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«Maria si alzò e andò in fretta». A Caravaggio la preghiera vocazionale del Cammino Neocatecumenale

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Si è tenuto nel pomeriggio di domenica 28 maggio, nel grande piazzale del Santuario di Caravaggio, l’incontro vocazionale del Cammino Neocatecumenale. Quasi duemila giovani, dalla Lombardia e da alcune diocesi adiacenti, si sono radunati attorno a Maria e a Cristo per un appuntamento tipico del Cammino Neocatecumenale, segnato in particolare dalle chiamate vocazionali. L’incontro si è posto come pellegrinaggio che fa tappa verso Lisbona 2023, la Giornata mondiale della Gioventù che si terrà in Portogallo nel prossimo agosto, il cui tema è «Maria si alzò e andò in fretta» (Lc 1,19). Anche l’incontro di Caravaggio, all’ombra della cupola del neo riconosciuto Santuario regionale di Caravaggio, richiama le stesse parole: «Maria si alzò e andò in fretta».

Guidato da don Henry Estrada, sacerdote del Cammino itinerante, il pomeriggio di preghiera ha visto la presenza di due vescovi e una trentina di preti delle diocesi di Cremona, Brescia, Fidenza, Verona, Bergamo, Milano, Piacenza, Mantova. Fra i sacerdoti va inoltre ricordato don Francesco Fontana, responsabile della Pastorale Giovanile di Cremona, segno della comunione con la Chiesa giovane di Cremona.

Ad aprire il pomeriggio è stato il saluto di mons. Napolioni, vescovo di Cremona, che ha fatto gli onori di casa: «Oggi è un giorno di grande festa! Ci siete voi, ci sono altri gruppi, gli amici del santuario, persone che passano per la prima volta e si chiedono: che cosa accade?». E il vescovo Antonio risponde: «Oggi accade il mistero della vocazione, Maria, che qui ha lasciato un segno del suo passaggio, ci ripropone il sì a Cristo, alla volontà del Padre, alla salvezza del mondo, ai fratelli in difficoltà. E allora – ha continuato il presule – vi do il benvenuto in questa “casa del sì”. Sì a Maria, sì a Cristo, sì all’amore di Cristo».

Mons. Napolioni ha richiamato inoltre il senso di questo incontro così suggestivo: «In un luogo speciale, con voi, gente speciale, in un giorno speciale, la Pentecoste, voi siete Chiesa che si apre fino ai confini del mondo. E siete Chiesa della comunione, dell’attenzione discreta ai cammini di ciascuno, con la capacità di esprimersi in tutte le lingue del mondo». E ha concluso con un auspicio: «Vi auguro di vivere questo giorno con la disponibilità di cuore che Maria ci trasmette».

Don Henry ha quindi preso la parola per richiamare la peculiarità del luogo in cui ci si trova. Dal racconto dell’Apparizione di Maria a Giannetta ha sollecitato tutti ad affidarsi a Maria. Quindi l’inizio della preghiera con il saluto di pace di mons. Dante Lafranconi, vescovo emerito di Cremona che ha presieduto il lungo momento di preghiera.

L’invocazione dello Spirito, accompagnata dal canto nel tipico stile delle comunità neocatecumenali, ha preparato il cuore ad accogliere la Parola del Kerigma (2Cor 5,14-6,2), seguito dalle parole esplicative di don Henry. «Il kerigma è annuncio, buona notizia che ogni volta porta salvezza all’uomo perché è per chi lo ascolta novità, salvezza, incontro con Cristo. Il contenuto del kerigma non è parola morta, ma è la persona viva di Cristo vivo, risorto, in comunione con noi». E ha continuato invitando personalmente ogni giovane presente ad accogliere l’amore del Risorto, che «oggi si dona a te perché ti ama come nessuno può amarti. E questo amore può rompere il guscio delle tue chiusure, grazie allo Spirito che entra in te».

Don Henry ha poi ribadito con forza la necessità di aprirsi alla vocazione che Dio ha su ciascuno perché «Dio non smette di chiamare ma bisogna avere una statura grande come Abramo, come Maria per dire il proprio Sì. Dio ti ama! Dio sceglie, Dio chiama. Cristo ci chiama ad evangelizzare e a donare tutta la nostra vita a lui».

Nel grande piazzale è poi risuonata la Parola del vangelo di Luca (1,39-56), a cui è seguita la riflessione di mons. Lafranconi, che ha declinato la vocazione rileggendo la vicenda umana di Paolo secondo tre passi.: dall’esperienza di Cristo che Paolo fa sulla via di Damasco, egli comprende che Dio a tutti propone una vita nuova e la realizza; Paolo quindi riconosce che non può accontentarsi di ricevere il dono di Dio per sé, ma è chiamato a condividerlo, divenendo collaboratore di Dio; da qui nasce il terzo passo che, secondo il vescovo Dante «è l’annuncio, la testimonianza verso gli altri, perché anche gli altri possano gustare quel dono». Così, come Paolo, tutta la Chiesa è missionaria, in uscita. Proprio come anche Maria ci ricorda: «Ella accoglie l’annuncio e diventa missione. Dio ha uno sguardo più lungo sulla storia, e Maria ha creduto a questo sguardo. Per questo va, non si ferma, fa della sua vita un’unica grande missione per tutti».

Forti di questo ascolto della Parola, forti del dono dello Spirito, forti della comunione tra le centinaia di giovani presenti, è arrivato il momento della chiamata.

I ragazzi sono stati interpellati in prima persona a seguire il Signore in modo nuovo e radicale. Attraverso le parole di don Henry, è stato rivolto l’invito esplicito ad alzarsi ai giovani che si sentono chiamati a una scelta più forte sulle orme di Cristo. Una decina i ragazzi che si sono alzati per seguire il Signore nella via del sacerdozio; una ragazza ha risposto all’appello all’entrata in un monastero di clausura e circa un centinaio di giovani hanno detto il loro sì generoso per impegnarsi a sostenere le Missio ad gentes del Cammino. Si tratta di due comunità composte da famiglie e presbiteri, una in Germania e una in Bulgaria. I giovani che hanno dato questa disponibilità si impegneranno a pregare ogni giorno il Rosario per la Missio ad gentes, in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento e a trovare mezzi e opportunità per farsi vicino alle comunità, quasi come un gemellaggio di preghiera e di amicizia.

Tutti i giovani che si sono sentiti chiamati si sono recati sul palco, in ginocchio davanti al vescovo Lafranconi che ha accolto la loro scelta e ha invocato su di loro la benedizione del Signore, “il più bello”, “el mas hermoso”, colui che ancora oggi – come ha pregato mons. Dante – «continua ad affascinare questi giovani che, con coraggio e entusiasmo, vogliono seguire con più decisione il Signore». L’invocazione dei doni dello Spirito su di loro chiede per loro forza e fedeltà, fiducia e perseveranza.

Con la benedizione conclusiva e l’affidamento a Maria si è chiuso il raduno di preghiera, ma si è aperta una nuova tappa di cammino per tanti giovani che, come la Vergine, hanno scelto di “alzarsi e partire in fretta sulle orme di Cristo fino ai confini della terra”.