La storia di Mariacristina Cella Mocellin raccontata ai Quaresimali di Soresina

Nel terzo appuntamento dei “Quaresimali a Soresina” di venerdì 25 marzo nel salone Mosconi della parrocchia due sono state le testimonianze su Mariacristina Cella Mocellin, madre deceduta a soli 26 anni per salvare la gravidanza del suo terzogenito e proclamata venerabile da Papa Francesco il 30 agosto 2021. La prima dell’autore del libro biografico “Cara Cristina …”, Alberto Zaniboni, amico d’infanzia e suo compagno al liceo e all’università. La seconda del marito Carlo Mocellin, padre dei suoi tre figli, conosciuto in vacanza a 16 anni.

«In Cristina il Signore si è presentato come un mormorio di vento leggero, la sua santità “è del quotidiano”: una ragazza normale per chi la conosceva, ma dopo aver letto le sue centinaia di lettere si capisce la sua profondità, i suoi “dialoghi” con Dio – racconta Alberto Zaniboni nel suo intervento –. A soli nove anni fa suo il motto “Dio solo” e continua fin dall’adolescenza questo percorso di spiritualità che la porterà a pensare alla vita religiosa e che poi, conoscendo Carlo, colui che diventerà suo marito, si trasformerà in vita matrimoniale».

Cristina, descritta come una ragazza allegra, solare e con un carattere acceso, si ammala ai tempi del liceo. La prima comparsa del sarcoma avviene dopo un anno che Cristina e Carlo si frequentano, è maligno, aggressivo e particolarmente grave. Fa subito tre cicli di chemioterapia, l’intervento più altri due cicli di chemio. Tutto sembra sparito e tornando a scuola si diploma con ottimi risultati. Inizia l’università a Milano e a 21 si sposa con Carlo, continuando a studiare a distanza. Dopo dieci mesi nasce Francesco, poi Lucia e poi Riccardo, ma mentre è incinta di quest’ultimo – amato e voluto con tutte le forze, come scrive Cristina nella lettera lasciata al figlio più piccolo – si ripresenta il tumore. Cristina vuole curarsi in modo da salvaguardare il bambino che ha in grembo. Le metastasi arrivano ai polmoni e inizia un calvario dal punto di vista fisico, ma un percorso straordinario dal punto di vista spirituale. Muore il 22 ottobre 1995, lasciando i suoi bambini di 4, 3 e 1 anno.

Ascolta l’intervento di Alberto Zaniboni

«Cristina non ha fatto cose straordinarie, ma ha fatto esperienza di vivere Gesù, ha scoperto in Gesù la sua prospettiva di vita. Aveva la capacità di voler scoprire la bellezza della vita». Queste le prime parole del marito Carlo, nella sua testimonianza piena di quell’amore di un matrimonio che continua, anche se Cristina non è accanto a lui su questa terra. Carlo continua con piccoli aneddoti e parlando di Cristina come se fosse sempre con lui: «Mi immaginavo di passare cent’anni con mia moglie qui, ma mi rendo conto che anche se non è presente fisicamente, il nostro matrimonio continua, non so dirvi come, ma continua».

L’esperienza di vita di Cristina è stata da ispirazione per molti e genesi di un progetto solidale. Il 6 novembre 2006, infatti, il gruppo parrocchiale Amici di Cristina, nato in memoria della ragazza, si costituisce in associazione di volontariato, senza scopi di lucro, con ispirazione ai principi cristiani della vita e a quelli costituzionali che regolano le norme della convivenza civile.

Ascolta la testimonianza di Carlo Mocellin

Il ciclo degli appuntamenti quaresimali ispirati all’esortazione apostolica Amoris laetitia si chiuderà con la pièce teatrale “Maria e Giuseppe 2.0” interpretata da Angelo Franchini. Il dizionario dice che “due punto zero” sta a significare “nella sua più recente e aggiornata versione”. Ed è questo che Giuseppe ha pensato: fare un salto a salutare Maria nel 2021, con la scusa di aiutarla a disbrigare la posta che le arriva. Perché Giuseppe è curioso di capire come la gente li vede in questa strana era, come sono percepiti da chi prega ancora, cosa sono diventati dopo duemila anni, chi sono davvero. Ma tra ricordi di com’era una volta e personaggi della loro storia, nuove preghiere e vecchie generazioni, suppliche sincere e confessioni disperate, Giuseppe capisce che non è poi così semplice aiutare Maria. “Maria e Giuseppe 2.0” andrà in scena presso l’oratorio della chiesa del Buon Pastore, giovedì 31 marzo, alle 20.45, per meditare, con il cuore di Giuseppe e di Maria, sul mistero della grandezza e della fragilità dell’uomo amato da Dio.

Donatella e Paola