L’incontro con il cardinale di Salvador de Bahia Sergio Da Rocha

Il cardinale di Salvador de Bahia, nonché primate delle Chiesa brasiliana, Sergio Da Rocha (in foto con don Davide Ferretti), parla orgogliosamente delle sue origini italiane: i nonni materni erano vicentini. Sì, perché mons. Da Rocha non solo è ben contento di condividere una parte della storia dell’emigrazione italiana, ma descrive le fatiche vissute da tante famiglie italiane che subirono l’inganno dell’imperatore del Brasile.

A fine ‘800, con l’abolizione della schiavitù, il Brasile si ritrovava a non aver più manodopera gratuita per le piantagioni di caffè e canna da zucchero, così chiamò a lavorare, con false promesse, manodopera dall’Europa. Due erano gli obiettivi: rendere “più bianco” il Brasile che aveva milioni di schiavi neri e sfruttare la nuova manodopera gratuita rendendola anch’essa schiava. Nella maggior parte dei casi si trattava di italiani tedeschi e francesi. Così dalla povertà delle origini molti passarono alla disperazione in terra lontana. Ci vollero decenni prima che le cose cambiassero.

Ora, le parole del Cardinale sono di elogio e di stima per le comunità di origini europee che costituiscono l’ossatura economica di questo vastissimo Paese. Non solo, l’elogio va anche alla Chiesa cremonese per la sua presenza fattiva nella parrocchia di Jesus Cristo Ressuscitado, a Salvador de Bahia, con la speranza (poco celata) di avere altri presbiteri e laici a servizio nella chiesa bahiana.

«Questa diocesi – sono le parole del cardinale Sergio Da Rocha – sta valutando seriamente di aprire i propri orizzonti e di intraprendere il percorso di missioni diocesane nelle ex colonie portoghesi africane perché, se è vero che noi abbiamo bisogno di clero e di operatori pastorali qui in Brasile, è altrettanto vero che anche noi siamo Chiesa missionaria».

Le attese nei confronti della Chiesa cremonese sono elevate e speranzose! Nelle parole del Cardinale è costante l’attenzione alle povertà presenti nella sua diocesi, alle favela in particolare, e anch’egli sogna progetti che non lascino ancora le persone in povertà per tutta la loro vita solo perché discendenti di ex schiavi. La Bahia è lo stato più africano al di fuori dell’Africa, Salvador de Bahia ha l’80% di cittadini di discendenza africana ma il riscatto sociale è ancora molto molto lontano.

Con questo incontro, dopo sei mesi dal suo insediamento in diocesi, il cardinal Da Rocha ha voluto salutare la Chiesa cremonese tutta e ha sottolineato la sua gioia per la presenza dei “fidei donum” cremonesi don Emilio Bellani e don Davide Ferretti.

Intanto si è concluso un mese di gennaio che, normalmente, nella parrocchia di Jesus Cristo Ressuscitado era dedicato al Grest, quest’anno non possibile a causa della pandemia. Così si è optato per alcune iniziative nei vari quartieri della parrocchia con momenti più veloci e meno “aggregativi” evitando così numeri troppo alti. Si è comunque dato vita a un torneo di calcio per i ragazzi delle medie nel campetto del Cabrito, una caccia al tesoro nella zona vicino al mare e qualche “Bingo” qua e là.

Con l’aiuto degli animatori e degli amici italiani presenti in queste settimane si è riusciti, pur nell’attuale situazione sanitaria, a vivere momenti che sono stati molto apprezzati dai bambini e dai ragazzi.

La presenza del gruppo di volontari giunti da Cremona ha permesso anche di fare alcuni momenti di riflessione e di festa con i giovani della parrocchia, altre che all’ormai classico e molto apprezzato corso di italiano. Per qualche domenica sono stati proposti anche dei giochi per i bambini dopo la Messa della domenica mattina.

Essendo periodo di ferie in Brasile (siamo in piana estate) è sospesa la catechesi, continuano solo gli incontri del gruppo cresima. In compenso si è riusciti a riprendere un po’: con il calcio al pomeriggio durante la settimana e con il balletto. Pur naturalmente con le dovute attenzione per scongiurare i contagi.

Ora si apre il mese di febbraio, comunemente dedicato al carnevale, che la pandemia ha bloccato; ci si prepara invece al cammino quaresimale e alla ripresa (forse anche delle scuole), sperando che il virus dia tregua, anche grazie alle vaccinazioni in atto.