IRC, formazione dei docenti che operano in diocesi con l’intervento del prof. Ernesto Diaco

“Irc (Insegnamento della religione cattolica), pastorale e comunità cristiana” è il titolo dell’incontro di formazione teologica che ha visto coinvolti tutti gli insegnanti di religione cattolica della Diocesi di Cremona venerdì 16 gennaio. La riflessione del prof. Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale CEI per l’Educazione e del Servizio nazionale per l’Insegnamento della religione cattolica, si è tenuta in presenza presso il Centro pastorale diocesano a Cremona. L’evento è stato seguito anche da remoto: i docenti della zona mantovana si sono riuniti presso l’Oratorio Maffei di Casalmaggiore, mentre quelli della zona bergamasca negli ambienti del Centro di spiritualità del Santuario di Caravaggio.

La relazione del prof. Diaco ha inizialmente sottolineato come Chiesa e Scuola siano entrambe interessate all’educazione della persona e che l’Irc sia uno spazio pubblico in cui lo studente può incontrare la dimensione religiosa: un contesto in cui la bellezza dell’umanesimo cristiano non è qualcosa chiuso nel passato, ma aperto alle istanze del presente e capace di contribuire al futuro.

In un secondo passaggio il relatore, citando il capitolo IV della recente Nota pastorale della CEI “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”, ha evidenziato come sussista uno scambio di doni tra la Chiesa e la Scuola: “Attraverso l’Irc, la Chiesa offre alla scuola il proprio patrimonio di valori, una visione integrale della persona e una prospettiva etica capace di orientare l’azione e il pensiero in un quadro che pone al centro la dignità dell’essere umano. Allo stesso tempo, la Chiesa riceve dalla scuola domande inedite, sfide attuali e stimoli culturali che spingono a un continuo rinnovamento della propria azione educativa”  (n.37).

In terzo luogo, l’approfondimento è stato sull’insegnante di religione cattolica, come un chiamato a costruire una comunità educante in forza dell’idoneità che gli viene riconosciuta dal vescovo, come attestazione della viva relazione e della viva comunione con la comunità cristiana.

Infine, è stato dato spazio a domande e riflessioni. Questo ha permesso un dialogo sull’umanesimo integrale e sulle parole perdono, riconciliazione e pace. Si è inoltre discusso dell’accoglienza delle fragilità dei ragazzi e si è lanciata una provocazione sull’invitare i giovani a studiare per insegnare religione.