L’Albania raccontata dal “fidei donum” cremonese don Giovanni Fiocchi

Martedì 4 giugno don Giovanni Fiocchi, dal 1998 in Albania come sacerdote “fidei donum” cremonese, è intervenuto a Cremona, presso la chiesa di S. Sepolcro, per iniziativa del Gruppo missionario della Parrocchia di S. Abbondio. Dopo aver celebrato la Messa, con un breve commento alle letture del giorno e un particolare riferimento alla figura di san Paolo e alla sua azione missionaria, don Fiocchi ha avviato la propria relazione motivando la scelta del titolo a partire dall’immagine-simbolo al centro della bandiera albanese: un’aquila a due teste che guardano in direzione opposta. Sembrerebbe così definibile la fisionomia di un Paese “cresciuto lungo un confine”, attraverso una storia sempre contrassegnata da un duplice orientamento: verso l’Impero Romano d’Occidente e quello d’Oriente; verso la cultura europea, da un lato, e il mondo ottomano dall’altro; verso i riferimenti del cristianesimo cattolico e greco-ortodosso da una parte e quelli del processo d’islamizzazione durato cinque secoli.

Ancora oggi, dunque, il Paese dovrà scegliere se indirizzarsi politicamente, economicamente e culturalmente verso la sfera d’influenza europea o quella più decisamente orientale; se restare in bilico tra una diffusa corruzione sul piano politico-amministrativo con il prevalere più o meno esplicito di vecchie nomenclature di partito, e l’avvio di processi educativi  che sappiano “dare l’anima” ad un sistema in crisi.

Appare in ogni caso da apprezzare e valorizzare la coesistenza pacifica di fedi diverse rimasta costante nel tempo, come già aveva ricordato Papa Francesco nel corso della sua visita nel Paese (settembre 2014), richiamata da don Fiocchi. Nella piazza di Tirana, intitolata a madre Teresa, così infatti il Papa si era espresso: “Sono lieto di essere con voi nella nobile terra d’Albania, terra di eroi che hanno sacrificato la vita per l’indipendenza della patria e terra di martiri che hanno testimoniato la loro fede nei tempi difficili della persecuzione.  Mi rallegro per una felice caratteristica dell’Albania, che va preservata con cura e attenzione: la pacifica convivenza e collaborazione tra cattolici, ortodossi e musulmani”.

Nel Paese sono cinque le religioni ufficialmente riconosciute: accanto alle tre citate, ci sono protestanti e Bektashi, un ramo della religione islamica di provenienza anatolica (la terra convertita da San Paolo) più vicino al sufismo con forme di vita contemplativa e comunitaria. Difficile, in genere, quantificare le appartenenze religiose, ma certamente i cattolici costituiscono una minoranza ed è così anche a Pukë, in diocesi di Sapa, nel nord del Paese, dove opera Don Giovanni. La città, costruita durante il regime comunista come centro amministrativo dell’area, ha una prevalenza di musulmani, a differenza dei villaggi quasi totalmente cattolici. L’attività pastorale ha già di per sé , quindi, una fisionomia missionaria in un contesto dove i rapporti di forza tra le religioni giocano un ruolo fondamentale e dove si intrecciano tradizioni cattoliche, come la figura del padrino  nel rito del Battesimo, e “soluzioni” più recenti come l’introduzione della figura del “compare di capelli” (per il primo taglio di capelli del bambino), adottata in relazione alle fasi di “andata e ritorno” delle diverse conversioni.

Queste figure consentono di rafforzare i legami tra le famiglie e di avere intermediari accreditati per risolvere controversie e conflitti. Incide molto in una società in cui poco cambia la voglia di andare via,  se non si coglie più la speranza di un futuro, con esiti migratori diretti sempre meno verso l’Italia quanto piuttosto verso Stati Uniti, Canada o Francia: come scegliere di restare  in un Paese  pressoché immobile, dove un medico guadagna meno di un imbianchino italiano?

La Parrocchia allora può decidere di avviare, accanto alla riorganizzazione della catechesi, alla cura delle celebrazioni liturgiche, alle visite alle famiglie, alla ricostituzione di un tessuto sociale solido, anche iniziative economiche e sociali. Così don Giovanni, provocato dalla povertà dei fedeli e dall’assenza di una cultura del lavoro, ha utilizzato i terreni di proprietà della Chiesa, quindi della comunità, per promuovere attività lavorative d’impronta comunitaria che consentano di restituire dignità alle persone, di sviluppare il territorio sul piano agricolo-forestale e di commercializzare i prodotti lavorati, come marmellate, conserve, tisane di cui è stata offerta una gradita  degustazione al termine dell’incontro.

Dall’ampia e articolata presentazione di una “Chiesa sorella” che ha potuto contare sulla testimonianza di fedeltà di 38 martiri, vittime del passato regime comunista, proclamati beati nel 2016, i presenti hanno potuto ricevere una solida e pacata testimonianza di vent’anni di attività missionaria. Le numerose domande di approfondimento e il calore dell’applauso finale hanno rappresentato un concreto segno di vicinanza ed affetto a don Fiocchi e un sincero augurio per il lavoro prezioso che sta svolgendo in terra albanese “a nome” della Chiesa di Cremona.