ASSUPMTA EST MARIA IN CAELUM

LA REGINA DEL MONDO OGGI E’ SOTTRATTA AL MONDO:

GIOITE PERCHE’ INSIEME AL CRISTO REGNA IN ETERNO.

    Un tempo il Signore Iddio cacciò i capostipiti della razza mortale, che si erano riempiti del vino della disobbedienza, avevano addormentato l’occhio del cuore nell’ebbrezza della violazione, oppresso gli sguardi del pensiero con la sbornia del peccato ed erano sprofondati nel sonno della morte, bandendoli dal giardino dell’Eden. Ma ora, colei che ha respinto l’assalto di ogni passione, che ha prodotto il germe dell’obbedienza a Dio Padre e ha dato inizio alla vita per l’intera stirpe, non sarà accolta in paradiso? Ma costei, davvero la beatissima, che diede ascolto alla parola di Dio, fu ripiena della potenza dello Spirito e accolse nel suo seno, dopo l’annuncio dell’arcangelo, la benevolenza paterna; come potrebbe essere ingoiata dalla morte? Se il Cristo, vita e verità, ha detto: “Dove sono io, là sarà anche il mio servitore” (Gv 12,26), come la Madre, a maggior ragione, non abiterà con lui? Veramente preziosa la morte dei santi del Signore, Dio degli eserciti; più prezioso il trapasso della Madre di Dio.

    Allora, allora sì Adamo ed Eva, i progenitori della stirpe, con le labbra piene di gioia hanno gridato forte: “Beata sei tu, o figlia, che ci hai cancellato la pena della trasgressione! Tu che hai ereditato da noi un corpo corruttibile, hai portato per noi nel tuo seno una veste di incorruttibilità” (cfr. 1 Cor 15,53). Dai nostri lombi hai preso l’esistenza, per darci in cambio un’esistenza felice; hai abolito le sofferenze, hai infranto le spire della morte, hai restaurato la nostra antica dimora. Noi avevamo chiuso il paradiso, tu hai reso accessibile l’albero della vita. Per causa nostra dai beni erano derivate le pene, per merito tuo dalle pene ci sono ritornati beni più grandi. E come potrai gustare la morte, tu che sei immacolata? Per te la morte sarà un ponte verso la vita, una scala verso il cielo, un transito per l’immortalità.

    Ed ella, verosimilmente disse: “Nelle tue mani, Figlio mio, consegno il mio spirito (cfr. Lc 23,46). Accogli la mia anima a te cara, che hai conservato irreprensibile. A te, e non alla terra affido il mio corpo. Portami accanto a Te, affinché dove sei tu, frutto delle mie viscere, sia anch’io, nella tua stessa dimora: mi sento attratta verso di te, che sei disceso in me cancellando ogni distanza” (cfr infra III, In Dorm. B.V.M. 5).

    Dopo aver pronunciato queste parole udì: “Vieni al riposo (Sal 132,8.11), Madre mia benedetta. Alzati, vieni, mia diletta, bella fra le donne; perché ecco, l’inverno è passato. Bella è la mia amata e macchia non c’è in te (Cant 4,7). Il profumo dei tuoi unguenti sorpassa tutti gli aromi” (Cant 4,10).

Dalla “Seconda omelia sulla Dormizione della B. Verdine Maria”

di san Gioavanni Damasceno, sacerdote e dottore della chiesa.

Immagine: Beato Angelico, Vergine Assunta, Miniatura su pergamena, Firenze, Biblioteca Museo di S. Marco.