Riscoprire la dimensione di famiglia ai tempi del coronavirus

Si dice che Dio scriva dritto anche sulle righe storte. Certo questa epidemia che porta malattia, morti e disagi di ogni tipo è una sofferenza nella quale chiediamo a Dio sostegno e consolazione, ma può anche diventare occasione in cui cogliere nella concretezza della nostra esperienza quotidiana quello che, attraverso riflessioni e confronto, ci siamo detti due domeniche fa nella giornata delle famiglie: la famiglia è protagonista nella Chiesa, la famiglia è Chiesa.

Questo lo stiamo vivendo in vario modo.

Ciascuno forse penserà alla situazione nuova, magari un po’ spiazzante, in cui si è trovato nel tentare di vivere la liturgia delle ceneri in famiglia. Per le famiglie con bambini è stato molto entusiasmante aver aiutato nel preparare le ceneri ed averle usate per qualcosa che si percepiva importante, anche se forse agli adulti sarà mancato il raccoglimento della chiesa: ci siamo però tutti accorti che come famiglia è possibile vivere delle celebrazioni.

Questo può diventare esperienza bella per ogni famiglia che è sempre chiamata ad una preghiera fatta insieme, ma al tempo stesso può essere risorsa per la comunità, in cui alle famiglie è chiesto di vivere con minor passività le celebrazioni e addirittura, in mancanza del prete o situazioni particolari, a guidarle.

Domenica e mercoledì abbiamo sentito la mancanza dei saluti finita la messa o dei canti fatti insieme, dell’incontro con quegli amici… forse questo è segno embrionale dell’essere comunità, del percepirci insieme intorno a Gesù: l’esperienza di questi giorni può aiutarci come famiglie a coltivare questo desiderio, a sentire che siamo uniti in una famiglia più grande e che la comunione coinvolge anche quanti normalmente non possono viverla in modo manifesto. Allora magari questi giorni di tempi più lenti ci danno la possibilità della telefonata alla zia anziana, all’amico che non si vede da un po’… al di là dei soliti veloci messaggi WhatsApp, sperando di ricordare, quando la normalità riprenderà, questo desiderio di essere famiglia più grande e di cercare di viverlo sempre più.

Questi giorni ci portano anche a stare più insieme come famiglia, a superare piccole e grandi fatiche legate ai ritmi ribaltati, ma anche ad assaporare la gioia dell’inventare qualcosa insieme, del passare del tempo a chiacchierare e fare cose, a giocare. Questa è la grande risorsa delle relazioni familiari: niente di complicato, ma una continua attenzione reciproca che richiede amore e che ci unisce sempre più, smussando le spigolosità inopportune. Viviamo e riscopriamo questa semplicità di relazioni belle!

Essere famiglia è questo.

Fare pastorale familiare forse è portare questa normalità di relazioni fuori dalla nostra famiglia coinvolgendoci in relazioni di vicinanza e attenzioni con le persone che vivono accanto a noi: altre famiglie, i nostri don, anziani e ragazzi

Maria Grazia e Roberto Dainesi
(incaricati diocesani di pastorale Familiare)