Solennità di San Francesco di Sales – mons. Carmelo Scampa, vescovo di São Luís de Montes Belos
Una vita concentrata attorno alla Parola del Signore, la vostra!
Dopo la presenza nella Messa di ringraziamento del vescovo Dante per la chiusura del suo ministero episcopale in diocesi, celebrata sabato 23 gennaio nella Cattedrale di Cremona, S.E. mons Carmelo Scampa, pastore di São Luís de Montes Belos in Brasile, ha presieduto la Celebrazione Solenne nella festa di San Francesco di Sales, fondatore dell’ordine della Visitazione di Santa Maria, a cui appartengono le monache visitandine, concelebrando con il parroco don Angelo Piccinelli, don Giuseppe Quirighetti, e don Massimo Ungari, sacerdoti soresinesi in servizio rispettivamente in Madagascar e in Russia (parrocchia di UFA).
Domenica 24 gennaio, nella chiesa del Monastero a Soresina, nel consueto orario della Santa Messa dei giorni festivi, alle ore 8.00, mons. Scampa ha reso ancor più preziosa questa solennità Visitandina, Con parole toccanti e sentite il Vescovo Carmelo ha sottolineato la bellezza della presenza e del ruolo delle suore salesiane, prendendo spunto dalla Parola di Dio letta in questa III domenica del tempo ordinario.
“…spunti che aiutino a riflettere su delle realtà fondamentali per la nostra vita prendendole o legandole all’esperienza, alla testimonianza di queste nostre sorelle monache che vivono qui in Soresina.
La lettura sul sacerdote e scriba Esdra ci ha parlato di un giorno speciale per il popolo di Israele, la legge ritrovata, c’è un punto di riferimento per il popolo, c’è una gioia grande, c’è una partecipazione straordinaria.
Sottolineerei un aspetto, la vita di queste nostre sorelle che vivono nel Monastero è una vita concentrata attorno alla Parola del Signore, è per motivo di questa Parola che si sono consacrate, che fanno la vita che fanno e che vivono una testimonianza singolare della Chiesa che non dovrebbe essere dispersa e perduta. La Parola è il punto di riferimento unico, non solo loro ma di tutti noi – La tua parola – ci dice il salmo 118 – è luce per i miei passi – è un punto dove io incontro le ragioni per vivere, le ragioni per poter superare le difficoltà del momento presente, le luci necessarie per poter privilegiare quello che è fondamentale, scartando quello che è effimero, quello che è superficiale, quello che non riesce a darci quello che vogliamo.
La parola messa al centro della nostra vita genera, come ha generato nel popolo di Israele, qualche cosa di nuovo, una fedeltà al Dio che fa alleanza con noi, una fedeltà ai nostri impegni, una luce che ci motiva nel nostro cammino.
Questa esperienza ricordata dal libro di Esdra e che è la ragione fondamentale di queste nostro sorelle, vivere di questa forma, in un monastero, isolate dal resto del mondo ci stimoli a dire a noi stessi che la Parola del Signore non sia qualche cosa di superficiale nella nostra esperienza religiosa, ma il criterio fondamentale della valutazione di noi stessi, della vita ecclesiale, della vita sociale, familiare, di tutto..perché quando la Parola illumina noi sappiamo dove andare e abbiamo la gioia di quel che facciamo, quando la parola è semplicemente qualche cosa di esteriore, di superficiale, che non si tocca, non lascia segni.
Secondo desidererei sottolineare, sempre prendendolo dalla Lettura di Esdra un particolare che può essere significativo “il popolo quando rivede il libro della legge recuperato si alza in piedi, capisce che li c’è qualche cosa di importante e di serio che illumina la vita”, la vita di queste nostre sorelle può anche essere messa in discussione da un mondo che non capisce determinati valori evangelici e che può arrivare a dire “ma cosa fate li dentro? Andate nella pastorale! O come dice papa Francesco andate nelle periferie!” e invece no! La gente ammira, resta in piedi, simbolicamente parlando, perché vede in questa esperienza, nella fedeltà alla Parola, vede la concretizzazione dei valori più forti del Vangelo.
Noi viviamo in un mondo dispersivo, frammentato, dove i riferimenti stanno scomparendo, per cui ogni esperienza gratificante, ma del momento, ci attrae..però ci lascia con l’amaro in bocca perché non ci da quello che noi desidereremmo..questo tipo di esperienza vissuta del Vangelo, in una forma radicale genera ammirazione e genera delle persone più lucide, più libere, desiderio di imitazione, desiderio di avere dei punti fermi di riferimento nella vita per non andare alla cieca, per non ridurre la vita ad un cumulo di esperienze senza senso e se non stiamo più che attenti oggi viviamo uno Spirito tanto superficiale e dispersivo che noi stessi non ci incontriamo più, non riusciamo a capire le coordinate della vita e quindi viviamo alla giornata.
Voi siete dei punti di riferimento, nel silenzio, nel nascondimento, ci dite che la vita ha senso e ha valore quando questa parola incarnata e vissuta, veramente da pace, tranquillità, forza alla vita.
Quindi questo tipo di carisma è un dono che lo Spirito ha suscitato nella chiesa attraverso l’intuizione di San Francesco di Sales non deve morire, ma deve incontrare questa preoccupazione in tutti noi, perché il silenzio, la vita riservata, la vita a costante contatto con il Vangelo sia nella chiesa questo punto di riferimento che ci ammira, che ci mette in discussione e ci aiuta a trovare dei cammini più sicuri.
Terzo punto e finisco, lo prendo ancora dalla Lettura di Esdra, dove alla fine si dice “La gioia del Signore è la vostra forza”, è una espressione molto bella che ci aiuta a capire dove sono e dove è il valore fondamentale della nostra vita, la fonte della gioia..non sono i soldi, non sono i titoli, non è la carriera, non sono tante cose che ci attraggono, ma è Dio la nostra eredità, la nostra sicurezza, la nostra gioia, Colui che da senso profondo e definitivo alla nostra vita, la Gioia del Signore sia la vostra forza.
Quindi è un invito a mettere Dio al primo posto nella vita, non noi stessi, non le altre cose, neanche la famiglia “Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me!”, dice Gesù..Dio è l’unico necessario e nella misura in cui lui prende possesso della nostra esistenza non ci manca niente, ci sentiamo come i bambini piccoli, voi mamme avete più esperienza di noi, in braccio alla madre il bambino si sente sicuro, non ha paura di quello che può avvenire attorno a lui perché è nelle braccia della mamma, si sente sicuro …quando Dio è la ragione della nostra esistenza la gioia fa parte della nostra esperienza, ma quando Dio è lasciato ai margini è un accessorio, è qualcheduno che noi riscopriamo quando siamo nella necessità e percepiamo che non abbiamo altra soluzione per risolvere i nostri problemi, quando Dio è usato noi non siamo delle persone contente, non siamo delle persone sicure, non siamo delle persone tranquille e questo genera dei fracassi, dei disturbi spirituali profondi, ma sono alcune provocazioni che prendo dal Libro di Esdra, in questo monastero, anche se la seconda lettura e soprattutto il Vangelo ci spingerebbero per temi e per visioni di impegno di chiesa molto belle, molto profonde, prendo solo questo..ciascuno di noi faccia l’uso che vuole ma domandiamo insieme al Signore che veramente ci aiuti ad essere delle persone che mettono Dio al primo posto, la Parola di Dio nel suo luogo di distacco per poter vivere la testimonianza cristiana autentica, adulta, libera, serena e quindi gioiosa.
Che lo Spirito del Signore ci accompagni, insieme in questa celebrazione preghiamo perché le esperienze della vita contemplativa non si impoveriscano nella chiesa, ma si incontrino perché Dio susciti vocazioni capaci di dire si per questo stile di vita difficile, radicale ma necessario e capisco al vostra situazione perché nella nostra Diocesi di São Luís de Montes Belos abbiamo pure un monastero di clausura delle monache passioniste e anche là sono ridotte ai minimi termini e così avranno una visita apostolica in agosto per vedere cosa fare, perché un monastero con quattro persone è un po’ difficile essere sostenuto ..preghiamo quindi per questo tipo di vocazioni contemplative monastiche che nella chiesa sono punti di riferimento importanti e necessarie per dare consistenza, forza alla nostra esperienza di discepoli e discepole del Signore.”
Nel pomeriggio, sempre nella chiesa del Monastero, i solenni vespri di San Francesco di Sales presieduti dal parroco don Angelo Piccinelli, con don Giuseppe Quirighetti e don Davide Ottoni, collaboratore parrocchiale.
Photogallery Santa Messa e Vespri solenni
Al vespro era presente in preghiera, padre Antonio Sangalli, ocd postulatore della causa di Beatificazione di Leonia Martin, sorella di Santa Teresa di Lisieux.
“Sabato 24 gennaio 2015, il Vescovo di Lisieux, Jean-Claude Boulanger ha annunciato l’inizio del processo diocesano per la beatificazione di Leonia Martin, sorella di Santa Teresa di Lisieux.
La fase diocesana del processo è iniziata con la celebrazione dell’Eucarestia nel Monastero della Visitazione di Caen, nel nordest francese, dove Leonia è stata religiosa dal 1899 fino alla morte nel 1941, quand’aveva 78 anni.
Il vescovo ha scelto la festa di san Francesco di Sales per dare l’annuncio perché ella ha professato la spiritualità di questo santo.
La nuova “Serva di Dio” assunse in vita il nome di suor Francesca-Teresa.
La sua vocazione è frutto dell’accompagnamento di sua sorella Teresa che l’ha aiutata a formarsi alla vita religiosa nell’Ordine della Visitazione. “Prese seriamente la piccola via che predicava sua sorella Teresina e la mise in pratica con una fedeltà incredibile”, assicura p. Antonio Sangalli, ocd postulatore della causa di Beatificazione.”

