Ucraina: da Caritas Cremonese nuove indicazioni per ospitalità e raccolta di aiuti

La straordinaria generosità di tante persone e comunità si sta manifestando in molti modi, non solo attraverso la segnalazione alla Caritas Cremonese di alloggi che potranno essere utilizzati per l’accoglienza di profughi, ma anche attraverso la raccolta di alimenti e beni di prima necessità da fornire alla popolazione ucraina. In questo momento Caritas si trova in raccordo con le istituzioni pubbliche per le questioni giuridiche, sanitarie e scolastiche. Il tentativo è quello di promuovere un modello di accoglienza e supporto diffuso su tutto il territorio della diocesi, dove saranno chiamate ad essere protagoniste le comunità cristiane.

Per questo motivo, in una prima fase gli inserimenti dei profughi ucraini stanno avvenendo presso strutture messe a disposizione dalle parrocchie e negli alloggi autonomi resi disponibili da privati cittadini, sempre all’interno di una condivisione con le parrocchie di riferimento. Nei prossimi giorni è previsto un primo momento di condivisione e di verifica con i sacerdoti o i referenti delle parrocchie che stanno già accogliendo oppure che hanno dato la loro disponibilità ad accogliere.

Si riserverà ad una seconda fase l’eventuale accoglienza di profughi nelle famiglie, che generosamente hanno messo a disposizione parte delle proprie abitazioni.

Le parrocchie che intendono promuovere raccolte di generi alimentari a favore dei profughi ucraini ospiti sul territorio diocesano possono far confluire le derrate presso il magazzino Caritas di San Savino, concordando la consegna con il responsabile Egidio (339-4426707). Sarà poi compito dell’organizzazione ridistribuire al bisogno.

Chi intendesse donare abiti per i profughi ucraini presenti sul territorio cremonese può conferirli al negozio “Vesti e rivesti” di Corso Pietro Vacchelli 69 a Cremona (tel. 0372-413445).

Viceversa i profughi ucraini che avessero necessità di vestiario possono essere indirizzati al Centro d’ascolto di Caritas Cremonese (via Stenico 2 a Cremona, tel. 0372-23370) dove riceveranno un “buono” da utilizzare presso il negozio “Vesti e rivesti”.

 

Continua la raccolta di fondi per sostenere la popolazione ucraina:

Attraverso la Fondazione San Facio (La donazione alla Fondazione San Facio è deducibile se fatta con bonifico, assegno o versamento postale) :

Conto Corrente Bancario
IBAN: IT 57 H 05156 11400 CC0540005161

Conto Corrente Postale n. 68 411 503

 

Oppure, direttamente alla Caritas Cremonese:

Conto Corrente Bancario
IBAN: IT 74 E 03069 11400 100000061305

 

Per informazioni:

Caritas diocesana       0372 35063    Via Stenico 2/B

www.caritascremonese.it

caritas@diocesidicremona.it

 

 




La preghiera delle donne Ucraine di Cremona: «Così sosteniamo i nostri figli rimasti a lottare per la libertà»

Tra le mani il rosario e dei fili intrecciati con i colori della bandiera Ucraina. Un gruppo di donne ucraine da più di dieci si ritrova alla domenica, nel loro giorno libero, nei locali della Caritas cremonese per pregare e trascorrere qualche ora insieme. Sono tutte badanti, arrivate in Italia nei primi anni Duemila, per trovare un impiego che le permettesse di guadagnare abbastanza denaro da mantenersi e da mandare ai cari rimasti a casa. Il ritrovo della domenica alla Casa dell’Accoglienze è da sempre un modo per farsi forza e condividere il legame con le proprie radici.

Questa domenica, però, il ritrovarsi ha un significato diverso. Le donne pregano il Padre Nostro e l’Ave Maria, le preghiere che hanno imparato in italiano e parlano, con gli occhi pieni di lacrime di paura, dei figli rimasti nelle città sotto l’assedio delle armate russe. «Sono rimasti tutti in Ucraina – spiegano –  vogliono restare là e combattere per la libertà del nostro paese»

Alcune di loro non riescono a trattenere le lacrime. Si asciugano il volto in silenzio mentre le amiche raccontano: “Per fortuna riusciamo a sentire tutti i giorni i nostri figli e le nostre famiglie in Ucraina – dicono – Spesso ci scrivono, non chiamano perché devono essere veloci a proteggersi nelle cantine se suonano le sirene”.

Una di loro – riferisce il sito di Caritas Cremonese – ha la figlia che deve partorire a giorni: “Chissà dove nascerà mio nipote – si domanda con gli occhi lucidi – In ospedale, in casa, in cantina…”.  Sono preoccupate, ma trovano nella fede comune e nella preghiera la forza per tenere viva la speranza: «In questo periodo – spiega il direttore di Caritas don Pierluigi Codazzi – lasciamo spesso la chiesa a loro disposizione per pregare, perché ci dicono continuamente che solo con la preghiera le loro famiglie avranno la forza di rimanere in Ucraina e di affrontare questa prova durissima».

Una volta al mese da Brescia o Bergamo a celebrare la Messa per loro secondo il rito della Chiesa cattolica orientale. Questa domenica è don Codazzi unirsi alla loro preghiera.

“Noi assistiamo i vostri cari – dicono – e in questo momento non riusciamo ad abbracciare i nostri”. Ringraziano l’Italia e Cremona dove si sentono ormai come a casa, ma il cuore e la mente ora sono tutti per la Patria. Sanno che il loro popolo ha bisogno di aiuti, anche materiali, ma non rivolgono appelli. «Siamo gente abituata a dare agli altri, non a ricevere».

L’impegno di Caritas però, è concreto. Perché il momento della preghiera è il momento in cui non dimenticare di essere fratelli.

Ucraina, appello di Caritas per aiuti immediati. La testimonianza di don Tibaldini

 

 




Carità a misura di bambino: le proposte di Caritas per i più piccoli

 

Li avete mai osservati i bambini? A scuola accolgono il nuovo compagno abbracciandolo senza riserve e accompagnandolo per mano senza altra preoccupazione se non quella di fargli vedere i giochi disponibili.

Spesso, certo, litigano per una macchinina ma poco dopo sono seduti allo stesso tavolino a colorare insieme ed il ricordo della lite è sparito, cancellato con una filastrocca per fare “Pace”. Se raccolgono un fiore lo portano alla mamma e subito dopo ne serve un altro per la nonna, il nonno, la nonna bis… L’altro, conosciuto o no, è parte completa della loro vita, non lo escludono, non lo trascurano, non lo dimenticano.

E avete mai incrociato un gruppo di adolescenti appena sceso dal treno dopo un’esperienza estiva di servizio? Gli occhi luccicano (certamente per le notti insonni) un po’ anche per il ricordo delle storie di fatica e di privazione che hanno ascoltato dalle persone a cui sono stati seduti accanto senza pregiudizio e con molta curiosità, osando anche domande talvolta ingenue ed inopportune ma che hanno spalancato la strada all’incontro. I discorsi tra loro sono ancora scherzosi e sempre burleschi ma si affaccia sempre l’accenno ai gesti di servizio appena compiuti, quasi eroici per loro, che provano a raccontare con parole comuni per afferrarli e conservarne insieme un indelebile ricordo.

L’essere stati importanti per qualcuno ridona loro uno spirito vitale che trascurano quasi tutto l’anno.

Il Vangelo ci richiama fortemente a questa naturale predisposizione dell’animo umano “In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.” Non certo perché dobbiamo essere infantili ma perché, come loro, dobbiamo capire al volo la scelta del pastore che corre a cercare la pecora smarrita. Il Vangelo sembra dirci di imparare dai bambini a fidarci, a vedere la realtà con lo sguardo trasparente che abbiamo ricevuto dal Signore e sapere stare accanto a tutte le persone che incontriamo.

Allora se questo spirito è innato cosa dobbiamo fare come comunità cristiana? Accompagnare bambini e ragazzi a riconoscere che questo è lo spirito che Gesù chiede di avere per vivere in pieno il Suo Vangelo, riconoscere nei gesti e nelle attenzioni la carità che ognuno è portato a scambiare con ogni fratello e la possibilità di continuare a coltivarla.

Per questo nella Settimana della carità non poteva certo mancare questa attenzione ai più piccoli.

Viene dunque proposto un incontro di catechesi dove i volontari Caritas e i catechisti attraverso dei giochi possono collaborare per presentare ai bambini/ragazzi un’occasione di conoscenza e confronto sul tema della carità.

Scarica le proposte per bambini e ragazzi

Tra i tanti temi che la carità porta con sé ci è sembrato opportuno scegliere due insegnamenti da approfondire e sottolineare nell’incontro:

  1. Siamo cristiani e viviamo nel mondo accanto ai fratelli più bisognosi, la nostra fede ci invita a non fare finta di niente
  2. Esercitare la carità significa prenderci cura del Dio presente in ciascuno di noi.

Nella massima libertà di utilizzare e fare propri questi materiali sarà interessante scoprire cosa hanno da insegnarci sul tema i bambini e i ragazzi delle nostre comunità.

Stella Barbati
Operatrice Caritas per la Zona pastorale 1




Settimana della carità, nelle comunità raccolta di alimenti

In occasione della Settimana della carità, Caritas cremonese rilancia la proposta per le comunità parrocchiali di una raccolta di alimenti e di prodotti da destinare alle persone e alle famiglie in difficoltà. Le modalità organizzative sono lasciate alla discrezione delle singole parrocchie.

Il suggerimento è quello di organizzare la raccolta in occasione degli incontri di catechesi e in occasione delle varie celebrazioni liturgiche. Ma la proposta potrebbe essere estesa anche a gruppi o associazioni del territorio.

Per aiutare nella diffusione dell’iniziativa Caritas diocesana ha predisposto una locandina che può essere stampata e personalizzata con il nome della parrocchia, oltre a una card per la promozione web e su whatsapp.

 

 

 

Scarica la locandina




Borsa di sant’Omobono: un anno di impegno da rinnovare

Un anno di impegno, da rinnovare. A un anno dall’istituzione della Borsa di S. Omobono, il fondo della Diocesi di Cremona istituito per sostenere coloro che hanno perso un lavoro o che vivono un grave momento di difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria, Caritas Cremonese traccia un bilancio dell’importante iniziativa di solidarietà che ha coinvolto l’intero territorio. E lo fa in occasione della Settimana della Carità, che quest’anno si celebra in diocesi dall’8 al 14 novembre, come tradizione nell’ambito della solennità di sant’Omobono – il “padre dei poveri” patrono della città e della diocesi di Cremona (13 novembre) – e della Giornata mondiale dei poveri (14 novembre).

In un anno il contributo offerto attraverso la Borsa di S. Omobono è stato complessivamente di 160mila euro, a sostegno di 400 nuclei familiari. Nel dettaglio:

  • 73.526 euro sono i contributi erogati attraverso le cinque Zone pastorali e utilizzati per accompagnare 205 famiglie, intercettate dalla rete delle parrocchie, in particolare dai centri d’ascolto delle Caritas e delle San Vincenzo parrocchiali, il cui ruolo è stato quello dell’ascolto e dell’approfondimento di ogni situazione attraverso il contatto diretto con le famiglie, alle quali è stata chiesta la documentazione comprovante lo stato di bisogno. Ogni richiesta è stata vagliata da un’equipe di lavoro presente in ciascuna delle cinque zone pastorali, con rappresentanti della Caritas diocesana e delle Parrocchie (sacerdoti, diaconi e laici).
  • 44.510 euro sono stati gli ulteriori fondi generati dalla compartecipazione di parrocchie, associazioni, privati e Comuni destinati al sostegno delle famiglie coinvolte. Il lavoro di rete territoriale, infatti, è stato completato attraverso il contatto con numerose associazioni e con i servizi sociali dei Comuni, in modo da ottimizzare l’utilizzo delle risorse.
  • 39mila euro sono serviti a fronteggiare ulteriori 195 interventi, a fronte delle richieste giunte direttamente al Centro d’ascolto della Caritas diocesana di via Stenico, a Cremona.

I fondi sono stati utilizzati principalmente per le aree d’intervento della casa e della salute (affitto, mutuo, bollette di luce-gas-acqua, medicinali e visite mediche), del lavoro (avvio di tirocini formativi o borse lavoro), dello studio (sostegno per il pagamento di libri scolastici, strumenti didattici, mense, rette scolastiche oppure corsi post-diploma), del ritorno al lavoro (iscrizione a corsi di formazione o aggiornamento finalizzati ad un reinserimento lavorativo).

Circa il 40% di coloro che hanno beneficiato dell’aiuto sono “nuovi poveri”, cioè persone che si sono rivolte per la prima volta ai centri d’ascolto presenti sul territorio diocesano oppure alle parrocchie.

«Questi dati – spiega don Pierluigi Codazzi, direttore di Caritas cremonese – riguardano solo la Borsa di S. Omobono, che si offre come ulteriore strumento di sostegno alla tradizionale capacità delle nostre realtà ecclesiali e associative di rispondere ai vari bisogni. La crisi dovuta alla pandemia ha comportato per il territorio diocesano un aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito, generando difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo, disagio psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia/rinvio di  cure e assistenza sanitaria. La generosità di sant’Omobono è proverbiale: la sua borsa non si esauriva, proprio perché sempre pronta ad aprirsi ai bisogni. A tutte le realtà che si stanno quotidianamente impegnando va il nostro sentito ringraziamento. A tutti noi indistintamente, come anche a realtà associative e imprenditoriali, è chiesto di contribuire al mantenimento di questo importante strumento».

È possibile contribuire al progetto Borsa di S. Omobono con versamenti:

  • presso gli uffici della Caritas diocesana, in via Stenico 2/b a Cremona
  • su conto corrente postale n. 68 411 503
  • su conto corrente bancario (Iban IT 57 H 05156 11400 CC054 0005161)

intestati a Fondazione San Facio Onlus e con causale “Borsa di Sant’Omobono”.

Le donazioni sono deducibili se fatte con bonifico, assegno o versamento postale.

 

«C’è un fermento di carità capace di generare»: a Chiesa di Casa numeri e azioni della Borsa di Sant’Omobono




«C’è un fermento di carità capace di generare»: a Chiesa di Casa numeri e azioni della Borsa di Sant’Omobono

 

Nell’appuntamento di questa settimana, la rubrica di approfondimento Chiesa di Casa affronta il tema della carità. Si avvicina, infatti, la tradizionale Settimana della carità, che come ogni anno ricorre per la diocesi in occasione della solennità di Sant’Omobono, patrono della città e della diocesi e padre dei poveri, e della Giornata mondiale dei poveri che da cinque anni si celebra nella seconda domenica di novembre.

Ospiti in studio, intervistati da Riccardo Mancabelli, sono stati don Pierluigi Codazzi, direttore di Caritas Cremonese e Alessio Antonioli, operatore del Centro di Ascolto della Caritas diocesana: al centro della trasmissione le iniziative di solidarietà proposte alle comunità della Chiesa cremonese, in particolare la Borsa di Sant’Omobono, il fondo istituito per far fronte alle situazioni di fragilità economica sul territorio, riproposto e rilanciato a un anno dalla sua istituzione.

Nel dialogo, don Codazzi descrive la carità come «una dimensione che deve essere vissuta da tutti, nelle nostre comunità» e, riferendosi ad Omobono, spiega che il Santo patrono «ha generato e continua a generare questa attenzione all’altro che è dimensione fondativa del nostro essere credenti».

Il messaggio per la Giornata mondiale dei poveri di Papa Francesco ha proposto come tema: «I poveri li avete sempre con voi». A questo proposito, Alessio ha portato all’attenzione i dati riguardanti la povertà nella nostra diocesi: è in aumento non solo numero dei poveri, ma anche dei cosiddetti «nuovi poveri», cioè persone, famiglie che mai si sono rivolte alle parrocchie, alle Caritas, o alle San Vincenzo parrocchiali.

Durante la trasmissione si è offerta poi l’occasione per un report sul primo anno di azione sul territorio della Borsa di S. Omobono: circa 400 sono i nuclei familiari aiutati nell’ultimo anno, con un contributo complessivo di circa 160 mila euro, erogato grazie all’impegno delle equipe Caritas nelle zone pastorali, delle parrocchie, delle associazioni, dei Comuni e dei gruppi di solidarietà. Gli ambiti di intervento sono vari e non esclusivamente di natura economica: dalle cure mediche non coperte dal sistema socio-sanitario nazionale alle esigenze dei più giovani, come lo studio o il doposcuola; inoltre, aggiunge Alessio «altra voce importante è la possibilità di aiutare a recuperare capacità lavorativa, oppure i corsi di formazione professionale che aiutino nella ricerca di un lavoro».

Le necessità dei poveri includono anche «quelle solitudini nel microcosmo delle nostre comunità che non passano attraverso il Centro di Ascolto», come spiega don Codazzi, aggiungendo anche che, per capire le esigenze reali delle persone, « si corresponsabilizza il territorio perché lo si ritiene l’elemento più vicino al bisogno», dunque la gestione della Borsa non è centralizzata, ma dalle parrocchie, dalle zone pastorali. Secondo don Codazzi, infatti, «C’è un fermento, nei territori, che è davvero generativo».

Anche il Centro di Ascolto si muove per i bisogni effettivi dei poveri. Da un lato, come ricorda Alessio, esiste chi approfitta dei servizi offerti e, per questo, viene richiesta sempre la documentazione; dall’altro lato, però, c’è anche chi, per vergogna, rimane fuori da questa attenzione e non comunica il proprio bisogno. A tal proposito, secondo Codazzi, la sfida sta nell’educarsi a entrare in questa mentalità: «dev’essere contagiosa l’attenzione all’altro, dovrebbe diventare una normale aspetto della vita». L’invito,  non è solo quello di fare offerte, ma soprattutto una sollecitazione ad accorgersi, vedere il bisogno dell’altro, sempre in rapporto ad una comunità che si muove nella medesima direzione.

 

Borsa di sant’Omobono: un anno di impegno da rinnovare




Accoglienza, due richiedenti asilo accolti in famiglia a Casalmaggiore

La Diocesi di Cremona aderisce al progetto di Caritas Italiana “Apri”, acronimo di “Accogliere Proteggere promuovere Integrare”.

Nato dal precedente “Protetto. Rifugiato a casa mia”, che Caritas nazionale aveva sperimentato a partire dal 2013-2014, il progetto “Apri” si presenta come un’ulteriore opportunità per la comunità ecclesiale di essere messa al centro di un percorso di seconda accoglienza per i richiedenti asilo residenti nel territorio cremonese. Destinatari del progetto sono infatti uomini e donne con alle spalle un percorso migratorio sfociato nel riconoscimento del titolo di asilo o protezione umanitaria, in procinto di uscire dalla prima accoglienza per affacciarsi a un futuro autonomo e integrato. Qui sta il ruolo della società accogliente che, con la sua rete di contatti e di collaborazioni accompagna il beneficiario, per i sei mesi previsti dal progetto, nella ricerca di un lavoro, di un’abitazione, di una maggiore conoscenza delle istituzioni locali e dei servizi offerti.

In particolare, la Diocesi di Cremona ha avviato nel gennaio 2020 una prima fase di sensibilizzazione sul territorio attraverso l’incontro con gli operatori pastorali dislocati nelle varie zone. Nonostante lo stop dovuto alla pandemia, che ha notevolmente prolungato i tempi, il progetto non è stato accantonato ma si è potuto implementare a partire dal gennaio 2021 in tre realtà diocesane che ricoprono una larga fetta dell’esteso territorio. A Cremona e a Piadena le accoglienze attivate sono tre, due invece a Casalmaggiore. In tutti i casi la seconda accoglienza trascorrerà presso strutture parrocchiali, il che descrive lo sforzo congiunto di Caritas e comunità parrocchiale, che mette a disposizione spazi e famiglie tutor.

In particolare a Casalmaggiore la struttura prescelta per permettere questo passaggio verso un futuro di autonomia è la Casa dell’accoglienza, fondata nel 1989 dall’allora parroco della città don Paolo Antonini, dal 2003 affidata dalla Parrocchia di Santo Stefano alla Caritas diocesana. In due dei quattro mini-alloggi dotati di servizi indipendenti, adibiti alla seconda accoglienza, vivono David e  James, giovani di origini ghanesi con regolare permesso di soggiorno, residenti nel nord Italia da diversi anni. Affidati all’accompagnamento di due famiglie casalasche, che hanno aderito al progetto a partire dall’impegno sul tema migratorio del circolo ACLI di Casalmaggiore di cui fanno parte, David e James presentano come personale vulnerabilità la ricerca di un alloggio indipendente, che non sono riusciti a trovare nonostante il lavoro fisso. Le famiglie tutor li aiuteranno in questa ricerca e nel tessere una trama proficua tra la loro necessità e l’offerta presente sul territorio.

Tutte le accoglienze avviate in Diocesi riguardano uomini dai 20 ai 40 anni, generalmente provenienti dal continente africano dell’est (Gambia, Ghana, Senegal), in generale titolari di protezione umanitaria o di un permesso di soggiorno definitivo.

Alla comunità locale non resta altro che aprire un canale di interazione che permetta loro di inserirsi completamente nel tessuto sociale cittadino, portando a compimento il percorso verso l’autonomia e la cittadinanza. Una cittadinanza attiva, di cui essere tutti protagonisti, insieme.




Verso la Festa dei Lavoratori, dalla Borsa di Sant’Omobono storie di riscatto e speranza

A pochi giorni dalla festa dei lavoratori che anche quest’anno (e forse con ancora maggiore urgenza e profondità) si celebra il primo di maggio il tema del lavoro, del reinserimento occupazionale, il sostegno alle situazioni di particolare fragilità , è al centro dell’attenzione pubblica, come conferma il Messaggio per la Festa dei Lavoratori pubblicato dai vescovi italiani e ripreso nello speciale del Giorno del Signore che andrà in onda sui sui canali web e social della Diocesi di Cremona e su Cremona 1 proprio nella serata di sabato 1 maggio.

Non solo riflessione e approfondimento, però. La vigilia di un altro Primo maggio segnato dall’emergenza sanitaria e con l’incombere di una crisi economica, sociale e occupazionale che minaccia di pesare gravemente sul presente e sul futuro, è anche occasione per raccogliere esperienze capaci di tenere acceso il segno della speranza. Come la storia di Smeralda, una giovane mamma che ha trovato nel sostegno della Caritas di Caravaggio e della equipe Caritas della Zona 1 un appoggio per uscire da una situazione di difficoltà per lei e la sua famiglia.

Quando il compagno è rimasto senza lavoro a causa della pandemia la sua famiglia si è ritrovata senza reddito, con la paura di non riuscire a far fronte alle spese necessarie per mantenere la casa e garantire un futuro sereno ai figli. A venire in soccorso è stata la rete solidale della Borsa di Sant’Omobono che ha offerto alla famiglia di Smeralda prima un aiuto economico per far fronte alle necessità incombenti, poi l’ha accompagnata nell’ingresso al progetto “Borsa lavoro” di Mestieri Lombardia. Ora guarda al futuro per sé e per la sua famiglia con una nuova speranza.

Quella di Smeralda è una delle storie che raccontano l’impegno e l’efficacia del modello solidale istituito con la Borsa di Sant’Omobono, l’iniziativa promossa dalla Diocesi proprio per far fronte alle emergenze lavorative causate dalla pandemia e gestita dalla Caritas Cremonese grazie ad una rete di equipe sul territorio.

E proprio la Caritas racconta l’esperienza della Caritas Zona 1 in questi mesi nell’approfondimento pubblicato nei giorni scorsi sul nuovo sito internet.

«Spesso, e con maggior incremento in questo ultimo anno – spiega al sito Caritas una delle referenti Caritas di Zona 1, Stella Barbati – le situazioni di fragilità delle famiglie che incontriamo sono aggravate dalla mancanza di un posto di lavoro che risulta difficile da trovare. Causa anche la penuria di posti di lavoro rispetto alle consistenti disponibilità degli aspiranti lavoratori, le persone più fragili non passano facilmente le selezioni che il mercato del lavoro impone loro. Ed ecco che entra in gioco il progetto “Borse lavoro” che considera il lavoro come l’arma di riscatto personale e la chiave di volta per sistemare le difficoltà economiche in cui tante famiglie versano».

In che modo? – si legge ancora nell’articolo – La Caritas della Zona 1 si pone come “filtro”: intercetta le famiglie che si adattano al progetto e condivide le informazioni con Caritas parrocchiali e associazioni del territorio aderenti. I soggetti coinvolti si dividono l’impegno economico per sostenere le borse lavoro. Caritas contattata l’agenzia del lavoro Mestieri Lombardia (sede di Treviglio) e presenta i curriculum dei candidati e le borse lavoro a disposizione. L’agenzia avvia la ricerca della sede di lavoro, fa colloqui con il lavoratore, gestisce le questioni burocratiche per l’avvio dell’inserimento lavorativo, anche verificando la possibilità di accesso a fondi regionali o nazionali. Inoltre, una volta partita
l’esperienza lavorativa, la Caritas si accompagna la famiglia in un percorso di educazione all’uso delle risorse economiche fino alla completa autonomia. Un investimento sicuramente oneroso da parte del territorio, ma proiettandolo sul lungo periodo, un impegno che si rivela vincente «sia per la maggiore dignità riservata alla famiglia che richiede l’aiuto – continua Stella –, sia per il cambiamento di direzione del nostro servizio che da assistenzialistico si fa promotore di una rinascita, sia dal punto di vista economico poiché, se si arrivasse all’assunzione, la prospettiva sarebbe la sospensione di altri contributi di sostegno a fronte di uno stipendio fisso e della possibilità di raggiungere una certa autonomia».

Accanto al progetto delle “Borse lavoro”, Caritas Zona 1 ha attivato a febbraio un’altra iniziativa interessante, quella del Carrello sospeso: una raccolta di alimenti donati dai clienti dei centri commerciali del territorio di Caravaggio e redistribuiti a chi ha più bisogno. Visto il successo dell’iniziativa (presso due supermercati e una bottega in un mese è stata raccolta 1 tonnellata di alimenti), la Caritas Zona 1 ha deciso di riproporla con una formula un po’ diversa. Dal Carrello sospeso si sta passando al Cestino sospeso, con il coinvolgimento dei negozi dei piccoli paesi di tutta la zona che stanno rispondendo positivamente all’iniziativa e che, anche loro, spesso contribuiscono a incrementare la raccolta di prodotti da destinare a persone e famiglie in difficoltà.