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Author: bassoab

Una giornata per dire “grazie”

Anche quest’anno, come da tradizione, giovedì 25 aprile, in seminario, sarà organizzata la giornata dedicata ai gruppi di fedeli che pregano per la nostra comunità.

Si tratta di un’occasione speciale per ritrovarsi, pregare insieme, celebrare l’eucarestia e vivere un momento di festa, gioia e condivisione. E’ il modo che, tradizionalmente, il seminario utilizza per stare vicino e ringraziare tutte le persone che sostengono e accompagnano, con la preghiera e con la carità, i giovani che sono in cammino verso il ministero.

Il programma della giornata è il seguente:

  • Ore 14.00: Arrivo e accoglienza
  • Ore 14.30: Preghiera del Rosario
  • Ore 15.00: Messa presieduta dal vescovo Antonio
  • Ore 16.00: Merenda
  • Ore 16.15: Spettacolo

I ritmi sono dunque ben scanditi con il momento finale, quello dello spettacolo, che vuole essere un modo per divertirsi e trascorrere un po’ di tempo in allegria e spensieratezza. Il recital che quest’anno la Compagnia del Seminario ci presenta è: Dante nell’Inferno delle meraviglie. Come al solito, sul palco vedremo i seminaristi, insieme ad alcuni studenti del Liceo Vida, che hanno voluto sperimentarsi in questa iniziativa e contribuire a rendere ancora più speciale la giornata.

Come ogni anno, in questa occasione sarà possibile rinnovare gli abbonamenti al periodico del seminario: “Chiesa in cammino“. A tal proposito, ci scusiamo per il ritardo nell’uscita del numero di Pasqua, dovuta a dei piccoli inconvenienti tecnici.

Di nuovo, un grazie sincero e profondo a tutti coloro che ci sostengono. Vi aspettiamo giovedì 25 aprile, a partire dalle 14, in seminario!

 

“Parole di vita”. L’iniziativa per la Quaresima 2019

Anche noi seminaristi abbiamo pensato ad un’iniziativa da portare avanti in Quaresima attraverso i nostri canali mediatici. Si tratta di una rubrica settimanale intitolata Parole di vita.

L’idea è quella di fermarsi, ogni settimana, a riflettere sulle parole di un personaggio che Gesù ha incontrato durante la sua passione. Le parole che leggerete sono frutto di una nostra elaborazione, suscitata dalla lettura della Parola e dalla preghiera.

Crediamo che la testimonianza di chi ha visto la propria vita attraversata dalla presenza del Signore possa essere ancora attuale e significativa, anche a duemila anni di distanza. Per questo abbiamo pensato di formulare questa proposta.

Ogni venerdì pubblicheremo un’immagine con un brevissimo riferimento alla Scrittura. A corredo di essa troverete una semplice riflessione che può aiutare nella preghiera. Noi e voi.

Buona Quaresima a tutti e grazie del sostegno che non ci fate mai mancare.

Dante nell’Inferno delle meraviglie

E’ questo il titolo del nuovo spettacolo della Compagnia del Seminario.

I seminaristi, insieme ad alcuni studenti del Liceo Vida di Cremona, porteranno in scena questo nuovo musical in occasione della giornata tradizionalmente istituita dal seminario per ringraziare i gruppi di preghiera delle Rosarianti e dei Fortes in fide.

In particolare la rappresentazione teatrale vuole essere strumento per dire “grazie” e per condividere, insieme a loro, un momento di festa e divertimento.

Ma lo spettacolo verrà presentato anche a tutti coloro che vorranno partecipare in ben due occasioni: la prima replica sarà giovedì 25 aprile alle ore 21:00, mentre la seconda sarà domenica 5 maggio alle ore 21:00.

Per entrambi gli spettacoli sarà possibile inoltrare una prenotazione attraverso i contatti riportati di seguito.

“Dante nell’Inferno delle meraviglie” spiega il regista, Andrea Bassani, “nasce dalla volontà di recuperare un filone letterario, iniziato con I Promessi Sposi come non li avete mai visti, per scherzarci e riderci su. Non vogliamo sminuire la grandezza del poeta fiorentino, anzi, altrimenti non ne parleremmo, ma provare a sdoganarlo nell’oggi, proponendo un format che speriamo sia divertente e coinvolgente. Nello specifico la storia inizierà a Verona, con Dante, ormai esiliato, alla corte di Cangrande della Scala”.

Da quanto emerso finora pare che ci si troverà di fronte ad un Inferno decisamente particolare.

“Sarà un poeta in crisi di idee quello che il pubblico vedrà. Un poeta che avrà bisogno di farsi aiutare da tutti i membri della corte veronese per provare a portare a compimento la sua opera. Saranno loro, i cortigiani, ad improvvisarsi attori affidati ad un Dante-regista decisamente inedito. E su questa base meta-teatrale si snodano le vicende dei suoi collaboratori più stretti, dei personaggi che incontrerà, ma anche le sue questioni amorose”.

Questa dunque sembra essere la linea narrativa di fondo, sulla quale si inseriscono canzoni e coreografie.

“La sfida che la realizzazione di un musical presenta è proprio questa”, racconta Alberto Fà, aiuto regista, “provare a tenere insieme tutte le componenti che fanno parte dello spettacolo: recitazione, canto, ballo, costumi… In questo la collaborazione con gli studenti del Liceo Vida è fondamentale”.

Collaborazione e lavoro di gruppo sono gli ingredienti fondamentali su cui Andrea e Alberto insistono.

“Credo sia doveroso ringraziare tutti coloro che si impegnano per aiutarci” prosegue Bassani, “perchè senza il loro supporto faremmo una gran fatica. In particolare mi sentirei di citare i ragazzi che fanno parte dell’equipe di regia, insieme a me e Alberto: Miriam Carta (coreografa), Lucrezia Bodana (costumi e scenografie) e Daniele Tonani (fonico). E’ con loro che condividiamo le scelte e le direttive di fondo di tutto lo spettacolo, quindi sono sottoposti ad uno stress, soprattutto da parte mia, non indifferente”.

“Mi permetto di esprimere un ringraziamento particolare ai nostri grafici” aggiunge Fà, “che hanno realizzato locandine e video per aiutarci nell’attività di promozione: Simone Carando e Paolo Mazzini“.

La Compagnia del Seminario si sta quindi preparando a tornare in scena. Ormai è quasi tutto pronto!

Dante nell’Inferno delle meraviglie vi aspetta!

 

Guarda qui il video della presentazione del musical!

“Educare chiede fedeltà al Vangelo”. Le parole del vescovo sulla formazione presbiterale

In occasione della consegna del testo “Chiamati col due. Appunti sulla formazione presbiterale” al clero cremonese, abbiamo pensato di rivolgere qualche domanda anche al vescovo Antonio.

“Chiamati col due” è stato ufficialmente presentato ai sacerdoti della nostra diocesi. Quale idea sta dietro a questa scelta?

Il testo di cui stiamo parlando offre il racconto, la condivisione, di quello che altrimenti rimane spesso occulto o semplicemente chiacchierato: lo stile formativo del seminario. Tutti noi sacerdoti sappiamo come si educano i preti: ci sono i documenti, i ricordi del proprio passato… Ma la vera sfida è calare tutto questo nella realtà. Educare chiede fedeltà al Vangelo, che è sempre incarnato nel presente. Per questo serve un’evoluzione continua nella formazione. Il formatore deve avere un’inquietudine di fondo, non si può sentire arrivato. In questo senso, credo che la condivisione con il presbiterio diocesano di ciò che credono e fanno i nostri educatori in seminario possa costituire un importante valore aggiunto.

La lettera post-sinodale, prima, e questo testo, ora, dedicano una grande attenzione al mondo giovanile. E’ questa la direzione in cui la chiesa cremonese è invitata a camminare?

La chiesa deve ascoltare tutti. I giovani sono un’antenna particolare, che può aiutarci a comprendere il futuro della comunità. Per questo, nulla va affrontato a prescindere dai giovani. Non è un discorso esclusivamente legato alla pastorale giovanile o agli oratori. Riguarda tutta la comunità. Il seminario, in quest’ottica, permette di immaginare come sarà il presbiterio di domani. Ma è la realtà stessa che, a sua volta, aiuta a capire come formare i seminaristi di oggi affinchè siano i preti di domani. Così si instaura una circolarità virtuosa, nel segno di quella sinodalità, nello spazio e nel tempo, di cui tanto si parla oggi. Per questo Papa Francesco insiste tanto nel dire di non fidarsi del “si è sempre fatto così”. Si cammina davvero insieme se si permette all’oggi di essere finestra aperta sul domani.

Nel libro viene usata la metafora della briscola chiamata. Su che piano si gioca la partita? Come la si “vince”?

La partita, di fatto, non la perderemo mai, perché la Pasqua di Gesù ci garantisce la vittoria. Non c’è limite alla possibilità della Grazia e alla differenza che Essa fa quando “scende in campo”. Questa certezza, però, non ci deve indurre a snobbare le esigenze della natura, dell’uomo. Altrimenti saremmo noi a decretare la fine della partita. Se invece vogliamo giocare per davvero, la strategia vincente non può che puntare anche sull’umano e sulle relazioni. Guardarsi negli occhi, saper aspettare e rispettare i fratelli, dare vera attenzione alla persona. Cercando la comunione, proprio come quella che Cristo ha introdotto nella vita degli uomini. E’ questo l’invito che mi sento di rivolgere ai seminaristi: cercate la comunione con Gesù e nello stile di Gesù, in modo da poter essere contenti per davvero e mai per finta.

Ringraziamo il vescovo Antonio per averci concesso il suo tempo e per l’augurio e la fiducia che dimostra nei nostri confronti.

Chiamati col “due”. Intervista a don Marco d’Agostino

Negli ambienti del seminario ci è capitato di incontrare un prete, mezza età, che a livello diocesano pare ricoprire un ruolo di discreta importanza.

Stiamo parlando di don Marco D’Agostino, rettore del seminario.

Abbiamo voluto rivolgergli qualche domanda a proposito di “Chiamati col due”, il testo sulla formazione presbiterale che il vescovo presenta oggi ai sacerdoti della nostra diocesi.

Don Marco, partiamo dal titolo: “Chiamati col ‘due’. Appunti sulla formazione presbiterale”. Suggestivo…

Beh, un po’ sì. L’idea è quella di partire dall’esempio della briscola in cinque per dire che questo è il meccanismo con cui Dio ci chiama. Noi, che siamo idealmente il suo socio, abbiamo solo il due. Le altre briscole le ha Lui, quindi non possiamo che confidare in Colui che ci ha chiamati. Allo stesso tempo, però, è un modo per dire: giochiamoci la vita! Qualcosa abbiamo in mano anche noi e dobbiamo provare a giocare da buon socio, che collabora e aiuta il chiamante. Ecco, la formazione in seminario dovrebbe accompagnarci ad avviare questo processo di affidamento e relazione con il Signore affinchè un domani, da preti, possiamo continuare su questa strada.

Come mai la scelta di presentarlo proprio al ritiro diocesano del clero?

Il testo non vuole essere un libro fatto e finito, ma uno strumento che serve al presbiterio per ragionare sulle linee da dare alla formazione. Sarebbe bello che ci si potesse confrontare insieme a partire da esso.

E’ un atto di onestà. Negli ultimi anni ci siamo accorti che non sempre si capisce quali siano le indicazioni, a livello di formazione, che vengono date in seminario. Con questo testo proviamo a fare chiarezza. Certo, sappiamo di non avere ricette definitive o soluzioni miracolose, ma proviamo a camminare insieme a questi giovani, cercando di farli appassionare e sperando che ognuno si prenda cura del proprio cammino formativo.

Il testo ha come target esclusivo il presbiterio o può far bene anche al tessuto laicale della nostra chiesa?

Onestamente lo vedo molto legato al presbiterio nella sua nascita. E’ ai sacerdoti che si rivolge in modo peculiare. Peculiare non significa esclusivo, perché è anche aperto al confronto con chi ha a che fare con la formazione. Penso alle famiglie che ospitano i seminaristi per la condivisione della Parola; penso alle comunità che li accolgono per il servizio pastorale… Anche i laici possono dire la loro! E magari scopriamo che ci sono dei capisaldi della formazione che valgono per tutti, non solo per i seminaristi. In fondo lo scopo principale del seminario è quello di formare degli uomini, non semplicemente dei preti. In questo senso la lettura del testo da parte dei laici potrebbe sdoganare l’idea che, chi esce dal seminario, non è un supereroe, ma una persona normale, che porta dentro di sé risorse e ferite, come tutti.

Quando si parla briscola bisogna tenere presente che i carichi hanno un ruolo spesso decisivo. Quali sono quelli che l’equipe formativa del seminario ha deciso di giocare?

Il carico fondamentale è quello delle relazioni, con Dio e con i fratelli. Attorno a questo ruotano tutti gli altri: quello dello studio, che deve essere a servizio della formazione, e quello dell’esperienza pastorale a servizio di una comunità. Aggiungerei che ha un peso particolare anche tutto ciò che riguarda la formazione interiore: come noi ci rapportiamo con noi stessi, con Dio e con i fratelli. Ovviamente non tutti e quattro sono giocabili “nella stessa mano”. Però è opportuno che, all’interno della partita, si cerchi di farli girare al meglio.

Un’ultima domanda. Tanti, e per leggere, e per giocare a briscola, devono indossare un paio di occhiali. Lei che lenti consiglia di utilizzare per approcciarsi a questo testo?

Direi che ci si può approcciare al testo con due prospettive e, di conseguenza, due tipi di lenti.

Per vedere da vicino, a bereve distanza, userei lenti di grande libertà. Bisogna essere liberi nel considerare la realtà attuale e la formazione dei giovani di oggi nella Chiesa di oggi. Non è un rifiuto del passato, ma il tentativo di vivere il Vangelo in modo incarnato.

Per guardare lontano servono le lenti della proposta: cosa può servire a un futuro prete? Cosa ci si aspetta?

E’ proprio in questa prospettiva che ci aspettiamo un confronto all’interbo del presbiterio.

 

Ringraziamo don Marco per il tempo che ha voluto dedicarci e ci prepariamo a giocare la nostra partita, provando a dare, anche noi, il nostro contributo.

Chiesa in cammino disponibile online

Gli strumenti multimediali per far conoscere meglio il nostro seminario negli ultimi mesi hanno subito un notevole aggiornamento, sia dal punto di vista dei social, quindi con Facebook e Instagram, sia il sito internet.

Già da 30 anni però il nostro seminario pubblica periodicamente un giornalino che riporta rubriche ed eventi che riguardano la nostra comunità e fatti di attualità.

Si tratta di “Chiesa in cammino”.

Per farvi conoscere meglio anche questa opportunità che offriamo a quanti ci conoscono e “seguono” abbiamo pensato di inserire sul nostro sito internet i numeri che pubblichiamo, così da rendervi ancora più partecipi di ciò che facciamo e viviamo.

L’idea di continuare a tenere un periodico cartaceo in un momento storico in cui la digitalizzazione sta prendendo sempre più piede nel campo dell’informazione è per due semplici motivi. Il primo è quello di tenere aggiornate anche le persone che non utilizzano il sito o i social. Inoltre pensiamo che attraverso un post di Facebook o una storia di Instagram non potremmo raccontare tutto ciò che in seminario facciamo e le tematiche che affrontiamo nei nostri incontri. Non possiamo spiegarlo attraverso un’immagine ma solamente tramite un articolo in cui è veramente contenuta l’idea che ci ha portato a scriverla.

Potete trovare qui gli ultimi numeri!

Non ci resta che augurarvi buona lettura!

 

Aperta la novena di Natale con il vescovo Dante

Nella serata di lunedì 17 dicembre anche la nostra comunità ha aperto la novena di Natale, alla presenza del vescovo Dante e di alcuni “ospiti speciali”.

L’inizio della novena, infatti, è stata l’occasione per invitare in seminario i volontari, i collaboratori e i sacerdoti che ci accolgono per la condivisione mensile della Parola.

Ritrovarsi insieme per la preghiera e per la cena è stato bello e significativo: è il nostro modo per ringraziare tutti coloro che, con il loro servizio silenzioso, ma preziosissimo, sostengono ed accompagnano la vita di noi seminaristi.

“E’ Gesù il modello a cui guardare per imparare ad essere uomini, dunque servi disponibili e testimoni veri del Vangelo”.

Sono queste le parole con cui il vescovo Dante ha esortato i presenti a vivere il proprio cammino di preparazione al Natale, senza dimenticare che “il mistero della festa che celebreremo tra pochi giorni evidenzia l’importanza di metterci di fronte alla nostra umanità partendo da Dio, dalla sua incarnazione e dalla sua Rivelazione”.

 

Relazione con il Signore e profonda umanità sono dinamiche che sperimentiamo quotidianamente insieme a chi ci accoglie, spezza la Parola con noi, e si mette a nostra disposizione con le proprie capacità e talenti.

Da qui il desiderio di dire un sincero e profondo “grazie” a tutti, preti, collaboratori e volontari.

Che la celebrazione del Natale possa aiutare tutti a scoprire, ancora una volta, la presenza del Signore nella nostra vita.

Tra la folla che ascolta

Perché una giornata del seminario? La domanda può sorgere spontanea. Verrebbe da pensare: “Perché proprio del seminario e non per tutte le altre istituzioni diocesane?”. Il motivo è molto semplice: il seminario per certi versi rappresenta uno dei centri pulsanti della diocesi. Per la sua identità è una delle realtà che più di altre parlano di futuro: qui si formano i vicari e parroci di domani.

Oggi non è più scontato che ogni diocesi abbia il proprio seminario, pertanto la sua presenza a Cremona chiede un maggiore impegno di preghiera e di interessamento affinché esso sia una realtà significativa. Questa non è un’incombenza solo delle parrocchie di provenienza e di quelle in cui i seminaristi svolgono un servizio, ma può diventare una bella attenzione da perte di tutti. Quella logica per cui l’azione di un singolo fa bene a tutti e il sostegno unanime di una comunità arricchisce ciascuno, vale in special modo nel dialogo fra tutta la diocesi e il seminario.

Don Primo Mazzolari, predicando gli esercizi spirituali ai seminaristi, chiedeva loro di pregare per le comunità nelle quali sarebbero stati mandati anche se ancora non le conoscevano. In questo modo già nella preghiera iniziava quel rapporto fraterno fra un prete e la sua parrocchia. Chiedere a tutta la diocesi di pregare per il seminario significa chiedere a ciascuno di pregare per il prete che sarà domani nella propria comunità. In questo modo già nella preghiera inizia quel rapporto fraterno fra la comunità e il suo prete.

Da parte nostra ci impegniamo perché il seminario sia un luogo accogliente e aperto a tutti, affinché sia conosciuto da vicino. A tutti voi che ci accompagnate un grazie sincero da parte nostra.