Mini rubrica “Aspettando il Natale”: 2° parte

Dopo aver presentato in modo generale il libro di San Francesco di Sales intitolato FILOTEA, ne riprendiamo alcune pagine che possano aiutarci nel cammino verso il Natale.

Un tema al quale il santo dà molta importanza per il cammino spirituale di ciascuno è l’esercizio delle virtù, ma a 400 anni di distanza da quel testo possiamo domandarci: “Le virtù sono ancora di moda? E quali sono le virtù più apprezzate e praticate nel nostro mondo moderno?”

La forza sia che venga dal potere o dal denaro sembra avere la precedenza, poi viene la furbizia e sapersela cavare, poco importa come.

Ma qualcuno potrebbe anche dubitare che forza e furbizia siano delle virtù, ma non è vero.

Una volta si insegnava al catechismo che la fortezza è uno dei doni dello Spirito Santo nella Cresima e che ci fa (o faceva) soldati di Cristo. Oggi la milizia è passata un po’ di moda, ma il bisogno della forza nella lotta contro il male rimane necessario.

E quanto alla furbizia come non ricordare la pagina evangelica con la quale Gesù loda quella dell’amministratore infedele?

Il problema di sempre sta nel come e per che cosa si usano le virtù. Ecco alcuni brani del testo di San Francesco: “Ci sono poi delle virtù disprezzate e delle virtù onorate: la pazienza, la dolcezza, la semplicità e la stessa umiltà, per i mondani, sono virtù vili e da disprezzare; per contro stimano molto la prudenza, il valore, la liberalità”.

Quante pagine si sarebbero poi scritte nella storia sulle virtù oppio dei popoli, mentre bisognava valorizzare la lotta e la forza.

Per meglio orientarci nella riflessione sulle virtù l’autore precisa: “Ci sono addirittura atti della stessa virtù che a volte sono disprezzati e a volte onorati; prendi, ad esempio, l’elemosina o il perdono delle offese; sono entrambi atti di carità: la prima è onorata da tutti, il secondo è disprezzato dal mondo”.

E’ ovvio che il contesto culturale, sociale e politico nel quale una persona vive influenza molto il mondo dei valori e la modalità di viverli che si sceglie di privilegiare nella propria vita.

Posso certamente vivere con umiltà anche se sono un personaggio importante, ma la mia umiltà non sarà mai paragonabile a quella di una monaca di clausura che l’ha scelta come maestra di vita.

D’altra parte, però, dobbiamo anche riflettere che non possiamo farci completamente condizionare dal mondo esterno, altrimenti annulleremmo completamente la nostra personalità. Ognuno di noi è infatti chiamato a vivere un difficile equilibrio tra l’io personale e l’io comunitario.

Per questo ci ammonisce San Francesco: “Ogni vocazione ha le sue virtù particolari: le virtù proprie di un Vescovo non sono quelle di un principe; le virtù adatte ad un soldato non sono quelle di una donna sposata; quelle di una vedova sono altre ancora. E’ vero che tutti devono possedere tutte le virtù, ma questo non vuole dire che debbano praticarle allo stesso modo; ognuno deve impegnarsi in modo tutto speciale in quelle proprie dello stato cui è stato chiamato”.

A ciascuno quindi l’impegno di far crescere le proprie virtù.