Primo Maggio, il Vescovo alla Sicrem di Pizzighettone: «Che bella la Messa in azienda. Anche questa è Chiesa»

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L’annuale celebrazione eucaristica con il Vescovo che l’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro, guidato da Eugenio Bignardi, promuove sul territorio per il Primo Maggio, memoria liturgica di San Giuseppe Lavoratore, si è celebrata quest’anno presso gli stabilimenti Glanzstoff Sicrem di Pizzighettone, del gruppo thailandese Indorama Ventures, leader mondiale nella produzione del rayon, rinforzo tessile per pneumatici.

Nella grande azienda (300 dipendenti nella sede cremonese), prima dell’inizio della Messa, monsignor Napolioni ha visitato incontrato i dipendenti nella sala conferenze, accolto dai lavoratori con i loro famigliari, dai dirigenti e dalle autorità locali, il parroco don Andrea Bastoni, il sindaco Luca Moggi, i rappresentanti delle istituzioni economiche, politiche, militari, delle categorie professionali del territorio. A fare gli onori di casa l’amministratore delegato di Sicrem spa, Ferdinando Prestini che ha descritto l’azienda, la sua struttura, la tipologia di produzione e la sua presenza storica sul territorio.

È toccato poi a don Bruno Bignami, originario proprio di Pizzighettone e da quattro anni direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per i problemi sociali e il lavoro, richiamare il tema della Giornata proposto come riflessione dai vescovi italiani. Ricordando l’urgenza di un impegno costante per la sicurezza a fronte di un incremento degli infortuni su scala nazionale, il sacerdote ha ripreso la frase di Papa Francesco scelta come titolo per il Messaggio Cei: “La vera ricchezza sono le persone”. «Nei luoghi di lavoro – ha commentato – possiamo avere tutte le tecnologie più avanzate, ma senza la persona quel luogo diventa drammaticamente più povero. Le persone che lavorano sono la ricchezza di un luogo di lavoro». «La vera ricchezza siete voi», ha aggiunto concludendo. «Ognuno di voi, attraverso il suo lavoro sta costruendo il futuro non solo per la sua famiglia ma per il mondo».

Breve ma significativo poi il dialogo tra il vescovo con alcuni dirigenti e lavoratori, con una sottolineatura significativa dell’impegno costante di Sicrem sul fronte della sicurezza dei suoi dipendenti («una priorità assoluta», come l’ha definita il responsabile aziendale per qualità ambiente e sicurezza) e della «centralità del lavoratore e della dignità del suo lavoro» posta al centro delle relazioni anche sindacali all’interno del gruppo

«Ci deve essere un modo di fare che fa bene a tutti – ha quindi concluso monsignor Napolioni – Concertando e dialogando con tutti i valori in gioco cerchiamo di trovare quella modalità, perché abbiamo bisogno gli uni degli altri. Il vescovo è qui per ricordare che siamo una comunità, una famiglia di famiglie, di storie, un mondo in cui nessuno (come ci ricordano oggi la pandemia e la guerra) si può salvare da solo».

Dopo una breve visita ai reparti dello stabilimento, poi, l’inizio della celebrazione eucaristica, presieduta da monsignor Napolioni, concelebrata dal parroco don Bastoni e dal vicario don Gabriele Mainardi, e animata dal coro Lady Voices di Pizzighettone.

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Nella sua omelia il vescovo ha proposto una riflessione che attualizza l’episodio della apparizione di Cristo agli apostoli tornati a pescare sul Lago di Tiberiade, raccontato nella pagina del vangelo di Giovanni proclamata durante liturgia della Parola della terza Domenica di Pasqua.

Dopo la morte del Signore le prime apparizioni non erano bastate: «Non ci avevano creduto abbastanza. I pescatori se ne sono tornati a pescare… – ha commentato – Non avevano dimenticato il mestiere quella notte non presero nulla». Questo ricorda che «si può fallire, si può vivere un tempo di tale durezza da avere paura, nostalgia, dimenticando che Dio è con noi».

Così giunge in tutta la sua concretezza la domanda di Gesù che attendeva sulla riva: “Non avete nulla da mangiare?”. «È il dramma di chi non porta il pane a casa – ha proseguito monsignor Napolioni -. Il fallimento di un’impresa e di una famiglia. Come si può sentire un padre che non può provvedere ai bisogni essenziali dei suoi figli? Il mondo ogni giorno ci rammenta queste scene».

Arriva però la voce del Maestro che invita a gettare le reti dall’altro lato della barca: «I discepoli avevano bisogno di un’indicazione banale. Chi ci dice qual è il verso giusto? Ce lo insegna il dialogo: quello con il Signore, tra noi, nella comunità, tra visioni ed esigenze diverse… Dall’altra parte della barca c’è quel modo di fare le cose che fa bene a tutti. La Risurrezione, la giustizia non solo distributiva ma anche innovativa, creativa. Perché la nostra società abbia un futuro. E anche voi – ha aggiunto – avete diritto di chiedere alla Chiesa di manifestare il Signore non con la retorica di parole vuote ma con l’impegno al cambiamento che noi per primi dobbiamo ricercare».

Concludendo la sua riflessione, il Vescovo ha quindi ripreso la frase pronunciata da Pietro davanti al Sinedrio, come descritto dagli Atti degli Apostoli: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”.

Se il pasto preparato da Gesù sulla riva per gli apostoli rientrati dalla pesca è il segno di una alleanza, una “sinergia” tra umano e divino («non faccio tutto io e non potete fare tutto voi»), l’obbedienza a Dio è un richiamo a non lasciare «l’ultima parola al nostro istinto, ai nostri interessi o al nostro limitato punto di vista. Lasciarla a Dio significa avere una coscienza filiale e fraterna, che cerca la coerenza con l’esperienza di fede che viviamo ogni giorno della settimana in ogni ambito». Anche quello lavorativo: «Che bello per me celebrare la Messa di questa Terza Domenica di Pasqua qui, in un’azienda. Anche questa è Chiesa, anche qui si realizza la salvezza, se gli uomini, ovunque si trovino, obbediscono a Dio prima che al proprio piccolo cuore».

Al termine della celebrazione il ringraziamento di Eugenio Bignardi, incaricato diocesano per la pastorale sociale e del lavoro che ha annunciato la partenza di un percorso di dialogo e confronto sui temi del lavoro con le realtà imprenditoriali, sindacali e di categoria sul territorio per «un impegno al discernimento che si traduca in una proposta di solidarietà e tutela delle situazioni di maggiore fragilità».

Un impegno richiamato dal vescovo con la benedizione che diventa augurio: «Fare degli altri il criterio del nostro benessere».

 

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