LE MONACHE RICORDANO – Rubrica storica sulla presenza dell’Ordine della Visitazione a Soresina
LA FESTA DELLA VISITAZIONE
Nella storia dell’anno 1610 i fatti sono avvenuti con una sequenza logica: 6 giugno apertura solenne della casa della Galleria e data di fondazione dell’Ordine; 1° luglio come nel “battesimo” S. Francesco dà alla nuova comunità il suo nome “Visitazione di S. Maria” e il 2 luglio ricorre la festa liturgica della Visitazione.
Oggi la cosecutio temporum è un po’ diversa, perché la riforma liturgica post conciliare ha anticipato al 31 maggio la memoria della Visitazione e quindi, rimandando alla prossima settimana il ricordo della fondazione, ora ci poniamo la domanda: “Perché S. Francesco ha voluto che l’Ordine da lui fondato fosse dedicato alla Visitazione della Madonna a S. Elisabetta?
La memoria liturgica era già celebrata a partire dal 1263, ma quasi unicamente dall’Ordine Francescano, infatti fu estesa a tutta la Chiesa da papa Urbano VI solo nel 1389, ma restava una festa poco “sentita”, anche perché il 2 luglio, in piena estate con un’economia soprattutto agricola, la gente aveva ben altro a cui pensare.
E la data del 2 luglio era il risultato di un calcolo matematico basato sul Vangelo di S. Luca.
Se Natale è il 25 dicembre, l’Annunciazione è il 25 marzo che “è il sesto mese per lei” (Lc.1- 26) cioè Elisabetta, quindi la Natività di S. Giovanni Battista è il 24 giugno e se ipotizziamo che Maria si sia fermata a casa di Zaccaria fino alla presentazione del bimbo al tempio, 8 giorni dopo la nascita, arriviamo al 2 luglio quando la “visita” finisce e Maria ritorna a Nazaret.
Oggi tutto è cambiato, la memoria della festa della Visitazione è stata spostata al 31 maggio, per dare solennità alla chiusura del mese mariano, ma in alcune località la festa viene ancora celebrata il 2 luglio.
Al di là dei problemi delle date, dagli scritti di S. Francesco sappiamo che egli riteneva che il “mistero” della Visitazione non fosse celebrato dalla Chiesa così solennemente come altri, mentre, secondo lui, esprimeva “mille caratteristiche spirituali che gli offrivano una cognizione singolare dello spirito che desiderava stabilire nel suo Istituto” e quindi andava valorizzato.
La festa della Visitazione è anche detta la festa del Magnificat con il quale Maria canta “l’umiltà della sua serva”. Nonostante lo straordinario annuncio appena ricevuto, ella si fa infatti pellegrina e va con umiltà a servire l’anziana cugina incinta.
Dell’umiltà, del servizio fraterno, dell’annientamento di sé per essere “tutto” per Cristo, Francesco fa le travi portanti della spiritualità visitandina.
Per sottolineare la caratteristica di “visitatrici” delle sue “figlie”, nei primi anni di vita dell’Istituto, Francesco acconsentì che le monache uscissero dal convento per visitare gli ammalati e i poveri più indigenti della città.
Tale concessione era legata alla norma canonica per cui l’Istituto della Visitazione non era un Ordine di diritto papale, ma di Riconoscimento solo vescovile e con voti non solenni e quindi non tenuto alla clausura.
Le prime Costituzioni erano infatti state stese solo da S. Francesco e da lui stesso approvate quale vescovo di Ginevra, ma residente ad Annecy.
Solo più tardi, nel 1616, furono riscritte le Costituzioni che trasformarono l’Istituto in Ordine religioso canonico di totale clausura e sono state obbligatoriamente applicate da tutti i monasteri a partire dal 9 ottobre del 1618, dopo l’approvazione di papa Paolo V.
Anche la formulazione dei voti cambiò, ma quello che rimase costante fu il nome: Ordine della Visitazione di Santa Maria.