RIFLESSIONI SULLA VITA DI S. FRANCESCO di SALES – Terzo appuntamento: MISSIONE CHABLAIS – parte seconda

Per chi conosce la comunità visitandina di Soresina, la vita di S. Francesco di Sales è in gran parte nota. Nei prossimi mesi cercheremo comunque di approfondire la figura della Santo attraverso alcune riflessioni e meditando sui momenti della sua vita che hanno segnato le scelte di fondo della sua santità.

Terzo appuntamento: MISSIONE CHABLAIS – parte seconda

Può una situazione ecclesiale del XVI secolo stimolare, a distanza di 400 anni, la nostra modalità di vivere l’annuncio evangelico, come Chiesa italiana e come comunità parrocchiali?

La missione che s. Francesco di Sales ha compiuto nello Chablais negli ultimi anni del 1500 è davvero una missione di riconversione di una popolazione che aveva già ricevuto l’annuncio evangelico. Egli va in un territorio formalmente cristiano, ma sottratto al cattolicesimo dalla riforma protestante, quindi, come nell’ Europa del XXI secolo, deve rimotivare a credere chi ha perso la fede, chi ha optato per altre credenze: allora era il calvinismo, oggi la fede nella sola ragione, nella scienza che nega la creazione, nel nichilismo dei non-valori.

Essere Chiesa in uscita, avrebbe detto papa Francesco, non una Chiesa chiusa nel recinto del proprio standard quotidiano. Una Chiesa che sperimenta e si confronta con il mondo, come avrebbe voluto il Concilio Vaticano II.

Ieri come oggi il problema fondamentale dell’apostolo è come presentarsi agli altri, su quali mezzi far conto e in chi avere fiducia.

San Francesco si affida completamente al Signore, perché a Lui appartengono i cuori e solo Lui li può aprire alla grazia, ma sarebbe ingiusto negare il ruolo e l’operato dell’apostolo.

Prima di lui un altro missionario era stato mandato dal vescovo nello Chablais, ma dopo poco era ritornato sconfitto dalle difficoltà incontrate. Francesco invece resiste alle difficoltà e riesce nella sua missione, allora cos’è che fa la differenza tra i due apostoli?

Certamente entrambi avevano la stessa fede nella Provvidenza ed entrambi hanno cercato di dare il meglio di loro, ma di diverso avevano il loro bagaglio culturale, la loro formazione umana e spirituale, il loro modo di stare tra la gente, la loro fantasia apostolica, il loro coraggio nelle difficoltà.

Infatti fin dai primi giorni della missione emerge il carattere socievole e comunicativo di Francesco che riesce a dialogare con tutti: contadini e soldati, commercianti e nobili, cattolici e protestanti, non si abbatte nelle difficoltà e mostra coraggio nelle avversità e nei pericoli.

Se il 26 gennaio 1923 papa Pio XI dichiara s. Francesco di Sales patrono dei giornalisti, lo fa perché durante la missione nello Chablais il santo missionario ha inventato un nuovo strumento di comunicazione: scrive e fa stampare delle istruzioni a difesa della dottrina cattolica e a confutazione delle tesi eretiche dei calvinisti.

Distribuisce questi fogli nelle case, quasi fossero il bollettino parrocchiale, e così riesce a raggiungere e a comunicare con quelli che per paura delle ritorsioni dei calvinisti non osavano andare a sentire le sue conferenze pubbliche.

Un’altra caratteristica della sua predicazione, che lo fa apparire come un precursore dell’ecumenismo moderno, era il suo atteggiamento verso i fedeli calvinisti.

Nelle sue prediche e nei suoi scritti egli contrastava con forza e con chiarezza di dottrina gli errori teologici della riforma protestante, ma aveva verso le persone uno sguardo sereno e li riconosceva fratelli perché inseriti nello stesso battesimo.

Ecco il giudizio che ne da il vescovo cremonese Geremia Bonomelli in un suo scritto: Sappiamo che molti eretici calvinisti si convertirono alla fede cattolica, vinti più che dalla forza del ragionamento, dalla carità del linguaggio, che S. Francesco usava.

In tempi di roghi contro gli eretici non tutti condividevano questo suo comportamento ed anche tra i suoi amici c’era chi avrebbe voluto da lui atteggiamenti più oppositivi ed oltraggiosi verso gli erranti.

Sono passati alcuni secoli eppure ancora oggi ci sono cristiani che non hanno capito il valore dell’ecumenismo e del rispetto per i fedeli di ogni religione. Per il suo famoso incontro di Assisi con tutti i capi religiosi papa Giovanni Paolo II fu infatti molto criticato e ancora oggi alcuni “cristiani – super cattolici” non accettano i documenti conciliari che parlano di ecumenismo e di rispetto di ogni fede religiosa.

Per fissare una data di chiusura della missione nello Chablais si può far riferimento al 1° ottobre 1598 quando il Duca di Savoia e il card. Alessandro dei Medici, delegato del Papa per gli affari francesi, assistono insieme alla celebrazione delle Quarantore a Thonon con grande concorso di popolo e quotidiane abiure dei calvinisti a favore della fede cattolica.

La città è la stessa dove solo pochi anni prima Francesco era arrivato solo e non vi poteva neanche abitare per paura di essere violentato e per predicare doveva essere scortato dai militari della Savoia, ma il clima è completamente cambiato: la missione nello Chablais è perfettamente riuscita.

I meriti di s. Francesco di Sales li riconosce direttamente il Duca di Savoia, che presentando Francesco al Legato Pontificio così si esprime: “Monsignore, ecco il vero apostolo dello Chablais. E’ un uomo di Dio inviatoci dal cielo. E’lui che per primo ha osato penetrare solo, con pericolo della vita, in questo paese.  …. Io ho favorito con la mia spada questa santa impresa, ma tutta la gloria della buona riuscita è dovuta allo zelo di questo missionario”.

Nel 1600, come oggi, risuonano perentorie le parole della missione: “Andate ed annunciate a tutte le genti il regno di Dio”.