Lego e ri-lego, a Torrazzo con vista un gioco che fa crescere a tutte le età
Il gioco come esperienza creativa, ma anche come occasione di incontro tra generazioni. È questo il filo conduttore della nuova puntata del podcast Torrazzo con vista, incentrata sul valore del gioco in occasione di Cremona Bricks 2026, l’evento dedicato al mondo dei mattoncini in programma sabato 14 e domenica 15 marzo a CremonaFiere. Un appuntamento che richiama appassionati, famiglie e curiosi, trasformando il gioco in uno spazio di relazione e condivisione. A parlarne sono stati Chiara Tosi, dell’associazione Cremona Bricks, e Vittorio Venturini, della storica Legatoria Venturini di Cremona. Due prospettive diverse che convergono su un punto: giocare non è solo un passatempo, ma un’esperienza capace di costruire comunità.
Per Chiara Tosi il gioco, soprattutto quello legato ai mattoncini, ha una forte dimensione sociale. «Si può anche giocare da soli, ma farlo con gli altri dà sempre qualcosa in più». Il motivo è semplice: nel confronto emergono punti di vista differenti, idee nuove, soluzioni inattese. «Quando si costruisce insieme si impara a guardare lo stesso progetto con occhi diversi e a collaborare per la riuscita complessiva di ciò che si sta realizzando». È proprio questa dimensione condivisa a rendere eventi come Cremona Bricks particolarmente significativi.
In manifestazioni di questo tipo, infatti, il gioco diventa anche occasione di incontro tra generazioni. «I Lego sono uno di quei giochi che uniscono adulti e bambini – spiega Tosi – infatti non è raro vedere genitori e figli seduti allo stesso tavolo a progettare una costruzione, oppure famiglie che visitano insieme l’evento lasciandosi coinvolgere dalla creatività». Il gioco diventa così un linguaggio comune, capace di creare un ponte tra età diverse.
Il tema della relazione tra adulti e più giovani è ripreso anche da Vittorio Venturini, che vive il gioco da una prospettiva particolare: quella di chi lavora in un contesto produttivo. «Nella mia esperienza – racconta – è importante ripensare i luoghi di produzione come luoghi di rigenerazione». Anche per questo diventa prezioso avvicinare i bambini a queste realtà in modo creativo. «Se li intercettiamo attraverso il gioco, imparano mentre si divertono». Conoscere un mestiere o scoprire come nasce un oggetto può diventare un’esperienza educativa proprio grazie alla dimensione ludica.
Venturini sottolinea inoltre il valore del gioco condiviso. Lo stesso gioco, affrontato da soli o con altri, cambia profondamente. «Quello che un bambino vede in un gioco può trasformarsi quando si confronta con qualcun altro, perché ogni persona porta con sé uno sguardo diverso. In questo senso il gioco diventa uno spazio di apprendimento reciproco».
Per Chiara Tosi, però, il gioco è anche qualcosa di più intimo e personale. È «un’esperienza in cui liberarsi ed essere se stessi». Allo stesso tempo sviluppa competenze importanti: capacità di risolvere problemi, abilità relazionali, creatività. Tutti elementi che emergono quasi naturalmente quando ci si mette alla prova con una costruzione o con una sfida condivisa.
Il messaggio finale della puntata è semplice ma significativo. «Giocare sempre, anche a sessant’anni», l’invito di Venturini. Non solo da bambini, ma a qualsiasi età. Perché il gioco non è un momento marginale della vita: è parte del nostro modo di conoscere il mondo, di incontrare gli altri e, in fondo, di costruire comunità. Anche partendo da un piccolo mattoncino.