Unità didattiche – aggiornamento I.R.C. A.S. 2021/2022

Di seguito le Unità didattiche di apprendimento dell’anno scolastico 2021/2022 per la scuola dell’infanzia e primaria, presentate negli incontri, tenutisi il 9 e il 15 maggio, dell’Ufficio Scuola con i rappresentanti delle realtà didattiche ed educative del territorio diocesano:

Scuola dell’infanzia

 

Guarda il resoconto dell’incontro dedicato alla Scuola dell’Infanzia

 

Scuola Primaria

 

Guarda il resoconto dell’incontro dedicato alla Scuola Primaria




L’ora di religione a scuola per educare all’esercizio della libertà

Senza dover scomodare il filosofo napoletano Benedetto Croce che, pur non essendo credente, riconosceva in un suo famoso saggio – “Non possiamo non dirci cristiani” – la decisiva influenza del messaggio evangelico sulla cultura italiana ed europea, è facilmente intuibile quanto la figura di Cristo e il suo pensiero siano tuttora determinanti per comprendere appieno l’arte, la letteratura, la musica, la poesia, la filosofia, ma anche la concezione che ha di se stesso l’uomo, della sua dignità, della sua libertà, del valore assoluto della sua coscienza. Su questa suggestiva provocazione si muoveva il messaggio della Presidenza della CEI in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica dello scorso anno scolastico. “Noi pensiamo – si leggeva in quella nota – che questo insegnamento consenta di conoscere e di contestualizzare in un’ottica più ampia la storia culturale del nostro Paese e del mondo intero, attraverso le idee che la religione cristiana ha prodotto”.

Quest’anno il messaggio dei vescovi italiani punta a riconoscere l’ora di religione come un vero e proprio sostegno al “dialogo autentico e costruttivo” tra persone di diverse culture “educando all’esercizio della libertà in una prospettiva di giustizia e di pace”. “Proprio considerando il contesto nazionale e mondiale di questi mesi – spiegano dalla Presidenza CEI -, crediamo che il valore del dialogo sereno e autentico con tutti debba essere un traguardo importante da raggiungere insieme. Avvalersi, nel proprio percorso scolastico, di uno spazio formativo che faccia leva su questo aspetto è quanto mai prezioso e qualifica in senso educativo la stessa istituzione scolastica”.

Il documento cita un suggestivo passaggio del discorso che papa Francesco pronunciò in occasione dell’incontro sul Patto Educativo Globale lo scorso 5 ottobre 2021: “Da sempre le religioni hanno avuto uno stretto rapporto con l’educazione… [Essa] ci impegna a non usare mai il nome di Dio per giustificare la violenza e l’odio verso altre tradizioni religiose, a condannare ogni forma di fanatismo e di fondamentalismo e a difendere il diritto di ciascuno a scegliere e agire secondo la propria coscienza. Se nel passato, anche in nome della religione, si sono discriminate le minoranze etniche, culturali, politiche e di altro tipo, oggi noi vogliamo essere difensori dell’identità e dignità di ogni persona”.

Dunque entro la fine di gennaio le famiglie italiane, all’atto di iscrizione on line dei loro ragazzi ad un nuovo ciclo di studi, dovranno decidere se avvalersi o meno di questa disciplina, vero e proprio collante tra diverse altre discipline oltre che fondamentale occasione per riflettere su temi importanti per la vita dell’uomo senza nessun intento catechistico né tanto meno proselitistico. L’approccio, infatti, è essenzialmente culturale e mira a consegnare allo studente quegli strumenti necessari per un approccio libero e dialogico al dato religioso.

Nelle scuole cremonese l’insegnamento della religione gode ancora di un certo apprezzamento – siamo al 75% -, anche da parte di tanti studenti di origine straniera che non professano il cattolicesimo: un segno di grande intelligenza perché si è compreso che si tratta di una grande opportunità per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e per comprendere ancora più in profondità i valori e le tradizioni dell’Occidente.

La nota CEI si sofferma anche sugli insegnanti di religione: “professionalmente qualificati e testimoni credibili di un impegno educativo autentico, pronti a cogliere gli interrogativi più sinceri di ogni alunno e studente e ad accompagnare ciascuno nel suo personale e autonomo percorso di crescita”.

Attualmente i docenti di religione sul territorio diocesano (che comprende la provincia di Cremona eccetto il Cremasco, parte della bassa Bergamasca, Cassano d’Adda nel Milanese e il Mantovano tra Bozzolo, Sabbioneta e Viadana) sono 157. Nelle scuole dell’infanzia sono 22, tutti laici e 3 di loro sono di ruolo. Nella scuola primaria, invece, sono in totale 67, di cui una è una religiosa mentre gli altri sono tutti laici e 17 tra loro sono di ruolo. Da considerare che nelle scuole elementari e dell’infanzia, l’insegnamento è affidato anche a docenti titolari di classe o sezione riconosciuti idonei dall’ufficio diocesano. Nelle scuole statali della Diocesi, questi docenti sono circa 150. Negli istituti secondari di primo grado il numero dei docenti è pari a 35 (di cui sei di ruolo) così divisi: nel Cremonese 14 (11 laici e tre sacerdoti); nella Bergamasca 13 (dieci laici e tre sacerdoti); nella zona del Casalasco-Mantovano sono otto (quattro laici e quattro sacerdoti). Alle superiori, infine, sono 33 gli insegnanti di religione, e di questi ben 12 sono di ruolo (quattro sacerdoti e otto laici). Nel dettaglio la zona cremonese può contare su 22 docenti di religione (14 laici e 8 sacerdoti); quella bergamasca cinque (due religiosi e tre laici); nella zona mantovana sei, tutti laici.

Per questi insegnanti l’ufficio diocesano di pastorale scolastica appronta ogni anno una serie di incontri di carattere formativo sia in ambito pedagogico, sia in quello teologico, ma anche in quello spirituale. Quest’anno sono stati proposti percorsi di antropologia filosofica e teologica, approfondimenti sulla figura di Dante Alighieri e un itinerario biblico guidato da don Marco D’Agostino sulla figura di San Paolo.

Claudio Rasoli

 

Il testo della Presidenza della CEI




«La funzione educativa della scuola è di insegnare la strada che conduce ad un’assunzione di responsabilità che rende adulti»

È ormai tradizione che il vescovo Antonio Napolioni, dopo l’avvio dell’anno scolastico, voglia dedicare una celebrazione eucaristica dalla Cattedrale di Cremona al mondo della scuola. Quest’anno l’appuntamento con dirigenti scolastici e docenti si è svolto sabato 23 ottobre.

Alla presenza di alcuni dei sacerdoti impegnati nel mondo della scuola, e tra loro don Giovanni Tonani, incaricato diocesano per la Pastorale scolastica e responsabile dell’Insegnamento della religione cattolica, il Vescovo si è soffermato nella sua omelia sul valore educativo dell’essere docente oggi più che mai e su come ogni contesto possa divenire, alla luce del Vangelo, un banco di prova per essere tutti insieme, famiglie, nonni, società civile, “mondo della scuola”.

«Tutti siamo del mondo della scuola – ha dichiarato-. Di una scuola cuore che batte in un corpo che ha bisogno di aver cura di se stesso e di tutte le sue membra». Il compito educativo a cui siamo chiamati è un compito di crescita,  dunque, in quanto finalizzato ad agevolare l’incontro di cui ogni essere umano sente necessità perché «ogni vivente ha bisogno di una trasmissione di vita».

Traendo spunto dal Vangelo del giorno che narra la guarigione del cieco nato, la riflessione proposta si sofferma sull’importanza del ridare luce alle giovani generazioni, spesso attirate da false promesse che le allontanano dalla comprensione della realtà. La funzione educativa della scuola, di ogni ordine e grado, pubblica o paritaria, sia allora quella di insegnare la strada che conduce ad un’assunzione di responsabilità che rende adulti, perché «il campo degli obiettivi educativi è grande quanto l’esistenza» e gli educatori che incontrano i fanciulli e i ragazzi che frequentano il modo della scuola possono e devono essere «conduttori, testimoni, narratori, interpreti di una luce che trasmette le ragioni del coraggio, che dà la forza di alzarsi e narra il fascino della chiamata».

La stessa chiamata, o vocazione, che i docenti hanno ascoltato e che l’Eucaristia odierna ha benedetto. «Che tutti noi possiamo essere quella parola detta con amore – ha concluso il Vescovo Napolioni – per illuminare la vita dei ragazzi».




“Che cos’è l’uomo?”. On line gli audio e le relazioni della giornata di studio

Lo scorso sabato 9 ottobre, presso il Seminario vescovile di Cremona, l’ufficio per l’insegnamento della Religione Cattolica, guidato da don Giovanni Tonani, ha promosso una mattinata di studio dal titolo “Che cos’è l’uomo perchè te ne ricordi?”. La prima relazione è stata proposta da don Emanuele Campagnoli (nella foto), della diocesi di Lodi, docente di filosofia presso il Seminario e l’istituto di Scienze Religiose “Sant’Agostino” delle diocesi di Cremona, Crema e Lodi. Il giovane sacerdote ha approcciato il tema dal punto di vista eminetemente filosofico.

 

La seconda relazione, invece, è stato proposta dal cremonese don Francesco Cortellini, vicerettore e docente di teologia in Seminario e anch’egli insegnante all’istituto di Scienze Religiose. Don Cortellini si è soffermato in modo particolare sull’antropologia teologica.




Assemblea delle scuole cattoliche: «Lo scopo è quello di parlare tutte le lingue: non integralismo, ma integrazione»

Si è tenuta il 14 dicembre, presso il Centro Pastorale di Cremona, l’assemblea delle scuole cattoliche del territorio, alla presenza del Vescovo Antonio Napolioni e di don Aldo Basso, collaboratore dell’Ufficio per la Scuola e l’Educazione della Diocesi di Mantova.

L’attenzione si è inizialmente concentrata sull’introduzione di don Aldo, che ha presentato la situazione attuale delle scuole cattoliche italiane, evidenziandone i due problemi principali: la questione dell’identità cattolica e le condizioni organizzative necessarie per un efficiente funzionamento degli istituti.

L’introduzione ha riguardato una distinzione fra scuole cattoliche e scuole di ispirazione cristiana; apparentemente possono sembrare la stessa cosa – ha spiegato il sacerdote – e in effetti si basano entrambe sui medesimi principi, ma c’è una differenza di tipo formale, giuridico: la scuola cattolica è tale solo se gestita da un’autorità ecclesiastica, da una persona giuridica ecclesiastica o da terzi, ma con una delega dell’autorità ecclesiastica. «Ci sono numerosi documenti a testimoniare l’identità delle scuole cattoliche, ma dove è dichiarata? – spiega don Aldo – È scritta in ogni Progetto Educativo. È un diritto e un dovere esprimere la natura cattolica della scuola».

Citando Papa Francesco, don Aldo ha spiegato che le scuole cattoliche non forniscono nulla in più rispetto alle scuole statali, bensì offrono qualcosa di diverso: «Se nelle nostre scuole non si sviluppa un modo diverso di essere umani, una cultura e una società diversa, stiamo buttando via il tempo».

Il secondo tema, quello riguardante il funzionamento delle scuole, è un problema che si pone sulla figura degli insegnanti. «Se la scuola cattolica fa molto affidamento agli insegnanti, si riesce a trovare insegnanti su cui fare affidamento? – continua don Aldo – Serve formazione, serve declinare in senso cristiano ogni proposta». Ognuno risulta responsabile dell’identità di una scuola, il gestore in primis, ma anche gli insegnanti, i genitori, i Vescovi: «Il reperimento e la formazione dei docenti – ha osservato – stanno diventando molto più difficili. Servono alcuni requisiti fondamentali: il Probitas Vitae, cioè la rettitudine, l’integrità morale, ma anche la formazione cristiana, l’insegnamento della religione».

A seguire, alcuni docenti delle scuole cattoliche cremonesi hanno condiviso la loro esperienza, la loro testimonianza. Il passaggio dalla scuola statale a quella paritaria ha fatto da filo conduttore negli interventi degli insegnanti, che hanno spiegato come la passione, la curiosità, la personale esperienza di fede e l’interesse verso la centralità della persona a discapito della sicurezza monetaria abbiano svolto un ruolo fondamentale nelle loro scelte.

«Il nostro compito non è essere dei “criticoni” del mondo. – ha poi riflettuto il Vescovo Napolioni nel suo intervento – L’aggettivo “critico” lo caratterizzerei in un altro modo: la scuola cattolica è quella che sa superare le crisi, che insegna a superare le criticità». «Lo scopo – ha proseguito – è quello di parlare tutte le lingue; non l’integralismo, ma l’integrazione. Il metodo della scuola cattolica deve essere quello della Pentecoste, non l’assolutizzazione di un gergo».

L’incontro si è concluso con il messaggio di don Aldo: «Mi ha colpito, nelle testimonianze, la passione educativa. Sono convinto che gli insegnanti pratichino esercizio di carità nel loro lavoro, nel loro impegno. Ma prima di guidare, dobbiamo essere guidati». Con questo spirito di apertura è disponibilità si è dunque concluso l’incontro con un momento di preghiera e gli auguri del Vescovo Antonio.

 

Fare scuola dopo l’emergenza, presentato il XXIII Rapporto sulla scuola cattolica in Italia




Sabato alle 18 in Cattedrale la Messa del mondo della scuola con il Vescovo

«Sarà l’occasione per dire che la Chiesa cremonese è convintamente a fianco del mondo della scuola e desidera dare il proprio contributo in termini di riflessione, cultura e naturalmente di spiritualità e preghiera». Così don Giovanni Tonani, dal 2017 incaricato dell’Ufficio diocesano di pastorale scolastica e responsabile degli insegnanti di religione cattolica, presenta la Messa che sabato 23 ottobre, alle ore 18, mons. Napolioni presiederà in Cattedrale.

«Da diversi anni – riflette il sacerdote – in concomitanza con l’avvio dell’anno scolastico si celebra la “Giornata della scuola”, iniziativa assai importante, ma che spesso passa in sordina a causa della concomitanza di tante iniziative diocesane e parrocchiali di inizio anno pastorale. Per ribadire, invece, che la nostra Chiesa ha a cuore questo settore vitale della società abbiamo pensato di riunirci attorno al Vescovo e celebrare insieme l’Eucaristia».

Alla liturgia sono invitati tutti gli insegnanti di Religione Cattolica, i dirigenti e i responsabili delle scuole cattoliche e di ispirazione cristiana, i movimenti e le associazioni impegnati nell’educazione delle giovani generazioni e i membri della commissione di pastorale scolastica. «Naturalmente – chiosa don Tonani – sono benvenuti tutti i dirigenti, docenti e studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado, nella consapevolezza che la proposta cristiana sia un valore aggiunto e che l’apporto dei credenti sia di grande arricchimento per tutti. Da mons. Napolioni, poi, aspettiamo una parola di incoraggiamento che ci guidi nella riflessione e nell’azione in questo nuovo anno».

«Questa celebrazione – puntualizza l’incaricato diocesano – non vuole sostituirsi a quelle che vengono proposte nei singoli istituti o parrocchie, ma vuole essere l’occasione per dare avvio ad un cammino unitario che non è solo di impegno e di fatica, ma anche di entusiasmo e creatività, forti del dono dello Spirito Santo che in quanto a fantasia non ha rivali. Sarà un modo per pregare insieme, accomunati, ciascuno nel proprio ruolo, dalla stessa passione educativa e dalla voglia di normalità dopo il pesante periodo del Covid19 durante il quale la scuola ha pagato un prezzo altissimo».

Intanto prosegue la formazione degli insegnanti di religione tra corsi di approfondimento legati alla figura di Dante, percorsi di spiritualità dedicati alla missionarietà in San Paolo e un itinerario di studio sull’antropologia filosofica e teologica dal suggestivo titolo: “Che cosa è l’uomo perché te ne curi?”.

La Messa, che sarà concelebrata da don Tonani e da altri sacerdoti impegnati nell’insegnamento, sarà trasmessa in diretta sul portale e sui social network diocesani.

 

 




Nell’ora di religione la scuola è libertà

La scuola ha ripreso a pieno ritmo e con essa anche l’insegnamento della religione cattolica. Nel territorio sono ancora moltissimi i genitori e gli studenti che scelgono di avvalersi di questa preziosa risorsa. Come racconta don Giovanni Tonani, responsabile dell’ufficio diocesano per la pastorale scolastica e l’insegnamento della religione cattolica, «anche per questo ci teniamo molto alla formazione continua dei nostri docenti. Nei corsi formativi partiremo dalla domanda del Salmo 8: “Che cosa è l’uomo perché te ne curi?”». Una domanda che muove – nella vita di tutti i giorni – gli insegnanti che tra i banchi di scuola hanno trascorso una vita o anche solo pochi anni. Come Alberto Bruschi, 41 anni di insegnamento delle religione alle superiori, o Filippo Biaggi, giovane papà e docente al liceo Manin di Cremona. Sono loro a raccontarci la straordinaria avventura educativa di cui sono protagonisti.

«Per me non si è mai trattato di fare catechismo a scuola o di insegnare una morale – afferma Bruschi – ma di proporre un’esperienza. Perché il cristianesimo o è vita o non affascina. In tutti questi anni mi sono sempre fatto trasportare dalle domande dei ragazzi. Anche quando non rientravano “negli schemi”. E ho sempre visto che la domanda di significato della vita non li ha abbandonati: tutti desiderano scoprire che posto hanno nel mondo. Valeva per gli allievi che avevo in aula negli anni Ottanta, mentre il nostro Paese viveva un momento storico durissimo e fortemente ideologizzato, e vale oggi che tutto è filtrato dai social e ovattato da una apparente apatia. Invece i nostri giovani sono vivi, se si dà loro la possibilità di venir fuori». Racconta che nella sua scuola ha avuto veramente tutti i tipi di studenti possibili: dagli atei convinti ai più menefreghisti, dai musulmani agli indiani. «Tutti, presto o tardi, hanno tirato fuori domande autenticamente religiose che, poste in classe, hanno portato alcuni anche a fare un percorso di avvicinamento al cristianesimo prima impensabile. Ma da parte mia non c’è mai stato un calcolo in questo senso». Ogni spunto è buono: dai film come Mission ai video su Madre Teresa fino ai grandi argomenti di attualità.

Anche il professor Biaggi è dello stesso avviso: «La cosa più affascinante che ho scoperto insegnando è che lo stesso bisogno che ha un uomo di 36 anni come me è quello di quei ragazzi: essere felici. In Italia nel 2021 è difficile parlare di cristianesimo, perché il mondo è cambiato. Così io inizio dal bisogno religioso, che è assolutamente trasversale». E i risultati ci sono. A settembre il professor Bruschi è andato in pensione. Prima del suo addio, i ragazzi gli consegnano dei fogli scritti per rispondere a una semplice domanda: « Cosa vi portate a casa dall’ora di religione?». La risposta – con mille sfaccettature – è sempre la stessa: «Grazie prof. perché ci ha offerto uno spazio dove guardare dentro noi stessi, e un cammino di crescita insieme».

Maria Acqua Simi




Tre famiglie su quattro scelgono ancora l’insegnamento della religione cattolica

Lo scorso anno scolastico il 75,60 per cento delle famiglie della scuola dell’infanzia ha chiesto che i propri figli si potessero avvalere dell’insegnamento della religione cattolica. Le cifre non sono dissimili negli altri gradi di insegnamento: scuola primaria 76,56 per cento; scuola secondaria di primo grado 75,96 per cento; scuola secondaria di secondo grado 73,67 per cento.

Attualmente i docenti di religione sul territorio diocesano (che comprende la provincia di Cre- mona eccetto il Cremasco, parte della bassa Bergamasca, Cassano d’Adda nel Milanese e il Mantovano tra Bozzolo, Sabbioneta e Viadana) sono 157. Nelle scuole dell’infanzia sono 22, tutti laici e 3 di loro sono di ruolo. Nella scuo- la primaria, invece, sono in totale 67, di cui una è una religiosa mentre gli altri sono tutti laici e 17 tra loro sono di ruolo. Da considerare che nelle scuole elementari e dell’infanzia, l’inse- gnamento è affidato anche a docenti titolari di classe o sezione riconosciuti idonei dall’ufficio diocesano. Nelle scuole statali della Diocesi, questi docenti sono circa 150.

Negli istituti secondari di primo grado il numero dei docenti è pari a 35 (di cui sei di ruo- lo) così divisi: nel Cremonese 14 (11 laici e tre sacerdoti); nella Bergamasca 13 (dieci laici e tre sacerdoti); nella zona del Casalasco-Mantovano sono otto (quattro laici e quattro sacerdoti). Alle superiori, infine, sono 33 gli insegnanti di religione, e di questi ben 12 sono di ruolo (quat- tro sacerdoti e otto laici). Nel dettaglio la zona cremonese può contare su 22 docenti di reli- gione (14 laici e 8 sacerdoti); quella bergama- sca cinque (due religiosi e tre laici); nella zona mantovana sono sei, tutti laici.




Filosofia, Dante e spiritualità nelle tappe di aggiornamento

I percorsi di formazione promossi dalla diocesi per i docenti sono strutturati in quattro blocchi e sono destinati non solo a quelli di religione, ma a tutti gli insegnanti interessati. Il primo percorso inizia sabato 9 ottobre con una mattinata di studio presso il Seminario di Cremona sul tema antropologico riflettendo su “chi è l’uomo”.

Una prima parte sarà dedicata all’antropologia filosofica e sarà guidata da don Emanuela Campagnoli, docente di Filosofia presso l’Istituto Sant’Agostino; successivamente si punterà sull’approfondimento dell’antropologia teologica con l’intervento del sacerdote cremonese don Francesco Cortellini.

La terza proposta è un percorso di approfondimento teologico e letterario sulla figura di Dante, visto anche il settimo centenario dantesco: il corso, che si declinerà in quattro lezioni, è a cura dell’incaricato diocesano di pastorale scolastica, don Giovanni Tonani, e del professor Simone Manfredini. L’itinerario dedicato al Sommo Poeta ha preso il via lunedì 4 ottobre alle 17 presso il Centro pastorale diocesano di Cremona. Le altre tre lezioni sono previste, con gli stessi orari, l’11, 18 e 25 ottobre.

La quarta e ultima proposta, invece, è un percorso di spiritualità biblica curato da don Marco D’Agostino, rettore del Seminario di Cremona. Gli appuntamenti, in questo caso bimestrali, sono il 28 ottobre, il 16 dicembre, il 24 febbraio, il 7 aprile e il 25 maggio, dalle 17 alle 19 presso il Seminario di Cremona.

Per le iscrizioni è possibile rivolgersi direttamente alla segreteria dell’Ufficio diocesano per la pastorale scolastica. Gli insegnanti assunti, sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato, hanno diritto a cinque giorni per anno scolastico, con retribuzione ed esonero dal servizio, per poter seguire i corsi di formazione.




“La scuola riapre, riapriamo la scuola!”, il messaggio per l’inizio del nuovo anno

In occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico l’Ufficio diocesano per la Pastorale scolastica rivolge un messaggio a studenti, docenti e operatori scolastici che vuole proporre una riflessione e suggerire un impegno di fronte alle sfide che si aprono di fronte al mondo della formazione in un momento storico così particolare, in cui l’aula – oltre che luogo dove si impara – si riscopre spazio privilegiato di incontro. E dunque di crescita. E ripartenza.

La scuola riapre, riapriamo la scuola! Uno slogan che sembra essere uscito dalle pubblicità televisive, ma non è mai stato tanto vero quanto quest’anno. I portoni delle scuole vengono spalancati, come anche le porte delle aule, aperte per far entrare tanti fanciulli, ragazzi e giovani che riprendono possesso di un ambiente in cui vivranno moltissima parte dei nove mesi che ci stanno davanti. La scuola è l’ambiente di vita che maggiormente segna i ragazzi dai tre ai diciott’anni. Molti se lo dimenticano; abbiamo scoperto l’importanza della scuola solo quando è stata chiusa e non unicamente perché può essere vista come un parcheggio, ma perché in essa si gioca il futuro del nostro Paese e della nostra società. Allora prima di vedere la scuola come un problema, è necessario recuperarla come una risorsa. E per fare questo passaggio è necessario il buon senso.

Si parla di classi pollaio perché tanti sono in una stanza e non c’è il distanziamento. Il problema non è (solo) il distanziamento contro la pandemia ma chiedersi: essere a mucchio o essere in tanti in una classe serve? Serve per il progresso dei ragazzi? Classi pollaio piene e non si diminuiscono i divisori per formare la classe. Quale è la risorsa? Non solo diminuire il numero di ragazzi in aula, ma anche trovare tutte quelle strategie che li fanno davvero crescere, che offrono un futuro, in cui si apprende e si impara a fare (il vecchio motto: “sapere e saper fare”).

Riaprire la scuola a tutte quelle forme di “bellezza e bontà” che fanno tanto bene ai ragazzi e ai docenti. Esperienze legate al territorio, alla tradizione locale, alla cultura del luogo.

Riaprire la scuola a quel “buon senso” che va oltre a tutte quelle forme di burocrazia, che insabbiamo la buona volontà di tanti insegnanti fantasiosi e appassionati del loro lavoro.

Riaprire la scuola a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che la vedono come una “nemica”, da fuggire o da sconfiggere, perché fatta di voti, di giudizi, di note e di poco cuore.

Riaprire la scuola a tutti coloro che stanno ancora curando la ferita della disfatta, la ferita della bocciatura, che ancora sanguina.

Riaprire la scuola per accogliere ragazzi, docenti, personale, famiglie, che la vedono lontana, asettica.

Riaprire la scuola per accogliere, per dire la propria gioia dell’incontro; lo stupore della crescita, la sorpresa del cambiamento.

La scuola riapre non perché tanti soldatini in fila si siederanno ai banchi, tireranno fuori i quaderni e cominceranno a sentire il “bla bla” degli insegnanti. Riapre perché in essa non solo si impara, ma perché si viene educati alla vita, non da soli, non buttati nel mondo, ma accompagnati e protetti. Sì, perché i nostri ragazzi hanno anche bisogno che qualcuno li protegga da tutti quei “persuasori” che vendono vento; hanno bisogno di abbandonare, almeno per un po’, tutti quei social che diventano dipendenza negativa e fuorviante. La scuola lo può e lo deve fare!

Il compito della scuola è questo, direbbe don Milani: «La scuola è un fuoco di fila di gioie e si vede i ragazzi rifiorire di minuto in minuto.» (Lettera alla madre, 03/02/55).

Papa Francesco nel “discorso alla scuola italiana”, evidenziava «la scuola è un luogo di incontro. Perché tutti noi siamo in cammino. È un luogo di incontro nel cammino. Si incontrano i compagni; si incontrano gli insegnanti; si incontra il personale assistente. I genitori incontrano i professori; il preside incontra le famiglie… È un luogo di incontro. E noi oggi abbiamo bisogno di questa cultura dell’incontro per conoscerci, per amarci, per camminare insieme… Ma a scuola noi “socializziamo”: incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine, per capacità. La scuola è la prima società che integra la famiglia» (discorso del 10/05/2014).

Riaprire la scuola e scuola luogo di incontro: sembra che si voglia sfidare il COVID. Siamo in un tempo complesso, e proprio per questo diventa necessario che la scuola si compatti, proprio attraverso l’incontro, che avviene solo aprendo le porte e tenendole serrate o solo socchiuse.

L’augurio è quello che tutti, ragazzi, docenti, personale e dirigenti, costruiscano una scuola aperta al mondo, capace di trasmettere valori e coraggiosa nel condividere le gioie e le fatiche di un percorso lungo, difficile, ma sempre affascinare: il percorso della crescita, l’avventura della vita.

 

don Giovanni Tonani
Responsabile Ufficio Pastorale Scolastica