Unità didattiche – aggiornamento I.R.C. A.S. 2021/2022

Di seguito le Unità didattiche di apprendimento dell’anno scolastico 2021/2022 per la scuola dell’infanzia e primaria, presentate negli incontri, tenutisi il 9 e il 15 maggio, dell’Ufficio Scuola con i rappresentanti delle realtà didattiche ed educative del territorio diocesano:

Scuola dell’infanzia

  1. La pecorella smarrita
  2. Gesti d’amore
  3. Gesù nostro amico
  4. Segni d’amore, amicizia, allegria
  5. EmozioniAMOci con Gesù
  6. Le mie mani nelle Tue
  7. Un amico speciale
  8. Il buon Samaritano
  9. Viviamo insieme con insegnamenti di Gesù – Schema  /  Slide
  10. Io sono il corpo – Slide  /  Io sono il corpo – Traccia
  11. I segni del corpo  /  I segni del corpo – Presentazione
  12. Gesù e Zaccheo  /  Gesù e Zaccheo – Testi e disegni
  13. Il corpo e l’esperienza religiosa – Crema, Rivolta d’Adda, Vailate, Caravaggio
  14. Noi e la Pace
  15. I segni del corpo e l’esperienza religiosa
  16. “I segni del corpo e l’esperienza religiosa propria e altrui”
  17. I segni del corpo – Cassano d’Adda
  18. I segni del corpo – Fontanella & C.
  19. I segni del corpo – Calcio

 

Guarda il resoconto dell’incontro dedicato alla Scuola dell’Infanzia

 

Scuola Primaria

  1. IC Caravaggio (gr. 1-2)
  2. IC Caravaggio (gr. 3)  /  Padlet
  3. IC Cremona 2
  4. IC Quintino di Vona Cassano d’Adda IC Visconteo Pandino
  5. IC Cremona 4
  6. IC Cremona 3
  7. Primaria Sacra Famiglia  /  Slide
  8. IC Sabbioneta  /  Quadro Chagall  /  Domande  /  Parabola Padre misericordioso
  9. IC Soncino
  10. IC Casirate (schema) / e-BookRegole gioco “Il buon Samaritano”Mappa  /  Tabellone gioco
  11. IC Diotti – IC Parazzi  /  Slide
  12. IC Piadena – Isola Dovarese – Calvatone
  13. IC Sospiro  / Slide
  14. Scuola primaria paritaria “Conventino la sorgente” – Caravaggio
  15. IC Casalbuttano – Castelleone – Soresina  /  Schema
  16. “Il Signore rivela all’uomo il volto del Padre” – IC Calcio – IC Covo
  17. IC Castelverde
  18. Gesù rivela il volto del Padre – Scuole Diocesi di Cremona
  19. IC Vescovato
  20. Il Signore rivela all’uomo il volto del Padre – IC Pizzighettone  /  Schema
  21. IC Marconi – Casalmaggiore
  22. IC Dedalo 2000
  23. Gesù rivela il volto del Padre – IC Cremona 5 e 1
  24. Il Signore rivela all’uomo il volto del Padre – IC Cremona 1
  25. Primaria Visconti – IC Cremona 4  /  Slide
  26. IC Marconi Casalmaggiore – gr. 2  /  Schema
  27. Il Signore rivela all’uomo il volto del Padre – Primaria Capitanio
  28. IC Calvi – Rivolta d’Adda  /  Slide
  29. IC Piadena e Bozzolo
  30. Il Signore rivela il volto del Padre – IC Sospiro e Gussola (1ª)  /  (2ª)  /  (3ª- 4ª-5ª)
  31. Scuole Diocesane Soresina-Castelleone
  32. IC Diotti (gr. 2)  /  autovalutazione  /  video Pace  /  Logo Marcia della Pace  /  foto “Lo sbaglio”  /  foto “Il pentimento”  /  foto “Il perdono”  /  foto Gessi in piazza  /  foto Arca  /  foto seconda  /  foto Arcobaleno Pace

 

Guarda il resoconto dell’incontro dedicato alla Scuola Primaria




L’ora di religione a scuola per educare all’esercizio della libertà

Senza dover scomodare il filosofo napoletano Benedetto Croce che, pur non essendo credente, riconosceva in un suo famoso saggio – “Non possiamo non dirci cristiani” – la decisiva influenza del messaggio evangelico sulla cultura italiana ed europea, è facilmente intuibile quanto la figura di Cristo e il suo pensiero siano tuttora determinanti per comprendere appieno l’arte, la letteratura, la musica, la poesia, la filosofia, ma anche la concezione che ha di se stesso l’uomo, della sua dignità, della sua libertà, del valore assoluto della sua coscienza. Su questa suggestiva provocazione si muoveva il messaggio della Presidenza della CEI in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica dello scorso anno scolastico. “Noi pensiamo – si leggeva in quella nota – che questo insegnamento consenta di conoscere e di contestualizzare in un’ottica più ampia la storia culturale del nostro Paese e del mondo intero, attraverso le idee che la religione cristiana ha prodotto”.

Quest’anno il messaggio dei vescovi italiani punta a riconoscere l’ora di religione come un vero e proprio sostegno al “dialogo autentico e costruttivo” tra persone di diverse culture “educando all’esercizio della libertà in una prospettiva di giustizia e di pace”. “Proprio considerando il contesto nazionale e mondiale di questi mesi – spiegano dalla Presidenza CEI -, crediamo che il valore del dialogo sereno e autentico con tutti debba essere un traguardo importante da raggiungere insieme. Avvalersi, nel proprio percorso scolastico, di uno spazio formativo che faccia leva su questo aspetto è quanto mai prezioso e qualifica in senso educativo la stessa istituzione scolastica”.

Il documento cita un suggestivo passaggio del discorso che papa Francesco pronunciò in occasione dell’incontro sul Patto Educativo Globale lo scorso 5 ottobre 2021: “Da sempre le religioni hanno avuto uno stretto rapporto con l’educazione… [Essa] ci impegna a non usare mai il nome di Dio per giustificare la violenza e l’odio verso altre tradizioni religiose, a condannare ogni forma di fanatismo e di fondamentalismo e a difendere il diritto di ciascuno a scegliere e agire secondo la propria coscienza. Se nel passato, anche in nome della religione, si sono discriminate le minoranze etniche, culturali, politiche e di altro tipo, oggi noi vogliamo essere difensori dell’identità e dignità di ogni persona”.

Dunque entro la fine di gennaio le famiglie italiane, all’atto di iscrizione on line dei loro ragazzi ad un nuovo ciclo di studi, dovranno decidere se avvalersi o meno di questa disciplina, vero e proprio collante tra diverse altre discipline oltre che fondamentale occasione per riflettere su temi importanti per la vita dell’uomo senza nessun intento catechistico né tanto meno proselitistico. L’approccio, infatti, è essenzialmente culturale e mira a consegnare allo studente quegli strumenti necessari per un approccio libero e dialogico al dato religioso.

Nelle scuole cremonese l’insegnamento della religione gode ancora di un certo apprezzamento – siamo al 75% -, anche da parte di tanti studenti di origine straniera che non professano il cattolicesimo: un segno di grande intelligenza perché si è compreso che si tratta di una grande opportunità per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e per comprendere ancora più in profondità i valori e le tradizioni dell’Occidente.

La nota CEI si sofferma anche sugli insegnanti di religione: “professionalmente qualificati e testimoni credibili di un impegno educativo autentico, pronti a cogliere gli interrogativi più sinceri di ogni alunno e studente e ad accompagnare ciascuno nel suo personale e autonomo percorso di crescita”.

Attualmente i docenti di religione sul territorio diocesano (che comprende la provincia di Cremona eccetto il Cremasco, parte della bassa Bergamasca, Cassano d’Adda nel Milanese e il Mantovano tra Bozzolo, Sabbioneta e Viadana) sono 157. Nelle scuole dell’infanzia sono 22, tutti laici e 3 di loro sono di ruolo. Nella scuola primaria, invece, sono in totale 67, di cui una è una religiosa mentre gli altri sono tutti laici e 17 tra loro sono di ruolo. Da considerare che nelle scuole elementari e dell’infanzia, l’insegnamento è affidato anche a docenti titolari di classe o sezione riconosciuti idonei dall’ufficio diocesano. Nelle scuole statali della Diocesi, questi docenti sono circa 150. Negli istituti secondari di primo grado il numero dei docenti è pari a 35 (di cui sei di ruolo) così divisi: nel Cremonese 14 (11 laici e tre sacerdoti); nella Bergamasca 13 (dieci laici e tre sacerdoti); nella zona del Casalasco-Mantovano sono otto (quattro laici e quattro sacerdoti). Alle superiori, infine, sono 33 gli insegnanti di religione, e di questi ben 12 sono di ruolo (quattro sacerdoti e otto laici). Nel dettaglio la zona cremonese può contare su 22 docenti di religione (14 laici e 8 sacerdoti); quella bergamasca cinque (due religiosi e tre laici); nella zona mantovana sei, tutti laici.

Per questi insegnanti l’ufficio diocesano di pastorale scolastica appronta ogni anno una serie di incontri di carattere formativo sia in ambito pedagogico, sia in quello teologico, ma anche in quello spirituale. Quest’anno sono stati proposti percorsi di antropologia filosofica e teologica, approfondimenti sulla figura di Dante Alighieri e un itinerario biblico guidato da don Marco D’Agostino sulla figura di San Paolo.

Claudio Rasoli

 

Il testo della Presidenza della CEI




«La funzione educativa della scuola è di insegnare la strada che conduce ad un’assunzione di responsabilità che rende adulti»

È ormai tradizione che il vescovo Antonio Napolioni, dopo l’avvio dell’anno scolastico, voglia dedicare una celebrazione eucaristica dalla Cattedrale di Cremona al mondo della scuola. Quest’anno l’appuntamento con dirigenti scolastici e docenti si è svolto sabato 23 ottobre.

Alla presenza di alcuni dei sacerdoti impegnati nel mondo della scuola, e tra loro don Giovanni Tonani, incaricato diocesano per la Pastorale scolastica e responsabile dell’Insegnamento della religione cattolica, il Vescovo si è soffermato nella sua omelia sul valore educativo dell’essere docente oggi più che mai e su come ogni contesto possa divenire, alla luce del Vangelo, un banco di prova per essere tutti insieme, famiglie, nonni, società civile, “mondo della scuola”.

«Tutti siamo del mondo della scuola – ha dichiarato-. Di una scuola cuore che batte in un corpo che ha bisogno di aver cura di se stesso e di tutte le sue membra». Il compito educativo a cui siamo chiamati è un compito di crescita,  dunque, in quanto finalizzato ad agevolare l’incontro di cui ogni essere umano sente necessità perché «ogni vivente ha bisogno di una trasmissione di vita».

Traendo spunto dal Vangelo del giorno che narra la guarigione del cieco nato, la riflessione proposta si sofferma sull’importanza del ridare luce alle giovani generazioni, spesso attirate da false promesse che le allontanano dalla comprensione della realtà. La funzione educativa della scuola, di ogni ordine e grado, pubblica o paritaria, sia allora quella di insegnare la strada che conduce ad un’assunzione di responsabilità che rende adulti, perché «il campo degli obiettivi educativi è grande quanto l’esistenza» e gli educatori che incontrano i fanciulli e i ragazzi che frequentano il modo della scuola possono e devono essere «conduttori, testimoni, narratori, interpreti di una luce che trasmette le ragioni del coraggio, che dà la forza di alzarsi e narra il fascino della chiamata».

La stessa chiamata, o vocazione, che i docenti hanno ascoltato e che l’Eucaristia odierna ha benedetto. «Che tutti noi possiamo essere quella parola detta con amore – ha concluso il Vescovo Napolioni – per illuminare la vita dei ragazzi».




Sabato alle 18 in Cattedrale la Messa del mondo della scuola con il Vescovo

«Sarà l’occasione per dire che la Chiesa cremonese è convintamente a fianco del mondo della scuola e desidera dare il proprio contributo in termini di riflessione, cultura e naturalmente di spiritualità e preghiera». Così don Giovanni Tonani, dal 2017 incaricato dell’Ufficio diocesano di pastorale scolastica e responsabile degli insegnanti di religione cattolica, presenta la Messa che sabato 23 ottobre, alle ore 18, mons. Napolioni presiederà in Cattedrale.

«Da diversi anni – riflette il sacerdote – in concomitanza con l’avvio dell’anno scolastico si celebra la “Giornata della scuola”, iniziativa assai importante, ma che spesso passa in sordina a causa della concomitanza di tante iniziative diocesane e parrocchiali di inizio anno pastorale. Per ribadire, invece, che la nostra Chiesa ha a cuore questo settore vitale della società abbiamo pensato di riunirci attorno al Vescovo e celebrare insieme l’Eucaristia».

Alla liturgia sono invitati tutti gli insegnanti di Religione Cattolica, i dirigenti e i responsabili delle scuole cattoliche e di ispirazione cristiana, i movimenti e le associazioni impegnati nell’educazione delle giovani generazioni e i membri della commissione di pastorale scolastica. «Naturalmente – chiosa don Tonani – sono benvenuti tutti i dirigenti, docenti e studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado, nella consapevolezza che la proposta cristiana sia un valore aggiunto e che l’apporto dei credenti sia di grande arricchimento per tutti. Da mons. Napolioni, poi, aspettiamo una parola di incoraggiamento che ci guidi nella riflessione e nell’azione in questo nuovo anno».

«Questa celebrazione – puntualizza l’incaricato diocesano – non vuole sostituirsi a quelle che vengono proposte nei singoli istituti o parrocchie, ma vuole essere l’occasione per dare avvio ad un cammino unitario che non è solo di impegno e di fatica, ma anche di entusiasmo e creatività, forti del dono dello Spirito Santo che in quanto a fantasia non ha rivali. Sarà un modo per pregare insieme, accomunati, ciascuno nel proprio ruolo, dalla stessa passione educativa e dalla voglia di normalità dopo il pesante periodo del Covid19 durante il quale la scuola ha pagato un prezzo altissimo».

Intanto prosegue la formazione degli insegnanti di religione tra corsi di approfondimento legati alla figura di Dante, percorsi di spiritualità dedicati alla missionarietà in San Paolo e un itinerario di studio sull’antropologia filosofica e teologica dal suggestivo titolo: “Che cosa è l’uomo perché te ne curi?”.

La Messa, che sarà concelebrata da don Tonani e da altri sacerdoti impegnati nell’insegnamento, sarà trasmessa in diretta sul portale e sui social network diocesani.

 

 




Diamo anche noi “casa al futuro”?

Dare casa al futuro” è il titolo delle Linee programmatiche della Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana, elaborate dall’apposito Servizio nazionale alla luce del recente Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. E un paragrafo è dedicato al tema della Scuola. Tre, tra i diversi, sono gli aspetti che si possono condividere all’inizio di quest’anno scolastico.

 

Formare una “coscienza critica”.

Nella prima area, il documento, parlando dei luoghi di vita dei giovani e dell’importanza di accompagnamento, ascolto e prossimità, un paragrafo è dedicato alla scuola e all’università. «L’esperienza dello studio è formazione di una coscienza critica (anche nei confronti della fede), ricerca di autonomia personale e di esperienze relazionali». Oggi la scuola fatica su diversi fronti. I ragazzi (dai più piccoli a quelli più grandi) spesso non sono abituati a vivere un impegno regolare e continuo. Le parole “formazione”, “ricerca”, “autonomia” e “relazione”, esigono per sé un impegno. Bisogna “starci dentro”: senza fuggire alle proprie responsabilità o giustificare le proprie rinunce. La scuola deve abituare alla fatica, deve abituare alle sconfitte, deve abituare i ragazzi ad avere una giusta visione di sé (vincenti o perdenti che siano); correggere chi cerca sempre scorciatoie o sterili protagonismi. Occorre allenare i ragazzi alla fatica del ragionamento e del rispetto dell’altrui pensiero. Se non si forma questa coscienza, si rischia di far crescere sempre di più persone che abdicano alle proprie responsabilità. Una scuola di “tutti bravi” non esiste; una scuola di “tutti promossi” non esiste, non può esistere. Può, invece, esistere una scuola che forma, chiede fatica, incoraggia, corregge, spinge, chiede rispetto, una scuola che non usa la pialla, ma lo scalpello: in quel pezzo di marmo, in quel pezzo di legno c’è già un’opera d’arte, il compito della scuola è quello di togliere quei pezzi che la rendono informe, per scoprirvi, poi, un uomo, una donna, adulti capaci di pensare e di relazioni. Ma tutto questo resta una utopia da manuale, se le storie, le intelligenze e le passioni degli adulti, insegnanti in primis, non credono alla vocazione posta nelle loro mani; se non c’è alleanza educativa, se non c’è maturità innanzitutto adulta.

 

Dentro la comunità cristiana.

La scuola – prosegue il testo – «… rappresenta una propizia opportunità per imparare a confrontarsi con il territorio … L’incontro con la scuola è per la comunità cristiana una palestra di dialogo e la concreta possibilità di agire in modo sinergico.». Al di là di paure o polemiche riguardo alla presenza della comunità cristiana, meglio dei credenti, nella scuola, al di là di sterili ed inutili diatribe riguardo alla legittimità della presenza dell’Insegnamento della Religione Cattolica, al di là di tutto questo la Comunità cristiana non può ignorare la realtà della scuola. In essa molti cristiani vivono, operano e si impegnano. In essa vengono trasmessi contenuti culturali cui il cristianesimo (lo si voglia o no) ha contribuito in modo radicale. Questa coscienza e la presenza di alunni, famiglie, docenti, non docenti o dirigenti che si dichiarano cristiani, non sono certo mancanza di rispetto per i non credenti o per chi professa altre religioni, ma vanno lette come testimonianza di valori altissimi irrinunciabili, vitali. Il confronto con chi non crede o con chi professa altre religioni, deve partire alla pari, deve creare dialogo, deve portare alla collaborazione, nel rispetto reciproco e nella volontà di costruire una comunità scolastica rispettosa, aperta e dialogante. Educando al confronto, non alla pacifica giustapposizione che tende ad ignorare identità, modi di vivere e tradizioni, ma alla reciproca integrazione. Solo se non si escludono a priori alcune dimensioni dell’umano, si eviterà di trasformare un’equilibrata laicità in laicismo apologetico.

 

Gli insegnanti.

Il documento, quindi, fa una breve riflessione sugli insegnanti: «Un’azione concreta e importante potrebbe essere quella di coinvolgerli di più nel discernimento e nella conoscenza dei ragazzi per la progettazione pastorale. Il loro sguardo, quotidiano e competente, dovrebbe essere una risorsa da ascoltare di più e meglio». Molti insegnati, anche IdR, sono parte viva e vitale della comunità cristiana e della comunità scolastica. Impegnati in tanti settori della vita delle Parrocchie o della Diocesi; immersi nelle più varie attività della Scuola (da collaboratori del dirigente, a referenti di progetti; da coordinatori di classe a responsabili di sportelli…), lavorano con uno stile di servizio tipicamente cristiano. Vanno sicuramente ringraziati e spronati a continuare e affiancati nelle loro fatiche. Sollecitava Papa Francesco nel discorso ai membri dell’UCIIM il 14 marzo 2015: «Insegnare è un impegno serio, che solo una personalità matura ed equilibrata può prendere. Un impegno del genere può incutere timore, ma occorre ricordare che nessun insegnante è mai solo: condivide sempre il proprio lavoro con gli altri colleghi e con tutta la comunità educativa cui appartiene.». Gli insegnanti cristiani devo saper condividere: condividere “le gioie e le speranze, i lutti e le angosce” che si incontrano sulla propria strada, condividere per non rischiare di non essere fecondi, di chiudersi nel proprio orticello e fermarsi lì. Condividere con la comunità cristiana l’identità dei fanciulli, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani di oggi, condividere con la comunità cristiana le fatiche dell’educazione alla fede. Esserci nella Scuola, esserci nella comunità! Sempre Papa Francesco nel discorso sopra ricordato diceva: «La comunità cristiana ha tantissimi esempi di grandi educatori che si sono dedicati a colmare le carenze della formazione scolastica o a fondare scuole a loro volta. Pensiamo, tra gli altri, a san Giovanni Bosco, … È a queste figure che potete guardare anche voi, insegnanti cristiani, per animare dall’interno una scuola che, a prescindere dalla sua gestione statale o non statale, ha bisogno di educatori credibili e di testimoni di una umanità matura e completa. Testimonianza. E questa non si compra, non si vende: si offre.». Insegnanti cristiani… ovvero educatori e testimoni nella scuola e nella comunità.

 

Abitare la scuola è dare una casa al futuro!

In questo inizio di anno scolastico, ricchi di entusiasmo, di buoni propositi e di speranza, quasi come dei “remigini” ritorniamo ad abitare la scuola. Abitarla non solo fisicamente, ma col cuore, con la mente e con lo spirito. Abitare la scuola vuol dire creare il futuro, non solo dei ragazzi, ma della società. Abitare la scuola vuol dire non fermarsi a guardare al nostro oggi, vuol dire guardare i volti di quei ragazzi che varcano le porte a tre anni e che ne usciranno a diciannove; appena svezzati … già adulti! Abitare la scuola per formare la società di un futuro che molti di noi potranno vedere, in cui i piccoli di oggi saranno protagonisti. Di questo futuro è il mondo adulto di oggi ad essere responsabile. Abitare la scuola oggi vuol dire davvero dare una casa al futuro. Dare una casa a questi nostri ragazzi, dare una casa anche a noi, dare una casa a questo nostro mondo oggi ferito e, speriamo, domani, anche per merito nostro, risanato.

 

Con questi pensieri e con l’affetto e la simpatia, la Chiesa cremonese accompagna l’inizio del nuovo anno scolastico, con la convinzione che sia sempre e ancora una preziosa opportunità, di cui tutti possono godere e di cui tutti sono responsabili.  Un particolare saluto e un augurio di buon lavoro al nuovo “Responsabile dell’UST” e ai neo-dirigenti che si sono insediata in diverse scuole della nostra Diocesi.

 

don Giovanni Tonani
incaricato Ufficio di Pastorale Scolastica
Diocesi di Cremona




Irc/1, Messaggio della Presidenza della CEI in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica

Tempo di iscrizioni al primo anno dei percorsi scolastici, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado. In vista della scelta di avvalersi dell’Insegnamento della religione cattolica, alla quale saranno chiamati alunni e genitori, la Presidenza della CEI, come ogni anno, rivolge loro il proprio invito a scegliere l’ora di religione, “una disciplina che nel tempo si è confermata come una presenza significativa nella scuola, condivisa dalla stragrande maggioranza di famiglie e studenti”.

“In questi ultimi anni – si legge nel Messaggio –  l’IRC ha continuato a rispondere in maniera adeguata e apprezzata ai grandi cambiamenti culturali e sociali che coinvolgono tutti i territori del nostro bel Paese”.

“La domanda religiosa – scrive la Presidenza – è un’insopprimibile esigenza della persona umana e l’insegnamento della religione cattolica intende aiutare a riflettere nel modo migliore su tali questioni, nel rispetto più assoluto della libertà di coscienza di ciascuno, in quanto principale valore da tutelare e promuovere per una vita aperta all’incontro con l’altro e gli altri”.

 

Messaggio della Presidenza della CEI
in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica

 

Intervista a Don Daniele Saottini, responsabile del Servizio nazionale CEI per l’Irc 




Irc/2, «Occasione di formazione umana completa»

«È un forte invito a genitori e studenti per una scelta consapevole e responsabile». Don Daniele Saottini, responsabile del Servizio nazionale CEI per l’insegnamento della religione cattolica (Irc), sintetizza così, in un’intervista a Enrico Lenzi su Avvenire dell’11 gennaio, il messaggio che ogni anno i vescovi italiani rivolgono alle famiglie impegnate nella iscrizione dei propri figli al prossimo anno scolastico.

Una scelta che raggiunge livelli molto alti: circa l’88% degli studenti italiani. Segno di buona salute dell’insegnamento?

«Direi di si, confortato anche dai risultati che giusto un anno fa sono emersi da una ricerca specifica sull’Irc, definita “una disciplina alla prova”. Ovviamente non mancano spazi di miglioramento, ma complessivamente la disciplina appare apprezzata e scelta con convinzione. Ovviamente questo non significa fermarsi nel migliorare, ma certo rappresenta un momento importante di valutazione a oltre 30 anni dalla trasformazione della disciplina da obbligatoria a opzionale».

Quali sono secondo lei i punti forti su cui si basa questa scelta?

«Da tempo nella nostra società si fatica a creare relazioni educative significative. Lo vivono sulla loro pelle le stesse famiglie. L’Irc si propone come una occasione di formazione umana completa. Una formazione con la quale cercare di superare quella sensazione di essere adulti ‘afoni’ rispetto a grandi valori come il dialogo, l’accoglienza, il confronto e potremmo continuare ancora. Scegliere questo insegnamento significa accompagnare quel cammino di crescita in un aspetto delicato della vita che è quello delle scelte».

Lei parla di occasione per apprendere valori. Eppure davanti alla società in cui ci troviamo sembrerebbe una scelta “perdente”.

«Potremmo usare l’immagine evangelica del seminatore e del seme che cade sui diversi tipi di terreno. L’Irc è così: un seme sparso su tanti terreni, che sono gli studenti, molti dei quali non italiani e neppure di religione cattolica. Eppure sono una presenza significativa. A tutti loro offriamo la possibilità di fare propri questi valori. È l’offerta di un orizzonte che speriamo possa portare frutto».

E in tanti scelgono di avvalersene…

«E non dimentichiamoci che si tratta di una scelta responsabile, direi quasi impegnativa visto che si tratta di fare una ora in più di lezione senza un immediato ritorno, come il voto che fa media. Si potrebbe definire la scelta di una disciplina “gratuita” che non da “vantaggi” immediati. Eppure l’88% degli studenti e delle famiglie non rinuncia a questa opportunità educativa e formativa».

Lo scorso 1° settembre i vescovi hanno scritto una Lettera ai docenti dell’Irc esprimendo la loro gratitudine per il servizio svolto alla Chiesa e al Paese. Un gesto significativo…

«Un apprezzamento non solo dei vescovi, ma anche delle famiglie e degli studenti stessi che possono verificare in classe l’impegno di questi 24mila docenti, che si spendono per loro. Una presenza apprezzata anche dai colleghi delle altre discipline, tanto che non sono pochi i docenti Irc a svolgere funzioni di servizio all’interno dall’organizzazione scolastica stessa. Insegnanti che hanno fatto dell’aggiornamento professionale un aspetto decisivo e che si spendono davvero molto per rendere questa ora di insegnamento occasione di crescita umana completa».

Scelta, valori, responsabilità, impegno: parole un po’ controcorrente in questa società, non le sembra?

«È la sfida che vogliamo raccogliere con la presenza dell’Irc nella scuola italiana, accanto alle famiglie e agli studenti. Una proposta educativa di alto profilo, come lo sono i valori a cui facciamo riferimento nel nostro insegnamento».

Messaggio della Presidenza della CEI
in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica




Scuole cattoliche, mattinata di confronto con il Vescovo

Sono oltre 4.800 gli studenti delle scuole paritarie cattoliche in diocesi: oltre il 45% alla Materna, più del 24% alle Elementari e quasi il 10,5% alle Medie. Il restante circa 20% è suddiviso tra licei (364 studenti) e istituti professionali (596). Il quadro è stato tracciato da don Giovanni Tonani, responsabile diocesano dell’Ufficio di pastorale scolastica e Irc (Insegnamento della religione cattolica nelle scuole) in occasione dell’assemblea delle scuole cattoliche che si è svolta venerdì 6 ottobre a Cremona alla presenza del vescovo Napolioni.

Dopo aver chiesto a tutti i partecipanti di presentarsi illustrando brevemente la fisionomia della propria scuola, mons. Napolioni ha da subito voluto sottolineare l’importanza di educare le nuove generazioni alla vita, invitando quindi tutti gli istituti a una sempre maggiore comunione, capace di sconfiggere l’isolamento e lo scoraggiamento. Non è mancato un riferimento tutto personale alla pubblicazione “Grandi come bambini”, una ricerca di teologia pastorale dell’infanzia curata proprio da mons. Napolioni, che l’ha voluta idealmente affidare alla sua nuova Chiesa come segno della propria disponibilità a riflettere su questi importanti temi.

Confessando di non essere cresciuto in un ambiente di forte presenza di scuole cattoliche, il Vescovo ha detto di aver già avuto modo di conoscere e apprezzare questo tipo di realtà. L’occasione è stata la visita che don Tonani (spesso accompagnato proprio dal Vescovo) ha fatto negli ultimi mesi nei diversi istituti.

Un itinerario che è stato proprio al centro della relazione del responsabile dell’Ufficio scuola. L’occasione per una fotografia che ha messo in luce risorse e difficoltà, nella consapevolezza che la tradizione cattolica che è alla base del lavoro di queste scuole non deve tradursi in un fermarsi alle vecchie tradizioni, ma essere lo stimolo per partire da esse per muoversi con intelligenza e partecipazione al futuro.

Scuole che sono pienamente in linea con gli standard nazionali e che a volte risultano addirittura maggiormente rispettatati che nelle realtà statali.

Tranne che negli istituti tecnici, la presenza di alunni stranieri nelle altre scuole risulta ancora minima, mentre sono in crescita gli alunni con bisogni educativi speciali.

Tra le questioni sul tavolo, anche nel confronto che ha fatto seguito alla relazione di don Tonani, quella delle rette che, necessarie per la sopravvivenza della scuola, finiscono per impedire l’accesso alle fasce più fragili.

Poi il tema del personale docente, con le esigenze di formazione e aggiornamento, dei volontari e del rapporto con la comunità parrocchiale nella quale la scuola è collocata.

Tra le maggiori difficoltà i costi di gestione della struttura e del personale, la necessità di un maggiore dialogo tra scuole e di una maggiore visibilità sul territorio, non solo come singoli istituti, ma anche scuole cattoliche.

A breve sarà terminata la visita alla scuole cattoliche o di ispirazione cattolica, quindi l’attenzione si concentrerà su una attenta lettura del progetto educativo della scuola. Si vorrebbe recuperare il tema della storia e dei valori cristiani: non si tratta di fermarsi alle vecchie tradizioni – ha affermato don Tonani – ma di partire da esse per muoversi con intelligenza e partecipazione al futuro.

 

Photogallery dell’incontro

 

 

Photogallery della visita alla Sacra Famiglia

Photogallery della visita alla scuola S. Abbondio

 

 




La Laudato si’ al centro del primo incontro di aggiornamento degli insegnanti di religione

Nel pomeriggio di sabato 23 settembre, presso il Centro pastorale diocesano di Cremona, ha avuto inizio il corso di formazione per l’aggiornamento dei docenti di Religione cattolica della diocesi, con il titolo “Coltivare e custodire il Creato”, improntato sull’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. L’incontro è stato presieduto da don Bruno Bignami, che ha affrontato le prospettive teologiche dell’Enciclica sviluppando alcuni punti principali.

Abitare il mondo, sottolineando l’importanza dell’abitare la Creazione, un abitare che è la questione fondamentale che fa da sottofondo a tutta l’enciclica.

Antropocentrismo nell’ambito di un’ecologia integrale, evidenziando che l’enciclica Laudato Si evita l’antropocentrismo dispotico, ma anche il biocentrismo, sposando invece un antropocentrismo moderato: cioè rendersi conto che all’uomo compete il prendersi cura della creazione, perché questo è il progetto biblico.

Creazione: problema o mistero? Vedere la creazione come problema, non aiuta a risolvere le questioni. Non basta la tecnologia per risolvere la questione ecologica. Occorre contemplare la creazione come mistero.

Cultura della cura o la cultura dello scarto? L’uomo deve essere capace di prendersi cura, ma questo è molto difficile in nella cultura dello scarto.  La cultura della cura riconosce il valore delle cose all’interno del progetto di Dio, quindi non parte dall’uomo, come invece la cultura attuale dello scarto.

L’incontro si è concluso con un ulteriore spunto di riflessione di don Bruno Bignami: san Bonaventura dice che ogni creatura porta in sé una struttura trinitaria. Quindi come ripensare il rapporto con la Creazione?

Il corso di aggiornamento per insegnanti di religione – strutturato quest’anno in modo itinerante per la diocesi – proseguirà nei pomeriggi (ore 17-19) di mercoledì 4 ottobre a Mozzanica, mercoledì 11 a Casalmaggiore e venerdì 13 a Cremona con l’intervento di don Maurizio Compiani che tratterà due tematiche: l’uso della scrittura nella Laudato si’ e la Creazione nei libri sapienziali.

Brochure del corso docenti 2017/2018

 




IRC, il calendario del corso di aggiornamento professionale

L’aggiornamento professionale è un diritto e un dovere di tutti gli insegnanti. Lo è ancora di più per l’insegnante di Religione Cattolica. Invitiamo tutti gli Insegnanti di Religione Cattolica a vivere l’aggiornamento professionale come occasione di maturazione professionale e di impegno personale nel mondo della scuola. Il pieghevole, che riporta gli appuntamenti del nostro aggiornamento, non è solo un “pro memoria”, è un vero e proprio percorso formativo! Ringrazio tutti quelli che ci danno una mano a portare avanti questi progetti.

Corsi aggiornamento docenti 2017-2018