«Nemmeno gli alberi sono fermi». La nuova edizione di Riflessi parla di “Radici”

«Mettere radici – diciamo – per indicare la sospensione del movimento, con quella vaga allusione alla pigrizia che spinge in fondo ad accontentarsi, a smettere di cercare. E quanto comodo ci fa – a volte – accomodarci sulle radici che ci fanno dire “noi” e ci fanno bastare il “qui”, puntando dritto lo sguardo dove affondano. Sotto terra».

Così si apre l’introduzione all’ultima edizione di Riflessi magazine, la numero 29, che ha come tema e titolo proprio «Radici».

E cercando, e raccontando, e incontrando, invece, l’edizione del mensile digitale diocesano online dal 25 marzo su www.riflessimag.it ricorda che «nemmeno gli alberi sono fermi». «E se il tronco – si legge ancora nella pagina introduttiva – lentamente, silenziosamente, alza la testa e allunga le braccia verso il cielo, le radici, laggiù, sotto alle nostre suole, si espandono, scavano, esplorano, evitano gli ostacoli, spaccano l’asfalto, nutrono, esplorano più a fondo… Non hanno una direzione. Le radici. Non si accontentano. Non si fermano.

Le radici raccontate attraverso storie, interviste, incontri, editoriali, reportage fotografici e contenuti multimediali, dalle pagine del magazine si muovono in ampiezza e in profondità, si intrecciano articolandosi prospettive diverse, anche inattese fra tradizioni, storia, arte antica e contemporanea, natura, sostenibilità, inclusione e solidarietà. «Sono le nostre città: l’arte che l’ha plasmata, le squadre del cuore e i racconti dei nonni… I nonni che hanno scavato e quelli che hanno viaggiato, attraversato gli oceani creando ponti di culture, intrecci sotterranei più vasti della chioma che vediamo».

Emerge così, dal racconto della vita del territorio, un’umanità vicina, con il suo bisogno di sentirsi salda, di appartenere ad una storia, ad un gruppo, ad una terra.

Le radici nutrono, curano l’albero, addirittura rimarginano le ferite di piante vicine, ci spiega l’agronomo. Le radici non smettono di lottare, di lavorare sodo, aggirare gli ostacoli. Dare.

«A volte anche solo una goccia: un libro di fiabe di cui Vlad, nato a Mariupol e adottato da bambino da una famiglia cremonese, non conosce più la lingua, la chitarra che ha donato alla ragazza fuggita dalla guerra. Quella guerra che sradica di un popolo e di tutta l’umanità. Il male che sembra mettere radici. Ci immobilizza, ci taglia il nutrimento, fa appassire la vita. Ma è una bugia. «Nemmeno gli alberi sono fermi»