedeschi e francesi. Così dalla povertà delle origini molti passarono alla disperazione in terra lontana. Ci vollero decenni prima che le cose cambiassero.

Ora, le parole del Cardinale sono di elogio e di stima per le comunità di origini europee che costituiscono l’ossatura economica di questo vastissimo Paese. Non solo, l’elogio va anche alla Chiesa cremonese per la sua presenza fattiva nella parrocchia di Jesus Cristo Ressuscitado, a Salvador de Bahia, con la speranza (poco celata) di avere altri presbiteri e laici a servizio nella chiesa bahiana.

«Questa diocesi – sono le parole del cardinale Sergio Da Rocha – sta valutando seriamente di aprire i propri orizzonti e di intraprendere il percorso di missioni diocesane nelle ex colonie portoghesi africane perché, se è vero che noi abbiamo bisogno di clero e di operatori pastorali qui in Brasile, è altrettanto vero che anche noi siamo Chiesa missionaria».

Le attese nei confronti della Chiesa cremonese sono elevate e speranzose! Nelle parole del Cardinale è costante l’attenzione alle povertà presenti nella sua diocesi, alle favela in particolare, e anch’egli sogna progetti che non lascino ancora le persone in povertà per tutta la loro vita solo perché discendenti di ex schiavi. La Bahia è lo stato più africano al di fuori dell’Africa, Salvador de Bahia ha l’80% di cittadini di discendenza africana ma il riscatto sociale è ancora molto molto lontano.

Con questo incontro, dopo sei mesi dal suo insediamento in diocesi, il cardinal Da Rocha ha voluto salutare la Chiesa cremonese tutta e ha sottolineato la sua gioia per la presenza dei “fidei donum” cremonesi don Emilio Bellani e don Davide Ferretti.

Intanto si è concluso un mese di gennaio che, normalmente, nella parrocchia di Jesus Cristo Ressuscitado era dedicato al Grest, quest’anno non possibile a causa della pandemia. Così si è optato per alcune iniziative nei vari quartieri della parrocchia con momenti più veloci e meno “aggregativi” evitando così numeri troppo alti. Si è comunque dato vita a un torneo di calcio per i ragazzi delle medie nel campetto del Cabrito, una caccia al tesoro nella zona vicino al mare e qualche “Bingo” qua e là.

Con l’aiuto degli animatori e degli amici italiani presenti in queste settimane si è riusciti, pur nell’attuale situazione sanitaria, a vivere momenti che sono stati molto apprezzati dai bambini e dai ragazzi.

La presenza del gruppo di volontari giunti da Cremona ha permesso anche di fare alcuni momenti di riflessione e di festa con i giovani della parrocchia, altre che all’ormai classico e molto apprezzato corso di italiano. Per qualche domenica sono stati proposti anche dei giochi per i bambini dopo la Messa della domenica mattina.

Essendo periodo di ferie in Brasile (siamo in piana estate) è sospesa la catechesi, continuano solo gli incontri del gruppo cresima. In compenso si è riusciti a riprendere un po’: con il calcio al pomeriggio durante la settimana e con il balletto. Pur naturalmente con le dovute attenzione per scongiurare i contagi.

Ora si apre il mese di febbraio, comunemente dedicato al carnevale, che la pandemia ha bloccato; ci si prepara invece al cammino quaresimale e alla ripresa (forse anche delle scuole), sperando che il virus dia tregua, anche grazie alle vaccinazioni in atto.




Ancora in stallo la situazione dei volontari bloccati in Brasile: il punto della situazione

Ancora in stallo la situazione del gruppo di volontari cremonesi che si trova in Brasile, a Salvador de Bahia, dove il 7 gennaio scorso è giunto per offrire un proprio contributo alla comunità cattolica di Jesus Cristo Ressuscitado, retta dai due sacerdoti fidei donum cremonesi don Emilio Bellani e don Davide Ferretti.

Sul sito internet della parrocchia di Pandino il punto della situazione, nelle parole del vicario don Andrea Lamperti Tornaghi, volato oltreoceano con le tre giovani della parrocchia – Erica, Federica, Elisa – e Marco, un giovane della parrocchia di Sant’Agostino in Cremona aderendo al Progetto Bahia, coordinato dall’Ufficio missionario della Diocesi di Cremona e che vede la presenza in Brasile anche dell’incaricato don Maurizio Ghilardi. Una esperienza che avrebbe dovuto conlcudersi il 21 gennaio scorso e che, invece, sta continuando a motivo dell’impossibilità di rimpatrio.

«Inizialmente – si legge sul sito della parrocchia di Pandino – il volo di rientro, previsto con la TAP Airportugal, è stato bloccato a seguito dell’ordinanza del Ministero della Salute del Governo Italiano del 16 gennaio scorso, a motivo del contenimento della cosiddetta “variante brasiliana” del SARS-CoV-2. Appresa la notizia dai social network, il gruppo si è relazionato subito con le autorità diplomatiche italiane, sia attraverso il sito dovesiamonelmondo.it facente capo all’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri che contattando direttamente il Consolato Onorario d’Italia a Salvador de Bahia. Rassicurati circa la consapevolezza da parte delle istituzioni della loro situazione, i ragazzi hanno ri-organizzato la loro vita e presenza in parrocchia, continuando a portare quell’aiuto che li ha spinti ad intreprendere un viaggio così impegnativo in un periodo atrettanto complesso».

«Nell’attesa, ovviamente, sono stati presi contatti con la compagnia aerea per riproteggere il volo – prosegue ancora il resoconto – su di una data successiva al 31 gennaio (data di scadenza dell’ordinanza del nostro Ministero della Salute) ottenendo sei posti sul volo TAP Salvador–Milano Malpensa (via Lisbona) del 3 fabbraio (rientro in Italia il giorno successivo). Nel frattempo è comparso un provvedimento del Ministero dell’Interno del Governo portoghese (il n.º 1125-D/2021 del 27 gennaio scorso) che ha interdetto tutti i voli dal Brasile fino al 14 febbraio 2021. Nel giro di poche ore anche altri Paesi europei oltre al Portogallo hanno interdetto i voli dal Brasile con provvedimenti analoghi. Infine sabato 30 gennaio il Ministero della Salute del Governo Italiano ha prorogato la validità dell’ordinanza che chiude lo spazio aereo con il Brasile fino al 14 febbraio».

«Il gruppo ancora una volta non si è perso d’animo – viene rassicurato – e nonostante la fatica di vedere sfumare di giorno in giorno la possibilità di rientrare nelle proprie case così come ai propri impegni ed occupazioni nei tempi stabiliti, ha preso ulteriori contatti con il Consolato d’Italia a Recife da cui dipende tutto il nord-est brasiliano e quindi anche lo stato di Bahia. Con grande professionalità e disponibilità i funzionari del Consolato e dell’Ambasciata d’Italia a Brasilia hanno fatto un capillare lavoro di censimento di tutti gli italiani presenti nel paese verde-oro e questa mattina, con una comunicazione ufficiale da parte dell’Ambasciata, il gruppo è stato informato che tutte le informazioni richieste e gli elementi raccolti sono serviti per la realizzazione di un’articolata mappatura complessiva delle presenze temporanee in Brasile, i cui principali elementi aggregati sono stati già trasmessi, per le valutazioni di competenza, al Ministero della Salute a Roma».

«Siamo partiti con la consapevolezza – ha scritto don Lamperti Tornaghi in una lettera inviata qualche giorno fa al Ministero degli Esteri ed alle sedi diplomatiche italiane in Brasile – che il nostro aiuto alla popolazione locale potesse avere priorità rispetto ad interessi personali, rassicurati anche dal fatto che le condizioni pandemiche nella Bahia (così come ribadito più volte dai nostri confratelli sul posto e come potuto sperimentare anche da noi in questi giorni) garantissero sufficienti margini di sicurezza. Di questo siamo tuttora convinti. Fiduciosi quindi nell’operato del nostro Governo, il quale non ci avrebbe permesso di lasciare l’Italia per esprimere nel mondo quei valori di carità e solidarietà che gli italiani hanno sempre saputo portare all’estero senza la certezza di permetterci di fare ritorno alle nostre case ed alle nostre famiglie, rimaniamo in attesa che il Ministero della Salute si esprima per quanto di sua competenza».




Stop ai voli dal Brasile, slitta il rientro del gruppo cremonese a Salvador de Bahia

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, il 16 gennaio ha firmato una ordinanza che blocca i voli in partenza dal Brasile e vieta l’ingresso in Italia di chi negli ultimi 14 giorni vi è transitato. Il provvedimento, adottato per contrastare la nuova variante di SARS-CoV-2 identificata in Brasile, riguarda anche il gruppo di volontari della diocesi di Cremona che nei giorni scorsi ha raggiunto la parrocchia di Cristo Risorto, a Salvador de Bahia, dove operano i sacerdoti fidei donum cremonesi don Emilio Bellani e don Davide Ferretti.

Il gruppo cremonese, guidato dall’incaricato diocesano per la Pastorale missionaria, don Maurizio Ghilardi, era volato oltreoceano per un periodi di volontariato in occasione della “Colonia de ferias”, l’equivalente del Grest, visto che in Brasile è estate.

La delegazione cremonese, oltre a don Ghilardi, comprende le giovani pandinesi Elisa, Erica e Federica insieme al vicario don Andrea Lamperti Tornaghi e un giovane della parrocchia di Sant’Ambrogio in Cremona, Marco.

Nella serata di sabato 16 gennaio, In un video messaggio attraverso la pagina Facebook della Diocesi, il gruppo rassicura gli amici in Italia sulla loro situazione, annunciando tuttavia lo slittamento del loro rientro, al momento slittata a inizio febbraio.

«Pur distanti, rimaniamo “connessi e in comunione” – scrive il gruppo sui canali social – pregando reciprocamente gli uni per gli altri. Até logo».

 

Il gruppo cremonese è stato intervistato nella rubrica diocesana “Giorno del Signore” in onda proprio dalla serata del 16 gennaio.




Arrivati in Italia i volontari cremonesi rimasti bloccati in Brasile

È previsto nel pomeriggio di sabato 20 febbraio il rientro in Italia del gruppo di volontari cremonesi che dal 7 gennaio scorso si trovava in Brasile, a Salvador de Bahia, per offrire il proprio contributo alla comunità cattolica Jesus Cristo Ressuscitado, retta dai due sacerdoti “fidei donum” cremonesi don Emilio Bellani e don Davide Ferretti. Un’esperienza che avrebbe dovuto concludersi il 21 gennaio scorso e che, invece, è dovuta continuare, dopo la scoperta della “variante brasiliana” del SARS-CoV-2, data l’impossibilità di imbarcarsi per l’Italia.

Il 16 gennaio il ministro della Salute, Roberto Speranza, con un’ordinanza aveva bloccato tutti i voli in partenza dal Brasile, vietando l’ingresso in Italia a tutti coloro che nei precedenti 14 giorni vi fossero transitati. Un provvedimento successivamente prorogato, sino alla decisione – il 16 febbraio scorso – di consentire comunque il rientro degli italiani presenti oltreoceano.

Così, fatto il tampone e ricevuto l’esito negativo, nella mattinata di venerdì 19 febbraio il gruppo ha potuto imbarcarsi all’aeroporto di Bahia a volta di San Paolo: un primo scalo prima della lunga trasvolata atlantica alla volta di Parigi, ultima tappa prima dell’arrivo a Milano Malpensa, previsto nel pomeriggio di sabato 20 febbraio. Un mese dopo la data prevista originariamente per il rientro.

Una volta a casa tutti dovranno nuovamente sottoporsi a tampone e, dopo quattordici giorni di quarantena, ripetere nuovamente l’esame a conferma della loro negatività.

Si pone così la parola fine al lungo periodo di incertezza vissuto dalle tre giovani della parrocchia di Pandino – Erica, Federica, Elisa – in Brasile insieme al vicario don Andrea Lamperti Tornaghi e a Marco, un giovane della parrocchia di Sant’Agostino in Cremona. I cinque avevano aderito alla proposta di volontariato all’esterno attraverso il Progetto Bahia, coordinato dall’Ufficio missionario della Diocesi di Cremona il cui incaricato, don Maurizio Ghilardi, pure in Brasile, ha commentato prima della partenza per l’Italia: «Rimanere forzatamente ha dato alla nostra esperienza di volontariato un sapore molto diverso rispetto a quando eravamo partiti a gennaio, però è stato anche provvidenziale per conoscere ancora di più questa realtà che noi solitamente conosciamo solo attraverso attività di tipo straordinario. Invece il vivere e l’abitare con i nostri due preti cremonesi e le persone di questa comunità parrocchiale, che ormai è legata alla nostra diocesi, ci ha permesso di vedere veramente quali sono le fatiche della favela e di una realtà grande come Savador. Stare di più e forzatamente ci ha obbligati a relativizzare tante cose. E ci ha permesso di conoscere un modo di essere ospitali, nei nostri confronti, davvero bello, profondo e gratuito dimostrato da tantissime persone».

Proprio il Progetto Bahia sarà sostenuto, insieme alla Borsa di Sant’Omobono, dalla Chiesa cremonese durante la Quaresima di Carità 2021 (leggi per saperne di più).




Preghiera, carità e presepi… un mese speciale per la comunità di Salvador de Bahia

Nelle ultime ore dell’anno giungono dalla parrocchia di Gesu Cristo Resuscitato di Salvador de Bahia, in Brasile, notizie dalla comunità guidata dai due sacerdoti missionari fidei donum cremonesi don Emilio Bellani e don Davide Ferretti che raccontano le iniziative e lo spirito con cui la parrocchia ha trascorso il periodo delle festività natalizie, tra preghiera, solidarietà e segni tradizionali capaci di unire lo spirito Cristiano alla quotidianità delle famiglie nel quartiere.

Il caldo mese di dicembre (è estate in Sudamerica) è stato infatti caratterizzato dalle iniziative pastorali proposte per il cammino di Avvento.

Si è partiti con la festa dell’Immacolata, quest’anno anticipata a domenica 6 dicembre per via di alcune norme legate alla pandemia. Preceduta dal triduo nella piccola chiesa del Cabrito, la festa è iniziata sabato mattina con una grande e partecipata caccia al tesoro, sotto la pioggia, per i ragazzi del quartiere. La domenica la S. Messa nella piazzetta a fianco al campetto di calcio per permettere alle persone di partecipare (la chiesa più contenere in questo periodo solo 15 persone). Dopo la Messa la distribuzione di un pasto da portare a casa preparato dai volontari del quartiere.

Domenica 13 dicembre la mattinata è stata invece organizzata dalle giovani famiglie della comunità. S. Messa con grande affluenza nella grande chiesa parrocchiale, presieduta da un padre cappuccino responsabile della pastorale famigliare e dopo la Messa un piccolo momento di festa sotto al chiostro con un po’ di musica e qualcosa da mangiare (sempre da poter portare a casa).  

Domenica 20 è stata la domenica della carità. Le famiglie sono state invitate a portare in parrocchia o nella chiesina alimenti per la composizione di ceste basiche. “La raccolta – sottolineano i sacerdoti fidei donum – è stata decisamente significativa; qui la gente non ha molto, ma è molto generosa, ed ha contribuito all’iniziativa di carità che per tutto il mese di dicembre ha visto la distribuzione della “cesta basica” alle famiglie bisognose (circa 100) anche grazie alle parrocchie cremonesi che ci hanno aiutato e ci stanno aiutando in questa iniziativa. E’ un segnale importante di aiuto alle famiglie bisognose”.

 

A questo proposito durante tutto il periodo di Avvento è sta fatta una proposta interessante chiamata “l’albero dell’amicizia”. Su un albero di natale posizionato in chiesa erano presenti alcune buste che contenevano la possibilità di comprare e portare in parrocchia materiale necessario per la vita di tutti i giorni (sapone, lenzuola, asciugamani …). Chi voleva poteva prendere la busta, leggere il contenuto e comprarlo per poi consegnarlo in parrocchia. “E’ stato davvero un grande successo – raccontano don Emilio e don Davide – tanto che si è dovuto più volte mettere buste nuove”. Alla fine i regali sono stati tantissimi e tutti consegnati con un piccolo pacco. Alcuni di questi doni sono stati portati nelle strutture di Irma Violeta (che aveva predicato il ritiro nella parrocchia a inizio Avvento), altri sono stati consegnati personalmente a persone bisognose della parrocchia. La gioia del dare… e la gioia del ricevere.   

Il Natale è stato preparato spiritualmente in  modo particolare con la novena nelle case. Ogni comunità fa questi incontri in diverse case dove ci si riunisce verso sera per pregare. “E’ una iniziativa molto semplice, ma che spesso porta la preghiera e la presenza cattolica in case di persone che a volte in chiesa non vengono  “per i motivi più diversi e che fa sentire la presenza cattolica nelle vie del quartiere. Noi stessi sacerdoti cerchiamo di essere presenti quando possiamo”.

Non è mancato poi l’allestimento del presepio in chiesa, quest’anno ambientato tra le case del quartiere (tra l’altro  è stato premiato con il primo premio nel concorso dell’arcidiocesi). E poi il concorso presepi della parrocchia,  lanciato per la prima volta quest’anno con la partecipazione di 15 famiglie (“non va dimenticato – sottolineano i don – che qui non c’è la tradizione del presepe e che le chiese protestanti hanno fatto e fanno una grande campagna contro i presepi”).

Il Natale è stato celebrato in particolare con quella che viene chiamata “Missa do Galo” (un po’ come se fosse la Messa di mezzanotte), celebrata il giorno 24 alle 20,00 con una grande partecipazione, ma anche con il rispetto delle norme in vigore per la pandemia. La Messa è stata preceduta da una piccola rappresentazione organizzata da alcuni ragazzi che si stanno preparando alla prima comunione.

Il giorno di Natale è per lo più il giorno che la gente vive con le proprie famiglie o in strada mangiano e facendo festa (quest’anno un po’ condizionata da un forte temporale). 

A tutto questo vanno aggiunte alcune iniziative che hanno permesso di tenere i contatti con i più giovani: il pranzo con  i ragazzi che si stanno preparando alla prima comunione e con gli adulti e i giovani della cresima, l’incontro con i giovani… e gli immancabili “Bingo” nelle zone del quartiere (un Bingo anche nella  casa famiglia di Anna e Reno, cremonesi che abitano vicino all’aeroporto) .

Sul fronte sanitario intanto – spiegano ancora i missionari cremonesi – il virus c’è, anche se nel quartiere per ora non ha fatto i danni che ha fatto in altre parti del mondo. I numeri sono in aumento in questo mese, speriamo in bene e cerchiamo di stare attenti. Onestamente sta facendo più paura la violenza che anche in questo mese di dicembre purtroppo non è mancata”.

Il 2021 è alle porte. Dalla comunità di Salvador arriva un augurio ai fratelli e alle sorelle cremonesi: “Buon anno a tutti”. 




“Cesta basica”, un contributo di solidarietà per le famiglie povere della missione di Bahia. Ecco come donare

I sacerdoti cremonesi don Emilio Bellani e don Davide Ferretti, missionari fidei donum in Brasile, stanno affrontando, insieme alle autorità locali, gli effetti del lockdown che sta mettendo in difficoltà molte famiglie privandole del necessario per vivere. L’impegno della parrocchia di Gesù Cristo Risuscitato a Salvador de Bahia a fianco delle fasce di popolazione più fragili non  è mai venuto meno e, anzi, si intensifica con l’aumentare del bisogno concreto.

Uno degli strumenti più utilizzati sul territorio del quartiere è quello della “cesta basica”, una vera e propria borsa della spesa mensile che la parrocchie procura e consegna alle famiglie più povere come sostegno concreto al sostentamento.
Un gesto oggi ancora più prezioso per ampie fasce della società di Salvador a cui è possibile contribuire anche da Cremona, grazie ad un’iniziativa inserita nel progetto Bahia, il ponte di solidarietà aperto dalla diocesi con la parrocchia “sorella” brasiliana.

È infatti possibile inviare il denaro necessario per la Cesta Basica (una borsa contenente: riso, fagioli, pasta, caffè, zucchero, latte, olio, farina, mais, prodotti per l’igiene personale), preparata per una famiglia, una volta al mese e che costa 10 euro.

L’invito a partecipare a questa iniziativa di carità missionaria è rivolto a scuole, gruppi di catechismo, parrocchie, famiglie… tutti.

È sufficiente versare la quota sul conto corrente della Curia (iban: IT 28 X 08454 11403 000000080371 ) specificando nella causale CESTA BASICA PROGETTO BAHIA oppure versando la quota direttamente in Curia.

Con soltanto dieci euro di solidarietà, una famiglia di 5-6 persone può trovare un importante aiuto per il proprio mantenimento per tutto un mese.