A San Bassano l’ingresso di don Daniele Rossi: «Aiutatemi a essere il vostro pastore e non un funzionario»

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Nel pomeriggio di domenica 17 ottobre le comunità di San Bassano, Cornaleto, Formigara, Gombito, San Latino e Santa Maria dei Sabbioni hanno dato il benvenuto al nuovo parroco: ad accogliere don Daniele Rossi i parrocchiani, le autorità civili e militari, le associazioni; ad accompagnarlo tanti confratelli (in particolare gli altri preti in servizio nelle sei parrocchie) che hanno concelebrato la Messa di insediamento presieduta dal vescovo Antonio Napolioni. Presenti anche sindaci e parrocchiani di Agnadello (dove è stato vicario per otto anni prima della nomina a parroco) e Castelleone (suo paese natio).

Prima della celebrazione, sul sagrato, per le autorità civili è intervenuto il primo cittadino di San Bassano, Giuseppe Papa, che, a nome dei sindaci di tutte le parrocchie unite nel nome e nel ricordo di mons. Frosi, ha accolto ufficialmente don Rossi: «Posso usare solo parole di gioia per salutare don Daniele – ha detto -. Questa è una giornata destinata a rimanere nella storia civile e religiosa. Dal suo lavoro, dalla sua capacità e dal suo spirito missionario dipenderà la crescita spirituale della comunità e della chiesa locale vita. Ciascuna comunità, sotto la sua guida, con le sue peculiarità e tradizioni, evitando campanilismi, dovrà essere pronta, sotto la sua guida, a camminare insieme».

Una parrocchiale piena, in ogni posto disponibile nel rispetto del distanziamento previsto dalle normative ant-Covid, ha accolto con il canto dalla Corale e dal Coro Gabriele il nuovo parroco. In prima file le divise delle autorità militari e il tricolore di sindaci e assessori (tra i presenti anche il concittadino senatore Simone Bossi), poi i volti dei parrocchiani, vecchi e nuovi. Tutti uniti per sostenere nella preghiera don Daniele Rossi in questa nuova missione.

Dopo la lettura ufficiale del decreto di nomina da parte del vicario zonale don Gianbattista Piacentini, il saluto del Consiglio pastorale carico di sentimenti di «gioia, attesa e speranza» che animano i cuori delle parrocchie pronte a iniziare questo cammino con un nuovo pastore, ispirati da quella fonte inesauribile di amore che è Dio. Poi il dono di un quadro con all’interno una croce bizantina ortodossa realizzata in pietra dalle Suore del Monastero di Betlemme.

Nell’omelia il Vescovo, commentando la Parola di Dio, ha offerto diversi spunti al nuovo parroco: «Sono contento di presiedere questa concelebrazione non solo di sacerdoti, ma di comunità, famiglie, amici… di tante espressioni di vita animata dalla fede e che crede ancora nell’amore e invoca ragioni di speranza. Sono commosso anche dalla fede delle nostre comunità che accettano il continuo cambiamento. Essere preti significa essere destinatari inermi di un disegno più grande». E ancora: «Il prete di successo è quello che lascia fare a Gesù e impara da Gesù tutti i giorni a rimettersi al servizio nonostante le nostre stanchezze, arrabbiature, delusioni. Saper affidare a Dio i propri desideri. Questo è il Suo messaggio: accorgersi che il disegno di Dio è più bello e affidabile di ogni desiderio umano. Dio deve essere compreso. Fermiamoci davanti a Dio, non scappiamo, osiamo seguire il Signore laddove ci vorrà portare. Il compito del parroco è anche trasmettere questo messaggio: camminare insieme con fiducia sulla strada indicata dal Signore».

Al termine della Messa il nuovo parroco ha portato il suo saluto dal vivo, dopo quello affidato alle pagine del bollettino parrocchiale “Insieme”. Un saluto incentrato sul ringraziamento e la collaborazione reciproca. Il primo grazie è stato rivolto al Signore «per avermi chiamato a far parte di questa grande famiglia che è la sua chiesa, di cui lui è sempre il protagonista». Il secondo grazie è andato al Vescovo «per l’opportunità e la responsabilità». Don Rossi ha poi ricordato la sua famiglia, in particolare i genitori, i compagni di Messa presenti alla celebrazione, i sacerdoti con cui collaborerà all’interno delle varie parrocchie. Riferendosi a questi ultimi ha detto: «In questi anni ho capito l’importanza della comunione tra i sacerdoti per il bene della comunità che serviamo». Immancabili i ringraziamenti alla comunità di Agnadello dopo otto anni di servizio, ma anche a chi lo ha voluto accompagnare da Castelleone, suo paese natio. Quindi, pensando al futuro, ha rivolto il suo saluto ai sindaci delle sei comunità di cui sarà pastore «con l’augurio di collaborare insieme a favore delle persone». Ultimo, ma centrale ringraziamento alle tante persone intervenute «oggi qui con me a fare festa; alle mie nuove comunità chiedo due cose: aiutatemi ad essere il vostro pastore e non un funzionario qualunque; aiutatemi a costruire questa unità pastorale. Sentiamoci tutti coinvolti in questo impegnativo, ma meraviglioso compito, avendo come unico obiettivo il bene dell’altro. E affidiamoci sempre al Signore, unica persona che mai ci tradisce».

A celebrazione conclusa, il nuovo parroco ha raggiunto l’oratorio per un momento conviviale e di festa.

Annalisa Tondini

 

Profilo biografico del nuovo parroco

Don Daniele Rossi, classe 1976, originario di Castelleone, è stato ordinato l’11 giugno 2005. Laureato in Scienze dell’educazione e della formazione, ha iniziato il proprio ministero come vicario presso la parrocchia S. Ambrogio vescovo in Cremona. Dal 2013 era vicario parrocchiale ad Agnadello.

Ora il Vescovo gli ha affidato, in qualità di parroco, le comunità di “San Martino vescovo” in San Bassano, “Santa Maria Annunciata” in Santa Maria dei Sabbioni (Cappella Cantone), “Sacro Cuore e San Latino” in San Latino, “Santi Sisto e Liberata” in Gombito, “Santi Nazario e Celso” in Formigara, “Sant’Andrea apostolo” in Cornaleto.

Dal 2018 don Rossi è assistente diocesano Azione Cattolica Ragazzi.

 

Il saluto di don Daniele Rossi alla comunità 

Non mi è facile presentarmi attraverso uno strumento di informazione come il giornalino perché prediligo la forma relazionale e preferisco quindi incontrarvi di persona. Con questa riga vi ho già detto che tipo sono e avete già capito che un mio punto forte è l’incontro con le persone, dai più piccoli ai più anziani.

Questo è lo stile che caratterizza la mia persona e che ritengo ancora più importante nel ministero. Vengo da voi con un sentimento di gioia ma anche di curiosità. La gioia nasce dalla fiducia che il vescovo mi ha manifestato affidandomi sei comunità e chiedendomi di continuare la collaborazione iniziata da don Angelo per camminare insieme e lavorare per il bene delle persone.

La curiosità perché mi si presenta un’opportunità nuova da esplorare visto che il mio ministero l’ho sempre svolto in una sola parrocchia e quindi devo mettermi in gioco per capire insieme con voi come procedere per essere un “buon parroco” a servizio delle comunità.

Non è difficile perciò comprendere che la parola chiave di questa esperienza che vivrò con voi sarà “comunione”. Dobbiamo essere capaci di sentirci Chiesa, di essere comunità che operano insieme, di essere laici che progettano e costruiscono uscendo dai propri confini territoriali avendo presente un territorio più vasto che abbraccia più comunità. Ho volutamente usato il noi perché questa è la caratteristica dell’essere chiesa, dove insieme si gioisce, si piange, si ringrazia e si soffre. Ho bisogno dell’aiuto di ciascuno di voi, perché da solo non vado da nessuna parte. Abbiamo bisogno dell’aiuto dello Spirito Santo che ci sostiene e ci dona la capacità di essere uniti e di lavorare a servizio del Vangelo.

L’unico progetto ora è quello di ripensare insieme a come essere una comunità cristiana in un tempo difficile come quello della pandemia che ci ha rinchiusi nelle nostre case e ci ha resi ancora più pigri e demotivati.

Uso un verbo che sarà lo slogan della pastorale giovanile “Ripartire”; proprio così dovremo ripartire carichi di entusiasmo e voglia di fare, mantenendo alcune cose del passato e non avendo paura di fare proposte nuove che diano slancio alla vita di fede dei ragazzi, giovani e famiglie.

Una particolare attenzione sarà riservata all’oratorio che ritengo da sempre il luogo di formazione umana e spirituale dei ragazzi e giovani.

Questi anni di ministero ho sempre lavorato con passione e impegno nell’ambito dell’oratorio avendo uno sguardo anche diocesano sulle diverse iniziative e proposte. Facciamo nostre le parole del vescovo che nel suo messaggio agli oratori scrive: “Ogni Oratorio è sempre il Cortile dei Sogni, se la comunità o unità pastorale

lo ama e cerca le vie per rinnovarlo con entusiasmo! È importante che se ne prenda cura con cuore profetico e libero, coagulando competenze, leggendo bisogni e servendo occasioni di vita. Il Cortile dei Sogni per la nostra Chiesa è anche un’occasione di ripensamento costruttivo, per leggere le trasformazioni che la pastorale educativa e l’Oratorio hanno attraversato in questi decenni”.

Oltre alla pastorale giovanile ci saranno anche altri settori a cui prestare attenzione tra cui la cura degli ammalati e delle persone in difficoltà. In tutto questo non sarò solo vista la presenza di don Mario, don Luigi e don Davide che mi affiancheranno e sosterranno nel mio ministero e che fin da ora ringrazio per il servizio che stanno svolgendo nelle comunità.

Ringrazio don Angelo che in questi anni ha camminato con voi con gioia e tanto impegno, dando sempre una bella testimonianza di come la vita va vissuta e donata per gli altri. Auguro a lui di continuare con questo entusiasmo la nuova missione a cui è chiamato e affido al Signore la nostra unità pastorale perché ci aiuti con pazienza e costanza a formare una grande famiglia e a ricordarci che senza di Lui non possiamo fare nulla.

Una preghiera e una benedizione a tutti in attesa di vederci e iniziare il nostro cammino.

Il vostro parroco
Don Daniele




«Presenti e vicini, anche senza parole»: a Dosolo l’ingresso di don Angelo Ruffini e don Massimo Macalli

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Domenica 10 ottobre hanno fatto il loro ingresso come nuovi parroci don Angelo Ruffini, nominato anche moderatore, e don Massimo Macalli nelle comunità dell’unità pastorale formata dalle parrocchie di Cavallara, Correggioverde, Dosolo, Sabbioni di San Matteo, San Matteo delle Chiaviche e Villastrada. Nella cerimonia di insediamento presso la chiesa parrocchiale di Dosolo i due sacerdoti sono stati accompagnati da mons. Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, che ha presieduto la liturgia eucaristica e da don Davide Barili, vicario zonale.

I sacerdoti prendono il posto di don Stefano Zoppi, che era parroco di Cavallara, Villastrada, Correggioverde e Dosolo, e di don Angelo Maffioletti che era parroco di San Matteo delle Chiaviche e Sabbioni di S. Matteo, unendo così le sei parrocchie in un’unica unità pastorale.

Accompagnato dal Corpo filarmonico G. Verdi il sindaco di Dosolo, Pietro Bortolotti, ha accolto sul sagrato della chiesa, a nome dell’Amministrazione e delle comunità, don Angelo e don Massimo assicurando la collaborazione con senso di responsabilità e del dovere: «In questo cammino di fede incontriamo oggi don Angelo e don Massimo ai quali porgiamo il benvenuto nella nostra casa che da oggi sarà anche la vostra nuova casa: sentitevi a casa vostra e vi porgiamo il saluto più caloroso, sarete e vi sentirete pastori di tutti senza eccezione alcuna e vi accogliamo come guide e come fratelli, segno del Signore tra di noi ed eredità di bene lasciata dai vostri predecessori che vi chiediamo di arricchire con il vostro carisma e con i valori di cui siete portatori».

Al termine dei riti di ingresso della Messa il vicario zonale don Davide Barili ha dato lettura del decreto di nomina. La liturgia è proseguita con l’aspersione dei presenti da parte di don Angelo e l’incensazione dell’altare da parte di don Massimo.

Un membro del Consiglio pastorale ha poi salutato i nuovi parroci a nome di tutte le comunità parrocchiali: «Per i sacerdoti che hanno deciso di mettersi a servizio di queste terre la chiamata è stata una scommessa importante – ha detto – l’esperienza li ha sempre portati ad affezionarsi a questa gente, in terra mantovana tra il fiume Oglio il fiume Po, che è schietta ma accogliente, che non riempie le chiese ma che esprime solidarietà in impensabili azioni a chi è nel bisogno, con fantasia e desiderio di incontrarsi». E ancora: «Inizia il percorso assieme, nella speranza che le strade di ciascuno dei nostri paesi diventino le vostre strade ed ogni chiesa sia la vostra chiesa: come diceva don Primo Mazzolari “il prete non è uno che esige la perfezione ma uno che aiuta a dare il meglio”». Per poi concludere con un augurio e il dono di una casula a ciascun sacerdote: «Cammineremo insieme per il tempo che Dio vorrà e con la grazia della vostra presenza affinché ciascuno possa dare il meglio nella gioia del servizio».

Dopo le letture del giorno, è stata l’omelia del Vescovo a offrire ulteriori spunti di riflessione: «Il Vangelo della chiamata di quel giovane, come la chiamata di ognuno di noi – ha quindi proseguito il vescovo – chi siete voi parroci? Le aspettative le avete sentite, ma prima di fare occorre essere: il primo messaggio è quindi davvero quello di accogliere questo nuovo incarico come quando il Signore vi ha messo nel cuore questa ipotesi di vita, non perché come prete siamo migliori ma perché stiamo dietro al Signore».

«Le parole di Gesù sono “Vieni e seguimi”: le ricchezze non sono solo i soldi ma anche le sicurezze, gli affetti, il proprio io, i propri progetti e le proprie paure che ci paralizzano impedendoci di andare dietro al Signore che non si stanca di chiamare anche oggi ognuno di noi – ha ripreso mons. Napolioni – per essere testimoni del Signore non chiudetevi in ufficio e in casa, ma andate tra un paese e l’altro perché chiunque vi incontra possa incrociare qualcosa di quello sguardo di Gesù».

Il vescovo ha poi proseguito ricordando l’apertura del Sinodo sulla sinodalità aperto in mattinata a Roma da Papa Francesco: «Ascoltare il Vangelo e ascoltare i fratelli: voi iniziate questa missione mentre inizia il cammino del Sinodo della Chiesa universale e della Chiesa italiana, per due anni ci alleneremo ad ascoltarci per mettersi alla ricerca della volontà di Dio. Anche le comunità seguiranno non solo i parroci, ma il Signore stesso e come accade a chi è più ricco e pensa di farcela con le sue forze, sarà più tentato di dire “no grazie, faccio da solo” mentre sono i più poveri, i più deboli e i più fragili che si sintonizzano con l’opera di Dio».

Mons. Napolioni ha quindi concluso l’omelia con un augurio: «Buon cammino, a tutti noi insieme perché siamo tutti protagonisti di ciò che accade oggi. Non è semplicemente la festa a due nuovi parroci ma è la gratitudine al Signore che si fa Eucaristia con noi e per noi affinché ci riconosciamo condotti, nutriti, accompagnati, custoditi e perciò sicuri da ogni turbamento: la comunione con Gesù ci dà la vera pace da invocare, scambiare, custodire e regalare a chiunque».

La celebrazione eucaristica è quindi continuata con la liturgia eucaristica e dopo la Comunione ha visto il nuovo parroco moderatore prendere la parola per un saluto alla comunità che lo ha accolto: «Il fiume Po ci accomuna in questo territorio, vorrei condividere un saluto ricevuto in questi giorni che riprende il messaggio dei percorsi pastorali del vescovo di quest’anno “Va’ avanti e accostati”: sapendovi fare vicino, soprattutto alle famiglie giovani, a chi ha bisogno di una parola o di un consiglio, ma anche di una presenza anche senza parole, l’esserci con i nostri desideri, le nostre fatiche quotidiane nell’attività e nell’azione educativa, tutti possiamo giocare insieme questa scommessa per mettercela tutta nell’essere segno di una comunità che vive con lo spirito di Dio nel cuore».

Ha quindi subito seguito don Massimo Macalli con il suo saluto: «Il cammino di più comunità insieme deve prendere il ritmo giusto come quando si canta: se non c’è ritmo il canto diventa brutto; bisogna un po’ abituarsi a questo ritmo di camminare insieme perché se qualcuno sbaglia ritmo qualcuno resta indietro, qualcuno va’ troppo avanti e allora bisogna un po’ aiutarsi in questo: la grazia del Signore ci accompagni per questo».

Per concludere il pomeriggio di gioia, dopo le firme dell’atto di immissione alla presenza dei testimoni, è stato quindi il momento di un rinfresco accompagnato da un momento di musica dal vivo in oratorio per festeggiare insieme e scambiare le prime parole di conoscenza con i parroci appena accolti.

Matteo Lodigiani

 

 

Biografia dei nuovi parroci

Don Angelo Ruffini (in foto a sinistra), che è stato anche nominato moderatore, è nato a Calvatone nel 1964 ed è stato ordinato il 18 giugno 1994. È stato vicario a San Bassano (1994-1999) e Castelleone (1999-2004). Nel 2004 è stato nominato parroco di Drizzona e Voltido; diventando nel 2005 parroco in solido presso le parrocchie di San Giovanni in Croce, Solarolo Rainerio e Voltido. Dal 2006 al 2011 è stato parroco in solido di Casteldidone e San Lorenzo Aroldo. Dal 2011 era parroco a San Bassano e Santa Maria dei Sabbioni, e dal 2019 anche di Cornaleto, Formigara, Gombito e San Latino.

 

Don Massimo Macalli (in foto a destra), classe 1975, originario di Covo, è stato ordinato il 17 giugno 2000. È stato vicario a Casalbuttano (2000-2008), nella parrocchia Cristo Risorto di Cassano d’Adda (2008-2011) e a Calcio (2011-2014). Nel 2014 il trasferimento, come collaboratore parrocchiale, a Dosimo, Persico e Quistro. Parrocchie di cui nel 2018 è stato amministratore parrocchiale, insieme a quelle di Gadesco, Pieve Delmona e San Marino, di cui sino ad oggi è stato parroco in solido.




«Come una mongolfiera che si alza verso il cielo»: don Fabrizio Ghisoni nuovo parroco di Paderno Ponchielli e Ossolaro

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Domenica 3 ottobre la comunità di Paderno Ponchielli ha vissuto un pomeriggio di festa per l’ingresso di don Fabrizio Ghisoni come nuovo parroco delle parrocchie di “San Dalmazio” in Paderno Ponchielli e “Santo Stefano martire” in Ossolaro, due delle quattro comunità dell’unità pastorale “Nostra Signora della Graffignana” (che comprende anche le parrocchie di Casalbuttano, San Vito e Polengo). La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo Antonio Napolioni, affiancato dal vicario zonale don Giambattista Piacentini, dal parroco moderatore dell’unità pastorale don Gianmarco Fodri e da don William Dalè, da poco ordinato diacono in servizio presso l’unità pastorale. Ad accompagnare il nuovo parroco anche don Giuseppe Nevi, parroco di Soncino dove don Fabrizio ha svolto l’incarico di vicario, insieme ad alcuni parrocchiani soncinesi.
La celebrazione è stata animata dai canti della corale parrocchiale con Francesca Capelli all’organo “Pacifico Inzoli”, recentemente restaurato.

A dare il primo benvenuto a don Ghisoni è stato Cristiano Strinati, sindaco di Paderno Ponchielli, che ha rivolto al nuovo parroco alle porte della chiesa un saluto a nome della comunità comunale che rappresenta: «Voglio subito dare del tu al parroco per farti percepire una presenza familiare: il tuo arrivo è significativo perché sarai parroco di tutta la comunità comunale diventando parroco anche di Ossolaro e dovrai cercare di smussare gli spigoli di questa nuova unione. Abbiamo pensato di regalarti un pallone da calcio “Tango Rosario” conoscendo la tua passione calcistica e come simbolo dell’oratorio visto che un pallone fa sempre famiglia».

Al termine dei riti di ingresso della Messa il vicario zonale don Giambattista Piacentini ha dato lettura del decreto di nomina. La liturgia è quindi proseguita con l’aspersione dell’assemblea e con l’incensazione dell’altare per mano del nuovo parroco.

Un membro del Consiglio pastorale parrocchiale ha rivolto poi  il saluto della comunità parrocchiale a don Fabrizio: «Le comunità di Paderno e Ossolaro affidate alla sua guida con vera gioia e spirito di servizio, dopo aver salutato con affetto e riconoscenza i predecessori don Claudio e don Floriano, sono ora desiderose di condividere con lei il cammino di fede e di crescita spirituale e umana – ha detto –. Averla tra noi è un dono grande che sprona ognuno a mettersi in gioco per il bene comune come laici responsabili». E ancora: «L’entusiasmo con il quale si appresta a diventare nostro parroco ci riempie di gioia e ci investe di precipue responsabilità: insieme nella quotidianità cercheremo di rendere buona testimonianza con semplicità e impegno sostenendoci a vicenda come si fa in una vera famiglia».
È stata quindi donata a don Fabrizio una nuova stola, simbolo del sacerdozio, come augurio per questo nuovo capitolo del suo ministero.

Dopo le letture del giorno, è stata l’omelia del Vescovo a offrire ulteriori spunti di riflessione: «A un prete si chiede di benedire tutto, persino le macchine e tanti altri oggetti, ma il Vangelo di questa domenica si conclude con Gesù che benedice i bambini, li accoglieva e conosceva il loro segreto e voleva insegnare ai discepoli, come a noi, che l’atteggiamento vero del credente è sapere di avere Dio come padre, Maria e la Chiesa come madre».

«Ti chiedo – ha ripreso mons. Napolioni –, prima di insegnare, di imparare una realtà: le vie, i nomi, gli indirizzi e le storie. La parrocchia non è enorme, ma seguire queste storie sarà la vera nuova idea e realtà di parrocchia, famiglia di famiglie dove insieme si vince la paura e ci si aiuta nelle difficoltà, dove le fragilità vengono prese in carico umilmente da tutti come è lo stile del Signore che ci accompagna così tutti i giorni della nostra vita».

Il vescovo ha poi concluso: «I campanili devono essere delle antenne di comunicazione, ben venga una santa gara di campane, non sempre, di giorno a dire la gioia di una fede contagiosa e allora sarà bello guardare al futuro, che non ci metterà paura davanti al fascino della vita familiare e coniugale e al dolore che proviamo per le ferite di tante famiglie. Nasca la carità di servirle insieme alla comunità e ai sacerdoti, in comunione con la Chiesa e con il Papa, perché davvero l’amore dell’uomo e della donna sia la grande letizia della vita umana e cristiana in ogni tempo».

La celebrazione è quindi proseguita con la liturgia eucaristica e dopo la Comunione ha visto il nuovo parroco prendere la parola per un saluto alla comunità che lo ha accolto: «Nel cuore ho solo la lode e il ringraziamento al Signore e a tante persone, soprattutto a don Claudio Rasoli, mio compagno di Messa, che mi ha preceduto in questa parrocchia e che mi lascia una comunità viva, attiva e che mi ha accolto in maniera calorosa».

Don Fabrizio ha quindi proseguito ricordando la mongolfiera noleggiata qualche anno precedentemente in oratorio a Paderno Ponchielli: «La vita cristiana è un po’ come cucire una mongolfiera, tante volte  è un lavoro lungo e anche complicato: quando va in alto la mongolfiera è leggera, piena di aria calda – ha quindi proseguito il nuovo parroco – perché si sollevi e ci porti al Signore in maniera simbolica, è necessario sia acceso un fuoco, il fuoco dello Spirito Santo, e allora spero che quel fuoco sia acceso nel cuore di ognuno, e che quell’aria calda riempia ad ognuno di noi quella pienezza di grazia di cui Maria è l’esempio».

Quindi, don Fabrizio ha concluso: «Un ultimo pensiero lo voglio rivolgere alla Paderno celeste, è già in programma la Messa per i defunti, questa visione dove noi siamo la Chiesa militante ma tanti nostri fratelli sono già vivi in Dio, ci permette di avere una visione ampia, celeste: quella della mongolfiera che si alza verso il cielo. Nel dialogo e nel confronto spero che potremo fare tanta strada insieme».

Per concludere il pomeriggio di gioia, dopo le firme dell’atto di immissione alla presenza dei testimoni, è stato quindi il momento di un rinfresco in oratorio per festeggiare insieme e scambiare le prime parole di conoscenza con don Fabrizio con i canti di accoglienza dei bambini del catechismo: “Con te faremo cose grandi” e “Tu sei uno di noi” sulla figura del sacerdote.

Successivamente, martedì 5 ottobre alle 21, don Ghisoni presiederà l’Eucaristia in suffragio dei defunti nella chiesa parrocchiale di San Dalmazio.

Matteo Lodigiani

 

Biografia del nuovo parroco

Don Fabrizio Ghisoni, classe 1977, originario di Villacampagna, è stato ordinato il 15 giugno 2002. Ha iniziato il proprio ministero a Cremona come vicario della parrocchia Ss. Apollinare e Ilario, e dal 2011 è diventato vicario anche di Sant’Agata. Nel 2013 il trasferimento a Soncino come vicario di S. Maria Assunta e S. Giacomo apostolo, S. Pietro apostolo e S. Bartolomeo apostolo in Isengo; incarichi a cui dal 2015 ha aggiunto anche quelli di vicario di Casaletto di Sopra e Melotta. Ora monsignor Napolioni l’ha scelto come nuovo parroco delle comunità di San Dalmazio in Paderno Ponchielli (prendendo il testimone da don Claudio Rasoli) e Santo Stefano martire in Ossolaro (dove era parroco don Floriano Scolari).

 

Saluto di don Fabrizio Ghisoni

Cari parrocchiani,

con molta gioia mi preparo a trasferirmi in mezzo a voi. Ringrazio il Vescovo per la fiducia e non vedo l’ora di cominciare il mio ministero a Paderno e Ossolaro nonché nell’Unità Pastorale Nostra Signora della Graffignana.

Sul retro dell’immaginetta alla mia prima messa, ormai 19 anni fa, feci scrivere questa frase del Beato Ildefonso Schuster: “la nostra condizione è tale che, o siamo ministri di Dio ed allora saremo santi – o non lo siamo, e allora recheremo più danno che vantaggio alla Chiesa e alle anime”. Ero giovane e volevo proprio contribuire alla nuova evangelizzazione come la presentava il Papa, allora Giovanni Paolo II, nella Novo Millenia Ineunte. Oggi Papa Francesco torna spesso a spronare il clero su questi temi ma il tutto è ancora difficile e la secolarizzazione avanza.

Alla luce di questi slanci giovanili devo confessare di non essere ancora “santo”, però non ho mai smesso di interrogarmi su come “far passare la linfa”.

Sì, Gesù si definisce la vite e noi allora ne siamo semplicemente i tralci. Il Maestro, infatti, ci dice: “chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla (Gv 15,5).

Perciò vengo in mezzo a voi col pensiero che il vero pastore è Cristo, è Lui che ha già redento il mondo; a noi il compito di lasciar passare la Grazia, di dissodare il terreno per far respirare il seme buono dalla zizzania soffocante… e allora “Sì: sarà bello essere “fratelli in Cristo”. lo vengo in mezzo a voi con gioia ed entusiasmo.

In realtà quest’anno 2021 secondo di Pandemia, che si è aperto con uno Sciamano a Capitol Hill e si chiude con il ritorno dei Talebani in Afganistan, sembra resettare 20 anni di storia e lascia aperte tante preoccupazioni politiche e sociali. Nonostante tante cose brutte che ci circondano voglio venire in mezzo a voi ad annunciare ancora la buona novella, la Parola viva di Cristo. Farò mio il suggerimento che San Paolo lascia a Timoteo: “annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento (2Tm 4,2) perciò vi chiedo fin da subito di aver pazienza. Nell’attesa di incontrarci presto mi affido alle vostre preghiere; su me e su tutti voi la protezione della Vergine Maria della Graffignana e dei Santi Dalmazio e Stefano.

don Fabrizio

 




Il Vescovo ad Antegnate per l’insediamento del nuovo parroco: «Sarà un cammino di popolo, nel quale il dialogo fa da collante»

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La comunità di Antegnate ha accolto nel pomeriggio di sabato 2 ottobre don Angelo Maffioletti, nuovo parroco in sostituzione di don Marco Leggio, il vicario zonale trasferito come nuovo parroco ad Agnadello.

Un corteo, partito alle 16.30 dalla zona San Rocco, con le autorità civili e le associazioni di volontariato (Aido, Avis, Alpini e Nonno Gino), ha accompagnato il sacerdote originario di Arzago d’Adda fino in piazza Cavour dove ad attenderlo c’erano la banda musicale di Antegnate e diversi preti diocesani.

Sul sagrato della chiesa parrocchiale il sindaco Mariangela Riva ha pronunciato il discorso di benvenuto. «Un avvicendamento di un parroco – ha detto il primo cittadino – è sempre un nuovo inizio in una comunità, qualcosa che si rinnova e, in quanto tale, si accompagna a sentimenti positivi, di fiducia e di speranza per il futuro, anche quando capita in un periodo come questo dove a prevalere sono troppo spesso la precarietà e l’incertezza. Fra poco, don Angelo, sarai formalmente il nostro parroco. Ti chiedo, a nome della comunità antegnatese, di aiutarci a mantenere e, ove occorra, a recuperare quei valori fondanti del vivere insieme e quei sentimenti più profondi che da sempre ispirano l’agire umano».

Subito dopo è iniziata la celebrazione solenne in San Michele Arcangelo, presieduta dal vescovo Antonio Napolioni ed animata con il canto dalla corale parrocchiale. A don Lorenzo Nespoli, parroco di Covo, il compito di leggere il decreto di nomina di don Maffioletti, mentre il saluto del Consiglio pastorale parrocchiale (che gli ha donato un’effige della Madonna del Rosario) gli è stato rivolto da Fulvia Goisa. «Caro don Angelo – ha detto – ad Antegnate trovi una comunità pronta a riprendere il cammino con una nuova guida. A nome di tutti i gruppi parrocchiali ti assicuriamo collaborazione e impegno e ti offriamo le nostre idee e le nostre tradizioni. L’anno pastorale che inizia sarà molto impegnativo, ma ci troverai al tuo fianco e insieme a te proseguiremo la collaborazione con le parrocchie di Covo, Fontanella, Barbata e Isso che ci porterà alla nuova unità pastorale».

Un saluto, quello letto dalla Goisa, ispirato quindi al desiderio di unità, un po’ lo stesso concetto cui ha fatto riferimento il Vescovo nella sua omelia prendendo spunto dal brano di vangelo: «Se il protagonista della vita della Chiesa è il Signore vivente – ha spiegato monsignor Napolioni – la sua parola vale più di tutte le nostre. E la via da Lui tracciata è quella della famiglia. Il cammino che dobbiamo fare è un cammino di popolo nel quale il dialogo fa da collante, in una Chiesa meno clericale e più famiglia di famiglie».

Don Angelo ha preso la parola a fine Messa. Citando santa Teresa di Lisieux, il neoparroco ha detto di voler chiedere due cose per questa sua nuova missione pastorale: la Misericordia del Signore e l’amore dei fratelli e delle sorelle. «In questo modo – ha sottolineato don Maffioletti – il camminare assieme mano nella mano avrà un altro sapore. Ed in questo cammino vorrei essere uno di voi, con semplicità, portando, io bergamasco, la ricchezza della terra che lascio (San Matteo delle Chiaviche e Sabbioni di San Matteo, ndr)».

Luca Maestri

 

 

 

Biografia del nuovo parroco

Don Angelo Maffioletti, originario di Arzago d’Adda, classe 1974, è stato ordinato il 17 giugno 2006. Ha iniziato il proprio ministero come vicario parrocchiale a Mozzanica. Nel 2010 ha perfezionato gli studi teologici a Roma conseguendo la licenza in Mariologia. Dal 2011 al 2014 è stato vicario parrocchiale a Cremona presso la parrocchia S. Michele Vetere. Dal 2014 era parroco di San Matteo delle Chiaviche e Sabbioni di S. Matteo. Ora monsignor Napolioni gli ha affidato la comunità di Antegnate.

 

Saluto di don Maffioletti

Partire, lasciare… iniziare un nuovo cammino non è facile per nessuno. Il cuore e la memoria in questi mesi mi stanno facendo vivere tante emozioni forti. La tua nuova missione sarà ad Antegnate… le parole del vescovo hanno provocato in me paura e gioia grande. Questi sono gli stessi sentimenti che le donne hanno provato il mattino di pasqua facendo esperienza della pasqua del Signore.  La paura ci riporta alla mia e alla nostra pochezza mentre la gioia ci ricorda la consapevolezza di non essere soli, ma di essere accompagnati per mano dal Signore.

Nel vistare la Chiesa parrocchiale di Antegnate mi ha colpito lo stuolo di santi rappresentato e soprattutto la Vergine con il bambino che dal 700 sovrasta e protegge il suo popolo.  La presenza dei Santi e di Maria ci ricordano che non siamo soli ma che, come affermiamo nell’ave Maria, il Signore è con noi.  Nella Chiesa parrocchiale la grande finestra del Santuario aperta sull’assemblea diventa un’icona forte delle parole che il concilio scrive nel capitolo VIII della Lumen Gentium. Maria brilla davanti al peregrinante popolo di Dio come segno di sicura speranza e di consolazione (LG 68).

In questa speranza fatta carne nel figlio di Maria inizia il nostro nuovo cammino. Questo vuole essere per tutti noi il Punto di partenza, ripartenza e un giorno di arrivo e compimento: il Signore Gesù.

In queste poche righe mi affido alle preghiere dei tanti sacerdoti che hanno guidato e servito la comunità di Antegnate e che ora sono nella pace di Cristo, in modo particolare a Don Dino che ha guidato la comunità parrocchiale per molti anni.

Un grazie pieno di Gratitudine per l’accoglienza fraterna di Don Marco e per il ricordo orante di Monsignor Marchesi, di Don Samuele e per la stima mostratami da Don Rinaldo.

Grazie a tutti… Con Timore e gioia grande iniziamo insieme questo cammino… Lui è con noi tutti i giorni.

Che Il Glorioso Michele con la forza della sua Spada e La Vergine Maria con il suo amoroso manto, ci difendano e ci benedicano…la strada è aperta… camminiamo.

Don Angelo Mafioletti

 




La Parrocchia di Caravaggio ha accolto i suoi tre nuovi sacerdoti

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È con l’invito a essere profeti, capaci di mettersi in ascolto della Parola come Maria, che il vescovo Antonio Napolioni ha augurato buon cammino alla comunità di Caravaggio, che nella mattinata di domenica 26 settembre ha accolto i suoi nuovi sacerdoti. La parrocchia più grande della diocesi, chiamata da mons. Napolioni a farsi piccola e vicina ai più poveri.

Ben tre i nuovi sacerdoti che hanno fatto il loro ingresso ufficiale: il parroco mons. Giansante Fusar Imperatore (che prende il testimone da don Angelo Lanzeni), il vicario don Andrea Piana (che sostituisce don Matteo Pini, diventato parroco di Arzago e Casirate) e il nuovo collaboratore parrocchiale don Bruno Grassi (al posto di don Giovanni Fiocchi, nuovo parroco dell’unità pastorale Cafarnao). I tre sacerdoti potranno continuare a contare anche sull’ausilio di don Gianni Maccalli, collaboratore a Caravaggio dal 2017, festeggiato in questa giornata per il suo compleanno.

Una tregua del maltempo, che ha costretto a cambiare un po’ i piani organizzativi, ha consentito alla banda di allietare l’arrivo dei sacerdoti e dei numerosi fedeli, giunti anche dalle parrocchie lasciate dai tre sacerdoti, in particolare da Soresina, ben distinguibili dalle loro magliette gialle, e con anche il sindaco Diego Vairani. Presenti con i propri labari anche le associazioni del territorio e in uniforme gli scout del Caravaggio1.

Il benvenuto ufficiale, però, è stato nell’intervento del primo cittadino di Caravaggio, Claudio Bolandrini, che con lo sguardo rivolto ai tanti presenti ha sottolineato l’importanza di questo momento. Quindi uno sguardo alla «complessa, disponibile e generosa» realtà caravaggina, con la richiesta al nuovo parroco di aiutare l’intera comunità a sentirsi tale. Ai tre nuovi sacerdoti ha voluto quindi affidare le giovani generazioni, insieme a tutti i bisogni e le fragilità della cittadina.

Dopo il saluto del sindaco, ai piedi dell’altare, è iniziata la Messa, animata dalla corale parrocchiale per l’occasione insieme al coro dell’oratorio e subito caratterizzata dalla lettura del decreto di nomina del nuovo parroco, da parte di don Maccalli. Quindi due gesti di particolare significato compiuti da don Giansante Fusar Imperatore – l’aspersione dei fedeli e l’incensazione della mensa – prima di ricevere il saluto da parte del rappresentante parrocchiale, che non ha nascosto lo sconcerto alla notizia del cambio di ben tre sacerdoti, ma anche la voglia di una piena collaborazione a partire dalla ricca tradizione di questa comunità. Il pensiero è andato anche alle iniziative che i nuovi sacerdoti saranno chiamati a portare avanti: dalla realizzazione del nuovo oratorio all’impegno in ambito educativo con la scuola Conventino-La Sorgente. Ovviamente affidando il tutto ai santi patroni e a Santa Maria del Fonte.

Come segno di benvenuto a don Piana e don Grassi è stato fatto dono di una stola mariana, mentre al parroco è stata regalata una casula che ha voluto indossare già durante la sua prima Messa. Doni a cui si è unita anche la generosità della comunità per i bisogni della parrocchia.

Iniziando la sua omelia il vescovo Napolioni ha voluto ringraziare anzitutto i sacerdoti per la disponibilità dimostrata e sottolineando come i rapporti di amicizia potranno favorire una maggiore collaborazione fraterna. In questa che – ha ricordato il Vescovo – è la più grande parrocchia della diocesi, monsignor Napolioni ha voluto proporre «il programma del Padre per il suo popolo» attraverso tre “p”: piccoli, poveri e profeti.

Profezia che significa capacità «di vivere l’esistenza come dono che porta frutti di carità e trasforma la realtà che la circonda con la propria opera e il proprio servizio». Profezia che non significa, dunque, essere veggenti, ma mettersi in ascolto della Parola, sull’esempio di Maria.

Mettendoci insieme, in fraternità – ha concluso il vescovo – la comunità diventerà profetica e non avrà paura del futuro. Perché lo costruirà secondo lo spirito di Dio, che è spirito di libertà e creatività infinita. Questo non è solo il programma del Padre, è anche il contenuto della mia preghiera per voi: è l’augurio e il patto su cui continueremo a camminare insieme. Grazie ai sacerdoti che ieri, oggi e domani serviranno questa comunità».

Come consuetudine al termine dell’Eucaristia ha preso la parola il nuovo parroco per un indirizzo di saluto e i ringraziamenti, a cominciare dal Signore, per i doni che non fa mai mancare nella vita di ciascuno e per quanti si fanno suoi strumenti, nella certezza che «il Signore non mancherà di sostenere il mio lavoro». «Non dobbiamo partire da zero», ha detto mons. Giansante ringraziando chi l’ha preceduto. E ancora: «Faccio conto sulla vostra carità», ha detto rivolto ai propri parrocchiani, perché «ogni parrocchia ha i sacerdoti che si merita», ha scherzato chiedendo affetto, consigli e pure qualche critica, ma sincera e costruttiva e non in piazza. Poi l’invito alla preghiera e il pensiero ai tanti collegati alle celebrazioni in chiesa parrocchiale attraverso la radio.

 

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Biografia del nuovo parroco

Mons. Giansante Fusar Imperatore, nato a Romanengo nel 1956, è stato ordinato il 21 giugno 1980. Ha iniziato il proprio ministero come vicario parrocchiale a Viadana. Dal 1984 al 1990 è stato vicerettore del Seminario vescovile; dal 1990 al 2002 segretario vescovile. Nel 2002 è stato nominato parroco di Bozzolo e dal 2008 era parroco della parrocchia “Santa Maria Immacolata e San Zeno” in Cassano d’Adda. Ora monsignor Napolioni l’ha scelto come nuovo parroco della parrocchia “Santi Fermo e Rustico martiri” in Caravaggio. 

 

Saluto di mons. Fusar Imperatore

Cari parrocchiani

entro per la prima volta, in punta di piedi, nelle vostre case tramite “Nostra Famiglia” per inviarvi il mio saluto. Inizierò ufficialmente il mio servizio di parroco dal 26 settembre prossimo ma, da quando il vescovo mi ha proposto questo nuovo servizio, siete già tra le persone che affido al Signore nelle mie preghiere.

Vengo con un po’ di trepidazione, entrando in una realtà nuova e per me del tutto sconosciuta: oltretutto con il fatto che anche i più stretti collaboratori, don Andrea e don Bruno, sono nuovi di questa esperienza. Raccolgo il lavoro pastorale dove don Angelo, don Matteo e don Giovanni lo lasciano, avendo speso in mezzo a voi le loro energie sacerdotali: mi ci vorrà un po’ di tempo per conoscere la realtà della parrocchia di Caravaggio, i suoi punti di forza e le persone che collaborano all’azione pastorale. Qualche volta sono stato nella vostra (e tra poco nostra) chiesa parrocchiale accompagnando il vescovo per le cresime ma, come dice la bibbia, questi incontri “si dileguano come il ricordo dell’ospite di un solo giorno” (Sap. 5, 14). Se tutto è ancora da “scoprire” per me, sono però certo che il Signore ha in serbo sorprese per farmi incontrare testimonianze di fede e di vita cristiana che mi stupiranno: come tante volte ha fatto in altri contesti.

Vengo portando il peso degli anni (uno in più rispetto a don Angelo); vengo a spendere tra voi gli ultimi anni del mio servizio sacerdotale. Certamente non ho più l’entusiasmo della gioventù ma porto con me un po’ di esperienza. Però non confido su quanto ho imparato nel servizio da parroco prima a Bozzolo per sei anni e poi a Cassano per tredici, ma sull’esperienza di quanto il Signore sa fare più e meglio di noi. Insieme dovremo curare l’aspetto organizzativo della parrocchia senza dimenticare che se a noi compete seminare è solo Lui che fa crescere.

Vengo tra voi con la consapevolezza che non è il parroco che fa la parrocchia, ma i parrocchiani che “plasmano” il prete con la loro vicinanza, le loro preghiere e le loro richieste. In questo senso vi chiedo di aiutarmi ad essere un buon parroco con voi e per voi.

Non ci mancherà l’aiuto e l’intercessione di Nostra Signora del Fonte che, da prima di entrare in Seminario, visitavo con il pellegrinaggio a piedi dalla mia parrocchia di Romanengo. Adesso che la distanza geografica si è fatta molto più corta dovrà crescere ulteriormente il mio affidarmi a Lei.




Misano in festa per l’ingresso del nuovo parroco

È partito dalla chiesa di San Rocco il corteo che nel pomeriggio di sabato 27 settembre ha accompagnato l’ingresso di don Stefano Zoppi nella comunità di Misano di Gera d’Adda. Insieme al nuovo parroco una rappresentanza di bambini e ragazzi, una delegazione del consiglio pastorale, le autorità, tutte le associazioni presenti sul territorio e numerosi venuti dalle parrocchie dove il neoparroco di Misano ha prestato servizio precedentemente, tra i quali il sindaco di Dosolo, Pietro Bortolotti.

I volontari si sono adoperati ad abbellire il paese con nastri bianchi e gialli e striscioni di benvenuto. Era più di vent’anni che il paese della bassa bergamasca non provava l’emozione di accogliere un nuovo pastore per la sua comunità.

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La processione con il Vescovo e i sacerdoti concelebranti, tra cui i misanesi e diversi amici di don Zoppi, ha fatto tappa sul sagrato della chiesa parrocchiale, intitolata a San Lorenzo, per l’incontro ufficiale con la sindaca Daisy Pirovano e le autorità cittadine. «Iniziamo con don Stefano, un nuovo percorso», le parole di benvenuto della prima cittadina misanese, che ha anche colto l’occasione per salutare le comunità legate al nuovo parroco e presenti per l’occasione: Dosolo, Cavallara, Coreggioverde, Villastrada, Soncino, Antegnate e la parrocchia di Sant’Imerio in Cremona, di cui son Stefano è originario.

La celebrazione, animata dalla Schola Cantorum, si è svolta in un clima di festa e di gioia. La chiesa e il sagrato erano, nel rispetto delle norme igienico sanitarie, gremite di gente emozionata.

Dopo la lettura del decreto di nomina da parte del vicario zonale don Marco Leggio, a prendere la parola è stato Giuseppe Mussi, rappresentante del consiglio pastorale, che a nome della comunità ha dato il benvenuto a don Zoppi: «Insieme cammineremo, sicuramente lavoreremo insieme sotto lo sguardo della Madonna del Fonte».

Durante l’omelia il Vescovo ha ricordato alla comunità che i fedeli sono «la bellezza nascosta, semplice e umile della vita Chiesa» e ha proseguito raccomandando tutti sul fatto che «non dovranno avere l’ultima parola le pretese della gente – o del parroco -, ma i progetti di Dio». Monsignor Napolioni ha quindi concluso chiedendo a don Stefano di «vivere a cuore aperto, umile e assetato».

Al termine della Messa il saluto di don Stefano alla sua nuova comunità, aperto con un lungo elenco di ringraziamenti e con parole di stima e amicizia profonde per don Gianfranco Castelli, che lo ha preceduto. «Pensando a questa nuova missione, pensavo al concetto di parrocchia che significa vicino alle case. Il futuro ci propone una Chiesa che cammina verso le case di tutti, dai più giovani ai più soli e sofferenti». Il primo passo del suo mandato sarà quello di cogliere l’invito del vescovo Antonio a incontrarsi settimanalmente per l’ascolto della Parola.

Al termine della celebrazione, tutta la comunità ha partecipato a un momento di festa con rinfresco in oratorio.

Chiara Allevi

 

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Biografia del nuovo parroco

Don Stefano Zoppi, nato a Cremona nel 1971, originario della parrocchia “Ss. Clemente e Imerio”, è stato ordinato il 21 giugno 1997. È stato vicario parrocchiale ad Antegnate dal 1997 al 2002 e delle parrocchie di Soncino e di quella di Isengo dal 2002 al 2009. Dal 2009 era parroco di Cavallara e Villastrada e dal 2017 anche di quelle di Correggioverde e Dosolo.

 

Saluto di don Zoppi

Carissimi amici

Con gioia scrivo a tutti voi come vostro nuovo parroco della comunità di San Lorenzo in Misano di Gera d’Adda dove mi appresto ad iniziare il mio ministero.

Ho accolto volentieri la proposta del Vescovo mons. Antonio Napolioni che, dimostrandomi amicizia e stima, mi ha affidato il servizio a questa vostra comunità.

Desidero entrare con discrezione e rispetto in questa realtà per me nuova, nelle vostre storie, nelle vostre famiglie e, confortato dai vostri suggerimenti, mi metterò da subito nell’atteggiamento dell’ascolto, per svolgere al meglio il mio ministero in mezzo a voi, nella consapevolezza dei miei limiti. Cambiano i parroci, ma le comunità restano e soprattutto è il Signore che rimane ed è sempre lo stesso. Il Signore sia davvero sempre con noi! Lui che ci ha detto “Senza di me non potete fare nulla”. Consapevole di questo, con grande serenità, vivo questi giorni nell’attesa di potervi incontrare e conoscere.

A voi rivolgo il mio primo saluto e se nei miei pensieri e nelle mie preghiere siete già entrati con una straordinaria forza di affetto e di simpatia, ancor più desidero questo nostro cammino insieme. Certo non posso nascondere il naturale e umano dispiacere nel distaccarmi dalle comunità in cui ho trascorso dodici anni del mio ministero parrocchiale: mi è di conforto la certezza di non poter dimenticare il bene che ho ricevuto e i legami di collaborazione, di amicizia e di affetto che lì sono maturati, sicuro che il mio venire tra voi non sarà che continuare nella fede quel cammino che il Signore, giorno dopo giorno, traccia davanti a me e, soprattutto, sarà una nuova occasione per servirlo con gioia e buona volontà in questa comunità cristiana che egli stesso affida alla mia cura pastorale.

In questa nostra parrocchia, io sono l’ultimo arrivato, eppure ne sono posto alla guida: un grande impegno di responsabilità e di testimonianza richiesto ad ogni pastore nella certezza che “Come Dio ci ha trovati degni di affidarci il vangelo, così lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori” (1 Tess. 2,4).

Per questo desidero ricordare e ringraziare i sacerdoti che mi hanno preceduto, con un pensiero particolare al caro Don Gianfranco. Ogni sacerdote, posto alla guida della comunità, porta con se i doni che Dio gli ha dato, l’esperienza della sua vita e della sua fede, i suoi pregi e difetti, la sua sensibilità e il proprio carattere, il vigore proporzionato alla salute del corpo e all’età… la propria umanità.

Mi affido quindi fin d’ora alla vostra preghiera, alla vostra benevolenza, alla vostra comprensione e collaborazione.

A ciascuno di voi giunga indistintamente il mio più affettuoso abbraccio, in particolare ai bambini e ai giovani, alle persone anziane, malate e sole, ai collaboratori parrocchiali, a quanti sono impegnati nelle realtà civili e di volontariato operanti nei diversi ambiti della comunità, al Signor Sindaco e all’amministrazione comunale e a quanti avrò la gioia di incontrare presto. Vengo dunque in mezzo a voi con grande gioia e con grande trepidazione, invocando dal Signore la grazia di saper vivere in quell’amore gli uni per gli altri che ci rende veramente fratelli “Da questo si riconoscerà che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri”. E’ l’avvertimento di Gesù! Mio è l’augurio all’intera comunità perché tutti possiamo vivere l’amore di Cristo.

In attesa di incontrarvi Sabato 25 Settembre nella chiesa di San Lorenzo martire, alla Santa Messa presieduta dal nostro Vescovo, vi abbraccio con affetto e vi dono la mia benedizione. San Lorenzo, nostro patrono, e la Madonna del Fonte, nostra vicina di casa, ci sostengano e ci accompagnino.

Don Stefano




L’ingresso di don Marco Leggio ad Agnadello: facciamo una comunità con il Vangelo nel cuore

La processione dalla chiesetta di San Bernardino alla chiesa parrocchiale, il saluto del sindaco, la Messa solenne celebrata dal vescovo Antonio Napolioni e, infine, la festa all’oratorio Don Bosco. Sono i momenti che nel pomeriggio di domenica 19 settembre hanno caratterizzato l’ingresso ufficiale come parroco di Agnadello di don Marco Leggio, vicario della zona pastorale I della diocesi.

Giunto davanti alla parrocchiale di San Vittore martire poco prima delle 18, il 59enne sacerdote originario di Cremona è stato accolto sul sagrato dal sindaco Stefano Samarati, per il saluto di rito. «Agnadello – ha affermato il primo cittadino – ha diversi punti di forza: le tante associazioni di volontariato, i giovani, la risorsa più preziosa per il nostro futuro, che se aiutati e incoraggiati dimostrano di essere attivi e collaborativi, la storia e l’arte e come dimenticare le nostre attività di vicinato che durante il periodo di pandemia hanno mostrato grande disponibilità per aiutare i concittadini? Questa è la comunità di Agnadello. Don Marco, per conoscere e ammirare tutti i nostri punti di forza ci sarà tempo; ora non resta che prenderci per mano e iniziare il nuovo cammino».

Subito dopo il Vescovo ha presieduto la Messa solenne, animata dai canti della corale parrocchiale. Chiesa gremita, nel rispetto delle norme anti-Covid. Fra i presenti, numerosi parroci della zona, gli amministratori comunali, i carabinieri della stazione di Rivolta d’Adda competenti per territorio, i rappresentanti del volontariato locale e una delegazione di Antegnate guidata dal sindaco Mariangela Riva. Quella del paese della bassa bergamasca è la parrocchia in cui don Marco ha prestato servizio negli ultimi nove anni.

A proposito di arte e di storia, a inizio celebrazione, il Comune di Agnadello, nella persona dello stesso primo cittadino, ha donato al nuovo parroco una cesta piena di libri che raccontano cultura e tradizioni del paese.

A nome del Consiglio pastorale parrocchiale è stato invece Luca Tiraboschi a leggere il messaggio di saluto al nuovo parroco della comunità agnadellese che ha ricevuto in regalo una stola con ricamata sopra l’effigie di san Giuseppe.

Nell’omelia il Vescovo ha proposto una riflessione che ha richiamato il cuore della vita cristiana: «La proposta della Chiesa – ha detto monsignor Napolioni – mira alla riscoperta della gioia del Vangelo. Un Vangelo che scava nel nostro cuore e lo libera dalle incrostazioni negative. È Gesù la misura della vita di una comunità. A Lui consegno questa comunità sapendo che Dio non vede l’ora di sperimentare assieme a noi, a voi tutti, la gioia del Vangelo, non un semplice libro ma la grande notizia. E Maria Madre della Chiesa abbia sempre in serbo per noi la gioia di poter scoprire le meraviglie di suo Figlio».

Al termine della Messa il saluto ai presenti da parte di don Leggio. «Ciò che mi preme – ha dichiarato – è quanta comunità saremo in grado di fare, quanti ponti riusciremo a gettare, quanti muri riusciremo ad abbattere e quanto il Vangelo sarà nel nostro cuore. Mi piacerebbe riuscire ad avere, in questo mio nuovo mandato, quello sguardo che mi lanci oltre. Uno sguardo che per essere tale necessita dell’aiuto di Gesù. Vi abbraccio e auguro a tutti voi, assieme a me, un buon cammino».

Fuori da chiesa, le note della banda musicale di Agnadello hanno salutato don Marco. Poi, un momento di festa in oratorio.

 

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Biografia del nuovo parroco

Don Marco Leggio, classe 1962, originario di Acquanegra Cremonese, è stato ordinato il 20 giugno 1987. È stato vicario parrocchiale a Rivarolo Mantovano (1987-1993), a Casirate d’Adda (1993-1999) e a Caravaggio (1999-2005). Nel 2005 è stato nominato parroco di Masano. Dal 2012 era parroco di Antegnate e recentemente aveva assunto l’incarico di moderatore dell’erigenda unità pastorale tra le parrocchie di Antegnate, Barbata, Covo, Fontanella. Ora monsignor Napolioni l’ha destinato come nuovo parroco alla parrocchia “San Vittore martire” in Agnadello. Dal 2017 è vicario zonale della Zona pastorale 1.

 

Il saluto di don Leggio

Ci sono momenti nella vita in cui ti rendi conto che sta accadendo qualcosa di importante ma al momento non ne percepisci i contorni. È quello che ci sta accadendo in questi giorni: voi con il cambio di parroco e vicario, io con il cambio di comunità. Ti sembra che alcuni punti fermi, alcuni pilastri della vita inizino a barcollare e non sai più dove ancorarti. Come sarà il domani? Le nostre tradizioni, i momenti ordinari…che cosa cambierà? Un po’ di apprensione e incertezza ci avvolge in questi momenti, incertezza comprensibile, soprattutto per chi è appassionato a una attività, una comunità, una tradizione. Cerchiamo insieme di vivere questo tempo con la fede che ci hanno trasmesso i testimoni che ci hanno preceduto e che lo Spirito ha seminato in noi. Vorrei che alcune parole ci guidassero in questo momento della nostra vita.

Radici. Le radici di un albero non le vedi ma sono la parte più importante che garantisce solidità e nutrimento. Le nostre radici sono in cielo, siamo alberi al contrario. Anche se alcune radici vengono meno, però siamo certi che quelle più forti sono ancorate saldamente in Dio. In Lui la nostra solidità e il nostro nutrimento.
La nostra casa è costruita sulla roccia del Vangelo.

Partenza. Di solito quando facciamo un viaggio ci informiamo sul luogo di arrivo, di permanenza nella meta raggiunta. Ma per apprezzare quel viaggio dobbiamo ricordare da dove siamo partiti, quanta strada abbiamo fatto, quanta fatica, quanti ostacoli ma anche quanti paesaggi affascinanti abbiamo visto, quanti compagni di viaggio abbiamo incontrato. In fondo anche l’arrivo è un’altra partenza verso un ‘altra meta. Gesù nel Vangelo invita i suoi a partire, a due a due, li invita a gettare ancora le reti, senza paura. Ripartiamo insieme forti di tanti amici accanto ma soprattutto forti della promessa di un Dio che scommette sempre su di noi.

Ascolto. Il nostro Vescovo ci ha proposto nell’anno pastorale trascorso ‘il giorno dell’ascolto’. E’ stata l’occasione per rimettere al centro la Parola di Dio, farla entrare nelle nostre case , imparare a fermarci e gustare una parola diversa che ci fa affrontare in modo nuovo ogni giornata. Soprattutto abbiamo cercato di lasciarci emozionare, toccare nel vivo come discepoli di oggi chiamati ad essere segno di un Dio sempre all’opera. Ma ascolto significa anche interpretare ciò che gli altri ci stanno dicendo, ci stanno comunicando : un orecchio teso alla Parola e uno al mondo, per cogliere tutti i segnali.

Infine un grazie riconoscente a don Mario e don Daniele per quello che hanno seminato in questi anni, al Vescovo Antonio che mi affida questo nuovo mandato e un grazie alle comunità che mi hanno accolto nella mia vita e un abbraccio a voi che sarete la mia nuova famiglia. Sentiamoci uniti già da ora in un nuovo cammino, una nuova avventura.
Un caro saluto a tutti voi in particolare agli ammalati, agli anziani, alle nuove famiglie, a chi ha perso un familiare durante la pandemia, ai ragazzi e ai giovani ….nell’attesa di incontrarci.

don Marco




«Camminiamo insieme, certi che Dio ci accompagna». Don Matteo Pini e don Luigi Nozza nuovi parroco di Arzago e Casirate

Nel pomeriggio di domenica 19 settembre ad Arzago d’Adda si sono insediate ufficialmente i nuovi parroci in solido di “San Lorenzo” in Arzago d’Adda e “Santa Maria Immacolata” in Casirate d’Adda, don Matteo Pini (moderatore) e don Luigi Nozza. La Messa d’ingresso è stata presieduta alle 16, nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo, dal vescovo Antonio Napolioni.

La celebrazione è stata preceduta dal saluto dei sindaci di Arzago Gabriele Riva e di quello di Casirate Manuel Calvi sul sagrato del luogo di culto dedicato a San Lorenzo, presente anche Claudio Bolandrini, sindaco di Caravaggio, dove don Matteo ha prestato servizio negli ultimi anni.

«Non ti descriverò gli arzaghesi – ha detto Riva in un passaggio del suo discorso – perché sono convinto che ci metterai poco a conoscerci, e non c’è bisogno che ti confermi la totale disponibilità dell’amministrazione comunale a collaborare nella costruzione del bene comune. Ti chiedo solo di ricordarti delle ragazze e dei ragazzi, dei più giovani, perché gli anni che speriamo di esserci lasciati alle spalle sono stati pesanti soprattutto per loro. La ricostruzione di una comunità e la ricucitura di quei legami sociali messi a dura prova dall’isolamento dovuto alla pandemia passa soprattutto dalla nostra capacità di ridare entusiasmo e speranza alle giovani generazioni».

Iniziata con la lettura del decreto vescovile di nomina di don Matteo da parte del parroco di Vailate don Natalino Tibaldini, la celebrazione è proseguita con il saluto a don Matteo da parte del consiglio parrocchiale, affidato alle parole di Pasquale Soldati: «La accogliamo – ha detto – come un amico, come una guida, come il simbolo di Gesù Buon Pastore. La sua presenza fra noi ci aiuti a fare esperienza della misericordia di Dio».

Nell’omelia il vescovo Antonio ha esortato i fedeli a farsi aiutare dai loro parroci a capire in che modo la bellezza della vita possa rifiorire in un tempo in cui tutto sembra smarrito, in un momento in cui le paure dei fallimenti possono prendere il sopravvento: «Chiedete questo ai vostri parroci – ha detto – e ve lo daranno. Loro sono qui per testimoniare che per noi il Vangelo è la sapienza che viene da Dio, è ciò che riapre un discorso che sembrava chiuso». Ma i sacerdoti non vanno lasciati soli, bisogna lavorare tutti uniti («Non per ridurre ma per moltiplicare le energie»). «Abbiamo bisogno – ha proseguito il Vescovo – gli uni degli altri. Facciamo di questi paesi una parrocchia non solo per giovani; facciamone una parrocchia per tutti».

Al termine della Messa il saluto di don Matteo: «In questi giorni – ha raccontato il neo parroco di Arzago e Casirate – molti mi hanno chiesto come stessi. Ho risposto che il Signore mi sostiene, come sostiene la vita di tutti noi. Cominciamo quindi questo cammino insieme con la certezza che Dio è con noi e ci accompagna».

Al termine della celebrazione, animata dalle voci dei cantori della corale parrocchiale e dalla presenza di numerosi sacerdoti, tutta la comunità si è ritrovata con don Matteo per un momento di festa in oratorio, presenti anche diversi giovani della parrocchia di Caravaggio, dove don Pini era vicario sino al trasferimento.

 

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Biografie dei nuovi parroci

Don Matteo Pini (in foto a sinistra), è originario della parrocchia di Regona di Pizzighettone. Classe 1974, , è stato ordinato il 14 giugno 2008. Laureato in Giurisprudenza, ha iniziato il proprio ministero come vicario parrocchiale a Pandino. Dal 2016 era vicario parrocchiale a Caravaggio. Ora il vescovo Napolioni l’ha scelto come parroco in solido e moderatore delle parrocchie di Arzago d’Adda e Casirate.

Don Luigi Nozza (in foto a destra), classe 1948, originario di Cassano d’Adda, è stato ordinato il 22 giugno 1974. È stato vicario a Mozzanica (1974-1983) e Castelleone (1983-1988). Nel 1988 è stato nominato parroco di Agoiolo. Nel 1993 il trasferimento a Pizzighettone, come parroco di San Bassano e dal 2001 anche di San Rocco, nella frazione di Gera. Dal 2004 era parroco di Casirate d’Adda, di cui ora sarà parroco in solido, così come per la parrocchia di Arzago.

 

Saluto di don Pini

Insieme –  dice il vocabolario – è un avverbio che indica compagnia e unione, unità e compattezza, contemporaneità, simultaneità e reciprocità. Nel linguaggio matematico, con le sue sfumature a volte un po’ difficili da afferrare, l’insieme è composto da più elementi che hanno una caratteristica comune che li rende omogenei, e dunque capaci di stare, appunto, insieme. 

Parto da qui, dal concetto di unione, di insieme, per pensare al cammino nuovo che sto per affrontare, alla strada che mi sta davanti.

Insieme con voi… perché mi inserisco, come vostro nuovo parroco, in un percorso che la vostra Comunità parrocchiale ha già iniziato: sarebbe sbagliato non tenere conto del cammino che avete già intrapreso, del solco che è già stato tracciato. Saremo insieme non per cambiare ciò che di buono è  già stato fatto, ma per aggiungere qualche tessera a quel mosaico che ciascuno di noi è chiamato a comporre.

Insieme per voi… perché la presenza del prete in mezzo alla comunità ha senso solo se dettata dalla logica del servizio: agli anziani e agli ammalati, alle famiglie e ai giovani, senza dimenticare i più piccoli e i più fragili che il Vangelo predilige. 

Insieme tra noi… dovremo cercare di essere un’unica comunità, favorendo l’unione di due realtà distinte, ma chiamate ad avere in comune un unico obiettivo: stare insieme per consolidare quei valori che ci identificano come Cristiani. Come raccontano gli Atti degli Apostoli: i Cristiani veri stanno insieme, condividono beni, idee, prospettive, e soprattutto il dono più grande, quel Pane spezzato che è vita per il mondo. Così sarà bello, e contagioso nel bene, se saremo insieme, tra preti che si stimano, tra credenti che sanno superare le differenze, tra uomini e donne che vogliono testimoniare con forza la gioia dell’unità. 

Don Matteo 




Unità pastorale Cafarnao, nuovi parroci «di servizio alla comunione»

Sabato 18 settembre la comunità dell’unità pastorale Cafarnao ha vissuto un pomeriggio di festa per l’ingresso di don Giovanni Fiocchi e don Alessandro Bertoni, i nuovi parroci in solido dell’unità pastorale formata dalle parrocchie “San Leonardo” in Vescovato, “San Bartolomeo apostolo” in Ca’ de’ Stefani, “Sant’Andrea apostolo” in Pescarolo, “San Giovanni decollato” in Pieve Terzagni, “Santi Martino e Nicola” in Binanuova, “Sant’Ambrogio vescovo” in Gabbioneta. La celebrazione eucaristica, tenutasi nell’oratorio di vescovato “La Rocca”, è stata presieduta dal vescovo Antonio Napolioni.

Don Fiocchi, che prende il testimone da mons. Attilio Arcagni, è stato scelto dal Vescovo come moderatore dell’unità pastorale e potrà contare anche sulla presenza di don Paolo Tomasi, parroco in solido già in servizio nell’unità pastorale da una decina d’anni.

La celebrazione eucaristica è stata celebrata nel campo di pallacanestro dell’oratorio ed è stata anticipata dall’accoglienza dei sindaci dei tre Comuni nei quali abitano le comunità parrocchiali dell’unità pastorale Cafarnao.

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Gianantonio Conti, sindaco di Vescovato, ha accolto, a nome dell’Amministrazione e della comunità intera, don Giovanni e don Alessandro augurandosi che il rapporto iniziato in questa celebrazione possa diventare una vera amicizia. Anche Antonio Bonazzoli, sindaco di Gabbioneta Binanuova, ha rivolto il proprio saluto ai nuovi parroci assicurando la disponibilità dell’Amministrazione comunale con le Parrocchie per il bene comune di tutta la collettività. Infine, anche il Graziano Cominetti, sindaco di Pescarolo ed Uniti, ha rivolto ai sacerdoti il proprio saluto e i migliori auguri per una proficua attività in mezzo alla comunità.

Al termine dei riti di ingresso della Messa il vicario zonale don Antonio Pezzetti ha dato lettura del decreto di nomina. La liturgia è proseguita con l’aspersione dei presenti da parte di don Giovanni e l’incensazione dell’altare da parte di don Alessandro.

Un membro del Consiglio pastorale parrocchiale ha poi salutato i nuovi parroci a nome di tutte le comunità parrocchiali: «La guida di una unità pastorale è una missione impegnativa – ha detto -. Le nostre comunità hanno grandi aspettative e noi vogliamo camminare insieme a voi». E ancora: «All’inizio con l’unione pastorale siamo stati disorientati, ma ora siamo cresciuti e siamo più maturi: l’unione presuppone dialogo, crescita umana e spirituale tutti insieme». Sono stati quindi portati due doni per i nuovi parroci: un grembiule e una stola, riferimento di don Tonino Bello al servizio del prete in mezzo alla propria comunità.

Dopo le letture del giorno, è stata l’omelia del Vescovo a offrire ulteriori spunti di riflessione: «Il mondo intero ha bisogno di unità nella diversità, di servizio alla comunione. Oggi è un giorno di gioia, anche se non può mancare un velo di tristezza per la morte di Davide Viola, già sindaco di Gadesco Pieve Delmona e presidente della Provincia».

«C’è il pericolo che si voglia un Vangelo alla carta mentre il Padre, anche nelle letture di oggi, ci ricorda il nostro servizio quotidiano: il Signore ha messo il germe della salvezza nella morte, questo è il cuore del Vangelo – ha ripreso mons. Napolioni – non dividetevi e non spezzate in singoli pezzetti i parroci ma la gioia e la serenità portino all’armonia».

Il vescovo ha poi concluso: «La piccola Chiesa che si spreca nel mondo e che impara ad amare il mondo, il mondo che ci sfida a dargli il Vangelo, quel Vangelo che ci ha interpellato nel profondo di modo che possa diventare la testimonianza da spartire con tutti».

La celebrazione eucaristica è quindi continuata con la liturgia eucaristica e dopo la Comunione ha visto il nuovo parroco prendere la parola per un saluto alla comunità che lo ha accolto. Da don Giovanni un primo pensiero di gratitudine e un auspicio: «Sono desideroso di scoprire non solo i nomi e le vostre caratteristiche, ma tutto quello che c’è dietro quella maschera, la vostra vita e le vostre comunità: i miei passi saranno all’inizio di guardare e ascoltare molto, entrando un po’ in punta di piedi, un pochino per volta avvicinandosi con quell’attenzione che è alla base di una relazione duratura».

Ha quindi subito seguito don Alessandro Bertoni con un pensiero rivolto alla sfida della vita di unità, non solo parrocchiale ma anche presbiterale: «Noi iniziamo questa nuova avventura nel nome del Signore e non abbiamo iniziative già pronte, per questo ci sarà tempo: entriamo nella vita delle comunità chiedendo permesso, sosteniamoci già da ora con la preghiera e chiediamo l’intercessione di Maria e dei nostri santi patroni».

Per concludere il pomeriggio di gioia, dopo le firme dell’atto di immissione alla presenza dei testimoni, è stato quindi il momento di un rinfresco in oratorio per festeggiare insieme e scambiare le prime parole di conoscenza con i parroci appena accolti.

Matteo Lodigiani

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Biografie dei nuovi parroci

Don Giovanni Fiocchi (in foto a sinistra) è nato a Cassano d’Adda nel 1959 ed è stato ordinato il 18 giugno 1983. È stato vicario presso la parrocchia Santi Nazaro e Celso in S. Giuseppe nel quartiere Cambonino di Cremona; nel 1990 il trasferimento a Rivolta d’Adda sempre come vicario. Dal 1998 al 2019 è stato “fidei donum” in Albania. Dal 2020 era collaboratore parrocchiale a Caravaggio. Ora monsignor Napolioni l’ha scelto come parroco in solido e moderatore dell’unità pastorale Cafarnao.

Don Alessandro Bertoni (in foto a destra), classe 1977, originario della parrocchia di Roggione (Pizzighettone) è stato ordinato il 13 giugno 2015. Ha iniziato il proprio ministero come vicario parrocchiale a Drizzona, Piadena e Vho. Dal 2017 era a Roma per approfondire gli studi teologici. Torna in diocesi con l’incarico di parroco in solido dell’unità pastorale Cafarnao.

 

Saluto di don Fiocchi

Mi chiedono di scrivere un saluto per l’Unità Pastorale Cafarnao in cui tra pochi giorni inizierò il mio servizio.

Mi piacerebbe scrivere:

… un saluto “intelligente, che segua un filo logico importante è che sia pieno di bei ragionamenti, che dica un po’ di tutto è un po’ di niente”.

… un saluto che sia un biglietto da visita per presentarsi sotto una buona luce.

… un saluto che in poche righe condensa un programma di vita.

… un saluto che si fa commentare con un “… el parla propri ben”

ma…

Mi rivolgo a comunità che ancora conosco poco o nulla: devo ammettere che prima che il Vescovo mi dicesse “Ho bisogno di te nel Unità Pastorale Cafarnao” non ricordo di essere mai stato in nessuna delle parrocchie che ora mi vengono affidate, ma so che questa è una porzione del Popolo di Dio che ora è affidata anche alla mia cura.

Poi l’emozione è tanta e non sempre aiuta ad esprimersi con lucidità ed efficacia.

E devo considerare che, pur avendo servito per 15 anni come vicario in Diocesi prima di andare in Albania, sono alla mia prima esperienza come parroco nella Chiesa che è in Cremona.

Ci sono gli anni passati come sacerdote Fidei Donum presso la Chiesa in Albania. Non hanno allentato il legame spirituale e operativo con la chiesa di Cremona, che mi ha generato alla fede e mi ha affidato il ministero sacerdotale, ma certo alla conclusione di questo periodo mi è stato necessario un tempo è uno sforzo per rientrare a tempo pieno in questa realtà.

Ma sono consapevole dei miei limiti e dei miei difetti e il cammino per correggermi è ancora lungo e non mi sento esonerato non solo dalle difficoltà che si potranno incontrare ma anche dalla responsabilità per gli errori che potrò commettere; spesso mi chiedo: ce la farò?

E allora cosa scrivere in un saluto?

Prima di tutto di una cosa vi posso assicurare con assoluta sincerità: fin dal primo momento in cui il Vescovo mi ha comunicato la sua scelta e la sua fiducia vi ho sentito e scelto come miei fratelli e sorelle, come famiglia in cui vivere tutto il tempo che il Signore mi vorrà concedere qui ed ora.

Vorrei già conoscervi uno ad uno, piccoli e grandi, vicini e lontani, con le vostre storie umane e spirituali per poter condividere con ciascuno le gioie e le fatiche di questo cammino comune. So che mi occorrerà un po’ di tempo e tanta umiltà per entrare tra di voi quasi in punta di piede e diventare parte di questa nuova famiglia: abbiate pazienza.

Quindi ringrazio fin d’ora voi che mi accogliete e tutti coloro che mi offriranno la loro amicizia e disponibilità in questa nuova missione che mi viene affidata.

Poi voglio dirvi che sono profondamente riconoscente anche a tutti i sacerdoti che prima di me hanno lavorato in questa parte della vigna del Signore nelle varie parrocchie; è grazie a loro che oggi potrò trovare un terreno già dissodato infruttuoso.

Un saluto particolare a d. Attilio, anche lui chiamato ad una nuova missione, e soprattutto a d. Paolo che avrà il compito di aiutare me e d. Alessandro a renderci partecipi del cammino svolto finora per continuarlo insieme nell’appassionante sfida di essere fraternità sacerdotale a servizio del Popolo di Dio.

Infine per tutti chiedo il ricordo nella preghiera e nella vicinanza a Cristo che chiama vivere anche oggi la meravigliosa avventura dell’essere Chiesa e segno della sua presenza in questo mondo.

Arrivederci a presto.

d. Giovanni




Monsignor Carlo Rodolfi accolto nella famiglia del Capitolo

«Un cenacolo di servizio e di preghiera». Così ha voluto definire il Capitolo il suo presidente, mons. Ruggero Zucchelli, dando il benvenuto a mons. Carlo Rodolfi che si è ufficialmente insediato come canonico effettivo del Capitolo della Cattedrale di Cremona nel pomeriggio di martedì 14 settembre. Una data non scelta a casa, come ha sottolineato lo stesso Zucchelli nella celebrazione eucaristica che ha fatto seguito al giuramento del nuovo canonico: la festa dell’Esaltazione della Croce, nel vero cambiamento di epoca che si sta vivendo, rappresenta la vittoria della vita sulla morte, unico segno di speranza e conforto in un tempo di così forte smarrimento.

L’insediamento ufficiale del nuovo canonico è iniziato alle 17.30 nel transetto meridionale della Cattedrale, scelto per permettere di svolgere, garantendo il distanziamento, il rito che solitamente si svolge nella sagrestia del Capitolo. Attorniato dai confratelli canonici, alla presenza anche del parroco dell’unità pastorale S. Omobono (formata dalle parrocchie di Cattedrale, S. Imerio e S. Pietro al Po) di cui mons. Rodolfi è anche stato nominato collaboratore parrocchiale, dopo la lettura del decreto di nomina da parte di monsignor Antonio Trabucchi, il nuovo canonico ha ricevuto dal presidente del Capitolo Zucchelli i segni distintivi del canonico: cotta e mozzetta.

Il caloroso applauso dei presenti dopo la vestizione ha lasciato spazio al momento più solenne: la professione di fede proclamata in ginocchio da monsignor Rodolfi che, dopo aver ricevuto gli Statuti del Capitolo, ha poi prestato giuramento di fedeltà sul libro dei Vangeli. Un atto formale che lo ha visto accompagnato, in qualità di testimoni, dai canonici mons. Attilio Cibolini (anche rettore della Cattedrale) e mons. Libero Salini, così come è stato annotato nel verbale letto a tutti i presenti dal vice cancelliere vescovile don Paolo Carraro, che ha affiancato il cancelliere e canonico mons. Marino Reduzzi.

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Dopo la fato di gruppo e gli auguri affettuosi ricevuti da amici ed ex parrocchiani, monsignor Rodolfi ha concelebrato l’Eucaristia delle 18 insieme al resto del Capitolo. Un ulteriore momento nel quale il presidente del Capitolo, che ha presieduto la liturgia, ha voluto dare il benvenuto al nuovo canonico. «Per noi e per voi – ha detto rivolto ai confratelli canonici e ai fedeli presenti in Duomo – è un dono che ci aiuterà a vivere un cammino nuovo». Mons. Zucchelli ha voluto anche ricordare i 50 anni di ministero di mons. Rodolfi, noto in città per il suo impegno come animatore dell’Azione Cattolica prima e come parroco poi. Nella sua riflessione il presidente del Capitolo ha richiamato gli elementi caratteristici per un canonico, chiamato ad annunciare il Vangelo nell’amore e nel perdono, nel sacramento della Riconciliazione e nella celebrazione dell’Eucaristia, in una quotidianità fatta di preghiera e fraternità.

Sarà proprio mons. Rodolfi a presiedere, domenica 19 settembre, la Messa delle 11 in Cattedrale (come sempre in diretta sui canali web diocesani e in tv su Cremona1): accanto a lui concelebreranno il rettore della Cattedrale, mons. Attilio Cibolini, e il parroco dell’unità pastorale S. Omobono, don Antonio Bandirali.

 

Profilo biografico di monsignor Rodolfi

Don Carlo Rodolfi, classe 1946, originario di Paderno Ponchielli, è stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1971.

È stato vicario presso la parrocchia Beata Vergine di Caravaggio in Cremona dal 1971 al 1973. Dal 1973 al 1988 è stato docente e animatore del Seminario vescovile. Dal 1979 al 1988 ha ricoperto l’incarico di assistente diocesano ACR e successivamente, dal 1988 al 1994, quello di assistente diocesano del settore Adulti di Azione Cattolica. Dal 1998 al 1994 è stato vicedirettore della Casa dell’Accoglienza di Cremona. Dal 1992 al 1996 ha ricoperto l’incarico di assistente ecclesiastico F.U.C.I. (Federazione Universitaria Cattolica Italiana). Nel 2004 è stato nominato parroco di Castelverde e dal 1996 anche amministratore parrocchiale a Castelnuovo del Zappa.

Dal 2004 era parroco di S. Ambrogio vescovo in Cremona, recentemente anche con l’incarico di moderatore dell’erigenda unità pastorale “Don Primo Mazzolari” formata dalle parrocchie di Boschetto, Migliaro, S. Ambrogio e Cambonino.

Lo scorso 30 maggio l’annuncio del suo trasferimento presso l’unità pastorale “Sant’Omobono” (formata dalle parrocchie Santa Maria Assunta (Cattedrale), Santi Clemente e Imerio, San Giorgio in San Pietro al Po in Cremona) in qualità di collaboratore parrocchiale, incarico al quale affiancherà dunque anche il ruolo di canonico del Capitolo.

 

Il Capitolo della Cattedrale di Cremona

Il Capitolo, denominato ufficialmente “Capitolo dei Canonici della Beata Vergine Assunta nella Chiesa Cattedrale di Cremona”, è il più antico e illustre collegio della città. La sua esistenza è attestata dallo storico Giuseppe Bresciani già nell’VIII secolo.

L’attuale fisionomia è chiarita nell’art. 3 dello Statuto del Capitolo della Cattedrale di Cremona che, riecheggiando il can. 503 del Codice di diritto canonico, recita: “Il Capitolo Cattedrale è il collegio dei Canonici dediti in primo luogo all’esemplare esercizio del culto divino in Cattedrale, (…) alla celebrazione quotidiana della liturgia delle Lodi e dell’Ora media e della Messa conventuale e, nel rispetto dell’attività pastorale della Parrocchia, alla disponibilità per le celebrazioni dell’Eucaristia e della Riconciliazione sacramentale e per la predicazione sacra, specie nei giorni festivi e nei tempi più significativi dell’anno liturgico”.

I canonici, che oggi hanno conservato il titolo di monsignore e con la facoltà di indossare la mozzetta violacea, hanno sempre esercitato un rilevante ruolo nel governo della diocesi, con in passato anche la facoltà di elezione dei vescovi (fino alle bolle in contrario di Papa Bonifacio VIII).

Attuale composizione del Capitolo:

  1. mons. Mario Barbieri
  2. mons. Achille Bonazzi
  3. mons. Pietro Bonometti
  4. mons. Felice Bosio
  5. mons. Attilio Cibolini
  6. mons. Primo Margini
  7. mons. Giuseppe Perotti
  8. mons. Marino Reduzzi
  9. mons. Carlo Rodolfi
  10. mons. Libero Salini
  11. mons. Giuseppe Soldi
  12. mons. Angelo Staffieri
  13. mons. Antonio Trabucchi, cancelliere
  14. mons. Ruggero Zucchelli, presidente