“Lievito di pace e di speranza”: a partire dal Documento di sintesi del Sinodo l’essere cristiani prende nuovo slancio

 

Sostare per discernere, insieme. È attorno a questa consegna che si è raccolta, nel tardo pomeriggio di domenica 18 gennaio a Cremona l’Assemblea diocesana sinodale, convocata in Seminario per la presentazione del Documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, dal titolo “Lievito di pace e speranza”, grazie all’intervento del vescovo Luca Raimoni, ausiliare di Milano e incaricato a livello regionale per l’animazione del cammino sinodale. Un appuntamento che ha visto riuniti insieme al vescovo Antonio Napolini i sacerdoti e i diaconi, i laici che affiancano i parroci nelle Presidenze dei Consigli pastorali parrocchiali e unitari e nella ministerialità, i responsabili delle comunità di vita consacrata e dei movimenti ecclesiali, insieme anche ai membri dei diversi organismi diocesani di partecipazione e gli Uffici pastorali della Curia.

A introdurre i lavori è stato il vescovo Napolioni, che ha invitato a leggere il Documento “Lievito di pace e speranza” con uno sguardo di fede capace di riconoscere la grazia di Dio all’opera nelle nostre comunità. Il Documento di sintesi è stato consegnato ai presenti e, attraverso di loro, all’intera diocesi.

Prima della relazione del vescovo Raimondi i delegati diocesani per il Sinodo hanno ripercorso le tappe del cammino che ha portato all’elaborazione di questo Docomento di Sintesi: Diana Afman, suor Giulia Fiorani e il diacono permanente Walter Cipolleschi con il vescovo Napolioni erano proprio tra i votanti che nella Terza Assemblea sinodale nazionale ne hanno approvato il testo finale, con 781 “placet” su 809 votanti.

Il Documenti di sintesi del cammino sinodale

Ripercorrendo una storia avviata nel 2021 è stata restituita l’ampia portata del cammino sinodale delle Chiese in Italia: circa 50mila gruppi sinodali, oltre 500mila partecipanti, più di 200 Diocesi coinvolte e quattro anni scanditi da diverse fasi: dai “Cantieri di Betania” alle tre Assemblee nazionali. È emerso con forza anche il valore del cammino per l’unità dei cristiani, come spazio di confronto e corresponsabilità, così come il respiro universale della sinodalità, testimoniato dall’esperienza del Giubileo delle équipe sinodali e dal coinvolgimento diretto di Papa Francesco, prima, e Papa Leone XVI, poi, nell’ascolto delle Chiese di tutto il mondo.

Il cuore dell’assemblea è stato l’intervento del vescovo Luca Raimondi, che ha scelto di aprire la sua riflessione dal Vangelo di Marco (10,41-45), in cui si racconta la reazione dei discepoli alla preoccupazione di Giacomo e Giovanni di avere un posto di onore. Gesù interviene per indicare una logica diversa da quella del mondo: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

«Tra voi però non è così», ha ribadito il vescovo Raimondi, sottolineando come questi versetti ribaltino i criteri abituali di potere e autorità. Se i verbi «dominano» e «opprimono» definiscono il modello negativo, i sostantivi «servo» e «schiavo», accompagnati dall’espressione «di tutti», delineano la logica del servizio che deve guidare le relazioni ecclesiali. «Il Cristianesimo – ha spiegato – prima che una dottrina è l’imitazione di una Persona. Gesù insegna che la grandezza si misura nella disponibilità a servire». Questa prospettiva non resta teoria: il principio guida la sinodalità, definita da Papa Francesco come la modalità dell’essere insieme, del riconoscere debiti e tesori personali all’interno di un corpo unico, in cui «tutta la creazione esiste solo nella modalità dell’essere insieme». La sfida che ne deriva è quella di un’autorità esercitata con autorevolezza, capace di valorizzare e condividere responsabilità, senza oppressione o competizione.

Nella seconda parte del suo intervento Raimondi ha collegato il messaggio evangelico al Documento di sintesi del Cammino sinodale. Un testo che – ha osservato – non deve essere letto come un manuale tecnico, ma come una narrazione che racconta l’azione dello Spirito anche attraverso comunità piccole e fragili, richiamando la dinamica degli Atti degli Apostoli.

Al centro del testo ci sono sfide concrete. La società civile – ha evidenziato Raimondi citando il cardinale Roberto Repole – «non fa più riferimento al Vangelo nel suo vivere quotidiano». La trasmissione della fede non può più essere data per scontata, neppure all’interno degli ambienti ecclesiali, mentre emerge una percezione di scarsità di risorse umane nelle Chiese locali. Da questa constatazione derivano alcune priorità concrete. La prima riguarda la fede vissuta e trasmessa: occorre rivedere le forme di catechesi e promuovere la formazione permanente dell’intero popolo di Dio, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni. La seconda è l’impegno socio-caritativo, che deve essere radicato nella fede cristologica e in una reale appartenenza ecclesiale, evitando una separazione tra testimonianza e azione concreta.

Raimondi ha poi richiamato l’importanza dei ministeri battesimali, che possono favorire una corresponsabilità reale di tutti i cristiani, e della sinodalità e collegialità, anche attraverso modalità più efficaci di lavoro pure tra la Conferenza Episcopale Italiana e le Conferenze episcopali regionali. Una Chiesa corresponsabile – ha continuato – si misura anche nella capacità di riconfigurare le comunità sul territorio, rendendo le parrocchie e gli ambienti ecclesiali luoghi autentici di esperienza comunitaria, con eventuali accorpamenti e nuove modalità di gestione delle strutture ecclesiali.

L’intervento ha ribadito che la Chiesa, secondo il cammino sinodale, non si limita a un insieme di regole o strutture, ma è un organismo vivente che cresce nel confronto collegiale, nella condivisione dei carismi e nell’apertura alla corresponsabilità di tutti i fedeli. «Non dare per scontata la fede – ha ricordato Raimondi – e custodire la dimensione comunitaria e narrativa del cammino sinodale significa tradurre il Vangelo in concretezza quotidiana». In questo orizzonte il principio evangelico di servizio diventa guida per la riorganizzazione delle responsabilità e delle strutture: una Chiesa in cui ognuno possa sentirsi a casa, contribuire con la propria vocazione e partecipare a un cammino.

 

Scarica qui la sheda sintetica dell’intervento del vescovo Raimondi (disponibile a breve)

 

L’intervento del vescovo Luca Raimondi

 

Al termine dell’assemblea il vicario episcopale per la pastorale, don Antonio Bandirali, ha illustrato il cammino che, proprio come frutto e prosecuzione di questi anni di Sinodo, la Chiesa diocesana è chiamata a intraprendere. «Tra le mani – ha detto – abbiamo gli strumenti. Ogni parrocchia avrà a disposizione questo mese per leggere attentamente i contenuti». Il Documento vuole diventare, infatti, un concreto strumento di lavoro capace di aiutare a consolidare le basi di una pastorale sempre più adeguata ai tempi e ai contesti di vita. Nello specifico ogni parrocchia e unità pastorale è invitata a concentrarsi inizialmente sulla prima parte del Documento (nn. 20-29), ponendosi alcune domande guida: «Siamo consapevoli che una conversione missionaria è necessaria ed urgente anche nelle nostre comunità? Per quali ragioni?», «Quali sfide ci interpella oggi l’incontro con i nuovi italiani e l’urgenza di educare alla pace disarmata?», «Quali proposte sono già in atto nelle nostre comunità e quali vorremmo concretizzare nel futuro?».

Il compito affidato alle parrocchie – attraverso un dialogo assembleare o la riflessione in piccoli gruppi attraverso il metodo della Conversazione nello Spirito – porterà a raccogliere il materiale in vista di una ulteriore risonanza a livello zonale in occasione egli incontri unitari del 12 marzo prossimo. L’obiettivo è rendere il Documento uno strumento vivo, capace di guidare scelte concrete e di stimolare la corresponsabilità all’interno di ogni comunità e dell’intera Chiesa diocesana.

L’assemblea diocesana ha quindi lasciato spazio, dopo il buffet offerto a tutti i partecipanti, alla preghiera ecumenica in chiesa, insieme ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane presenti sul territorio, aprendo così ufficialmente la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che come ogni anno si celebra dal 18 al 25 gennaio.

Scarica qui la scheda per il lavoro per i Consigli parrocchiali (disponibile a breve)