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Mons. Franzini: «Riscoprendo la presenza di Dio, la città terrena potrà riacquistare dignità e pace sociale»

Nel cuore dell’estate la tradizionale processione con la statua della Madonna di Brancere, Regina e patrona del Po, ha animato le rive del Grande Fiume. La grande celebrazione mariana, promossa in occasione della solennità dell’Assunta da ormai trentanove anni consecutivi da don Aldo Grechi, parroco della piccola frazione di Stagno Lombardo, ha radunato anche quest’anno centinaia di persone: non solo dal territorio cremonese, ma anche da quello parmense e piacentino.

 

La processione sul fiume

Le celebrazioni sono iniziate nel primo pomeriggio presso la società canottieri Flora dove la statua della Madonna è giunta dalla Cattedrale, dove quest’anno è stata celebrata la Novena.

Vogatori e natanti a motore hanno attorniato la barca della protezione civile di San Daniele Po “La Golena” (di cui la Madonna di Brancere dal 2001 è patrona): è su questo motoscafo che è stata posta la statua, accompagnata da mons. Alberto Franzini, parroco del massimo tempio cittadino.

Durante la suggestiva processione di barche che, seguendo la corrente, ha raggiunto il Sales (Lido Ariston), il sacerdote ha benedetto le società canottieri e motonautiche e quanti, numerosissimi dalle rive, seguivano il passaggio dell’immagine sacra.

Photogallery della partenza dal Flora

 

La Messa al Sales

L’attracco al Sales è stato preceduto dall’arrivo a nuoto di Maurizio Cozzoli, conosciuto come il “Caimano del Po”, che da sedici anni percorre a nuoto 11 chilometri in omaggio alla Madonna. Sulla barca di appoggio lo sportivo ha voluto anche la presenza di un giovane musulmano suo amico, Mubarak, in segno di fratellanza universale.

Sbarcata al Sales la statua della Madonna è stata come sempre portata a spalla dai “pescatori scalzi”: Antonio Viola (coordinatore del gruppo da trentasei anni), Marcello Tiengo, Pietro Marca e Nicola Tambani. Percorrendo processionalmente la via Alzaia, accompagnata della banda di Canneto sull’Oglio e dai numerosi fedeli presenti, la statua della Regina del Po è stata portata nel boschetto oltre l’argine per la Messa.

Presenti anche le autorità civili dei Comuni rivieraschi con i propri gonfaloni, a cominciare da quelli della Provincia e del Comune di Cremona. Tra i primi cittadini che non hanno fatto mancare la loro presenza, in fascia tricolore, i sindaci di Cremona, Stagno Lombardo, Gerre de’ Caprioli, Pieve d’Olmi, S. Daniele Po, Castelvetro Piacentino e Zibello. Rappresentati anche i gruppi di Protezione civile e i corpi delle Forze dell’ordine.

La Messa, presieduta da mons. Alberto Fanzini, è stata concelebrata da diversi altri sacerdoti, tra cui don Aldo Grechi, don Giuseppe Galbignani (parroco di Stagno), don Alberto Mangili (parroco di Bosco ex Parmigiano), don Emilio Garattini (parroco di Pieve d’Olmi e vicario della Zona 8), don Eugenio Pagliari (parroco in solido di Malagnino) e don Franco Zangrandi (parroco emerito di Annicco).

Ad animare la celebrazione la schola cantorum della clinica “Figlie di San Camillo” diretta dal maestro Michele Bolzoni e con all’organo Camillo Fiorentini, arricchita anche dalla presenza del baritono Valentino Salvini.

Nell’omelia mons. Franzini ha ricordato che fin dai primissimi tempi la Chiesa ha festeggiato l’Assunzione di Maria: così vicina a Gesù durante la sua vita terrena, ha seguito il destino del figlio sino alla morte e oltre. In Maria si vede dunque il destino della Chiesa e dell’intera umanità.

Il parroco della Cattedrale ha quindi messo in evidenza due significati della ricorrenza. Anzitutto quello di non fermarsi ai beni della terra, ma di guardare al Cielo. «Vita terrena non basta – ha detto il sacerdote -: è una vita piena di sofferenze, troppe cose che non tornano. Il nostro cuore è fatto per un amore stabile e una gioia piena: solo il Cielo è un orizzonte adeguato. Quella di oggi è una festa importante perché non siamo incamminati verso il buio del sepolcro, ma verso un orizzonte di gioia e di gloria che non avrà fine. Maria è il segno evidente di questa scommessa riuscita. Maria è arrivata al Cielo perché ha vissuto già sulla terra la logica del Cielo».

Il secondo significato della festa è stato messo in evidenza ricordando come nella cultura di oggi «corriamo il rischio di essere ingannati da tante parole che lasciano il cuore amaro perché non dicono la verità della vita: progresso, autonomia, libertà assolute in tutti i campi. La festa di oggi è monito per avere stima esistenziale, e non solo teorica, verso le parole del Signore, della nostra fede: al di fuori è difficile trovare la totale verità sull’umano. La Madonna ci dice che se vuoi essere felice devi vivere come lei. Vivere il nostro tempo, far fronte alle sfide di oggi con Maria, ci aiuta a non perdere la strada». La Madonna diventa così segno di consolazione e speranza per il popolo di Dio pellegrino in questo mondo.

Tra le tante sfide odierne per i cristiani dell’occidente mons. Franzini ne ha volute evidenziate in particolare tre. «La prima sfida è la famiglia, tematica complessa, fondata sull’amore sincero e totale con tutti i familiari: se si sfalda si rischia molto. Come ci insegna Papa Francesco abbattere la famiglia è abbattere la società alla sue radici. La Madonna, che è stata madre, ci aiuti a farci vivere la passione per la famiglia: amore familiare che diventa cemento su cui fondare la società».

«La seconda sfida – ha affermato il sacerdote – è la laicizzazione della società e dell’Europa, molto debole sotto molti punti di vista: culturale, spirituale, etico, finanziario e politico. La laicizzazione rischia di spegnere il desiderio di Dio nel cuore della persone come negli spazi pubblici, perché dove non regna Dio regnano i potenti e tornarono i totalitarismi di ogni sorta, come è sempre accaduto nella storia. È importante la fede nel cuore dell’uomo: lo rende capace di un’umanità autentica. È importante la qualità dei cristiani, chiamati sale della terra da Gesù». Una impegno, quello del cristiano, da vivere non con arroganza, ma nemmeno con vergogna e paura.

Infine il riferimento è stato alla «presenza di tante persone di altre religioni che vivono accanto a noi: in che modo vivere il rapporto con loro? Come il Signore, che le ha guardate con immenso amore e che, guardandole, ha suscitato nel loro cuore il desiderio della verità». Presenze che non devono essere vissute con paura, «ma nemmeno con senso di indifferenza», piuttosto come «stimolo per recuperare con passione e gioia le radici vere della nostra fede cristiana. Presentandoci agli altri con umiltà e coraggio della nostra fede per poter entrare in dialogo con tutti senza vergogna e paura». Il rischio più grande? Quello di «presentare identità vuote e spente», con «il dialogo che rischia di diventare una resa, un’arrendevolezza». «La Madonna ci aiuti – ha detto ancora mons. Franzini – a recuperare la dignità e la profondità della nostra fede, per poter compiere passi autentici di amicizia e dare testimonianza al nostro vicino. Soltanto riscoprendo la presenza di Dio nella vita umana la città terrena potrà riacquistare dignità e pace sociale a cui tutti aspiriamo».

Durante la celebrazione eucaristica è stato ricordato Lorenzo Mai, uno dei “pescatori scalzi” che per tanti anni ha partecipato a questa giornata, deceduto lo scorso 9 novembre.

Photogallery:     L’arrivo al Sales     La S. Messa

 

Benedizione della acque

Al termine del pomeriggio la statua della Madonna di Brancere è stata riportata processionalmente sulle acque del Po per raggiungere il luogo dove sorgeva l’antica chiesa, il cimitero e l’abitato di Brancere, distrutti dall’inondazione del 1756: gettata in acqua una corona di fiori si è tenuto un minuto di silenzio con “l’alza remi” dei vogatori presenti e la benedizione al Grande Fiume e alle popolazioni che vivono e lavorano sulle sue rive.

Come sempre immancabile la presenza sul fiume, oltre alle imbarcazioni a remi e a motore, anche di un idrovolante. Nel cielo la scia colorata lasciata da un aereo e il lancio di palloncini colorati come segni di festa.

La processione si è conclusa come consuetudine presso la santella della Regina del Po, opera di Graziano Bertoldi inaugurata per il Giubileo del 2000, dove sono state benedette due formelle in terracotta raffiguranti una Paolino Foglia (primo a portare la statua della Madonna di Brancere sulla sua barca) e Sandro Talamazzini, noto giornalista televisivo cremonese, molto devoto a questa tradizione che negli anni ha aiutato, proprio con il suo lavoro, a far conoscere. In questa circostanza Bertoldi ha ricordato come questa santella sia stata voluta negli anni passati per avere un luogo dove fermarsi a riflettere e pregare anche in tutti gli altri giorni dell’anno: molte persone, infatti, passano a sostare per una preghiera in questo luogo.

Al termine anche i sentiti e sinceri ringraziamenti di don Aldo a quanti volontariamente, anche quest’anno, hanno contribuito alla buona riuscita della giornata.

Photogallery delle celebrazioni conclusive

Si ringrazia Matteo Lodigiani

 

L’arrivo della statua in cattedrale per la Novena