Online gli incontri de “La costituzione ‘Del Verbum’. Genesi storica e rilievo sistematico” tenuti da don Franzini (Audio)

Sono disponibili i file audio dei tre incontri di approfondimento teologico – dal titolo: “La costituzione ‘Dei Verbum’. Genesi storica e rilievo sistematico” – rivolti ai docenti di religione cattolica della scuola secondaria, ma che sono stati aperti anche agli altri insegnanti (di religione e non). A offrire le riflessioni è stato monsignor Alberto Franzini, teologo e parroco della Cattedrale di Cremona. L’iniziativa è stata promossa dall’Ufficio scuola e Irc della Diocesi di Cremona.

Ascolta l’audio del primo incontro

Ascolta l’audio del secondo incontro

Ascolta l’audio del terzo incontro

 

A più di cinquant’anni dalla promulgazione, la costituzione dogmatica Dei Verbum si conferma pietra miliare dell’evento conciliare e riferimento autorevole per la riflessione teologica successiva. Il corso intende ripercorrere brevemente la travagliata gestazione e i  contributi in fase redazionale. Della versione finale verranno presi in esame alcuni principi di rilievo sistematico per l’intelligenza della fede: la concezione storico-personale della rivelazione di Dio; la ricomprensione del rapporto tra Scrittura e tradizione in ordine alla traditio fontale; l’unità dei due testamenti; la sacra Scrittura come anima della teologia per  una ermeneutica più ampia della rilevanza sistematica del documento conciliare.




Diamo anche noi “casa al futuro”?

Dare casa al futuro” è il titolo delle Linee programmatiche della Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana, elaborate dall’apposito Servizio nazionale alla luce del recente Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. E un paragrafo è dedicato al tema della Scuola. Tre, tra i diversi, sono gli aspetti che si possono condividere all’inizio di quest’anno scolastico.

 

Formare una “coscienza critica”.

Nella prima area, il documento, parlando dei luoghi di vita dei giovani e dell’importanza di accompagnamento, ascolto e prossimità, un paragrafo è dedicato alla scuola e all’università. «L’esperienza dello studio è formazione di una coscienza critica (anche nei confronti della fede), ricerca di autonomia personale e di esperienze relazionali». Oggi la scuola fatica su diversi fronti. I ragazzi (dai più piccoli a quelli più grandi) spesso non sono abituati a vivere un impegno regolare e continuo. Le parole “formazione”, “ricerca”, “autonomia” e “relazione”, esigono per sé un impegno. Bisogna “starci dentro”: senza fuggire alle proprie responsabilità o giustificare le proprie rinunce. La scuola deve abituare alla fatica, deve abituare alle sconfitte, deve abituare i ragazzi ad avere una giusta visione di sé (vincenti o perdenti che siano); correggere chi cerca sempre scorciatoie o sterili protagonismi. Occorre allenare i ragazzi alla fatica del ragionamento e del rispetto dell’altrui pensiero. Se non si forma questa coscienza, si rischia di far crescere sempre di più persone che abdicano alle proprie responsabilità. Una scuola di “tutti bravi” non esiste; una scuola di “tutti promossi” non esiste, non può esistere. Può, invece, esistere una scuola che forma, chiede fatica, incoraggia, corregge, spinge, chiede rispetto, una scuola che non usa la pialla, ma lo scalpello: in quel pezzo di marmo, in quel pezzo di legno c’è già un’opera d’arte, il compito della scuola è quello di togliere quei pezzi che la rendono informe, per scoprirvi, poi, un uomo, una donna, adulti capaci di pensare e di relazioni. Ma tutto questo resta una utopia da manuale, se le storie, le intelligenze e le passioni degli adulti, insegnanti in primis, non credono alla vocazione posta nelle loro mani; se non c’è alleanza educativa, se non c’è maturità innanzitutto adulta.

 

Dentro la comunità cristiana.

La scuola – prosegue il testo – «… rappresenta una propizia opportunità per imparare a confrontarsi con il territorio … L’incontro con la scuola è per la comunità cristiana una palestra di dialogo e la concreta possibilità di agire in modo sinergico.». Al di là di paure o polemiche riguardo alla presenza della comunità cristiana, meglio dei credenti, nella scuola, al di là di sterili ed inutili diatribe riguardo alla legittimità della presenza dell’Insegnamento della Religione Cattolica, al di là di tutto questo la Comunità cristiana non può ignorare la realtà della scuola. In essa molti cristiani vivono, operano e si impegnano. In essa vengono trasmessi contenuti culturali cui il cristianesimo (lo si voglia o no) ha contribuito in modo radicale. Questa coscienza e la presenza di alunni, famiglie, docenti, non docenti o dirigenti che si dichiarano cristiani, non sono certo mancanza di rispetto per i non credenti o per chi professa altre religioni, ma vanno lette come testimonianza di valori altissimi irrinunciabili, vitali. Il confronto con chi non crede o con chi professa altre religioni, deve partire alla pari, deve creare dialogo, deve portare alla collaborazione, nel rispetto reciproco e nella volontà di costruire una comunità scolastica rispettosa, aperta e dialogante. Educando al confronto, non alla pacifica giustapposizione che tende ad ignorare identità, modi di vivere e tradizioni, ma alla reciproca integrazione. Solo se non si escludono a priori alcune dimensioni dell’umano, si eviterà di trasformare un’equilibrata laicità in laicismo apologetico.

 

Gli insegnanti.

Il documento, quindi, fa una breve riflessione sugli insegnanti: «Un’azione concreta e importante potrebbe essere quella di coinvolgerli di più nel discernimento e nella conoscenza dei ragazzi per la progettazione pastorale. Il loro sguardo, quotidiano e competente, dovrebbe essere una risorsa da ascoltare di più e meglio». Molti insegnati, anche IdR, sono parte viva e vitale della comunità cristiana e della comunità scolastica. Impegnati in tanti settori della vita delle Parrocchie o della Diocesi; immersi nelle più varie attività della Scuola (da collaboratori del dirigente, a referenti di progetti; da coordinatori di classe a responsabili di sportelli…), lavorano con uno stile di servizio tipicamente cristiano. Vanno sicuramente ringraziati e spronati a continuare e affiancati nelle loro fatiche. Sollecitava Papa Francesco nel discorso ai membri dell’UCIIM il 14 marzo 2015: «Insegnare è un impegno serio, che solo una personalità matura ed equilibrata può prendere. Un impegno del genere può incutere timore, ma occorre ricordare che nessun insegnante è mai solo: condivide sempre il proprio lavoro con gli altri colleghi e con tutta la comunità educativa cui appartiene.». Gli insegnanti cristiani devo saper condividere: condividere “le gioie e le speranze, i lutti e le angosce” che si incontrano sulla propria strada, condividere per non rischiare di non essere fecondi, di chiudersi nel proprio orticello e fermarsi lì. Condividere con la comunità cristiana l’identità dei fanciulli, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani di oggi, condividere con la comunità cristiana le fatiche dell’educazione alla fede. Esserci nella Scuola, esserci nella comunità! Sempre Papa Francesco nel discorso sopra ricordato diceva: «La comunità cristiana ha tantissimi esempi di grandi educatori che si sono dedicati a colmare le carenze della formazione scolastica o a fondare scuole a loro volta. Pensiamo, tra gli altri, a san Giovanni Bosco, … È a queste figure che potete guardare anche voi, insegnanti cristiani, per animare dall’interno una scuola che, a prescindere dalla sua gestione statale o non statale, ha bisogno di educatori credibili e di testimoni di una umanità matura e completa. Testimonianza. E questa non si compra, non si vende: si offre.». Insegnanti cristiani… ovvero educatori e testimoni nella scuola e nella comunità.

 

Abitare la scuola è dare una casa al futuro!

In questo inizio di anno scolastico, ricchi di entusiasmo, di buoni propositi e di speranza, quasi come dei “remigini” ritorniamo ad abitare la scuola. Abitarla non solo fisicamente, ma col cuore, con la mente e con lo spirito. Abitare la scuola vuol dire creare il futuro, non solo dei ragazzi, ma della società. Abitare la scuola vuol dire non fermarsi a guardare al nostro oggi, vuol dire guardare i volti di quei ragazzi che varcano le porte a tre anni e che ne usciranno a diciannove; appena svezzati … già adulti! Abitare la scuola per formare la società di un futuro che molti di noi potranno vedere, in cui i piccoli di oggi saranno protagonisti. Di questo futuro è il mondo adulto di oggi ad essere responsabile. Abitare la scuola oggi vuol dire davvero dare una casa al futuro. Dare una casa a questi nostri ragazzi, dare una casa anche a noi, dare una casa a questo nostro mondo oggi ferito e, speriamo, domani, anche per merito nostro, risanato.

 

Con questi pensieri e con l’affetto e la simpatia, la Chiesa cremonese accompagna l’inizio del nuovo anno scolastico, con la convinzione che sia sempre e ancora una preziosa opportunità, di cui tutti possono godere e di cui tutti sono responsabili.  Un particolare saluto e un augurio di buon lavoro al nuovo “Responsabile dell’UST” e ai neo-dirigenti che si sono insediata in diverse scuole della nostra Diocesi.

 

don Giovanni Tonani
incaricato Ufficio di Pastorale Scolastica
Diocesi di Cremona




«Salire al Torrazzo può essere un’esperienza interiore»

E’ stato inaugurato nel pomeriggio di domenica 11 novembre il Museo Verticale del Torrazzo. Dopo la presentazione in un Battistero gremito, è stato il vescovo Antonio Napolioni ad aprire per la prima volta al pubblico la porta della Sala del Meccanismo, la prima delle tre nuove stanze allestite per il percorso del nuovo Museo che accompagna la salita verso la cima della torre campanaria della Cattedrale di Cremona.

«Non si può salire al Torrazzo per sentirsi padroni del mondo. Ma si sale al Torrazzo per scoprire quanto è bello essere piccoli». Così nella sua riflessione, durante la presentazione ufficiale in Battistero del nuovo Museo Verticale, monsignor Napolioni propone una chiave di lettura che va oltre la rappresentazione della torre campanaria come monumento iconico per la città e – da oggi – come percorso di conoscenza storica, artistica e scientifica. «La salita al Torrazzo – suggerisce il Vescovo – può essere un’esperienza interiore: dal tempo al cielo».

Ascolta qui l’intervento del Vescovo Napolioni

E se il Museo Verticale – presentato nella sua idea progettuale e nella sua struttura da don Gianluca Gaiardi, incaricato per i Beni artistici ed ecclesiali, e dall’architetto Fabio Bosio, e apprezzato dal Soprintendente Gabriele Barucca come «una gemma in più di questa bellissima città – offre ai cittadini e ai tanti visitatori una nuova occasione di scoperta del monumento che da secoli è al centro della vita sociale, civile e religiosa di Cremona, le tappe della salita «alla gran torre» (come recita il cartello all’ingresso, sotto la Bertazzola) generano una nuova opportunità per riappropriarsi dell’originario significato della torre del Duomo: «Segni, gesti, visioni, esperienza fisica, stanchezza… – evidenzia il vescovo Antonio – come la vita».

Guarda qui la photogallery

E così l’esperienza della salita può essere anche un’esperienza di riflessione: «Si può meditare sul tempo, sulla diginità della persona, sugli orizzonti che si aprono, sul senso della vita. E gustare quel silenzio per ringraziare e ritrovare la misura del proprio tempo, quella misura che oggi stiamo perdendo, ammalati come siamo del peccato di dismisura, di senso di onnipotenza».

Così salire i 502 scalini del Torrazzo, fermandosi ad ammirare il meccanismi perfetti con cui scienziati e artigiani hanno misurato nei secoli il tempo, gettando uno sguardo che abbraccia la città e la pianura circostante, può davvero diventare qualcosa di più di una visita di conoscenza: un’esperienza. «Perché non pensare – aggiunge il vescovo – ad un’altra brochure con quattro o cinque tappe di meditazione per sostare durante la salita? Magari color oro…». Per tornare a terra, poi, un po’ più ricchi.

Ascolta qui l’intervento del Soprintendente Gabriele Barucca

 

 




Irc/1, Messaggio della Presidenza della CEI in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica

Tempo di iscrizioni al primo anno dei percorsi scolastici, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado. In vista della scelta di avvalersi dell’Insegnamento della religione cattolica, alla quale saranno chiamati alunni e genitori, la Presidenza della CEI, come ogni anno, rivolge loro il proprio invito a scegliere l’ora di religione, “una disciplina che nel tempo si è confermata come una presenza significativa nella scuola, condivisa dalla stragrande maggioranza di famiglie e studenti”.

“In questi ultimi anni – si legge nel Messaggio –  l’IRC ha continuato a rispondere in maniera adeguata e apprezzata ai grandi cambiamenti culturali e sociali che coinvolgono tutti i territori del nostro bel Paese”.

“La domanda religiosa – scrive la Presidenza – è un’insopprimibile esigenza della persona umana e l’insegnamento della religione cattolica intende aiutare a riflettere nel modo migliore su tali questioni, nel rispetto più assoluto della libertà di coscienza di ciascuno, in quanto principale valore da tutelare e promuovere per una vita aperta all’incontro con l’altro e gli altri”.

 

Messaggio della Presidenza della CEI
in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica

 

Intervista a Don Daniele Saottini, responsabile del Servizio nazionale CEI per l’Irc 




Irc/2, «Occasione di formazione umana completa»

«È un forte invito a genitori e studenti per una scelta consapevole e responsabile». Don Daniele Saottini, responsabile del Servizio nazionale CEI per l’insegnamento della religione cattolica (Irc), sintetizza così, in un’intervista a Enrico Lenzi su Avvenire dell’11 gennaio, il messaggio che ogni anno i vescovi italiani rivolgono alle famiglie impegnate nella iscrizione dei propri figli al prossimo anno scolastico.

Una scelta che raggiunge livelli molto alti: circa l’88% degli studenti italiani. Segno di buona salute dell’insegnamento?

«Direi di si, confortato anche dai risultati che giusto un anno fa sono emersi da una ricerca specifica sull’Irc, definita “una disciplina alla prova”. Ovviamente non mancano spazi di miglioramento, ma complessivamente la disciplina appare apprezzata e scelta con convinzione. Ovviamente questo non significa fermarsi nel migliorare, ma certo rappresenta un momento importante di valutazione a oltre 30 anni dalla trasformazione della disciplina da obbligatoria a opzionale».

Quali sono secondo lei i punti forti su cui si basa questa scelta?

«Da tempo nella nostra società si fatica a creare relazioni educative significative. Lo vivono sulla loro pelle le stesse famiglie. L’Irc si propone come una occasione di formazione umana completa. Una formazione con la quale cercare di superare quella sensazione di essere adulti ‘afoni’ rispetto a grandi valori come il dialogo, l’accoglienza, il confronto e potremmo continuare ancora. Scegliere questo insegnamento significa accompagnare quel cammino di crescita in un aspetto delicato della vita che è quello delle scelte».

Lei parla di occasione per apprendere valori. Eppure davanti alla società in cui ci troviamo sembrerebbe una scelta “perdente”.

«Potremmo usare l’immagine evangelica del seminatore e del seme che cade sui diversi tipi di terreno. L’Irc è così: un seme sparso su tanti terreni, che sono gli studenti, molti dei quali non italiani e neppure di religione cattolica. Eppure sono una presenza significativa. A tutti loro offriamo la possibilità di fare propri questi valori. È l’offerta di un orizzonte che speriamo possa portare frutto».

E in tanti scelgono di avvalersene…

«E non dimentichiamoci che si tratta di una scelta responsabile, direi quasi impegnativa visto che si tratta di fare una ora in più di lezione senza un immediato ritorno, come il voto che fa media. Si potrebbe definire la scelta di una disciplina “gratuita” che non da “vantaggi” immediati. Eppure l’88% degli studenti e delle famiglie non rinuncia a questa opportunità educativa e formativa».

Lo scorso 1° settembre i vescovi hanno scritto una Lettera ai docenti dell’Irc esprimendo la loro gratitudine per il servizio svolto alla Chiesa e al Paese. Un gesto significativo…

«Un apprezzamento non solo dei vescovi, ma anche delle famiglie e degli studenti stessi che possono verificare in classe l’impegno di questi 24mila docenti, che si spendono per loro. Una presenza apprezzata anche dai colleghi delle altre discipline, tanto che non sono pochi i docenti Irc a svolgere funzioni di servizio all’interno dall’organizzazione scolastica stessa. Insegnanti che hanno fatto dell’aggiornamento professionale un aspetto decisivo e che si spendono davvero molto per rendere questa ora di insegnamento occasione di crescita umana completa».

Scelta, valori, responsabilità, impegno: parole un po’ controcorrente in questa società, non le sembra?

«È la sfida che vogliamo raccogliere con la presenza dell’Irc nella scuola italiana, accanto alle famiglie e agli studenti. Una proposta educativa di alto profilo, come lo sono i valori a cui facciamo riferimento nel nostro insegnamento».

Messaggio della Presidenza della CEI
in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica




L’uso della scrittura nella “Laudato Si'”

In ottobre si è tenuto il 2° incontro del percorso di aggiornamento per l’IRC. Nelle tre sedi della diocesi (Mozzanica – Casalmaggiore – Cremona) don Maurizio Compiani ha approfondito l’aspetto biblico della “Laudato Sì'” , in particolare “La creazione nei libri sapienziali”. Mettiamo a disposizione le slide dell’incontro e alcuni contributi di approfondimento offerti dal relatore.

 

Contributi di approfondimento (.docx)

Presentazione (.pptx)

 




Scuole cattoliche, mattinata di confronto con il Vescovo

Sono oltre 4.800 gli studenti delle scuole paritarie cattoliche in diocesi: oltre il 45% alla Materna, più del 24% alle Elementari e quasi il 10,5% alle Medie. Il restante circa 20% è suddiviso tra licei (364 studenti) e istituti professionali (596). Il quadro è stato tracciato da don Giovanni Tonani, responsabile diocesano dell’Ufficio di pastorale scolastica e Irc (Insegnamento della religione cattolica nelle scuole) in occasione dell’assemblea delle scuole cattoliche che si è svolta venerdì 6 ottobre a Cremona alla presenza del vescovo Napolioni.

Dopo aver chiesto a tutti i partecipanti di presentarsi illustrando brevemente la fisionomia della propria scuola, mons. Napolioni ha da subito voluto sottolineare l’importanza di educare le nuove generazioni alla vita, invitando quindi tutti gli istituti a una sempre maggiore comunione, capace di sconfiggere l’isolamento e lo scoraggiamento. Non è mancato un riferimento tutto personale alla pubblicazione “Grandi come bambini”, una ricerca di teologia pastorale dell’infanzia curata proprio da mons. Napolioni, che l’ha voluta idealmente affidare alla sua nuova Chiesa come segno della propria disponibilità a riflettere su questi importanti temi.

Confessando di non essere cresciuto in un ambiente di forte presenza di scuole cattoliche, il Vescovo ha detto di aver già avuto modo di conoscere e apprezzare questo tipo di realtà. L’occasione è stata la visita che don Tonani (spesso accompagnato proprio dal Vescovo) ha fatto negli ultimi mesi nei diversi istituti.

Un itinerario che è stato proprio al centro della relazione del responsabile dell’Ufficio scuola. L’occasione per una fotografia che ha messo in luce risorse e difficoltà, nella consapevolezza che la tradizione cattolica che è alla base del lavoro di queste scuole non deve tradursi in un fermarsi alle vecchie tradizioni, ma essere lo stimolo per partire da esse per muoversi con intelligenza e partecipazione al futuro.

Scuole che sono pienamente in linea con gli standard nazionali e che a volte risultano addirittura maggiormente rispettatati che nelle realtà statali.

Tranne che negli istituti tecnici, la presenza di alunni stranieri nelle altre scuole risulta ancora minima, mentre sono in crescita gli alunni con bisogni educativi speciali.

Tra le questioni sul tavolo, anche nel confronto che ha fatto seguito alla relazione di don Tonani, quella delle rette che, necessarie per la sopravvivenza della scuola, finiscono per impedire l’accesso alle fasce più fragili.

Poi il tema del personale docente, con le esigenze di formazione e aggiornamento, dei volontari e del rapporto con la comunità parrocchiale nella quale la scuola è collocata.

Tra le maggiori difficoltà i costi di gestione della struttura e del personale, la necessità di un maggiore dialogo tra scuole e di una maggiore visibilità sul territorio, non solo come singoli istituti, ma anche scuole cattoliche.

A breve sarà terminata la visita alla scuole cattoliche o di ispirazione cattolica, quindi l’attenzione si concentrerà su una attenta lettura del progetto educativo della scuola. Si vorrebbe recuperare il tema della storia e dei valori cristiani: non si tratta di fermarsi alle vecchie tradizioni – ha affermato don Tonani – ma di partire da esse per muoversi con intelligenza e partecipazione al futuro.

 

Photogallery dell’incontro

 

 

Photogallery della visita alla Sacra Famiglia

Photogallery della visita alla scuola S. Abbondio

 

 




La Laudato si’ al centro del primo incontro di aggiornamento degli insegnanti di religione

Nel pomeriggio di sabato 23 settembre, presso il Centro pastorale diocesano di Cremona, ha avuto inizio il corso di formazione per l’aggiornamento dei docenti di Religione cattolica della diocesi, con il titolo “Coltivare e custodire il Creato”, improntato sull’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. L’incontro è stato presieduto da don Bruno Bignami, che ha affrontato le prospettive teologiche dell’Enciclica sviluppando alcuni punti principali.

Abitare il mondo, sottolineando l’importanza dell’abitare la Creazione, un abitare che è la questione fondamentale che fa da sottofondo a tutta l’enciclica.

Antropocentrismo nell’ambito di un’ecologia integrale, evidenziando che l’enciclica Laudato Si evita l’antropocentrismo dispotico, ma anche il biocentrismo, sposando invece un antropocentrismo moderato: cioè rendersi conto che all’uomo compete il prendersi cura della creazione, perché questo è il progetto biblico.

Creazione: problema o mistero? Vedere la creazione come problema, non aiuta a risolvere le questioni. Non basta la tecnologia per risolvere la questione ecologica. Occorre contemplare la creazione come mistero.

Cultura della cura o la cultura dello scarto? L’uomo deve essere capace di prendersi cura, ma questo è molto difficile in nella cultura dello scarto.  La cultura della cura riconosce il valore delle cose all’interno del progetto di Dio, quindi non parte dall’uomo, come invece la cultura attuale dello scarto.

L’incontro si è concluso con un ulteriore spunto di riflessione di don Bruno Bignami: san Bonaventura dice che ogni creatura porta in sé una struttura trinitaria. Quindi come ripensare il rapporto con la Creazione?

Il corso di aggiornamento per insegnanti di religione – strutturato quest’anno in modo itinerante per la diocesi – proseguirà nei pomeriggi (ore 17-19) di mercoledì 4 ottobre a Mozzanica, mercoledì 11 a Casalmaggiore e venerdì 13 a Cremona con l’intervento di don Maurizio Compiani che tratterà due tematiche: l’uso della scrittura nella Laudato si’ e la Creazione nei libri sapienziali.

Brochure del corso docenti 2017/2018

 




IRC, il calendario del corso di aggiornamento professionale

L’aggiornamento professionale è un diritto e un dovere di tutti gli insegnanti. Lo è ancora di più per l’insegnante di Religione Cattolica. Invitiamo tutti gli Insegnanti di Religione Cattolica a vivere l’aggiornamento professionale come occasione di maturazione professionale e di impegno personale nel mondo della scuola. Il pieghevole, che riporta gli appuntamenti del nostro aggiornamento, non è solo un “pro memoria”, è un vero e proprio percorso formativo! Ringrazio tutti quelli che ci danno una mano a portare avanti questi progetti.

Corsi aggiornamento docenti 2017-2018




Education enthusiasts: per “trasmettere una vita capace di futuro”

Di seguito pubblichiamo la nota – dal titolo Education enthusiasts: per “trasmettere una vita capace di futuro” – stilata, all’inizio dell’anno scolastico 2017/2018, da don Giovanni Tonani, incaricato diocesano per la Pastorale scolastica.

 

«L’insegnare è più proprio della vita contemplativa che di quella attiva», proprio nel cuore dell’anno scolastico che si è appena aperto, gli insegnanti saranno sollecitati, dalla nostra Chiesa Cremonese, a riflettere su questa provocazione di S. Tommaso d’Aquino. Insegnare prima di tutto non è trasmettere nozioni, ma è condividere quello che si ha nel cuore, quell’entusiasmo, quella gioia, quella “pienezza” che non possono essere tenuti per sé, ma condivisi. Insegnare non è, dunque, un’azione meccanica, un ripetere, anno dopo anno, le stesse cose, ma insegnare è accompagnare, seguire, guardare negli occhi, ad uno, ad uno, i propri studenti e cercare, non senza fatica, di farli crescere, nonostante tutto. Nonostante il rifiuto, la chiusura, le provocazioni.

 

Insegnanti entusiasti

All’inizio di questo anno scolastico la Chiesa che è in Cremona, guarda con particolare attenzione gli insegnanti, guarda a loro come una grande risorsa: “education enthusiasts”, entusiasti dell’educazione, perché la “buona scuola”, le “buone pratiche” partono solo ed unicamente dall’essere entusiasti. Chi lo è non si trascina, non segue la corrente, non è cupo o critico, non vede nero, chi è entusiasta dell’educare e dell’educazione, diventa coinvolgente, un “ciclone” positivo capace di contagiare. Per entusiasmare le giovani generazioni che vivono la scuola, per farle crescere, certamente non bastano le buone intenzioni, l’entusiasmo, ma nemmeno bastano le tecniche pedagogiche o le procedure. Tutte queste cose devono essere messe assieme, armonizzate e rese vive, capaci di affrontare anche quei momenti di scoraggiamento, di fallimento, quei momenti in cui si è tentati di ragionare solo attraverso voti, note disciplinari o fredda burocrazia. San Giovanni Bosco lo ricordava ai suoi salesiani, ma lo ricorda anche a noi oggi: «Non agitazione nell’animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; … Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore.».

Queste parole sembrano poco adatte al mondo della scuola, forse troppo spirituali, campate per aria: S. Tommaso parlava di “vita contemplativa”, ora S. Giovanni Bosco di “cosa del cuore”; sono stati due grandi educatori, due grandi insegnanti! Hanno compreso che per far crescere le giovani generazioni è necessario partire dalle relazioni, dal rispetto, dalla loro vita, dal loro vissuto e per far questo lo strumento più adatto è proprio il cuore. Papa Francesco ci ricorda: «… A questo processo di crescita umana tutti gli educatori sono chiamati a collaborare con la loro professionalità e con la ricchezza di umanità di cui sono portatori, per aiutare i giovani ad essere costruttori di un mondo più solidale e pacifico.», e continua «… il vero educatore è come un padre e una madre che trasmette una vita capace di futuro. Per avere questa tempra occorre mettersi in ascolto dei giovani … L’educazione, poi, ha in comune con la speranza la stessa “stoffa” del rischio. La speranza non è un superficiale ottimismo, nemmeno la capacità di guardare alle cose benevolmente, ma anzitutto è un saper rischiare nel modo giusto, proprio come l’educazione.»(09-02-2017).

Rischiare sui nostri ragazzi è dar loro fiducia, ma è anche investire sul futuro, che è soprattutto loro. E, allora, rischiamo e investiamo sull’educazione, sulla scuola, sui nostri ragazzi! Facciamoci mettere in gioco da loro, dalle loro provocazioni, dalle loro intemperanze, dai loro entusiasmi, dalla loro semplicità, dal loro muto grido di aiuto, direi anche dal loro volerci bene (a modo loro).

 

Sinodo dei Giovani

Anche la nostra Chiesa Cremonese ha voluto mettersi “in ascolto” con il “Sinodo dei Giovani” che proprio in questo anno scolastico entrerà nel vivo della sua celebrazione. Un Sinodo che non tocca in modo tangente la scuola, ma che si fa provocare anche da essa, perché vuole mettersi in ascolto, che si è fatta mettere in gioco anche dai giovani che sono nella scuola, quegli stessi giovani che vivono la notte, la parrocchia, lo sport, i movimenti, gli oratori, i pub, le piazzette, il rischio  … Un Sinodo, un momento di ascolto  che diventa anche strumento prezioso per la scuola, la quale può scoprire un profilo di giovane che potrebbe sorprendere, un profilo nuovo, nuove risorse, come anche nuove sfide.

 

Studenti responsabili

In questi giorni molti ragazzi iniziano una nuova esperienza di scuola: chi muove i primi passi nella scuola dell’infanzia, chi nella primaria, chi nella secondaria: una tappa importante della propria vita! Una tappa che non si dimenticherà con facilità. Nuove amicizie si stringeranno, a volte per sempre, si incontreranno maestri e professori che segneranno indelebilmente tanti aspetti del carattere, della personalità, dello stile, della vita (dalla professione agli interessi personali, dalla fede alle scelte politiche).

Chi non si ricorda del proprio maestro (e, tante volte del proprio bidello)? C’è una responsabilità educativa, come anche una responsabilità da parte dei ragazzi. L’educatore deve entusiasmare, ma lo studente deve farsi entusiasmare, deve farsi portare con fiducia, con quella speranza che Papa Francesco non vuole sia “superficiale ottimismo”, ma “un saper rischiare nel modo giusto”. Saper rischiare riguardo alle proprie responsabilità, riguardo ai propri impegni, allo studio, come anche alle consegne date. Chi cerca di fare il meno possibile non cresce, rimane li dov’è, forse diventerà un “esperto copiatore”, si farà trascinare dalla corrente, ma poi? Il futuro che cosa gli chiederà? Il tempo di oggi, spesso, insegna a trasgredire le regole, a fare il meno possibile, a dribblare i propri doveri. Ma crescere richiede sforzo, impegno, rischio, sapere che  non è perdita di tempo, ma garanzia per il proprio futuro. La scuola dovrebbe educare a far questo: diventerà “buona” quando richiederà a tutti coloro che la vivono quella fatica, bella e sana, che educa, che entusiasma, che vede gli obiettivi non irraggiungibili o inutili, ma importanti.

Studenti responsabili non sono (solo) “i primi della classe”, ma sono tutti coloro che vivono la scuola contribuendo attivamente alla sua costruzione, in tanti modi.

 

Per una “Buona” Scuola

“Buona” sarà la scuola dove si lavora, dove si ha a cuore l’altro.

“Buona” sarà la scuola dove la pluralità (di idee, di lingue, di culture, di religioni, …) non farà paura, non sarà occasione di conflitto o di emarginazione, ma di confronto, di ricchezza, di incontro.

“Buona” sarà la scuola dove il dialogo tra maestri ed alunni, sarà educativo, cioè aiuterà far crescere, non solo i ragazzi, ma anche gli insegnanti, perché anche quest’ultimi hanno ancora bisogno di imparare.

“Buona” sarà la scuola entusiasta di essere scuola, agenzia educativa, cuore pulsante della società.

“Buona” sarà la scuola che educa a valori morali fermi e indiscutibili, che, infondo, forma ad essere (o diventare) cittadini responsabili, ma ancora di più profondi uomini di fede. Ricordava Mario Lodi: «Sono stato in una classe poco tempo fa, ho chiesto ai bambini cosa sognassero di fare, uno mi ha risposto ‘il miliardario’, ovviamente in euro, ‘”così mi compro due belle ragazze e due macchine”. Gli altri ne hanno fatto subito un leader. Nel  “mi compro”c’è un’idea di mondo. Se vogliamo una speranza come scuola dobbiamo inventarci un sistema per fermare questo mercato. …».(Famiglia Cristiana del 23-11-2008)

 

Con questi pensieri e con l’affetto e la simpatia, la Chiesa cremonese accompagna l’inizio del nuovo anno scolastico, con la convinzione che sia sempre e ancora una preziosa opportunità, di cui tutti possono godere e di cui tutti sono responsabili.

don Giovanni Tonani
Incaricato Ufficio di Pastorale Scolastica
della Diocesi di Cremona