«Soffriamo, ma non saremo confusi in eterno», il messaggio di speranza del Vescovo nell’ultimo giorno dell’anno (AUDIO e FOTO)

Il vescovo Antonio Napolioni ha presieduto come di consueto nella chiesa di Sant’Agostino, a Cremona, alle 18 del 31 dicembre, la Messa di ringraziamento nell’ultimo giorno dell’anno, caratterizzata dal canto finale del Te Deum e, quest’anno, dal rispetto delle norme di sicurezza che fino all’ultimo giorno caratterizzano anche le celebrazioni liturgiche di questo 2020 in cui – come a ricordato monsignor Napolioni durante i riti introduttivi – «Dio non ha cessato di operare le meraviglie del suo amore mentre sulla terra siamo stati provati».

Accanto a monsignor Antonio Napolioni, il vescovo emerito Dante Lafranconi e i sacerdoti dell’unità pastorale Cittanova (formata dalle parrocchie di S. Agata, S. Ilaro e S. Agostino): il parroco don Irvano Maglia, i collaboratori parrocchiali don Mario Binotto, don Angelo Guerreschi Parizzi, don Achille Bolli e don Cristino Cazzulani. Presente anche mons. Felice Bosio, canonico della Cattedrale e già parroco di Sant’Agostino. Ha prestato servizio all’altare il diacono don Francesco Tassi, giovane della parrocchia che nei prossimi mesi sarà ordinato sacerdote. Nell’assemblea il numero consentito di fedeli, distanziati e partecipi, con la presenza di numerose famiglie con bambini.

Nella sua omelia il Vescovo ha ripercorso il testo che da secoli la Chiesta canta con il Te Deum, invitando a riconoscere nella figura di Maria l’insegnamento «alla Chiesa ad essere altrettanto paziente e fedele nel fare memoria quotidiana delle promesse di Dio, a percepire il suo sguardo sugli avvenimenti».

Perché cantare oggi il Te Deum, in questo periodo in cui è ancora forte la paura di una pandemia che non è sconfitta? È la domande che pone monsignor Napolioni e che trova risposta proprio nella preghiera che «non è il semplice “andrà tutto bene”» ma è il canto che indica la strada di speranza che ha accompagnato la Chiesa nei grandi momenti della sua storia attraverso tre grandi immagini: la gloria di Dio; la vita, la morte e la risurrezione di Cristo; la preghiera di supplica. Tre momenti in cui riconoscere lo sguardo di Dio sulla propria vita, anche nei momenti di maggiore fatica e sofferenza.

«Canteremo la gloria di Dio che non è mai scalfita da ciò che accade sula terra – ha invitato a riflettere monsignor Napolioni – non perché lui sia lontano, ma perché siamo un granello di polvere abitato misteriosamente da un’umanità che Dio ha voluto come amica, dentro l’abbraccio eterno dell’infinito amore di Dio». «Noi che siamo pellegrini nel tempo – ha aggiunto – possiamo già guardare un orizzonte eterno che ci rincuora con il coro di donne e uomini che hanno accolto fino in fondo la vita come un dono e l’hanno riconsegnata con generosità». Così, guardando alla Chiesa Celeste, alla gloria dei santi, il Vescovo ha ricordato anche i defunti «specie quelli che più hanno sofferto, che sono già in questa pace e in questa bellezza: il cielo da cui veniamo e a cui siamo destinati».

Al centro del Te Deum – ha poi proseguito – ci si ferma a contemplare Cristo Gesù, perché nell’evento della sua esistenza troviamo risposta alle nostre domande. Quel Gesù, quell’uomo è il vincitore della morte, ci salva se la accogliamo come filigrana della nostra storia. Il Signore Gesù è già morto e risorto per tutti e ci soccorre con il rinnovarsi della sua passione, morte e risurrezione».

Il terzo tema richiamato dal testo del Te Deum è la nostra preghiera di supplica: “Signore salvaci”… «dalle divisioni, dalla tentazione di accreditarci come primogeniti, da tutto ciò che ci impedisce di salvarci insieme; dal peccato: il nemico più insidioso – ha concluso il vescovo – è il male morale, la sfiducia, la rabbia, l’odio, che come un virus pestifero possono prendere posto dentro di noi e non farci sentire l’amore di Dio e la bellezza della vita. A questo – ha aggiunto – ci attacchiamo guardando al futuro».

Uno sguardo di speranza che è stato poi consegnato insieme alle ultime parole del canto di ringraziamento: «Non saremo confusi in eterno: soffriamo tanta confusione, forse avremo ancora confusione, ma non saremo confusi in eterno, potremo custodire la certezza di essere amati, essere in pace anche se nella lotta per la vita e per la giustizia».

Con questo spirito è proseguita la celebrazione della Messa che si è conclusa proprio con il Te Deum, un canto di lode e di fiducia, forte dell’amore di Dio che ci conduce verso un nuovo anno, con i suoi giorni, le sue prove, i gesti di generosità, le sue occasioni di gioia, di vita.

La fotogallery della celebrazione