L’ingresso di don Marino Dalé a Trigolo: «La casa del parroco sarà aperta alla comunità»

Domenica 12 settembre la comunità di Trigolo ha vissuto un pomeriggio di festa per l’ingresso di don Marino Dalé, nuovo parroco di San Benedetto abate, oltre che della vicina parrocchia di Fiesco (di cui è pastore già dal 2019).

Per il suo arrivo sono mobilitati tutti, ma proprio tutti, per avvolgere in un virtuale abbraccio il nuovo parroco. Il fitto programma, preparato per tempo dal Consiglio Pastorale Parrocchiale e dal Consiglio Amministrativo Parrocchiale, ha coinvolto infatti la parrocchia (adulti, giovani, bambini), le autorità civili e militari, le associazioni attive in paese, la banda, il coro. Una festa in grande stile, per un momento definito, dal notiziario parrocchiale, «un evento che segna la storia della nostra comunità».

In un momento storico ancora segnato dall’isolamento come misura preventiva per contenere la pandemia, il nuovo parroco è partito in auto dalla casa di riposo, per rendere partecipi, anche virtualmente, ospiti e personale. L’auto, guidata da un membro del Consiglio Pastorale, è stata scortata dai “Motociclisti trigolesi” fino alla piazza del Comune, dove attendevano il nuovo parroco la vice sindaco, i rappresentanti delle associazioni con rispettivi labari, i rappresentanti del Consiglio Pastorale Parrocchiale, i nuovi parrocchiani e, naturalmente, il Corpo Bandistico “Anelli”. Ed è stata proprio la banda ad accompagnare il corteo fino al sagrato della chiesa per il discorso di benvenuto della vice sindaco Paola Biaggi. Accanto al nuovo parroco il vescovo Antonio Napolioni e il collaboratore parrocchiale don Silvio Aboletti, nominato dal Vescovo proprio insieme al nuovo parroco.

Così Paola Biaggi ha accolto, a nome dell’Amministrazione e della comunità che rappresenta, don Marino: «Un caloroso benvenuto a don Marino. Parlando di Trigolo, posso affermare che si tratta di un paese accogliente, generoso e solidale. Le associazioni che collaborano con l’amministrazione e la parrocchia sono una risorsa… Così hanno collaborato con i suoi predecessori e così auspico sarà con lei. Certo siamo di fronte ad una sfida, perché l’Unità Pastorale è un inedito e dovremo abituarci non avere più un parroco in esclusiva. Il confronto e la condivisione però devono essere un’opportunità per valorizzare le nostre comunità con quanto di meglio possono esprimere. Partiamo da una solida base collaudata con le scuole (già in comune) e gli ottimi rapporti tra amministrazioni. Porgo il benvenuto anche a don Silvio: con il suo lungo percorso pastorale rappresenta un valore aggiunto. Per questo nuovo inizio, affidiamoci alle parole di San Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura, anzi aprite, anzi spalancate le porte a Cristo. Non siamo e non saremo soli mai!”. E, ancora, affidandoci a un antico adagio: l’unione fa la forza; l’unione deve essere e sarà la nostra forza»

La Messa, animata dalla Corale “Monsignor Corrado Moretti”, dopo gli abituali momenti liturgici e l’aspersione dei presenti da parte del nuovo parroco, è proseguita con la lettura del mandato a don Dalé da parte del Vicario Zonale don Giambattista Piacentini e la lettura delle Sacre Scritture.

Quindi è stata l’omelia del Vescovo a offrire ulteriori spunti di riflessione: «La vice sindaco, nel suo messaggio di benvenuto – ha ripreso mons. Napolioni – ha ricordato le parole di San Giovanni Paolo II: “Aprite le porte a Cristo”. Era il 1978 quando pronunciava queste parole. Era l’anno in cui entravo in seminario e questa figura mi ha accompagnato sempre. San Giovanni Paolo II ha fatto di tutto perché il mondo si aprisse a Cristo. Oggi Papa Francesco dice fate entrare Cristo, ma fatelo anche uscire, ovvero siate aperti e tornate ad essere missionari. Il ruolo del parroco, di ogni sacerdote dunque è quello di aiutare a riconoscere Cristo, ad aprirsi al prossimo, a trovare nell’altro la presenza di Cristo, per camminare con Cristo e nutrirsi di Cristo. Fondamentale è riconoscere la presenza di Cristo, non in apparizioni straordinarie, ma nella semplicità della vita quotidiana, perché l’umanità si lasci illuminare dall’amore di Dio. E la collaborazione tra parrocchie, tra sacerdoti, il cosiddetto gioco di squadra, deve ripartire dalla parola di Dio. L’amicizia parrocchie e la collaborazione tra sacerdoti deve essere sempre più viva e frequente e quando sarà così, sarà una meraviglia. Allora buon campionato e buon successo di squadra anche a questo inizio di Unità Pastorale, non tifando da lontano, ma insieme e ripartendo, quando serve, sempre dalla Parola di Dio che custodisce il senso e il progetto della nostra vita».

Il saluto di don Marino è avvenuto poco prima della benedizione finale del Vescovo. Il ringraziamento al Vescovo e a chi ha lavorato «per la bella celebrazione» (come lui stesso l’ha definita) di insediamento e poi ricordi e riflessioni. Un ricordo a chi ha lasciato, in particolare al suo papà che tanto avrebbe voluto essere presente, e un abbraccio a chi lo ha accompagnato sempre e ancora, in primis la mamma. E poi le riflessioni e i propositi: «Questa unione tra parrocchie, quasi un matrimonio combinato, farò di tutto per farla funzionare. Riconosco di sentirmi a casa mia fin da subito: tanti sono gli intrecci tra me e sacerdoti e persone significative per la mia vita che hanno servito a Trigolo. Sono sicuro che la storia della Chiesa, fatta di persone, saprà guidarci anche in questo tratto di strada che percorreremo insieme. Il primo compito a cui intendo lavorare è costruire qualche ponte tra Fiesco e Trigolo, mettere insieme energie e progetti per servire meglio il Signore, nel rispetto di tutti. Cercherò di inserirmi con umiltà in questa terra di dolore, ma anche di speranza. In tutto ciò, mi prefisso di essere me stesso, aprendo la casa parrocchiale nella speranza di farla sentire per tutti casa propria». «Alla domanda “Dove vai? Anzi dove andiamo?” – ha proseguito il nuovo parroco – mi piace rispondere che siamo una comunità e dunque mi piace pensare che andiamo tutti verso la nostra vocazione. Abbiamo tanto nelle nostre parrocchie, tutto in dono: usiamo tutte le nostre risorse per camminare insieme; facciamo di tutto perché ognuno si senta a casa sua. Spero tanto che questo avvenga!».

Dopo la celebrazione i presenti hanno raggiunto il sagrato, dove il Corpo Bandistico “Anelli” si è fatto trovare pronto per un momento musicale di accompagnamento fino alla festa in oratorio. L’intrattenimento musicale ha tenuto occupati i presenti mentre, il Vescovo, il nuovo Parroco e due testimoni sottoscrivevano l’Atto di Immissione.

E, dopo tanta ufficialità, il nuovo parroco si è spostato in oratorio per un momento conviviale e per incontrare la sua comunità, soprattutto i giovani e i bambini, in una veste più informale.

La fotogallery completa della celebrazione

Annalisa Tondini

 

Profilo biografico dei nuovi sacerdoti

Don Marino Dalè, classe 1969, originario della parrocchia Cristo Re in Cremona, è stato ordinato il 22 giugno 1996. Ha iniziato il proprio ministero come vicario parrocchiale a Fornovo San Giovanni; nel 2001 il trasferimento a Cremona come vicario di Sant’Ilario. Dal 2002 al 2005 ha svolto l’incarico di coordinatore della pastorale scolastica a Cassano d’Adda, dove dal 2005 al 2006 è stato vicario nella parrocchia dell’Annunciazione. Nel 2006 è stato nominato parroco di Gombito e San Latino e nel 2017 anche di Cornaleto e Formigara. Dal 2019 è parroco di “San Procopio” in Fiesco. Ora monsignor Napolioni gli ha affidato anche la cura pastorale della parrocchia di “San Benedetto abate” in Trigolo.

 

Don Silvio Aboletti è nato a Cassano d’Adda nel 1948 ed è stato ordinato il 26 giugno 1976. È stato vicario parrocchiale a Casirate d’Adda (1976-1979) e successivamente a Soncino nella parrocchia di S. Maria Assunta e S. Giacomo apostolo (1979-1989). Dal 1989 al 1993 è stato parroco di Pozzaglio e dal 1993 al 1996 in servizio presso la diocesi di Cagliari. Nel 1996 è stato nominato vicario di Cingia de’ Botti. Nel 1999 è diventato parroco di Cumignano sul Naviglio e Villacampagna. Dal 2009 era parroco di Cascine San Pietro in Cassano d’Adda. Ora il vescovo Napolioni l’ha destinato alle parrocchie di “San Benedetto abate” in Trigolo e “San Procopio” in Fiesco come collaboratore parrocchiale.

 

Il saluto del nuovo parroco alla comunità 

Cari amici,

Si avvicina il momento del nostro incontro ufficiale nella liturgia dell’ingresso del nuovo parroco. Come ho già avuto modo di sottolineare nel mio primo saluto, non vengo con particolari programmi o “road map” come si usa dire oggi. Tengo davanti a me alcune immagini tipiche della nostra cultura e che anche papa Francesco ha sottolineato facendo visita a Bozzolo, parrocchia di Don Primo Mazzolari. nella nostra diocesi di Cremona.  Il pontefice ha sottolineato come don Primo fosse legato a tre realtà: la cascina, il fiume e la pianura. Trigolo è un paese di pianura che porta con sé la grande tradizione di pazienza, intraprendenza, condivisione tipiche della cultura padana. Non mancano numerose cascine, realtà tipiche della nostra regione, quasi un piccolo mondo, oggi purtroppo spesso ridotte al lumicino quanto a vitalità., Per quanto riguarda il fiume ci accontentiamo del canale Vacchelli ancora oggi meta del bagno di tanti ragazzi.… Questo per dire che l’ambiente mi è consono e che mi dispone bene a lavorare con voi e per voi. Oltre alle tre cose sottolineate ora, mi piace individuare altri luoghi che mi sono molto cari in ogni parrocchia e che devono costituire la struttura portante della nostra esperienza di fede e che, in qualche modo ho già sottolineato nel mio primo indirizzo di saluto. La chiesa parrocchiale e le altre chiese: mi piacciono aperte, luminose e pulite perché possano sempre accogliere qualcuno che ha bisogno di pace, preghiera e “Presenza” di Dio.  L’oratorio, pur con le difficoltà che passa oggi: è ancora un luogo dove si formano legami, si consolidano amicizie e si può fare un po’ di bene per giovani e adulti. La casa parrocchiale, vero fiore all’occhiello di questa parrocchia, vorrei fosse non solo la “casa del parroco” bensì la casa della parrocchia, dove ognuno si senta accolto, amato, invitato…insomma dove ognuno si senta a casa sua. Porte e finestre aperte non solo sulla piazzetta ma soprattutto sulla chiesa e sul mondo. La casa di riposo: luogo prezioso di incontro con i nostri familiari che hanno bisogno di assistenza particolare nell’ultimo tratto della loro vita. Non è un tempo da “binario morto” ma occasione preziosa per dare un significato al passato e disporsi all’incontro con il Signore, non dimenticando naturalmente tutti coloro che gravitano intorno a tale benemerita istituzione: il personale e i parenti degli ospiti.  Il cimitero: luogo non solo di raccolta dei miseri resti mortali dei nostri cari ma luogo da visitare spesso per ricordare che ognuno di noi è limitato nelle forze e nel tempo che non vanno sprecati. Luogo della memoria e di collegamento con il passato, pieno di gratitudine con le generazioni che ci hanno preceduto.

Queste sono cose che ho già ribadito più volte anche a Fiesco. Il nostro compito sincero e convinto deve essere quello di vincere la sfida quotidiana a diventare sempre di più fratelli nella fede nelle nostre due parrocchie. Vorrei sinceramente che i parrocchiani di Trigolo si sentissero a casa loro a Fiesco e viceversa. Ormai il tempo dei campanilismi è finito da un bel pezzo e in un mondo globalizzato non saranno certo due km ad impedire legami e amicizie oltre che condivisione di liturgie e lavoro. Nessuno è così sciocco da pensare che non ci saranno difficoltà o incomprensioni e persino cattiverie. Le affronteremo con la fede e la ragione che sono i due pilastri che sostengono la nostra vita. Un grande aiuto ce lo darà la convinzione che ognuno deve fare bene il proprio compito e seguire la propria vocazione. Brutta cosa è quando si scambiano i ruoli, impedendo così alla provvidenza di agire per il bene di tutti.  Le illusioni sono destinate a diventare presto delusioni mentre il realismo ci aiuta a costruire e a camminare. Sentiamoci tutti apostoli di un sano realismo per incontrarci il 12 settembre. Siete tutti invitati.