Presentato al Museo diocesano il volume sul Sabbioneta

Si è svolta nel pomeriggio di mercoledì 11 febbraio, presso il Museo diocesano di Cremona, la presentazione del volume “Francesco Pesenti detto il Sabbioneta. L’Adorazione del Bambino in San Sigismondo”, curato dalla storica dell’arte Raffaella Poltronieri.

L’incontro è stato introdotto da Vittoriano Zanolli, presidente del Rotary Cremona Po, che ha ricordato come l’iniziativa sia nata dal suo predecessore, Roberto Frosi, e abbia permesso di recuperare un’opera significativa della pittura manierista cremonese del Cinquecento, evidenziando l’importanza del contributo del club nel sostenere il restauro e nel valorizzare la produzione artistica di Francesco Pesenti, presente anche in altre opere conservate in città come decoratore.

Ad aprire la presentazione, che si è svolta nella sala Bolognini di palazzo vescovile, è stato mons. Gianluca Gaiardi, direttore del Museo diocesano e incaricato diocesano per i Beni ecclesiastici e le attività culturali. Gaiardi ha sottolineato come il volume rappresenti il secondo quaderno della collana del Museo diocesano dedicata alla valorizzazione di beni culturali della Diocesi di Cremona, proseguendo idealmente il lavoro inaugurato con il primo volume dedicato alle lastre del “Genesi e tralcio abitato di Wiligelmo”. «Il quaderno – ha detto il sacerdote – si sposta leggermente dalla Cattedrale e dal Polo museale e tocca il gioiello splendido della chiesa di San Sigismondo, dove si conserva un patrimonio non conosciuto a molti, perché negli spazi abitati dalle suore di clausura». «Mi piace chiamarlo quaderno, perché è una pubblicazione da leggere, sfogliare, su cui prendere appunti. Il restauro, il confronto, la storia: non un libro, ma uno strumento che i visitatori possono utilizzare».

Ampio spazio è stato dedicato al restauro, illustrato da Chiara Migozzi, responsabile dei lavori conservativi. La tavola presentava condizioni critiche: il supporto ligneo era danneggiato da deformazioni e piccoli attacchi di tarli, mentre le superfici pittoriche mostravano sollevamenti, cadute di colore, vernici ossidate e ridipinture alterate. La collocazione nell’ex sagrestia, soggetta a sbalzi di temperatura, umidità e contatti con l’acqua, aveva aggravato il degrado. Le operazioni hanno previsto consolidamenti mirati, pulitura calibrata per ridurre vernici ingiallite, reintegrazioni pittoriche e un restauro della cornice lignea dorata, ricca di iscrizioni, motivi fitomorfi e zoomorfi, eseguito nel rispetto dell’autenticità storica e della reversibilità dei materiali.

Raffaella Poltronieri ha poi illustrato il percorso di ricerca che ha portato alla pubblicazione. Lo studio è partito dal contesto storico e dall’analisi archivistica, con l’obiettivo di valorizzare un artista fino a oggi poco noto. «È un libretto piccolo ma pieno di informazioni nuove», ha spiegato, evidenziando come l’analisi dell’a “Adorazione del Bambino” permetta di leggere con precisione l’opera e il suo contesto.

La tavola, firmata e datata 1545, mostra un’iconografia complessa: la Natività è affiancata dai santi Giovanni Battista e Girolamo e da un coro di angeli che recano i simboli della Passione. Un angelo, inginocchiato dietro il Bambino, sta per cingergli la testa con la corona di spine, prefigurando il martirio futuro. La Vergine e i santi osservano la scena con volti intensi, mentre la composizione e la resa dei panneggi rivelano l’influenza di modelli senesi e il talento di Pesenti nella metà degli anni Quaranta del Cinquecento.

Non meno significativa è la cornice, parte integrante del programma iconografico, con decorazioni allegoriche che spaziano da cavallucci marini e tritoni a uccelli fantastici e salamandre, fino a riferimenti al Cristo-Agnello e alle Scritture. La combinazione di pittura e cornice, insieme al restauro meticoloso, restituisce pienamente l’armonia e la complessità dell’opera.

Poltronieri ha infine collocato l’Adorazione nel percorso artistico e sacro di Pesenti, sottolineando la rilevanza della tavola nella pittura manierista cremonese e il ruolo originale dell’artista, capace di combinare dettagli naturalistici e simbolismo religioso in un’opera di straordinaria intensità.

Con questo secondo quaderno (disponibile presso il bookshop del Museo diocesano), la Diocesi conferma il proprio impegno nella valorizzazione del patrimonio artistico del territorio, proseguendo un percorso che unisce ricerca scientifica, tutela e divulgazione.