«La missione di Dominus Production è diffondere bellezza»

In occasione della Giornata per la vita, domenica 2 febbraio il Palazzo Cittanova di Cremona ha ospitato un incontro con protagonista Federica Picchi, fondatrice della casa di distribuzione cinematografica Dominus. Presentata dal dottor Paolo Emiliani, presidente del Movimento per la Vita, l’imprenditrice ha raccontato di sé e dell’imprevisto che l’ha portata a intraprendere quest’avventura.

Prima di iniziare, è stato proiettato un commovente video dedicato alla vita nascente ideato dal Movimento per la vita italiano. «Occorre uno sguardo privo di pregiudizio, che non sia deformato dalla lente delle ideologie, per riconoscere che il concepito è vita, occorre un’educazione alla vita. Serve dunque un’educazione che porti a un cambiamento di sguardo e di mentalità, e questo è un cammino non privo di imprevisti. Ma proprio questi ultimi possono cambiare la vita», ha esordito Emiliani.

Quando Federica prende la parola è un vulcano. Figlia di un militare spesso lontano per lavoro e di una insegnante, è cresciuta con due fratelli e una rigida educazione: regole, poche parole e tanta sostanza. «Sono però sempre stata educata al fatto che ciascuno ha in sé un grande potenziale, che vale». Inizialmente questo si traduce in un voler primeggiare in ogni cosa: al liceo, all’università Bocconi, in America e poi in Banca affari a Londra. «Volevo sempre di più, guadagnavo tantissimo, ma pensavo sempre di non aver mai raggiunto abbastanza. Avevo una casa a Chelsea, viaggiavo, ma continuavo a guardare chi aveva più di me – come il mio capo – e miravo solo a ottenere sempre di più. Ero profondamente infelice. Spiritualmente arida», racconta.

Poi, un giorno, l’imprevisto: la mamma si ammala di tumore. «In quel momento capii il limite dell’uomo. Pensavo che con caparbietà si potesse raggiungere tutto, ma la malattia ti spiazza perché non puoi controllare niente». In quei giorni un’amica libica musulmana, di famiglia ricca e residente a Londra, le racconta di essersi da poco convertita al cristianesimo. Una cosa da tener nascosta, però le parla di un luogo in cui vorrebbe andare a Capodanno, si chiama Medjugorie e si dice che là appaia la Madonna. Federica non ci pensa molto e accetta di seguirla. Era il 2004. «Fu il capodanno più bello della mia vita. Mi colpì un gruppo di ragazzi polacchi perché erano felici, pieni di vita e di colpo capii la mia vera povertà, perché io non avevo quella gioia».

La mamma di Federica si riprende per qualche anno, muore nel frattempo improvvisamente il padre. Poi la mamma si riammala ed è lì, accanto a lei con quella televisione sempre accesa, che inizia a salire la ribellione per la mediocrità propagata a mezzo video. «Mi chiedevo: ma questo è quello di cui noi bombardiamo i giovani notte e giorno? Bisogna fare qualcosa per far capire loro che invece hanno un talento infinito». Leggevo tantissimo in quel periodo e intuivo che serviva raccontar loro storie vere. Solo quelle. Pensai a quell’istante di luce in cui ovulo e spermatozoo si incontrano e da quel bagliore nasce la vita: pensate se tutti avessero coscienza di che grandezza e di quale miracolo è! Il mondo sarebbe meno brutto».

Così nacque l’idea – “folle” – di fondare Dominus Production. All’inizio ideata per produrre film educativi basati su storie vere, ben presto si deve confrontare con un ambiente televisivo e cinematografico (nonché economico) decisamente ostile. Così nel tempo si è orientato alla distribuzione di grandi film dal grande valore educativo e morale, snobbati spesso dai media perché “poco appetibili”: «La missione di Dominus Production è diffondere bellezza, facendo percepire la cultura storica e l’etica come valori preziosi, da far conoscere soprattutto nelle scuole».

Ecco così che – con molta fatica ma enorme successo – in Italia la Dominus riesce a far proiettare film come Cristiada, Una canzone per mio padre, God’s not dead e tanti altri. A breve uscirà – grazie all’instacabile lavoro di Federica e dei suoi collaboratori, anche lo sconvolgente Unplanned – film basato sulla storia vera  della presa di coscienza della direttrice di maggior successo della clinica abortiva più importante degli Stati Uniti, la Planned Parenthood. Per un caso fortuito la donna assiste per la prima volta ad un aborto di un feto di tredici settimane e nel vedere il bambino contorcersi e scappare per evitare di essere risucchiato, comprende la grande menzogna nascosta dietro al “diritto” all’aborto.

«Lavoriamo su queste storie perché oggi viviamo in un’epoca di dittatura culturale, di anestesia totale. I giovani che incontro nelle scuole sono fragili, disorientati e questo perché non c’è più nessuno che racconti loro che il dolore è normale, che soffrire fa parte della vita ma tutto serve per maturare e fiorire».

Ecco il grande lavoro di Dominus: testimoniare che gli imprevisti sono – come diceva Montale – l’unica speranza. E che ciascuna vita vale – fin dal primo istante, da quello sfolgorio invisibile fino all’ultimo respiro.

 

Il sito internet della Dominus Production




Il fuoco delle relazioni autentiche che riaccende la vita dove la speranza sembrava spenta

Una veglia per celebrare la Vita, anche quella che sembra perduta e senza speranza. Particolarmente toccanti si sono rivelati gli interventi che hanno fatto da cuore alla celebrazione guidata da don Marco Leggio e svoltasi la sera di sabato 1 febbraio presso la chiesa parrocchiale di Arzago d’Adda , quale momento comunitario di preghiera della Zona pastorale 1.

La testimonianza è stata affidata a suor Chiara Rossi, delle Adoratrici di Rivolta d’Adda, e alla giovane Virginia, provenienti dalla comunità di Marzalengo che ospita una quindicina di ragazze che si stanno impegnando ad uscire dalle difficoltà, dal disagio e dalla tossicodipendenza. «Per introdurre quanto quotidianamente facciamo, viene forte il richiamo del versetto del  Salmo delle lodi domenicali che recita: “Luci e tenebre benedite il Signore”, – così ha esordito suor Chiara –  ciò che viviamo ogni giorno, infatti, è  proprio la grazia di queste vite che tornano a rinascere. La vita può tornare a rifiorire ed è un miracolo grande mettersi al fianco di queste persone».

Accoglienza e relazioni sono le parole chiave che danno concretezza all’azione di sostegno esercitata dalla comunità: «Accogliere è dire che noi ci siamo, significare che ci sono delle persone che possono prendersi cura di te. – ha precisato suor Chiara – Le relazioni ci fanno felici, le relazioni sono la vita eterna».

Delicate e coinvolgenti, si sono rivelate le parole di Virginia, ragazza ventenne ritornata alla vita dopo un anno di accoglienza a Marzalengo: «Da piccola sono stata costretta a mettere da parte le mie esigenze di bambina per lasciare spazio a quelle di mia madre ammalata psichica; – ha spiegato la giovane, ricordando  gli anni non felici della sua infanzia – più mettevo da parte le mie esigenze di bambina e più aumentava il mio disagio, come  una torre che mattone dopo mattone cresce e poi alla fine è destinata a crollare». Rovinosa fu la caduta nella tossicodipendenza. «La droga era acqua gelida che spegneva il fuoco del mio cuore. Si era fatto il ghiaccio in me – ha testimoniato la ragazza –. A Marzalengo ho trovato persone che non mi hanno giudicata ma mi hanno teso una mano, ho incontrato persone meravigliose».  «Prima vivevo le giornate sperando che fossero le ultime, – ha concluso – ora torno a sentire bruciarmi un fuoco dentro e mi sento di nuovo viva».




Storie di donne che abbracciano le vite più fragili

In occasione della giornata per la Vita, il Monastero della Visitazione di Soresina ha ospitato, sabato 1 febbraio, la veglia per la vita aperta a tutta la Zona pastorale 2. Ha presieduto la veglia don Giambattista Piacentini, vicario zonale e parroco di Castelleone.

Don Piacentini ha introdotto la veglia ringraziando tutti i presenti intervenuti in rappresentanza delle comunità della Zona. Un’alternanza di brani del Vangelo e di brani tratti dal Messaggio dei Vescovi italiani per la 42esima giornata per la Vita, musica, canti (animati dal coro Psallentes della parrocchia ospitante) e spunti di riflessione hanno preparato il momento delle testimonianze. Sono infatti intervenute Donatella Carminati (della parrocchia di Soresina, ministro straordinario dell’Eucarestia e volontaria Unitalsi) e Silvia Corbari (presidente Azione Cattolica e coordinatrice della casa famiglia Sant’Omobono di Cremona).

Donatella Carminati ha portato la sua testimonianza personale, basata sulla sua situazione familiare, e quella di volontaria dell’Unitalsi. Questo, in sintesi, il suo messaggio: «La mia era una famiglia come tante altre: mamma, papà e tre fratelli. Poi l’incidente e mio fratello rimane tetraplegico. Due anni dopo, la morte della mamma. E io, a 22 anni mi trovo a fare le sue veci e non sempre mi sento all’altezza. Poi però scopro che i doni del Signore sono infiniti e maturo in me la convinzione di essere anch’io uno strumento in grado di portare sollievo a chi mi sta accanto. Con questo spirito scelgo di diventare ministro straordinario dell’Eucarestia e volontaria Unitalsi. Quest’anno andrò a Lourdes per la trentesima volta, a Dio piacendo!».

Silvia Corbari ha invece testimoniato l’esperienza propria e dei volontari della Casa Famiglia Sant’Omobono di Cremona che si impegnano per aiutare e sostenere le donne e i bambini in difficoltà. «Accogliamo chi è in difficoltà – ha detto – e con compassione lo ascoltiamo e lo accompagniamo. Abbiamo accolto donne sole, in gravidanza, con i loro figli, donne che hanno abortito, donne picchiate, abusate, in lutto per la perdita di un figlio. Abbiamo accolto anche bambini abbandonati. Il nostro sostegno alla vita è tutto questo: attraverso l’accoglienza e la compassione, custodire e proteggere la vita umana dall’inizio alla fine; capire che la vita ha sempre un senso».

La veglia è stata anche l’occasione per presentare e promuovere il Progetto Gemma di sostegno alla vita che sta per nascere.

Prima della benedizione finale, don Piacentini ha invitato tutti a pregare per le suore Salesiane – «polmone spirituale della Zona pastorale 2» – pensando alla XXIV Giornata mondiale per la vita consacrata.

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Entrare nella vita, dirle il nostro “sì” e averne cura: i verbi dell’amore nella Veglia per la vita della Zona 3

Preghiera, ascolto della Parola, meditazione e testimonianza. La Veglia per la Vita di sabato 1 febbraio, che per la Zona 3 si è svolta nella chiesa dell’Immacolata Concezione del quartiere Maristella a Cremona, ha messo al centro della riflessione il valore della vita secondo lo sguardo cristiano.

Dopo la preghiera introduttiva guidata dal vicario zonale don Pietro Samarini, il medico Paolo Emiliani, presidente del Movimento per la Vita di Cremona, ha ricordato la necessità di «non rassegnarsi al pensiero relativista della cultura dello scarto» e di impegnarsi attivamente a favore della vita. Un esempio è offerto dal progetto Gemma promosso dal Centro Aiuto alla Vita, che in 25 anni ha reso possibile un grande miracolo: la nascita di 24mila bambini.

L’intervento del dottor Paolo Emiliani

La benedizione delle candele, segno di luce e vita, e la processione, terminata con la deposizione dei lumini ai piedi della statua della Madonna, hanno preceduto il momento centrale della Veglia di preghiera: “entrare nella vita”, “dire sì alla vita” e “avere cura della vita”. Questi tre temi, che mettono al centro la testimonianza di Gesù Cristo, della Vergine Maria e di San Giuseppe, sono stati approfonditi mediante la lettura di brani del Vangelo, il commento di una celebre opera d’arte, un canto eseguito dal coro di Cremona “don Cesare Zaffanella”, e alcuni passaggi tratti dal Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente della Cei  per la 42^ Giornata Nazionale per la Vita e, infine, dalla recita di una decina del Rosario.

Il brano di Vangelo del “giovane ricco” (Mt 19, 16-22) con la domanda “che cosa devo fare per avere la vita eterna?” ha interrogato l’assemblea sulla modalità di “accesso” alla vera vita. Il passo dell’”Annunciazione” (Lc 1, 26-38) ha ricordato cosa significa accettare la vita, come Maria che, con il suo “sì”, ha accolto il disegno di Dio e ha fatto la Sua volontà. La “fuga in Egitto” (Mt 2, 13-23), infine, attraverso la figura di Giuseppe, ha richiamato il desiderio di proteggere la vita.

La Veglia è proseguita con il video-racconto della storia della giovane mamma Chiara Corbella Petrillo, morta nel 2015 a soli 28 anni, la quale malata di tumore ha deciso di portare a termine la gravidanza rimandando le cure. Un esempio straordinario di amore per la vita, nonostante tutto e a dispetto della sua tragicità. Chiara ha operato una scelta coraggiosa e di fede, di accettazione della croce e del progetto di Dio.

Anche la testimonianza offerta dai coniugi Elena e Gianfranco Cottarelli (in foto con il vicario zonale), a conclusione della Veglia, è stata un inno alla vita. Dopo due anni di matrimonio, nel 2000 e nel 2001, sono diventati genitori di Irene e Pietro, maturando già il forte desiderio di diventare anche genitori adottivi. Un percorso lento e difficile, durante il quale è seguito l’arrivo di altri due figli: Elia, nato nel 2004, e Caterina nel 2007. «Dopo quattro figli – ha detto Gianfranco – abbiamo realizzato la fortuna di avere una casa, un lavoro, una famiglia e di aver vissuto sempre serenamente, allora abbiamo pensato che il modo migliore per ringraziare fosse quello di condividere, perché noi siamo in sei mentre qualcuno non ha una famiglia». Nel 2013, tramite una associazione operante in Etiopia, la famiglia si è allargata con l’adozione di Rebcca.

La testimonianza di Gianfranco Cottarelli

 

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Storia di accoglienza della vita nell’affido e nell’assistenza ai bimbi disabili

Nella serata di sabato 1 febbraio, vigilia della Giornata Nazionale della Vita, si è celebrata presso la chiesa di Santa Maria Assunta a Piadena la veglia per la vita della zona pastorale IV .

Il momento di preghiera è stato presieduto da don Antonio Pezzetti, parroco e vicario zonale, insieme al vicario parrocchiale don Paolo Fusar Imperatore ed è stata accompagnata dal coro parrocchiale: la preghiera è stata animata con brani del Vangelo e brani estratti dal Messaggio dei vescovi italiani per la 42^ giornata della Vita.

Durante la veglia ci sono state due testimonianze di vita: una mamma che ha iniziato un’esperienza di affido e una suora delle Figlie di Gesù sofferente.

La storia di Monica e Pietro Varasi è quella di una mamma e un papà che hanno perso il loro unico figlio quindicenne otto anni fa e dopo questo grande lutto familiare hanno iniziato un percorso di fede che li ha portati ad avvicinarsi alla “Casa Giardino” delle suore Figlie di Gesù sofferente a Casalmaggiore dove hanno iniziato un’esperienza di volontariato e condivisione insieme ai bambini diversamente abili.

Un giorno si è presentata la necessità di aiutare un bambino con alcuni problemi a casa e l’iniziale intento di un aiuto occasionale si è poi trasformato in un vero e proprio affido: «Inizialmente non volevamo un figlio in casa che stravolgesse le nostre vite, specialmente dopo la perdita di nostro figlio – ha raccontato Monica – ma il Signore ti parla, attraverso un sogno, una preghiera, una persona che incontri… Oggi questo affido, sebbene non sia facile, dà tanta gioia». Infatti, concludendo la sua testimonianza Monica ha voluto sottolineare che: «L’affido è stato fatto non per un precetto o per una regola, ma perché quanto ti senti veramente amato da Dio allora ti rendi conto che non puoi che fare altrettanto: l’unica cosa che puoi fare è amare Dio attraverso gli altri, attraverso i fratelli».

Successivamente la testimonianza di suor Maria Buongiorno, delle Figlie di Gesù sofferente, ha voluto ricordare il carisma che contraddistingue l’ordine: essere famiglia nell’assistere i giovani disabili: «Il nostro apostolato – ha spiegato la religiosa – è quello di fare sentire che al di là delle loro sofferenze sono persone preziose, per far apprezzare anche a loro il dono della vita». Il carisma che viene dal fondatore padre Giuseppe Renzi non riguarda solo i singoli bambini, infatti la “Casa Giardino” di Casalmaggiore rimane sempre aperta anche per le famiglie di questi fanciulli: «Noi teniamo tra le braccia questi figlioli disabili e sosteniamo i genitori con tenerezza, cercando di non farli sentire mai soli perché la solitudine è una sofferenza grave: oltre ai piccoli gesti dell’accoglienza siamo sempre in movimento per portare i figlioli a fare varie esperienze. Noi siamo un po’ vagabondi… come Gesù, in cammino per le vie del mondo».

 

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Sui passi del sacro per giungere al cuore della vita umana

La Zona pastorale V della Diocesi di Cremona ha celebrato sabato 1 febbraio la 42esima Giornata per la vita a Rivarolo Mantovano.

La Veglia, che si è svolta presso la chiesa parrocchiale di S. Maria Annunciata, è stata preceduta da una processione, partita dalla Fondazione Tosi-Cippelletti, ricovero cittadino per anziani, aperta da una coppia di sposi che ha condotto per le vie del paese un’immagine su legno della Presentazione di Gesù al Tempio.

Diversi i laici coinvolti nell’organizzazione della serata, proseguita con letture e canti di preghiera. Particolarmente suggestiva la proclamazione del Salmo 23 dalla voce di Giorgio Dall’Asta, giovanissimo parrocchiano accompagnato all’organo da Claudio Leoni e al coro dalla Corale della zona V, diretta dal maestro Donato Morselli.

Numerose anche le religiose e i religiosi presenti alla celebrazione, presieduta da don Davide Barili, vicario zonale, e concelebrata da don Ernesto Marciò parroco di Rivarolo Mantovano, don Angelo Maffioletti parroco di San Matteo delle Chiaviche e don Gino Assensi, parroco di Martignana di Po.

La Veglia ha rappresentato un singolare susseguirsi di momenti simbolici significativi. La partenza da un luogo che don Barili non ha esitato a definire durante l’omelia «luogo dove la vita giunge al capolinea», ha voluto rappresentare la presenza di posti dove «la vita umana è ancora accompagnata verso il suo naturale tramonto» e ha permesso a don Barili di ricordare che la Chiesa constata «con apprensione e amarezza come si chiudono i punti nascita alla vita umana».

Anche l’aver scelto per questa 42esima giornata il giorno in cui si celebra la festa della Presentazione del Signore al Tempio è stato centrale.

«Questa scelta ci aiuta a capire – ha proclamato don Barili – la sacralità della vita. Viene a rafforzare il messaggio che la Bibbia racconta fin dalla Genesi, quando si sottolinea che l’uomo esiste perché Dio lo ha creato». Pertanto la vita non può essere mercificata o messa a disposizione dei capricci degli uomini ma «è un valore sacro che viene prima di tutto il resto».

Gesù presentato al Tempio rappresenta il mistero di un Dio che, assumendo la carne umana, la eleva al ruolo di sacralità, come descritto nel Messaggio dei Vescovi italiani letto per l’occasione. Desiderare una vita sensata, essere riconoscenti, aver cura dei fratelli e del creato, ospitare l’ultimo, il debole, con nuove forme di fraternità solidale è il cuore del Vangelo.

La celebrazione si è conclusa con la venerazione alla Vergine Maria di fronte all’immagine della cosiddetta Madonna dell’Apocalisse, recentemente restaurata. «L’immagine rappresenta Maria incinta – ha spiegato don Maffioletti – nella sua esistenza storica data dalla gravidanza. Guardare questa immagine è guardare il centro della nostra fede. Maria ha partorito nella carne l’autore stesso della vita».




Buone notizie sul fronte della vita grazie all’impegno dei Cav

La vita è sempre una buona notizia, buone notizie sul fronte della vita. Lo afferma, in occasione della Giornata della vita, FederVitaLombardia – Aps, secondo cui i bambini nati nel 2018 grazie all’intervento e al sostegno degli oltre 300 Centri di aiuto alla vita distribuiti in tutta Italia sono stati 7.271; di questi, 3.323 sono nati in Lombardia (regione che conta la presenza di ben 74 tra Centri di aiuto alla vita e Movimenti per la vita, 131 realtà a favore della vita nascente oltre alcune case di accoglienza per ragazze madri.

Naturalmente, ad essere aiutate sono state le mamme, ma anche molte altre donne – gestanti e no – che sono ricorse al sostegno dei volontari e delle volontarie. Anche in questo caso, qualche numero: 5.021 donne in attesa si sono rivolte ai Centro di aiuto alla vita della Lombardia su un totale di 10.947 donne aiutate dai Cav in tutto il territorio nazionale.

Progetto Gemma (l’originale forma di adozione a distanza di una mamma in attesa) ha appena festeggiato il 25° anno di vita. Gestito dalla Fondazione Vita Nova, è un aiuto economico di 160 euro mensili per gli ultimi sei mesi di gestazione e il primo anno di vita del bambino, che in moltissimi casi costituisce un incoraggiamento concreto a donne o coppie in difficoltà di fronte a una maternità inaspettata. Anche qui la Lombardia si rivela in tutta la sua generosità: dalla nostra regione nel 2019, su un totale nazionale di 513 Progetti Gemma, ne sono partiti per tutta Italia ben 191, mentre 64 sono stati distribuiti a mamme qui residenti. Va sottolineato per completezza che in questi primi 25 anni di attività Vita Nova ha istruito ed erogato almeno 23.500 Progetti Gemma.

Infine, con la collaborazione del Cav milanese Mangiagalli, e con il sostegno della Fondazione Vita Nova, FederVitaLombardia-Aps istituisce un premio in memoria di Paola Bonzi. Recentemente scomparsa, Paola è stata la fondatrice e il cuore pulsante del Cav interno alla clinica milanese: grazie al suo lavoro infaticabile e intelligente, dal 1984, anno di fondazione, il Centro ha potuto aiutare migliaia di donne, permettendo la nascita di migliaia di bambini. Ricordare Paola con un premio destinato a una personalità che si sia distinta nell’impegno a favore della vita significa rendere omaggio al suo lavoro e impegnarsi a proseguirlo sui diversi fronti in cui i volontari per la vita sono chiamati ad operare. Il premio sarà assegnato in occasione del tradizionale Gran Galà organizzato dal Cav Mangiagalli.




Aprite le porte alla vita: a Casalmaggiore le testimonianze delle famiglie Guarneri e Della Porta

Nell’ambito degli eventi promossi in diocesi in occasione della 42esima Giornata per la vita, che quest’anno si celebrerà domenica 2 febbraio, la Zona pastorale V ha organizzato venerdì 24 gennaio a Casalmaggiore, presso la parrocchia di Santo Stefano, l’incontro pubblico dal titolo “Aprite le porte alla vita”. La serata, introdotta da don Davide Barili, vicario zonale della zona V, ha visto la conduzione del dottor Paolo Emiliani, presidente del Movimento per la vita di Cremona, che da subito ha affrontato diversi aspetti che implicano la difesa della vita.

«Anche oggi come nel 1978 (anno dell’introduzione della legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza, ndr) il reato penalmente rilevante viene depenalizzato se sono presenti alcune circostanze. E in tutti questi casi l’eccezione porterà le stesse conseguenze del ’78». Conseguenze che contano in 47 milioni le vittime all’anno dell’aborto procurato nel mondo e 6 milioni in Italia.

Il riferimento diretto è ad aborto, aborto terapeutico, eutanasia. Non solo quindi il diritto del nascituro a vedere la luce per la dignità ontologica che porta in sé il suo essere persona, ma anche quello del malato terminale cui non debba essere negato un accompagnamento alla morte naturale. E sicuramente il diritto del bambino cui viene diagnosticata in fase prenatale una malattia congenita di nascere ed essere accolto con amore. Contrariamente allo sguardo strabico dell’attuale società, l’essere umano va ancora riconosciuto in ogni sua forma non certo in nome di presunti “attributi di qualità” che dovrebbe possedere, ma per il valore che incarna in quanto tale. Pregi e difetti. Ricchezze e limiti.

A testimoniare quanto sia ancora possibile vivere la gioia dell’incontro nonostante fatica e paure implicite in ogni salto nel vuoto, sono intervenute due famiglie che dell’incontro speciale con la vita che nasce hanno scelto di fare il loro baluardo e il loro segno distintivo. Nell’umiltà del racconto, Cristiano Guarneri e Giovanni con Elisa Della Porta hanno condotto l’auditorium presente nella sala Giovanni Paolo II (che per l’occasione era gremita) alla comprensione dell’intero ventaglio di umanità che impregna ogni gesto importante, ogni gesto di amore.

«Fiducia è una delle parole chiave per parlare di accoglienza» ha dichiarato Cristiano, genitore con sua moglie Silvia di quattro “figli accolti”, di cui due in affido, uno adottato e uno arrivato in modo naturale. Al centro il racconto della storia di un incontro, quello con Alessandro, bimbo accolto in famiglia nonostante la gravissima malformazione cerebrale da cui è affetto. Per Cristiano ogni incontro implica la capacità di fidarsi, aprendo le porte della propria vita ad un’altra vita che arriva, come simbolicamente riportato nel titolo dato dai Vescovi alla Giornata per la vita di quest’anno. La stessa fiducia con cui Cristiano e sua moglie Silvia hanno accolto l’arrivo in famiglia di Alessandro.

Leggi l’articolo scritto da Cristiano Guarneri per RIFLESSI MAGAZINE

 

Provare gratitudine per l’esperienza di amore vissuta, quindi, entrando in contatto con bambini malati, da cui si riceve un dono. Questo al centro del sì alla vita detto da Cristiano e Silvia. Così come da Giovanni ed Elisa, genitori di Benedetto, oltre che di altri 4 figli. Loro il sì alla vita lo hanno detto accogliendo la malattia di Benedetto, loro quarto figlio, tornato al Padre a poche ore dalla nascita. «Nonostante la malattia di Benedetto la nostra è stata un’esperienza di amore. Amore donato in maniera incondizionata. Ma anche e soprattutto amore ricevuto».