Padre Dall’Oglio: «Non ci stancheremo di chiedere la verità»

“Non ci stancheremo di chiedere la verità su padre Paolo, sulla sua vita e su questi sette anni che ancora attendono di essere chiariti”. È quanto affermato dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, in un video-messaggio inviato alla conferenza stampa, oggi a Roma presso la sede della Fnsi, indetta a sette anni dalla scomparsa di padre Paolo Dall’Oglio in Siria.

Un ricordo “affettuoso” quello di Sassoli per il quale “ricordare la figura di padre Dall’Oglio a sette anni dalla sua ultima apparizione, a Raqqa, è un dovere che abbiamo come comunità per non disperdere il grande patrimonio civile, sociale, culturale che fino adesso ha accompagnato la sua vita. Dobbiamo portare avanti il suo messaggio, per seguirlo e renderlo sempre attuale: siamo tutti accomunati da un destino unico e di cittadinanza globale”.
Il presidente dell’Europarlamento ha posto l’accento sulla “preghiera, una forte lettura della contemporaneità e una grande fiducia negli uomini”, tre peculiarità del gesuita romano, “instancabile uomo di fede, di forti convinzioni che gli hanno permesso di portare avanti il suo obiettivo e non arrendersi di fronte agli ostacoli che ha incontrato”. Padre Dall’Oglio, ha aggiunto Sassoli, “è una figura estremamente contemporanea e attuale nella quale possiamo riflettere i valori a fondamento del nostro progetto europeo fondato sulla diversità, sulla pluralità, sul dialogo, concetti essenziali per la promozione ovunque nel mondo della cultura della convivenza, della riconciliazione tra comunità e religioni, principi che dobbiamo rafforzare quotidianamente”.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Alla conferenza stampa è intervenuto anche padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione Ratzinger: “Paolo è per noi l’impegno dei religiosi che sono martiri, che continuano a ispirare tantissimi altri sulla linea e sull’impegno loro e anche delle persone, in particolare di musulmani, con cui egli ha saputo insegnarci a dialogare e a essere solidali nella ricerca della giustizia e della pace”. “La sua memoria – ha detto padre Lombardi – è viva, è una presenza che ispira, di idee e pensieri profondi, di coraggio e impegno che ci aiuta a trovare vie di dialogo, giustizia e pace e approfondimento”.
Di “difesa della verità da custodire e tramandare” ha parlato, nel suo intervento, il prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini (nella foto), “e tocca anche ai giornalisti fare in modo che la comunicazione sia strumento per costruire e non per distruggere, per incontrarci e non per scontrarci, per orientare e non disorientare. Custodire e tramandare i valori della pace, che è ciò che padre Paolo ha fatto in Occidente e in Oriente. Lo ha fatto raccontando agli uni la storia degli altri”.
Parole confermate da Asmae Dachan, giornalista italo-siriana, nel suo ricordo di padre Dall’Oglio a chiusura di conferenza stampa: “A noi musulmani in Italia, che studiamo e viviamo in Italia e ci sentiamo figli di entrambe le culture, padre Paolo ci ha aperto una strada che ci riporta al titolo di un suo libro: ‘Innamorati dell’Islam, credenti in Cristo’. La sua figura è rilevante non solo per il dialogo interreligioso ma anche per il futuro della Siria. Per questo è importante chiedere la verità per padre Paolo e per tutti gli scomparsi. Se ci arrendiamo all’idea che tanto in Siria le cose funzionano così, lasceremo che migliaia di famiglie che attendono la verità sui propri cari restino nell’angoscia”.

Francesca Dall’Oglio, sorella del gesuita, presente alla conferenza stampa, ha chiesto, anche a nome dei familiari, che “si faccia chiarezza, verità su Paolo” e ha ribadito “la speranza che possa essere ancora vivo”. “In Algeria – ha ricordato – ci sono state persone sequestrate per 10 anni, detenute nel fondo di un pozzo, che sono riuscite a sopravvivere. La speranza che sia vivo esiste. Io continuo a sperare e nel mio piccolo so, dai riscontri che ho avuto, che mio fratello era vivo a Baghuz nel febbraio-marzo 2019. Quando pensiamo a Paolo pensiamo alla Siria, quando parliamo di Paolo parliamo di Siria. C’è un processo a Coblenza sui crimini di Assad ma di questo non se ne parla, così come dei corridoi umanitari. Io continuo a sperare e mi affido alla Provvidenza”.