«Come i Magi, se necessario, cambiamo strada…». La riflessione del Vescovo nella solennità dell’Epifania (VIDEO)

Si è celebrata nella mattinata di mercoledì 6 gennaio in Cattedrale la Messa dell’Epifania, presieduta dal vescovo. «Vi siete accorti che quest’anno ascoltare e accogliere questo annuncio ha un senso molto diverso?», ha esordito monsignor Napolioni nella sua riflessione proposta durante l’omelia rivolto ai fedeli presenti facendo riferimento alla sequenza cantata dopo il Vangelo, nella quale è stato dato l’annuncio del giorno della Pasqua, che nel 2021 sarà il 4 aprile e da cui “scaturiscono tutti i giorni santi”.

Prima infatti l’Epifania, ha spiegato, in qualche modo ci metteva addosso un po’ di frenesia che ci portava a correre in avanti, a guardare già alla Quaresima e alla Pasqua. «Un treno in corsa, anche come chiesa. Una santa corsa, ispirata da nobili motivi, da tante esperienze importanti ma col rischio di inciampare, di essere consumatori di feste, di sagre. Quest’anno invece abbiamo pensato: arriveremo a queste date? In che colore di zona saremo? Andrà tutto bene? Ci saremo vaccinati? Porteremo la mascherina? Non lo sappiamo. Ma questo annuncio – ha detto riferendosi all’Epifania – ci ha detto ciò che sappiamo: qualunque cosa accada, sarà Pasqua. Qualunque cosa accada, quel giorno la Chiesa in festa o perseguitata, ricca o povera, radunata in cattedrale o dispersa nelle catacombe non potrà che celebrare il Suo Signore. Questo annuncio ci riconsegna – in un tempo di confusione, incertezza e paura – la certezza che anima la speranza».

Durante l’omelia il vescovo ha ricordato, come ebbe a dire una volta anche papa Francesco, che Cristo sempre ci precede. «E noi cosa dobbiamo fare ora che sappiamo che Cristo è nato, si è manifestato, ci accompagna, ci parlerà ancora, ci nutrirà di sé? Chi è che può testimoniare tutto questo? Come anche noi possiamo contribuire a far sì che questa notizia di salvezza arrivi a tutti in maniera efficace, per generare davvero consolazione e fiducia? Ci sono due tipi di persone e di ruoli: apostoli e profeti. Cioè quelli che Dio ha chiamato e inviato, quelli che Lui ha scelto. Come i sacerdoti. Ma ci sono anche i Magi, coloro che cercano, si interrogano, guardano le stelle, ascoltano il loro desiderio profondo, si mettono in cammino, portano i doni: esercitano dunque una grande libertà».

Sono, ha spiegato il vescovo, persone mosse dalla curiosità, dal desiderio, dall’intelligenza. «Il mondo ha bisogno di uomini e donne così, ha bisogno di cristiani così: che stimino il senso del dovere ma che lo riscaldino con l’avventura del proprio cuore inquieto, affamato della vera luce e del vero amore. Questo ci permetterà di essere creativi». In conclusione, il vescovo ha ripreso la parte finale del brano del Vangelo dove si racconta che i Magi, avvertiti in sogno, tornarono per un’altra via verso il loro Paese. «I Magi vivono con attenzione ciò che accade. Seguono la stella, trovano il Bambino, offrono i doni, ma nel sogno – nel dialogo profondo del cuore con il Mistero che ci avvolge – capirono chi era Erode. E presero un’altra strada».

Ecco quindi la lezione da trarre anche per il presente, ben esplicitata da monsignor Napolioni: «Nell’ascolto di Dio possiamo discernere di chi fidarci e di chi no, perché l’inganno è sempre possibile. Il Signore ci dà appuntamento ma ci chiede di vivere nella Storia, di assumerci le nostre responsabilità nella società, nella famiglia e nelle istituzioni. Se necessario cambiando strada. Siamo sicuri che dovremo tornare a tutti gli stili di vita che avevamo un anno fa o dobbiamo prendere coscienza che bisogna impostare diversamente priorità dell’anima, uso del tempo, uso del denaro, i criteri educativi e le piccole cose di ogni giorno? Ci può spaventare, ma se abbiamo chiari gli appuntamenti delle feste che l’Epifania non porta via, ma ci riconsegna come calendario di fioritura della nostra esistenza, non ci sarà virus che ce lo impedirà. Anzi sarà occasione per far emergere questa Grazia che ci è stata data in dono».

La Messa, concelebrata dal Capitolo della Cattedrale, è stata servita all’altare dai diaconi che nei prossimi mesi saranno ordinati sacerdoti, i cui compagni di Seminario hanno prestato servizio liturgico.

Il video integrale della celebrazione




Chiara Lubich e la responsabilità del cristiano nel rendere “carne” Cristo (VIDEO)

La Messa del 3 gennaio, II Domenica del tempo di Natale, presieduta alle 11 nella Cattedrale di Cremona dal vescovo Antonio Napolioni, è stata un’occasione speciale per ripensare al senso di responsabilità che i cristiani hanno nel rendere “carne” Cristo venuto in mezzo a noi.

“Carne” (sarx nel testo originale ebraico delle Scritture) significa incarnazione di Dio fatto uomo e riassume il senso della gioia del Natale che, alla luce del Vangelo, i fedeli possono e devono trasfigurare nelle loro vite quotidiane. «Oggi abbiamo la responsabilità – dice il Vescovo – di vivere questa incarnazione nel piccolo del quotidiano e nel grande della nostra storia», quale contributo dato al pensare la propria vita come segno di condivisione e fratellanza.

Così come hanno fatto, in tempi di guerra, uomini e donne che hanno saputo e voluto intuire dal Signore la vocazione a dare vita a una fraternità universale, nonostante le divisioni imperanti. Prima tra tutte, il vescovo ricorda la figura di Chiara Lubich (1920-2008), fondatrice del Movimento dei Focolari, in una Trento afflitta dai bombardamenti capace di riconoscere che l’umanità è “carne da Vangelo” e non “carne da macello” come la guerra sembra far intendere.

Ed è un appello a interessarsi a Chiara, che il Vescovo ha avuto modo di incontrare, guardando “Chiara Lubich – L’amore vince tutto”, il film che domenica 3 gennaio sarà proposto in prima serata su Raiuno. Affinché si impari da lei, e dai tanti che hanno vissuto la guerra senza mai perdere di vista il senso di umanità, che è sempre possibile accogliere la Sapienza del Signore fatta carne.

«Questo è lo stile dei cristiani: accogliere la Sapienza che viene dall’alto comprendendo come incarnarla nei nostri giorni. Come Chiara Lubich che ha colto, in tempo di guerra, la possibilità di dare la vita a un grande progetto, a un nuovo modo di essere famiglia, a una nuova fratellanza, quella universale», dichiara Napolioni. E aggiunge: «Oggi è tempo di avere questo sguardo lungo, coraggioso, utopico sì, ma evangelico».

Oggi, ai tempi di una pandemia che spesso è stata paragonata alla guerra, è tempo di abbandonare il linguaggio bellico di chi “combatte in prima linea” contro “un nemico invisibile”, assumendo invece un comportamento «resistente e non violento, prendendoci cura dei più deboli, di chi non ce la fa, delle vittime».

Sull’esempio di donne e uomini che «si sono fatti santi e hanno seminato speranza, ricostruendo la pace sulle macerie dei grandi odi», l’invito di monsignor Napolioni è di fare ancora meglio dei grandi testimoni della storia, perché oggi più di allora siamo invasi dalla Sapienza di Dio.




La cultura della cura nell’esempio di Maria e di tante donne di oggi (VIDEO e FOTO)

«Dio creatore impregna del suo amore e della sua cura tutto ciò che ha creato e ce lo affida con il compito di custodirlo». Così il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, nell’omelia della Messa di inizio anno, nella solennità di Maria Madre di Dio e 54° Giornata mondiale della pace, presieduta nel pomeriggio di venerdì 1° gennaio nella Cattedrale di Cremona. Eucaristia concelebrata dal Capitolo della Cattedrale.

Photogallery

Nell’omelia il vescovo ha preso spunto dal Vangelo per riflettere sulla figura di Maria: «Possiamo immaginare Maria che adagia con cura e attenzione il bambino Gesù. Essa ci è maestra di vita non solo materiale, ma anche spirituale, perché non aveva paura di continuare a interrogarsi del mistero che si stava compiendo: Maria che si prende cura del figlio a partire da ciò che le accade nel cuore, perché il dono che ha ricevuto diventi dono del mondo e dei suoi figli».

La figura di Maria come Madre di Dio è stata poi punto di partenza per evidenziare come «nell’anno appena trascorso lo sguardo va su tante donne – negli ospedali, nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità religiose – che hanno testimoniato e ci hanno insegnato l’essenziale: ci hanno insegnato a lottare con generosità e tenacia, ci hanno insegnato a pregare e ad aver cura».

Il tema della cura è infatti al centro del messaggio della Giornata mondiale della pace di quest’anno che papa Francesco ha voluto dedicare al tema “La cultura della cura come percorso di pace”. Il vescovo Napolioni ha quindi concluso l’omelia riprendendo la parte finale di questo messaggio e aggiungendo poi come «il tema di questa Giornata mondiale della pace che il Papa ci dà è la “cultura della cura”, perché prendersi cura è qualcosa di molto ampio e necessario in tutte le situazioni della vita: in tutte le nostre piccole azioni è importante avere cura per poter contribuire a creare questa cultura della cura, prenderci cura gli uni degli altri e del creato, per costruire una società fondata su rapporti di fratellanza».

 

 

Guarda il video integrale della Messa




«Soffriamo, ma non saremo confusi in eterno», il messaggio di speranza del Vescovo nell’ultimo giorno dell’anno (AUDIO e FOTO)

Il vescovo Antonio Napolioni ha presieduto come di consueto nella chiesa di Sant’Agostino, a Cremona, alle 18 del 31 dicembre, la Messa di ringraziamento nell’ultimo giorno dell’anno, caratterizzata dal canto finale del Te Deum e, quest’anno, dal rispetto delle norme di sicurezza che fino all’ultimo giorno caratterizzano anche le celebrazioni liturgiche di questo 2020 in cui – come a ricordato monsignor Napolioni durante i riti introduttivi – «Dio non ha cessato di operare le meraviglie del suo amore mentre sulla terra siamo stati provati».

Accanto a monsignor Antonio Napolioni, il vescovo emerito Dante Lafranconi e i sacerdoti dell’unità pastorale Cittanova (formata dalle parrocchie di S. Agata, S. Ilaro e S. Agostino): il parroco don Irvano Maglia, i collaboratori parrocchiali don Mario Binotto, don Angelo Guerreschi Parizzi, don Achille Bolli e don Cristino Cazzulani. Presente anche mons. Felice Bosio, canonico della Cattedrale e già parroco di Sant’Agostino. Ha prestato servizio all’altare il diacono don Francesco Tassi, giovane della parrocchia che nei prossimi mesi sarà ordinato sacerdote. Nell’assemblea il numero consentito di fedeli, distanziati e partecipi, con la presenza di numerose famiglie con bambini.

Nella sua omelia il Vescovo ha ripercorso il testo che da secoli la Chiesta canta con il Te Deum, invitando a riconoscere nella figura di Maria l’insegnamento «alla Chiesa ad essere altrettanto paziente e fedele nel fare memoria quotidiana delle promesse di Dio, a percepire il suo sguardo sugli avvenimenti».

Perché cantare oggi il Te Deum, in questo periodo in cui è ancora forte la paura di una pandemia che non è sconfitta? È la domande che pone monsignor Napolioni e che trova risposta proprio nella preghiera che «non è il semplice “andrà tutto bene”» ma è il canto che indica la strada di speranza che ha accompagnato la Chiesa nei grandi momenti della sua storia attraverso tre grandi immagini: la gloria di Dio; la vita, la morte e la risurrezione di Cristo; la preghiera di supplica. Tre momenti in cui riconoscere lo sguardo di Dio sulla propria vita, anche nei momenti di maggiore fatica e sofferenza.

«Canteremo la gloria di Dio che non è mai scalfita da ciò che accade sula terra – ha invitato a riflettere monsignor Napolioni – non perché lui sia lontano, ma perché siamo un granello di polvere abitato misteriosamente da un’umanità che Dio ha voluto come amica, dentro l’abbraccio eterno dell’infinito amore di Dio». «Noi che siamo pellegrini nel tempo – ha aggiunto – possiamo già guardare un orizzonte eterno che ci rincuora con il coro di donne e uomini che hanno accolto fino in fondo la vita come un dono e l’hanno riconsegnata con generosità». Così, guardando alla Chiesa Celeste, alla gloria dei santi, il Vescovo ha ricordato anche i defunti «specie quelli che più hanno sofferto, che sono già in questa pace e in questa bellezza: il cielo da cui veniamo e a cui siamo destinati».

Al centro del Te Deum – ha poi proseguito – ci si ferma a contemplare Cristo Gesù, perché nell’evento della sua esistenza troviamo risposta alle nostre domande. Quel Gesù, quell’uomo è il vincitore della morte, ci salva se la accogliamo come filigrana della nostra storia. Il Signore Gesù è già morto e risorto per tutti e ci soccorre con il rinnovarsi della sua passione, morte e risurrezione».

Il terzo tema richiamato dal testo del Te Deum è la nostra preghiera di supplica: “Signore salvaci”… «dalle divisioni, dalla tentazione di accreditarci come primogeniti, da tutto ciò che ci impedisce di salvarci insieme; dal peccato: il nemico più insidioso – ha concluso il vescovo – è il male morale, la sfiducia, la rabbia, l’odio, che come un virus pestifero possono prendere posto dentro di noi e non farci sentire l’amore di Dio e la bellezza della vita. A questo – ha aggiunto – ci attacchiamo guardando al futuro».

Uno sguardo di speranza che è stato poi consegnato insieme alle ultime parole del canto di ringraziamento: «Non saremo confusi in eterno: soffriamo tanta confusione, forse avremo ancora confusione, ma non saremo confusi in eterno, potremo custodire la certezza di essere amati, essere in pace anche se nella lotta per la vita e per la giustizia».

Con questo spirito è proseguita la celebrazione della Messa che si è conclusa proprio con il Te Deum, un canto di lode e di fiducia, forte dell’amore di Dio che ci conduce verso un nuovo anno, con i suoi giorni, le sue prove, i gesti di generosità, le sue occasioni di gioia, di vita.

La fotogallery della celebrazione




Il vescovo Napolioni nella festa della Sacra Famiglia e a 50 anni dalla legge sul divorzio: «Ogni briciola di vita familiare è sacra e va custodita» (VIDEO)

Nella festa liturgica della Sacra famiglia di Nazareth, il vescovo Antonio Napolioni ha celebrato la Messa delle 11 in Cattedrale e – dopo la proclamazione del Vangelo di Luca nel passaggio che riporta il breve racconto dell’infanzia di Gesù – ha proposto durante la sua omelia una riflessione sulla famiglia del nostro tempo, a poche settimane dal 50° anniversario della legge che ha introdotto il divorzio in Italia, una ricorrenza – ha sottolineato – «ricordata con un certo entusiasmo» dai media nazionali.

La riflessione di monsignor Napolioni muove i passi però dalla definizione di ciò che è sacro e santo: «Certo la Famiglia di Nazareth – ha osservato – è santa e sacra. Ma che cosa è sacro? Sono sacre le “cose di Chiesa” – ha continuato – ma molto più sacro è l’uomo vivente, la vita umana, ogni famiglia, ogni briciola di esistenza… perché è dono di Dio». Così il matrimonio che «consacra il rapporto tra un uomo e una donna: il sacro vincolo, il legame che davanti a Dio due creature fragili si scambiano per sempre». Che cos’è invece – si è chiesto e ha chiesto poi il Vescovo – la santità di una famiglia. «Non che ogni famiglia si santa. La santità è la risposta quotidiana con cui corrispondiamo a un dono di Dio: lui ha fatto di noi una cosa sacra, bisogna vivere oggi questa santità».

Così richiamando la “fotografia di vita feriale” di Maria e Giuseppe raccolta dall’evangelista mons. Napolioni ha osservato come «La luce che viene dalla Santa famiglia è accessibile, accogliente: non è come quelle famiglie di qualche rotocalco o pubblicità che sembrano idealizzate, ma è una famiglia che sperimenta prove, sofferenza e che fatica a corrispondere a ciò che il Signore ha posto in essa».

Così, passando per la fatica e la sofferenza monsignor Napolioni ha proposto una riflessione sull’attualità, richiamando la legge sul divorzio: «Cosa ne pensa la comunità cristiana 50 anni dopo? Non dobbiamo dividerci in interpretazioni unilaterali: quando la società riconosce che all’interno della famiglia esistono violenze e sopraffazioni nei confronti dei più deboli non si può usare l’indissolubilità del matrimonio per dire “soffri e taci”, per diventare complici di ingiustizie e violenze. E la Chiesa già allora infatti sosteneva che davanti all’impossibilità di stare insieme in armonia il male minore era la separazione…».  La porta aperta dal legislatore – ha poi aggiunto il Vescovo è diventata un portone e poi un’autostrada, con un riferimento alla eccessiva semplificazione della pratica del divorzio: «Oggi il divorzio è un attimo – ha osservato – pochi mesi  di collaudo dopo la separazione e poi magari anni di rimpianti».

«La comunità cristiana – ha poi proseguito l’omelia – si è accorta in questi anni di non poter essere giudice freddo di fronte a storie famigliari in cui nessuna briciola di amore vero, di sofferenza, di dignità può andare sprecata, perché ogni briciola di vita famigliare è sacra e va custodita, fosse anche la vita di un divorziato, una coppia che si riforma… situazioni che eravamo soliti definire “irregolari” o peggio da pubblici peccatori. Non le vogliamo proporre come modello di vita, ma le dobbiamo assumere come le porzioni della nostra mensa comune, come le membra del nostro stesso corpo».

Qui il vescovo Napolioni ha ricordato i due Sinodi voluti dal Papa e il riferimento alla Amoris Laetitia, «un testo che fa il punto in maniera saggia, paterna e coraggiosa di che cos’è la famiglia oggi e di come la Chiesa annuncia il Vangelo nella possibilità di essere famiglie sacro-sante pur con tutte le proprie fragilità, famiglie amate da Dio che si aiutano perché riconoscono che nessuno ce la fa da solo e si crea una rete di solidarietà: una famiglia di famiglie».

Questo – ha concluso – «credo sia un messaggio potente, indispensabile per il futuro dell’umanità e di questo Paese: se non ripartiamo dalla famiglia così com’è, con tutte le sue sofferenze, accogliendo la storia di ciascuno, prendendoci cura per quanto possibile e nel rispetto delle libertà di ogni passo che ognuno può compiere, su che cosa fonderemo una convivenza giusta e pacifica, su che cosa fonderemo la possibilità d un futuro delle nuove generazioni? Sugli automatismi della tecnologia? Non demonizziamo ciò che la tecnologia ci offre, non buttiamo la scoperta del vaccino che oggi inizia a darci speranza nei confronti della pandemia, ma c’è una pandemia dell’anima che solo la carità di cristo e la fantasia dei credenti può vincere, credendo che ogni brandello di famiglia è benedetto da Dio, come custodiamo con scrupolo i frammenti dell’Eucaristia la stessa amorevolezza ci sia data nei confronti delle nostre famiglie che a volte vano a pezzi. Il Signore da quei pezzi può ricostituire un progetto, un sogno, una bellezza che noi neppure immaginiamo».




«Il bene va detto perché Dio, dicendo il bene, l’ha operato» (FOTO e VIDEO)

«Il bene va detto perché Dio, dicendo il bene, l’ha operato». Così il vescovo Antonio Napolioni ha concluso l’omelia, densa di significato, della Messa della Notte di Natale, presieduta nella prima serata di giovedì 24 dicembre nella Cattedrale di Cremona, in modo da permettere ai fedeli il rientro nelle abitazioni prima dello scattare del coprifuoco, alle 22.

Con uno sguardo volto alla Parola e radicato nel tempo che stiamo vivendo, il Vescovo ha condotto l’assemblea a rinnovare la propria promessa in Gesù Cristo come unico salvatore, dopo averlo riscoperto nelle tante fragilità di questo periodo, come colui che, solo, può ravvivare nell’uomo la speranza. «Nei segni dei tempi – ha dichiarato Mons. Napolioni – i credenti sanno riconoscere la volontà di Dio, anche quando questa si manifesta in maniera esigente. Se sappiamo fidarci di Lui, accogliamo questi tempi e viviamo nella pace».

La venuta di Cristo nella storia si rinnova concretamente nella vicenda umana, conducendo l’umanità all’incontro con il mistero che la Chiesa celebra ad ogni Natale.

«La vicenda di Gesù non è una vicenda qualsiasi ma la sola – ha proseguito – che spiega, illumina, salva, trasfigura ogni vicenda umana». E ha invitato l’assemblea a cantare un canto nuovo al Signore, trasformando la vita in tempo di pandemia in un canto di preghiera, che consiste in un modo nuovo di parlare e di animare l’esistenza comunitaria. Cantare lode a Dio è benedire il Suo nome, annunciandone la salvezza e narrandone la gloria. E questo si realizza comunicando il senso della fede e dando testimonianza dell’amore che Dio ci ha donato in Cristo.

«Noi abbiamo il compito di cantare in maniera nuova e sempre più bella questa grande notizia, che è il Natale di Cristo – ha concluso – e che ci porterà ogni anno sempre più vicino al suo eterno compimento».

La Messa, che è stata concelebrata dal vescovo emerito mons. Dante Lanfranconi e dai canonici del Capitolo della Cattedrale, è iniziata con al benedizione del presepe allestito nella navata settentrionale.

Le offerte raccolte durante la celebrazione saranno devolute, come da tradizione, alle cucine benefiche della San Vincenzo de’ Paoli per le necessità della comunità.

La fotogallery della celebrazione




Gli auguri del Vescovo: «Facciamolo così questo Natale, alla maniera di Gesù, è ora!»

Ne abbiamo dette tante, troppe, di questo Natale. Ora facciamolo! Lo stress da pandemia ci ha rovinato le feste? Non permettiamoglielo, ne siamo capaci. Ma che Natale è celebrando la Messa di mezzanotte alle venti? È il Natale di ogni ora, è ora di Natale!

Bisognava salvare il Natale! Ma è il Natale che ci salva! Va bene “Natale con i tuoi”, ma così è troppo! E se fosse un tempo per guardarsi negli occhi, e guardarsi dentro?

Questo canto e controcanto potrebbero alternarsi ancora a lungo, magari ognuno provi ad aggiungere una strofa, la sua.

Ma poi, occorre fare esercizio di libertà e sapienza: io cosa voglio, cosa scelgo di vivere e di pensare? Come vivrò questo Natale… di Gesù?

Chiedercelo solo al singolare non basta, potrebbe farci accomodare nella piccola fortuna privata che a molti è concessa, ma non a tutti. E che tanto illude. E che presto scompare.

Meglio declinare al plurale, comunitario, sociale ed ecclesiale, la questione del Natale 2020, che poi è quella del senso della vita. Pensando anche ai malati e agli anziani, ai poveri e alle persone sole, ai medici e ai lavoratori, ai bambini e alle loro famiglie, al popolo che “… camminava nelle tenebre e vide una grande luce” (Is 9,1). Quel popolo siamo noi, ieri, oggi e sempre. In un mondo rimpicciolito dal virus e costretto a un’unica battaglia, si profila la chance di una svolta epocale in senso umanistico e solidale. Ritengo, senza alternative. La nascita di Gesù, creduta e vissuta, e non soltanto ricordata e festeggiata, può essere davvero il decisivo vaccino per tutti, per rigenerare il mondo secondo il disegno del Padre, a cominciare dai più piccoli e deboli, che Egli predilige.

È l’impegno che il Vangelo riconsegna a me e alla comunità cristiana con cui cammino in questa terra. È l’augurio che spartisco con tutte le donne e gli uomini amati dal Signore, perché scoprano tale stupenda dignità e ne gioiscano, anche nel momento della prova. Dio non è stanco degli uomini, è sempre creativo nella sua iniziativa di amore e salvezza. Anche se lo fa chiamando ciascuno ad una risposta personale decisa e impegnativa.

Facciamolo così questo Natale, alla maniera di Gesù, è ora!

+ Antonio Napolioni
Vescovo di Cremona




A San Sigismondo il ricordo del Vescovo per il primo martire e il magistrato Livatino presto beato (FOTO e AUDIO)

Nella soleggiata mattina di sabato 26 dicembre il vescovo Antonio Napolioni si è recato presso il monastero di clausura di San Sigismondo, a Cremona, per celebrare la Messa della festività di Santo Stefano con le monache domenicane e i fedeli presenti: l’Eucarestia è stata concelebrata dal cappellano don Daniele Piazzi e dal segretario e cerimoniere vescovile don Flavio Meani.

La memoria del primo martire è stata l’occasione per ricordare l’annuncio della prossima beatificazione del magistrato Rosario Livatino, ucciso dalla mafia “in odio alla fede” nel 1990. «La nostra testimonianza non deve essere caratterizzata dal vittimismo, ma da una perseveranza gioiosa», ha voluto rimarcare il vescovo Napolioni, che ha poi proseguito sottolineando come «in questi tempi difficili il futuro del nostro tempo è accessibile se avremo perseveranza alla realtà, prestando attenzione all’aspetto sociale delle nostre comunità, perché non possiamo stare bene uno per volta. Come ci ricorda il Papa, un’economia come quella nella quale abbiamo sguazzato negli ultimi decenni ha causato molto ferite e creando molti poveri a vantaggio di pochi che se ne sono approfittati». L’augurio del Vescovo è stato quindi quello di seguire l’esempio di santo Stefano, come quello del magistrato Livatino: «Affidiamoci a Gesù e facciamo la nostra parte».

Al termine della celebrazione monsignor Napolioni si è fermato per salutare le suore claustrali domenicane cogliendo l’occasione per scambiare gli auguri di Natale.

Nel giorno dell’Epifania il Vescovo tornerà a S. Sigismondo per presiedere i Secondi Vespri della solennità, come ormai è tradizione da diversi anni, in occasione dell’anniversario della posa della clausura papale.

Photogallery




In un mondo impaurito si elevò alta la melodia di un canto nuovo (VIDEO)

Un applauso dedicato a tutti coloro che soffrono, negli ospedali, nelle carceri o sono impediti a partecipare fisicamente all’Eucarestia “per la paura del contagio”, ha festosamente aperto la Messa solenne di Natale celebrata venerdì 25 dicembre in Cattedrale, alle ore 11, dal vescovo Antonio Napolioni. “Impediti nei gesti,  riscopriamo quanto è possibile fare per rincuorarci e vivere felici” ha evidenziato il Vescovo che ha poi ripreso, come prologo dell’omelia, la recente esortazione di Papa Francesco: “In un mondo impaurito, si levi alta la melodia di un canto nuovo”.

Un canto nuovo “composto dal Padre e intonato dal vagito di un bimbo”, una melodia che diventa “sinfonia” poiché “non si tratta di un assolo” . “Ciascuno di noi è chiamato ad accordarsi come lo strumento di un orchestra, accordarsi con il “la” dato da Gesù. –  è la significativa metafora  utilizzata da Mons. Napolioni – Agire con lui, dietro di lui,  senza illudersi di poter fare da soli e senza smanie di protagonismo o seminando gelosia, rivalità e persino odio e razzismo.”  Il mondo deve accorgersi di questo canto nuovo: “questo non significa fare un mondo cristiano separato dal resto della realtà; – ha proseguito –  il figlio di Dio è venuto a l mondo per tutte le genti, per tutta la Terra.  O ci salviamo tutti o non si salva nessuno. Ce ne stiamo accorgendo soprattutto  in questi tempi.” Solo stando con il Signore e praticando il Vangelo si diventa accoglienti , fratelli universali e senza paura di perdere. “Vogliamo cantare  la musica del cuore, dello spirito, quella che non ci estrania – è la conclusione del Vescovo – Ciascuno di noi è in grado di dare un apporto unico ed irripetibile.  Sia questo il nostro Natale, un po riservato e frenato ma proprio per questo ricondotto alla sorgente della salvezza”.




Le celebrazioni del tempo di Natale con il Vescovo

La Segreteria vescovile ha ufficializzato il calendario della celebrazioni che monsignor Antonio Napolioni presiederà nel tempo di Natale. Un programma che, riadattato alla particolare situazione in atto, vede comunque confermati i classici appuntamenti.

Saranno proposti in diretta tv su Cremona1 (canale 80) e i canali web diocesani la Messa della notte di Natale (presieduta in Cattedrale giovedì sera alle 20.30) e il solenne Pontificale del 25 dicembre (ore 11). Sempre in Duomo il vescovo presiederà alle 17 i Vespri di Natale.

Come tradizione giovedì 31 dicembre, alle 18, monsignor Napolioni sarà nella chiesa di Sant’Agostino, a Cremona, per la Messa di ringraziamento per l’anno trascorso con il canto del Te Deum.

Il giorno seguente, nella solennità di Maria Madre di Dio e Giornata mondiale della pace, il vescovo presiederà l’Eucaristia in Cattedrale alle ore 18: la Messa sarà proposta in diretta tv su Cremona1 e i canali web diocesani, dove l’Eucaristia dalla Cattedrale sarà come consueto trasmessa anche alle ore 11.

In diretta tv e social anche la Messa Pontificale dell’Epifania, presieduta dal vescovo in Cattedrale alle 11 di mercoledì 6 gennaio. Nel pomeriggio poi, come consuetudine, monsignor Napolioni si recherà nella chiesa di San Sigismondo, a Cremona, per il canto del Vespro, nel tredicesimo anniversario della posa della clausura sul monastero domenicano. Sempre a San Sigismondo il vescovo presiederà l’Eucaristia del 26 dicembre (ore 11).

 

In Cattedrale la Messa della notte di Natale presieduta dal Vescovo alle 20.30, diretta tv e sui social